Giuseppe Catapano: Primarie Pd, ancora un “allarme” Verdini

giucatap25Ancora bufera, ancora un ‘allarme Verdini’ nel Pd. Stavolta per l’eventualità, ventilata da un articolo su Repubblica, di una sorta di ‘soccorso Ala’ non più e non solo in Parlamento, come in occasione, ultima in ordine di tempo, delle unioni civili, ma anche nelle urne delle primarie per le Comunali. A vantaggio dei candidati sindaco piu’ vicini a Matteo Renzi.    “Se davvero Verdini ha voglia di primarie, convinca la destra a organizzarle”, replica secco, da Twitter, il presidente del partito. “Le nostre sono off limits per chi non e’ di centrosinistra”, scandisce dunque Matteo Orfini. Si fanno sentire anche i verdinani. “Ne’ io ne’ i miei amici siamo iscritti al Pd e non abbiamo, pertanto, alcuna intenzione di partecipare a questa battaglia. Ne’ tantomeno l’amico Denis Verdini ci ha mai dato indicazioni di voto per le primarie, ne’ per alcun candidato del Pd”, assicura Ignazio Abrignani. “L’unica cosa che ritengo di fare e’ un in bocca al lupo a tutti i candidati per domenica”, aggiunge il deputato Ala, strettissimo collaboratore di Verdini, spiegando peraltro che “leggo oggi su un quotidiano dei virgolettati nei quali non mi riconosco ne’ – dice – ritengo di avere pronunciato”. “Il mio ragionamento, parlando con dei colleghi in Transatlantico, è stato diverso: stimo l’onorevole Giachetti, anche per comuni passioni, e lo riterrei un ottimo candidato della città in cui vivo, per cui, se fossi – ragiona l’ex FI – un elettore del Pd, domenica avrei votato per lui”.
Dunque, la sola ipotesi che Denis Verdini possa intervenire alle primarie del Pd per il sindaco di Roma dando il suo appoggio agita le acque di una sfida fin qui non proprio adrenalinica. E si registra il primo scambio polemico tra i due principali competitor, Roberto Giachetti e Roberto Morassut, il quale a Radio 24 ha attaccato: “L’appoggio di Verdini è quello che mi divide da Giachetti, vorrei chiedere ad Orfini se Verdini fa parte della coalizione”. Giachetti replica su twitter: “Quello che mi divide da Morassut è che mentre lui parla in radio di Verdini io vado dove i romani denunciano caos”. Post con in allegato la foto di un paletto stradale divelto. Pronta la controreplica di Morassut, sempre via tweet: “Io ascolto Roma da molti anni (come sai), ma Verdini è un problema diverso (come sai)”.

Giuseppe Catapano: Immobili, compravendite aumentate del 4,7% nel 2015. A Milano crescita a doppia cifra: +13,4%

giucatap24Secondo anno consecutivo con il segno positivo per il mercato immobiliare italiano che totalizza 963.903 compravendite nel 2015; con un ulteriore rialzo del 6,2% nell’ultimo trimestre, l’anno passato registra una crescita annua del 4,7%, dopo il +1,8% rilevato nel 2014.
E’ quanto emerge dalla Nota sull’andamento del mercato immobiliare nel 4° trimestre 2015 presentata nel corso di una conferenza stampa dall’Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate. A fare da traino sono soprattutto il comparto residenziale (+6,5%) e le pertinenze (+4,3%), mentre il commerciale si assesta a una più modesta crescita dell’1,9%.
Ancora in affanno, invece, il mercato degli immobili a destinazione terziaria e produttiva, entrambi in perdita rispettivamente dell’1,9% e del 3,5%.
Il mercato residenziale nelle grandi città vede una crescita a doppia cifra per Milano, che grazie agli ultimi due trimestri dell’anno particolarmente positivi fa registrare un +13,4%, e Palermo, che cresce del 13%; seguono a ruota Firenze (+8,9%), Torino (+7,9%), Napoli (+6,6%), Bologna (+4,2%) e Genova (+1,1%). Mercato sostanzialmente stabile invece quello di Roma, che rispetto al 2014 cresce solo dello 0,8%.
Rispetto al 2014, poi, le abitazioni acquistate da persone fisiche tramite mutuo ipotecario mostrano un tasso di crescita pari al 19,5%; per un totale di circa 190.000 unità, oltre 30.000 in più rispetto all’anno precedente. “Tengo a precisare – ha commentato il direttore del Dipartimento Gianni Guerrieri – che i nostri dati si discostano di molto da quelli, per esempio, diffusi dall’Abi, perché noi consideriamo il mutuo erogato a fronte di un’ipoteca fatta sull’abitazione acquistata e non su altri immobili”.

Giuseppe Catapano: Appalti, via libera del Cdm al nuovo Codice da 217 articoli. Delrio: all’Anac risorse adeguate

giucatap23Via libera del consiglio dei ministri al nuovo Codice degli appalti. Si passa dal vecchio Codice “da 660 articoli e 1.500 commi a 217 articoli con una scelta di grandissima semplificazione e recepimento delle direttive europee”.
E’ quanto ha affermato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, in conferenza stampa, al termine del consiglio dei ministri.
“E’ un codice molto semplice che mira a mettere al centro la qualità degli operatori economici, delle stazioni appaltanti che devono diventare qualificate, dei bandi di gara. Questo vuol dire che avremo più certezza nel fatto che le opere si faranno nei tempi giusti e con i costi giusti”.
Delrio ha poi spiegato che il nuovo codice riguarderà anche “le gare al massimo ribasso con una scelta che coniugherà il prezzo ma anche la qualità”. «La legge obiettivo è stata un fallimento ed è stata archiviata; basta con le procedure straordinarie, si attua la rivoluzione della programmazione ordinaria», ha detto Delrio. Per la “prima volta”, ha spiegato il ministro, viene “normato per legge tutto il tema delle concessioni” e il “rischio operativo è in carico al privato”. Lo Stato, poi, “non è obbligato a riequilibrare gl investimenti”, e questa “è una grande rivoluzione”.
Nella riforma inoltre “c’è un rafforzamento dei poteri dell’Anac. Noi faremo in modo che le risorse siano proporzionate ai compiti”, ha detto Delrio in merito alla denuncia da parte dell’Anac di avere a disposizione pochi soldi per fronteggiare i nuovi ruoli che il Governo gli ha assegnato. “Andremo incontro alla sollecitazione di Cantone, questo senza dubbio”, ha sottolineato il ministro.

Giuseppe Catapano: Libia, uccisi 2 dei 4 ostaggi italiani. Il governo non cambia linea sull’intervento militare

giucatap22Adesso la priorità è salvare gli ostaggi ancora vivi, ma il dossier Libia diventa sempre più delicato da gestire e il governo non intende cambiare linea rispetto ad un eventuale intervento nel paese nordafricano, almeno secondo quanto si apprende da fonti parlamentari. E’ il presidente del Copasir Giacomo Stucchi a dare le poche notizie ufficiali, dopo l’audizione del sottosegretario a Palazzo Chigi Marco Minniti: “La priorità sono loro (gli ostaggi ancora vivi, ndr) e per questo serve osservare un rigoroso silenzio su situazioni delicate”. Mentre le opposizioni attaccano il governo, Palazzo Chigi sceglie il silenzio e fissa alla prossima settimana,martedì 8 marzo, le comunicazioni del ministro Paolo Gentiloni al parlamento.
Prima, appunto, c’è da provare a risolvere la vicenda degli altri ostaggi.  Certo è che Fausto Piano, 60 anni di Capoterra (Cagliari) e il 47enne siracusano Salvatore Failla, due dei quattro dipendenti della Bonatti rapiti in Libia nel luglio del 2015, sono stati uccisi probabilmente durante una sparatoria nella regione di Sabrata. sarebbero stati usati come scudi umani dall’Isis, Lo ha riferito la Farnesina. “Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, apparentemente riconducibili a occidentali”, si legge in una nota, “da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilita’ dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni Bonatti, rapiti nel luglio 2015 e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla. Al riguardo la Farnesina ha gia’ informato i familiari. Sono in corso verifiche rese difficili, come detto, dalla non disponibilita’ dei corpi”.
Stando a quanto appreso negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio, dove era stata aperta un’inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo, i due ostaggi sarebbero stati uccisi mentre stavano per essere trasferiti da un covo all’altro. Da tempo erano stati separati dagli altri due colleghi, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, e ieri, a Sabrata, si trovavano a bordo di uno dei mezzi di un convoglio dell’Isis attaccato dalle forze di sicurezza libiche. I corpi dei due italiani sarebbero ora nelle mani dei miliziani che, dopo la sparatoria, erano convinti che avesse perso la vita solo un gruppo di jihadisti. Ieri negli scontri tra Isis e forze libiche sono morti almeno otto jihadisti, la maggior parte dei quali di nazionalita’ tunisina. Il Copasir ha convocato per le 14:30 l’Autorita’ delegata, senatore Marco Minniti”. Secondo un ex ufficiale dell’esercito libico Ramzy al Rumeeh, i due italiani potrebbero essere stati uccisi dalla milizia Battar, legata all’Isis. “E’ di un gruppo armato dedito al traffico di esseri umani e attivo a Sabrata, una formazione armata legata all’Isis, ma sostiene parallelamente anche il governo di Tripoli del premier Khalifa al Ghwell”. Il legale della famiglia Failla, Francesco Caroleo Grimaldi ha riferito di aver sentito “in mattinata la moglie: è disperata e chiede che il suo dolore sia rispettato. Non c’e’ ancora assoluta certezza che sia proprio suo marito uno dei due italiani rimasti uccisi in Libia. Per questo sta vivendo queste ore con infinita angoscia”. Nessuna dichiarazione ufficiale della Bonatti. Sul fronte politico l’opposizione chiede al governo di riferire in Parlamento. Piano e Failla furono rapiti il 19 luglio 2015 insieme a Gino Pollicardo, 55enne ligure di Monterosso, e il 65enne Filippo Calcagno di Enna, nella zona di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli, mentre rientravano dalla Tunisia. Le dinamiche del rapimento non sono mai state chiarite del tutto, vista la difficile condizione in cui versa il Paese nordafricano e la mancanza di una rivendicazione.

Massolo: tra i morti almeno due dei tecnici sequestrati. Risulta “dalle foto in nostro possesso”

“Dalle foto che sono in nostro possesso ci sono somiglianze con almeno due dei tecnici che a suo tempo sono stati sequestrati”. Lo ha detto al Tg1 il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Giampiero Massolo, sul caso dei due italiani uccisi in Libia nel corso di un raid contro l’Isis.

Giuseppe Catapano: Nuovi guai per Facebook, l’Antitrust tedesco apre inchiesta per abuso di posizione dominante

giucatap7Nuovi guai per Facebook, in arrivo questa volta dall’Europa. L’Authority della concorrenza tedesca – il Federal Cartel Office – ha aperto un’inchiesta contro il colosso di Menlo Park, sospettato di abuso di posizione dominante per infrangere le norme sulla protezione dei dati.
“Il Bundeskartellamt ha avviato un procedimento contro Facebook Inc., Stati Uniti, la filiale irlandese dell’azienda e Facebook Germania GmbH”, ha spiegato l’Authority per la concorrenza. Il Bundeskartellamt sta indagando sui sospetti che con i suoi specifici termini di servizio sull’uso dei dati, Facebook abbia abusato della sua posizione dominante nel mercato dei social network per imporre ai suoi utenti delle condizioni di utilizzo delle informazioni personali che violino le leggi sulla protezione dei dati.
Intanto il giudice brasiliano Ruy Pinheiro del Tribunale dello stato di Sergipe ha ordinato il rilascio di Diego Dzonan, vice presidente di Facebook per l’America Latina. Dzodan era stato arrestato ieri dalla divisione narcotici della polizia brasiliana, dopo che la compagnia si era rifiutata di concedere alla magistratura l’accesso a dati di WhatsApp ritenuti rilevanti per un’inchiesta sul traffico di stupefacenti. Secondo il giudice, Dzonan, incarcerato a San Paolo, dovrà ora essere rilasciato perché la sua detenzione è da considerarsi una misura “eccessiva”. Anche Facebook ieri aveva definito “sproporzionato” l’arresto.
La vicenda che ha coinvolto Facebook ha avuto vasta eco per la sua somiglianza con quella che ha coinvolto Apple negli Stati Uniti, con l’azienda di Cupertino che si è rifiutata di rispettare l’ordine di un tribunale che aveva chiesto accesso ai dati dell’iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino.

Giuseppe Catapano: Mutui, Patuelli (Abi), non c’è alcun rischio di pignoramento della casa

giucatap6Non c’è alcun rischio di pignoramento della casa derivante dalle misure previste dal decreto banche.
Lo ha detto a margine di un convegno alla Luiss il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli.
“Con il decreto del Governo sulle banche – ha messo in evidenza Patuelli – non c’è rischio di avere la casa pignorata. E’ una direttiva europea, non è stata una richiesta dell’Abi”.
Il presidente dell’Abi ha quindi spiegato di aver “studiato il documento del Governo che recepisce la direttiva e non riguarda fatti passati, ma eventuali possibilità per il futuro”. Inoltre, ha aggiunto, “è una cosa lasciata alla libera contrattazione tra le famiglie e gli istituti bancari, e non riguarda il passato e i crediti deteriorati”.
Sulle nuove norme che riguardano i mutui cresce la polemica perché paiono gravemente lesivi dei diritti dei consumatori. Uno dei nodi centrali è il superamento del divieto di “patto commissorio” stabilito dal codice civile che permetterebbe alle banche di entrare direttamente in possesso dell’immobile in caso di inadempienza del cliente senza dover passare dal tribunale. Secondo i tecnici del servizio studi del Senato la nuova misura non fornisce adeguata tutela ai consumatori, ma neanche sufficienti garanzie agli altri creditori in quanto “l’immediato trasferimento della proprietà dell’immobile alla banca, vincolando il bene al soddisfacimento del creditore stipulante, lo sottrae dall’aggressione degli altri eventuali creditori, per di più mantenendo al privilegiato la garanzia patrimoniale ordinaria per l’eventuale residuo creditorio”.

Le banconote da 500 euro vanno ritirate. “E’ bene che gli istituti finanziari dell’Unione europea pensino di ritirare in Italia le banconote da 500 euro, sono uno strumento per il facile riciclaggio”, ha detto il presidente dell’Abi. “In Italia – ha aggiunto Patuelli – 500 euro è un importo sproporzionato”.

Giuseppe Catapano: Editoria, nasce il polo Repubblica-Stampa

giucatap5La Stampa e il Secolo XIX si fondono con Repubblica e danno vita a un nuovo polo editoriale con ricavi complessivi per 750 milioni di euro (di cui 605 mln registrati dall’Espresso e 145 mln da Stampa e Secolo XIX a fine 2015). Il quotidiano torinese e quello ligure fanno entrambi capo a Italiana editrice (Itedi), società della famiglia Agnelli-Elkann che verrà fusa per incorporazione nel gruppo presieduto da Carlo De Benedetti, guidato dall’a.d. Monica Mondardini e controllato dalla holding Compagnie industriali riunite-Cir dei De Benedetti (il suo presidente è il figlio dell’Ingegnere Rodolfo). Il memorandum d’intesa è stato firmato ieri ma l’operazione sarà finalizzata entro la fine del primo trimestre 2017, verrà sviluppata in varie fasi e ha bisogno del via libera formale dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), vista la concentrazione editoriale in un solo soggetto di testate che oggi diffondono in media, tra carta e digitale, circa 800 mila copie totali, tenendo conto delle rilevazioni Ads e dei dati aziendali del gruppo L’Espresso riguardo ai quotidiani locali Finegil (17 quotidiani locali e un trisettimanale). Del nuovo polo che punta a controllare più del 20% della tiratura complessiva dei quotidiani italiani, una quota intorno al 43% resterà in mano a Cir, che oggi detiene oltre il 50% dell’Espresso, mentre una partecipazione intorno al 5% sarà di Exor, cassaforte degli Agnelli-Elkann (e quindi senza nessun più impegno diretto di Fiat-Fca nel settore editoria, uscendo anche da Rcs). Un altro 5% andrà a Carlo Perrone, ex editore del Secolo XIX che ha ribadito il suo «impegno di lungo termine» nel nuovo gruppo. Finora Perrone ha mantenuto il 23% di Itedi, i proprietari di Fca il restante 77%.

Giuseppe Catapano: Canone Rai, l’Agenzia delle Entrate, i comuni dovranno inviare i dati delle famiglie anagrafiche

giucatap4Al fine di evitare errori e duplicazioni nell’addebito del canone Rai “assume cruciale importanza la corretta individuazione della famiglia anagrafica che costituisce di fatto il soggetto passivo del tributo”. Ma “allo stato attuale, in attesa della costituzione della nuova Anagrafe nazionale della popolazione residente, l’individuazione della famiglia anagrafica risulta particolarmente complessa”.
Lo sostiene l’Agenzia delle Entrate in un’audizione alla Camera spiegando che per superare questo scoglio il decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, in corso di emanazione, dovrà prevedere che i Comuni siano tenuti a trasmettere all’Agenzia delle Entrate (Direzione provinciale I di Torino – Sportello SAT), i dati relativi alle famiglie anagrafiche, tenute a pagare il canone Rai, come prevede la legge di Stabilità 2016.
“Sarà, quindi, necessario che l’Agenzia delle entrate trasmetta alle imprese elettriche, per il tramite di Acquirente unico, le informazioni relative ai soggetti che risultano aver presentato la dichiarazione di non detenzione di apparecchi televisivi, con le relative decorrenze, nonché i dati relativi ai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica nei cui confronti non si deve procedere all’addebito in quanto il pagamento è stato già effettuato con altre modalità (ad esempio trattenuta sulla pensione) oppure perché almeno uno dei componenti della famiglia risulta esente dal pagamento per effetto di Convenzioni internazionali – è il caso, ad esempio, degli appartenenti alle forze armate Nato o degli agenti diplomatici – o perché in possesso di altri requisiti previsti per legge”.
Inoltre, tutti gli scambi di informazioni tra l’Agenzia delle entrate e l’Acquirente Unico spa dovranno essere regolati secondo modalità e contenuti definiti di comune intesa. Sarà, infine, necessario prevedere forme di rendicontazione delle operazioni effettuate da parte delle imprese elettriche all’Agenzia delle Entrate. Tali informazioni saranno utilizzate per verificare il corretto versamento del canone da parte dei contribuenti e procedere alle eventuali azioni di recupero, nonché per verificare il corretto addebito del canone e riversamento delle somme riscosse da parte delle imprese elettriche.

Giuseppe Catapano: Ddl omicidio stradale, è legge. Carcere fino a 15 anni per chi non si ferma

giucatap3Con 149 voti favorevoli, 3 contrari e 15 astenuti, il ddl sull’omicio stradale è divenato legge. Il Senato, votando la fiducia messa dal governo sul provvedimento, ha dato il via lbera, in quarta lettura, alla legge che introduce il reato autonomo di omicidio stradale, inasprisce le pene per i pirati della strada e introduce l’arresto obbligatorio in flagranza per chi si metta alla guida ubriaco o sotto l’effetto degli stupefacenti e poi provochi un incidente mortale.

Giuseppe Catapano: Poletti, il costo del lavoro stabile rimarrà basso

giucatap2“L’obiettivo è chiaro: avere costo del lavoro stabile più basso che possiamo perseguire per via fiscale o altra strada”. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, conferma la volontà di arrivare a un costo del lavoro più basso in modo strutturale.
Conversando con i giornalisti a margine di un convegno di Assolavoro al Cnel, Poletti ha spiegato che la strada è quella di ridurre il costo del lavoro rendendolo strutturale. “Questa – ha spiegato – è la nostra soluzione, non quella del cuneo ma la nostra scelta è rendere strutturale il fatto che il costo del lavoro stabile deve essere più basso del lavoro precario e a termine. Questa era la condizione terribile del periodo precedente, noi abbiamo cambiato le regole e quindi stabilizzeremo la situazione di fatto per cui i contratti a tempo indeterminato costino di meno”.
In merito a un possibile intervento sul cuneo, il ministro ha sottolineato che “non è detto, noi dobbiamo guardare a una serie di situazioni che fanno riferimento al tema fiscale e a quello previdenziale per fare in modo che il costo del lavoro a tempo indeterminato sia competitivo. Dobbiamo cercare di far coagire diversi strumenti”. Riguardo alla durata degli interventi, Poletti ha confermato che è stato previsto un triennio. “Questa vicenda – ha detto – si conclude al terzo anno e sarebbe sbagliato interromperla prima del percorso stabilito”.
Poletti ha poi ricordato che il governo sta attuando i passi necessari per far partire l’Anpal e rafforzare le politiche attive del lavoro. “Stiamo andando avanti – ha spiegato – stiamo approvando i decreti e i vari passaggi normativi. Credo che abbastanza rapidamente arriveremo in porto”.