Il premier Matteo Renzi è convinto che il testo attuale del decreto di riforma delle Bcc sia un buon punto di equilibrio, e non ha nessuna intenzione di inserire modifiche. Anzi, semmai l’intenzione sarebbe quella di abbassare la soglia dei 200 milioni di patrimonio che fa scattare la “clausola Lotti”, consentendo ad alcuni istituti di non aderire alla holding bancaria in cui dovranno confluire tutte le banche di credito cooperativo e che poi si quoterà in Borsa. Lo scrive La Stampa aggiungendo che per i collaboratori di Renzi non c’è nessun trattamento di favore e non si viola il principio che assicura l’indivisibilità delle risorse accumulate nel tempo dai soci cooperatori. La tesi di Palazzo Chigi è che non si fa altro che imitare il modello Unipol, in cui la banca si trasforma in società per azioni, ma resta controllata in tutto o in parte dalla cooperativa. Intanto, il testo del decreto del governo sulla riforma delle Bcc è depositato al ministero dell’Economia ma non si sa quando apparira’ sulla Gazzetta Ufficiale, in quale delle due Camere inizierà il suo iter, ne’ se la contestata “clausola Lotti” subirà modifiche.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Renzi, Boko Haram e le giovani kamikaze nigeriane
“Non tutti i giornali hanno riportato una notizia che mi ha sconvolto. E anche commosso. Una bambina, una ragazzina di 12 anni, viene imbottita di esplosivo con altre due coetanee da Boko Haram. E lasciata nei pressi di un mercato nigeriano con l’ordine secco: fatevi esplodere. Difficile capire cosa succede. La bambina ha dei dubbi. Forse ne parla con le compagne. Magari immagina che lì in quel mercato possa esserci qualcuno che conosce. O più semplicemente ha paura. Un clic la separa dalla morte più atroce”. Così il premier Matteo Renzi racconta la storia di una dodicenne terrorista sua malgrado ma ancora in grado di resistere alla forza del male. “Bisbiglia qualcosa alle sue amiche. Forse prova a fermarle”, prosegue il posto di Renzi. “Chissà cosa passa nel suo cuore in quel momento. Che vertigine pazzesca deve attraversare quella giovane vita, a un passo dall’orrore. Alla fine decide di togliersi la cintura. Ma le due coetanee, no. Loro si fanno saltare in aria. Muoiono sessanta persone. Arrivano i soccorsi. Caos. E finalmente la polizia trova uno scricciolo in un angolo che racconta la storia più incredibile. Non le credono. Finché lei non li porta a vedere dove ha abbandonato la cintura esplosiva. A me questa storia toglie il fiato, come un calcio alla bocca. Poteva essere una delle nostre figlie. Presa, indottrinata, violentata almeno nella sua mente, forzata. Eppure la volontà dell’uomo, il cuore dell’uomo può essere più forte del terrore. Sentimenti misti: da un lato il dolore per quelle due kamikaze e per le loro vittime. Dall’altro il rispetto e l’orgoglio per la grandezza dell’anima umana che si manifesta in modo luminoso in una dodicenne. Nigeria, mondo, febbraio 2016”.
Giuseppe Catapano: Vertenza fiscale con gli Usa, la Banca cantonale di Zurigo tergiversa. E Pictet sposta all’estero un centinaio di addetti
La Banca cantonale di Zurigo (ZKB) non ha ancora avviato trattative con il Dipartimento di giustizia americano (DoJ) per porre fine alla vertenza fiscale con gli Usa. «Ci stiamo focalizzando sulle attività operative, ma siamo pronti a negoziare», ha dichiarato il ceo Martin Scholl in un’intervista, aggiungendo di ignorare la ragione per quale la ZKB si avvia a essere una delle ultime banche a regolare il contenzioso.
L’istituto, accusato di aver aiutato facoltosi clienti americani a evadere le tasse, continua inoltre a non fornire informazioni riguardo a eventuali accantonamenti predisposti per far fronte alle multe.
La ZKB fa parte degli istituti inseriti nella categoria 1 delle quattro in cui il DoJ ha diviso le banche svizzere. Si tratta delle società nei confronti delle quali è stata avviata un’inchiesta penale e che non hanno quindi potuto partecipare al programma di regolarizzazione fiscale presentato nell’agosto 2013.
Come la ZKB, sono ancora in attesa di una soluzione anche la Banca cantonale di Basilea, la filiale ginevrina della britannica Hsbc e banche private come Rahn & Bodmer o la ginevrina Pictet & Cie. Proprio quest’ultima, uno dei maggiori gestori patrimoniali d’Europa, ha annunciato che si appresta a trasferire all’estero un centinaio di posti di lavoro nel giro di cinque anni. Gli impieghi verranno spostati nelle sedi Pictet in Lussemburgo, Hong Kong e Singapore. Non sono previsti licenziamenti: gli impiegati interessati che non accetteranno il trasferimento beneficeranno di soluzioni di mobilità interna. Pictet ha pubblicato venerdì i primi dati relativi all’esercizio 2015. L’istituto ha registrato un utile netto in calo del 2% su base annua a 452 milioni di franchi.
Giuseppe Catapano: L’Inps, a gennaio risale la cassa integrazione (+12,8%). Boom della straordinaria: +70%
Torna a salire a gennaio la cassa integrazione, spinta dall’aumento delle ore di cassa straordinaria autorizzate.
Secondo quanto rende noto l’Inps, il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 56,9 milioni, in aumento del 12,8% rispetto allo stesso mese del 2015. Le ore di cig ordinaria sono state 2,9 milioni, con una diminuzione tendenziale dell’80,7%. Il numero di ore di cig straordinaria è stato pari a 47,6 milioni (+69,6% a/a), mentre gli interventi in deroga sono stati pari a 6,4 milioni di ore autorizzate (-13,9% a/a).
A dicembre calano invece le domande di disoccupazione: sono state 143.817 (-33,7% a/a), mentre complessivamente nel 2015 il calo delle domande è stato pari al 15,9% rispetto all’anno precedente.
Giuseppe Catapano: Imprese in crisi sotto tutela
L’Europa ce lo ordina, bisogna rifare la disciplina fallimentare. E il governo ha approvato nel consiglio dei ministri dell’11 febbraio, un disegno di legge delega che recepisce gran parte delle indicazioni contenute in una raccomandazione del 2014. Le riforme che interessano la materia delle procedure concorsuali sono diventate negli ultimi anni sempre più frequenti. E questo significa almeno due cose: primo, diventa sempre più grave il problema delle imprese che, non riuscendo più a onorare i propri impegni finiscono in default (sono state 96 mila nel 2015), causando problemi ad altre società e innescando una spirale perversa che finisce inevitabilmente per provocare altri fallimenti; secondo, le riforme varate negli ultimi anni per far fronte a questi problemi non hanno funzionato. La legge fallimentare è del 1942, ma importanti modifiche sono state introdotte nel 1999 per le grandi imprese in crisi, nel 2006 per diversi istituti fallimentari, nel 2012 per le persone fisiche. Il fallimento della riforma fallimentare è un titolo più volte letto negli ultimi anni, anche su questo giornale. E per evitare di doverlo leggere anche negli anni futuri il legislatore ha pensato bene di cambiare il nome alla procedura: non ci sarà più il “fallimento”, ma l’insolvenza o la liquidazione giudiziale. Cominciamo bene.
Con l’obiettivo di ridurre il numero dei default aziendali si introduce invece una procedura di allerta per consentire alle imprese sane, ma in difficoltà finanziaria, di avviare percorsi di ristrutturazione per superare le momentanee difficoltà. Di bene in meglio. Un’impresa in difficoltà finanziaria che entra in una procedura simile mette immediatamente in allarme i fornitori, i clienti, i creditori, tutti gli stakeholders, con la conseguenza che comincerà a essere guardata con diffidenza, avrà meno credito, e comincerà a scivolare su una china sempre più ripida dalla quale sarà ben difficile riemergere. Inoltre c’è un piccolo dettaglio che forse il legislatore non ha ancora valutato. Nella categoria delle “imprese sane ma in difficoltà finanziaria”, in questo momento possono essere fatte rientrare quasi la metà delle imprese italiane. A ben guardare ci potrebbero rientrare anche molti enti pubblici, comuni, regioni, certamente lo Stato, che non riesce a pagare alle imprese più di 50 miliardi di euro di debiti arretrati, se non fosse prevista una specifica esclusione per questi enti. Dobbiamo quindi prepararci a milioni di imprese avviate alla procedura di composizione assistita della crisi? Difficile dirlo, ma è facile prevedere una grande richiesta, nei prossimi anni, di professionisti esperti in procedure di risanamento aziendale e in procedure concorsuali. Ma c’è un problema. L’attuale riforma prevede una riduzione dei compensi per questo tipo di attività e non solo: la parcella dei professionisti non andrà più in prededuzione, quindi molti di loro si troveranno a svolgere un lavoro estremamente complesso e delicato per poi riuscire a incassare il 10% dei loro crediti, cioè la quota media che riescono a recuperare i creditori chirografari alla fine della procedura fallimentare, dopo molti anni. Così stando le cose gli unici professionisti che si renderanno disponibili saranno giovani di primo pelo e scarsa esperienza, che si troveranno sulle spalle la responsabilità di portare le imprese fuori dalle secche di crisi spesso assai complesse, che richiederebbero ben altre professionalità. Facile immaginare i risultati.
Un tentativo di riforma che parte con questi principi, che sembrano dedotti in modo acritico dalle raccomandazioni europee o dalla prassi di paesi come gli Stati Uniti che hanno una struttura societaria completamente diversa dal tessuto di piccole e medie imprese italiane, rischia di creare problemi maggiori di quelli che riuscirà a risolvere. Facile prevedere che tra qualche anno si ritorneranno a leggere titoli sul fallimento della riforma del fallimento.
Giuseppe Catapano: Renzi e due anni di governo, “Con me giù le tasse. L’Italia è tornata”
Si accinge a festeggiare i due anni di governo, lunedì prossimo, e sottolinea che con lui a palazzo Chigi, le tasse scendono. Anche se nella sua e-news il premier Matteo Renzi spiega: “Tutti convinti che abbiamo fatto bene ad abbassare le tasse. Ma ciascuno ha la sua personale classifica di quelle che andavano tagliate e quelle che invece andavano mantenute. Impossibile accontentare tutti, dai. Però consapevolezza che rispetto al passato si è cambiato marcia: ora le tasse vanno giù, prima andavano su”. Ma mentre le tasse ora scendono, è il refrain, è l’Italia a risalire posizioni e graduatorie, sostiene Renzi. “Lunedì prossimo festeggeremo i primi due anni del governo. Per l’occasione incontrerò la stampa estera per dimostrare numeri alla mano come l’Italia sia tornata e abbia voglia di farsi sentire sempre di più”, ha annunciato. Per poi aggiungere: “Nel pomeriggio visiterò uno dei luoghi italiani che più di altri restituiscono il sapore del futuro, ma voglio che sia una sorpresa. Sarà una settimana all’insegna del JobsAct perché visiteremo anche tre aziende (una al nord, una al centro, una al sud) che hanno fatto assunzioni a tempo indeterminato grazie alla riforma”. “Credo – dice ancora il premier – che l’Italia possa vincere tutte le sfide, anche quelle più difficili. Devono volerlo gli italiani, però. Credendoci. Per questo nei miei viaggi nei piccoli comuni, come nei grandi paesi mi sforzo di incitare tutti a darci una mano. Questa gigantesca rivoluzione che stiamo facendo possiamo farla solo insieme”. Il premier ha poi parlato della sfida europea e dei contrasti con la commissione di Bruxelles: “Mercoledì sarò in parlamento in vista del Consiglio europeo che si terrà giovedì e venerdì. L’agenda europea continua a essere la priorità numero uno per tutti. Migrazione, crisi finanziaria, mancanza di stimoli per la crescita, ma io dico anche cultura e ricerca: la capitale europea di questa settimana non è stata Bruxelles, ma Cascina vicino a Pisa dove ricercatori italiani hanno svolto un ruolo decisivo nella scoperta delle Onde Gravitazionali”.
Giuseppe Catapano: Danneggiare non è più reato
Colpo di spugna sul danneggiamento (non aggravato). Non è più reato. Anche se espone a causa civile per danni. E anche se lo stato può recuperare una sanzione pecuniaria civile (fino a 8 mila euro). Come conseguenza delle nuove disposizioni potrebbe, però, esserci un più frequente ricorso della vittima alla polizia per la composizione bonaria dei privati dissidi (articolo 1 del Tulps). La riscrittura del reato di danneggiamento, ad opera del decreto legislativo n. 7/2006, disarma la vittima, che non può più presentare una querela. E se non promuove nemmeno un’azione per ottenere il risarcimento del danno, l’autore dell’illecito non subirà alcuna conseguenza della sua malefatta. D’altra parte una causa civile costa tempo e denaro e, allora, forse si ripiegherà andando in commissariato per fare presente i fatti e chiedere l’intervento secondo le leggi di pubblica sicurezza. Questo potrebbe avvenire, ad esempio, in relazione a danneggiamenti in condominio o in screzi fra vicini. O nel caso di offese e ingiurie. Il dlgs 7/2016 ha abrogato un certo numero reati ritenuti di minore allarme sociale, anche se non irrilevanti nei rapporti quotidiani. Parlando si questi reati si dice spesso per svalutarne la portata che si tratta di bagattelle. Tra questi reati abrogati troviamo l’ingiuria (cioè l’offesa rivolta a una persona presente) e il danneggiamento semplice (cioè non aggravato). Abbandonato il possibile trattamento sanzionatorio penale (anche e soprattutto per liberare di un carico procure e tribunali), il decreti legislativo n. 7/2016 introduce un istituto che vorrebbe essere una via di mezzo: l’illecito civile sottoposto a sanzione pecuniaria.
Giuseppe Catapano: Cirio conquista l’Inghilterra
Prima una campagna pubblicitaria selettiva, focalizzata sui foodies; quindi, una volta consolidato il brand, l’allargamento del target e la scelta di un testimonial popolare. È la strategia di marketing adottata negli ultimi 5 anni da Cirio per penetrare il mercato anglosassone e che ha consentito alla storica marca di pomodori di Conserve Italia di chiudere il 2015 con un +8,2% di vendite nella distribuzione moderna e un +20% complessivo, con 13 milioni di euro di valore censito al consumo.
«Tra il 2010 e il 2013 abbiamo avviato la fase uno», spiega Sandra Sangiuolo, responsabile marketing export di Conserve Italia, «con circa un 30% di distribuzione ponderata nei supermercati e una discreta reperibilità nei punti vendita, potevamo giustificare un investimento pubblicitario selettivo. Abbiamo puntato soprattutto sul target ABC1 foodies, ossia persone appassionate di cibo e cucina che sanno come processare una passata di pomodoro». La campagna si è declinata sui media cartacei di settore e tv satellitari più una generalista come Channel 4, mirando alle rubriche di cucina e ai programmi di interesse sul lifestyle italiano.
La fase due ha preso il via quando la distribuzione ponderata di passate, polpe e pelati a marchio Cirio è arrivata al 60%. «Negli ultimi due anni abbiamo cambiato strategia», continua Sangiuolo, «rivolgendoci a un target più generalista dato che la nostra presenza è diventata quasi capillare nella distribuzione moderna e buona nei canali di food service e di negozi al dettaglio». Tutte iniziative che hanno giustificato «una campagna pubblicitaria allargata, rivolta a tutti i consumatori +35, preferibilmente donne, responsabili d’acquisto nelle famiglie».
Avviata nell’ottobre scorso, è in corso fino a marzo una campagna stampa molto impattante, con circa 80 pagine pubblicitarie acquistate nei principali magazine e newspaper come Times, The Guardian e Daily Mail. Inoltre, una forte campagna web e social ha portato il pomodoro Cirio ad essere recensito da blogger o vip molto seguiti nel Regno Unito, ed essere spontaneamente adottato in programmi tv di Jamie Oliver, Nigella Lawson o Marry Perry, celebrity chef ben noti anche in Italia. Non a caso una recente indagine indipendente, apparsa sul sito del Guardian ed eseguita da Kerstin Rodgers in collaborazione con lo chef Joe Hurd e lo scrittore Dino Joannides, ha riconosciuto Cirio come il prodotto più apprezzato tra quelli a distribuzione nazionale, superando anche la leader di mercato Napolina. «Decisiva», aggiunge Sangiuolo, «è risultata la consistenza nel tempo delle attività e un marketing mix che ben combina mezzi off e online: da campagne stampa sui maggiori magazine e newspapers, a campagne web su siti ad alto traffico, associate ad accattivanti concorsi».
Ciliegina sulla torta, il testimonial Antonio Carluccio (nella foto), celebrity chef di 78 anni, molto popolare e tra i più noti personaggi italiani in Inghilterra, fondatore dell’omonima catena di oltre 100 ristoranti. «Con lui, persona assai benvoluta e rispettata dal pubblico inglese, anche dai più giovani», chiosa Sangiuolo, «sono in atto una serie di iniziative creative e di forte notiziabilità: da attività di social media a campagne web, radio e stampa, a concorsi e ricettari, sino ad eventi speciali, che nel 2016 troveranno massima espressione in coincidenza delle celebrazioni per l’anniversario del 160° del brand. Grazie a Carluccio riusciamo a trasmettere ulteriormente un messaggio di autenticità italiana e preziosità del nostro brand allargato ad una audience di massa».
Giuseppe Catapano: Stop a soldi a pioggia per il non profit
Obbligatorie procedure competitive per l’assegnazione di contributi ai soggetti del terzo settore. La deliberazione dell’Anac 30 gennaio 2016, n. 32, contenente le linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali afferma in modo esplicito ciò che, per la verità, era già reso evidente dalla normativa sull’anticorruzione e la trasparenza.
Occorre ricordare che ai sensi dell’articolo 1, comma 16, della legge 190/2012 la «concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati» è considerata un processo amministrativo ad alto rischio di corruzione. Si parla di un flusso di denaro che secondo i dati estrapolabili dal Siope (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) ammontava nel 2014, solo per le amministrazioni locali, a circa 2 miliardi di euro.
Era, dunque, già chiaro che la legge 190/2012 (ma, ancor prima, con l’articolo 12 della legge 241/1990) avesse messo fuori causa la prassi diffusissima, soprattutto negli enti locali, di assegnare contributi e sovvenzioni «ad personam», da parte degli organi di governo, senza alcuna procedura realmente selettiva.
Giuseppe Catapano: La giapponese Asahi mette sul piatto più di 3 mld di euro per le birre Peroni e Grolsch
Asahi Group Holdings ha offerto oltre 400 miliardi di yen (oltre 3 miliardi di euro) per acquisire i brand della birra Peroni e Grolsch messi sul mercato da SabMiller e Anheuser-Busch InBev per ottenere il via libera delle autorità antitrust alla loro mega-fusione da oltre 100 miliardi di dollari.
Per il quotidiano Nikkei, Asahi avrebbe già avviato trattative con SabMiller, proprietario dei due brand. L’acquisizione dei due brand europei consentirebbe alla società giapponese di aumentare la propria presenza al di fuori del Giappone, dove l’invecchiamento della popolazione e la forte concorrenza limita le prospettive di crescita del mercato della birra.
Asahi, che ha già acquistato nel 2011 la neozelandese Independent Liquor per circa 1 miliardo di dollari ma finora non ha condotto una campagna di acquisizioni all’estero aggressiva, potrebbe mettere a segno con i due brand europei la maggior acquisizione mai effettuata all’estero da una società giapponese nel campo della birra, superando il record di Kirin Holdings, che nel 2009 ha rilevato l’australiana Lion Nathan per 330 miliardi di yen.



