Da oggi a mercoledì il premier Matteo Renzi sarà per la terza volta da presidente del consiglio nell’Africa subsahariana per un viaggio che lo porterà in tre diversi stati, Nigeria, Ghana e Senegal. Dopo Mozambico, Congo e Angola nel 2014, Etiopia e Kenya l’anno scorso Renzi è in assoluto il capo di governo italiano che più si è impegnato in quest’area. “Una strategia di politica estera degna di questo nome”, ha ricordato al rientro da Addis Abeba e Nairobi l’anno scorso, non può che mettere al centro dell’interesse italiano l’Africa, le sue potenzialità, le sue contraddizioni, le sue ricchezze. Dopo anni di immobilismo finalmente si riparte”. . Il viaggio inizia dalla Nigeria in un momento di grave tensione dopo che ieri in un’attentato di Boko Haram nel nordest del Paese sono morte almeno 85 persone. Oltre ai dossier dedicati alla cooperazione (“è nostro dovere investire di più in questo” ha ribadito più di una volta), agli accordi commerciali e alla questione immigrazione sarà la lotta al terrorismo uno dei temi forti dei colloqui con i leader africani. In mezzo a tutto questo c’è anche – e certo non ultimo tema in agenda – la campagna elettorale per il seggio italiano nel Consiglio di sicurezza dell’Onu per il biennio 2017-2018.
In programma per oggi pomeriggio, ad Abuja, capitale della Nigeria, l’incontro con il presidente Muhammadu Buhari. Sempre in giornata Renzi si sposterà ad Accra, capitale del Ghana, e vedrà il presidente John Dramani Mahama. Domani, in mattinata, dopo una visita al mausoleo di Kwame Nkrumah, rivoluzionario e politico ghanese, figura di spicco nella storia della decolonizzazione e del panafricanismo, Renzi interverrà al parlamento ghanese. Proprio in Ghana, a dicembre, era stato anche l`ex viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, recentemente nominato ambasciatore italiano presso l’Ue.
A Dakar, invece, dopo un incontro col primo ministro senegalese Mohammed Dionne, Renzi parteciperà al seminario del Padess, Programme d`Appui au Développement Economique et Social finanziato dalla cooperazione italiana, per poi incontrare il presidente della Repubblica Macky Sall.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Classifica Brand Finance, Apple si conferma sul podio per valore economico. Ma il marchio più forte è Disney
Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Google sorpassa Samsung e Amazon sale dall’ottavo al quarto posto. Mentre Disney è il brand più forte, grazie a Star Wars.
Queste le principali novità rilevate da Brand Finance – societa’ di consulenza e valutazione dei brand – che analizza migliaia di marchi per realizzare la “Brand Finance Global 500 2016”, la classifica dei principali marchi del mondo.
Dopo anni di presenza tra il gruppo di brand con rating AAA+, Disney ha dunque raggiunto la vetta della classifica. Lo scorso anno, Lego aveva strappato la prima posizione a Ferrari soprattutto grazie al ritorno di immagine, e di business, di Lego Movie. Quest’anno, il successo di Star Wars VII “Il risveglio della forza” ha fatto la differenza, portando Disney a guidare, dall’iperspazio, le marche AAA+. La forza del marchio Disney è basata su una ricca storia, ma la posizione dominante è anche dovuta alle numerose acquisizioni che includono: ESPN, Pixar, Muppets, Marvel, Lucasfilm, che possiede Star Wars. Brand Finance ha misurato il valore del solo marchio Star Wars in 10 miliardi, un bel colpo se si considerano i 4 miliardi di dollari pagati dalla Disney nel 2012 per tutta la Lucasfilm.
Ferrari quest’anno esce dal ristretto gruppo dei marchi con rating AAA+ per confluire in quello più ampio con rating AAA, nonostante la buona opinione degli analisti finanziari.
Anche quest’anno invece Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Il valore del marchio è dovuto sia a un brand con un rating “AAA”, estremamente forte sia agli ottimi risultati di business.
Il principale cambiamento nella classifica di quest’anno sono il sorpasso di Google su Samsung e il salto dall’ottavo al quarto posto di Amazon.
I brand cinesi sono in grande ascesa, sia tra i marchi che crescono maggiormente in valore, sia tra i marchi che crescono più velocemente, ci sono ben 7 marchi cinesi tra cui WeChat e Huawey.
A causa dello scandalo delle emissioni, sorprende poco che Volkswagen sia il brand con i risultati peggiori di quest’anno. Oggi il marchio VW vale 18,9 miliardi a causa di un calo pari a 12 miliardi, che porta il marchio tedesco dalla 17esima alla 56esima posizione.
I marchi italiani presenti in classifica perdono complessivamente il 10% in valore, che corrisponde esattamente alla riduzione del 10% del valore dell’euro, dell’ultimo anno nei confronti del dollaro. Agli 8 marchi italiani già presenti lo scorso anno si aggiunge il marchio Jeep, che cresce del 37%. Molto bene anche Eni, che incrementa anche la forza del proprio marchio, ed Enel, anche grazie all’aggregazione con Egp.
Meno bene Telecom Italia, i cui effetti del nuovo logo non sono ancora stati registrati. Anche il marchio Gucci brilla meno dello scorso anno, anche perché oltre a perdere in valore economico, riduce la propria forza. Il brand Fiat, perde in valore, ma migliora in termini di forza. Unicredit perde molto in valore e riduce la propria forza.
Giuseppe Catapano: Fisco, sequestrati beni per 28 mln. C’è anche lo yacht di Mussolini
C’è anche la “Fiamma Nera”, l`imbarcazione appartenuta a Benito Mussolini, tra i beni sequestrati per un valore di 28 milioni di euro a un imprenditore, legato ad alcune cooperative finite nell’ inchiesta “Mafia Capitale”. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma.
Le Fiamme Gialle della compagnia di Fiumicino, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della procura di Roma, hanno sequestrato 32 terreni e 75 immobili, alcuni dei quali concessi in locazione alla “Domus Caritatis” di Tiziano Zuccolo e alla “Eriches 29” di Salvatore Buzzi.
Giuseppe Catapano: Fisco, multinazionali sotto tiro
C’era una volta Vincenzo Visco e la lotta all’evasione cominciava con la criminalizzazione dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese, aprendo così la strada a nuove imposte e nuovi adempimenti. Per vent’anni queste categorie hanno dovuto difendersi da una presunzione assoluta di evasione, praticamente invincibile. Ora si comincia ad aprire gli occhi su una realtà completamente diversa, tenuta nascosta dalle teste d’uovo della sinistra governativa: nelle ultime settimane, con un paio di azioni mirate nei confronti di Google e Apple, le amministrazioni fiscali di Roma e Londra hanno recuperato più di un miliardo di evasione. Non c’è dubbio che nei prossimi mesi esploderanno in tutta Europa casi ancora più clamorosi: la procura della repubblica di Milano sta lavorando su diverse ipotesi di presunta elusione internazionale che porteranno alle casse dell’erario ben di più di quanto prodotto dalle campagne di odio contro le partite Iva.
Le cose stanno cambiando molto velocemente. Le esigenze crescenti di gettito fiscale dei paesi produttori di ricchezza hanno portato in pochi anni alla fine del segreto bancario e stanno smantellando quelli che fino a poco tempo fa erano i paradisi fiscali più ambiti. Anche nella fiscalità d’impresa l’Unione europea ha deciso di cambiare rotta, impegnandosi nel processo di implementazione delle proposte Ocse. L’Unione europea, che avverte in modo sempre più urgente la necessità di giustificare la propria esistenza, ha presentato nei giorni scorsi un pacchetto di norme che recepiscono in sostanza le indicazioni dell’Ocse su Cfc, interessi passivi, strumenti finanziari ibridi, transfer pricing. L’Ocse infatti è un organismo consultivo, non ha potere normativo. Saranno perciò le direttive europee ad accelerare il processo di recepimento nei diversi stati, processo non semplice, anche perché negli ultimi mesi molti stati, anche sulla base delle indicazioni che venivano da diversi organismi nazionali, hanno già introdotto alcuni istituti, come il patent box o il nuovo regime Cfc in Italia.
Nonostante la complessità della materia le imprese multinazionali hanno capito benissimo che dovranno rivedere in tempi brevi i propri strumenti di pianificazione fiscale, e si stanno già attrezzando: per esempio chi aveva tutti i redditi localizzati in Irlanda ora dovrà ridistribuirli e renderli tassabili nei paesi dove effettivamente sono stati prodotti.
C’è forse il rischio che un terremoto di queste proporzioni, che ha naturalmente bisogno di tempo per essere metabolizzato, provochi non poca confusione ai piani alti delle imprese più grandi: anche perché le riforme attualmente in discussione sono elaborate su tavoli diversi e una impresa che lavora in 28 paesi deve tener conto di quello che fanno l’Ocse, la commissione europea e ciascuno dei 28 stati nazionali.
Non c’è dubbio però che gli strumenti messi in campo saranno decisivi nella lotta all’elusione internazionale, soprattutto il country by country reporting, che riduce la possibilità di una pianificazione fiscale aggressiva, anche se con qualche rischio legato alla tutela della privacy, intesa come dati sensibili nella gestone aziendale.
Ci sarà quindi a breve l’occasione storica per pervenire ad un mercato globale che non veda più nella variabile fiscale la questione decisiva per pianificare un investimento o un disinvestimento produttivo, ad una competizione economica a livello mondiale che non punti le sue carte solo sulla ricerca di paesi e territori con carico fiscale irrisorio.
Giuseppe Catapano: Unioncamere, nel 2015 saldo positivo per le imprese: se ne contano 45 mila in più
Dopo sette anni di crisi, lo scorso anno il tessuto imprenditoriale ha visto un ritorno del ritmo di crescita delle imprese ai livelli pre-crisi del 2007 (+0,75%). Questo grazie a 372 mila nuove iscrizioni che hanno più che compensato le 327 mila cancellazioni con un saldo, quindi, di 45 mila imprese in più.
E’ il profilo dell’imprenditoria italiana, alla fine del 2015, come emerge dall’analisi dei dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese, diffusi da Unioncamere – InfoCamere.
Negli scorsi dodici mesi le imprese italiane hanno accelerato il ritmo di crescita e raggiunto quota 6 milioni 57 mila unità
Se il bilancio del 2015 è stato positivo lo si deve in particolar modo alle imprese di giovani, stranieri e donne: il saldo delle aziende create da under 35 (+66.202 unità) supera nettamente l’intero saldo annuale (+45.181). Va inoltre segnalato il contributo determinante delle imprese di stranieri (+32.000 unità) e di quelle create da donne (+14.300). In crescita società di capitali e cooperative mentre diminuiscono imprese individuali e società di persone.
Dal punto di vista dei settori, due terzi della crescita del 2015 si concentra in tre soli comparti: commercio (+11.990 unità), turismo (+11.263) e servizi alle imprese (+9.409). Ancora in campo negativo (seppure in miglioramento rispetto al 2014), le costruzioni (-6.055 imprese), l’agricoltura (-5.460) e le attività manifatturiere (-2.416).
Giuseppe Catapano: Isis, la Francia, “Jihadisti in arrivo da Lampedusa”
I miliziani dell’Isis che si possono nascondere tra i migranti che viaggiano dalla Libia a Lampedusa rappresentano un “grande rischio” per l’Europa. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian (nella foto) alla tv. Le Drian ha detto che c’è il bisogno “urgente” di una soluzione politica in Libia dove “Daesh si sta stabilendo… la Libia mi preoccupa dal settembre 2014. Sono lì, a 300 km dalla costa europea, e si stanno espandendo”. Le Drian, sottolineando che Lampedusa è a 350 chilometri dalle coste della Libia, ha osservato che “quando sul Mediterraneo c’è bel tempo, c’è il rischio che (i miliziani dell’Isis) possano fare la traversata, mescolandosi ai migranti. E’ un grande rischio” . “Tutti sono consapevoli del pericolo che il conflitto in Siria ed Iraq, dove stiamo vedendo alcuni risultati positivi, si trasferisca in un nuovo conflitto in Libia”, ha aggiunto, ribadendo che la soluzione politica “è il solo modo di sradicare il problema”. “Ci deve essere un governo di unità nazionale. C’è un serio processo politico in corso, sostenuto dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. E’ urgente”, ha concluso.Certo è che nentre Le Drian lancia l’allarme, l’Italia e la comunità internazionale non stanno ferme a guardare: domani si terrà alla Farnesina il vertice ministeriale dello Small group, cioè del gruppo dei paesi maggiormente impegnati nel quadro della più ampia coalizione globale impegnata nel contrasto all’Isis, cui spetta un ruolo particolare di guida politica e strategica dello sforzo collettivo. Il vertice sarà co-presieduto dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dal segretario di Stato americano John Kerry, e vedra’ la partecipazione dei ministri degli Esteri di 23 Paesi, europei, occidentali e della regione, e dell’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. Quello di Roma è il terzo vertice ministeriale dello ‘Small Group’, dopo quelli di Londra (gennaio 2015) e a Parigi (giugno 2015), e si tiene ad un anno dalla istituzione di questo formato. L’Italia, ricorda la Farnesina in una nota, rimane tra i paesi pù impegnati della coalizione, in ragione del suo contributo sostanziale e multi-dimensionale alle sue attività, in particolare nel settore militare, nella formazione delle forze di polizia irachene, nel contrasto al finanziamento di Daesh, nel contrasto al fenomeno dei foreign fighters, e nella comunicazione pubblica per contrastare la propaganda del gruppo jihadista.
Giuseppe Catapano: Facebook, nel quarto trimestre i profitti superano per la prima volta la soglia del miliardo di dollari
Facebook ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di dollari di profitti nel quarto trimestre di riflesso alla crescente capacità del social network di sfruttare la sua popolarità. La società statunitense ha inoltre visto i ricavi trimestrali salire di ben il 52% a 5,84 miliardi in scia al crescente interesse degli inserzionisti pubblicitari, mentre i costi operativi sono aumentati del 21% in seguito agli elevati investimenti effettuati per assumere tecnici e personale per progetti innovativi nell’intelligenza artificiale o nell’estensione dei servizi internet in aree remote del mondo.
Inoltre Facebook ha ampliato la sua offerta di opzioni pubblicitarie consentendo per esempio agli inserzionisti di piazzare spot su Instagram ed è riuscita a spuntare migliori prezzi in particolare in Nord America.
Tutte le iniziative intraprese hanno spinto ricavi e profitti su livelli sempre più alti e il mercato non è rimasto deluso dopo i primi momenti di timori e preoccupazioni sulla capacità di mantenere un trend di crescita sostenibile. La continua crescita dei ricavi e dei profitti è stata dimostrata l’anno scorso da un rialzo del titolo di circa il 30% che ha consentito alla società di raggiungere una capitalizzazione di mercato di oltre 300 miliardi di dollari.
Nel quarto trimestre Facebook ha in particolare registrato un utile netto di 1,56 miliardi di dollari, oltre il doppio rispetto ai 701 milioni di un anno fa. L’Eps è conseguentemente salito da 25 centesimi di dollaro a 54 centesimi. Al netto delle componenti atipiche l’utile per azione si è’ attestato a 79 centesimi, ben al di sopra dei 68 centesimi delle stime del consenso. Il trimestre ha inoltre visto un nuovo aumento degli utenti mensili attivi, saliti a 1,59 miliardi dagli 1,55 miliardi dei tre mesi precedenti.
Giuseppe Catapano: Giustizia, Canzio, paese ha sete di giustizia e legalità
“Il paese ha sete di giustizia, legalità, efficienza e efficacia della giurisdizione”. Così afferma il primo presidente della corte di Cassazione Giovanni Canzio in un passaggio della sua relazione all’inauguaazione dell’anno giudiziario”. A parere del magistrato l’Italia “chiede che la legge venga applicata in modo uniforme e rapido”. Canzio ha spiegato che l’Itaila ha bisogno di una buona “nomofilachia”. Ma l`organo della nomofilachia, la Cassazione, “si muove oggi lungo un crinale drammatico, sicché la rotta potrà essere invertita solo con decisi e rapidi interventi di riforma e di autoriforma”.
“Spetta, per un verso, al parlamento e al governo apprestare tutte le misure necessarie perché la giurisdizione possa adempiere l`alto compito di garanzia affidatole dalla Costituzione – ha detto nelle conclusioni dell’intervento pronunciato in apertura dell’anno giudiziario – nella consapevolezza che essa non può risolversi in un meccanico esercizio ragionieristico di numeri e che il nudo efficientismo senz`anima rischia di piegare i nobili orizzonti costituzionali verso un inaccettabile modello di magistrato-burocrate, preoccupato più della difesa del proprio status che della tutela dei diritti degli altri. Le risposte dei giudici alle pressanti domande di legalità debbono essere sì pronte ed efficaci, ma anche eque e razionali, qualità queste che pretendono capacità di ascolto e di attenzione, dialogo con l`Avvocatura e la comunità dei giuristi, tempi adeguati di studio e riflessione, scelte serie e responsabili”.
Canzio ha sottolineato ancora una volta che spetta anche ai giudici il dovere di avviare “un virtuoso percorso interno di autoriforma che, ancor prima dell`auspicato intervento esterno, faccia leva sul sapere esperienziale e sulle capacità di auto-organizzazione, con speciale riguardo alle metodologie e alle forme delle decisioni”. “Determinante – ha aggiunto – sarà la motivazione dei giudici, dettata da spirito di servizio e senso dell`appartenenza all`Istituzione, ma anche dal grado di soddisfacimento personale che potrà trarsi dalla partecipata condivisione degli obiettivi e dalla visione di una progressiva realizzazione dei risultati del lavoro individuale e di gruppo”.
“Ognuno – ha quindi concluso con un appello ai colleghi – anche per le future generazioni dei magistrati che verranno, dovrà sentirsi coralmente protagonista e responsabile delle sorti dell`Istituzione alla quale appartiene, motivato da passione civile e democratica, impegnato nella tutela dei diritti fondamentali della persona e dei più alti valori della Costituzione, fedele al monito di Goethe: ‘Sinché dura il giorno vogliamo tenere alta la testa; e tutto quello che potremo produrre, noi non lo lasceremo da fare a quelli che verranno'”.
Il reato di immigrazione clandestina e l’istituto della prescrizione sono “due esempi di attualita’” per i quali il primo presidente della Cassazione auspica un intervento del legislatore. “Per il primo – spiega Giovanni Canzio nella suo relazione – non vi è dubbio che la risposta sul terreno del procedimento penale si e’ rivelatata inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa, mentre la sostituzione del reatto con un illecito e con saznioni di tipo ammministrativo, sino al più rigorso provvedimento di espulsione, darebbe risultati concreti”. “Quanto alla prescrizione – rileva ancora Canzio – si è più volte ribadito che essa irregionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che èstata prnonuciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso che il legislatore ne prevedesse il depotenzimento degli effetti”.
Nessuno dubiti “dell’efficace azione di contrasto della magistratura verso ogni forma di criminalità organizzata o terroristica, anche di quella internazionale di matrice jihadista nel rispetto, tuttavia, delle regole stabilite dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato”, è l’appello rivolto dal Primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio nella sua relazione. “Diversamente – rileva Canzio – tradiremmo la memoria” dei magistrati “caduti in difesa dei più alti valori democratici”, come Emilio Alessandrini, “e non faremmo onore al giuramento di fedelta’ che abbiamo prestato”.
Orlando: non possiamo rinunciare a Shengen
Ci adopereremo nel quadro di una ridefinizione delle regole che disciplinano il fenomeno migratorio per il superamento del reato di immigrazione clandestina”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo all’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione. Orlando ha sottolineato che “va scongiurata ogni contrapposizione tra diritti sociali e diritti civili, tra fedi religiose e fedi politiche, tra credenti e non credenti. E va così evitata la lacerazione del tessuto dei rapporti giuridici da cui dipende la nostra liberta. Il significato politico e ideale di Shengen sta qui. E non possiamo rinunciarvi”.
Giuseppe Catapano: Orlandi, la Gdf sta notificando il verbale a Google. Le Fiamme Gialle: evase imposte per 227 mln
La guardia di finanza sta notificando in queste ore un verbale a Google riguardo alla presunta evasione della società. Lo ha affermato il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi. “Non faccio dichiarazioni su un’operazione in corso – ha detto – la guardia di finanza sta notificando un verbale frutto di un lungo lavoro. Non abbiamo incontrato la società e non ho idea di cosa succederà”.
La conferma è arrivata anche dalla Guardia di finanza. Secondo una verifica fiscale delle Fiamme Gialle è di 227 milioni di euro l’imposta evasa su un imponibile di 300 milioni da parte della società irlandese Google Ireland ltd. Nel verbale sono cristallizzati due rilievi: il primo consiste nella constatazione del reddito imponibile non dichiarato di 100 milioni; il secondo nella constatazione di omessa effettuazione e versamento delle ritenute sulle royalties di 200 milioni.
Entrambi i rilievi si riferiscono al periodo compreso tra il 2009 e il 2013. In sostanza, il calcolo porta a 227 milioni di imposta evasa partendo da 100 milioni di euro ricavati in Italia in questo arco di tempo che non sarebbero stati pagati e sui quali Google non avrebbe versato l’Ires che ammonta al 27% del totale.
La verifica fiscale firmata dai finanzieri verrà messa a disposizione della Procura di Milano che indaga Google da tempo per frode fiscale perché, pur avendo una “stabile organizzazione fiscale in Italia”, non avrebbe pagato le tasse dovute nel nostro Paese.
Dopo la notifica del verbale di contestazione a Google, entrerà in gioco l’Agenzia delle Entrate che emetterà un verbale di accertamento, che potrebbe chiudere il contenzioso se dovesse intervenire un accordo tra le parti. La somma di 200 milioni di euro di imposte sulle royalties non versate all’Erario potrebbe lievitare in quanto, spiegano fonti investigative, va integrata con interessi e sanzioni che saranno calcolati dall’Agenzia delle Entrate.
In Uk continuano le polemiche. Bufera politica in Gran Bretagna sull’accordo fiscale che il governo ha raggiunto con Google, che pagherà circa 170 milioni di euro su arretrati contestati risalenti fino al 2005. Una intesa salutata dal ministro delle Finanze George Osborne come “una grande vittoria” Uk, ma che è stata contestata pesantemente dallo Scottish National Party, tanto da chiamare in causa la Commisisone europea a cui si chiede di accertare se non implichi una forma di aiuto di Stato. A doversene occupare quindi sarà la responsabile della concorrenza, Margarethe Vestager, che sta già indagando su Google per possibile abuso di posizione dominante sui motori di ricerca.
A difendere l’intesa è sceso in campo il premier David Cameron. “Stiamo parlando di una tassa che avrebbe dovuto essere incassata sotto il governo laburista – ha detto – che è stata aumentata sotto il governo conservatore. Questo è quello di cui stiamo parlando”.
Giuseppe Catapano: Eurispes, in Italia il sommerso vale 540 mld, un terzo del pil. E l’evasione ammonta a 270 mld
In Italia il fenomeno del sommerso è estremamente diffuso, tanto da essere spesso definito “di massa”, confermando una stima che l’Eurispes produsse negli anni scorsi secondo la quale l’Italia ha 3 pil: uno ufficiale di circa 1.500 mld di euro; uno sommerso equivalente a circa un terzo di quello ufficiale, ovvero almeno 540 mld; e uno criminale ben superiore a 200 mld.
Lo sostiene l’Eurispes nel Rapporto Italia 2016, aggiungendo che ai circa 540 mld di sommerso indicati corrisponderebbe, considerando una tassazione di circa il 50%, la somma di 270 mld di evasione. D’altra parte, una buona fetta è considerato “sommerso da sopravvivenza” nel quale parti importanti della società hanno teso a rifugiarsi a causa della crisi economica.
“Siamo tutti evasori? Probabilmente sì”, scrive l’Eurispes nel rapporto 2016. L’istituto di ricerca parla di sommerso ed evasione fiscale come veri e propri fenomeni di massa, in cui trova terreno fertile il lavoro nero. Secondo gli italiani, rileva il rapporto, le categorie che più spesso lavorano senza contratto sono le baby sitter (indicate nell’80% dei casi), gli insegnanti di ripetizione (78,7%) e i collaboratori domestici (72,5%). Seguono badanti, giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, falegnami e, con una percentuale del 50%, i medici specialisti. Nel corso del 2015, prosegue l’Eurispes, ha accettato un lavoro senza contratto il 28,1% degli intervistati, contro il 18,6% dell’anno precedente.
Reati triburari: sequestri per 3,8 miliardi. Al 31 ottobre 2015 la Guardia di Finanza ha svolto 16.928 indagini di polizia giudiziaria concluse nel contrasto all’evasione e alle frodi fiscali; 38.248 verifiche e controlli fiscali; 456.548 interventi di controllo economico del territorio. I reati tributari riscontrati hanno prodotto 10.893 denunce con sequestri patrimoniali pari a 895.268.119 euro e oltre 3,8 mld di proposte di sequestro; i fenomeni emersi hanno riguardato 1.637 casi di frodi Iva, 362 casi di fiscalità internazionale, 6.761 evasori.
E’ quanto si legge nel rapporto Eurispes nel quale si sottolinea come, per quanto riguarda invece il sommerso da lavoro, le indagini hanno riscontrato: 9.655 lavoratori in nero, 9.301 lavoratori irregolari; 4.483 datori di lavoro che hanno utilizzato manodopera irregolare o in nero.
Sono stati effettuati quasi 7.000 interventi di polizia doganale, che hanno prodotto 4.857 denunce per un totale di 7.000 violazioni riscontrate. Nella lotta al riciclaggio, sono state 56 le ispezioni e 209 i controlli di attività ispettiva antiriciclaggio; sono state approfondite 14.137 segnalazioni per operazioni sospette, con il risultato di 501 persone denunciate e 1.744 violazioni amministrative accertate.
Gli oltre 8.000 interventi eseguiti per accertare la legalità della circolazione transfrontaliera di valori hanno riscontrato 3.893 violazioni e prodotto l’intercettazione di 85,6 mln di euro di valuta e titoli.
Nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata ed economico-finanziaria, al 31 ottobre 2015 sono state 56 le ispezioni e 209 i controlli di attività ispettiva antiriciclaggio; sono state approfondite 14.137 segnalazioni per operazioni sospette, con il risultato di 501 persone denunciate e 1.744 violazioni amministrative accertate. Gli oltre 8.000 interventi eseguiti per accertare la legalità della circolazione transfrontaliere di valori hanno riscontrato 3.893 violazioni e prodotto l’intercettazione di 85.600.000 euro di valuta e titoli.
Per quanto riguarda l’attività di contrasto al riciclaggio e all’usura più di 1.000 gli interventi eseguiti e 1.701 le persone denunciate. Un ulteriore sequestro di 811,36 mln di euro è avvenuto per reati fallimentari, societari, bancari, finanziari e di Borsa, per un totale di 5.053 soggetti denunciati nel corso dei 2.373 interventi eseguiti a tutela dei mercati finanziari. Gli interventi per falso monetario, invece, sono stati 4.925 e hanno condotto alla denuncia di 5.073 persone e al sequestro di 6.170.000 euro.
Il contrasto alla criminalità organizzata ha visto 2.341 accertamenti patrimoniali, per un totale di 8.880 soggetti controllati tra persone fisiche e giuridiche, oltre 4,6 mld di euro di proposte di sequestro e oltre 2,5 mld di euro effettivamente sequestrati, oltre a 452.307.182 confische avvenute.
Renzi su Twitter: 2015 anno record per recupero evasione. “Il 2015 anno record nel recupero sull’evasione fiscale (quasi 15 mld €). Un abbraccio a chi ci definiva “filo-evasori! #lavoltabuona”. Lo ha scritto il premier Matteo Renzi su Twitter.



