ROMA – Vladimir Putin la guerra all’Isis la fa. Dal cielo, dal mare e da terra. I caccia bombardieri russi attaccano sistematicamente, i missili partono dalle navi della flotta lontana anche 1.500 chilometri, stivali russi sono dietro e al fianco dell’offensiva di terra con cui Damasco sta andando a riprendesi il nord-ovest della Siria. Valdimir Putin la guerra la fa e la fa sul serio. La sua aviazione, marina e corpi speciali attaccano tutti i ribelli al regime di Damasco. Tutti, proprio tutti. Compresi i ribelli filo occidentali, i moderati, i non islamisti. Usa e Europa si indignano per questo e fieramente protestano. Ma nel teatro siriano moderato è stato battezzato Al-Nusra, cioè Al Quaeda! Purtroppo i filo occidentali, non islamisti, moderati e laici in Siria sono sparuta minoranza, praticamente non esistono. E se nonostante la loro esiguità numerica (gli Usa confessano di non essere mai riusciti ad arruolarne e addestrarne più di qualche decina!) dovessero vincere, dovessero entrare a Damasco dopo il collasso di Assad, allora moderati, non islamisti, laici, democratici sarebbero d’un lampo e in un boccone fagocitati da Isis nelle sue varie incarnazioni. Le cose stanno così e non altrimenti. Così è stato ed è in Libia. Così è in Yemen. Così in Somalia. Così in mezzo Iraq. Così dovunque c’è l’ideologia armata e conquistatrice detta Isis. Anche in Egitto, non ci fosse il despota Al Sisi, i moderati avrebbero già lasciato il campo e l’Egitto sarebbe altra base Isis. Non c’è, qui e oggi, nell’arco di crisi che va dall’Afghanistan alla Nigeria, una terza realtà. O le teocrazia armata e combattente modello Isis o despoti, dittatori, regimi autoritari. Putin ha capito, vede la realtà e fa la guerra all’Isis appoggiandosi e appoggiando un regime autoritario. Oggi infatti non c’è altro vero modo di far la guerra sul serio all’Isis. Obama la guerra non la fa. La mima, la tiene al minimo regime possibile. Non fa la guerra sul serio, distingue. Immagina, quasi inventa, opposizioni moderate ad Assad. Obama è l’Occidente, siamo noi. Noi che abbiamo immaginato, quasi inventato primavere democratiche arabe. Noi che non vogliamo stivali delle nostre truppe in nessun luogo. Noi che vorremmo mollare l’Afghanistan dove la guerra non finisce mai. E l’Iraq e la Siria e la Somalia e la Libia. Lasciare, giustamente lasciare, tutti questi paesi e tutti i paesi agli afgani, iracheni, siriani, somali, libici democratici, moderati, laici, musulmani ma non islamisti alla riconquista del mondo. Solo che questi a cui vorremmo lasciare tutti i paesi in questi paesi semplicemente non ci sono. Quindi lasciare vuol dire inevitabilmente lasciare agli altri, a Isis o come vi pare di chiamarla. Per questo Obama la guerra non la fa sul serio, perché pensa di poterla fare con e per chi di fatto non c’è. Magari ci sarà domani, magari…Oggi non c’è. L’Italia fa…le comiche. Si consulti il Parlamento! Si pronunci il Parlamento! Per chi avesse la bontà e il buon gusto di ricordarsene il Parlamento si è già pronunciato con un sì alla missione militare di appoggio al governo iracheno e alle autorità curde. Il Parlamento ha detto sì all’invio di armi e istruttori che sono là da mesi. Il Parlamento ha detto sì all’invio di caccia bombardieri Tornado che fanno ricognizione. Cioè volano, indicano i bersagli. Poi bombardano gli olandesi. Il Parlamento italiano ha già detto sì all’Italia nell’allaenza militare che combatte, fa, più o meno, la guerra all’Isis. Ma la gag comica “si pronunci il Parlamento” non prevede e consente memoria. Già, ma stavolta si tratta di sparare davvero, bombardare davvero, di guerra vera. Perché prima, mentre cerchi i bersagli nemici, è gita? Se l’Isis avesse, e domani potrebbe averla, robusta contro aerea e tirasse un missile a un Tornado italiano in ricognizione avvertiamo quelli a Raqqa che come da mozione parlamentare Italia non spara e quindi richiamino il missile? Si pronunci il Parlamento e sia ma su cosa si deve pronunciare, sulla neutralità italiana tra chi taglia gole e teste e chi bombarda? Su una risoluzione che ci collochi in una terra di mezzo tra gli uni e gli altri? L’Italia fa le comiche. Le comiche di coloro impropriamente definiti pacifisti. Il pacifismo, anzi la pace sono la migliore opzione, assolutamente la migliore. Fino a che non ti tagliano la gola. Allora il pacifismo diventa altra cosa. Da noi, tranne pochi casi di effettiva coscienza, è gag comiziale e parlamentare appunto. Non molti ricordano che l’Italia fu in grado di a lungo dibattere e parlamentarmente sostenere che quando unità militari italiane all’estero finivano sotto fuoco nemico per decidere se rispondere o no al fuoco doveva appunto decidere il Parlamento con le apposite commissioni. “Qui Kabul, periferia ovest, ci sparano, che facciamo..?”. “Ok, avvertiamo Commissione Senato e Camera, si riuniranno d’urgenza, vi faranno sapere. Se non ci sono emendamenti in 24/48 ore la risposta.” L’abbiamo fatto, l’abbiamo fatto davvero. L’Italia, appunto le comiche.
Giuseppe Catapano: Marino, dimissioni ma… “Non escludo il ritorno”
ROMA – Ignazio Marino alla fine si è dimesso. Il Pd ha mandato Marco Causi (vicesindaco dimissionario) e Alfonso Sabella (assessore), che sono riusciti nella missione di convincere il sindaco a dimettersi. Anche se, come recita l’epitaffio di Franco Califano, Marino ha voluto congedarsi con un “non escludo il ritorno”. Nel suo annunciare le dimissioni (qui il testo integrale della lettera) Marino ha ricordato/minacciato che “ho venti giorni per pensarci”. Venti giorni prescritti per legge, che di solito non vengono utilizzati ma che il chirurgo prestato alla politica ha dichiarato di voler usare. Cosa farà nei prossimi venti giorni? Forse valutare se riesce a tornare alla guida del Campidoglio con un’altra maggioranza. Perché nella sua lettera, in cui Marino non fa per nulla autocritica, il sindaco ha attaccato il Pd perché non lo ha sostenuto nonostante quelle che, a suo dire, sono le tante cose buone fatte. Ma l’ultimatum era arrivato già quasi 24 ore prima dal Pd, cioè dal suo partito. Ultimatum chiaro: o te ne vai o ti mandiamo via noi. Ultimatum largamente anticipato da quanto accaduto nella convulsa mattinata di questo 8 ottobre. Con un assessore Pd, Stefano Esposito, che aveva parlato apertamente di “nessuna possibilità di andare avanti”. Lo stesso Esposito, insieme con il vicesindaco Marco Causi, l’assessore al Turismo Luigina Di Liegro, ha rassegnato le dimissioni. Sono tutti e tre elementi entrati in Giunta con il rimpasto di luglio, un rimpasto che ha dato un’impronta più Pd-Renzi al percorso di Marino, espellendo dal governo della città Sel. Percorso che pare arrivato agli ultimi metri proprio perché quel Pd-Renzi non ne vuole sapere più niente del sindaco chirurgo. Tanto da ventilare la presentazione di una mozione di sfiducia in Consiglio comunale a Marino nel caso che il sindaco, come è apparso sempre più probabile una volta passato il primo ultimatum delle 16, avesse pensato di resistere ancora e di arroccarsi nel Campidoglio. Lo fa capire in modo chiaro anche l’ultimo arrivato (in mero ordine cronologico) nella Giunta. Quello Stefano Esposito portato dal Senato ai disastrati trasporti della Capitale che pure in poche settimane è riuscito a inimicarsi tanti romani cantando “Roma m…” in radio. Esposito a Sky Tg 24 parla di “fine inevitabile” e spiega: “La situazione non può durare, non vedo possibilità di andare avanti”. Ma perché inevitabili? Prima cosa perché Marino ha confessato. In pochi lo hanno scritto se non tra le righe. Eppure, decidendo e annunciando ai romani che restituirà 20mila euro e non utilizzerà più la carta di credito del comune, il sindaco ha confessato di aver pasticciato con le note spese. Davanti a manifesta confessione scatta una legge inevitabile della politica: individuare il danno maggiore e limitarlo. Fino al pasticcio delle note spese il danno maggiore, per il Pd che Marino li ha messo e provato a sostenere, è Roma con un sindaco dimissionario durante il Giubileo. Ora il danno maggiore è un sindaco con le note spese pasticciate prima durante e dopo il Giubileo. E cosa era, se non gestire il danno, la scelta di commissariare di fatto il Giubileo affiancando a Marino il prefetto Gabrielli? Il sindaco ha finto di non cogliere. Ha imbarazzato Gabrielli e un’intera platea di uditori con una battuta fuori luogo proprio perché vera, una di quelle cose su cui non c’è da ridere, definendo il prefetto “la sua badante”. Seconda cosa, Matteo Renzi non ne può più. Non solo in senso di malumori e di personale disistima. Non ne può più politicamente perché non può permettersi di avere un sindaco Pd in queste condizioni. Bersaglio quotidiano e costante non solo di polemica politica ma persino di iniziative della magistratura. Un sindaco che ogni giorno, a ogni esternazione, a ogni viaggio non richiesto, a ogni auto in divieto di sosta, a ogni nota spese pasticciata, costa al Pd migliaia di voti. È quindi possibile, anzi probabile, che Marino non venga sostituito ma rimpiazzato da un commissario (si troverà una formula) per aprire la strada alle elezioni nel 2016. Elezioni che Renzi vorrebbe possibilmente non concomitanti con quelle di Milano e Napoli, previste in primavera. Per Roma Renzi ha in mente ottobre. E c’è la prospettiva, minacciosa per il Pd, di un sindaco grillino. Se si votasse oggi, infatti, sarebbe proprio il Movimento 5 Stelle ad avere più voti e ad avere più possibilità di mettere al Campidoglio un sindaco. Il Pd romano, tra scandali coop e arresti per Mafia Capitale, ci ha messo del suo. Marino ha dato la mazzata finale.
Giuseppe Catapano: Poste, Ugo Rossi contrario alla chiusura degli uffici in Trentino
Il presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, si dice contrario alla chiusura degli uffici postali in Trentino, sostenendo che “il servizio postale è ritenuto dalla comunità trentina uno dei servizi essenziali e non può essere accettata la logica del mero peso dei numeri per il mantenimento di detto servizio essenziale sul territorio”.Giuseppe Catapano: Province, Toscana accelera su riassorbimento funzioni e personale
La Toscana è stata la prima Regione italiana a dotarsi di una legge di riordino istituzionale per risolvere – spiega una nota della Regione – il nodo del riassorbimento delle funzioni e del personale delle Province. “Si tratta del più pesante riordino istituzionale degli ultimi decenni”, ha spiegato l’assessore regionale alle riforme istituzionali Vittorio Bugli intervenendo in Consiglio regionale con una comunicazione sul tema. “Ci saranno cambiamenti enormi, ma proprio per questo rappresenterà una grande opportunità per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, semplificare la pubblica amministrazione, aumentarne la trasparenza e la produttività”, ha aggiunto Bugli.Giuseppe Catapano: Appropriatezza prescrizioni, Lorenzin, eliminare sprechi è dare più servizi
“L’appropriatezza non può e non deve significare diminuire la qualità, ma l’esatto contrario”. Lo ribadisce il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo al congresso dei medici della Fimmg, che sono sul piede di guerra in merito alle annunciate sanzioni sulle prescrizioni inutili.Secondo il ministro della Salute l’appropriatezza in sanità è anche un’alleata dei medici contro l’invasività di quello che Lorenzin ha chiamato il ‘Dottor Google’. Sempre più spesso, infatti, i pazienti arrivano dal dottore ‘armati’ di diagnosi e terapie scaricate da Internet. “Si tratta di buone pratiche, di un codice utile ai medici che sempre più spesso si trovano a dover gestire pazienti che si fanno autodiagnosi e chiedono prestazioni specifiche. Nessun esame viene tagliato, i cittadini non perdono nulla di quanto hanno per la tutela della loro salute”.
“L’appropriatezza – ha precisato Lorenzin – è l’atto necessario per la persona giusta al momento giusto e viene deciso solo dal medico. Per ciascuna di queste prestazioni viene indicato cosa fare in base a determinati parametri, ma il medico può derogare e fare quello che ritiene giusto e se serve lo scrive e lo motiva”.
Giuseppe Catapano: Fondazione Migrantes, Rapporto “Italiani nel mondo”
Gli italiani all’estero sono 4,6 milioni. La Fondazione Migrantes ha presentato il suo decimo Rapporto “Italiani nel mondo”, evidenziando che negli ultimi dieci anni i flussi migratori sono saliti di circa il 50%.Giuseppe Catapano: Riutilizzo aree industriali dismesse, audizione delle Regioni
“Le Regioni condividono l’utilità della proposta di legge in discussione per incentivare il riutilizzo delle aree industriali dismesse” lo hanno sottolineato Manuela Bora (assessore della Regione Marche), intervenuta in audizione alla Commissione industria, commercio e artigianato del Senato, in qualità di coordinatrice della Commissione attività produttive della Conferenza delle Regioni, e Loredana Capone (assessore della Regione Puglia). “E’ un provvedimento importante – ha spiegato Manuela Bora – per proseguire nell’azione di riduzione del consumo del suolo, di tutela e recupero del paesaggio”.Giuseppe Catapano: Chiamparino convoca la Conferenza delle Regioni per l’8 ottobre
Il Presidente Sergio Chiamparino ha convocato una seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per giovedì 8 ottobre alle ore 12 (Roma, via Parigi 11).Prorio sul tema della legge di stabilità, alla vigilia della Confernza delle Regioni, è intervenuto il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella ha spiegato di aspettarsi che dalla trattativa tra il Governo e le Regioni sulla Legge di Stabilità e, in particolare, sul fondo sanitario nazionale, “non ci siano tagli e mi aspetto che almeno sui farmaci salvavita ci sia un’attenzione particolare”. “Comprendo che – ha aggiunto il Presidente lucano – nella condizione economica e finanziaria in cui si trova il paese, tutto non possiamo ottenere. Anzi, vogliamo concorrere responsabilmente al contenimento della spesa: non un centesimo in meno e un’aggiunta che recuperi questa ulteriore criticità potenziale. I farmaci salvavita per una Regione piccola come la nostra – ha concluso Pittella – possono provocare uno sbilanciamento di circa 20 milioni di euro”.
GIUSEPPE CATAPANO: PUTIN E LA SIRIA, GUERRA AL TERRORISMO O AGLI USA?
Il fallimento completo della primavera araba in Siria e la conseguente guerra civile che ormai si protrae da diversi anni, dal 2011 per la precisione, ha portato il paese mediorientale allo sfacelo attuale.La Siria è una polveriera anzi un minestrone in cui l’esercito siriano rimasto fedele a Bashar al Assad appoggiato dagli Hezbollah e altre formazioni sciite si confronta con i curdi dello YPG -unità di protezione popolare, i ribelli moderati dell’esercito libero siriano e diverse formazioni islamiste tra cui Al-Nusra legata ad Al-Qaeda e l’ormai noto Stato Islamico del califfo al Baghdadi e del suo esercito di tagliagole che ogni giorno non manca di sgomentarci con la sua efferatezza che non risparmia nemmeno donne e bambini appena nati. Tutte queste formazioni, che formano l’opposizione all’attuale regime, a loro volta sono in lotta tra loro: come i curdi e i ribelli moderati contro le formazioni jihadiste ad esempio. Il caos che questo cruento conflitto sta generando ha investito l’Europa di un’ondata migratoria che non si vedeva dalla seconda guerra mondiale e a cui il vecchio continente non solo ha dimostrato tutta la sua impreparazione ma anche tutta la sua litigiosità interna mostrando al mondo, anche attraverso la rievocazione del filo spinato che il governo ungherese ha rispolverato dall’armadio della guerra fredda, che l’Unione Europea è ancora un’utopia.
La debolezza americana in Siria
L’Amministrazione Obama vuole tenersi a debita distanza dal conflitto siriano preferendo l’approccio aereo, colpendo pochi obiettivi alla volta, più o meno mirati. Questa tattica si era mostrata già poco proficua in Vietnam dove si colpisce un esercito organizzato in bande, sfuggente, abituato alla guerriglia e che conosce perfettamente i territori che occupa: qui tra vietcong e jihadisti c’è un forte nesso e forse proprio il fantasma del Vietnam ma anche della Somalia senza dimenticare Iraq e Afghanistan tutti esempi di ‘guerre per la democrazia’ miseramente fallite o mediocramente riuscite per gli ultimi due casi, a spaventare l’America che non vuole impantanarsi in un altro logorante e dispendioso conflitto. Da qui la scelta dei raid e dell’arruolamento di uomini sul posto. Tattica poco efficace che non serve a fermare la deriva dell’islam politico ma sicuramente proficua dal punto di vista economico grazie al giro di armi e petrolio che si cela sotto.
L’entrata in campo di Putin
Che la Siria sia geopoliticamente importante e che abbia risorse da sfruttare lo sa benissimo anche Putin che sicuramente non vuole perdere un governo amico come quello di Assad nella regione. Mettiamo insieme la già citata debolezza ed indecisione occidentale che si azzuffa su come affrontare il problema, Mosca non poteva ‘dare picche’ alla richiesta d’aiuto del dittatore siriano e di sfruttare a pieno l’occasione. La discesa del gigante russo in Siria rimescola le carte in tavola e sposta gli equilibri perchè l’obiettivo di Putin non sono bombardamenti mirati ma a tappeto per distruggere anzichè contenere non solo l’ISIS ma anche tutte le altre formazioni ribelli aiutate dai paesi del golfo e dall’America per far rimanere in piedi il sempre più traballante Assad ma soprattutto sancire l’ascesa della ‘nuova’ Russia al centro dello scenario internazionale e la sua opposizione all’America-mondo.Vincere la guerra celata con gli USA in Siria significa strappare dal dominio americano una regione importantissima come quella mediorientale in cui già Israele, Egitto, Iran e Iraq strizzano l’occhio. Va anche detto che oltre a motivi di puro imperialismo anche la Russia ha bisogno di combattere il terrore islamico. Putin aveva detto: “interveniamo in Siria, nei territori già occupati dal Califfato prima che arrivino da noi”, si ricorda che la Russia è un paese in cui convivono diverse etnie, culture e religioni tra queste anche molte comunità musulmane che come in Cecenia possono essere solleticate dall’ISIS a imitare le loro azioni anche in territorio Russo.
Giuseppe Catapano: Grecia, investitori italiani non avranno soldi indietro
In Italia circa il 10% del totale del parco veicoli circolante è senza copertura Rc auto, il che significa che ben 3,9 milioni di persone non hanno stipulato la copertura obbligatoria di responsabilità civile. A fornire questo dato, in accordo con quanto riportato da IlGiornale.it, è stato il responsabile servizio auto di AniaUmberto Guidoni nel corso di un’intervista a Radio24. Eppure in futuro chi evade dall’obbligo di stipula dell’Rc auto sarà rintracciabile con più facilità sia a seguito dell’entrata in vigore del contrassegno digitale, che dal 18 ottobre del 2015 farà decadere l’obbligo di esposizione deltagliando sul parabrezza, sia in vista della possibilità di utilizzare sistemi come le telecamere delle zone a traffico limitato (Ztl), oppure i tutor in autostrada, per combattere l’evasione assicurativa. Su questo punto però si attende l’approvazione del Ddl Concorrenza in quanto per il controllo a distanza è necessario un provvedimento che vada ad omologare i dispositivi. Viaggiare senza copertura Rc auto rappresenta un rischio considerando le multe salate ed il sequestro del veicolo che scatta in questi casi, ragion per cui è bene mettersi in regola andando a stipulare una copertura in maniera semplice, rapida e conveniente. Da questo punto di vista spicca nel panorama assicurativo il marchio Ben che è specializzato proprio nell’Rc auto con procedure di stipula molto snelle visto che dal preventivo e fino all’acquisto della polizza si fa tutto online.
Con Ben, tra l’altro, per le Rc auto stipulante entro il 4 gennaio del 2016 c’è pronto un regalo sicuro rappresentato da un buono del valore di 40 euro che si può spendere su Amazon.it anche per più acquisti. Basta semplicemente essere unnuovo cliente Ben, andare sul sito Benassicura.it, calcolare il preventivo e pagare l’Rc auto con prepagata o con carta di credito. Effettuando queste operazioni entro il 4 gennaio del 2016, all’indirizzo di posta elettronica attivo e funzionante, indicato al momento del calcolo del preventivo, arriverà al nuovo cliente Ben il codice elettronico da utilizzare su Amazon per fruire del buono regalodel valore di 40 euro. Come da regolamento legato all’iniziativa denominata ‘Chi ci sceglie fa molto Ben!‘, il buono regalo via e-mail arriverà entro la fine del mese successivo a quello della stipula della polizza.