Giuseppe Catapano: Unimpresa, nel 2015 gli italiani hanno lasciato sul conto corrente 68 mld in più

UFFICIO POSTALE POSTE ITALIANE IMPIEGATO IMPIEGATI UTENTE UTENTI SPORTELLO SPORTELLI PENSIONATO PENSIONATA ANZIANO ANZIANA

Sono aumentate di oltre 70 miliardi di euro nel 2015 le riserve degli italiani.
La crisi e la paura di nuove tasse frenano i consumi delle famiglie, bloccano gli investimenti delle imprese e congelano la liquidità delle banche: da dicembre 2014 a dicembre 2015 l’ammontare dei depositi in Italia è passato da 1.510 miliardi a 1.581 miliardi in aumento di oltre 70 miliardi (+4%). Il saldo dei conti correnti è cresciuto da 808,9 miliardi a 877 miliardi (+8%), mentre si registra un calo di oltre 20 miliardi per i depositi con durata prestabilita. I salvadanai delle famiglie sono saliti di oltre 18 miliardi, quelli delle imprese di 26 miliardi, quelli degli istituti di credito di 17 miliardi.
Questi i dati principali di un rapporto realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo il quale, tra l’altro, le riserve di assicurazioni e fondi pensione hanno registrato un lieve aumento, salendo di 2 miliardi in 12 mesi (+14%), mentre quelle delle imprese familiari sono salite di 4 miliardi (+9%).
Secondo lo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, il totale delle riserve di famiglie, banche e imprese è passato dai 1.510,9 miliardi di dicembre 2014 ai 1.581,2 miliardi di dicembre 2015 con un incremento di 70,2 miliardi (+4,65%). Nel dettaglio, la liquidità delle banche è salita da 326,6 miliardi a 344 miliardi in crescita di 17,3 miliardi (+5,32%). I depositi delle aziende sono cresciuti di 26,2 miliardi (+12,56%) da 208,6 miliardi a 234,8 miliardi. Le imprese familiari hanno accumulato maggiori risorse per 4,3 miliardi (+9,51%) e i loro fondi sono saliti da 45,3 miliardi a 49,6 miliardi. Le onlus hanno visto aumentare i depositi di 1,2 miliardi milioni (+5,11%) da 23,5 miliardi a 24,7 miliardi. I salvadanai delle famiglie sono saliti di 18,5 miliardi (+2,08%) da 888,3 miliardi a 906,8 miliardi. Per quanto riguarda il comparto delle assicurazioni e dei fondi pensione, le riserve sono cresciute di 2,6 miliardi (+14,39%) da 18,4 miliardi a 21,1 miliardi.
Quanto all’analisi per strumento, i conti correnti sono passati da 808,9 miliardi a 877,01 miliardi con una crescita di 68,02 miliardi (+8,41%), i pronti contro termine sono saliti di 27,3 miliardi (+22,07%) da 123,9 miliardi a 151,3 miliardi.
Saldo negativo, invece, per i depositi rimborsabili con preavviso calati di 1,5 miliardi (-0,51%) da 302,5 miliardi a 301,01 miliardi. In calo anche i depositi con durata prestabilita: quelli fino a due anni sono scesi di 20,7 miliardi (-15,63%) da 132,7 miliardi a 111,9 miliardi; quelli oltre due anni sono scesi di 8,9 miliardi (-6,00%) da 148,9 miliardi a 139,9 miliardi.

Giuseppe Catapano: Fondi, a gennaio raccolta positiva per 6,1 mld

giucatap881L’industria del risparmio gestito in Italia ha chiuso il primo mese dell’anno con una raccolta positiva per 6,1 miliardi di euro. E’ quanto riferisce Assogestioni nella consueta mappa mensile, da cui emerge anche che il patrimonio gestito dal sistema fondi si attesta nel suo complesso a 1.814 miliardi.
I fondi comuni hanno contribuito per 1,2 miliardi di euro grazie ai prodotti monetari (+1,7 mld), ai basket flessibili (+801 mln), ai comparti azionari (+321 mln) e ai veicoli bilanciati (+263 mln).

Giuseppe Catapano: Banche, al via il 4° stress test, 5 le italiane coinvolte. Patuelli (Abi): scenario non peggiore di quello del 2014

giucatap880Il 4° stress test europeo curato da Bce ed Eba che parte oggi su 53 banche, di cui 5 italiane, avverrà in uno scenario con “elementi di stress di recessione non peggiori di quelli già verificati due anni fa”.
Lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, a margine della presentazione di un libro, a chi gli chiedeva se il prossimo esame per le banche avverra’ in scenari avversi peggiori di quelli ipotizzati nel 2014.
“Non abbiamo elementi perché non siamo, come associazione, né vigilanti né vigilati”, ha aggiunto Patuelli. “Mi sembrerebbe strano estremizzare ora una situazione dalla quale ci siamo allontanati”, ha aggiunto.
Per quanto riguarda il decreto sulle banche, Patuelli ha precisato che “sono sempre per il miglioramento e sono convinto che bisogna aspettare e vedere quello che uscira’ dal confronto in atto tra Governo e Parlamento. Wait and see”, ha concluso.

Giuseppe Catapano: Renzi, stop a chi si lamenta e si lagna

MATTEO RENZI

“Da qui a un anno prendo un impegno: che l’Italia avrà sempre più fiducia in se stessa e nel futuro”. Lo ha affermato il premier Matteo Renzi, nel corso della visita allo stabilimento Icr, aggiungendo che “il passato è bellissimo, ma il futuro è ancora più bello”. “Qui c’è un’Italia che non ce la fa più di chi critica e di chi si lamenta e si lagna”, ha detto ancora, sottolineando che “Icr e’ l’esempio di un’Italia bella, che continua ad andare avanti e che continua a crescere. Oggi mettiamo la prima pietra” per la costruzione del nuovo stabilimento, “ma quella più importante sarà l’ultima che verrà posata tra un anno. Siete tra le prime cinque aziende al mondo che continua ad essere nell’alto di gamma. C’è una qualità dell’imprenditore, della famiglia e del territorio”.
Il presidente del Consiglio, rivolgendosi poi dal palco allestito a una impiegata, incontrata poco prima, riferendosi all’ipotesi di modifiche alle normative che regolano le pensioni di reversibilità, ha detto che “questa storia della non vale, è una balla che hanno scritto”.

Da 2016 super ammortamento per aziende

nel corso della visita, il premier ha anche sottolineato: “Il nostro impegno è che nel 2016 ci sarà un superammortamento: chi fa acquisti sulle strutture in azienda nel 2016 avra’ un super sconto del 140% con un ritorno sui beni maggiore rispetto a quanto investito”.

Giuseppe Catapano: L’Istat, nel 2015 le assunzioni trainate più dagli sgravi contributivi che dal Jobs act

giucatap878Per la metà delle imprese manifatturiere che hanno aumentato l’occupazione tra gennaio e novembre 2015 gli esoneri contributivi hanno svolto un ruolo fondamentale per la crescita dei posti di lavoro. Nei servizi, la quota di imprese che hanno ritenuto tale novità normativa “molto” o “abbastanza” rilevante è pari al 61%.
E’ quanto si legge nel “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” dell’Istat, in cui si sottolinea che il nuovo contratto a tutele crescenti sembra invece aver esercitato un ruolo meno rilevante, ma pur sempre positivo: il 35% delle imprese manifatturiere lo ha giudicato molto o abbastanza importante, contro il 49,5% delle imprese dei servizi.
Considerando le imprese che hanno aumentato lo stock di occupazione nel corso del 2015, nel settore manifatturiero l’assunzione di nuovo personale è stata guidata prevalentemente dalla domanda, interna ed estera; nei servizi appare molto più rilevante la sola domanda interna. In entrambi i comparti l’influenza esercitata dai fattori di natura aziendale ai fini dell’assunzione di nuovo personale è molto più limitata.
Le imprese non hanno rilevato ostacoli significativi all’aumento dell’occupazione aziendale nel corso del 2015. Nella manifattura, tra i fattori indicati più frequentemente si segnalano l’incertezza sulle prospettive di domanda (circa il 39% delle imprese), seguita dalla percezione di un costo del lavoro eccessivo (33%). Quest’ultimo fattore rappresenta l’ostacolo più diffuso al reclutamento di nuovo personale anche per le imprese dei servizi (31,3%).

Giuseppe Catapano: Accordo con Percassi, Lego aprirà i Lego store anche in Italia. Il primo entro l’estate ad Arese

giucatap877Aprirà entro l’estate ad Arese, in provincia di Milano, il primo Lego Store in Italia.
Il Gruppo Lego ha infatti annunciato di aver siglato con il gruppo Percassi l’accordo per l’apertura dei primi negozi Lego Certified Store in Italia, che proporranno esclusivamente prodotti della celebre azienda danese.
“Sarà il primo di una serie di negozi, gestiti dalla business company Percassi – spiegano da Lego – che saranno aperti nei prossimi anni su tutto il territorio nazionale. I negozi offriranno ad adulti e bambini una vera e propria immersione nel mondo Lego e nei valori del brand. Sarà infatti possibile vivere esperienze di gioco esclusive, oltre a trovare un assortimento completo di tutti i prodotti dell’azienda danese”.

Giuseppe Catapano: Unioni civili, accordo sul maxiemendamento. Alfano: partita chiusa

ANGELINO ALFANO MATTEO RENZI

Il maxiemendamento sulle unioni civili non si è ancora materializzato sui tavoli dei senatori, ma ormai è fatta. Come ha annunciato il firmatario dell’ormai famoso e seppellito supercanguro, il senatore dem Andrea Marcucci, che ha dichiarato: “L’accordo è chiuso. L’emendamento è scritto, va molto bene, aspettiamo la bollinatura” da parte della ragioneria dello Stato.
Se la fiducia sarà posta già stasera o domani viene considerato un dettaglio. Di certo, così viene spiegato in ambienti Dem, l’obiettivo è di chiudere al massimo entro venerdì. Anzi, il leader del Ncd e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, è stato ancora più netto: ” Sulle unioni civili si può chiudere la partita entro domani”. Dopo le aperture del Pd su alcuni passaggi del maxiemendamento, in particolare sulla cancellazione dell’obbligo di fedeltà che avrebbe fatto somigliare troppo, secondo i centristi, l’unione di fatto a un matrimonio, il partito guidato da Matteo Renzi ha però alzato le barricate sulle nuove limitazioni che il ministro della salute Beatrice Lorenzin aveva suggerito. In particolare, Ncd e Udc avrebbero voluto fissare limiti che avrebbero ostacolato ostacolato la libera definizione di una prossima riforma delle adozioni. Riforma considerata invece indispensabile sia da Renzi sia dal Pd, come ha ricordato il capogruppo al senato Luigi Zanda. “La stepchild adoption verrà
convogliata completamente in un disegno di legge ad hoc sulle adozioni che riprenderà tutta la materia e su cui chiederemo una corsia preferenziale. Pensiamo che tale legge debba essere approvata entro la legislatura, sia alla camera, sia al senato”. Una precisazione giunta dopo che la minoranza del pd aveva avvertito Ap di non tirare troppo la corda”. “Nell’assemblea del gruppo Pd al Senato è stata prospettata una soluzione che ripartiva dal testo Cirinnàcon gli emendamenti già concordati e presentati dal collega Lumia, al netto dello stralcio dell’art.5 sulla stepchild adoption. Non soltanto dalla minoranza ma anche da altri autorevoli colleghi è stato detto che non si poteva andare oltre nel tentativo di assecondare ulteriori richieste di Area Popolare”, ha  ricordato il senatore della minoranza Pd Federico Fornaro. “Si rispetti questa impostazione, condivisa da Renzi nella replica, perché altrimenti è meglio percorrere la via parlamentare in cui ognuno di fronte al paese si assume le proprie responsabilita’”.

La Consulta: inammissibile questione legittimità su stepchild adoption

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata dal Tribunale sulla cosiddetta stepchild adoption, nell’ambito del procedimento avviato da due donne sposate negli Usa per chiedere il riconoscimento in Italia della sentenza con cui il giudice dell’Oregon diede il via libera all’adozione del figlio naturale avuto con inseminazione artificiale da una delle due in favore della partner. La questione di leggimità sottoposta alla Consula dai giudici bolognesi era relativa alle legge 184/1983 sulle adozioni.
“Il Tribunale di Bologna – si legge in una nota della Consulta – ha erroneamente trattato la decisione straniera come un’ipotesi di adozione da parte di cittadini italiani di un minore straniero (cosiddetta adozione internazionale), mentre si trattava del riconoscimento di una sentenza straniera, pronunciata tra stranieri”. Il tribunale di Bologna ha sottoposto
al vagli di costituzionalita’ la legge 184/1983 sulle adozioni “nella parte in cui, come interpretati secondo diritto vivente, non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore adottato (all’estero) il riconoscimento della sentenza straniera che abbia pronunciato la sua adozione in favore del coniuge del genitore, a prescindere dal fatto che il matrimonio stesso abbia prodotto effetti in Italia (come per la fattispecie del matrimonio tra persone dello stesso sesso)”. I giudici bolognesi, che ora riprenderanno in mano le carte del procedimento, ritenevano che la legge del 1983 violi diversi articoli della Costituzione (il 2, 3, 30 e 117) nonché l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’Avvocatura dello Stato, con una memoria depositata oltre un anno fa, aveva rilevato che la legge impugnata per la vicenda delle americane Eleonora Beck e Liz Joffe già permette, in realta’, casi particolari di adozione, mettendo in primo piano la tutela dell’interesse “supremo” del minore. Una linea affermata anche da alcune sentenze di merito, prima tra tutte quella firmata dal collegio presieduto dal giudice Melita Cavallo, che nel 2014 diede il via libera all’adozione di una bambina in una coppia formata da due donne.

Giuseppe Catapano: Unioni civili, maxiemendamento e adozione stralciata. Giovedì il voto di fiducia

MATTEO RENZI

Il Pd non si fa prendere in giro da nessuno, figurarsi dai grillini. Più o meno così, il segretario del pd nonché capo del governo, Matteo Renzi, ha caricato l’assemblea dei senatori dem. Renzi non vuole più perdere tempo sul disegno di legge Cirinnà in discussione a palazzo Madama. e per questo ha ottenuto il sì alla presentazione di un maxiemendamento che stralcerà dal testo della Cirinnà l’adozione del figlio del partner e la inserirà in un disegno di legge ad hoc. Il testo del maxiemendamento sarà presentato domani in aula e già giovedì, con ogni probabilità, si voterà la fiducia. Una scelta che sarà esaminata e votata  nella serata di oggi, alle 19,30, dai senatori di Area popolare (Ncd e Udc). Renzi, in matitnata, ha spiegato che il provvedimento, “centrale, cruciale”  avrebbe potuto essere licenziato la scorsa settimana “senza il dietrofront del Movimento Cinque Stelle”, ha detto Renzi. “Il Pd non può essere preso in giro, il Movimento Cinque Stelle gioca sulla pelle dei diritti in modo spregiudicato”, ha avvertito il segretario del Pd. Tocca andare avanti in fretta. “La soluzione parlamentare andrebbe troppo a lungo, con emendamenti per fare riaprire il discorso alla Camera. Poi di nuovo al Senato…Sarebbe ragionevole che ci sia un impegno diretto del governo”. “La legge potrebbe uscire da qui venerdì per poi andare alla Camera”, ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi, all’assembela dei senatori dem. “Fuori di qui c’è un mondo che vede la possibilità di avere riconosciuti dei diritti, siamo a un passo da un traguardo storico”, ha aggiunto. Quindi “il voto di fiducia sulle unioni civili è una scelta importante”, ma “l’alternativa è la palude o la melina”. “Manteniamo l’impianto della Cirinnà lavorando su alcune questioni, come gli emendamenti Lumia ed alcune cose che riguardano le coppie etero. Ma deciderete voi”, ha detto Renzi, aggiungendo che, con questo schema, il via libera finale può arrivare “in due mesi”, tra Senato e Camera. Renzi ha poi messo in guardia i senatori pd che in Senato “si tenta di mettere in atto una “strategia etero diretta per non far approvare il ddl” sulle unioni civili.
Come una ossessione. Ieri mattina, ieri pomeriggio e di nuovo questa mattina. Ovunque ci fosse un microfono o un taccuino, ovunque ci fosse qualcuno ad ascoltare, il premier Matteo Renzi va ripetendo sempre lo stesso concetto e non può che riguardare il tema delle unioni civili: bisogna chiudere in fretta. Questa settimana. Lo ha detto anche questa mattina ai microfoni di Rtl102.5: “Ci fidiamo di chi cambia idea all’ultimo minuto, o proviamo a portare il principio che tutti i cittadini sono uguali e se due persone stanno insieme hanno diritti e doveri verso la società? Ho detto ora basta, ora ci vediamo con i senatori, la mia proposta è chiudere entro la settimana”, ha detto il presidente del Consiglio a proposito del ddl sulle unioni civili sul quale si prospetta un maxiemendamento su cui il governo metter la fiducia. “Potrebbe non essere il provvedimento migliore per le attese di tanti, ma tra avere tutto ma mai, meglio fare un pezzo e portare a casa in settimana la legge. Altrimenti – ha ribadito Renzi – il rischio è la paralisi, promettere senza mantenere. La mia preoccupazione più grande è giocare con la pelle delle persone, fare promesse che poi non si portano a casa. Si è detto per anni ‘diritti’, poi c’era il ritardo, l’ostruzionismo…”. Come hanno fatto i Cinque Stelle in questa occasione: “Fino alla settimana scorsa c’era l’accordo con M5s per votare il ‘canguro’ di Marcucci. Venti minuti prima di votarlo i Cinque Stelle hanno cambiato idea…”.

Grasso annuncia ritiro emendamenti “supercanguri”. Ridotte a meno di 500 le proposte di modifica

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti premissivi al ddl sulle unioni civili. Via dunque il supercanguro Marcucci, ma anche quello a firma Mala (Fi) e gli altri sottoscritti dalla Lega Nord. In tutto 7 emendamenti, premissivi appunto, in modo da “consentire un ordinato svolgimento dei lavori e un attento esame di tutti gli emendamentipresentati senza effetti preclusivi”. E’ quanto si apprende da fonti qualificate in ordine alle comunicazioni che Grasso ha fatto in occasione della conferenza dei capigruppo “informale” convocata a Palazzo Madama. In seguito all’esame delle proposte di modifica il presidente Grasso ha inoltre reso noto che le proposte emendative si sono “sensibilmente ridotte” anche rispetto ai 1.280 emendamenti rimasti dopo il ritiro da parte della Lega Nord. Al netto degli emendamenti inammissibili, identici, simili e a scalare, ne resteranno, nelle valutazioni, anche “meno di 500”.
Ci sono stati momenti di tensione anche nella stessa riunione dei capigruppo di Palazzo Madama tra il presidente Grasso e il numero uno dei senatori dem Luigi Zanda, in ordine alla comunicazione da parte della seconda carica dello Stato sugli emendamenti ammissibili e non al ddl sulle unioni civili. Zanda non avrebbe gradito, secondo quanto riferiscono fonti presenti all’incontro, la scelta di Grasso di compiere tale comunicazione proprio in un momento politicamente delicato come quello in cui i senatori Pd avrebbero dovuto decidere sulla linea da tenere in aula (fiducia sì, fiducia no). E non avrebbe nascosto il suo disappunto. Grasso dal canto suo avrebbe spiegato i motivi per cui non avrebbe potuto fare altrimenti, non essendoci stato prima un momento utile in aula per poter fare tali comunicazioni (ritiro emendamenti dalla Lega Nord, immediata sospensione e rinvio al giorno dopo, capigruppo per nuovo calendario d’aula sulle unioni civili). L’unico spazio utile sarebbe stato dunque domani alla ripresa dei lavori sul provvedimento in aula, anticipato poi ad oggi in seguito alla richiesta delle opposizioni (non solo M5S, ma anche Sel, Cor, Fi e Lega Nord) di una capigruppo, poi convocata in via informale da Grasso. Certo è che la scelta di Grasso ha restituito parola al MoVimento 5 Stelle, che in seguito alla libertà di scelta a sorpresa lasciata sulla stepchild adoption eera stato duramente criticato dal Pd . Non è un caso che  il vicepresidente della camera e componente del direttorio M5S Luigi Di Maio, avuta notizia dell’inammissibilità dei canguri dichiarata da Grasso, ha attaccato: “La legge sulle unioni civili è votabile in tre giorni. Se Renzi non lo fa è perché hanno paura di perdere le poltrone, meglio scaricare le colpe su di noi”. Per  Roberto Fico: “Renzi e il Pd hanno paura e bloccano le unioni civili. Se non si votano 500 emendamenti in Parlamento, vuol dire che dietro c’è altro: una maggioranza che non c’è e beghe interne al Pd. E Renzi per nascondere tutto questo dice che il M5S ha voltato le spalle. Renzi sta camuffando i problemi. Se avesse coraggio verrebbe in aula e voterebbe la legge insieme a noi”. E poi spara contro i media: “La stampa è fantasiosa”, insomma parla di accordi che non sono mai esistiti: sulle unioni civili come sul supercanguro dell’emendamento Marcucci.

Giuseppe Catapano: Brexit, i manager di 36 aziende quotate firmano appello per restare nell’Ue

giucatap874Una trentina di manager di aziende britanniche quotate in borsa in campo contro la Brexit. I dirigenti hanno infatti firmato una lettera pubblicata dal Times in cui si sostiene che l’eventuale uscita del Regno Unito dall’Unione europea può costituire un “deterrente agli investimenti in Gran Bretagna”.
I vertici di aziende come Bt, Marks & Spencer e Vodafone rilevano inoltre come la Brexit, per decidere la quale si terrà un referendum il prossimo 23 giugno, metta a rischio il mercato dell’occupazione del Regno Unito e che “le imprese hanno bisogno di un accesso senza limiti a un mercato europeo di 500 milioni di persone, al fine di proseguire nella crescita, negli investimenti e nella creazione di lavoro”.
La lettera si rifà chiaramente a quanto suggerito anche dal premier conservatore, David Cameron, nel suo discorso al parlamento di Westminster, con il quale ha avvertito che lasciare l’Unione potrebbe influire negativamente sui lavoratori “per anni a venire”.
Oltre ai 36 dirigenti delle quotate, altri 160 manager hanno aggiunto la loro firma alla missiva, tra i quali anche le autorità che gestiscono gli aeroporti di Heathrow e Gatwick, i due scali principali della capitale britannica.

Giuseppe Catapano: Gates fuori dal coro della Silicon Valley, si schiera dalla parte dell’Fbi nella contesa con Apple

giucatap873Bill Gates fuori dal coro della Silicon Valley. Il fondatore di Microsoft si schiera infatti dalla parte dell’Fbi nella contesa con Apple e sostiene che le società tecnologiche devono fare la loro parte nella lotta al terrorismo. In un un’intervista al Financial Time, Gates dice di non essere d’accordo sul fatto che inserire una “back door” per sbloccare l’iPhone di uno degli autori della strage di San Bernardino possa costiture un precedente pericoloso, come sostenuto da Tim Cook e da altri big di Internet. “Questo – dice riferendosi alla richiesta dell’Fbi – è un caso specifico, in cui il governo chiede informazioni. Non chiedono delle cose in generale, ma delle cose in particolare”. Secondo Bill Gates la richiesta di aiuto tecnologico dell’Fbi ad Apple non è diversa da una richiesta rivolta a una società telefonica o a una banca.
Secondo un sondaggio del Think tank Usa Pew Reserche Center, il 51% degli americani è con l’Fbi e ritiene che Apple dovrebbe sbloccare l’iPhone di uno dei terroristi della strage di San Bernardino. Secondo l’istituto solo il 38% degli americani è d’accordo con la decisione del ceo di Apple, Tim Cook, di opporsi alla richiesta dell’Fbi e l’11% non si esprime. Tra gli americani che detengono un iPhone il 47% non è d’accordo con Apple, mentre il 43% lo è e ritiene che sbloccare l’iPhone del terrorista danneggerebbe la sicurezza degli altri possessori di iPhone.