Sarà il sottosegretario della presidenza del consiglio con delega per l’intelligence, Marco Minniti, a riferire al Copasir, il comitato parlamentare sui servizi di sicurezza, sul caso delle intercettazioni telefoniche illegali all’allora premier Silvio Berlusconi da parte della Nsa, National security agency Usa, portate alla luce dal quotidiano la Repubblica e dal settimanale Espresso, in collaborazione con Wikileaks. E non è escluso che sia anche il premier Matteo Renzi a presentarsi successivamente in parlamento, come hanno chiesto Forza Italia e tutto il centrodestra e come sembra possibile anche in base alle dichiarazioni del presidente del consiglio: “Ci accingiamo a chiedere informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali, sulla vicenda di Berlusconi”, ha detto Renzi. Quasi in contemporanea con l’annuncio del presidente del consiglio, Renzi, la Farnesina fa sapere di avere convocato l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America John Phillips per avere “chiarimenti circa le indiscrezioni comparse su alcuni organi di stampa”.
Secondo le due testate la potente National Security Agency americana spiava Berlusconi, il consigliere personale Valentino Valentini, il consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi, il consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, e il rappresentante permanente dell’Italia alla Nato, Stefano Stefanini. La rivelazione, scrive Repubblica, dimostra che “oltre a Germania e Giappone, anche il governo italiano era spiato e riapre il caso del complotto ai danni dell’allora presidente del consiglio che aveva spinto i fedelissimi di Berlusconi a chiedere una commissione d’inchiesta”.
Le telefonate di Valentini riassunte da Repubblica rivelano le pressioni subite da Berlusconi dagli alleati europei nei momenti più delicati della crisi dell’autunno 2011 che portò alla sua uscita di scena e al governo tecnico di Mario Monti. L’Nsa era a conoscenza dei dettagli di un incontro, il 22 ottobre, con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy: “Sarkozy avrebbe detto a Berlusconi che, mentre le affermazioni di quest’ultimo sulla solidità del sistema bancario italiano, in teoria, potevano anche essere vere, le istituzioni finanziarie italiane potrebbero presto ‘saltare in aria’ come il tappo di una bottiglia di champagne e che ‘le parole non bastano più’ e che Berlusconi ‘ora deve prendere delle decisioni'”.
Ma non solo “il 24 Valentini ha indicato che il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha sollecitato l’Italia ad adottare misure finalizzate a ridurre l’impressione all’interno dell’Unione Europea che l’Italia sia oppressa da un enorme debito, in un momento in cui sta lottando anche con una bassa produttività e la sua economia sta mostrando poco dinamismo”. Tra le telefonate di Berlusconi intercettate anche una del marzo 2010 al capo del governo israeliano Benyamin Netanyahu.
“Le registrazioni sono state condotte da quella che probabilmente è la divisione più sensibile in assoluto della Nsa: lo Special Collection Service (Scs), un’unità speciale che opera sotto copertura diplomatica nelle ambasciate e nei consolati americani in giro per il mondo, per sorvegliare governi amici e nemici, lavorando spesso in collaborazione con la Cia – scrive Repubblica -. Obiettivo dei team Scs è raccogliere intelligence fresca e facilmente ‘deperibile’ sulla leadership del paese in cui si trova l’ambasciata o il consolato in cui sono basati. Questo compito è facilitato dalla presenza e dall’operatività del team nelle ambasciate delle grandi capitali mondiali”.
Immediate le reazioni nel centrodestra vicino all’ex premier.
“Dopo le inquietanti notizie in merito alle intercettazioni della Nsa americana nei confronti del governo Berlusconi, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chieda immediatamente conto agli Stati Uniti di quanto accaduto tra il 2008 e il 2011, e forse anche in altri archi temporali. E’ un fatto di una gravità inaudita che i cittadini italiani, e ancor peggio i membri di un governo occidentale, vengano spiati da un’amministrazione che giustamente viene considerata amica”, dice Renato Brunetta. Il presidente dei deputati di Forza Italia chiede anche che “il governo venga in Parlamento a riferire su queste gravi notizie e si attivi sin da subito per l’ormai irrinunciabile istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del 2011 e sulla crisi borsistica-bancaria del 2015-2016”.
A Brunetta fa eco Maurizio Gasparri. “La clamorosa e inaccettabile vicenda delle intercettazioni americane a danno di Berlusconi conferma una volta di più quanto sia stata grave, intollerabile e criminale la pressione internazionale sul governo di centrodestra. Ci fu un complotto, lo abbiamo detto e lo ribadiamo, in Europa e evidentemente anche con complicità d’oltreoceano”, ha detto il vicepresidente di Forza Italia al senato. “Pretendiamo tutta la verità e che si difenda la dignità nazionale senza esitazioni né ipocrisia”.
“Rammarico, ma non stupore”, dice invece Deborah Bergamini, responsabile Comunicazione di Forza Italia. “Nulla di nuovo, purtroppo. Ma un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’ultimo governo scelto dagli italiani è stato abbattuto senza rispettare le regole della democrazia né della sovranità nazionale italiana. Da anni denunciamo una vera e propria sospensione della sovranità popolare nel nostro paese, che ha avuto inizio proprio con la caduta del governo Berlusconi”, aggiunge. “Rimane il forte disappunto per comportamenti non compatibili con un corretto rapporto fra paesi amici ed alleati. Ma soprattutto rimane lo stupore e l’amarezza per il fatto che, come osserva l’Espresso, nessuno dei successivi governi italiani e nessuna Procura della Repubblica ha mai ritenuto di doversi occupare di queste vicende, come se tutto fosse normale nella storia italiana degli ultimi anni. Per la sinistra italiana anche la sovranità nazionale si può calpestare, se questo serve a colpire l’avversario politico”, conclude Bergamini.
Catapano Giuseppe
Giuseppe Catapano: Rapimento Abu Omar, l’Italia condannata dalla Corte di Strasburgo
L’Italia è stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo per il rapimento avvenuto nel 2003 a Milano dell’imam Abu Omar, che fu consegnato alla Cia e poi portato in Egitto dove fu detenuto e torturato.
Secondo la Corte le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di ‘extraordinary rendition’ nel 2003, a Milano, da parte della Cia e approfittarono del segreto di Stato per garantire l’impunità ai funzionari responsabili del rapimento dell’ex imam. “L’inchiesta e il processo – proseguono i giudici – non hanno portato alla punizione dei responsabili cosicché alla fine dei conti c’è stata un’impunità”. L’ex imam di Milano, Abu Omar, il cui vero nome è Mustafa Osama Nasr Hassn, attualmente 53enne, era arrivato in Italia nel 1998 e nel 2001 aveva ottenuto lo status di rifugiato. Fu prelevato a Milano nel febbraio 2003 e trasferito nella base militare di Aviano da dove un aereo militare lo trasportò al Cairo. In Egitto fu torturato, interrogato e liberato nell’aprile 2004 in cambio dell’impegno a tacere sulle sue condizioni.
Il giudici di Strasburgo hanno giudicato l’Italia responsabile di numerose violazioni dei diritti umani, in particolare il divieto della tortura e il diritto al rispetto della vita familiare. La corte ha stabilito che l’Italia dovrà pagare 70mila euro a Nasr e 15mila a sua moglie per danni morali.
Giuseppe Catapano: Libia, droni Usa da Sigonella. Renzi: autorizzazioni caso per caso
Nella lotta all’Isis in Libia, l’Italia farà la sua parte. Lo assicura il governo italiano. Ma, come tiene a precisare il premier Matteo Renzi, “autorizzazioni caso per caso”. Di certo Droni americani saranno autorizzati a partire dalla base di Sigonella, in Sicilia. Le indiscrezioni delWall Street Journal vengono conferemate dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, in un’intervista con il Messaggero. Ma l’autorizzazione per i droni americani a partire dalla base di Sigonella, in Sicilia, non è il preludio ad una guerra italiana in Libia, ha chiarito il Ministro della Difesa, spiegando che la base “è utilizzata dagli Stati Uniti secondo un trattato che risale agli anni ’50. Ogni volta che si configurano assetti nuovi, parte una richiesta. Nulla di strano. C’è stato bisogno di una serie di interlocuzioni, perché l’Italia dev’essere coinvolta con un ruolo di leadership e di coordinamento in una strategia di sicurezza complessiva rispetto alla Libia”.
L’accordo bilaterale tra Italia e Usa e’ stato concordato a gennaio dopo un negoziato “segreto” e confermato da fonti della Difesa solo a trattative concluse. A rivelarlo è il Wall Street Journal, che illustra le condizioni poste dalla Difesa: i velivoli possono agire solo in appoggio a unità di elite nel caso siano in pericolo; ogni incursione sarà autorizzata volta per volta; la disposizione si applica a qualsiasi area dove sia presente l’Isis. Vincoli su cui il Governo italiano non ha intenzione di derogare per il timore, si dice, di accendere un’opposizione interna contro la guerra.
Il ministro ha spiegato che “non è una decisione legata a un’accelerazione sulla Libia” e che con Washington c’è consenso “sulla necessità che non vi siano fughe in avanti non coordinate”. Infatti, per risolvere il caos libico “una strategia coordinata tra alleati e l’accordo dei libici” rimangono “la via maestra”. Alle obiezioni di chi sostiene che concedendo le basi l’Italia sia entrata in guerra evitando il passaggio in Parlamento, il capo della Difesa ha risposto che “nessuno tiene all’oscuro il Parlamento, le prerogative parlamentari non c’entrano”. Infatti “questo Governo ha sempre portato in Parlamento tutte le decisioni che riguardano l’impiego delle forze armate, due volte l’anno con i decreti sulle missioni e il dettaglio anche dei rapporti bilaterali”. In questo caso “l’uso delle basi americane non sta nel decreto missioni perche’ non c’e’ nessuna missione in partenza. Se si dovesse decidere una missione in Libia lo chiederemmo al Parlamento, ma ad oggi non e’ prevista”.
Sulla linea da seguire c’è compattezza: il premier Matteo Renzi ha confermato l’autorizzazione ai droni ma “come ha già detto il ministro Pinotti, le autorizzazioni” al decollo “sono caso per caso: se si tratta di fare operazioni contro terroristi e potenziali attentatori Isis c’e’ uno stretto rapporto con nostri alleati e siamo in grande sintonia”.
Ospite di Rtl 120.5, il premier ha spiegato che “si vedono piccoli spiragli in Siria, sono ore decisive per il Governo in Libia: la priorità è diplomatica, poi se abbiamo prove di potenziali attentati è evidente che l’Italia fa la sua parte come tutti gli altri”.
Anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in visita ad Istanbul, ha rassicurato sul fatto che l’autorizzazione all’uso di Sigonella “non e’ un preludio all’intervento militare”. L’utilizzo della base, ha spiegato “non richiede una comunicazione specifica in Parlamento”, aggiungendo che “sara’ il ministro della Difesa a valutare” caso per caso.
Ancora fumata nera per governo
Dopo oltre due mesi di estenuanti trattative e passi falsi, ancora un nulla di fatto per il governo di riconciliazione nazionale libico. Il Parlamento libico in esilio a Tobruk, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, non ha potuto dare la fiducia al governo del premier Fayez al Sarraj per mancanza del numero legale. Il voto era atteso in giornata, in un clima di preoccupazione crescente della diplomazia occidentale per l’avanzata dell’Isis nel Paese nordafricano a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane. Adesso occorrerà attendere ancora una settimana.
Giuseppe Catapano: Migranti, Alfano, no ai muri. Sì a centri di smistamento, ricollocamenti, espulsioni
“E’ una pura illusione pensare di chiudere le frontiere con i muri”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a Mattino Cinque tornando a parlare dell’ipotesi avanzata dall’Austria di chiudere le frontiere per frenare il flusso dei richiedenti asilo in arrivo dalla Siria e da altri Paesi in preda alle guerre e alla fame. “Oggi incontrerò i presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano per lavorare insieme a loro. Sabato mattina ho parlato con la collega ministro dell’Interno austriaco” su questo tema, ha aggiunto Alfano. “Se un pezzo d’Europa ritiene che tutti quelli che arrivano in Italia o che arrivano in Grecia possano essere assorbiti dall’Italia o dalla Grecia si illudono davvero, il sistema collasserà”, ha aggiunto il titolare del Viminale. “Come Europa dobbiamo realizzare quello che abbiamo già deciso: costruire i centri di smistamento dove separare i profughi dagli irregolari, ricollocare equamente i profughi tra i 28, espellere gli irregolari”, ha ribadito Alfano sottolineando che “questo è un meccanismo che deve fare l’Europa per salvare se stessa e per salvare l’idea di Europa che rischierebbe di tramontare”.
Franceschini due anni dopo: “Cultura e turismo al centro dell’azione di governo”
A cura di: Giuseppe Catapano
Il bilancio della cultura tornato dopo otto anni sopra i due miliardi di euro, l’ArtBonus stabilizzato e reso permanente, l’istituzione dei 20 musei autonomi guidati da altrettanti direttori selezionati con bandi internazionali, e la profonda riforma del sistema culturale statale che ha reso musei e luoghi della cultura servizi pubblici essenziali. E ancora: la nascita della ‘Capitale italiana della Cultura’, fino ai successi delle domeniche gratuite e il record assoluto dei 43 milioni di visitatori dei musei e dei siti archeologici statali nel 2015. Sono alcune delle principali azioni del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, guidato da Dario Franceschini, realizzate in questi primi due anni di governo. “Cultura e turismo sono tornati al centro dell’azione di governo”, sintetizza il titolare del dicastero. All’elenco vanno aggiunti l’istituzione dei ‘caschi blu’ della cultura, a servizio della comunità internazionale, la rinascita di Pompei e gli importanti investimenti per il Sud, fino alla recente e attesa nuova legge sul cinema. Dati in crescita anche per il turismo, grazie all’aumento delle presenze internazionali e una domanda interna che torna a crescere, oltre ad un impegno sempre più considerevole sul fronte del turismo sostenibile e digitale. L’elenco prosegue con la riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila, insieme alla giornata interamente dedicata al jazz, la restituzione al pubblico degli splendidi affreschi della Villa dei Misteri di Pompei, il raddoppio del percorso della Reggia di Caserta.
Giuseppe Catapano: Gentilloni, la Turchia deve entrare nell’Ue. Ma serve una vera libertà di stampa
L’Italia conferma il proprio sostegno all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea ma auspica una “evoluzione” sul versante della libertà di stampa. Lo ha detto il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, nel corso di una conferenza stampa con il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu, che i due hanno tenuto ad Ankara. “Siamo interessati a un rapporto con un paese cha fa passi in avanti nel suo avvicinamento all’Unione Europea. L’Italia lo appoggerà sempre di più, poiché questo processo consentirà un quadro di stabilità e un consolidamento in quel paese di valori europei come la libertà di informazione”.
Giuseppe Catapano: Ttip, Bruxelles pronta a nuovi negoziati per l’accordo di libero scambio Ue-Usa
Sul Ttip Bruxelles si prepara al nuovo ciclo di negoziati. E’ stato inaugurato stamattina presso la sede della Commissione europea la nuova sessione di dialogo in vista dell’accordo di libero scambio tra mercato europeo e statunitense. Con una lunga stretta di mano a beneficio di fotografi e cameramen, il capo negoziatore Ue Ignacio Garcia Bercero e il suo omologo americano Dan Mullaney hanno riportato l’attenzione sull’argomento Ttip, acronimo inglese per Partenariato transatlantico di commercio e investimenti. Il dodicesimo “round”, rinviato fino a questo momento, durerà fino a venerdì 26.
I lavori. A detta degli uffici della Dg Trade della Commissione, guidata da Cecilia Malmstrom, il negoziato che parte oggi si caratterizza con un’intensificazione dei colloqui: i negoziatori affronteranno tutti i tre pilastri del Ttip, l’accesso ai mercati per le imprese delle due sponde dell’atlantico, la cooperazione regolamentare e le regole del commercio. In particolare, il negoziato sul secondo punto sarà in primo piano, perché le due parti avanzeranno nuove proposte di testi regolamentari e intensificheranno le discussioni sui nove settori industriali determinati prima dell’inizio del negoziato. Riprenderanno anche i colloqui sulla protezione degli investimenti e l’Ue presenterà per la prima volta la sua proposta di un nuovo sistema giuridico degli investimenti.
Giuseppe Catapano: Obbligati alla trasparenza
Ci sono stati gli scandali. Ora però sembra che le cose stiano cambiando. Le Casse di previdenza dei liberi professionisti, che fino a qualche anno fa preferivano comparire il meno possibile e comunicavano con i giornali una volta all’anno per far sapere che il bilancio era stato approvato ed era sopra le aspettative, ora stanno cambiando velocemente pelle. Da una parte non si occupano più solo di incassare i contributi degli iscritti, gestire il patrimonio e pagare le pensioni, ma si preoccupano anche di quello che chiamano il welfare degli iscritti, una parola inglese fa sempre più effetto, cioè accantonano un budget, a volte anche significativo, per venire incontro alle situazioni di difficoltà personale dei colleghi, per agevolare l’accesso al credito, per attività di formazione che non si limita più alla distribuzione di una rivista mensile ma si estende alla promozione di convegni, e-learning, dibattiti. La Cassa avvocati ha addirittura indetto un bando per la fornitura a tutti gli iscritti di una banca dati giuridica.
Ma sta cambiando soprattutto l’approccio. In alcuni casi in modo determinato, in altri con qualche resistenza. I nuovi vertici della Cassa degli psicologi, per esempio, scottati dallo scandalo del palazzo romano di via della Stamperia che nello stesso giorno è stato acquistato e rivenduto con una plusvalenza di 18 milioni di euro, hanno optato per una disclosure totale e immediata. Massima trasparenza anche per avvocati, consulenti del lavoro, periti industriali. I biologi invece sembrano in ritardo. Praticamente tutte le Casse pubblicano ormai sui loro siti le informazioni essenziali su statuto, delibere, regolamento interno, patrimonio. In gran parte si sono dotate di un codice etico e di un codice per la trasparenza. Quattro enti hanno finora adottato i modelli previsti dalla legge 231/01 sulla responsabilità amministrativa, ma è probabile che altri seguiranno.
Ai vertici delle Casse sembra si stia affermando una coscienza collettiva diversa: i responsabili politici e i dirigenti, a differenza di qualche anno fa, non si sentono più in una torre d’avorio, ma sono disponibili al confronto e alla condivisione delle scelte e dei risultati. Adesso è possibile sapere quali sono gli investimenti effettuati e quali rendimenti sono stati prodotti. Basta andare sul sito e dotarsi di un minimo di pazienza.
Questo sta trasformando anche la tipologia delle attività finanziarie, e riducendo le aree di opacità: nel 2008 le Casse avevano in pancia 3 miliardi in prodotti finanziari strutturati su un patrimonio complessivo di 36 miliardi. Oggi quasi più nulla, e su 70 miliardi di patrimonio la metà è investita in Italia con l’obiettivo dichiarato di contribuire alla crescita del sistema paese.
Probabilmente c’è ancora molto da fare. L’impressione però è che l’eco degli scandali, il rischio di finire triturati in inchieste penali e mediatiche devastanti, il pressing dell’autorità Anticorruzione e degli stessi iscritti, abbiano contributo a rendere ineludibile la svolta, in molti casi facilitata anche dal ricambio politico e generazionale. Casse di previdenza chiuse in un fortino dorato e autoreferenziale non sono più sostenibili. Né politicamente, né penalmente.
Giuseppe Catapano: Lagarde, equità e concorrenza fiscale partono dalle corporate tax
Sì alla concorrenza fiscale tra paesi, a patto che non sia eccessivamente aggressiva. Attenzione prioritaria alla tassazione societaria: la nuova azione coordinata proposta dai Beps mirerà a recuperare quel 10% di tasse corporate evase a livello internazionale, ponendo il Fondo monetario internazionale in prima linea nella lotta all’evasione e all’elusione. E’ necessario incentivare e creare un sistema fiscale competitivo ma equo, ingrediente chiave a livello internazionale per il successo delle economie del 21 ° secolo.
Così Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, nello speech tenuto oggi in Tunisia, riassunto dalla stessa con il tweet: “Abbiamo bisogno di un sistema fiscale in cui le multinazionali e i singoli individui contribuiscano in maniera equa all’interesse pubblico”.
“Negli ultimi anni” ha argomentato Lagarde, “sono stati compiuti significativi progressi. Un esempio è rappresentato dallo scambio automatico di informazioni tra diversi sistemi fiscali”, che rende vita difficile ai furbetti del fisco evadere spostando il proprio reddito in paesi offshore. Esistono però ancora aree economiche mondiali opache: “Secondo una stima, circa il 30% della ricchezza finanziaria dell’Africa si svolge offshore e la percentuale si pensa sia ancor più elevata in alcune delle più grandi regioni produttrici di petrolio. “Abbiamo bisogno di un sistema che funzioni per tutte le economie” ha proseguito Lagarde, che ha specificato come le misure Beps si pongano in tale ottica. “Stime dell’Fmi mostrano come le entrate fiscali perdute nelle economie in via di sviluppo siano pari a 1,3% del loro Pil, rispetto all’1% delle economie avanzate.
“La tassazione è lo strumento che permette ai governi di mobilitare le proprie entrate” ha spiegato Lagarde. “Ma tali sforzi possono essere compromessi da una concorrenza fiscale eccessivamente aggressiva tra paesi”, che genera frustrazione e mette sotto pressione la crescita nazionale e globale. Un sistema fiscale iniquo, “riflette inoltre la rabbia di molti cittadini in tutto il mondo” che affrontano male la crescente disuguaglianza tra reddito e ricchezza.
Giuseppe Catapano: Roma, Marino difende Caudo, “Killeraggio mediatico contro l’ex assessore all’Urbanistica”
Ignazio Marino scende in campo in difesa di Giovannni Caudo, assessore per l’Urbanistica a Roma quando sindaco era il cardiochirurgo e senatore del Pd. Caudo è stato accusato in questi giorni di avere chiuso più di un occhio di fronte a operazioni immobiliari per così dire spregiudicate e di avere quindi intascato soldi per ridurre la realizzazione del centro direzionale Telecom dell’Eur, i 66mila metri quadrati delle Torri realizzate negli anni Cinquanta da Cesare Ligini, a una “riqualificazione urbana” che avrebbe così consentito alla società Alfiere spa di risparmiare milioni di oneri di concessione da versare al Campidoglio. Una operazione che sarebbe stata orchestrata a vantaggio del costruttore Luca Parnasi, ma che secondo Marino rappresenta invece “una vergognosa operazione di killeraggio mediatico” nei confronti di Caudo. “Per poche persone provo ammirazione come per Giovanni Caudo, al centro in questi giorni di una vergognosa operazione di killeraggio mediatico”, ha postato Marino su Facebook. ” Come è noto, Giovanni è un docente universitario ed è stato un eccellente, innovativo e rigoroso assessore all’Urbanistica nei 28 mesi della mia Gunta. Con me ha condiviso e condivide l’idea di una città al servizio dei propri cittadini e non dei potenti, delle consorterie e degli speculatori che per decenni a Roma hanno fatto il bello e il cattivo tempo. E, purtroppo, non intendono smettere. E’ inaccettabile vedere come alcuni organi di informazione romani, tra cui Il Messaggero, di proprietà del più potente dei costruttori romani, conducano in questi giorni contro Giovanni Caudo una sistematica quanto scorretta campagna di demolizione, associando arbitrariamente il suo nome a vicende e pratiche frutto di decenni di malcostume che Giovanni, con il mio convinto sostegno, sin dal primo giorno, ha combattuto.Questa campagna viene lanciata a pochi giorni da una netta presa di posizione di Giovanni contro il progetto di realizzazione del Villaggio Olimpico di Roma 2024 a Tor Vergata. Una presa di posizione che deve aver toccato nervi scoperti.Giovanni Caudo ha già annunciato querele, e ha fatto benissimo. Mi addolora vedere come, intanto, la sua immagine venga infangata senza alcun ritegno. Giovanni paga la sua intransigenza, la sua onestà, il suo rifiuto di piegarsi alle forze che hanno devastato interi quartieri di Roma e che, senza il lavoro serio e onesto di persone come lui, continueranno indisturbate a devastarla”.




