Giuseppe Catapano: Unioni civili, il family day non spaventa Renzi: dialogo senza stravolgere il testo

giucatap696Anche dopo il Family day, il premier Matteo Renzi non arretra: il disegno di legge sulle unioni civili firmato da Monica Cirinnà deve essere approvato senza modifiche sostanziali e soprattutto in tempi brevi.  Unica concessione che il presidente del consiglio e segretario del Pd fa all’ala cattolica più oltranzista del partito è la liberta di coscienza sull’adozione del figlio e dei figli del partner, la cosiddetta stepchild adoption. Libertà di coscienza, comunque, limitata, perché l’obiettivo, come ha detto il capogruppo del Pd al senato Luigi Zanda, è arrivare a soluzioni condivise che non stravolgano il testo:   “Siamo aperti alle modifiche purché non stravolgano il testo e solo se migliorative”, ha detto a Republbica Zanda. “Se la piazza chiede di lavorare per migliorare la legge è un imperativo che dobbiamo seguire. Ma se invece la si vuole archiviare o buttarla nel cestino questo non è possibile, verremmo meno al nostro giuramento laico di parlamentari”. A proposito del family day, l’esponente del Pd ricorda che  “ci sono state due manifestazioni consecutive molto partecipate entrambe, segno dell’attenzione sulle unioni civili”, e aggiunge che  “il parlamento ha il dovere di ascoltare tutte le opinioni e la voce dei movimenti. Ormai da molti anni il tema delle unioni civili è all’attenzione dell’opinione pubblica. Il parlamento deve fare le leggi quando i tempi sono maturi. Siamo nel millennio dei diritti civili e quelli individuali devono essere uguali come chiedono la Consulta e la Ue”. Quanto all’adozione del figlio del partner in una coppia gay, “credo che il problema aperto sia quello della madre surrogata. Personalmente è una pratica che non condivido e se si trovasse una soluzione per rendere più effettivo il divieto sarebbe una cosa buona”.  Un’intesa, in ogni caso, sarà necessaria, perché Ap, attraverso i senatori Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola ha posto tre condizioni per un dialogo costruttivo in parlamento: “Primo: via ogni riferimento al matrimonio senza rinvii al codice civile; secondo: via le adozioni negli art.3 e 5 senza alcuna subordinata; terzo: utero in affitto e traffico di elementi procreativi diventino reato non solo interno ma anche universale per la nostra legislazione penale”. Posizione considerata inaccettabile dal presidente della commissione lavoro della camera Cesare Damiano (Pd), che spiega: “Il confronto sulle unioni civili, in parlamento, sarà obbligatorio: i veti posti da Sacconi e D’Ascola sono da rispedire al mittente.  Il testo Cirinnà è un compromesso che non prevede, per le coppie omosessuali, nessuna equiparazione con il matrimonio e con la possibilità di adozione. Il richiamo all’utero in affitto è di pura fantasia. Stupiscono i toni esagitati ed ultimativi utilizzati e preoccupano le falsificazioni propagandistiche”. Che il ddl sulle unioni civili ponga problemi in tutte le formazioni politiche, del resto, è ormai chiarissimo a tutti. Tanto che anche il gruppo Ala di Denis Verdini, domani, si riunirà per decidere il da farsi: “Il gruppo Ala si riunirà martedì prossimo per affrontare il delicato tema delle unioni civili, mettendo a confronto le idee di tutti per tentare, pur nella libertà di coscienza, di giungere ad una scelta condivisa”, spiega il senatore di Alleanza Liberalpopolare autonomie, Ciro Falanga, componente della commissione giustizia. “Ritengo che questo tema  non possa essere oggetto di ‘donazione di sangue’ alla maggioranza parlamentare. Chi voterà sì come farò io, opererà una scelta di coscienza ed umana che non ha nulla a che vedere con i rapporti tra maggioranza e opposizione”.  Certo è che il peso del Family day si farà sentire, come ha detto il portavoce Massimo Gandolfini: “Quella piazza lì  era terribilmente variopinta dal punto di vista delle appartenenze elettorali, e allora a tutto quello che io considero essere il popolo della famiglia dico: aprite gli occhi, guardate i parlamentari di ogni partito e capite bene e controllate bene chi è che vi sta aiutando, e quindi interpreta il vostro sentire, e chi invece questa manifestazione di volontà di difesa della famiglia e soprattutto di difesa del diritto dei bambini ad avere un padre e una madre se la mette sotto i tacchi. Dopodiché ognuno, in autonomia, deciderà. Renzi, in ogni caso, sta sbagliando molto. Moltissimo. Perché non sta tenendo conto del sentimento degli italiani. E gli italiani sono 14 milioni di famiglie verso 7.513 di famiglie omosessuali”.

Giuseppe Catapano: Padoan, ancora forte la cultura dell’austerity. 2016 di svolta per il debito italiano

giucatap701“In Europa la cultura dell’austerity è ancora forte”. Lo dice in un colloquio con il Messaggero il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aggiungendo che “manca un meccanismo di aggiustamento simmetrico: a fronte di uno shock l’aggiustamento si scarica interamente sul lavoro, attraverso la disoccupazione che spinge in basso i salari. Perché l’Europa sia una vera unione”, prosegue il ministro, “dobbiamo introdurre meccanismi che distribuiscono l’impatto degli shock”. Uno di questi meccanismi è rappresentato dall’Unione bancaria, che “è stata introdotta sottovalutando l’impatto di breve termine delle novità sulla fiducia nel sistema del credito. Adesso siamo in una fase di transizione che deve essere graduale per tenere conto del processo di apprendimento e di adattamento a una diversa valutazione dei rischi”. Inoltre, prosegue Padoan, “bisogna procedere con più energia verso l’introduzione di un meccanismo europeo di garanzia dei depositi”. Il ministro torna a commentare il rapporto della Commissione europea sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, spiegando che “ancora una volta la Commissione europea ha ribadito che nel lungo termine il nostro debito pubblico è il più sostenibile di tutti. Quello che il rapporto ha voluto segnalare è che con un debito così alto siamo più esposti agli shock” e questa, sottolinea, “non è una novità”. Il Governo ne è consapevole e per questo “ha collocato il debito su una traiettoria discendente e dopo otto anni di crescita nel 2016 per la prima volta scenderà in rapporto al pil”.

Giuseppe Catapano: Renzi torna nella sua Africa. Da oggi tre giorni in Nigeria, Ghana, Senegal

MATTEO RENZI

Da oggi a mercoledì il premier Matteo Renzi sarà per la terza volta da presidente del consiglio nell’Africa subsahariana per un viaggio che lo porterà in tre diversi stati,  Nigeria, Ghana e Senegal. Dopo Mozambico, Congo e Angola nel 2014, Etiopia e Kenya l’anno scorso Renzi è in assoluto il capo di governo italiano che più si è impegnato in quest’area. “Una strategia di politica estera degna di questo nome”, ha ricordato al rientro da Addis Abeba e Nairobi l’anno scorso,  non può che mettere al centro dell’interesse italiano l’Africa, le sue potenzialità, le sue contraddizioni, le sue ricchezze. Dopo anni di immobilismo finalmente si riparte”. . Il viaggio inizia dalla Nigeria in un momento di grave tensione dopo che ieri in un’attentato di Boko Haram nel nordest del Paese sono morte almeno 85 persone. Oltre ai dossier dedicati alla cooperazione (“è nostro dovere investire di più in questo” ha ribadito più di una volta), agli accordi commerciali e alla questione immigrazione sarà la lotta al terrorismo uno dei temi forti dei colloqui con i leader africani. In mezzo a tutto questo c’è anche – e certo non ultimo tema in agenda – la campagna elettorale per il seggio italiano nel Consiglio di sicurezza dell’Onu per il biennio 2017-2018.
In programma per oggi pomeriggio, ad Abuja, capitale della Nigeria, l’incontro con il presidente Muhammadu Buhari. Sempre in giornata Renzi si sposterà ad Accra, capitale del Ghana, e vedrà il presidente John Dramani Mahama. Domani, in mattinata, dopo una visita al mausoleo di Kwame Nkrumah, rivoluzionario e politico ghanese, figura di spicco nella storia della decolonizzazione e del panafricanismo, Renzi interverrà al parlamento ghanese. Proprio in Ghana, a dicembre, era stato anche l`ex viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, recentemente nominato ambasciatore italiano presso l’Ue.
A Dakar, invece, dopo un incontro col primo ministro senegalese Mohammed Dionne, Renzi parteciperà al seminario del Padess, Programme d`Appui au Développement Economique et Social  finanziato dalla cooperazione italiana, per poi incontrare il presidente della Repubblica Macky Sall.

Giuseppe Catapano: Classifica Brand Finance, Apple si conferma sul podio per valore economico. Ma il marchio più forte è Disney

'DARTH THRILLER': "Star Wars" villain Darth Vader and a quartet of stormtroopers reenact the dance scene from Michael Jackson's famed "Thriller" music video during "Star Wars Weekends" 2008. The unlikely and entertaining pairing of the iconic music video and iconic movie villain is part of the fun for guests during the "Hyperspace Hoopla," a character-filled dance party that highlights the end of "Star Wars Weekends" day at Disney's Hollywood Studios theme park. This year's monthl-long, weekend festival comes to a close June 27, 28 and 29. Event activities are included in regular theme park admission.

Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Google sorpassa Samsung e Amazon sale dall’ottavo al quarto posto. Mentre Disney è il brand più forte, grazie a Star Wars.
Queste le principali novità rilevate da Brand Finance – societa’ di consulenza e valutazione dei brand – che analizza migliaia di marchi per realizzare la “Brand Finance Global 500 2016”, la classifica dei principali marchi del mondo.
Dopo anni di presenza tra il gruppo di brand con rating AAA+, Disney ha dunque raggiunto la vetta della classifica. Lo scorso anno, Lego aveva strappato la prima posizione a Ferrari soprattutto grazie al ritorno di immagine, e di business, di Lego Movie. Quest’anno, il successo di Star Wars VII “Il risveglio della forza” ha fatto la differenza, portando Disney a guidare, dall’iperspazio, le marche AAA+. La forza del marchio Disney è basata su una ricca storia, ma la posizione dominante è anche dovuta alle numerose acquisizioni che includono: ESPN, Pixar, Muppets, Marvel, Lucasfilm, che possiede Star Wars. Brand Finance ha misurato il valore del solo marchio Star Wars in 10 miliardi, un bel colpo se si considerano i 4 miliardi di dollari pagati dalla Disney nel 2012 per tutta la Lucasfilm.
Ferrari quest’anno esce dal ristretto gruppo dei marchi con rating AAA+ per confluire in quello più ampio con rating AAA, nonostante la buona opinione degli analisti finanziari.
Anche quest’anno invece Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Il valore del marchio è dovuto sia a un brand con un rating “AAA”, estremamente forte sia agli ottimi risultati di business.
Il principale cambiamento nella classifica di quest’anno sono il sorpasso di Google su Samsung e il salto dall’ottavo al quarto posto di Amazon.
I brand cinesi sono in grande ascesa, sia tra i marchi che crescono maggiormente in valore, sia tra i marchi che crescono più velocemente, ci sono ben 7 marchi cinesi tra cui WeChat e Huawey.
A causa dello scandalo delle emissioni, sorprende poco che Volkswagen sia il brand con i risultati peggiori di quest’anno. Oggi il marchio VW vale 18,9 miliardi a causa di un calo pari a 12 miliardi, che porta il marchio tedesco dalla 17esima alla 56esima posizione.
I marchi italiani presenti in classifica perdono complessivamente il 10% in valore, che corrisponde esattamente alla riduzione del 10% del valore dell’euro, dell’ultimo anno nei confronti del dollaro. Agli 8 marchi italiani già presenti lo scorso anno si aggiunge il marchio Jeep, che cresce del 37%. Molto bene anche Eni, che incrementa anche la forza del proprio marchio, ed Enel, anche grazie all’aggregazione con Egp.
Meno bene Telecom Italia, i cui effetti del nuovo logo non sono ancora stati registrati. Anche il marchio Gucci brilla meno dello scorso anno, anche perché oltre a perdere in valore economico, riduce la propria forza. Il brand Fiat, perde in valore, ma migliora in termini di forza. Unicredit perde molto in valore e riduce la propria forza.

Giuseppe Catapano: Fisco, sequestrati beni per 28 mln. C’è anche lo yacht di Mussolini

giucatap694C’è anche la “Fiamma Nera”, l`imbarcazione appartenuta a Benito Mussolini, tra i beni sequestrati per un valore di 28 milioni di euro a un imprenditore, legato ad alcune cooperative finite nell’ inchiesta “Mafia Capitale”. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma.
Le Fiamme Gialle della compagnia di Fiumicino, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della procura di Roma, hanno sequestrato 32 terreni e 75 immobili, alcuni dei quali concessi in locazione alla “Domus Caritatis” di Tiziano Zuccolo e alla “Eriches 29” di Salvatore Buzzi.

Giuseppe Catapano: Fisco, multinazionali sotto tiro

JEAN CLAUDE JUNCKER

C’era una volta Vincenzo Visco e la lotta all’evasione cominciava con la criminalizzazione dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese, aprendo così la strada a nuove imposte e nuovi adempimenti. Per vent’anni queste categorie hanno dovuto difendersi da una presunzione assoluta di evasione, praticamente invincibile. Ora si comincia ad aprire gli occhi su una realtà completamente diversa, tenuta nascosta dalle teste d’uovo della sinistra governativa: nelle ultime settimane, con un paio di azioni mirate nei confronti di Google e Apple, le amministrazioni fiscali di Roma e Londra hanno recuperato più di un miliardo di evasione. Non c’è dubbio che nei prossimi mesi esploderanno in tutta Europa casi ancora più clamorosi: la procura della repubblica di Milano sta lavorando su diverse ipotesi di presunta elusione internazionale che porteranno alle casse dell’erario ben di più di quanto prodotto dalle campagne di odio contro le partite Iva.

Le cose stanno cambiando molto velocemente. Le esigenze crescenti di gettito fiscale dei paesi produttori di ricchezza hanno portato in pochi anni alla fine del segreto bancario e stanno smantellando quelli che fino a poco tempo fa erano i paradisi fiscali più ambiti. Anche nella fiscalità d’impresa l’Unione europea ha deciso di cambiare rotta, impegnandosi nel processo di implementazione delle proposte Ocse. L’Unione europea, che avverte in modo sempre più urgente la necessità di giustificare la propria esistenza, ha presentato nei giorni scorsi un pacchetto di norme che recepiscono in sostanza le indicazioni dell’Ocse su Cfc, interessi passivi, strumenti finanziari ibridi, transfer pricing. L’Ocse infatti è un organismo consultivo, non ha potere normativo. Saranno perciò le direttive europee ad accelerare il processo di recepimento nei diversi stati, processo non semplice, anche perché negli ultimi mesi molti stati, anche sulla base delle indicazioni che venivano da diversi organismi nazionali, hanno già introdotto alcuni istituti, come il patent box o il nuovo regime Cfc in Italia.

Nonostante la complessità della materia le imprese multinazionali hanno capito benissimo che dovranno rivedere in tempi brevi i propri strumenti di pianificazione fiscale, e si stanno già attrezzando: per esempio chi aveva tutti i redditi localizzati in Irlanda ora dovrà ridistribuirli e renderli tassabili nei paesi dove effettivamente sono stati prodotti.

C’è forse il rischio che un terremoto di queste proporzioni, che ha naturalmente bisogno di tempo per essere metabolizzato, provochi non poca confusione ai piani alti delle imprese più grandi: anche perché le riforme attualmente in discussione sono elaborate su tavoli diversi e una impresa che lavora in 28 paesi deve tener conto di quello che fanno l’Ocse, la commissione europea e ciascuno dei 28 stati nazionali.

Non c’è dubbio però che gli strumenti messi in campo saranno decisivi nella lotta all’elusione internazionale, soprattutto il country by country reporting, che riduce la possibilità di una pianificazione fiscale aggressiva, anche se con qualche rischio legato alla tutela della privacy, intesa come dati sensibili nella gestone aziendale.

Ci sarà quindi a breve l’occasione storica per pervenire ad un mercato globale che non veda più nella variabile fiscale la questione decisiva per pianificare un investimento o un disinvestimento produttivo, ad una competizione economica a livello mondiale che non punti le sue carte solo sulla ricerca di paesi e territori con carico fiscale irrisorio.

Giuseppe Catapano: Unioncamere, nel 2015 saldo positivo per le imprese: se ne contano 45 mila in più

20091212-FIN-TORINO- UNIONCAMERE:131/a ASSEMBLEA PRESIDENTI DELLE CAMERE DI COMMERCIO D'ITALIA - Nella foto l'intervento del Presidente delle Camere di Commercio Ferruccio Dardanello stamane alla 131/a Assemblea/ANSA/Tonino Di Marco

Dopo sette anni di crisi, lo scorso anno il tessuto imprenditoriale ha visto un ritorno del ritmo di crescita delle imprese ai livelli pre-crisi del 2007 (+0,75%). Questo grazie a 372 mila nuove iscrizioni che hanno più che compensato le 327 mila cancellazioni con un saldo, quindi, di 45 mila imprese in più.
E’ il profilo dell’imprenditoria italiana, alla fine del 2015, come emerge dall’analisi dei dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese, diffusi da Unioncamere – InfoCamere.
Negli scorsi dodici mesi le imprese italiane hanno accelerato il ritmo di crescita e raggiunto quota 6 milioni 57 mila unità
Se il bilancio del 2015 è stato positivo lo si deve in particolar modo alle imprese di giovani, stranieri e donne: il saldo delle aziende create da under 35 (+66.202 unità) supera nettamente l’intero saldo annuale (+45.181). Va inoltre segnalato il contributo determinante delle imprese di stranieri (+32.000 unità) e di quelle create da donne (+14.300). In crescita società di capitali e cooperative mentre diminuiscono imprese individuali e società di persone.
Dal punto di vista dei settori, due terzi della crescita del 2015 si concentra in tre soli comparti: commercio (+11.990 unità), turismo (+11.263) e servizi alle imprese (+9.409). Ancora in campo negativo (seppure in miglioramento rispetto al 2014), le costruzioni (-6.055 imprese), l’agricoltura (-5.460) e le attività manifatturiere (-2.416).

Giuseppe Catapano: Isis, la Francia, “Jihadisti in arrivo da Lampedusa”

giucatap691I miliziani dell’Isis che si possono nascondere tra i migranti che viaggiano dalla Libia a Lampedusa rappresentano un “grande rischio” per l’Europa. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian (nella foto) alla tv. Le Drian ha detto che c’è il bisogno “urgente” di una soluzione politica in Libia dove “Daesh si sta stabilendo… la Libia mi preoccupa dal settembre 2014. Sono lì, a 300 km dalla costa europea, e si stanno espandendo”. Le Drian, sottolineando che Lampedusa è a 350 chilometri dalle coste della Libia, ha osservato che “quando sul Mediterraneo c’è bel tempo, c’è il rischio che (i miliziani dell’Isis) possano fare la traversata, mescolandosi ai migranti. E’ un grande rischio” . “Tutti sono consapevoli del pericolo che il conflitto in Siria ed Iraq, dove stiamo vedendo alcuni risultati positivi, si trasferisca in un nuovo conflitto in Libia”, ha aggiunto, ribadendo che la soluzione politica “è il solo modo di sradicare il problema”. “Ci deve essere un governo di unità nazionale. C’è un serio processo politico in corso, sostenuto dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. E’ urgente”, ha concluso.Certo è che nentre Le Drian lancia l’allarme, l’Italia e la comunità internazionale non stanno ferme a guardare: domani si terrà alla Farnesina il vertice ministeriale dello Small group, cioè del gruppo dei paesi maggiormente impegnati nel quadro della più ampia coalizione globale impegnata nel contrasto all’Isis, cui spetta un ruolo particolare di guida politica e strategica dello sforzo collettivo. Il vertice sarà co-presieduto dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dal segretario di Stato americano John Kerry, e vedra’ la partecipazione dei ministri degli Esteri di 23 Paesi, europei, occidentali e della regione, e dell’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini.  Quello di Roma è il terzo vertice ministeriale dello ‘Small Group’, dopo quelli di Londra (gennaio 2015) e a Parigi (giugno 2015), e si tiene ad un anno dalla istituzione di questo formato.  L’Italia, ricorda la Farnesina in una nota, rimane tra i paesi pù impegnati della coalizione, in ragione del suo contributo sostanziale e multi-dimensionale alle sue attività, in particolare nel settore militare, nella formazione delle forze di polizia irachene, nel contrasto al finanziamento di Daesh, nel contrasto al fenomeno dei foreign fighters, e nella  comunicazione pubblica per contrastare la propaganda del gruppo jihadista.