Giuseppe Catapano: Siria, continuano i raid aerei russi. Gelo con gli Usa

NEW YORK (WSI) – Diventano sempre più cruenti i combattimenti nel territorio siriano dove le truppe di Assad sostenute da raid aerei russi hanno lanciato l’offensiva ai ribelli dalle province nord-occidentali di Idlib e nella vicina Hama, in quello che sembra essere il primo grande attacco coordinato da Mosca.

Come sottolinea l’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede nel regno Unito gli aerei russi hanno colpito le parti settentrionali della provincia e zone vicina ad Hama, la città vicina alla strada principale che collega il nord e il sud della Siria occidentale.

Agli attacchi via aerea con i missili si sono seguiti scontri pesanti a terra, in combatitmenti che per il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdurrahman, sono i più intensi degli ultimi mesi. Le forze del Cremlino potrebbero presto prendervi parte.

Il tutto mentre l’Iraq potrebbe presto chiedere ai russi di bombardare lo Stato Islamico anche nel suo territorio.

Sempre piu’ preoccupata dell’attacco russo indiscriminato contro i ribelli anti governativi è la Casa Bianca. Il direttore dell’ufficio stampa americano, Josh Earnest, ha sottolineato infatti che il presidente russo, Vladimir Putin, sta prendendo decisioni tattiche che non fanno altro che peggiorare il conflitto siriano.

Nei giorni scorsi i caccia russi avevano anche violato, sembra per sbaglio, i cieli della Turchia, che ha detto che non accetterà nuove incursioni del genere.

Giuseppe Catapano: Borsa Milano azzera i guadagni. Ftse Mib -0,80%

MILANO (WSI) – Alla fine hanno prevalso i sell. Dopo una partenza positiva e un trend contrassegnato dalla debolezza, a Piazza Affari hanno avuto la meglio le vendite. Il listino Ftse Mib ha chiuso in calo -0,79%, a 22.007,34 punti. Nell’ultima ora di contrattazioni, lo stesso indice benchmark dell’azionario europeo Stoxx 600 ha azzerato la maggior parte dei rialzi, chiudendo con +0,1%, dopo un balzo +1,2%, che era stato alimentato soprattutto dagli acquisti, in giornata, sui titoli energetici. Proprio questi ultimi hanno smorzato i guadagni, dopo la diffusione del dato Usa sulle scorte di petrolio, che ha messo in evidenza un incremento di 3,1 milioni di barili la scorsa settimana, alimentando i timori di nuove possibili cadute delle quotazioni di greggio dopo il recente recupero.

Dietrofront dopo il dato dei futures sul petrolio Usa, -0,52% a $48,28 al barile. Brent -0,12% a $51,86. Focus sull’oro, che nella sessione di ieri ha guadagnato quasi $9, chiudendo a $1.146,40 l’oncia, al record dallo scorso 24 settembre. Quotazioni ora +0,02% a $1.147,42.

A zavorrare i listini sono stati soprattutto i titoli dei colossi farmaceutici, come Roche Holding e Novartis che hanno perso oltre -2%.

Sul valutario, l’euro è sotto pressione. Il dato deludente relativo alla produzione industriale tedesca ha rialimentato di fatto le speculazioni su un eventuale rafforzamento della politica di QE (quantitative easing) della Bce. L’indicatore tedesco è sceso -1,2% ad agosto dopo essere salito a +1,2%, dato rivisto al rialzo, nel mese precedente. Euro/dollaro -0,21% a $1,1248. Dollaro/yen -0,27% a JPY 119,91. Euro/yen -0,48% a JPY 134,87. Euro/sterlina -0,79% a GBP 0,7345. Euro/franco svizzero +0,28% a CHF 1,0929.

Tra i singoli a Piazza Affari, malgrado la minaccia di sciopero dei sindacati dell’auto americani, i titoli Fiat Chrysler +1,41% dopo una partenza in sordina. Anche Ferragamo ha corso, +4,60% favorita dalla promozione degli analisti di Societé Generale.

Maglia rosa a Saipem +7,81%, complici le ricoperture.

Dopo un esordio positivo in Borsa, il gruppo Yoox Net-a-Porter oggi ha ceduto -2,32%. Male anche Intesa Sanpaolo, -2,88%. Tra gli altri bancari, BP +1,64%, BPM -0,88%, Bper +0,13%, Mps -0,41%, Unicredit +0,68%.

Tra i titoli di altri settori A2A -1,74%, Atlantia -2,42%, Campari -2,70%, Enel -1,13%.

Aumentano i timori sulla ripresa mondiale, anche per via del taglio delle stime di crescita dell’Fmi e dei nuovi dati deludenti pubblicati dalla locomotiva d’Europa. In Germania la produzione industriale ha subito una flessione del -1,2% in agosto.

Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che il rallentamento dei mercati in via di Sviluppo potrebbe tenere bassi i prezzi al consumo nell’Occidente e contribuire a innescare una fase di stagnazione.

In Asia i mercati hanno comunque scommesso su un altro QE in Giappone e sono riusciti a chiudere positivi, di pari passo con l’avanzata delle materie prime. La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, con gli investitori che sono pronti a puntare su un ulteriore rafforzamento delle politiche di stimolo monetario alla prossima riunione della banca centrale il 30 ottobre. Le notizie macro di giornata non sono state positive: l’indice anticipatore è calato da 105 a 103,5 in agosto.

La piazza di Shanghai è ancora chiusa, positiva Hong Kong. In Cina sono scese ancora le riserve in valuta estera, di altri 43 miliardi e 600 milioni di dollari.

Giuseppe Catapano: Ecco come i banchieri vogliono eliminare l’uso dei contanti

ROMA (WSI) – Eliminare l’uso dei contanti: sempre di più l’obiettivo dei grandi banchieri, che vogliono costringere i clienti a investire in asset rischiosi e che soprattutto vogliono salvaguardare la loro liquidità (con i soldi dei correntisti).

Phoenix Capital fa il punto della situazione, riportando un esempio e partendo dalla legislazione vigente negli Stati Uniti.

Stando alla Legge Bancaria Usa, i depositi sono considerati passività. Dunque, all’interno di questo quadro normativo, i depositanti sono creditori (della banca).

“Di conseguenza…se una grande banca dovesse fallire negli Usa, i vostri depositi presso tale banca verrebbero o ‘svalutati’ (leggi: ‘sparirebbero’) o sarebbero convertiti in titoli azionari della società. Una volta convertiti in quote di capitale, voi diventereste azionisti (della banca), perdendo lo status di depositanti…dunque non sareste più assicurati dalla FDIC”.

Phoenix Capital Research ha scritto già diversi articoli sul tema della guerra al contante lanciata dal mondo della finanza, in primis dalle banche centrali: il diktat è impedire ai depositanti di tentare di tutelarsi dagli shock finanziari decidendo di ritirare i loro risparmi dagli istituti di credito, nascondendoli magari sotto il classico materasso.

Non è dunque sicuramente un caso che, attualmente, il sistema finanziario degli Stati Uniti sia costituito soprattutto da moneta digitale. Il reale ammontare delle banconote fisiche e delle monete in dollari ammonta infatti ad appena $1.360 miliardi, poco al di sopra del 10% dei $10.000 depositati sotto forma di conti bancari. E si tratta di una quantità del tutto irrisoria, se paragonata ai $20.000 miliardi di azioni, $38.000 miliardi di bond e $58.000 miliardi di strumenti sul credito che circolano nel sistema.

Inutile dire che “se una percentuale significativa di persone decidesse di trasformare i propri soldi (dai conti bancari) in contanti, il problema potrebbe diventare sistemico”. Ed è questo che i poteri forti vogliono impedire.

Di qui, l’idea di privare i correntisti dello stesso status di depositanti, trasformandoli in azionisti della banca. In questo modo perderebbero la tutela dell’agenzia federale di garanzia dei depositi ed, essendo azionisti, pagherebbero caro il crack dell’istituto, in quanto vedrebbero le loro azioni crollare.

E’ quanto è già accaduto – scrive la società – precisamente in Spagna nel corso della crisi bancaria del 2012. Da allora, si è verificata la stessa cosa anche a Cipro e in Grecia…e “ora è perfettamente legale negli Stati Uniti, grazie a una clausola della legge Dodd-Frank”.

Giuseppe Catapano: Nuovo senato, superati i primi due voti segreti sull’art.10. La maggioranza cala a 153-4, poi risale a 166

PIERO PIETRO GRASSO

Il governo ha superato i primi  voti segreto sull’articolo 10 del ddl Boschi respingendo un emendamento Calderoli sulla tutela delle minoranze linguistiche. Ma i no sono stati 153, 131 sì e tre astenuti. E al secondo voto segreto i no sono stati 154, 7 voti in meno rispetto alla maggioranza assoluta. Inizialmente la votazione sull’emendamento del grillino Endrizzi era prevista per parti separate, essendo ammesso il voto segreto solo su una parte dell’emendamento, relativo alle minoranze linguistiche. Poi, il senatore pentastellato ha riformulato l’emendamento, che quindi non è dovuto passare al vaglio dell’assemblea, che avrebbe bocciato la richiesta di voto per parti separate. In questo modo, si e’ potuto procedere al voto segreto. Successivamente, con il ritorno al voto palese, la maggioranza è riasalita a quota 166. Le opposizioni unite, come promesso, hanno cominciato a fare “resistenza passiva” per simboleggiare il fatto di essere “ostaggi” della maggioranza durante il dibattito sul disegno di legge sulle riforme costituzionali. “Le opposizioni, quindi, non faranno ostruzionismo né argomenteranno le loro proposte, ma si limiteranno a votare», aveva annunciato il capogruppo di Ln Gianmarco Centinaio. Una scelta subito criticata dal governo: “Il passivo è solo passivo, non è resistente”, dice il sottosegretario Luciano Pizzetti. “Dov’è la maggioranza che non ascolta?”, chiede Pizzetti dopo aver ricordato che all’ art 1 sono stati recepiti emendamenti dell’ opposizione e attenzione c’è anche su Corte Costituzionale e Quirinale. “È l’opposizione che è sorda”, aggiunge parlando di “azione strumentale». Per il momento comunque le opposizioni  non abbandonano i lavori: lo assicura il capogruppo di Forza Italia al senato Paolo Romani, spiegando che poi mercoledì verranno decise le prossime mosse in vista del voto finale e che non escludono di rivolgere un appello al presidente della Repubblica.
In mattinata era passato ll’articolo 7 del ddl, con 166 sì 56 no e 5 astenuti. Dopo il voto, il presidente Grasso aveva annunciato tre richieste di votazioni segrete, dichiarate ammissibili. Su due emendamenti la votazione segreta riguarda tutto il testo, mentre sul terzo emendamento l’ammissibilità è solo su una parte del testo.
Da registrare anche le scintille fra il Movimento 5 stelle e Grasso: “Il nostro gruppo si riunisce alle 10 – ha detto il capogruppo  tellato Gianluca Castaldi prendendo la parola in aula – glielo diciamo anche se voi andrete avanti lo stesso. Lei tratta il regolamento del senato come un mensile di Postal market. Stiamo andando verso una deriva e lei è molto responsabile, qui il regolamento non c’è più, il mio gruppo ha bisogno di riunirsi per capire come andare avanti”. “Lei sa benissimo – è stata la replica di Grasso – che c’era la disponibilità a interrompere la seduta alle 12.30, per darvi un’ora fino alle 13.30, questa possibilità non è stata accettata”. Nuove ed infinite le polemiche anche quest’oggi. Dopo l’offerta del leghista Roberto Calderoli di ritirare 35mila emendamenti in cambio di una disponibilità all’esame nel merito di alcune proposte di modifica, il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani ha preso la parola per lanciare un appello al confronto: “Sono gli ultimi giorni di lavori sulla riforma Costituzione, la Camera presumibilmente farà una copia conforme del testo che approviamo qua, servono tempi per discutere nel merito”. Un intervento al quale ha replicato il presidente dei senatori democratici, Luigi Zanda: “Appoggio la proposta del presidente Romani – ha affermato – ma non accettiamo tattiche ostruzionistiche funzionali anche a creare un clima turbolento. Noi interveniamo solo sul merito dei provvedimenti: se c’è serietà che ci porta a discutere del merito dei provvedimenti, penso che ogni soluzione organizzativa possa essere trovata. Se invece l’intenzione fosse continuare con un costume parlamentare che è stata anche la causa dell’incidente di due giorni fa (riferimento ai gesti sessisti di due senatori verdiniani nei confronti di due colleghe M5s, ndr), allora chiedo alla presidenza molto rigore nell’utilizzo del regolamento e anche dei tempi assegnati”.
Duro l’intervento del capogruppo della Lega, Gian Marco Centinaio: “Il presidente Zanda ci dice che ci dà il tempo per poter parlare? Chi se ne frega, il presidente Zanda ha dettato le sue condizioni, benissimo, le rimandiamo al mittente. Abbiamo ritirato 35mila emendamenti, se avessimo voluto avremmo già votato l’articolo 7”. Discussione chiusa dal presidente del Senato: “Chiara l’intenzione di tutti i gruppi di andare rapidamente all’esame dei punti più interessanti del provvedimento, passiamo alle votazioni”, ha detto Pietro Grasso riportando i lavori ai voti sugli emendamenti all’articolo 7 del ddl costituzionale.

Giuseppe Catapano: La Corte Ue dà ragione a uno studente austriaco contro il gigante Facebook

giucatap64I cittadini europei potranno chiedere di vietare a Facebook o ad altri colossi del web di conservare negli Usa i dati dei propri iscritti: lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Ue, ribaltando una decisione del 2000 della Commissione europea che riteneva che gli Usa garantissero un livello di protezione adeguato dei dati personali, permettendo così il trasferimento di informazioni riguardati cittadini europei.
Il massimo organo giudiziario comunitario ha accolto la richiesta, al centro di una lunga battaglia giudiziaria contro Facebook, avviata nel 2011 da uno studente austriaco di giurisprudenza, Max Schrems, dopo lo scandalo del programma di sorveglianza della Nsa americana svelato da Esward Snowden. La sentenza fissa un precedente che finirà per riguardare i giganti tecnologici americani presenti in Europa, oltre a Facebook la Apple, Google e Microsoft. Secondo la legislazione comunitaria, si possono trasferire dati personali a un paese terzo solo se questo garantisce un livello di protezione adeguato.
La Corte ha fatto presente che negli Usa le esigenze della sicurezza nazionale prevalgono “sul regime dell’approdo sicuro” per i dati privati dei cittadini europei. Per questo i colossi del web sono obbligati a derogare “senza limiti, alle norme di tutela previste” con il rischio di “ingerenze da parte delle autorità pubbliche americane nei diritti fondamentali delle persone”.
Per la Corte di Lussemburgo, “una normativa che consenta alle autorità pubbliche di accedere in maniera generalizzata al contenuto di comunicazioni elettroniche deve essere considerata lesiva del contenuto essenziale del diritto fondamentale al rispetto della vita privata”.
Intanto Facebook ha sollecitato l’Unione europea e gli Stati Uniti a trovare rapidamente una soluzione dopo la sentenza della Corte di giustizia europea. “E’ imperativo che i governi di Ue e Usa garantiscano che continueranno a fornire metodi affidabili per il trasferimento legale dei dati e che risolveranno tutte le questioni legate alla sicurezza nazionale”, ha fatto sapere Facebook Europe, in un comunicato.

Giuseppe Catapano: Il Nobel per la Fisica al giapponese Kajita e al canadese McDonald per la scoperta sulla massa dei neutrini

giucatap63Il Nobel per la Fisica 2015 è stato assegnato allo scienziato giapponese Takaaki Kajita e al collega canadese Arthur B. McDonald. Lo ha reso noto l’Accademia svedese a Stoccolma. I due studiosi sono stati premiati per “la scoperta delle oscillazioni del neutrino, che mostra come i neutrini abbiano una massa”.

Giuseppe Catapano: Imprese, S&P promuove le riforme di Renzi. Nel 2016 migliorerà redditività e competitività

giucatap62Alcune “riforme pro-business” del governo Renzi hanno aiutato le imprese, contribuendo a far crescere la fiducia di aziende e consumatori e la produzione industriale.
E’ quanto sostiene un rapporto di S&P, che cita anche fattori esogeni come il Qe, il calo del prezzo delle materie prime e l’euro debole. “Rimane da vedere”, si legge nel rapporto, “se questi stimoli saranno sufficienti per sostenere un ritorno a una crescita significativa per le imprese italiane”.
Secondo il report dell’agenzia di rating, le aziende italiane potrebbero migliorare la loro redditività e competitività nel 2016 in scia alla ripresa delle condizioni economiche e commerciali.
“Le imprese italiane trarranno benefici dal ritorno del Paese alla crescita economica quest’anno, mentre miglioreranno anche le condizioni di finanziamento”, afferma l’analista Renato Panichi.
Alla fine di giugno scorso, gli spread relativi a nuovi prestiti alle imprese italiane sono stati di circa 100 punti base più bassi rispetto a un anno fa. Inoltre le nuove erogazioni sono salite nel primo semestre di 35 miliardi a 225 miliardi, mentre le attività di M&A sono in piena espansione con aziende estere attratte da attività italiane. Gli analisti dell’agenza si aspettano però che anche gli investimenti delle aziende risultino in aumento nel 2015.
Le imprese italiane, tuttavia, devono ancora affrontare un percorso di ripresa più ripido rispetto ai concorrenti europei. La loro redditività, misurata in termini di ritorno sul capitale investito, è stata più debole di quella dei rivali europei negli ultimi anni: il 4,5% nel 2014 contro il 6,2%. Inoltre anche la leva finanziaria, con un debito pari a 3,4 volte l’Ebitda nel 2014, è peggiore della media europea di 3 volte.
Le aziende italiane devono affrontare anche altri svantaggi competitivi come una debole ripresa economica, con un pil previsto in crescita dello 0,7% questo anno contro il 1,6% della zona euro. Oltre a ciò, prosegue S&P, il panorama è dominato da aziende più piccole, che negli ultimi anni non hanno avuto la dimensione per competere sui mercati internazionali e investire nella produzione e nella ricerca per sostenere lo sviluppo del business.
Un’altra debolezza competitiva è rappresentata dalle infrastrutture pubbliche. Gli investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture sono stati pari al 2,2% del pil nel 2014, rispetto al 2,9% per l’Unione europea.
“Per queste ragioni, ci aspettiamo che la ripresa sarà limitata a imprese innovative e orientate all’export che sono competitive a livello internazionale e ad aziende più piccole che ristrutturano e consolidano le attività per migliorare la loro redditività”, spiega Panichi.
“La nostra analisi mostra che il divario di redditività tra le aziende con le migliori performance e quelle con le peggiori si è allargato notevolmente nel corso degli ultimi anni. Noi crediamo quindi che l’attuale ripresa sarà di beneficio limitato per quelle società la cui redditività è peggiorata al punto che la leva finanziaria ha raggiunto livelli insostenibili, e per le quali l’unica soluzione è la ristrutturazione”, aggiunge l’analista.
La ristrutturazione e il consolidamento delle attività porteranno significativi benefici nel medio termine, ad esempio in termini di miglioramento della redditività e della competitività, e andrà a beneficio di tutte gli stakeholder. Le relative maggiori efficienze operative aumenteranno probabilmente anche il fascino di queste aziende sia tra gli investitori obbligazionari che tra le banche.
Un calo delle esportazioni italiane a causa di un rallentamento economico nei mercati emergenti e la Cina rappresentano attualmente il principale rischio esterno per la nascente ripresa delle società italiane, conclude il rapporto.

Giuseppe Catapano: Centrodestra, incontro Berlusconi-Salvini: c’è stata piena sintonia

SILVIO BERLUSCONI NEL MONITOR MATTEO SALVINI

“E’ vero, domenica sera ad Arcore l’incontro c’è stato, come è normale che sia fra due leader di partiti della stessa coalizione”. Il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini affidano a una nota, diffusa dall’ufficio stampa ‘azzurro’, la messa a punto dopo il vertice, e spiegano: “Abbiamo sofferto entrambi per la sconfitta del nostro Milan ma sulle questioni politiche c’e’ stata piena sintonia su tutto”.
Si riflette nel centrodestra. Riflette soprattutto Denis Verdini. “Renzi è molto preparato, è simpatico, è empatico, ha le caratteristiche dei leader. Berlusconi è unico, è stato il grande innovatore della politica italiana ha cambiato questo paese anche nei gusti e nelle abitudini”. E’ il pensiero di Denis Verdini, che spiega che “in FI comanda Berlusconi, non c’è discussione. L’accordo del Nazareno è saltato per mancanza di convincimento, quando le cose si usurano poi e’ come la tela, si strappa”. Per Verdini “con Berlusconi la rottura è stata politica, non umana. Il resto sono dietrologie, nessun accordo sotterraneo. Io ho grande stima del presidente Berlusconi e ogni volta che posso lo ribadisco, abbiamo diversità di opinioni che sono maturate”.

Giuseppe Catapano: Sawiris investe sul maxi-data center Supernap alle porte di Milano

giucatap60Sono già partiti a Siziano (Pv), non lontano da Milano, i lavori per la realizzazione del data center da 300 mln di euro di Supernap International, partnership tra Switch Supernap e Acdc Fund, partecipato da Orascom Tmt Investments dell’imprenditore egiziano Naguib Sawiris e Accelero Capital.
Supernap International detiene i diritti esclusivi per la progettazione e realizzazione dei data center Supernap al di fuori degli Stati Uniti e l’Italia è il Paese prescelto per la costruzione del primo data center di questo tipo in Europa che si propone di diventare un vero e proprio punto di riferimento per tutto il settore.
All’interno di un’area di 100.000 metri quadrati, il data center di Siziano sarà il più grande in Italia e il più avanzato in Europa. Con una superficie di 42.000 metri quadrati, è progettato sulla base della più avanzata tecnologia, multi-tenant, Tier IV del data center di Supernap in Las Vegas, che soddisfa gli elevati standard delle tre seguenti certificazioni: “Tier IV Facility”, “Tier IV Design” e “Tier IV Gold Operations” dell’Uptime Institute.
“Ho sempre creduto nelle potenzialità dell’Italia e investito nel suo sviluppo”, ha commentato Naguib Sawiris, presidente di Orascom Tmt Investment. “Questo nuovo progetto si inserisce in un contesto importante di evoluzione infrastrutturale del Paese, che mi piace e sono felice di poter supportare, partendo dalla consapevolezza del ruolo sempre più centrale e strategico dei data center”.

Giuseppe Catapano: Fisco, all’Ecofin raggiunto l’accordo sullo scambio automatico di informazioni

giucatap59I ministri dell’Economia dei Ventotto hanno raggiunto oggi un accordo sullo scambio automatico di informazioni sui cosiddetti “tax ruling”, ovvero i trattamenti fiscali per le società nei diversi paesi Ue.
“E’ un passo avanti nella lotta contro l’evasione fiscale e la frode fiscale”, ha commentato il presidente di turno dell’Ecofin, il ministro lussemburghese Pierre Gramegna.