Giuseppe Catapano: Incaricati, palla in Cassazione

giucatap111Potrebbe arrivare tra poche settimane il primo verdetto della Corte di cassazione sulla validità degli atti di accertamento sottoscritti dai dirigenti «illegittimi» dell’Agenzia delle entrate. È calendarizzata per il prossimo 21 ottobre la prima udienza che tratterà un ricorso riguardante espressamente la questione dei funzionari incaricati decaduti a seguito della sentenza n. 37/2015 della Consulta. Una decisione, quella degli ermellini, che potrà chiarire un contenzioso dalle proporzioni sempre più ampie e che ha visto finora interpretazioni difformi da parte dei giudici di merito. Senza dimenticare che l’orientamento della suprema corte potrà rilevare anche ai fini della configurabilità o meno di eventuali responsabilità erariali in capo a dirigenti dell’Agenzia delle entrate, per le quali la procura della Corte dei conti della Lombardia ha già avviato la fase istruttoria (si veda ItaliaOggi di ieri). Vista l’importanza e la delicatezza della vicenda, la Cassazione avrebbe deciso di anticipare i tempi, senza cioè attendere gli ordinari 2-3 anni. Anche perché ormai la maggior parte dei procedimenti tributari vede come mezzo pregiudiziale di impugnazione proprio il riferimento alla sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale. E anche nei gradi di merito, secondo quanto segnalano alcuni giudici tributari a ItaliaOggi, l’eccezione di illegittimità connessa alla pronuncia della Consulta viene effettuata in maniera sistematica, talvolta in maniera strumentale o perfino «al buio». Alcuni professionisti, infatti, pur senza sapere se i soggetti delle Entrate che hanno firmato gli atti erano nel ruolo dirigenziale a seguito di concorso pubblico o meno, invocano la carenza dei poteri.

Giuseppe Catapano: In Sicilia 350 mila ruoli ai morti

giucatap110In Sicilia i morti non contano. Ci sono infatti, il dato è aggiornato a giugno 2015, 350 mila morti che i comuni della regione vogliono mantenere in vita per non perdere la possibilità di redigere i propri bilanci di previsione di entrate ma soprattutto di uscite. Dovendo riconoscere che il titolare della cartella esattoriale è passato a miglior vita quello che è un credito da poter indicare nei residui attivi dando una qualche flessibilità al fabbisogno di spesa, scomparirebbe. A raccontarlo è il presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo a ItaliaOggi: «Sono 350 mila i contribuenti siciliani contitolari di ruoli esattoriali invalidi a causa del decesso del contribuente. Decesso che non viene registrato adeguatamente e tempestivamente dal comune. Noi ce ne accorgiamo una volta che abbiamo attivato le procedure di notifica con le relative spese. Ed è difficilissimo fare in modo che il comune attivi lo sgravio del ruolo». Così tra una storia di ordinaria follia burocratica e l’altra, Riscossione Sicilia, la società di riscossione dell’isola, di proprietà quasi totale della regione, fino all’anno scorso a fronte di 5,7 miliardi di ruoli in carico riusciva a riportare nelle casse dello stato 480 milioni. «Ora però», commenta Fiumefreddo, «qualcosa è cambiato. Quest’anno abbiamo incrementato il riscosso del 23% e continuiamo a puntare ai grandi evasori dell’isola».  Il presidente della società di riscossione tributi deve fronteggiare una situazione dei conti per niente rosea. Come anticipato da ItaliaOggi del 3/10/2015, infatti, la società viaggia, se non si prenderanno gli opportuni provvedimenti, verso il default. «Il debito a fine anno», precisa Fiumefreddo, «sarà di circa 15 milioni di euro, con gli interventi che stiamo mettendo a punto, e comunque, con il dato certo di bilancio, si apriranno due strade: la ricapitalizzazione o portare i libri in tribunale».

Giuseppe Catapano: Pugno di ferro contro i caporali

MATTEO RENZI

Arresto e confisca obbligatori contro il caporalato. A chi collabora, però, pena ridotta fino a metà. A prevederlo, tra l’altro, è la bozza di decreto legge ieri in pre consiglio dei ministri, contenente norme urgenti contro il lavoro nero (come già anticipato da ItaliaOggi del 30 settembre scorso). Da una parte c’è l’inasprimento delle sanzioni per l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro (l’arresto diventa obbligatorio, mentre oggi è facoltativo); dall’altra l’introduzione di circostanze attenuanti al fine di abbattere il muro di omertà dietro cui trovano spesso copertura i colpevoli.

Lotta al caporalato. Le nuove disposizioni, introdotte con effetto immediato attraverso una modifica di norme già vigenti, mirano a prevenire, colpendo, il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori in condizioni di bisogno e necessità (il cosiddetto «caporalato»). Un fenomeno crescente in seguito alla crisi economica e al sempre più crescente numero di immigrati, anche irregolari in cerca di lavoro, presenti sul territorio nazionale. Il reato di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro» è disciplinato (dal 2011) dal codice penale che all’art. 603-bis stabilisce, quale pena per chi «svolga un’attività organizzata d’intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori», la reclusione da 5 a 8 anni più la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato; nel caso in cui il numero di lavoratori sia superiore a tre o il reclutamento riguardi soggetti minori in età non lavorativa o abbia esposto i lavoratori a situazioni di grave pericolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà.

Giuseppe Catapano: “Elena Ceste morta di freddo”: difesa Michele Buoninconti

giucatap95ASTI – “Elena Ceste è morta di freddo”. Assiderata. E’ la tesi sostenuta dalla difesa di Michele Buonincontri, marito della donna scomparsa di casa e poi trovata morta vicino a un canale ad Asti. Buoninconti è accusato di aver ucciso la moglie e poi di aver nascosto il cadavere. Buoninconti è anche l’uomo che, intercettato, faceva discorsi inquietanti ai figli e gli chiedeva di mentire. Ma secondo i suoi avvocati lui con l’omicidio della moglie nulla c’entra. Era lei quella “disturbata”: “Elena Ceste era una psicotica, con personalità bipolare, una madre esemplare ma incapace di reggere il peso della sua doppia vita, le avventura extraconiugali”. Racconta Michele Numa su La Stampa che secondo i legali di Buoninconti il quadro accusatorio sarebbe tutto sbagliato. A cominciare dalle descrizioni sul ritrovamento del cadavere che non terrebbero conto dell’inquinamento della scena del crimine causato dai primi ad accorrere sul posto: Scolari (esordio con una citazione di Albert Einstein: «Osserviamo la teoria?», un modo per criticare l’impostazione delle indagini, condotte in base a una tesi precostituita) ha poi tentato di demolire, mattone dopo mattone, con l’aiuto di una serie di diapositive, il castello accusatorio costruito dal pm Laura Deodato: «Non è vero che il cadavere di Elena Ceste, la mattina del 18 ottobre 2014, sia stato trovato così come lo descrivono i consulenti del pm, cioè come “un soldato sull’attenti”, le braccia parallele al corpo, prono». Come se l’assassino, insomma, l’avesse deposto per nasconderlo con cura tra gli arbusti. Le foto dei rilievi dei carabinieri, precisa il legale, racconterebbero, invece, un’altra storia: il braccio sinistro perpendicolare al corpo; idem una gamba, il dorso lievemente voltato. Il cranio, inglobato in un sarcofago di fango, staccato dall’addome.  Ma il sindaco di Isola d’Asti, Fabrizio Pace, accorso sul luogo del ritrovamento, aveva preso in mano la testa, alterando così irrimediabilmente (senza dolo) la scena del delitto. Ma gli avvocati per difendere la loro teoria della “morte per freddo” attaccano direttamente gli investigatori. Arrivano a citare il caso Meredith come modello di indagini tutte sbagliate. Addirittura capovolte, secondo loro, come nel caso della ricostruzione dei movimenti di Buoninconti: Poi: il percorso in auto di Buoninconti è stato ricostruito, dal perito del pm, in base agli impulsi del suo telefono agganciati dalle celle. «Quesito sbagliato, capovolto – dice la difesa – Bisognava partire dagli impulsi e individuare tempi e percorso. Si è partiti da una teoria. Le prove contaminate, i vestiti ritrovati custoditi in contenitori che avevano già tracce di terriccio; il numero di particelle esaminate che, secondo la difesa, avrebbero dovuto essere almeno 2 mila per formare una prova, ma ne furono esaminate solo sei; l’utilizzo di una perizia psichiatrica per «costruire» sopra la personalità di un killer, quando l’art. 220 del codice penale vieta l’utilizzo di questi esami per sostenere l’imputabilità dell’indagato. Scolari definisce il lavoro dei periti come un esempio di «deprecabile superficialità» e si richiama alla sentenza della Cassazione sul caso Meredith.

Giuseppe Catapano: Marino, le cene familiari e il Giubileo degli incapaci

giucatap75ROMA – Un oste può anche ricordare male o voler proprio mal ricordare. Un oste, uno. Un oste ricorda con precisione che Ignazio Marino sindaco di Roma andò a cena da lui con la moglie. E pagò con la carta di credito del Comune. Ricorda anche il vino ordinato, uno Jermann da 55 euro, e il conto totale della cena: 155 euro. Non solo, ricorda anche che fu la moglie ad andare di persona a prenotare e riconosce dalle foto chi è la moglie del sindaco e chi non lo è. E’ un testimone talmente convincente della cena magagna da non convincere del tutto. Un oste può anche avercela con un sindaco, può anche divertirsi a inguaiarlo. Un oste, uno. Un altro oste, un altro ristorante, un altro ricordo. Ricordo di un’altra cena del sindaco. Con la famiglia, non con i giornalisti come c’è scritto sulla nota spese. Fanno due osti. Coincidenza? Può darsi in una città dove gli osti in gran quantità odiano i sindaci, gli assessori, i vigili, le regole. Un oste dice con la moglie, l’altro dice con la famiglia. Le note spese dicono con giornalisti, Sant’Egidio. Giornalisti non si sa quali, quindi non confermano né smentiscono. Sant’Egidio fa sapere che nessuno di loro si è mai “attovagliato” a quella cena Un altro oste e fanno tre e stavolta non a Roma ma su al Nord. Cena del sindaco a Torino con sacerdote come da nota spese. Sacerdote smentisce. Tre, alla terza è difficile credere alle coincidenze. Se è per questo è difficile anche credere a un Marino che rubacchia sui conti a ristorante e per abitudine mangia a sbafo e fa la cresta. Però a un Marino pavone e incosciente date le ultime e penultime cronache è sempre più facile credere.  Il sindaco di una Roma che, lui governante, non completerà in tempo neanche le “romanelle” per il Giubileo può certamente essere il Marino che ormai non sa più quel che fa quando tira fuori la carta di credito del Campidoglio. Non sa quel che fa, ma non per questo va perdonato. E che sono le “romanelle”. Dicesi così quando si dà una veloce ed economica rimbiancata alle pareti non avendo tempo e soldi per ridipingere davvero casa. Le romanelle per il Giubileo erano e sono decine di pezze stradali qua e là: non una finirà in tempo, a partire da quelle intorno alla Stazione Termini, come già si confessa a Via Marsala…Non saranno finite le “romanelle”, neanche quelle. Sarà, già è non il Giubileo della Misericordia, ma quello della Incapacità. Neanche un passaggio che è uno senza ambulanti, nessuna certezza che funzioni la metro, anzi la certezza opposta. Giubileo degli incapaci ci sta, fa il paio con l’incapacità di capire come e quando si tira fuori la carta di credito del Campidoglio. E’ sempre lo stesso sindaco, lo stesso…fino a quando?

Giuseppe Catapano: Yara come è morta? 8 disegni con coltello su schiena, gambe

giucatap94BERGAMO – Un colpo forte alla testa per tramortirla e poi le sevizie: otto disegni insanguinati, incisi col coltello sulla schiena, il petto e le cosce. Così è morta Yara Gambirasio: tutte le ferite le sono state inferte quando era ancora viva. L’hanno lasciata lì a morire, nel campo di Chignolo d’Isola, dissanguata ma anche di freddo e di stenti. Una morte atroce che i presenti nell’Aula della Corte d’Assise di Bergamo, hanno osservato scorrere nelle foto dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Un racconto talmente terrificante da indurre il presidente del collegio giudicante ad allontanare il pubblico, per onorare la memoria della giovane promessa della ginnastica, uccisa per non si capisce bene quale motivo a parte la crudeltà. Tra i presenti in aula, l’unico a restare indifferente è l’imputato: Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Manoppello unico accusato dell’omicidio, è rimasto a guardare masticando un chewing gum. Le ricostruzioni della scienziata sulla morte di Yara, smontano qualsiasi ipotesi circolata in questi mesi: Yara fu uccisa nel campo in cui fu ritrovata, lo dimostra quel ciuffetto d’erba trovato stretto nel suo palmo, raccolto poco prima di esalare l’ultimo flato. Non fu tenuta in una cantina o avvolta nel cellophane, non fu trascinata per i piedi ma arrivò sulla scena del crimine con le sue stesse gambe, probabilmente minacciata con un coltello. L’arma del delitto, ipotizza l’anatomopatologa, potrebbe essere un opinel, o un cutter, un coltellino di piccole dimensioni mai ritrovato. Gli avvocati non dimenticano di sottolineare che in un’intercettazione telefonica Bossetti chiese alla moglie di far sparire un coltellino sfuggito alle perquisizioni. Alcuni dettagli non agevolano la difesa: la presenza di calcina nelle ferite e le piccole sfere metalliche rinvenute sotto le scarpe di Yara. Dimostrerebbero, secondo l’accusa, che il killer era solito frequentare cantieri. Bossetti di mestiere faceva il carpentiere.

Giuseppe Catapano: Napoli toglie via al fascista e la dedica a bimba Auschwitz

giucatap93ROMA – Via Gaetano Azzariti a Napoli, zona Università Federico II, dal 17 novembre cambierà nome, si chiamerà Luciana Pacifici. Chi fosse Gaetano Azzariti è noto: presidente del Tribunale della Razza fascista (quello che applicava le leggi razziali) riuscì a riciclarsi dopo la caduta di Mussolini fino a diventare, complice Togliatti ministro della Giustizia, fino a diventare presidente della Corte Costituzionale (dove c’è ancora un suo busto). Luciana Pacifici, ebrea, nata a Napoli nel ’43 vicino a Via Azzariti, morì pochi mesi dopo, probabilmente di stenti, nel viaggio della morte che la condusse insieme ai genitori verso Auschwitz. “Azzariti, il fascista sconfitto dalla bimba morta a Auschwitz” è l’articolo che Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera ha dedicato alla battaglia, finalmente vittoriosa, per rimediare allo scandalo del premio postumo a colui che dal ’27 al ’49 fu a capo dell’ufficio legislativo del Ministero di Grazia e Giustizia. E rendere omaggio allo straziante sacrificio di una bimba di pochi mesi idealmente rappresentativa dei 558 bambini sotto i dieci anni che l’Italia nel ’43 mandò nei campi di concentramento. Di lei restava solo una scheda e una foto raccolte nella banca dati ” I nomi della Shoah italiana” dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. “Luciana Pacifici, figlia di Loris Pacifici e Elda Procaccia, nata in Italia a Napoli il 28 maggio 1943. Arrestata a Cerasomma (Lucca). Deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Non è sopravvissuta alla Shoah“. (Gian Antonio Stella, Corriere della Sera).

Giuseppe Catapano: Gianluca Pini (Lega) dice “Laura Boldrini non sa un c… capra”

giucatap92ROMA – “Non capisci un cazzo, incapace, vattene, capra”. Un furioso Gianluca Pini, deputato leghista, si è rivolto così a Laura Boldrini, presidente della Camera. Mentre il capogruppo della Lega Massimiliano Fedriga stava finendo il suo intervento, l’intervento della Boldrini ha scatenato la reazione di Pini. Purtroppo per lui, il microfono del suo scranno era acceso per la diretta web della seduta parlamentare. Alla Camera è muro contro muro tra la Lega e la presidente Laura Boldrini sulla legge sulla cittadinanza. La Lega, che con Fdi è radicalmente contraria al provvedimento già approvato dal Senato, chiede di poter esaminare un numero emendamenti al testo maggiore rispetto a quello che è stato concesso dalla presidente della Camera sulla base del contingentamento dei tempi. Ma Boldrini, confortata dai funzionari, nicchia e si barrica dietro la prassi ed il regolamento, scatenando l’ira del Carroccio, cui non concede la convocazione della conferenza dei capigruppo. Ed è bagarre: con la Lega che annuncia per domani un sit dei propri parlamentari a piazza Montecitorio “contro la legge sullo ius soli e per protestare sulla conduzione dei lavori parlamentari dei presidenti di Camera e Senato”. Ma la presidente di Montecitorio tiene duro: “Non soccombo”, dice ai capigruppo: e farà riprendere le votazioni in Aula sui 38 emendamenti al testo già domani. E’ già sera quando, bocciate le pregiudiziali sul provvedimento e la richiesta avanzata da Ignazio La Russa di Fdi di far slittare alla prossima settimana l’inizio dell’esame del provvedimento sullo Ius soli, la Lega chiede, a colpi di richiami al regolamento, di poter segnalare più emendamenti di quelli concessi dalla presidenza.

Giuseppe Catapano: Canone Rai giù fino a 80 euro in 3 anni. Altra casa non paga

giucatap91ROMA – A Palazzo Chigi, nonostante obiezioni e opposizioni, restano innamorati dell’idea del mettere il canone Rai nella bolletta elettrica. E anche le compagnie che forniscono l’elettricità cominciano a farsene una ragione: già chiedono come e quanto saranno rimborsate per le spese di esazione, insomma vogliono dallo Stato un po’ di soldi per il disturbo. A Palazzo Chigi hanno anche cominciato, con notevole ritardo, a farsi i conti. Per scoprire l’ovvio. con un canone di 100 euro pagato da tutti (oggi l’evasione è stimata intorno al trenta per cento) la Rai fa troppi soldi. Già, aritmetica dice che un canone di 113,5 euro pagato dal 70 per cento scarso dei contribuenti se lo abbassi a 100 euro ma garantisci la moltiplicazione per il 100 per cento quasi della platea ottieni una miliardata di euro in più per la Rai. Troppi, lo sconto da 113,5 a 100 euro in cambio del canone in bolletta è troppo basso. Quindi si pensa di arrivare ad un canone di 80 euro. Cento euro di canone nel 2016, che scende a novanta nel 2017 e a ottanta nel 2018. Da 113,5 a 80 euro in tre anni: un cammino lungo e lento. La direzione è giusta ma non ci siamo. Se Palazzo Chigi vuol pareggiare i conti, dare alla Rai quel che oggi ha stroncando l’evasione il canone dovrebbe essere intorno ai 70 euro e dal 2017 se non da subito. A meno che non si stabilisca che la Rai rinuncia ad una fetta della raccolta pubblicitaria (in una rete) e allora vada per così dire risarcita con un canone certo, in bolletta e a 80 euro appunto tra tre anni. Un equivoco comunque si è chiarito: seconde e terze case non pagheranno secondi e terzi canoni. Non ci sarà il canone in ogni bolletta ad ogni indirizzo. Era ovvio ma è stato bene che il Ministero del Tesoro abbia chiarito e che la precisazione sia finita nero su bianco (in questo caso La Stampa articolo Francesca Schianchi).

Giuseppe Catapano: Bimbo con allergia grave salvato con il lavaggio del sangue

giucatap90ROMA – Potrà avere una vita più normale grazie ad una tecnica nuova, il lavaggio del sangue. Tutto grazie ad una operazione eseguita per la prima volta al mondo. Un bambino di 7 anni è stato salvato da una grave allergia utilizzando per la prima volta al mondo il ”lavaggio del sangue” dagli anticorpi responsabili del suo stato stato per il quale i farmaci non erano più efficaci. E’ avvenuto all’ospedale Bambino Gesù di Roma e l’articolo è stato pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics. Michele era affetto da una gravissima forma di allergia alimentare (latte, uova, pesce, frutta) con asma, che gli aveva provocato diverse crisi. Con questo trattamento si apre cosi’ una nuova strada di cura delle allergie più gravi. Il trattamento non è una cura definitiva ma ha permesso per la prima volta di abbassare in modo importante il livello della malattia tenendola sotto controllo e migliorando la qualità di vita del piccolo che ora sta bene. Spiega Repubblica: Una novità che avrà importanti ricadute sociali. L’allergia alimentare colpisce mediamente l’1,5% della popolazione generale, con una spiccata prevalenza nei primi anni di vita: si manifesta nel 2-3% dei bambini entro i primi 24 mesi di vita, mentre tende a diminuire con l’età. In Italia si stima che oltre 250.000 bambini e ragazzi sotto i 18 anni abbiano una allergia a qualche alimento. “Questa procedura apre nuove strade alla cura delle allergie ed è indicata per i bambini affetti da tutte le forme più gravi della malattia allergica, anafilassi, dermatite atopica e asma grave che non possono assumere il farmaco specifico” sottolinea Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù.