Giuseppe Catapano: Migranti, Avramopoulos: la procedura contro l’Italia sarà archiviata

giucatap730Il commissario Ue per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulous, ha fatto capire durante una conferenza stampa, oggi a Bruxelles, che sarà presto archiviata la procedura d’infrazione comunitaria, aperta in dicembre contro l’Italia, per la mancata operatività dei centri “hotspot” per l’identificazione e lo smistamento dei migranti irregolari. “La procedura è stata iniziata qualche tempo fa”, ha osservato Avrampopoulos, sottintendendo che si riferiva alla situazione esistente in quel momento. Ma, ha aggiunto, “ma a mano a mano che andiamo avanti, vediamo che le cose migliorano. La situazione in Italia – ha sottolineato – sta migliorando. E quindi, quando la prossima valutazione verrà fatta, sono sicuro che non ci sarà nessuna ombra su questa questione, che ha amareggiato il primo ministro italiano”, Matteo Renzi. La decisione di inviare una “lettera di messa in mora” all’Italia, in dicembre, per il funzionamento insoddisfacente degli “hotspot” aveva molto irritato il governo Renzi, impegnato a gestire la crisi migratoria in prima linea, mentre dagli altri paesi europei venivano risposte insufficienti e insoddisfacenti all’esigenza di redistribuire e condividere i rifugiati, invece di costringerli a restare nei paesi di primo approdo, Italia e Grecia. A Bruxelles, quest’episodio è considerato come uno dei fattori più importanti alla base della polemica scatenata da Renzi contro la Commissione Juncker nelle ultime settimane.  Per quanto implicitamente, il commissario ha così praticamente annunciato fin da ora che non vi sarà il passaggio al “parere motivato”, seconda fase della procedura d’infrazione che prelude al ricorso in Corte europea di Giustizia, e che la “lettera di messa in mora” finirà dunque archiviata. “Visto che l’Italia, come tutti gli Stati membri, sta facendo ciò che deve fare, non c’è alcuna ragione di preoccuparsi… E’ positivo che sia in Italia che in Grecia si sia riusciti a incrementare i numeri” dei migranti identificati e registrati negli “hotspot” con le impronte digitali. “Ricordiamo – ha osservato ancora Avramopoulos – la situazione di un anno fa. Oggi abbiamo il 70%” dei migranti identificati e registrati, e questo è un miglioramento molto considerevole per entrambi i paesi. Ma Lasciatemi essere chiaro: dobbiamo raggiungere il livello del 100%”, ha detto il commissario. “Il sistema deve lavorare in modo più complessivo e più efficiente. E capisco, essendo in contatto con entrambi i paesi, che stanno facendo del loro meglio perché le cose vadano meglio”, ha concluso Avramopoulos. Secondo i dati diffusi oggi dalla Commissione,in Italia  il tasso di identificazione dei migranti negli “hotspot” ha raggiunto l’87% nel gennaio scorso, in netto aumento dopo che nel settembre 2015 era stato solo del 36%. Oggi sono pienamente operativi gli “hotspot” di Lampedusa e Pozzallo, in Sicilia, mentre dovrebbe esserlo presto anche quello di Trapani. Sono in corso i lavori anche per un nuovo centro a Taranto, mentre “mancano ancora”, lamenta la Commissione, i piani per la ristrutturazione di due altri siti ad Augusta e a Porto Empedocle/ Villa Sikania. Se sul fronte delle registrazioni i progressi sono evidenti, c’è invece il rischio che in assenza di miglioramenti consistenti sulla capacità di controllo delle frontiere da parte della Grecia il trattato di Schengen debba essere sospeso per tre mesi se Atene non darà risposte soddisfacenti. E’ questa la posizione dei 28 sulle raccomandazioni alla Grecia  Atene, affinché rimedi alle “serie carenze” nella gestione delle frontiere esterne. Il testo, approvato dagli ambasciatori Ue sarà formalizzato all’Ecofin di venerdì, quando scatteranno i tre mesi per la Grecia per mettersi in regola. Non appena le raccomandazioni saranno approvate, la Commissione Ue potrà avanzare raccomandazioni specifiche attivando l’articolo 19b del Codice Schengen, terza tappa su quattro nell’iter per l’articolo 26, per controlli ai confini interni fino a due anni.

A Roma ieri il vertice dei sei paesi fondatori

L’incontro di ieri a Roma fra i capi delle diplomazie dei sei Paesi fondatori dell’Ue, Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, non ha prodotto decisioni concrete, ma ha dato il via ad un rilancio dello spirito originario dell’Unione. I ministri degli Esteri, “preoccupati dallo stato del progetto europeo”, hanno indicato la via della “ever closer union”, cioé dell’unione sempre più integrata, come la “migliore risposta alle sfide odierne” in uno dei periodi piu’ difficili dalla sua creazione. La posizione italiana a favore dell’organizzazione di diversi livelli di integrazione tra i paesi dell’Unione ha trovato buona accoglienza, ma lo stesso ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha precisato che dall’incontro di ieri non emergerà un nuovo formato europeo: “la nostra iniziativa non è esclusiva e non vuole tenere fuori altri Paesi”. E già dal prossimo incontro, in programma tra qualche mese in Belgio, l’obiettivo è di coinvolgere altri Stati membri disposti a “condividere questo ruolo propulsivo”. Il capo della Farnesina ha rivendicato la vocazione europea dell’Italia, nonostante negli ultimi mesi il Governo di Roma abbia tenuto una linea più polemica nei confronti di Bruxelles. In ogni caso, ha spiegato “le dinamiche non mettono in dubbio il fatto che l’Italia sia un paese profondamente europeista e fra i più impegnati a spingere in avanti il processo di integrazione”.  A Roma si è parlato ovviamente di crisi dei rifugiati, mettendo in chiaro che “solidarietà e responsabilità” sono le linee guida per una risposta necessariamente europea. Il documento finale ha ribadito che “e’ necessario applicare le decisioni comuni con umanita’ ed efficienza”: questo significa miglior controllo delle frontiere esterne, approccio geograficamente ed economicamente equilibrato nella ripartizione dei carichi, maggior cooperazione con i Paesi di origine e di transito. “Non e’ possibile immaginare – ha sottolineato Gentiloni – che decisioni di singoli Stati possano mettere in discussione conquiste e risultati acquisiti da decenni, in particolare lo spazio di Schengen”.

Giuseppe Catapano: Orlandi, al lavoro su nuovo pacchetto di semplificazione fiscale. Dal 2017 il 770 sarà più snello

giucatap729L’Agenzia delle Entrate è al lavoro su un nuovo pacchetto di semplificazione fiscale da presentare a governo e parlamento. Lo ha riferito il direttore, Rossella Orlandi, nel corso di una audizione parlamentare.
“Stiamo facendo un confronto con tutte le associazioni di categoria – ha spiegato Orlandi – per presentare un nuovo pacchetto in modo che, se governo e Parlamento ritengono di poter agire in questo senso, possano procedere con un’ulteriore semplificazione”. Per il direttore dell’Agenzia delle Entrate si tratta di “un lavoro intenso” su vari temi.
Orlandi ha inoltre affermato che “c’è l’idea di andare verso la soppressione del 770 così come lo conosciamo oggi, snellendolo”. Si pensa quindi a un’ulteriore semplificazione da portare a compimento per il 2017 “alleggerendo gli oneri attraverso l’eliminazione di campi e informazioni” nel modello.

Giuseppe Catapano: L’Istat, nel 2015 la produzione torna a crescere (+1%) dopo quattro anni. Vola il settore auto (+43,7%)

giucatap728Battuta d’arresto a dicembre per la produzione industriale. Nell’ultimo mese dell’anno l’indice destagionalizzato, secondo le rilevazioni dell’Istat, è diminuito dello 0,7% rispetto a novembre ed è sceso in termini tendenziali dell’1%.
Nella media del 2015 la produzione è però cresciuta dell’1% rispetto all’anno precedente. Si tratta del primo rialzo dopo quattro anni negativi. L’ultimo segno positivo, ricolrda l’Istat, risale infatti al 2011, quando la produzione industriale era salita dell’1,2%.
Vola nel 2015 la produzione di auto. Secondo i dati Istat, l’anno scorso la produzione di autoveicoli ha registrato un incremento del 43,7% (dato grezzo). A dicembre 2015 la produzione è salita del 18,4% rispetto allo stesso mese del 2014.

Il Mef: confermata la ripresa dell’economia. Nel 2015 la produzione industriale in Italia “conferma la ripresa dell`economia”. Il dato è infatti in crescita dell`1% sul 2014″. E’ questo il commento del ministero dell’Economia al dato Istat sulla produzione industriale.
Nel 2013 l`indice aveva segnalato un pesante arretramento dell`economia: -3,2% sul 2012. Nel 2014 la caduta aveva fatto segnare un rallentamento (-0,5% su 2013), e in un quadro ancora difficile (nel IV trimestre -1,4% sul trimestre precedente) l`anno si chiudeva con un segnale di miglioramento (a dicembre 2014 +0,2% sul mese precedente). “La tendenza alla ripresa si è quindi confermata nel 2015”.

Giuseppe Catapano: Disney, volano i conti trimestrali grazie a Star Wars

giucatap727Walt Disney ha registrato i migliori conti trimestrali della sua storia grazie al successo al botteghino di “Star Wars” che ha compensato i continui problemi della rete televisiva sportiva Espn. I risultati sono “stati trainati dal successo fenomenale di Star Wars”, ha sottolineato il presidente e amministratore delegato Robert Iger.
La multinazionale statunitense di Burbank, in California, ha infatti visto i ricavi del segmento cinematografico balzare del 46% a 2,72 miliardi con un utile operativo migliorato di ben l’86% a 1 miliardo, anche se ha citato non solo il successo del nuovo capitolo della saga di fantascienza ma anche le performance di altri titoli.
Disney ha iniziato ad approfittare dell’enorme attesa dei fan per Star Wars già a settembre con un’aggressiva campagna di merchandising che ha spinto i ricavi della divisione prodotti di consumo a salire dell’8% a 1,91 miliardi e l’utile operativo crescere del 23% a 860 milioni. Disney intende peraltro sfruttare l’onda lunga del successo della saga con altri capitoli, con giocattoli, con videogiochi e con attrazioni per i suoi parchi a tema.
La divisione dei parchi, pronta a inaugurare a giugno dopo anni e anni di attesa il nuovo Disneyland Resort a Shanghai, ha peraltro visto nel trimestre i ricavi salire del 9% a 4,28 miliardi e l’utile operativo del 22% a 981 milioni. Il segmento delle televisioni via cavo ha invece messo a segno una crescita dei ricavi dell’8% a 6,33 miliardi con un utile operativo in calo del 6% a 1,41 miliardi.
Nel complesso Disney ha chiuso il trimestre al 2 giugno con un utile netto di 2,88 miliardi, contro i 2,18 miliardi di un anno fa, per un Eps in miglioramento da 1,27 a 1,73 dollari. Al netto delle componenti atipiche, l’utile per azione e’ balzato del 28% a 1,63 dollari. I ricavi sono inoltre saliti da 13,39 miliardi a 15,24 miliardi. In entrambi i casi la multinazionale ha battuto le attese del consenso degli analisti elaborato da Thomson Reuters che avevano messo in preventivo un Eps di 1,45 dollari su ricavi per 14,75 miliardi.

Giuseppe Catapano: Aste, collocati 6,5 mld di Bot annuali. Rendimenti in lieve risalita ma ancora negativi

giucatap726Tassi di interesse in risalita sui Bot a un anno ma il rendimento resta comunque negativo. All’asta odierna il Tesoro ha collocato titoli per 6,5 miliardi di euro con un rendimento pari a -0,032%, in aumento di 4 punti base rispetto al collocamento di gennaio.
Buona la domanda, che è ammontata a 10,45 miliardi con un rapporto di copertura di 1,61 rispetto a 1,65 dell’asta di gennaio.

Giuseppe Catapano: Unioni civili, Grasso dice no al primo voto segreto. E il senato approva

giucatap724Il presidente del Senato ha respinto la richiesta di voto segreto sul “non passaggio” all’esame degli articoli del ddl Cirinnà sulle unioni civili. È la decisione di Pietro Grasso rispetto alla richiesta Calderoli-Quagliariello che ha avuto 74 sottoscrizioni. La richiesta di non passaggio agli articoli è stata messa ai voti a scrutinio palese: i voti a favore sono stati  101, 195 i contrari e soltanto un astenuto. Decisivi i voti del M5s. La linea del Pd è stata quella di respingere tutte le proposte che abbiano il fine di non far partire il dibattito. La votazione a scrutinio segreto sulla proposta di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Cirinnà, aveva spiegato il presidente di Palazzo Madana, “non può essere concessa, non solo ricorrendo a un giudizio di prevalenza sul contenuto complessivo del testo, ma soprattutto per il fatto che la disciplina delle formazioni sociali, dove si svolge la personalità dell’individuo – e tra queste rientrano senz’altro le famiglie non fondate sul matrimonio – trova il proprio fondamento costituzionale nell’articolo 2, che non è ricompreso tra le disposizioni tassative per le quali il voto segreto può essere concesso”. Nel documento Calderoli-Quagliariello, la richiesta di voto segreto era stata avanzata appellandosi invece agli articoli 29, 30, 31 della Costituzione. Calderoli ha commentato così la decisione di Grasso: “”E’ una scelta politica che lei ha voluto prendere in solitaria quando il nostro regolamento che in caso di incertezza prevede si possa consultare la Giunta per il regolamento: lei avrebbe potuto fare Ponzio Pilato, avrebbe dovuto non schierarsi da nessuna parte. Forse ieri ha visto Sanremo dove ospiti e cantanti promuovono le unioni civili. Non mi aspettavo dalla Rai di entrate a gamba tesa su argomenti così delicati e non me lo aspettavo da lei. La sua decisione mi ricorda l’incontro tra i bravi e don Abbondio dove i bravi. Lei ha assunto un atteggiamento da don Abbondio al contrario, dice questo matrimonio s’ha da fare”. Non c’è comunque ancora accordo né sui voti segreti, né tra Lega e Pd per il ritiro degli emendamenti.

Giuseppe Catapano: 10 febbraio, giornata del ricordo delle vittime delle foibe

PIETRO PIERO GRASSO SERGIO MATTARELLA LAURA BOLDRINI

Si celebra il 10 febbraio il “giorno del ricordo”, dedicato alle vittime delle foibe e all’eccidio della popolazione italiana istriano-dalmata. C’è stato un tempo, infatti, in cui a fuggire dagli orrori della guerra verso il sogno di una vita migliore erano proprio gli italiani. In particolare le popolazioni della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, terre passate alla Jugoslavia del maresciallo Tito alla fine della II Guerra Mondiale, in seguito al trattato di Parigi del 10 febbraio 1947.
L’esodo istriano, l’epurazione forzata di tutti gli individui di etnia italiana residenti in quelle terre, interessò almeno 300mila persone e fu accompagnato da un vero e proprio sterminio tramite il cosiddetto infoibamento, ovvero l’uccisione e la sepoltura delle vittime nelle foibe, le grotte carsiche che caratterizzano il territorio.
Si stima che le vittime delle foibe furono oltre 11mila anche se non tutti furono sepolti nelle grotte; molti, dopo i rastrellamenti e le persecuzioni di Tito, furono deportati in campi di concentramento dove subirono atroci torture come vendetta contro il tramontato regime fascista e, soprattutto, per imporre il nuovo regime filocomunista, eliminando ogni possibile forma di resistenza.
Dal 2005 la giornata del 10 febbraio è dedicata al ricordo dell’eccidio e numerose iniziative vengono organizzate nei luoghi delle stragi, in memoria delle vittime di questa triste pagina della storia europea.
La celebrazione del “Giorno del Ricordo” è iniziata alle 11 in aula al Senato con il Coro del Liceo Scientifico e Musicale “Marconi” di Pesaro che ha aperto i lavori eseguendo l’Inno Nazionale e il “Va’ Pensiero” di Verdi. Sono intervenuti il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, Antonio Ballarin, e il giornalista Toni Capuozzo, figlio di esuli, con testimonianze e ricordi di quei tragici eventi.
Al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, il compito di dare il via ai discorsi ufficiali, mentre al presidente del Senato, Pietro Grasso, sono affidate le conclusioni. Presenzia alla celebrazione la presidente della Camera, Laura Boldrini. Grasso e Giannini premieranno, nel corso della cerimonia, le scuole vincitrici del Concorso nazionale “10 Febbraio. Identità e memoria”, organizzato dal Ministero dell’ Istruzione, Università e Ricerca. Il coro della Direzione Didattica “Pietro Novelli” di Monreale eseguirà, in chiusura, il brano “Ninna Nanna” degli alunni della stessa Direzione Didattica.

Giannini: foibe lutto europeo, è dovere dellascuola infrangere il silenzio

La tragedia degli infoibati “è un dolore dell’Europa, dell’Italia, ma oggi vogliamo far sì che sia anche il nostro dolore perché non sia mai dimenticato o taciuto”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, in occasione delle celebrazioni in Senato del Giorno della memoria delle vittime delle foibe. “Sono giorni di tensione in Europa: la richiesta dell’Italia di vedersi riconosciuto lo sforzo umanitario verso i migranti che ha impedito altre tragedie è stata ad oggi sterilizzata da tecnicismi e burocrazia. Eppure – ha proseguito – abbiamo fatto l’Europa per liberare la circolazione delle persone, delle cose e delle idee e per costruire una comunità di valori e di conoscenza. Il principio dell’eguaglianza e quello dignità della persona restano l’antidoto perché non tornino più né la guerra, né le foibe, nè le torture che sono parte della storia di tante famiglie dalmato-istriane”. “Il dolore che prova chi è vittima dell’odio non può essere risarcito. È una compagnia sorda e costante, che passa attraverso le generazioni. Dai morti ai superstiti. Dai superstiti ai loro figli e figlie. Le migliaia di italiani che furono vittime della pulizia etnica – ha continuato Giannini – che furono derubati, spinti all’esilio o uccisi da un nazionalismo cieco sono espressione di quel dolore senza risarcimento. L’Italia non ha timore, in questo centenario della Grande Guerra, di affermare con forza che i nazionalismi che generarono la guerra, generarono anche un dopoguerra fatto di prepotenze e prevaricazioni. Il Ministero dell’Istruzione non ha paura di affermare con nettezza che l’atto che nel 1923 cancellò dall’insegnamento le lingue slovena e croata, fu un’umiliazione inaccettabile e dannosa”.

Grasso: Giorno ricordo ha rotto il velo del silenzio

Con l’istituzione da parte del Parlamento italiano del giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, “a quasi cinquant’anni di distanza, nella ricorrenza dalla firma del Trattato di pace tra l’Italia e le Potenze Alleate del 10 febbraio 1947”, “si è rotto quel velo di silenzio che aveva sino ad allora avvolto la tragedia degli infoibati e dell’esodo italiano dalle terre cedute alla Jugoslavia”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, durante le celebrazioni in aula. Si tratta, ha detto Grasso rivolgendosi agli studenti presenti, “di una realtà storica a voi lontana ma che certamente vi consentirà di comprendere meglio e apprezzare ancora di più i valori di pace e accoglienza, in modo da costruire un futuro ideale in cui siano bandite violenza, ingiustizia e discriminazione. In questo percorso è fondamentale l’apporto del mondo della Scuola e dell’Università”.
“Contro ogni reticenza ideologica, ogni rimozione interessata o anche solo diplomatica, superando le strumentalizzazioni che in passato hanno reso ancora più difficile parlare di questo pezzo importante di Storia – ha sottolineato la seconda carica dello Stato – negli ultimi anni si è operato per una riconciliazione con le popolazioni di Slovenia e Croazia, alle quali non si può certo ascrivere alcuna responsabilità per un passato che non hanno vissuto, e con la cui eredità storica, una volta divenuti stati indipendenti, hanno rotto optando per una democrazia di ispirazione europea”.
“Per giungere a saldare questa frattura storica – ha sottolineato Grasso – è stato necessario, prima di tutto, un impegno di verità e lo sforzo, da entrambe le parti, di mantenere una visione complessiva e imparziale di un’epoca storica caratterizzata da opposti totalitarismi; per gli stati ex-jugoslavi è stato necessario riconoscere il calvario patito dagli italiani e le brutalità delle più spietate fazioni titine nei loro confronti; per quanto riguarda noi, elaborare una severa riflessione sulle colpe del fascismo, sui crimini e sulle sofferenze inflitte alla minoranza slovena e croata negli anni bui della dittatura. Grazie a questo riavvicinamento, adesso possiamo finalmente guardare in avanti riconoscendoci compagni di viaggio nel comune destino europeo”.

Mattarella: Giorno del Ricordo, aiuto per Ue senza odio razziale

Ricordare non deve favorire il rancore, ma liberare sempre più la speranza di un mondo migliore.
Oggi l’Europa è vista come il continente della democrazia, della fratellanza, della libertà, della pace tra i popoli. Per continuare ad esserlo deve superare gli egoismi che frenano il suo progetto e l’illusione che un ritorno ai nazionalismi possa proteggerci dai rischi della globalizzazione. Anche in questo caso la storia e la memoria comune possono fornire un grande aiuto per guardare al futuro e per scacciare dal destino dei nostri figli ogni pulizia etnica e ogni odio razziale”. E’ quanto detto in una nota dal presidente della repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del Giorno del Ricordo.
“La nostra identità di Paese democratico ed europeo – ha sottolineato Mattarella – non poteva accettare che pagine importanti delle sua storia fossero strappate, lasciando i nostri concittadini del “confine orientale” in una sorta di abbandono morale. Ristabilire la verità storica e coltivare la memoria sono frutto di un’opera tenace e preziosa, che le associazioni degli esuli e le comunità giuliano-dalmate e istriane hanno contribuito a realizzare”.
La Giornata del Ricordo, ha aggiunto, “nel rinnovare la memoria delle tragedie e delle sofferenze patite dagli italiani nella provincia di Trieste, in Istria, a Fiume e nelle coste dalmate, è occasione per dare vita a una storia condivisa, per rafforzare la coscienza del nostro popolo, per contribuire alla costruzione di una identità europea consapevole delle tragedie del passato L’abisso della guerra mondiale e le aberrazioni dei sistemi totalitari sono ora alle nostre spalle, anche se quei segni non possono essere cancellati e deve sempre guidarci la consapevolezza che le conquiste di civiltà vanno continuamente attualizzate”.

Giuseppe Catapano: Banche, da Bruxelles ok alle misure dell’Italia per la gestione delle sofferenze. “Non sono aiuti di Stato”

epa04524405 EU Commissioner for Competition Margrethe Vestager gives a press statement at European Commission headquarters in Brussels, Belgium, 11 December 2014. The Commission is reportedly fining envelope producers over 19 million euros in cartel settlement. EPA/JULIEN WARNAND

La Commissione europea ha approvato le misure di gestione delle attività deteriorate per le banche in Italia e in Ungheria. Per la Commissione europea i piani di Ungheria e Italia per cancellare i prestiti in sofferenza dai bilanci delle banche non comportano aiuti di Stato.
Nel dettaglio, la Commissione ha deciso che, nell’ambito dello schema di garanzia statale scelto dalla autorità italiane, lo Stato sarà remunerato in linea con le condizioni di mercato per il rischio assunto concedendo una garanzia sui prestiti cartolarizzati in sofferenza. In questo modo si formalizza l’accordo raggiunto dal Commissario Vestager e dal Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan lo scorso 26 gennaio.
Se uno Stato membro interviene come farebbe un investitore privato e ottiene una remunerazione per il rischio assunto equivalente a quella che avrebbe accettato l’investitore privato, l’intervento non costituisce un aiuto di Stato. Pertanto la Commissione ha concluso che le misure dell’Ungheria e dell’Italia non comportano aiuti di Stato ai sensi della normativa dell’Unione europea.
Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato che “le decisioni assunte oggi dimostrano che la normativa dell’Ue mette a disposizione degli Stati membri vari strumenti per avviare il risanamento dei bilanci delle banche, con o senza il ricorso agli aiuti di Stato. La Commissione in questo contesto si limita a garantire che le misure scelte dai governi nazionali non producano un eccessivo aggravio sulla spesa pubblica o una distorsione della concorrenza nell’Ue”.
Il Vicepresidente Valdis Dombrovskis, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, ha dichiarato che “elevati livelli di sofferenze in alcuni Stati Membri stanno gravando sui bilanci delle banche e ostacolando la loro capacità di concedere prestiti a imprese e famiglie. Questo è già stato evidenziato in passato, non da ultimo nelle raccomandazioni della Commissione Europea. Le misure previste dalle autorità ungheresi e italiane, e approvate dalla Commissione, dimostrano che gli Stati membri stanno dedicando una sempre maggiore attenzione a questo problema, e confermano la possibilità di progettare soluzioni che non prevedano aiuti di stato. L’efficacia di questi sistemi verrà potenziata dall’affiancamento di riforme nel settore bancario e nell’economia in generale”.

Giuseppe Catapano: Unioni civili, il family day non spaventa Renzi: dialogo senza stravolgere il testo

giucatap696Anche dopo il Family day, il premier Matteo Renzi non arretra: il disegno di legge sulle unioni civili firmato da Monica Cirinnà deve essere approvato senza modifiche sostanziali e soprattutto in tempi brevi.  Unica concessione che il presidente del consiglio e segretario del Pd fa all’ala cattolica più oltranzista del partito è la liberta di coscienza sull’adozione del figlio e dei figli del partner, la cosiddetta stepchild adoption. Libertà di coscienza, comunque, limitata, perché l’obiettivo, come ha detto il capogruppo del Pd al senato Luigi Zanda, è arrivare a soluzioni condivise che non stravolgano il testo:   “Siamo aperti alle modifiche purché non stravolgano il testo e solo se migliorative”, ha detto a Republbica Zanda. “Se la piazza chiede di lavorare per migliorare la legge è un imperativo che dobbiamo seguire. Ma se invece la si vuole archiviare o buttarla nel cestino questo non è possibile, verremmo meno al nostro giuramento laico di parlamentari”. A proposito del family day, l’esponente del Pd ricorda che  “ci sono state due manifestazioni consecutive molto partecipate entrambe, segno dell’attenzione sulle unioni civili”, e aggiunge che  “il parlamento ha il dovere di ascoltare tutte le opinioni e la voce dei movimenti. Ormai da molti anni il tema delle unioni civili è all’attenzione dell’opinione pubblica. Il parlamento deve fare le leggi quando i tempi sono maturi. Siamo nel millennio dei diritti civili e quelli individuali devono essere uguali come chiedono la Consulta e la Ue”. Quanto all’adozione del figlio del partner in una coppia gay, “credo che il problema aperto sia quello della madre surrogata. Personalmente è una pratica che non condivido e se si trovasse una soluzione per rendere più effettivo il divieto sarebbe una cosa buona”.  Un’intesa, in ogni caso, sarà necessaria, perché Ap, attraverso i senatori Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola ha posto tre condizioni per un dialogo costruttivo in parlamento: “Primo: via ogni riferimento al matrimonio senza rinvii al codice civile; secondo: via le adozioni negli art.3 e 5 senza alcuna subordinata; terzo: utero in affitto e traffico di elementi procreativi diventino reato non solo interno ma anche universale per la nostra legislazione penale”. Posizione considerata inaccettabile dal presidente della commissione lavoro della camera Cesare Damiano (Pd), che spiega: “Il confronto sulle unioni civili, in parlamento, sarà obbligatorio: i veti posti da Sacconi e D’Ascola sono da rispedire al mittente.  Il testo Cirinnà è un compromesso che non prevede, per le coppie omosessuali, nessuna equiparazione con il matrimonio e con la possibilità di adozione. Il richiamo all’utero in affitto è di pura fantasia. Stupiscono i toni esagitati ed ultimativi utilizzati e preoccupano le falsificazioni propagandistiche”. Che il ddl sulle unioni civili ponga problemi in tutte le formazioni politiche, del resto, è ormai chiarissimo a tutti. Tanto che anche il gruppo Ala di Denis Verdini, domani, si riunirà per decidere il da farsi: “Il gruppo Ala si riunirà martedì prossimo per affrontare il delicato tema delle unioni civili, mettendo a confronto le idee di tutti per tentare, pur nella libertà di coscienza, di giungere ad una scelta condivisa”, spiega il senatore di Alleanza Liberalpopolare autonomie, Ciro Falanga, componente della commissione giustizia. “Ritengo che questo tema  non possa essere oggetto di ‘donazione di sangue’ alla maggioranza parlamentare. Chi voterà sì come farò io, opererà una scelta di coscienza ed umana che non ha nulla a che vedere con i rapporti tra maggioranza e opposizione”.  Certo è che il peso del Family day si farà sentire, come ha detto il portavoce Massimo Gandolfini: “Quella piazza lì  era terribilmente variopinta dal punto di vista delle appartenenze elettorali, e allora a tutto quello che io considero essere il popolo della famiglia dico: aprite gli occhi, guardate i parlamentari di ogni partito e capite bene e controllate bene chi è che vi sta aiutando, e quindi interpreta il vostro sentire, e chi invece questa manifestazione di volontà di difesa della famiglia e soprattutto di difesa del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre se la mette sotto i tacchi. Dopodiché ognuno, in autonomia, deciderà. Renzi, in ogni caso, sta sbagliando molto. Moltissimo. Perché non sta tenendo conto del sentimento degli italiani. E gli italiani sono 14 milioni di famiglie verso 7.513 di famiglie omosessuali”.

Giuseppe Catapano: Padoan, ancora forte la cultura dell’austerity. 2016 di svolta per il debito italiano

giucatap701“In Europa la cultura dell’austerity è ancora forte”. Lo dice in un colloquio con il Messaggero il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aggiungendo che “manca un meccanismo di aggiustamento simmetrico: a fronte di uno shock l’aggiustamento si scarica interamente sul lavoro, attraverso la disoccupazione che spinge in basso i salari. Perché l’Europa sia una vera unione”, prosegue il ministro, “dobbiamo introdurre meccanismi che distribuiscono l’impatto degli shock”. Uno di questi meccanismi è rappresentato dall’Unione bancaria, che “è stata introdotta sottovalutando l’impatto di breve termine delle novità sulla fiducia nel sistema del credito. Adesso siamo in una fase di transizione che deve essere graduale per tenere conto del processo di apprendimento e di adattamento a una diversa valutazione dei rischi”. Inoltre, prosegue Padoan, “bisogna procedere con più energia verso l’introduzione di un meccanismo europeo di garanzia dei depositi”. Il ministro torna a commentare il rapporto della Commissione europea sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, spiegando che “ancora una volta la Commissione europea ha ribadito che nel lungo termine il nostro debito pubblico è il più sostenibile di tutti. Quello che il rapporto ha voluto segnalare è che con un debito così alto siamo più esposti agli shock” e questa, sottolinea, “non è una novità”. Il Governo ne è consapevole e per questo “ha collocato il debito su una traiettoria discendente e dopo otto anni di crescita nel 2016 per la prima volta scenderà in rapporto al pil”.