Giuseppe Catapano: Sanità, Chiamparino, non basta un miliardo in più per il 2016

giucatap“Sarebbe urgente fare un incontro con il governo sulla legge di stabilità perché il nostro obiettivo sarebbe quello di concordare le modalità che riguardano le regioni e trovare un accordo prima che il provvedimento arrivi in Parlamento”. Lo dice il presidente Sergio Chiamparino, al termine della Conferenza delle regioni del 1à ottobre.
Solo un miliardo in più rispetto allo stanziamento del 2015 “non è sufficiente a raggiungere gli obiettivi. Non faccio dichiarazioni di guerra, gli obiettivi sono gli stessi del Governo, ma bisogna capire se le risorse sono sufficienti o no”, ha spiegato ancora Chiamparino al termine della conferenza Stato-Regioni tornato sulla questione del finanziamento del Fondo sanitario nazionale dopo le parole del premier Matteo Renzi che ieri aveva parlato di 111 miliardi nel 2016.
“Nessun braccio di ferro bisogna capire se un’integrazione di un miliardo invece dei cinque inizialmente previsti (per il biennio, ndr), è sufficiente”, ha proseguito. “Da una parte prendo atto che c’è una convergenza sugli obiettivi – ha proseguito – per migliorare al qualità del servizio attraverso l’innovazione dei farmaci e nelle misure per l’appropriatezza delle prestazioni. Dall’altra dobbiamo trovarci rapidamente sulla questione dei fondi”.
Come regioni “siamo impegnati per una profonda riorganizzazione della sanità che punti a migliorare il Servizio sanitario nazionale con più organizzazione tecnologica, farmaci innovativi, miglioramento dell’accessibilità e anche miglioramento della qualità delle prestazioni”.
“Quanto alle polemiche sull’appropriatezza delle prestazioni -ha sottolineato- si smontano con le stesse polemiche dei medici che polemizzano. Perché quando si parla di due tac per una tosse, è evidente che siamo fuori da ogni appropriatezza”. “Altro discorso – ha concluso – è che siamo aperti a ogni forma di confronto per far sì che le prescrizioni siano tali da non essere contro i medici con pregiudizio. Bisogna far sì che il sistema produca le giuste sanzioni quando ci sono elementi fondanti”.
E a proposito della razionalizzazione delle spese nella sanità, Chiamparino ha aggiunto che le Regioni sono impegnate “fin dallo scorso anno con il patto della salute per una profonda riorganizzazione che da una parte punti a migliorare il servizio sanitario attraverso più innovazione nelle tecnologie, più innovazione nei farmaci, soprattutto in quelli salvavita, e anche nel miglioramento della qualità delle prestazioni”.
“Credo che non si possa stare tutti gli anni a discutere di tagli alla sanità, bisogna stare attenti. C’è stata una apertura da parte di Renzi, ora parliamone”, ha detto il Presidente della Toscana, Enrico Rossi, al termine della Conferenza delle Regioni, a proposito dell’entità del fondo sanitario. “Bisogna parlare di più al cuore che mettere camicie di forza: la sanità ha già dato un bel contributo ai contri dello Stato, le risorse sono bloccate da tempo. Non si può ogni anno discutere di tagli, dobbiamo uscire da questi schemi”. Il ragionamento è del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, parlando con i cronisti al termine delle sedute odierne delle Conferenze delle Regioni, Stato Regioni e Unificata. “Bisogna fare attenzione – spiega – a non dare l’idea di una sanità che sia solo sotto l’assillo dei tagli. Bisogna lavorare per esempio sulla prevenzione, su un medio e lungo periodo. Se decidessimo di sradicare le epatiti, svolteremmo subito e ci sarebbe un risparmio notevole. Altro punto trascurato da tempo sono la prevenzione e gli stili di vita. Insomma – prosegue Rossi – ci vuole più respiro, no ad una logica di soli tagli. Ieri –è tornato a sottolineare Rossi – sono state importanti le parole del premier Renzi, vedremo cosa ci verrà proposto”. Rossi ricorda che in Toscana “abbiamo fatto proposte per riorganizzare la sanità, con cui si può razionalizzare e al tempo stesso migliorare i servizi. Siamo passati da 12 a 3 Aziende sanitarie: così saranno possibili maggiore specializzazione e risparmi”. Le aziende saranno operative dal 3 gennaio prossimo. Quanto al decreto sull’appropriatezza delle prestazioni, il Presidente toscano dice: “Oggi ci sono certamente sprechi. Forse però sarebbe stato meglio un intervento premiale: se fai prestazioni appropriate, si liberano risorse. Ogni imposizione è sbagliata, bisogna stare attenti; certo, l’appropriatezza è fondamentale”.
Critico il Presidente delle Regione Liguria, Giovani Toti che anche vicepresidente della Conferenza delle Regioni: “mi auguro che da parte del governo ci sia consequenzialità rispetto a quello che ha detto Renzi. Però non giochiamo con le parole: razionalizzazione, ottimizzazione… se sono meno risorse si chiamano tagli”.
Dalla trattativa tra il Governo e le Regioni sul nuovo fondo sanitario nazionale “mi aspetto che non ci siano tagli e mi aspetto che almeno sui farmaci salvavita ci sia un’attenzione particolare”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, in un’intervista ad Askanews. Pittella ha chiarito di comprendere che “nella condizione economico e finanziaria in cui si trova il paese, tutto non possiamo ottenere. Anzi, vogliamo concorrere responsabilmente al contenimento della spesa – ha piegato il presidente lucano – non un centesimo in meno e un’aggiunta che recuperi questa ulteriore criticità potenziale”. Questo perché, ha sottolineato, “i farmaci salvavita per una Regione piccola come la nostra, possono provocare uno sbilanciamento di circa 20 milioni di euro”. Il presidente della Basilicata ha quindi spiegato di “non voler pensare al rispetto in toto del patto per la salute che comunque sarebbe auspicabile, ma almeno un piccolo passo in avanti può essere fatto”.

Giuseppe Catapano: Fratellastri amanti smembrano i genitori e li danno in pasto ai cani

giucatapOrrore a Pilar, in Argentina, dove due fratellastri amanti hanno sparato ai loro genitori e ne hanno smembrato i corpi. Una parte l’hanno data in pasto ai cani, un’altra l’hanno bruciata. Autori del raccapricciante duplice omicidio due giovani di 25 e 22 anni.

Il movente sarebbe riconducibile ad abusi. Stanchi delle violenze, la coppia avrebbe così deciso di vendicarsi e salvare i fratelli. Secondo quanto riporta il ‘Daily Mail’, il giovane, quando ha ucciso il patrigno, ha anche mangiato un po’ del suo cadavere.

La polizia ha trovato pezzi di pelvi femminile e colonna vertebrale in un vecchio secchio di vernice.

Giuseppe Catapano: Riforme, dal Senato via libera all’articolo 1. Governo: “Nessun emendamento su art.2”

giucatapNon ci sarà nessun emendamento del governo all’articolo 2. Lo sottolineano fonti di palazzo Chigi. La linea del governo, spiegano a palazzo Chigi, è che sulle minoranze linguistiche sia più logico rimettersi all’aula. Si tratta di una questione tecnica che ai fini della riforma è indifferente. Un emendamento del governo caricherebbe la questione tecnica di significato politico e dovrebbe costringere il governo stesso a un voto segreto o a porre la questione di fiducia. E Renzi non ha alcuna intenzione di farlo, sottolineano sempre a palazzo Chigi.

La conferma arriva anche dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che al termine di una riunione con i capigruppo di maggioranza al Senato assicura non ci sarà un emendamento del governo. “E’ mai stato preso in considerazione?” chiedono i giornalisti. “Sto dicendo che non ci sarà, poi si valutano tante cose”, replica il ministro.

VIA LIBERA ART.1 – Via libera dell’aula del Senato con 172 sì, 108 no e tre astenuti all’articolo 1 del testo di riforma della Costituzione, che ridefinisce le funzioni e la natura del nuovo Senato, modificando il contenuto dell’attuale articolo 55 della Carta.

Clima di alta tensione in Aula dopo il via libera con 177 sì, 52 voti contrari e due astenuti al cosiddetto emendamento canguro, presentato dal senatore del Pd Roberto Cociancich. La proposta di modifica, molto contestata dall’opposizione, avendo un effetto “ghigliottina”, ha fatto decadere tutti gli emendamenti all’articolo 1 (complessivamente 220 pagine di emendamenti) e eliminato i voti segreti.

I senatori della Lega Nord e del M5S non hanno partecipato per protesta al voto sull’emendamento Cociancich.

Tre no anche dal gruppo Pd all’emendamento. Un voto negativo espresso da Corradino Mineo (che lo ha annunciato in aula) e Walter Tocci, mentre Felice Casson si è astenuto, anche se il voto di astensione per Regolamento al Senato, equivale a un voto contrario.

La presidente della commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro, ha precisato in Aula: “L’emendamento Cociancich riproduce esattamente l’emendamento da me firmato, insieme ai capigruppo della maggioranza. Il contenuto dell’emendamento non è frutto della mia fantasia creatrice ma dei lavori di commissione e dell’attività emendativa su un terreno comune, sugli assi portanti della riforma”.

GIuseppe Catapano: Esodati e pensioni flessibili, ecco la soluzione allo studio. Con uno spiraglio per le donne…

giucatapUna misura unica in Stabilità per chiudere strutturalmente l’odissea degli esodati e aprire, con tutte le cautele del caso, una formula di maggiore flessibilità in uscita con penalizzazioni. Il confronto tra i tecnici di Lavoro, Economia e Inps procede lungo questo solco sapendo che il limite massimo entro cui si potranno spostare le variabili è quello del miliardo o poco più che il Governo vuole impegnare sulla voce pensioni. Miliardo cui andrebbe aggiunto il mezzo miliardo di maggior spesa determinata dagli effetti della sentenza 70/2015 della Corte costituzionale che ha sbloccato le perequazioni sugli assegni oltre le tre volte il minimo.

La misura allo studio parte dallo schema base delle penalizzazioni il più corrette possibile sotto il profilo attuariale (si dice 4% sulla quota retributiva dell’assegno) con età minima per l’anticipo fissata a 63 anni e qualche mese, ovvero non più di tre anni dall’età di vecchiaia valida dal 2016. Gli anni di contributi minimi restano 35, soglia che consentirebbe di non esporre i lavoratori al rischio di un’uscita (magari indotta da piani di ristrutturazione aziendali) con assegni troppo bassi. Ma c’è anche consapevolezza che con 35 anni minimi la flessibilità nuova sarebbe soprattutto appannaggio degli uomini, vista la difficoltà per le donne di avere carriere continue. E sul punto una soluzione alternativa è ancora allo studio. Il confronto è aperto anche sull’«Opzione donna»: riconoscere alle dipendenti di 58 anni e 35 di contributi, con maturazione del requisito entro l’anno, un ritiro anticipato con penalizzazione del 3% l’anno per massimi tre anni in luogo del ricalcolo contributivo. Misura che potrebbe riguardare circa 30mila donne con un costo basso iniziale che poi cresce negli anni futuri quando le scattano le finestre della decorrenza (fino a 2 miliardi entro il 2020).

Ieri intanto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha presentato un nuovo Rapporto dell’Istituto sulle pensioni all’estero che fotografa le complesse dinamiche di una parte sempre più importante del mercato del lavoro italiano interessato dai flussi migratori. Tra le tante evidenze statistiche, Boeri ha sottolineato come ci sia un fenomeno significativo di “free riding” sui contributi degli stranieri con una percentuale alta di coloro che adesso avrebbero l’età per la pensione di vecchiaia, che hanno versato contributi senza però percepirla.

Si tratta di circa 200.000 stranieri sui 927.448 provenienti da paesi convenzionati che hanno superato i 66 anni e tre mesi (il 21%): non hanno alcuna prestazione dall’Inps per un totale di versamenti capitalizzati con il criterio contributivo di circa 3 miliardi. «Perché non usare quelle risorse per finanziare politiche di integrazione?» ha proposto Boeri. Sul fronte degli italiani pensionati che si trasferiscono all’estero, invece, è stata segnalata una crescita dei flussi, con il raddoppio tra il 2010 e il 2014 dei beneficiari di una rendita che decidono di vivere oltre confine. Nel 2014 Inps erogava 400mila trattamenti all’estero per una spesa di oltre un miliardo in 154 paesi. In questo caso la proposta è stata di valutare di pagare in futuro per l’estero solo le prestazioni contributive e non quelle assistenziali.

Giuseppe Catapano: Renzi, Italia fuori da sabbie mobili. «Pronti a cambiare sulla sanità»

giucatap«Nel primo anno e mezzo di governo la priorità è stata il salvataggio dell’industria manifatturiera e il lavoro per passare dal segno meno al segno più di tutti gli indicatori economici. Questa prima fase aveva come scopo portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili e ora possiamo dire: missione compiuta». Lo ha detto Matteo Renzi al question time alla Camera. E ha aggiunto: «Noi abbiamo nella legge di stabilità un elemento chiave, il momento della svolta definitiva».

Renzi: in 2017 Ires più bassa di Germania e Francia
Renzi ha ribadito che nel 2017 ci sarà la riduzione dell’Ires e già in questa legge di stabilità «indicheremo il livello di riduzione». Lo ha detto anticipando che l’obiettivo è «arrivare a un livello inferiore sia alla Germania, che alla Francia e alla Spagna».

«Sulla sanità non stiamo tagliando, ma pronti a cambiare»
Respinta al mittente anche l’accusa dei tagli alla sanità praticati dall’esecutivo. «Sulla sanità questo Paese non sta tagliando, poi possiamo discutere su come impiegare questi denari» ha affermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ricordando nel question time alla Camera gli stanziamenti crescenti per la sanità negli ultimi anni: 106 miliardi nel 2013, 109 nel 2014, 110 quest’anno e 111 nel 2016. «Sono d’accordo che dobbiamo cambiare qualcosa, se c’è da cambiare qualcosa, perché non dobbiamo dare l’impressione che i cittadini non abbiano il diritto alle cure», ha ammesso Renzi.

«Impegno contro povertà in legge di stabilità»
Renzi ha ribadito l’intenzione del governo di intervenire nella manovra con misure di contrasto alla povertà. «In legge di stabilità ci impegniamo a introdurre una misura contro la povertà e in particolare contro la povertà infantile» ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi a Montecitorio per il question time. E ha rivendicato una diminuzione di tre milioni di euro solo per le spese correnti di palazzo Chigi («Le auto di servizio sono state ridotte a 15»).

Su Tasi basta atteggiamento subalternità con Ue
Il premier ha poi rilanciato l’obiettivo di eliminare la tassa sulla prima casa «per tutti e per sempre». E alle perplessità della Commissione Ue su questo punto ha replicato: «Non rilevano le letterine europee; loro facciano quello che devono fare e noi facciamo quello che dobbiamo fare». Poi ha aggiunto: «Questo atteggiamento di subalternità ha da finire una volta per tutte». E ha spiegato: «Rispetteremo i parametri di Bruxelles, ma rispettando Bruxelles rispetteremo questa Camera e l’Aula del Senato che sono le sole a poter legiferare in materia fiscale».

«Rivediamo meccanismo 80 euro, non più sussidio ma riduzione fiscale»
Non solo. Il premier ha annunciato che il governo sta studiando «un meccanismo per far figurare gli 80 euro, finalmente, non più come un sussidio, un contributo, ma come una riduzione fiscale». E ha aggiunto: «Può darsi che questo provochi dei leggeri cambiamenti, può darsi che qualcuno ne prenda 81 e qualcuno 79, ma sempre lì siamo»

«No al reddito cittadinanza si punti su lavoro»
Porte chiuse poi al reddito di cittadinanza rilanciato dal M5s. «Credo che in questo Paese non sia giusto parlare di reddito di cittadinanza. La nostra Costituzione parla di diritto al lavoro, la misura per combattere la povertà è puntare sul lavoro» ha detto il premier Matteo Renzi rispondendo in aula alla Camera nel corso del question time.

«Su Isee pronti a verifica, ma sistema funziona»
In merito all’Isee, il premier ha dato disponibilità a modifiche. «Sicuramente siamo pronti ad una verifica, a discutere se qualcosa non funziona» ma secondo i «dati a disposizione c’è soddisfazione da parte degli utenti» per i nuovi criteri di dichiarazione: «l’80% è più favorevole o 11,7% indifferente»

«Stiamo gestendo una crisi epocale su migranti»
Sull’immigrazione Renzi ha detto che «stiamo gestendo una crisi epocale, senza rincorrere gli spot». E ha attaccati: «Altri sono stati capaci di dire “a casa tutti” e poi “li ospiterò nel mio bilocale”. Sicuramente bisogna fare sforzi per identificare le persone, sicuramente ma quando siamo in presenza di un immigrato che rischia la vita, non ci preoccupiamo se è un migrante economico o un rifugiato, prima lo salviamo e poi ci congratuliamo con chi lo salva». Ma poi ha buttato acqua sul fuoco degli allarmismi. «Non ci sono i numeri di cui state parlando, un milione di persone non sta arrivando in Italia – ha spiegato -. La Giordania, con 4 milioni di abitanti, ha un milione e mezzo di profughi».

«Italia in solco Onu sulla Siria, serve collaborazione»
Per quanto riguarda il fronte siriano, Renzi ha ribadito l’ancoraggio di qualsiasi iniziativa militare al mandato Onu: «La nostra posizione rimane nel solco delle Nazioni Unite – ha spiegato – invitare a tutti livelli alla collaborazione perché non si replichi – dopo 4 anni di guerra – il meccanismo per cui la mancanza di governo porta all’ esplosione di pezzi interi di Medio Oriente»

Question time su ripresa, tasse e casa
Le iniziative per rafforzare la ripresa economica, produttiva e occupazionale, il rilancio della politica industriale, gli orientamenti in merito alla tassazione sulla prima casa e sugli immobili in generale e il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento alla questione delle prescrizioni sanitarie. Sono questi alcuni dei temi trattati oggi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel question time in programma ala Camera.

Giuseppe Catapano: Siria, sganciate le prime bombe russe. Gli Usa: «Colpiti i ribelli, non l’Isis»

giucatapLa Russia ha cominciato i raid aerei in Siria. È la prima azione militare di Mosca in Medio Oriente dagli anni 80. La televisione di Stato siriana riferisce di raid su sette località della provincia di Homs e di quella confinante di Hama, più a Nord. In precedenza fonti americane avevano parlato solo di attacchi compiuti nella regione di Homs.
I russi hanno chiesto agli Stati Uniti di astenersi dal sorvolo del territorio siriano ma senza fornire informazioni sul luogo che intendevano colpire. Proprio a questo proposito il responsabile del Pentagono, il segretario alla Difesa Usa Ash Carter, ha chiesto di avviare contatti con la Russia per evitare che i raid lanciati da Mosca e quelli americani collidano o ostruiscano lo spazio a vicenda.

Contro l’Isis o con Assad
Non è chiaro quali siano i reali obiettivi colpiti dai raid di Mosca. Ufficialmente sono le postazioni dell’Isis ma nella serata di mercoledì il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, ha detto che gli attacchi appaiono diretti verso aree dove non sono presenti forze dello stato islamico. In precedenza, un portavoce della Casa Bianca aveva detto che i raid russi in Siria e il sostegno crescente di Mosca ad Assad «sono in contrasto con quanto si sono detti il presidente Putin e il presidente Obama nel corso del loro incontro all’Onu», dove avevano individuato come priorità lavorare alla transizione politica. «Questo – ha proseguito il portavoce della Casa Bianca – solleva dei dubbi sulla loro strategia».

I raid aerei della Russia vicino alla città di Homs «non hanno un obiettivo strategico» in termini di lotta all’Isis, hanno affermato ancora fonti dell’amministrazione Usa. In seguito, però, il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest ha detto che è «troppo presto per dire quali siano stati gli obiettivi fissati e quelli colpiti».

Fabius: non hanno colpito Isis
Anche secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, i primi bersagli colpiti sono stati altri gruppi dell’opposizione anti-Assad. «Se hanno colpito a Homs, come sembra», ha affermato una fonte militare di Parigi, non è lo Stato islamico l’obiettivo ma probabilmente i gruppi di opposizione. Ciò conferma che «i russi vanno più in aiuto di Assad che contro l’Isis».

Opposizione, raid russi hanno ucciso 36 civili
In precedenza Fabius, intervenuto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, aveva chiesto di cessare i bombardamenti sui civili in Siria effettuati mediante i barili esplosivi o con sostanze chimiche come il cloro.

Anche il presidente della Coalizione Nazionale Siriana, Khaled Khoja «condanna” i raid di Mosca perché «La Russia non sta combattendo l’Isis in Siria, ma prende di mira i civili nelle comunità che hanno respinto lo Stato Islamico». E afferma che «i raid aerei russi in Siria hanno ucciso 36 civili».

Giuseppe Catapano: Pd, discussione infinita nonostante l’accordo

PIERLUIGI BERSANI LUIGI ZANDA

“L’accordo nel Pd e’ un punto di equilibrio molto serio, che ha rimesso le cose a posto e terrà anche nei voti segreti, a meno che qualcuno non lo utilizzi per manovre politiche di parte”. Lo ha affermato il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, in un’intervista rilasciata a l’Unità a proposito delle riforme costituzionali. Quanto all’elettività dei senatori, il quinto comma dell’articolo 2, secondo Zanda “era l’unico su cui si poteva intervenire, perché era l’unico modificabile”.
L’emendamento al ddl Boschi che ha portato all’intesa nel Pd è “scritto in modo un po’ bizantino e contorto” ma “abbiamo ottenuto una riduzione del danno molto significativa. Danno che deriva dalla combinazione di legge elettorale e nuove norme costituzionali”. Riflette così, invece, il leader della minoranza dem, Pierluigi Bersani, in merito alle riforme costituzionali, aggiungendo che “adesso abbiamo un Senato elettivo, che ha alcune funzioni di garanzia rafforzate. Adesso bisogna andare avanti perché c’è ancora qualcosa da migliorare”. Secondo Bersani “c’è ancora da lavorare, ma un passo è stato fatto: un conto è nominarli a tavolino i senatori, un altro conto è eleggerli”.
Intanto, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha lanciato un appello su Facebook: “Il Pd dica no al sostegno di Verdini”. “Verdini definisce se stesso un taxi per portare i senatori e i deputati di Forza Italia da Berlusconi a Renzi e restare così per altri 10 anni al potere – ha spiegato Rossi -. Sbaglieremmo nel Pd a pensare che questo sostegno sia privo di interessi e condizionamenti. Se ci sarà, esso segnerà la qualità delle riforme e dei provvedimenti governativi e tutta la transizione politica e istituzionale ed economica e sociale di cui Renzi si propone come leader. Ancor prima che per ragioni morali o moralistiche è per ragioni politiche che Renzi deve dire: “no grazie””. “Soprattutto oggi – ha sottolineato il governatore toscano – che il Pd è unito sulle riforme. Questo fenomeno dei transfughi in politica, il trasformismo, è ben noto nella storia italiana e molto studiato nei Quaderni di Antonio Gramsci. Sarebbe poi interessante domandarci come si intreccia oggi il trasformismo con la questione morale denunciata da Enrico Berlinguer”.

Giuseppe Catapano: Il Papa, nessuno ha invitato Marino in America. Nuova polemica a Roma

PAPA FRANCESCO MARIO JOSE BERGOGLIO IGNAZIO MARINO

“Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? E neppure gli organizzatori, ai quali l’ho chiesto, lo hanno invitato. Si professa cattolico, è venuto spontaneamente”. Così Papa Francesco, a quanto riportato da Vatican insider, sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, in risposta a una domanda sulla presenza del sindaco di Roma Ignazio Marino all’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia.
Parole che hanno scatenato gli storici oppositori del sindaco. “La città non commenti le dichiarazioni del Sommo Pontefice su Marino e si prepari a esequie laiche”, scrive in una nota Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra. “Marino l’imbucato anche #PapaFrancesco e le autorità di Philadelphia lo smentiscono. Veramente #SenzaLimiti”, scrive sul suo profilo Twitter l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Faccio fatica a ricordare una figuraccia più colossale di quella appena rimediata dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, smentito da Papa Francesco sulla sua trasferta a Philadelphia dove non era stato invitato dalla Santa Sede, ma semplicemente ha voluto farsi un viaggetto negli States a spese dei contribuenti emulando il suo maestro Renzi, altro specialista in inutili voli transoceanici a spese dei cittadini. A questo punto Marino torni a Roma, dove tra l’altro in sua assenza si è verificato l’ennesimo disservizio con la metropolitana ferma per ore, e faccia un favore ai cittadini: si dimetta subito, già in aeroporto, senza nemmeno tornare in Campidoglio”, scrive su Facebook Roberto Calderoli della Lega. “Il viaggio a Philadelphia del sindaco Marino si risolve nella più grottesca figura mai toccata in sorte alla città di Roma nella sua pur millenaria storia. Resta da chiarire se sia almeno vero che le spese del viaggio saranno coperte dal comune di Philadelphia”, ha dichiarato la coordinatrice regionale del Nuovo Centrodestra nel Lazio, Roberta Angelilli. “Allo stato, infatti, ci risulta che il sindaco e gli altri tre imbucati nell’evento americano, rispettivamente il capo del Cerimoniale, un addetto stampa e tale dottoressa Coniglione, siano stati in parte spesati dal Campidoglio”.
“Tre biglietti andata-ritorno in business class sono stati infatti emessi su richiesta del Comune, mentre soltanto la dottoressa Coniglione avrebbe pagato di suo. Ci auguriamo che anche i rimborsi del sindaco di Philadelphia non siano inventati di sana pianta come l’invito di monsignor Paglia”, conclude Anelilli.
Un mare di critiche che ha costretto il Campidoglio a replicare con una nota nella quale precisa che “né il sindaco né nessun altro dell`amministrazione di Roma Capitale, ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco agli eventi conclusivi dell`Eight World Meeting of Families”. “Il viaggio a Philadelphia del sindaco di Roma – dice il Campidoglio – nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l’arcivescovo Charles Chaput, insieme con una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l`invito ufficiale. In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale aveva anche discusso della sua presenza all`evento di Philadelphia. Il tutto nasce quindi da una domanda sbagliata nei presupposti e forse posta con l’intenzione di suscitare polemica”.

Giuseppe Catapano: Catalogna, i separatisti vincono ma restano sotto il 50%. E Rajoy avverte: niente secessione

MARIANO RAJOY PRIMO MINISTRO SPAGNA

I due partiti separatisti Junts per Sì e Cup hanno ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento (72 su 135) nelle elezioni regionali della Catalogna. L’affluenza è stata del 77% dei cinque milioni e mezzo di aventi diritto, un record storico superiore del 9% rispetto alle elezioni del 2012.
Ora il referendum per la separazione dalla Spagna appare più probabile ma non è chiaro se i leader indipendentisti abbiano un mandato popolare sufficiente a imboccare questa via, in quanto meno del 48% della popolazione catalana ha votato a favore dei partiti anti-secessione.
“I separatisti hanno una maggioranza sufficiente per governare, ma proclamare unilateralmente l’indipendenza con meno del 50% dei voti popolari avrebbe poca credibilità, in Spagna e a livello internazionale”, sottolinea Emilio Saenz-Frances, professore alla Comillas Pontifical University di Madrid. Il premier Mariano Rajoy, del resto, è stato chiaro: sono disposto a trattare con il nuovo esecutivo catalano tutti i temi che vuole affrontare nel contesto delle leggi spagnole, ha ribadito: “Tutta la collaborazione del mio governo, sempre nel rispetto della legge”, ha detto Rajoy alla Moncloa, dove è apparso davanti ai giornalisti per commentare i risultati delle elezioni in Catalogna. “Quello che non sono disposto a fare è liquidare la legge», ha poi precisato. Rajoy ha quindi invitato il nuovo governo che si formerà nella regione a “governare per tutti i catalani, a superare la frattura”. In Catalogna, “le affermazioni di alcuni erano e rimangono al di fuori della legge ed è stato dimostrato che non hanno il sostegno della maggioranza dei cittadini”, ha aggiunto.

Giuseppe Catapano: Volkswagen, stop alla vendita dei modelli Euro 5 in Italia

giucatapVolkswagen Italia ha inviato una lettera a tutti i concessionari nel nostro Paese chiedendo di sospendere “come misura precauzionale” la vendita, le immatricolazioni e le consegne dei “modelli equipaggiati con motori diesel EA 189 omologati Euro 5”. La comunicazione riguarda circa 2.500 veicoli dei marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, in attesa di “fare chiarezza” su un particolare software utilizzato sui motori Diesel. La misura non riguarda i nuovi Euro 6, in vendita dall’1 settembre.

Tranne che per un ristretto numero di auto dei vari marchi (secondo fonti interne all’azienda dovrebbero essere tra le 2.500 e le 3.000 unità) con vecchia classificazione Euro 5, i modelli del Gruppo Volkswagen venduti in Italia con i marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda e Volkswagen Veicoli commerciali attraverso una rete di circa 500 operatori sul territorio nazionale, sono regolarmente acquistabili e immatricolabili, in quanto dallo scorso primo settembre le auto debbono obbligatoriamente essere Euro 6, un livello di omologazione delle emissioni dei diesel che è esente dalle problematiche evidenziate negli Stati Uniti. Per gli autoveicoli Euro 5 dotati del motore 2.0 TDI incriminato e in attesa di vendita, nell’ambito delle proroghe accordate, o di consegna, è invece scattata la sospensione richiesta da Volkswagen Italia.

La comunicazione – ad esclusivo uso interno – è stata inviata in attesa di “fare chiarezza su alcune problematiche che riguardano un particolare software utilizzato sui motori Diesel”. Come precisa la filiale italiana del Gruppo di Wolfsburg, si tratta di un provvedimento cautelativo, che dovrebbe permettere in tempi brevi di fare chiarezza sulla reale portata del problema “in attesa – si legge nella lettera – di ricevere ulteriori chiarimenti e dettagli” dalla Casa madre.

Anche Daimler avrebbe scritto a circa 11mila possessori di van Mercedes Sprinter per un update del software collegato al sistema di emissioni, in modo da prevenire “possibili inconvenienti con autorità e controllori”. A riportare la notizia il Welt Am Sonntag. La società ha fatto sapere che il richiamo a partire da giugno scorso “non ha assolutamente niente a che vedere con gli attuali problemi Volkswagen”.