Giuseppe Catapano: Repubblica Centrafricana, il papa ai musulmani: “Siamo fratelli”

giucatap493“La mia visita pastorale nella Repubblica Centrafricana non sarebbe completa se non comprendesse anche questo incontro con la comunità musulmana. Tra cristiani e musulmani siamo fratelli. Dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali”. Queste le parole di Papa Francesco nella moschea del chilometro cinque di Bangui, capitale della Repubblica centrafricana marcata da scontri violenti nel corso degli ultimi anni.

“Sappiamo bene – ha sottolineato Bergoglio – che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace.
Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni. Dobbiamo dunque rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune. Insieme, diciamo no all’odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, salam”.

Giuseppe Catapano: Birra, Ab InBev intende cedere Peroni e Grolsch per passare l’esame dell’Antitrust Ue

giucatap492Anheuser-Busch InBev ha intenzione di cedere due dei brand più popolari di SabMiller pur di cancellare i timori delle autorità europee sulle conseguenze per il mercato della birra della fusione tra le due multinazionali. In particolare, AB InBev ha in programma di cedere i marchi globali Grolsch e Peroni, ha rivelato una fonte informata dei fatti, sottolineando come al momento non sia stato siglato alcun accordo di cessione e come l’operazione non sia ancora certa. I diritti di distribuzione in Usa di Peroni e Grolsch rimarranno in capo a MillerCoors secondo quanto stabilito dall’accordo raggiunto poche settimane fa per cedere il 58% detenuto da SabMiller nella joint venture con Molson Coors Brewing Co.
L’intesa per MillerCoors è stata propedeutica alla firma di un accordo definitivo che porterà AB InBev ad acquisire SabMiller con un’operazione dal valore complessivo di oltre 100 miliardi di dollari creando così un colosso della birra capace di controllare il 30% circa del mercato globale.
Subito dopo l’annuncio dell’accordo gli analisti hanno iniziato a mettere in luce i possibili problemi legati alla sovrapposizione dei brand in alcuni mercati. Trevor Stirling, analista di Bernstein, ha per esempio fatto presente le potenziali sovrapposizioni in Italia e Olanda, dove le due multinazionali hanno una quota di mercato rispettivamente del 30% e del 27%. AB InBev e SabMiller detengono anche più del 20% dei mercati britannico e ungherese. La soglia del 30% è presa a riferimento dalla Commissione europea nel quadro dell’esame di grandi operazioni di fusione o acquisizione. Generalmente superata tale soglia l’autorità europea responsabile delle procedure antitrust impone la cessione di asset per non determinare un eccessiva concentrazione del potere di mercato con le relative conseguenze sui consumatori in termini di prezzi e offerte.
Peroni e Grolsch, insieme a Miller Genuine Draft e Pilsner Urquell, sono i brand di SabMiller considerati globali per la loro portata commerciale.
Gli analisti di Susquehanna avevano escluso proprio i marchi più globali e inserito quelli locali nel possibile programma di dismissioni necessario per ottenere il via libera delle autorità. La cessione di marchi globali, però, consentirebbe di affrontare più rapidamente i timori dell’antitrust europea e di reperire più facilmente le risorse per rimborsare i 75 miliardi di dollari di debito emesso per finanziare l’intera operazione.
Per quanto Peroni e Grolsch non siano considerati strategici dagli analisti, la loro cessione mette comunque in luce la fiducia della multinazionale belga sui suoi attuali brand globali Budweiser, Stella Artois e Corona, caratterizzati da volumi di vendita di molto superiori a Peroni e Grolsch. Per esempio, il marchio italiano ha pesato l’anno scorso per solo l’1% dei volumi di vendita di SabMiller con 2,9 milioni di ettolitri, mentre i volumi di Budweiser si sono attestati a 44 milioni.

Giuseppe Catapano: Boeri, l’Inps invierà solo 150 mila “buste arancioni” entro Natale

giucatap490L’Inps invierà solo 150 mila “buste arancioni” entro Natale, a causa della mancanza di fondi per le spedizioni dovuta al raggiungimento del tetto massimo di spesa.
Lo ha dichiarato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, a margine dell’assemblea nazionale sull’amianto. Boeri ha aggiunto che, qualora i fondi vengano sbloccati in sede di legge di stabilità, le rimanenti buste verranno spedite dopo Natale.

Giuseppe Catapano: Olimpiadi 2024, dopo Boston, si ritira anche Amburgo

giucatap485Restano in quattro nella corsa per l’organizzazione delle Olimpiadi estive del 2024. Il 51,6 % dei cittadini di Amburgo, chiamati al referendum per la candidatura olimpica, ha votato infatti negativamente all’ipotesi di ospitare i Giochi bocciando, di fatto, la candidatura tedesca. “Questa è una decisione che non volevamo però è chiara”, è il commento del sindaco della città Olaf Scholz (Spd).
Dopo il ritiro di Boston lo scorso luglio, restano in corsa quindi Budapest, Parigi, Los Angeles e Roma. I Giochi saranno assegnati nella sessione Cio di Lima dell’11 settembre 2017.

Giuseppe Catapano: Padoan, la crescita del pil 2015 confermata allo 0,9%

giucatap484La crescita del Pil reale nel 2015 è “confermata” allo 0,9%. E’ quanto ha affermato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso della presentazione al Tesoro del rapporto sul debito pubblico 2014.
“La crescita reale – ha sottolineato Padoan – viene confermata dalle nostre valutazioni e non smentita come qualche polemica del weekend potrebbe far pensare”.
L’Italia “è un paese con alto debito” e “la sua dinamica è conseguenza di alcune variabili” fra cui l’inflazione “che non dipende dal governo italiano, ma non sta andando bene, sarebbe utile fosse più elevata”, ha aggiunto il ministro dell’Economia. “Contiamo sulla Bce che sta insistendo su una politica monetaria eterodossa”.

Conferenza sul clima, 150 leader affrontano la sfida più grande del mondo

A cura di: Giuseppe Catapano

giucatap483 “Il mondo non ha mai affrontato una sfida cosi’ grande”: con questo monito, il presidente francese, Francois Hollande, ha aperto il vertice mondiale per la 21ma Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici che dovra’ cercare un accordo per scongiurare una catastrofe ambientale irreversibile. Gli obiettivi sono la riduzione delle emissioni ma anche un aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili, in mod da scongiurare un aumento della temperatura terrestre oltre i due gradi rispetto all’era preindustriale. Il summit dei 150 leader mondiali segna l’inizio della conferenza che si chiudera’ l’11 dicembre, con un testo che dovrebbe essere “vincolante”. “Il successo e’ alla nostra portata ma ancora non e’ stato raggiunto. La posta in gioco e’ troppo importante per potersi accontentare di un accordo al ribasso. Abbiamo un obbligo di successo”, ha affermato il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha chiesto di osservare un minuto di silenzio per le vittime delle stradi del 30 novembre. “Abbiamo nelle mani il futuro delle prossime generazioni”, ha poi avvertito”. Hollande ha esortato a “lottare per il clima come contro il terrorismo” osservando che “i cambiamenti climatici “creano piu’ migrazioni delle guerre”. Barack Obama ha ammesso che gli Usa “hanno contribuito a creare il problema” e ha avvertito che “siamo l’ultima generazione che puo’ cambiare le cose”. “Dobbiamo avere qui, adesso, il potere di cambiare”, ha aggiunto. Il presidente cinese, Xi Jinping, ha assicurato che il suo Paese “si impegna nella campagna mondiale su cambiamenti climatici” e per questo “gli impegni ecologici saranno in cima all’agenda dei prossimi piani pluriennali”. Per Vladimir Putin “si puo’ crescere riducendo le emissioni” e il presidente russo ha proposto un Forum mondiale a guida Onu. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi il futuro del pianeta e’ “una sfida che riguarda tutti noi, i nostri figli e i nostri nipoti”. Parigi dovrebbe sancire un patto per contenere il riscaldamento climatico globale, dopo il fallimento della conferenza di Copenaghen nel 2009. Dalla rivoluzione industriale, le temperature sono aumentate di poco meno di un grado e nei 23 anni trascorsi dalla conferenza di Rio le emissioni di gas serra sono ulteriormente cresciute, con un nuovo record l’anno scorso. Gli Stati Uniti hanno recentemente escluso di voler firmare qualcosa che assomiglia un “trattato”, mentre la Francia insiste sulla necessita’ che ci sia almeno una parte di obblighi da rispettare. Un altro tema “caldo” riguarda la “decarbonizzazione”: non e’ ancora sicuro se ci sara’ un impegno chiaro su questo nelle conclusioni e al momento si ipotizzano formulazioni vaghe (“trasformazione verso un mondo a basso utilizzo di carbonio”).

Un vertice fuori misura per una sfida colossale: più di 150 capi di stato
e di governo danno il via oggi a Parigi alla 21esima Conferenza sul clima delle Nazioni unite (COP21) che si pone l’obiettivo di siglare un accordo storico che limiti il riscaldamento climatico per evitare una catastrofe ambientale irreversibile. Sul sito di Le Bourget, a Nord di Parigi, trasformato in una sorta di fortezza dopo gli attentati del 13 novembre, il presidente francese Francois Hollande con il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon accoglieranno alle 11 di stamattina Barack Obama, Xi Jinping, Vladimir Putin, Narendra Modi e decine di altri capi di Stato. In avvio di COnferenza sarà anche osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime degli attentati di Parigi.
L’accordo che la comunità internazionale è chiamata a definire punta a limitare il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli dell’era pre-industriale. La comunità scientifica è ormai unanime sul fatto che oltre questo limite la Terra andrebbe incontro a un caos climatico dai risvolti catastrofici. In vista della conferenza 183 Paesi su 195 hanno presentato degli impegni per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Questi impegni, che già di per sé rappresentano un significativo passo in avanti, porterebbero comunque a un riscaldamento prossimo ai 3 gradi, quindi insufficienti. Il summit punta quindi a delineare per i prossimi decenni dei meccanismi di revisione al rialzo dell’accordo. I lavori della COP21 si chiuderanno l’11 dicembre.

Sono 317 le persone fermate a Parigi in seguito ai disordini che hanno segnato ieri la vigilia del lancio della conferenza sul clima, COP21. Lo ha annunciato la prefettura parigina, aggiornando il numero dei provvedimenti di fermo decisi a conclusione di una giornata di proteste sfociate in momenti di violenza, malgrado il divieto di manifestazione che vige nella capitale francese dopo gli attentati del 13 novembre.

Missione Innovazione” e “Coalizione per la svolta energetica”. Si chiameranno così le due iniziative gemelle che verranno annunciate oggi – in concomitanza con l’avvio a Parigi dei lavori della COP21 – dal presidente Usa, Barack Obama, e dal fondatore della Microsoft, Bill Gates. Le iniziative puntano a finanziare con un’iniezione di milioni di dollari la ricerca scientifica per ottenere rapidamente innovazioni tecnologiche rivoluzionarie nel campo dell’energia pulita. La prima iniziativa “Mission Innovation” comprende 19 Paesi e impegna i rispettivi governi a raddoppiare i finanziamenti pubblici nella ricerca energetica di base per i prossimi 5 anni. A questa si affianca la seconda iniziativa “Breakthrough Energy Coalition”, che vede in prima linea gli investitori privati, Gates e altri 28 ricchissimi del pianeta, che metteranno assieme il loro denaro per finanziare investimenti in energie pulite soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. “Considerata la dimensione della sfida, abbiamo bisogno di esplorare diversi percorsi e questo significa anche inventare nuovi filoni di ricerca”, ha spiegato Gates oggi nel lanciare l’iniziativa privata. Gates si è detto ottimista sulla possibilità di inventare gli strumenti di cui il mondo ha bisogno per combattere i cambiamenti climatici e fornire energia pulita ai poveri del piante. L’ammontare degli investimenti non è ancora stato reso noto, precisa il Washington Post, ma il programma sarà svelato ufficialmente nelle ore iniziali della COP21. L’Italia non fa parte dei 19 paesi che partecipano alla Mission Iniziative e che assieme rappresentano l’80% della spesa corrente in ricerca energetica. Fra i 28 investitori privati di 10 diversi paesi ci sono anche gli americani Mark Zuckerberg e Jeffrey Bezos, il cinese Jack Ma, il britannico Richard Branson

Anche Vladimir Putin è oggi a Parigi per il vertice sul clima delle Nazioni Unite, al quale partecipano i principali leader mondiali. L’evento avrà luogo in un clima di allerta e tensione dopo gli attacchi terroristici che hanno avuto luogo nella capitale francese il 13 novembre e sull’onda dell’iniziativa di Francoise Hollande di intensificare i raid contro l’Isis e cercare la formazione di un’ampia coalizione anti jihadisti. A margine del vertice, Putin potrebbe avere una serie di bilaterali non in agenda, tra i quali il più atteso, e in bilico, è quello con il collega turco Recep Tayyip Erdogan per discutere dell’abbattimento del jet Su-24 da parte dell’aviazione di Ankara. In base agli ultimi aggiornamenti del Cremlino, Putin incontrerà il cancelliere tedesco Angela Merkel in un “a margine”. E alla conversazione – che con tutta probabilità potrebbe vertere sul problema ucraino – potrebbe anche partecipare il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Quanto a un nuovo faccia-a-faccia con Barack Obama, sembra più un sì, ma niente di formale. L’occasione appare il pranzo offerto dal presidente francese Francois Hollande. I leader di Russia e Stati Uniti avranno l’opportunità di parlare brevemente “in piedi”, secondo il linguaggio delle diplomazie. Ma se l’attualità fa sembrare naturale quello che fino a un mese fa era estremamente complicato (un colloquio Obama-Putin), sempre quanto accaduto negli ultimi giorni mette in bilico persino un abboccamento tra coloro che sono stati per anni partner economici (Putin ed Erdogan). Sinora il Cremlino ha dimostrato grande freddezza rispetto alla richiesta turca di un incontro e anzi, sabato il leader russo ha firmato una lista di dure sanzioni economiche contro la Turchia. Tuttavia il bilaterale viene dato come possibile in alcuni ambienti di Mosca. Lo stesso Erdogan, parlando il 27 novembre in una riunione nella città turca di Bayburt, ha dichiarato: “Dopo l’incidente (l’abbattimento del SU-24) il giorno stesso ho inviato una richiesta di un incontro. Volevo parlare al telefono con lui (Putin). Dal momento che non c’è stata una risposta, presto a Parigi ci sarà un vertice sul clima. Penso che verrà anche lui. Potremo parlare lì, e discutere la situazione”. La reazione di Putin all’abbattimento del jet è stata durissima, anche perchè ha comportato la prima perdita di vite umane per la Russia dall’inizio della campagna siriana (partita a fine settembre). La sua reazione è stata oltre che politica, di natura personale, definendo in sostanza Erdogan un traditore. Ma è ovvio che la crisi russo-turca non è nell’interesse dei molti player in gioco per la formazione di un’alleanza anti-Isis. Nessuno vuole la Turchia fuori dai giochi. In particolare i partner europei, anche tenendo conto del problema dei migranti e dei rifugiati dalla Siria, molti dei quali accolti sinora in Turchia. Ma ovviamente Mosca occupa ormai una posizione insostituibile per il conflitto siriano. Ai colloqui nella capitale russa di venerdì, Hollande ha detto che Putin può contare sul sostegno della Francia nelle indagini dell’attacco terroristico a bordo della A321 in Egitto. Egli ha sottolineato che Mosca e Parigi devono lavorare insieme nella lotta contro il terrorismo. Inizialmente Putin doveva avere tre bilaterali, tra i quali il più atteso era con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In programma c’è poi un incontro con il collega peruviano Ollanta Humala e con Park Geun-hye, la prima presidente donna nella storia della Corea del Sud. Il presidente russo a Parigi parteciperà alla sessione plenaria del Vertice della XXI Conferenza ONU sul clima e XI riunione delle Parti del Protocollo di Kyoto. Una volta ripartito Putin dalla capitale francese, il capo della delegazione russa sarà il primo vice primo ministro Igor Shuvalov. “La Russia ritiene che la Conferenza di Parigi sia un importante evento internazionale, i cui risultati saranno determinanti per le prospettive di sviluppo sostenibile del mondo” si apprende dall’ufficio stampa del Cremlino. “La parte russa ha ripetutamente sostenuto l’adozione alla conferenza a Parigi, di un accordo giuridicamente vincolante globale. Per unire gli sforzi di tutti i paesi, in particolare i principali responsabili delle emissioni di gas serra come Cina, Stati Uniti, UE, Russia. Per fornire una solida base di standard climatico a lungo termine, equilibrato in tutti i suoi aspetti: ambientali, economici e politici”. La Russia sta dando “un contributo significativo agli sforzi internazionali per combattere il cambiamento climatico”, ha sostenuto gli impegni di Kyoto e “mantiene il livello di emissioni di gas serra rispetto alla base del 1990”

L’India sarà uno dei protagonisti chiave della Conferenza sul clima che oggi apre a Parigi: se da un lato infatti questo Paese è, fra le grosse economie planetarie, quello in assoluto più vulnerabile (per la sua posizione geografica e per le sue dimensioni demografiche) di fronte ai cambiamenti climatici, dall’altro lato è anche considerato quello che pone più ostacoli al raggiungimento di un accordo, se non in cambio di consistenti contropartite economiche. Con un intervento sul Financial Times, il premier indiano Narenda Modi ha rivolto uno schietto monito ai Paesi ricchi del mondo, ricordando che essi hanno l’imperativo morale di guidare la battaglia contro il riscaldamento climatico: essi “hanno spianato la loro strada verso la prosperità con i combustibili fossi” e devono quindi continuare a sopportarne il peso più grande: “Qualsiasi altra soluzione sarebbe moralmente sbagliata”, ha affermato Modi. Modi, il cui Paese è il quarto emettitore di gas a effetto serra dietro alla Cina, gli Usa e l’Ue, ha annunciato di volersi fare promotore di un’alleanza internazionale tra i 121 paesi dei Tropici ricchi di sole, ma poi ha nuovamente ricordato alle nazioni ricche i propri dover: “Il principio della responsabilità comune ma differenziata deve restare il fondamento della nostra impresa collettiva” verso un accordo che freni il riscaldamento. “Il tenore di vita di pochi non deve escludere le opportunità dei molti che stanno compiendo i primi passi sulla scala dello sviluppo”, ha chiosato Modi.

 Capesante al vapore, suprema di pollo, risotto alle erbe aromatiche (fresche) e torta Paris-Brest: questo il menù sulla tavola dei grandi della terra riuniti a Le Bourget, nel Nord di Parigi, oggi per il lancio della conferenza COP21. “Un pranzo che riecheggia l’eccellenza ambientale e l’eccellenza gastronomica francese”, secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che presiede la conferenza e precisa: “ma senza ostentazione”. Cinque chef, stellati, hanno accettato di preparare senza essere pagati il pasto per gli oltre 150 capi di Stato e di governo convenuti a Parigi. Il pranzo sarà servito su porcellane di Sèvres prestate dall’Eliseo e durerà in tutto meno di un’ora e un quarto.

Giuseppe Catapano: Roma, prime multe (e ricorsi) dopo l’ordinanza per il decoro del prefetto Tronca

giucatap463“Stamattina ho ricevuto la prima multa della mia vita: 400 euro di verbale. Farò ricorso, stavolta andrò fino in fondo, sono pronto a farmi arrestare”. Il primo centurione multato a Roma nell’operazione decoro fortemente voluta dal commissario straordinario di Roma Capitale, Francesco Paolo Tronca, sfoga tutta la sua rabbia raggiunto al telefono da Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano. “E’ vergognoso quello che sta accadendo – ha affermato il centurione -, vi mando le foto del verbale che mi hanno fatto, accompagnato anche dal sequestro del completo che uso per lavorare. Se la prendono con noi perché siamo bersagli semplici da colpire mentre agli abusivi veri come quelli che vendono aste per i selfie, oggetti vari e rose non fanno nulla. E’ pieno di mimi e di ambulanti abusivi ma a loro non è stato detto nulla. Chiediamo da tempo di regolamentare la nostra professione. Oggi ho subito un’ingiustizia, la multa non la pago e ripeto, questa volta andrò fino in fondo, sono pronto a farmi arrestare. Ho già chiamato il mio avvocato”. Ieri, il commissario Tronca ha firmato un’ordinanza con cui vieta nelle strade del centro della capitale le attività dei cosiddetti “centurioni”, dei risciò e dei venditori ambulanti di biglietti per l`accesso a musei e siti di interesse storico, artistico o culturale. Una misura, quella assunta oggi, in vista del Giubileo “ai fini della tutela della sicurezza urbana”. Per quanto riguarda i cosiddetti “centurioni”, l’ordinanza fa divieto di “qualsiasi attività che preveda la disponibilità ad essere ritratto come soggetto in abbigliamento storico in fotografie o filmati, dietro corrispettivo in denaro”. Questo perchè, si precisa, “i soggetti dediti a tali attività agiscono frequentemente con modalità inopportune, insistenti e talvolta aggressive e del decoro del patrimonio artistico, storico e monumentale della città”. Un’altra ordinanza, ha disposto, inoltre, il divieto di svolgere nel centro storico di Roma qualunque attività “assimilabile al trasporto di persone, con velocipedi a tre o più ruote, anche a pedalata assistita” in quanto “potendo essere condotti senza titolo di guida e non soggetti all`obbligo di assicurazione per la responsabilità civile, non dispongono dei requisiti necessari a tutela della sicurezza nella circolazione”. L`ordinanza firmata dal Commissario straordinario stabilisce, infine, il divieto di svolgere in maniera ambulante l`attività di intermediazione e promozione di tour turistici e vendita di biglietti per l`accesso a musei e siti di interesse storico, artistico o culturale, “in quanto attività lesive anche dei princìpi di leale concorrenza commerciale”

Giuseppe Catapano: Renzi, a Parigi da Hollande, pensa alla Libia

giucatap462Prosegue anche oggi il tour di contatti diplomatici del presidente francese Hollande dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre. Ricevuto nei giorni scorsi da Obama, il presidente francese ha ricevuto ieri sera la cancelliera tedesca Angela Merkel per discutere del rafforzamento della lotta contro lo Stato islamico e per una maggiore cooperazione antiterrorismo e questa mattina Hollande ha ricevuto il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, per poi partire per Mosca, dove ha in agenda un incontro con il leader del Cremlino, Vladimir Putin. Durante il suo colloquio con Hollande a Washington, Obama ha detto due giorni fa che gli attentati di Parigi sono stati “un attacco al mondo intero”, “un attacco all’idea che popoli di diverse origini possano vivere insieme, in pace”. Hollande e Obama hanno concordato sull’opportunità di non inviare militari in Siria, ma di intensificare i bombardamenti. “La Francia non interverrà a terra, accompagneremo le forze locali, che accompagniamo già da diversi mesi (…) e permetteremo a queste forze di operare”, ha detto il presidente francese, riferendosi ai raid aerei condotti dalla coalizione antijiahdisti. Ieri in serata, invece, Hollande e Merkel  si sono recati insieme a Place de la Republique per rendere omaggio alle vittime degli attentati di Parigi del 13 novembre; dopo essersi raccolti in silenzio davanti alle candele, ai messaggi e ai fiori deposti ai piedi del monumento al centro della piazza, divenuto un luogo emblematico dell’omaggio alle vittime degli attentati, Merkel e Hollande hanno parlato a lungo fra loro. Nel corso della successiva conferenza stampa al fianco di Merkel, Hollande ha ribadito la sua intenzione di “colpire Daesh (l’Isis) al cuore” e ha chiesto alla Germania di fare di più nella lotta contro l’Isis, in Siria e in Iraq. La cancelliera tedesca Angela Merkel, dal canto suo, ha promesso al presidente francese Francois Hollande che il suo governo agirà “rapidamente” nella lotta contro il terrorismo jihadista. Merkel, durante la conferenza stampa a Parigi al fianco di Hollande, ha assicurato che la Germania sarà implicata in modo più netto nelle operazioni internazionali, in particolare nel Mali, per permettere alla Francia di dispiegare le sue forze su altri teatri d’operazione.

 L’Italia e la Francia sono “due nazioni sorelle”, ha detto, invece, dopo l’incontro con il presidente francese Francois Hollande, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ribadito l’impegno italiano per l’obiettivo comune che e’ “la distruzione di Daesh”. Questa deve avvenire su diversi fronti: diplomatico, militare, culturale. “La coalizione sia sempre piu’ ampia e inclusiva”, ha detto. “Nel giro di una settimana – ha continuato Renzi – Hollande ha incontrato i principali leader mondiali e questo sforzo diplomatico lo seguiamo con grandissima cooperazione e lo consideriamo un fatto positivo. L’Italia conferma tutti i suoi impegni a fianco della Francia e dell’Ue”. Il vertice che domenica prossima riunira’ a Bruxelles i leader europei e la Turchia dovrà portare a un “accordo globale” per la gestione dell’immigrazione, è la conclusione del vertice Italia-Francia. Serve “un accordo globale con la Turchia” sulla questione dei migranti, ha spiegato il presidente francese Francois Hollande nella conferenza stampa congiunta con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, “per la sicurezza delle frontiere, di tutte le frontiere”, ha detto Hollande, “dobbiamo poter accogliere i rifugiati che arrivano in Turchia in condizioni che gli permettano di rimanere il più vicino possibile ai loro Paesi di origine senza dirigersi verso l’Europa. E dobbiamo garantire il controllo delle frontiere esterne dell’Ue”.

 Diversamente in Libia bisogna arrivare a “un governo di unità nazionale”e occorre “mettere in sicurezza l’intero territorio, per impedire all’Isis di installarsi e rafforzarsi”, ha detto il presidente francese ribadendo che i jihadisti dello Stato islamico (Isis) “sono il nostro obiettivo principale”. “E’ fondamentale per tutto e per tutti dare priorita’ al dossier Libia” per evitare nuove tragedie, ha affermato Renzi aggiungendo che “l’unico modo per mettere parola fine all’esodo dei rifugiati e’ quello di bloccare le guerre civili”. Renzi ha poi ribadito la necessita’ di intervenire anche sullo sviluppo della cultura, dal momento che con gli attentati a Parigi “si e’ cercato di colpire al cuore cio’ che noi siamo, ma i nostri valori sono molto piu’ forti della loro barbarie”.Renzi ha ricordato che “siamo impegnati a livello militare, in molti casi assieme alla Francia, non solo in Libano, nella coalizione contro Daesh in Iraq Siria, in Iraq, in Kosovo, in Africa dove è forte l’impegno francese e anche noi siamo presenti, penso alla Somalia”.

Giuseppe Catapano: Boom dei libri di Oriana Fallaci, la giornalista aveva previsto il massacro di Parigi

giucatap427‘La rabbia e l’orgoglio’ di Oriana Fallaci è il libro più venduto su Amazon nelle ultime 24 ore. E anche su twitter l’hashtag #fallaci sta spopolando. Dopo i fatti di Parigi, le parole della giornalista e scrittrice riecheggiano come una profezia: “Parigi è persa, qui l’odio per gli infedeli è sovrano e gli imam vogliono sovvertire le leggi laiche in favore della sharia”. E sui social spuntano ovunque citazioni dei suoi libri. Secondo alcuni, l’hashtag è usato soltanto per giustificare l’odio xenofobo.

Giuseppe Catapano: Da Mostefai a Abdeslam, ecco l’identikit del commando di Parigi

giucatap426Con le ore si fa sempre più chiaro l’identikit del commando di terroristi che hanno messo a segno venerdì sera i devastanti attentati di Parigi, costati la vita ad almeno 129 persone. Al momento sono stati identificati cinque dei sette kamikaze che si sono fatti esplodere o sono stati uccisi dagli agenti di sicurezza francesi.

Il primo è Omar Ismail Mostefai, 29enne morto nell’attacco al Bataclan, identificato grazie alle impronte digitali rinvenute sul dito indice, unica porzione del suo corpo rimasta intatta dopo l’esplosione della cintura che portava addosso. Era nato nella periferia di Parigi e risiedeva a Chartres. Aveva alle spalle otto condanne per piccoli reati ed era schedato per la sua vicinanza ad ambienti dell’Islam radicale.

Sempre al Bataclan, si è fatto saltare in aria Samy Amimour, 28 anni, cittadino francese nato in un sobborgo di Parigi. Era stato posto sotto controllo giudiziario nel 2012 per i suoi legami con gruppi terroristici e in relazione a un fallito tentativo di recarsi in Yemen. Era ricercato dal 2013, per aver violato i termini del controllo giudiziario e nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura internazionale. Due anni fa, secondo quanto affermato dalla sua famiglia, era andato in Siria dove si era sposato. Tre familiari sono stati presi in custodia dalla polizia.

Corrispondono invece ad Ahmad Al Mohammad, 25 anni, le impronte di uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere vicino allo Stade de France. Nato il 10 settembre 1990 in Siria, nella città di Idlib, l’uomo era stato registrato dalle autorità greche dopo il suo arrivo con i migranti sull’isola di Lero nel mese di ottobre del 2015. Sarebbe suo il passaporto siriano ritrovato nel luogo dell’attentato.

Morto allo Stade de France anche Bilal Hadfi, 20 anni, cittadino francese e residente in Belgio. Secondo alcune informazioni riferite dalla stampa, ha trascorso molto tempo in Siria, dopo aver aderito al gruppo estremista dello Stato Islamico.

C’è poi Ibrahim o Brahim Abdeslam, identificato dagli inquirenti come l’uomo che si è fatto saltare in aria all’interno del caffè Comptoir Voltaire. Il 31enne, che aveva vissuto nel quartiere di Molenbeek, alla periferia di Bruxelles, è uno dei tre fratelli che si ritiene siano coinvolti nelle stragi: Mohamed Abdeslam, arrestato sabato in Belgio e poi rilasciato, e il 26enne Salah Abdeslam, francese nato a Bruxelles, sfuggito clamorosamente a un controllo alla frontiera franco-belga alle 8 del mattino di sabato. Il giovane è stato identificato dagli inquirenti come l’uomo che ha noleggiato la macchina utilizzata dai terroristi nell’attacco al Bataclan.

Secondo quanto racconta il quotidiano belga la Derniere Heure, Salah era un amico d’infanzia di Abdelhamid Abaaoud, il capo della ‘Cellula di Verviers’, neutralizzata dalle forze speciali della polizia belga a gennaio, e considerato il cervello degli attentati di Parigi. Cittadino belga di origine marocchina il 28enne è andato a combattere in Siria ed è tristemente famoso per un video registrato nel 2014 in cui guida un’automobile che trascina dietro alcuni corpi mutilati.

Gli inquirenti pensano che il commando che ha agito presso lo Stade de France, il teatro Bataclan e nei ristoranti di Xéme e Xiéme arrondissement possa essere composto da una ventina di persone, si cercano quindi gli altri fiancheggiatori.