Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Google sorpassa Samsung e Amazon sale dall’ottavo al quarto posto. Mentre Disney è il brand più forte, grazie a Star Wars.
Queste le principali novità rilevate da Brand Finance – societa’ di consulenza e valutazione dei brand – che analizza migliaia di marchi per realizzare la “Brand Finance Global 500 2016”, la classifica dei principali marchi del mondo.
Dopo anni di presenza tra il gruppo di brand con rating AAA+, Disney ha dunque raggiunto la vetta della classifica. Lo scorso anno, Lego aveva strappato la prima posizione a Ferrari soprattutto grazie al ritorno di immagine, e di business, di Lego Movie. Quest’anno, il successo di Star Wars VII “Il risveglio della forza” ha fatto la differenza, portando Disney a guidare, dall’iperspazio, le marche AAA+. La forza del marchio Disney è basata su una ricca storia, ma la posizione dominante è anche dovuta alle numerose acquisizioni che includono: ESPN, Pixar, Muppets, Marvel, Lucasfilm, che possiede Star Wars. Brand Finance ha misurato il valore del solo marchio Star Wars in 10 miliardi, un bel colpo se si considerano i 4 miliardi di dollari pagati dalla Disney nel 2012 per tutta la Lucasfilm.
Ferrari quest’anno esce dal ristretto gruppo dei marchi con rating AAA+ per confluire in quello più ampio con rating AAA, nonostante la buona opinione degli analisti finanziari.
Anche quest’anno invece Apple, con un valore pari a 145,9 miliardi di dollari grazie a un incremento del 14%, si conferma il marchio con maggiore valore economico al mondo. Il valore del marchio è dovuto sia a un brand con un rating “AAA”, estremamente forte sia agli ottimi risultati di business.
Il principale cambiamento nella classifica di quest’anno sono il sorpasso di Google su Samsung e il salto dall’ottavo al quarto posto di Amazon.
I brand cinesi sono in grande ascesa, sia tra i marchi che crescono maggiormente in valore, sia tra i marchi che crescono più velocemente, ci sono ben 7 marchi cinesi tra cui WeChat e Huawey.
A causa dello scandalo delle emissioni, sorprende poco che Volkswagen sia il brand con i risultati peggiori di quest’anno. Oggi il marchio VW vale 18,9 miliardi a causa di un calo pari a 12 miliardi, che porta il marchio tedesco dalla 17esima alla 56esima posizione.
I marchi italiani presenti in classifica perdono complessivamente il 10% in valore, che corrisponde esattamente alla riduzione del 10% del valore dell’euro, dell’ultimo anno nei confronti del dollaro. Agli 8 marchi italiani già presenti lo scorso anno si aggiunge il marchio Jeep, che cresce del 37%. Molto bene anche Eni, che incrementa anche la forza del proprio marchio, ed Enel, anche grazie all’aggregazione con Egp.
Meno bene Telecom Italia, i cui effetti del nuovo logo non sono ancora stati registrati. Anche il marchio Gucci brilla meno dello scorso anno, anche perché oltre a perdere in valore economico, riduce la propria forza. Il brand Fiat, perde in valore, ma migliora in termini di forza. Unicredit perde molto in valore e riduce la propria forza.
Catapano Carmine Vincenzo
Giuseppe Catapano: Fisco, multinazionali sotto tiro
C’era una volta Vincenzo Visco e la lotta all’evasione cominciava con la criminalizzazione dei lavoratori autonomi e delle piccole e medie imprese, aprendo così la strada a nuove imposte e nuovi adempimenti. Per vent’anni queste categorie hanno dovuto difendersi da una presunzione assoluta di evasione, praticamente invincibile. Ora si comincia ad aprire gli occhi su una realtà completamente diversa, tenuta nascosta dalle teste d’uovo della sinistra governativa: nelle ultime settimane, con un paio di azioni mirate nei confronti di Google e Apple, le amministrazioni fiscali di Roma e Londra hanno recuperato più di un miliardo di evasione. Non c’è dubbio che nei prossimi mesi esploderanno in tutta Europa casi ancora più clamorosi: la procura della repubblica di Milano sta lavorando su diverse ipotesi di presunta elusione internazionale che porteranno alle casse dell’erario ben di più di quanto prodotto dalle campagne di odio contro le partite Iva.
Le cose stanno cambiando molto velocemente. Le esigenze crescenti di gettito fiscale dei paesi produttori di ricchezza hanno portato in pochi anni alla fine del segreto bancario e stanno smantellando quelli che fino a poco tempo fa erano i paradisi fiscali più ambiti. Anche nella fiscalità d’impresa l’Unione europea ha deciso di cambiare rotta, impegnandosi nel processo di implementazione delle proposte Ocse. L’Unione europea, che avverte in modo sempre più urgente la necessità di giustificare la propria esistenza, ha presentato nei giorni scorsi un pacchetto di norme che recepiscono in sostanza le indicazioni dell’Ocse su Cfc, interessi passivi, strumenti finanziari ibridi, transfer pricing. L’Ocse infatti è un organismo consultivo, non ha potere normativo. Saranno perciò le direttive europee ad accelerare il processo di recepimento nei diversi stati, processo non semplice, anche perché negli ultimi mesi molti stati, anche sulla base delle indicazioni che venivano da diversi organismi nazionali, hanno già introdotto alcuni istituti, come il patent box o il nuovo regime Cfc in Italia.
Nonostante la complessità della materia le imprese multinazionali hanno capito benissimo che dovranno rivedere in tempi brevi i propri strumenti di pianificazione fiscale, e si stanno già attrezzando: per esempio chi aveva tutti i redditi localizzati in Irlanda ora dovrà ridistribuirli e renderli tassabili nei paesi dove effettivamente sono stati prodotti.
C’è forse il rischio che un terremoto di queste proporzioni, che ha naturalmente bisogno di tempo per essere metabolizzato, provochi non poca confusione ai piani alti delle imprese più grandi: anche perché le riforme attualmente in discussione sono elaborate su tavoli diversi e una impresa che lavora in 28 paesi deve tener conto di quello che fanno l’Ocse, la commissione europea e ciascuno dei 28 stati nazionali.
Non c’è dubbio però che gli strumenti messi in campo saranno decisivi nella lotta all’elusione internazionale, soprattutto il country by country reporting, che riduce la possibilità di una pianificazione fiscale aggressiva, anche se con qualche rischio legato alla tutela della privacy, intesa come dati sensibili nella gestone aziendale.
Ci sarà quindi a breve l’occasione storica per pervenire ad un mercato globale che non veda più nella variabile fiscale la questione decisiva per pianificare un investimento o un disinvestimento produttivo, ad una competizione economica a livello mondiale che non punti le sue carte solo sulla ricerca di paesi e territori con carico fiscale irrisorio.
Giuseppe Catapano: Unioncamere, nel 2015 saldo positivo per le imprese: se ne contano 45 mila in più
Dopo sette anni di crisi, lo scorso anno il tessuto imprenditoriale ha visto un ritorno del ritmo di crescita delle imprese ai livelli pre-crisi del 2007 (+0,75%). Questo grazie a 372 mila nuove iscrizioni che hanno più che compensato le 327 mila cancellazioni con un saldo, quindi, di 45 mila imprese in più.
E’ il profilo dell’imprenditoria italiana, alla fine del 2015, come emerge dall’analisi dei dati ufficiali sulla natalità e mortalità delle imprese, diffusi da Unioncamere – InfoCamere.
Negli scorsi dodici mesi le imprese italiane hanno accelerato il ritmo di crescita e raggiunto quota 6 milioni 57 mila unità
Se il bilancio del 2015 è stato positivo lo si deve in particolar modo alle imprese di giovani, stranieri e donne: il saldo delle aziende create da under 35 (+66.202 unità) supera nettamente l’intero saldo annuale (+45.181). Va inoltre segnalato il contributo determinante delle imprese di stranieri (+32.000 unità) e di quelle create da donne (+14.300). In crescita società di capitali e cooperative mentre diminuiscono imprese individuali e società di persone.
Dal punto di vista dei settori, due terzi della crescita del 2015 si concentra in tre soli comparti: commercio (+11.990 unità), turismo (+11.263) e servizi alle imprese (+9.409). Ancora in campo negativo (seppure in miglioramento rispetto al 2014), le costruzioni (-6.055 imprese), l’agricoltura (-5.460) e le attività manifatturiere (-2.416).
Giuseppe Catapano: Isis, la Francia, “Jihadisti in arrivo da Lampedusa”
I miliziani dell’Isis che si possono nascondere tra i migranti che viaggiano dalla Libia a Lampedusa rappresentano un “grande rischio” per l’Europa. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian (nella foto) alla tv. Le Drian ha detto che c’è il bisogno “urgente” di una soluzione politica in Libia dove “Daesh si sta stabilendo… la Libia mi preoccupa dal settembre 2014. Sono lì, a 300 km dalla costa europea, e si stanno espandendo”. Le Drian, sottolineando che Lampedusa è a 350 chilometri dalle coste della Libia, ha osservato che “quando sul Mediterraneo c’è bel tempo, c’è il rischio che (i miliziani dell’Isis) possano fare la traversata, mescolandosi ai migranti. E’ un grande rischio” . “Tutti sono consapevoli del pericolo che il conflitto in Siria ed Iraq, dove stiamo vedendo alcuni risultati positivi, si trasferisca in un nuovo conflitto in Libia”, ha aggiunto, ribadendo che la soluzione politica “è il solo modo di sradicare il problema”. “Ci deve essere un governo di unità nazionale. C’è un serio processo politico in corso, sostenuto dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. E’ urgente”, ha concluso.Certo è che nentre Le Drian lancia l’allarme, l’Italia e la comunità internazionale non stanno ferme a guardare: domani si terrà alla Farnesina il vertice ministeriale dello Small group, cioè del gruppo dei paesi maggiormente impegnati nel quadro della più ampia coalizione globale impegnata nel contrasto all’Isis, cui spetta un ruolo particolare di guida politica e strategica dello sforzo collettivo. Il vertice sarà co-presieduto dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e dal segretario di Stato americano John Kerry, e vedra’ la partecipazione dei ministri degli Esteri di 23 Paesi, europei, occidentali e della regione, e dell’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. Quello di Roma è il terzo vertice ministeriale dello ‘Small Group’, dopo quelli di Londra (gennaio 2015) e a Parigi (giugno 2015), e si tiene ad un anno dalla istituzione di questo formato. L’Italia, ricorda la Farnesina in una nota, rimane tra i paesi pù impegnati della coalizione, in ragione del suo contributo sostanziale e multi-dimensionale alle sue attività, in particolare nel settore militare, nella formazione delle forze di polizia irachene, nel contrasto al finanziamento di Daesh, nel contrasto al fenomeno dei foreign fighters, e nella comunicazione pubblica per contrastare la propaganda del gruppo jihadista.
Giuseppe Catapano: Facebook, nel quarto trimestre i profitti superano per la prima volta la soglia del miliardo di dollari
Facebook ha superato per la prima volta la soglia del miliardo di dollari di profitti nel quarto trimestre di riflesso alla crescente capacità del social network di sfruttare la sua popolarità. La società statunitense ha inoltre visto i ricavi trimestrali salire di ben il 52% a 5,84 miliardi in scia al crescente interesse degli inserzionisti pubblicitari, mentre i costi operativi sono aumentati del 21% in seguito agli elevati investimenti effettuati per assumere tecnici e personale per progetti innovativi nell’intelligenza artificiale o nell’estensione dei servizi internet in aree remote del mondo.
Inoltre Facebook ha ampliato la sua offerta di opzioni pubblicitarie consentendo per esempio agli inserzionisti di piazzare spot su Instagram ed è riuscita a spuntare migliori prezzi in particolare in Nord America.
Tutte le iniziative intraprese hanno spinto ricavi e profitti su livelli sempre più alti e il mercato non è rimasto deluso dopo i primi momenti di timori e preoccupazioni sulla capacità di mantenere un trend di crescita sostenibile. La continua crescita dei ricavi e dei profitti è stata dimostrata l’anno scorso da un rialzo del titolo di circa il 30% che ha consentito alla società di raggiungere una capitalizzazione di mercato di oltre 300 miliardi di dollari.
Nel quarto trimestre Facebook ha in particolare registrato un utile netto di 1,56 miliardi di dollari, oltre il doppio rispetto ai 701 milioni di un anno fa. L’Eps è conseguentemente salito da 25 centesimi di dollaro a 54 centesimi. Al netto delle componenti atipiche l’utile per azione si è’ attestato a 79 centesimi, ben al di sopra dei 68 centesimi delle stime del consenso. Il trimestre ha inoltre visto un nuovo aumento degli utenti mensili attivi, saliti a 1,59 miliardi dagli 1,55 miliardi dei tre mesi precedenti.
Giuseppe Catapano: Giustizia, Canzio, paese ha sete di giustizia e legalità
“Il paese ha sete di giustizia, legalità, efficienza e efficacia della giurisdizione”. Così afferma il primo presidente della corte di Cassazione Giovanni Canzio in un passaggio della sua relazione all’inauguaazione dell’anno giudiziario”. A parere del magistrato l’Italia “chiede che la legge venga applicata in modo uniforme e rapido”. Canzio ha spiegato che l’Itaila ha bisogno di una buona “nomofilachia”. Ma l`organo della nomofilachia, la Cassazione, “si muove oggi lungo un crinale drammatico, sicché la rotta potrà essere invertita solo con decisi e rapidi interventi di riforma e di autoriforma”.
“Spetta, per un verso, al parlamento e al governo apprestare tutte le misure necessarie perché la giurisdizione possa adempiere l`alto compito di garanzia affidatole dalla Costituzione – ha detto nelle conclusioni dell’intervento pronunciato in apertura dell’anno giudiziario – nella consapevolezza che essa non può risolversi in un meccanico esercizio ragionieristico di numeri e che il nudo efficientismo senz`anima rischia di piegare i nobili orizzonti costituzionali verso un inaccettabile modello di magistrato-burocrate, preoccupato più della difesa del proprio status che della tutela dei diritti degli altri. Le risposte dei giudici alle pressanti domande di legalità debbono essere sì pronte ed efficaci, ma anche eque e razionali, qualità queste che pretendono capacità di ascolto e di attenzione, dialogo con l`Avvocatura e la comunità dei giuristi, tempi adeguati di studio e riflessione, scelte serie e responsabili”.
Canzio ha sottolineato ancora una volta che spetta anche ai giudici il dovere di avviare “un virtuoso percorso interno di autoriforma che, ancor prima dell`auspicato intervento esterno, faccia leva sul sapere esperienziale e sulle capacità di auto-organizzazione, con speciale riguardo alle metodologie e alle forme delle decisioni”. “Determinante – ha aggiunto – sarà la motivazione dei giudici, dettata da spirito di servizio e senso dell`appartenenza all`Istituzione, ma anche dal grado di soddisfacimento personale che potrà trarsi dalla partecipata condivisione degli obiettivi e dalla visione di una progressiva realizzazione dei risultati del lavoro individuale e di gruppo”.
“Ognuno – ha quindi concluso con un appello ai colleghi – anche per le future generazioni dei magistrati che verranno, dovrà sentirsi coralmente protagonista e responsabile delle sorti dell`Istituzione alla quale appartiene, motivato da passione civile e democratica, impegnato nella tutela dei diritti fondamentali della persona e dei più alti valori della Costituzione, fedele al monito di Goethe: ‘Sinché dura il giorno vogliamo tenere alta la testa; e tutto quello che potremo produrre, noi non lo lasceremo da fare a quelli che verranno'”.
Il reato di immigrazione clandestina e l’istituto della prescrizione sono “due esempi di attualita’” per i quali il primo presidente della Cassazione auspica un intervento del legislatore. “Per il primo – spiega Giovanni Canzio nella suo relazione – non vi è dubbio che la risposta sul terreno del procedimento penale si e’ rivelatata inutile, inefficace e per alcuni profili dannosa, mentre la sostituzione del reatto con un illecito e con saznioni di tipo ammministrativo, sino al più rigorso provvedimento di espulsione, darebbe risultati concreti”. “Quanto alla prescrizione – rileva ancora Canzio – si è più volte ribadito che essa irregionevolmente, continua a proiettare la sua efficacia pure nel corso del processo, dopo l’avvenuto esercizio dell’azione penale o addirittura dopo che èstata prnonuciata la sentenza di condanna di primo grado, mentre sarebbe logico, almeno in questo caso che il legislatore ne prevedesse il depotenzimento degli effetti”.
Nessuno dubiti “dell’efficace azione di contrasto della magistratura verso ogni forma di criminalità organizzata o terroristica, anche di quella internazionale di matrice jihadista nel rispetto, tuttavia, delle regole stabilite dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato”, è l’appello rivolto dal Primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio nella sua relazione. “Diversamente – rileva Canzio – tradiremmo la memoria” dei magistrati “caduti in difesa dei più alti valori democratici”, come Emilio Alessandrini, “e non faremmo onore al giuramento di fedelta’ che abbiamo prestato”.
Orlando: non possiamo rinunciare a Shengen
Ci adopereremo nel quadro di una ridefinizione delle regole che disciplinano il fenomeno migratorio per il superamento del reato di immigrazione clandestina”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, intervenendo all’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione. Orlando ha sottolineato che “va scongiurata ogni contrapposizione tra diritti sociali e diritti civili, tra fedi religiose e fedi politiche, tra credenti e non credenti. E va così evitata la lacerazione del tessuto dei rapporti giuridici da cui dipende la nostra liberta. Il significato politico e ideale di Shengen sta qui. E non possiamo rinunciarvi”.
Giuseppe Catapano: Eurispes, in Italia il sommerso vale 540 mld, un terzo del pil. E l’evasione ammonta a 270 mld
In Italia il fenomeno del sommerso è estremamente diffuso, tanto da essere spesso definito “di massa”, confermando una stima che l’Eurispes produsse negli anni scorsi secondo la quale l’Italia ha 3 pil: uno ufficiale di circa 1.500 mld di euro; uno sommerso equivalente a circa un terzo di quello ufficiale, ovvero almeno 540 mld; e uno criminale ben superiore a 200 mld.
Lo sostiene l’Eurispes nel Rapporto Italia 2016, aggiungendo che ai circa 540 mld di sommerso indicati corrisponderebbe, considerando una tassazione di circa il 50%, la somma di 270 mld di evasione. D’altra parte, una buona fetta è considerato “sommerso da sopravvivenza” nel quale parti importanti della società hanno teso a rifugiarsi a causa della crisi economica.
“Siamo tutti evasori? Probabilmente sì”, scrive l’Eurispes nel rapporto 2016. L’istituto di ricerca parla di sommerso ed evasione fiscale come veri e propri fenomeni di massa, in cui trova terreno fertile il lavoro nero. Secondo gli italiani, rileva il rapporto, le categorie che più spesso lavorano senza contratto sono le baby sitter (indicate nell’80% dei casi), gli insegnanti di ripetizione (78,7%) e i collaboratori domestici (72,5%). Seguono badanti, giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, falegnami e, con una percentuale del 50%, i medici specialisti. Nel corso del 2015, prosegue l’Eurispes, ha accettato un lavoro senza contratto il 28,1% degli intervistati, contro il 18,6% dell’anno precedente.
Reati triburari: sequestri per 3,8 miliardi. Al 31 ottobre 2015 la Guardia di Finanza ha svolto 16.928 indagini di polizia giudiziaria concluse nel contrasto all’evasione e alle frodi fiscali; 38.248 verifiche e controlli fiscali; 456.548 interventi di controllo economico del territorio. I reati tributari riscontrati hanno prodotto 10.893 denunce con sequestri patrimoniali pari a 895.268.119 euro e oltre 3,8 mld di proposte di sequestro; i fenomeni emersi hanno riguardato 1.637 casi di frodi Iva, 362 casi di fiscalità internazionale, 6.761 evasori.
E’ quanto si legge nel rapporto Eurispes nel quale si sottolinea come, per quanto riguarda invece il sommerso da lavoro, le indagini hanno riscontrato: 9.655 lavoratori in nero, 9.301 lavoratori irregolari; 4.483 datori di lavoro che hanno utilizzato manodopera irregolare o in nero.
Sono stati effettuati quasi 7.000 interventi di polizia doganale, che hanno prodotto 4.857 denunce per un totale di 7.000 violazioni riscontrate. Nella lotta al riciclaggio, sono state 56 le ispezioni e 209 i controlli di attività ispettiva antiriciclaggio; sono state approfondite 14.137 segnalazioni per operazioni sospette, con il risultato di 501 persone denunciate e 1.744 violazioni amministrative accertate.
Gli oltre 8.000 interventi eseguiti per accertare la legalità della circolazione transfrontaliera di valori hanno riscontrato 3.893 violazioni e prodotto l’intercettazione di 85,6 mln di euro di valuta e titoli.
Nell’ambito della lotta alla criminalità organizzata ed economico-finanziaria, al 31 ottobre 2015 sono state 56 le ispezioni e 209 i controlli di attività ispettiva antiriciclaggio; sono state approfondite 14.137 segnalazioni per operazioni sospette, con il risultato di 501 persone denunciate e 1.744 violazioni amministrative accertate. Gli oltre 8.000 interventi eseguiti per accertare la legalità della circolazione transfrontaliere di valori hanno riscontrato 3.893 violazioni e prodotto l’intercettazione di 85.600.000 euro di valuta e titoli.
Per quanto riguarda l’attività di contrasto al riciclaggio e all’usura più di 1.000 gli interventi eseguiti e 1.701 le persone denunciate. Un ulteriore sequestro di 811,36 mln di euro è avvenuto per reati fallimentari, societari, bancari, finanziari e di Borsa, per un totale di 5.053 soggetti denunciati nel corso dei 2.373 interventi eseguiti a tutela dei mercati finanziari. Gli interventi per falso monetario, invece, sono stati 4.925 e hanno condotto alla denuncia di 5.073 persone e al sequestro di 6.170.000 euro.
Il contrasto alla criminalità organizzata ha visto 2.341 accertamenti patrimoniali, per un totale di 8.880 soggetti controllati tra persone fisiche e giuridiche, oltre 4,6 mld di euro di proposte di sequestro e oltre 2,5 mld di euro effettivamente sequestrati, oltre a 452.307.182 confische avvenute.
Renzi su Twitter: 2015 anno record per recupero evasione. “Il 2015 anno record nel recupero sull’evasione fiscale (quasi 15 mld €). Un abbraccio a chi ci definiva “filo-evasori! #lavoltabuona”. Lo ha scritto il premier Matteo Renzi su Twitter.
Giuseppe Catapano: Moscovici, l’evasione delle imprese costa ogni anno fino a 70 mld all’Ue. Multinazionali, 31 paesi firmano protocollo Ocse
Nell’Unione europea “ogni anno perdiamo tra i 50 e i 70 miliardi di euro a causa dell’evasione fiscale delle imprese”. Lo ha denunciato il commissario europeo per gli Affari economici e la fiscalità, Pierre Moscovici, presentando il nuovo pacchetto contro l’evasione fiscale delle imprese, anticipato sull’edizione odierna di ItaliaOggi.
Il commissario ha spiegato che la Commissione europea è ottimista circa l’approvazione delle nuove proposte. Il Consiglio Ue, l’insieme degli Stati membri, deve procedere all’unanimità su questioni economiche e fiscali. Una procedura dall’esito meno scontato rispetto alle approvazioni a maggioranza, ma Moscovici si dice “fiducioso” su un via libera in Consiglio Ue. “La mia grande fiducia per un accordo rapido sull’architettura fiscale è dovuta al fatto che è atteso dagli attori economici e voluto dall’opinione pubblica”, ha spiegato.
Intanto ieri sera è stata siglata a Parigi da 31 Paesi dell’Ocse, tra cui l’Italia, l’intesa sullo scambio di informazioni fiscali sulle multinazionali. Un accordo chiave per contrastare le pratiche di “ottimizzazione” che hanno consentito a molti giganti globali di sottrarre ingenti somme agli erari di mezzo mondo. Il protocollo, chiamato Multilateral Competent Authority Agreement, consentirà lo scambio automatico di dati. “Avrà un effetto immediato nell’aumentare la cooperazione fiscale e migliorando la trasparenza sulle multinazionali”, ha rivendicato il segretario generale dell’Ocse Anguel Gurria.
Giuseppe Catapano: L’Ue in guerra contro l’evasione fiscale
Cinque armi contro l’evasione fiscale in Ue. Oggi il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario alla fiscalità Pierre Moscovici svelano il pacchetto Beps (Base erosion profit shiftign). Le caratteristiche principali, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, delle nuove proposte comprendono: misure giuridicamente vincolanti e necessarie per bloccare i metodi più comuni utilizzati dalle aziende per evitare di pagare tasse; una raccomandazione agli Stati membri su come prevenire gli abusi al trattato fiscale; una proposta per gli Stati membri di condividere informazioni fiscali sulle multinazionali operanti nell’Ue; azioni per promuovere la buona governance fiscale a livello internazionale; e nuove procedure nei confronti dei paesi terzi che rifiutano il fair play fiscale.
Il pacchetto antielusione. Una delle armi messa sul campo dalla commissione oggi è la direttiva sulla base imponibile consolidata comune delle società (Ccctb). Lo strumento servirà davvero come una soluzione allo spostamento dei profitti all’interno dell’Ue. Ma non solo la Commissione giocherà di anticipo sui tempi tecnici di approvazione della direttiva tanto che il pacchetto che sarà illustrato oggi offre soluzioni immediate ed efficaci per affrontare l’evasione fiscale, aumentare la trasparenza fiscale e di garantire un ambiente di lavoro più equo e più stabile.
Giuseppe Catapano: Memorandum d’intesa Roma-Teheran per lo sviluppo della rete ferroviaria iraniana. Gruppo Fs in prima linea
Ferrovie dello Stato Italiane in prima linea per lo sviluppo della rete ferroviaria dell’Iran.
Oggi è stato firmato un memorandum d’intesa dal Ministro dei Trasporti italiano Graziano Delrio e dal suo omologo iraniano Abbas Akhoundii, nell’ambito della visita in Italia del presidente Rouhani, che coinvolge progetti importanti tra cui la linea AV Tehran-Qom-Isfahan e la metro Mashad.
In una nota, il gruppo Fs ricorda che, attivo sul territorio sin dal 2001, ha riavviato recentemente i contatti con le Ferrovie Iraniane (RAI) ed èimpegnato in Iran, oltre che con la holding, attraverso Italferr (società di ingegneria) e Italcertifer (certificazione).
La prima è stata selezionata per prestare assistenza tecnica per il progetto della linea alta velocità Tehran-Qom-Isfahan (circa 400 km). Sta inoltre seguendo l’elettrificazione della linea Tehran-Mashhad (circa 900 km). Italcertifer si è affacciata sul mercato iraniano da circa due anni: sta lavorando alla progettazione preliminare del Test Centre delle Ferrovie Iraniane (infrastruttura e materiale rotabile) e ha partecipato alla gara relativa alla metro di Mashhad, risultando il “preferred bidder”, in attesa della firma del contratto.
L’infrastruttura ferroviaria dell’Iran si estende per circa 10.000 km e prevede un ampliamento del network fino a 25.000 km nel 2025, di cui 7.500 km di linee già in costruzione.



