Giuseppe Catapano: Pronta la bozza di provvedimento con le regole per l’invio delle informazioni al Fisco. I dati 2014 vanno comunicati entro il 31 agosto

Pubblicata oggi, sul sito internet dell’Agenzia, la bozza di provvedimento contenente le istruzioni che gli operatori devono utilizzare per trasmettere alle Entrate le informazioni previste dall’accordo Fatca sullo scambio automatico di dati tra Italia e USA. La versione definitiva del provvedimento verrà pubblicata dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale attuativo dell’accordo Fatca.

Soggetti interessati – Destinatari della nuova misura sono le istituzioni finanziarie italiane (Reporting Italian Financial Institution, Rifi), fatte salve le eccezioni previste dal decreto. Le istruzioni delle Entrate chiariscono che, ai fini della comunicazione, le Rifi possono, ad alcune condizioni, avvalersi di entità sponsor e di fornitori terzi di servizi.

Oggetto della comunicazione – Devono essere trasmessi il codice fiscale della Reporting Italian Financial Institution e quello dell’entità sponsor, se presente. Oggetto di invio sono inoltre i dati di cui all’articolo 5 del decreto ministeriale, oltre al codice fiscale italiano, se disponibile, di ciascun soggetto interessato dalla comunicazione. L’Agenzia chiarisce inoltre che, in assenza di conti statunitensi oggetto di comunicazione e di pagamenti corrisposti a un’istituzione finanziaria non partecipante titolare di un conto finanziario, in relazione all’anno di riferimento, la Rifi non è tenuta a effettuare alcuna comunicazione.

Termini per la comunicazione – Cerchio rosso sulla data del 31 agosto 2015, termine entro cui gli operatori finanziari interessati dall’accordo Fatca dovranno inviare le informazioni sui conti finanziari statunitensi concernenti l’anno 2014. Sarà compito dell’Agenzia trasmetterle successivamente all’IRS (Internal Revenue Service), autorità competente USA, nel rispetto degli impegni internazionali.

Per le informazioni relative agli anni seguenti, il termine per la trasmissione all’Agenzia sarà il 30 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.

Modalità di comunicazione – I documenti pubblicati oggi contengono le istruzioni per utilizzare il canale telematico attraverso il quale viaggeranno i dati (piattaforma Sid – sistema interscambio dati), in base alle regole fornite con il provvedimento dell’Agenzia del 25 marzo 2013, relativo alle Modalità per la comunicazione integrativa annuale all’archivio dei rapporti finanziari. Inoltre, è incluso il tracciato record Xml che gli operatori finanziari tenuti alla comunicazione dovranno utilizzare e sono indicate le istruzioni per la sua compilazione. Le modalità di invio delle informazioni alle Entrate erano state oggetto di una consultazione pubblica, avviata lo scorso 19 maggio e conclusa a metà giugno, che aveva coinvolto gli operatori finanziari interessati. (Così, comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 29 luglio 2015)

Giuseppe Catapano: Firmato il decreto di attuazione del cosiddetto “Patent Box”

E’ stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, il decreto di attuazione del cosiddetto “Patent Box”, che permette una tassazione agevolata sui redditi derivanti dalle opere di ingegno (marchi e brevetti).Il nuovo regime si applica a decorrere dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014. In via transitoria per gli anni d’imposta 2015 e 2016 la percentuale di esclusione dal concorso alla formazione del reddito è fissata, rispettivamente, in misura pari al 30 e al 40 per cento.  Il provvedimento detta la regole di attuazione delregime opzionale di tassazione agevolata – c.d. patent box – introdottocommi da 37 a 45 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (di stabilità 2015). Si tratta dell’esclusione dalla formazione del reddito complessivo di una percentuale (pari, a regime, al 50 per cento) dei redditi derivanti da opere dell’ingegno, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili.

I redditi che potranno beneficiare della tassazione agevolata sono:

  • le royalties ricevute in relazione allo sfruttamento delle immobilizzazioni immateriali;
  • la quota parte di reddito riferita allo sfruttamento delle immobilizzazioni immateriali impiegate per la produzione di beni o la prestazione di servizi;
  • le plusvalenze derivanti dalla cessione di tali beni, le quali sono interamente esentabili a condizione che almeno il 90 per cento del relativo corrispettivo sia reinvestito in immobilizzazioni assimilabili.

L’opzione dura cinque esercizi sociali, è irrevocabile e rinnovabile e si può esercitare a condizione di essere residenti in Paesi con i quali vige un accordo per evitare la doppia imposizione e vi è un effettivo scambio di informazioni. In caso di utilizzo diretto, il contributo economico di tali beni alla produzione del reddito è determinato sulla base di un apposito accordo con l’Amministrazione finanziaria.

Giuseppe Catapano: Primo sì al decreto omnibus

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Spending review sanitaria da 2,3 miliardi, attraverso la razionalizzazione delle spese per beni e servizi e un giro di vite sulle prescrizioni inappropriate. Via libera al contributo di 50 euro per i pellegrini del Giubileo (si veda ItaliaOggi del 21 luglio). Soluzione-ponte per i funzionari incaricati delle Agenzie fiscali: saranno 578 alle Entrate e 117 alle Dogane e Monopoli le posizioni organizzative che saranno remunerate con l’85% del trattamento economico dirigenziale in attesa che vengano banditi i concorsi da espletare entro il 31 dicembre 2016. Proroga in extremis per i 5 mila lavoratori socialmente utili della regione Calabria. Nato come provvedimento per risolvere le emergenze finanziarie degli enti locali, il dl 78 ha assunto nel passaggio al senato la conformazione di un decreto omnibus imbarcando disposizioni sempre più eterogenee che potrebbero finire sotto la scure del Quirinale. Difficilmente, infatti, il testo, su cui il governo ha chiesto e ottenuto ieri la fiducia (con163 voti favorevoli, 111 contrari e nessun astenuto) cambierà nel passaggio alla camera, visti i tempi stretti imposti dall’imminente pausa estiva.

L’esecutivo ha blindato il decreto presentando un maxiemendamento interamente riproduttivo delle proposte di modifica approvate in commissione bilancio, con alcune novità dell’ultim’ora come, appunto, la soluzione degli Lsu calabresi e una diversa rimodulazione dei fondi alle province. La città metropolitana di Milano riceverà un contributo straordinario di 50 milioni di euro (a fronte dei 60 inizialmente previsti). La differenza, assieme ai 20 milioni stanziati per Torino ma a cui l’ente ha rinunciato, andranno a costituire un fondo di 30 milioni che verrà ripartito tra le province.

Catapano Giuseppe: Roma, Marino vara la nuova giunta. Primo sgambetto da Sel

IGNAZIO MARINO

IGNAZIO MARINO

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha completato la nuova giunta capitolina, in cui sono entrati Marco Causi (vicesindaco con delega al Bilancio), Marco Rossi Doria (assessore a Scuola e

Periferie), Stefano Esposito (Trasporti) e Luigina Di Liegro (Turismo). Causi ed Esposito non lasceranno le loro poltrone da parlamentari ma rinunceranno agli stipendi che spetterebbero loro in Campidoglio. Nata a Gaeta e trasferitasi da piccola con la famiglia negli Usa, Di Liegro e’ nipote di don Luigi, fondatore della Caritas diocesana a Roma, ed e’ stata gia’ assessore alle Politiche della sicurezza del Lazio. Piemontese, parlamentare dal 2008, Esposito e’ noto per le sue posizioni ‘pro Tav’, che in passato gli hanno procurato minacce dal movimento antagonista: il senatore dem e’ anche membro della commissione antimafia e, a seguito dell’inchiesta su Mafia Capitale, commissario del partito nel territorio di Ostia.
Marco Rossi Doria, ex sottosegretario all’Istruzione nei governi Monti e Letta, rimpiazza Paolo Masini.
“Matteo Renzi – ha premesso Marino presentando i nuovi assessori – ha ragione nell’affermare che l’amministrazione di una citta’ vada valutata per cio’ che ha fatto e per cio’ che fa. Quando mi sono insediato, anche se non credevo che avrei trovato una situazione di rigore e legalita’, non immaginavo di trovare le casse vuote, un disavanzo di quasi un miliardo di euro e la criminalita’ organizzata: mancavano solo le mine antiuomo. Non ho mai percepito un pressing per le mie dimissioni – ha proseguito il primo cittadino della capitale – mi sento solido e sento la solidita’ del governo”.
Il sindaco ha poi illustrato il suo “programma di mid-term”, perche’ dopo “due anni per cambiare il modo di governare la citta’, abbiamo tre anni per cambiare la citta’”: le priorita’ sono decoro, mobilita’, trasporti, casa e trasformazione urbana, oltre a Giubileo e Olimpiadi. Sulla pulizia della citta’, Marino ha annunciato l’assunzione di 300 operatori ecologici in piu’, la sostituzione di 60mila cassonetti, una gara sperimentale per lo spazzamento e l’integrazione degli impianti di Ama e Acea per lo smaltimento dei rifiuti. Altro fronte caldo e’ quello dei trasporti, per il quale e’ stato assicurato l’arrivo delle prime 500 auto elettriche del car sharing entro il 2015, per un totale di 2500 entro il 2016; la riapertura entro Pasqua della stazione di Vigna Clara e l’apertura della stazione della Metro C di San Giovanni entro la fine dell’anno prossimo, oltre ai 20 km di piste ciclabili del Grab (Grande raccordo anulare delle bici).
Mentre Marino prova a mantenersi a galla, Sel comincia a mettersi di traverso non partecipando al voto sull’ordine dei lavori dell’Assemblea capitolina, e facendo così cadere il numero legale. Una seduta importante perché comincia l’esame dell’assestamento di Bilancio. Subito dopo l’apertura della seduta, però, consiglieri di Sel escono dall’aula e il numero legale viene a mancare. È il primo segnale di reazione del partito dopo l’estromissione annunciata dalla nuova Giunta, che fa mancare al sindaco la maggioranza al provvedimento che finanzia tutte le misure necessarie alla ripresa necessaria alla città.

Catapano Giuseppe: La tassa sui prelievi al bancomat ci sarà

Non ci sarà alcun ripensamento, da parte de Governo, su quella che è stata battezzata “la tassa sui bancomat”ossia l’ormai famigerato “comma 7 bis” della delega fiscale che va a sanzionare i prelievi non giustificati allo sportello del bancomat. La norma, in particolare, autorFurto-del-bancomat-o-del-pin-banca-responsabile-per-i-prelievi-non-autorizzati-372x248izzerà il fisco a verificare l’uso del contante prelevato dai contribuenti. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Si sta scatenando una vera e propria bufera mediatica sull’intenzione del Governo di ripristinare i controlli sulle somme in uscita dai conti correnti, andando a (ri)tassare – anche pesantemente – tutto ciò che non potrà essere giustificato. Una misura non ancora approvata, ma che, qualora diventi legge, benché con il nobile tentativo di combattere l’evasione fiscale, imbriglierà le mani di tanti possessori di conti correnti bancari e postali.

 La norma si indirizza principalmente a professionisti e titolari di Partite IVA ed è volta a scoraggiare per sempre l’uso del contante: infatti, nel caso di ritiro di banconote dallo sportello del bancomat, le modalità di spesa dello stesso dovranno essere dettagliatamente giustificate al fisco (sempre che quest’ultimo chieda chiarimenti), pena una sanzione che andrà dal 10 al 50% della somma prelevata.

C’è chi parla, allora, di introduzione dell’obbligo di tenuta di libri contabili familiari e personali, con conservazione di scontrini e ricevute per poter documentare, anche a distanza di molto tempo, come sono stati spesi i soldi; c’è chi, invece, continua ad essere scettico sulle possibilità che l’Agenzia delle Entrate effettui controlli di questo tipo, posto peraltro il recente intervento della Corte Costituzionale la quale, solo lo scorso anno, ha liberalizzato tutti i prelievi dal conto corrente per i liberi professionisti. Infatti, non è una novità, per la nostra legge, quella di voler controllare i prelievi. Nella finanziaria del 2005, infatti, approvata dal Governo Berlusconi, fu previsto un provvedimento del tutto simile a quello attuale, poi però dichiarato incostituzionale grazie a un contribuente che, nell’arco di un anno, fu pizzicato a prelevare ben 50mila euro dal bancomat. Il fisco gli chiese spiegazioni e lui non seppe fornirle. Così, il soggetto fece ricorso alla Consulta, vincendo la partita. I giudici della Corte Costituzionale, infatti, gli diedero ragione, stabilendo che la norma in questione andava contro il principio di ragionevolezza e di capacità contributiva. In pratica, la sentenza ha sancito l’illegittimità della presunzione secondo cui i prelievi non giustificati degli esercenti arti e professioni costituissero compensi evasi.

Ora però la stessa norma torna a fare capolino, sebbene in forma corretta e aggiornata, con aggravanti ai danni dei contribuenti. Sull’uso del contante infatti, non scatterebbe più una sorta di presunzione legale da parte del fisco, ma tutti i possessori di partita Iva, sarebbero costretti a dimostrare attraverso giustificativi, l’uso che hanno fatto del cash. Pena, come detto, una sanzione che andrebbe tra il 10 e il 50% della somma ritirata al bancomat.

Detto in altri termini, la novità è che, invece di presumere, in sede di rettifica della dichiarazione dei redditi, che i prelievi siano sempre ricavi in “nero”, ora tali somme saranno esclusivamente colpite da una sanzione commisurata al loro ammontare, ossia dal 10 al 50% della somma stessa. Si tratta, quindi, di una sanzione proporzionata – come fa rilevare la Orlandi, direttrice delle Entrate – alla capacità contributiva de singolo.

In questo modo, i contribuenti saranno costretti a richiedere sempre scontrini e fatture ai venditori e a non accettare mai di pagare in nero. In questo modo, forse, l’intento del Governo di eliminare il contante e contrastare l’evasione sarebbe in parte raggiunto, anche se ad essere principalmente colpita sarebbe la capacità di spesa delle famiglie e la stessa semplicità di utilizzo dei conti correnti: un’imposizione quasi paradossale se si considera che, in numerosi casi, non vengono rilasciati scontrini (si pensi ai distributori automatici, ai giornalai, al pieno di benzina, alle sigarette, ecc.).

Il direttore dell’Agenzia entrate crede allora di rassicurare, quando dice che “non ci sarà la sanzione dal 10% al 50% delle somme prelevate dai conti bancari intestati alle imprese qualora, in caso di accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate, le modalità di utilizzo di tali prelievi non siano giustificate dalle aziende stesse”. Ma di fatto, non fa che confermare le preoccupazioni. Per milioni di partite IVA il semplice ritiro dicontante al bancomat potrebbe, dunque, a breve, diventare operazione quanto mai sospetta per il nostro fisco.

 

Catapano Giuseppe osserva: Lavoro, Rossi su decreti delega

Si sono tenute il 7 luglio le audizioni sui decreti delega lavoro di rappresentati della Conferenza delle Regioni presso le commissioni lavoro della Camera e del Senato.
Ai due appuntamenti hanno partecipato Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, regione che coordina la Commissione lavoro per la Conferenza delle Regioni, Valentina Aprea, assessore all’istruzione formazione e lavoro della Regione Lombardia, Lucia Valente, assessore al lavoro della Regione Lazio, Sebastiano Bruno Caruso, assessore alla famiglia, politiche sociali e lavoro della Regione Siciliana.
“Le Regioni, da tempo, hanno delineato una loro proposta di riorganizzazione dei servizi per il lavoro che superi la frammentazione oggi esistente”, ha ricordato il presidente della Toscana che ha preannunciato l’invio di un documento in sede di Conferenza Stato-Regioni che sarà definito nei prossimi giorni.
“Personalmente – ha spiegato Rossi – sono convinto che la previsione di una rete nazionale dei servizi per il lavoro, articolata su un’Agenzia nazionale e su strutture regionali, recepisca, in linea generale, l’organizzazione proposta dalle Regioni, perché potrebbero comunque essere salvaguardate la programmazione e la gestione dei servizi e delle politiche attive”.
Esistono però alcuni problemi che il presidente della Toscana ha rappresentato ai deputati e ai senatori delle due commissioni. Primo fra tutti “l’indeterminatezza del percorso che sembra essere transitorio e non a regime”.
Rossi ha poi sottolineato l’inadeguatezza delle risorse che vengono messe a disposizione del riordino dei servizi: “non si può scaricare sulle Regioni l’onere del finanziamento dei servizi, onere che fino ad oggi era nella disponibilità dei bilanci delle Province, senza alcun trasferimento di tali risorse alle Regioni”.
Infine la questione del personale. “il decreto, pur sottolineando che le Regioni costituiscono i nuovi Centri per l’Impiego, e caricando su di loro i principali oneri finanziari, non trasferisce il personale dalle Province alle Regioni, determinando tra l’altro anche un problema di incertezza nella stessa gestione del personale. Motivi che testimoniano – ha concluso Rossi – la chiara esigenze di modifica del testo del Decreto Legislativo garantendo adeguate risorse ed il trasferimento del personale”.

Catapano Giuseppe: Fmi e Ocse su andamento economia

Il Fondo Monetario Internazionale riafferma i rischi relativi alla crisi greca e il possibile impatto anche sulla nostra economia.
Il Fmi ritiene che “gli avversi sviluppi in Grecia potrebbero avere un sostanziale impatto sull’Italia tramite effetti sulla fiducia, anche se l’esposizione diretta è limitata”, come limitati sono “i rischi di contagio nel breve termine”.
Il Fondo Monetario aggiunge che in Italia la ripresa è fragile. Il Fmi, prevede un Pil in crescita dello 0,7% nel 2015 e dell’1,2% nel 2016.
Comunque c’è apprezzamento per gli interventi promossi dal nostro Governo. Il premier Renzi ha avviato infatti “un’ambiziosa agenda per rivedere il sistema economico e politico italiano”.
Il Fondo incoraggia le misure di privatizzazione per migliorare l’efficienza del settore pubblico e chiede un’accelerazione su queste apprezzando in particolare l’operazione Enel.
Il rapporto deficit/pil arriverà al 2,7% quest’anno per scendere al 2,1% nel 2016; il debito salirà ancora, al 133,3% quest’anno, per tornare a scendere al 132,1% nel 2016.
Invece per l’Ocse nel 2014 il rapporto debito lordo/Pil dell’Italia è salito a quota 156%, contro il 142,95% del 2013 e il 110,63% del 2007. Il dato è il terzo più elevato dell’area Ocse, dopo Giappone e Grecia. L’Ocse taglia la previsione di crescita globale dal 4% al 3,1%. Abbassata anche la percentuale di crescita prevista per il 2016 al 3,8% dal 4,8%.
Inoltre l’Ocse evidenzia come l’Italia è, insieme a Grecia e Ungheria, il Paese dell’area Ocse dove i cittadini più poveri incontrano le maggiori difficoltà nel permettersi le spese mediche.
“In tutti i paesi europei le persone con bassi redditi nel 2013 hanno avuto una probabilità maggiore di riportare necessità mediche non curate rispetto alle persone con alto reddito e questo gap è particolarmente elevato in Ungheria, Italia e Grecia”, l’Ocse aggiunge che “il motivo più comune citato è rappresentato dai costi”.
L’Italia – sottolinea ancora l’Ocse – è inoltre uno di quei Paesi dove la quota totale della spesa per il welfare è aumentata dall’inizio della crisi (toccando il 41,3% nel 2013) a causa del forte aumento della disoccupazione.
Nel 2014, il rapporto debito lordo/Pil dell’Italia è salito a quota 156%, contro il 142,95% del 2013 e il 110,63% del 2007, rileva sempre l’Ocse.
Infine ci sono anche i dati forniti da Eurostat sulla spesa della pubblica amministrazione nell’Eurozona. Nel 2014 questa ha raggiunto 4.961 miliardi, il 49% del Pil contro il 49,4% nel 2013. Tra gli Stati Ue, si passa da una percentuale inferiore al 35% del Pil in Lituania e Romania a oltre il 57% di Finlandia, Francia e Danimarca. L’Italia è al 51,1% nella spesa per la pubblica amministrazione. I cali maggiori nella spesa rispetto al 2013 si evidenziano in Grecia -10,7% e Slovenia -9,9%.

Catapano Giuseppe osserva: Avvocati, un appello a Orlando

Un intervento del ministro della giustizia per risolvere il caos elezioni degli ordini forensi. Su 101 consigli rinnovati, infatti, in 20 hanno sporto reclamo elettorale dinanzi al Cnf. E i restanti sono in regime di prorogatio, con limiti allo svolgimento delle attività amministrative. L’indicazione unanime a via Arenula, dopo la sentenza del Tar dello scorso giugno, è arrivata ieri in occasione dell’Agorà degli ordini forensi, promossa dal Consiglio nazionale forense come luogo di confronto istituzionale per le questioni di interesse dell’avvocatura. La richiesta, da parte dei rappresentanti delegati dei consigli degli ordini dei 26 distretti di Corte d’appello, è stata di garantire al sistema ordinistico la necessaria stabilità con l’assunzione di un indirizzo che risolva in maniera definitiva e senza margini di incertezza le problematiche derivanti dalla sentenza Tar, che ha annullato alcune previsioni del regolamento del ministero della giustizia di disciplina delle elezioni dei consigli degli ordini, per la mancata previsione del «voto limitato». La preoccupazione degli ordini è stata raccolta dal Cnf che si è impegnato a riportarla al ministero. I lavori dell’Agorà si sono concentrati poi su altre questioni di interesse per la professione: l’assetto del nuovo sistema disciplinare; le problematiche collegate alla difesa d’ufficio e patrocinio a spese dello stato, con i progetti di collaborazione tra Cnf, Cassa e il ministero della giustizia per risolvere l’arretrato nella liquidazione dei compensi degli avvocati; l’analisi dei diversi regolamenti attuativi della riforma forense; i disegni di legge attualmente in parlamento, quali «concorrenza» e riforma del processo civile.

Catapano Giuseppe: Farmaci da banco online

Dal 1° luglio vendita online dei farmaci da banco. In questa prima fase, la vendita a distanza è consentita solo a farmacie e negozi che hanno già titolo alla vendita di farmaci, che rispondano ai requisiti di base stabiliti dalla normativa sulla vendita a distanza. Tutto questo grazie all’entrata in vigore della direttiva europea 2011/62/Ue su medicinali falsificati e recepita nel nostro paese con il dlgs del 19 febbraio 2014 n. 17. Il ministero dello salute intanto sta per emanare un decreto che definirà il logo identificativo nazionale per gli operatori che intendano effettuare la vendita online di medicinali. Tale logo, conforme alle indicazioni definite dall’Unione europea, avrà la funzione di garantire che il venditore online sia un soggetto che abbia già titolo a commerciare farmaci ai sensi della normativa vigente. Il logo sarà chiaramente visibile nei siti web per la vendita a distanza al pubblico di medicinali. Il ministero della salute, nell’ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o ulteriori oneri per la finanza pubblica, promuoverà iniziative, anche in collaborazione con l’Unione delle camere di commercio, al fine di assicurare l’identificazione dei siti internet tramite i quali le farmacie effettuano vendita di farmaci online. Relativamente al trasporto dei medicinali venduti online, esso sarà effettuato nel rispetto delle linee guida in materia di buona pratica di distribuzione. L’Aifa, l’agenzia del farmaco, il ministero della salute, di intesa con l’agenzia delle dogane e dei monopoli, le regioni e le province autonome secondo le rispettive competenze, in conformità alle direttive e alle raccomandazioni dell’Unione europea, adotteranno le opportune misure e vigileranno affinché la produzione, l’importazione e la distribuzione sul territorio nazionale delle sostanze attive, ivi comprese quelle destinate all’esportazione, siano conformi alle norme di buona fabbricazione e alle linee guida in materia di buona pratica di distribuzione delle sostanze attive.

Giuseppe Catapano comunica: Diritti d’imbarco aereo nell’imponibile IVA

Secondo quanto stabilito dall’articolo 1 della Legge n. 324/1976 in materia di diritti d’imbarco per l’uso di aree aeroportuali, il movimento degli aeromobili privati e delle persone negli aeroporti nazionali aperti al traffico aereo civile è assoggettato al pagamento, in favore delle compagnie di gestione aeroportuale, di un “diritto d’imbarco per passeggeri”, il quale, a norma del successivo articolo 5, “…è dovuto direttamente dal vettore che se ne rivale nei confronti del passeggero”. Secondo quanto precisato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 418/2015, il pagamento dei diritti d’imbarco da parte del vettore, poi oggetto di rivalsa nei confronti dei passeggeri attraverso la vendita dei biglietti aerei, integra un elemento di costo direttamente connesso alla prestazione del servizio di trasporto e, quindi, concorre a formare l’imponibile IVA. Tale affermazione trova fondamento nell’art. 78 della direttiva 2006/112/Ce del 28 novembre 2006 (di rifusione della VI direttiva Iva n. 388/1977 attuata dall’art. 13, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972), secondo cui, in via generale, la base imponibile delle operazioni comprende anche “le imposte, i dazi, le tasse e i prelievi, ad eccezione della stessa imposta sul valore aggiunto”.