La Gran Bretagna stanzierà altri 20 milioni di euro per affrontare la crisi dei migranti a Calais, in Francia, dove migliaia di profughi sono accampati in attesa di raggiungere il Regno Unito. Londra aveva gia’ stanziato 60 milioni e ci sarà ora questo contributo extra di 20 milioni, che in parte finanzieranno le azioni di contrasto alle organizzazioni di trafficanti di uomini che operano intorno al tunnel della Manica. Oggi ad Amiens e’ previsto un vertice tra il presidente francese Francois Hollande e il premier britannico David Cameron sulla crisi dei migranti e in particolare sulla situazione a Calais.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Pedofilia, Pell nega responsabilità
Il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria vaticana per l’Economia, ha concluso, ieri notte, la quarta e ultima audizione davanti davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (“Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori”), in video-collegamento dall’albergo Quirinale di Roma. Le audizioni sono durate in tutto oltre 18 ore.
Dopo la “pubblica accusa”, ieri sono stati gli avvocati di parte di alcune vittime di abusi sessuali del clero a porre le domande al porporato australiano. Pell negli anni scorsi era già comparso due volte davanti a questa commissiona governativa. Il porporato ha peraltro respinto l’accusa di aver tentato di comprare il silenzio di una vittima, David Ridsdale, nipote di un prete pedofilo seriale, Gerald Ridsdale, definendo “un errore” la scelta di accompagnare quest’ultimo al tribunale, nel 1993, che gli fu richiesta dai superiori.
A conclusione dell’audizione il cardinale ha rilasciato una breve dichiarazione alla stampa affermando: “Spero che la mia testimonianza abbia contribuito un po’ nella guarigione e nell’avanzamento della situazione”.
“La Chiesa ha curato più se stessa che i bambini oltraggiati!”. Questa è stata la contestazione rivolta al cardinale George Pell che nel corso dell’audizione ha ammesso che “la Chiesa troppo spesso non si è adeguatamente preoccupata dalle vittime di abusi”. Poi il porporato ha confidato alla Commissione reale d’inchiesta sugli abusi, collegata in streaming: “ho letto molte storie di ragazzi abusati. Sono racconti strazianti e mi sento profondamente addolorato per loro. Molti di questi si sono ammalati per tutta la vita”.
Ma proprio le vittime, presenti per la quarta volta nella Sala Verdi dell’Hotel Quirinale, hanno rilasciato delle dichiarazioni ai giornalisti definendo Pell “bugiardo e disonesto”. Un’altra vittima, Philippe Nagle, ha aggiunto: “Noi siamo qui per ascoltare la verità di George Pell, riteniamo che siamo stati ingannati e che lui non sia onesto”. “George – ha aggiunto – deve vivere con il peso delle sue responsabilità. Dovrebbe dimettersi ma non è questo che chiediamo: la cosa riguarda il Vaticano, la Polizia Vittoriana, e la Commissione Reale”.
Tre delle quindici vittime australiane di preti pedofili, a Roma in questi giorni per assistere alle testimonianze in video-collegamento con l’Australia del cardinale George Pell davanti alla commissione governativa sugli abusi sessuali sui minori vengono ricevuto questa mattina da un membro della pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da Papa Francesco. In mattinata è previsto anche un incontro privato tra le vittime e lo stesso Pell. Il porporato ha peraltro precisato, ieri, di aver fatto pervenire questi giorni al Papa, che aveva incontrato per un’udienza di tabella relativa al suo incarico di ministro dell’Economia, una sintesi delle sue testimonianze, ma di non aver discusso con lui delle sue testimonianze. Le vittime hanno chiesto di incontrare il Papa, il Vaticano non ha fornito una risposta ufficiale.
Giuseppe Catapano: La Consob proroga fino al 14 marzo l’opa promossa da Hitachi su Ansaldo Sts
La Consob ha prorogato per altri sei giorni di borsa aperta il periodo utile per aderire all’opa promossa da Hitachi sul 59,93% del capitale di Ansaldo Sts che ancora non controlla.
I termini utili per aderire all’offerta della società giapponese, si legge in un provvedimento pubblicato fa sul sito dell’authority, si concluderanno pertanto il prossimo 14 marzo.
Le nuove indicazioni temporali da parte di Consob sono state determinate dalla decisione assunta spontaneamente da Hitachi, che ha ritoccato il valore unitario della propria offerta, portandolo a 9,68 euro dai precedenti 9,5 euro.
Esposto di Bluebell alla Consob. Esposto di Bluebell alla Consob contro la decisione di Hitachi di rialzare il prezzo dell’opa su Ansaldo Sts di 0,18 euro ad azione e, insieme, minacciare di votare contro la distribuzione del dividendo proposto dal cda del gruppo di sistemi di segnalamento ferroviario, anch’esso pari a 0,18 euro. Per Bluebell, che chiede a Consob “un immediato intervento” per “contrastare” la mossa dei giapponesi, quanto fatto da Hitachi rappresenta una “grave violazione” sia “delle norme di correttezza” sia di quelle “di trasparenza”.
Giuseppe Catapano: Ponte Stretto, Renzi, si farà, ma prima le “incompiute” in Calabria e Sicilia
“Sicuramente il ponte sullo Stretto verrà fatto, prima o poi, ma l’importante è che prima portiamo a casa i risultati di opere incompiute” in Sicilia e Calabria. Lo ha detto il premier, Matteo Renzi, intervenendo a Isoradio e spiegando che “si e’ giocato un derby ideologico tra fautori e detrattori totalmente privo di aderenza alla realta’”. Per Renzi prima bisogna “mettere a posto le strade in Sicilia, le ferrovie”, ma “in prospettiva non ho niente contro il ponte”. Il premier ha poi aggiunto che “l’importante e’ capire la tempistica, i costi e i collegamenti. Per intendersi – ha concluso- ci vuole anche per i treni, il ponte dovra’ essere anche per l’Alta velocità”.
Giuseppe Catapano: Libia, l’Italia pronta a muoversi
L’Italia è pronta a muoversi in Libia: sarà l’Aise, il servizio segreto per la sicurezza esterna, a dirigere le operazioni delle unità speciali militari italiane. La nuova linea di comando, si legge su alcuni quotidiani, è stata decisa con un decreto del presidente del Consiglio adottato il 10 febbraio. Il decreto adottato da Renzi stabilisce le modalità operative e la linea di comando di quanto già definito, a livello legislativo, nel decreto missioni dello scorso anno: i militari di unità speciali avranno le garanzie funzionali degli 007, licenza di uccidere e impunità per eventuali reati commessi.
Una cinquantina di incursori del Col Moschin dovrebbero partire nelle prossime ore, andando ad aggiungersi alle unità speciali di altri paesi, Francia, Inghilterra e Stati Uniti, che già da alcune settimane raccolgono informazioni in Libia. Il decreto adottato da Renzi prevede che nelle situazioni di crisi all’estero che richiedono provvedimenti urgenti il capo del Governo può autorizzare, avvalendosi del Dis, l’Aise a utilizzare corpi speciali delle forze armate. Delle missioni di unità speciali eventualmente disposte dal premier il Parlamento verrà informato con atti scritti e secretati tramite il Copasir.
Sembra inoltre confermata l’entità della partecipazione a un’eventuale missione di peace enforcement quando verrà formato un Governo libico che chiederà formalmente un intervento: i militari impiegati dovrebbero essere 3.000.
“A noi va anche bene che l’Italia assuma il ruolo di leader dell’intervento internazionale nella guerra contro le forze emergenti dell’Isis in Libia – afferma in un’intervista con il Corriere della Sera Ali Ramadan Abuzaakouk, ministro degli Esteri della coalizione di forze politiche ispirate all’ideologia dei Fratelli musulmani di Tripoli – Ma attenzione: occorre che qualsiasi azione militare nel Paese sia minuziosamente concordata con il nostro Governo a Tripoli e le nostre forze militari sul campo. Se cosi’ non fosse, qualsiasi tipo di operazione si trasformerebbe da legittima battaglia contro il terrorismo a palese violazione della nostra sovranità nazionale”.
Giuseppe Catapano: Primarie Pd, ancora un “allarme” Verdini
Ancora bufera, ancora un ‘allarme Verdini’ nel Pd. Stavolta per l’eventualità, ventilata da un articolo su Repubblica, di una sorta di ‘soccorso Ala’ non più e non solo in Parlamento, come in occasione, ultima in ordine di tempo, delle unioni civili, ma anche nelle urne delle primarie per le Comunali. A vantaggio dei candidati sindaco piu’ vicini a Matteo Renzi. “Se davvero Verdini ha voglia di primarie, convinca la destra a organizzarle”, replica secco, da Twitter, il presidente del partito. “Le nostre sono off limits per chi non e’ di centrosinistra”, scandisce dunque Matteo Orfini. Si fanno sentire anche i verdinani. “Ne’ io ne’ i miei amici siamo iscritti al Pd e non abbiamo, pertanto, alcuna intenzione di partecipare a questa battaglia. Ne’ tantomeno l’amico Denis Verdini ci ha mai dato indicazioni di voto per le primarie, ne’ per alcun candidato del Pd”, assicura Ignazio Abrignani. “L’unica cosa che ritengo di fare e’ un in bocca al lupo a tutti i candidati per domenica”, aggiunge il deputato Ala, strettissimo collaboratore di Verdini, spiegando peraltro che “leggo oggi su un quotidiano dei virgolettati nei quali non mi riconosco ne’ – dice – ritengo di avere pronunciato”. “Il mio ragionamento, parlando con dei colleghi in Transatlantico, è stato diverso: stimo l’onorevole Giachetti, anche per comuni passioni, e lo riterrei un ottimo candidato della città in cui vivo, per cui, se fossi – ragiona l’ex FI – un elettore del Pd, domenica avrei votato per lui”.
Dunque, la sola ipotesi che Denis Verdini possa intervenire alle primarie del Pd per il sindaco di Roma dando il suo appoggio agita le acque di una sfida fin qui non proprio adrenalinica. E si registra il primo scambio polemico tra i due principali competitor, Roberto Giachetti e Roberto Morassut, il quale a Radio 24 ha attaccato: “L’appoggio di Verdini è quello che mi divide da Giachetti, vorrei chiedere ad Orfini se Verdini fa parte della coalizione”. Giachetti replica su twitter: “Quello che mi divide da Morassut è che mentre lui parla in radio di Verdini io vado dove i romani denunciano caos”. Post con in allegato la foto di un paletto stradale divelto. Pronta la controreplica di Morassut, sempre via tweet: “Io ascolto Roma da molti anni (come sai), ma Verdini è un problema diverso (come sai)”.
Giuseppe Catapano: Immobili, compravendite aumentate del 4,7% nel 2015. A Milano crescita a doppia cifra: +13,4%
Secondo anno consecutivo con il segno positivo per il mercato immobiliare italiano che totalizza 963.903 compravendite nel 2015; con un ulteriore rialzo del 6,2% nell’ultimo trimestre, l’anno passato registra una crescita annua del 4,7%, dopo il +1,8% rilevato nel 2014.
E’ quanto emerge dalla Nota sull’andamento del mercato immobiliare nel 4° trimestre 2015 presentata nel corso di una conferenza stampa dall’Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate. A fare da traino sono soprattutto il comparto residenziale (+6,5%) e le pertinenze (+4,3%), mentre il commerciale si assesta a una più modesta crescita dell’1,9%.
Ancora in affanno, invece, il mercato degli immobili a destinazione terziaria e produttiva, entrambi in perdita rispettivamente dell’1,9% e del 3,5%.
Il mercato residenziale nelle grandi città vede una crescita a doppia cifra per Milano, che grazie agli ultimi due trimestri dell’anno particolarmente positivi fa registrare un +13,4%, e Palermo, che cresce del 13%; seguono a ruota Firenze (+8,9%), Torino (+7,9%), Napoli (+6,6%), Bologna (+4,2%) e Genova (+1,1%). Mercato sostanzialmente stabile invece quello di Roma, che rispetto al 2014 cresce solo dello 0,8%.
Rispetto al 2014, poi, le abitazioni acquistate da persone fisiche tramite mutuo ipotecario mostrano un tasso di crescita pari al 19,5%; per un totale di circa 190.000 unità, oltre 30.000 in più rispetto all’anno precedente. “Tengo a precisare – ha commentato il direttore del Dipartimento Gianni Guerrieri – che i nostri dati si discostano di molto da quelli, per esempio, diffusi dall’Abi, perché noi consideriamo il mutuo erogato a fronte di un’ipoteca fatta sull’abitazione acquistata e non su altri immobili”.
Giuseppe Catapano: Appalti, via libera del Cdm al nuovo Codice da 217 articoli. Delrio: all’Anac risorse adeguate
Via libera del consiglio dei ministri al nuovo Codice degli appalti. Si passa dal vecchio Codice “da 660 articoli e 1.500 commi a 217 articoli con una scelta di grandissima semplificazione e recepimento delle direttive europee”.
E’ quanto ha affermato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, in conferenza stampa, al termine del consiglio dei ministri.
“E’ un codice molto semplice che mira a mettere al centro la qualità degli operatori economici, delle stazioni appaltanti che devono diventare qualificate, dei bandi di gara. Questo vuol dire che avremo più certezza nel fatto che le opere si faranno nei tempi giusti e con i costi giusti”.
Delrio ha poi spiegato che il nuovo codice riguarderà anche “le gare al massimo ribasso con una scelta che coniugherà il prezzo ma anche la qualità”. «La legge obiettivo è stata un fallimento ed è stata archiviata; basta con le procedure straordinarie, si attua la rivoluzione della programmazione ordinaria», ha detto Delrio. Per la “prima volta”, ha spiegato il ministro, viene “normato per legge tutto il tema delle concessioni” e il “rischio operativo è in carico al privato”. Lo Stato, poi, “non è obbligato a riequilibrare gl investimenti”, e questa “è una grande rivoluzione”.
Nella riforma inoltre “c’è un rafforzamento dei poteri dell’Anac. Noi faremo in modo che le risorse siano proporzionate ai compiti”, ha detto Delrio in merito alla denuncia da parte dell’Anac di avere a disposizione pochi soldi per fronteggiare i nuovi ruoli che il Governo gli ha assegnato. “Andremo incontro alla sollecitazione di Cantone, questo senza dubbio”, ha sottolineato il ministro.
Giuseppe Catapano: Libia, uccisi 2 dei 4 ostaggi italiani. Il governo non cambia linea sull’intervento militare
Adesso la priorità è salvare gli ostaggi ancora vivi, ma il dossier Libia diventa sempre più delicato da gestire e il governo non intende cambiare linea rispetto ad un eventuale intervento nel paese nordafricano, almeno secondo quanto si apprende da fonti parlamentari. E’ il presidente del Copasir Giacomo Stucchi a dare le poche notizie ufficiali, dopo l’audizione del sottosegretario a Palazzo Chigi Marco Minniti: “La priorità sono loro (gli ostaggi ancora vivi, ndr) e per questo serve osservare un rigoroso silenzio su situazioni delicate”. Mentre le opposizioni attaccano il governo, Palazzo Chigi sceglie il silenzio e fissa alla prossima settimana,martedì 8 marzo, le comunicazioni del ministro Paolo Gentiloni al parlamento.
Prima, appunto, c’è da provare a risolvere la vicenda degli altri ostaggi. Certo è che Fausto Piano, 60 anni di Capoterra (Cagliari) e il 47enne siracusano Salvatore Failla, due dei quattro dipendenti della Bonatti rapiti in Libia nel luglio del 2015, sono stati uccisi probabilmente durante una sparatoria nella regione di Sabrata. sarebbero stati usati come scudi umani dall’Isis, Lo ha riferito la Farnesina. “Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, apparentemente riconducibili a occidentali”, si legge in una nota, “da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilita’ dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni Bonatti, rapiti nel luglio 2015 e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla. Al riguardo la Farnesina ha gia’ informato i familiari. Sono in corso verifiche rese difficili, come detto, dalla non disponibilita’ dei corpi”.
Stando a quanto appreso negli ambienti giudiziari di piazzale Clodio, dove era stata aperta un’inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo, i due ostaggi sarebbero stati uccisi mentre stavano per essere trasferiti da un covo all’altro. Da tempo erano stati separati dagli altri due colleghi, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, e ieri, a Sabrata, si trovavano a bordo di uno dei mezzi di un convoglio dell’Isis attaccato dalle forze di sicurezza libiche. I corpi dei due italiani sarebbero ora nelle mani dei miliziani che, dopo la sparatoria, erano convinti che avesse perso la vita solo un gruppo di jihadisti. Ieri negli scontri tra Isis e forze libiche sono morti almeno otto jihadisti, la maggior parte dei quali di nazionalita’ tunisina. Il Copasir ha convocato per le 14:30 l’Autorita’ delegata, senatore Marco Minniti”. Secondo un ex ufficiale dell’esercito libico Ramzy al Rumeeh, i due italiani potrebbero essere stati uccisi dalla milizia Battar, legata all’Isis. “E’ di un gruppo armato dedito al traffico di esseri umani e attivo a Sabrata, una formazione armata legata all’Isis, ma sostiene parallelamente anche il governo di Tripoli del premier Khalifa al Ghwell”. Il legale della famiglia Failla, Francesco Caroleo Grimaldi ha riferito di aver sentito “in mattinata la moglie: è disperata e chiede che il suo dolore sia rispettato. Non c’e’ ancora assoluta certezza che sia proprio suo marito uno dei due italiani rimasti uccisi in Libia. Per questo sta vivendo queste ore con infinita angoscia”. Nessuna dichiarazione ufficiale della Bonatti. Sul fronte politico l’opposizione chiede al governo di riferire in Parlamento. Piano e Failla furono rapiti il 19 luglio 2015 insieme a Gino Pollicardo, 55enne ligure di Monterosso, e il 65enne Filippo Calcagno di Enna, nella zona di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli, mentre rientravano dalla Tunisia. Le dinamiche del rapimento non sono mai state chiarite del tutto, vista la difficile condizione in cui versa il Paese nordafricano e la mancanza di una rivendicazione.
Massolo: tra i morti almeno due dei tecnici sequestrati. Risulta “dalle foto in nostro possesso”
“Dalle foto che sono in nostro possesso ci sono somiglianze con almeno due dei tecnici che a suo tempo sono stati sequestrati”. Lo ha detto al Tg1 il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Giampiero Massolo, sul caso dei due italiani uccisi in Libia nel corso di un raid contro l’Isis.
Giuseppe Catapano: Nuovi guai per Facebook, l’Antitrust tedesco apre inchiesta per abuso di posizione dominante
Nuovi guai per Facebook, in arrivo questa volta dall’Europa. L’Authority della concorrenza tedesca – il Federal Cartel Office – ha aperto un’inchiesta contro il colosso di Menlo Park, sospettato di abuso di posizione dominante per infrangere le norme sulla protezione dei dati.
“Il Bundeskartellamt ha avviato un procedimento contro Facebook Inc., Stati Uniti, la filiale irlandese dell’azienda e Facebook Germania GmbH”, ha spiegato l’Authority per la concorrenza. Il Bundeskartellamt sta indagando sui sospetti che con i suoi specifici termini di servizio sull’uso dei dati, Facebook abbia abusato della sua posizione dominante nel mercato dei social network per imporre ai suoi utenti delle condizioni di utilizzo delle informazioni personali che violino le leggi sulla protezione dei dati.
Intanto il giudice brasiliano Ruy Pinheiro del Tribunale dello stato di Sergipe ha ordinato il rilascio di Diego Dzonan, vice presidente di Facebook per l’America Latina. Dzodan era stato arrestato ieri dalla divisione narcotici della polizia brasiliana, dopo che la compagnia si era rifiutata di concedere alla magistratura l’accesso a dati di WhatsApp ritenuti rilevanti per un’inchiesta sul traffico di stupefacenti. Secondo il giudice, Dzonan, incarcerato a San Paolo, dovrà ora essere rilasciato perché la sua detenzione è da considerarsi una misura “eccessiva”. Anche Facebook ieri aveva definito “sproporzionato” l’arresto.
La vicenda che ha coinvolto Facebook ha avuto vasta eco per la sua somiglianza con quella che ha coinvolto Apple negli Stati Uniti, con l’azienda di Cupertino che si è rifiutata di rispettare l’ordine di un tribunale che aveva chiesto accesso ai dati dell’iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino.
