Giuseppe Catapano: Calcio, 64 indagati, anche Galliani, Lotito e De Laurentiis

ADRIANO GALLIANI

Nuovo terremoto nel mondo del calcio. Su disposizione della Procura di Napoli, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria impegnati nell’operazione “Fuorigioco” hanno notificato un avviso di chiusura indagine preliminare a 64 tra dirigenti sportivi, procuratori e calciatori di serie A e B, eseguito un decreto di perquisizione a carico di 33 tra calciatori e agenti e sequestrato beni per oltre 12 milioni di euro a 8 procuratori, 17 calciatori e 37 dirigenti. Molti i nomi eccellenti tra gli indagati per evasione fiscale e false fatturazioni: Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, quello della Lazio Claudio Lotito, l’ad del Milan Adriano Galliani, l’ex presidente e ad della Juventus Jean Claude Blanc, diversi procuratori tra cui Alessandro Moggi, figlio di Luciano. Sedici i giocatori e gli ex giocatori, tra cui Denis, Mutu, Crespo, Immobile, Nocerino, Paletta, Lavezzi, Calaiò, Milito.
E’ la compravendita dei giocatori l’operazione sulla quale si incentrava, secondo l’accusa, il “meccanismo fraudolento” individuato dalla Procura napoletana, secondo cui esiste “un radicato sistema finalizzato ad evadere le imposte posto in essere da 35 società calcistiche di serie A e B, nonché da oltre un centinaio di persone fisiche, tra calciatori e loro procuratori”. In sostanza, i procuratori fatturavano in maniera fittizia la propria prestazione al solo club, che poteva così dedurre dal reddito imponibile le spese, beneficiando di detrazioni di imposta sul valore aggiunto relativa proprio a questa pseudo prestazione. I calciatori, dal canto loro, non dichiaravano quello che era “sostanzialmente un fringe benefit” riconosciuto dalla società nel momento in cui si accollava il pagamento al procuratore.
L’inchiesta parte nel 2012, quando negli uffici del Napoli a Castelvolturno la magistratura acquisì due contratti: quello di Ezequiel Lavezzi, che a Napoli ha giocato dal 2007 al 2012 prima di essere ceduto al Psg, e quello di Cristian Chavez, che ha militato nella societa’ di De Laurentiis nella stagione 2011. Secondo i pm, i contratti dei due argentini, rappresentati dallo stesso procuratore, erano stati ‘alterati’ in bilancio. Nove mesi dopo i finanzieri si erano presentati nelle sedi di 41 società di serie A e B per acquisire ulteriore documentazione.

I nomi degli indagati

Quarantacinque i dirigenti di società di calcio di serie A e B: Alessandro Moggi, Marco Sommella, Vincenzo Leonardi, Riccardo Calleri, Umberto Calaiò, Leonardo Rodriguez, Fernando Hidalgo, Aleandro Mazzoni, Edoardo Rossetto, Antonio Percassi, Luca Percassi, Claudio Garzelli, Giorgio Perinetti, Luigi Corioni, Gianluca Nani, Sergio Gasparin, Pietro Lo Monaco, Igor Campedelli, Maurizio Zamparini, Rino Foschi, Daniele Sebastiani, Andrea Della Valle, Oronzo Corvino, Alessandro Zarbano, Enrico Preziosi, Luciano Cafaro, Jean Claude Blanc, Alessio Secco, Claudio Lotito, Marco Moschini, Renato Cipollini, Aldo Spinelli, Adriano Galliani, Aurelio De Laurentiis, Tommaso Ghirardi, Pietro Leonardi, Pasquale Foti, Eduardo Garrone, Marino Umberto, Massimo Mezzaroma, Roberto Zanzi, Giovanni Lombardi Stronati, Francesco Zadotti, Sergio Cassingena, Massimo Masolo, Dario Cassingena.
Sedici i calciatori: Gustavo German Denis, Quintero, Adrian Mutu, Ciro Immobile, Matteo Paro, Hernan Crespo, Pasquale Foggia, Antonio Nocerino, Marek Jankulovski, Cristian Chavez, Inacio David Fideleff, Ivan Ezequiel Lavezzi, Gabriel Paletta, Emanuele Calaiò, Cristian Molinaro, Rios Pavon, Diego Alberto Milito.

No comment dalla Lazio. De Laurentiis: è tutta fuffa

Lazio e Napoli non commentano l’inchiesta in corso. “Lotito non ha ricevuto nessun atto dal quale risulta che è indagato. Nessun avviso di garanzia, niente. Ha saputo tutto dalle notizie di oggi” ha detto l’avvocato della Lazio, Gian Michele Gentile. L’avvocato ha escluso anche la possibilità che la Guardia di Finanza possa aver perquisito gli uffici di Lotito. “Me lo avrebbe detto” ha concluso.
“Sono super tranquillo, è tutta fuffa”, ha detto, invece, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. “Non è una notizia commentabile, è storia vecchia – ha proseguito – sono anche cose che inventate voi giornalisti”.
I legali del Milan parlano di ” una vicenda assolutamente marginale e non fondata, che troverà la sua risoluzione sia sotto il profilo tributario, sia sotto il profilo penale, in una doverosa archiviazione”. Secondo il presidente del Coni, Giovanni Malagò, “per l’immagine del calcio, ogni volta che c’è un’operazione di questo tipo non va bene, non fa bene. Però non è detto che l’inchiesta necessariamente debba produrre dei colpevoli”, ha sottolineato.

Giuseppe Catapano: Grandi banche europee sotto stress, attenti a questi nomi

MILANO (WSI) – Tempi duri per le banche europee: diversi istituti si apprestano a rivelare al mercato magri risultati per il 2015 e in particolare sono i casi di Barclays, Deutsche Bank e Standard Chartered a colpire l’attenzione, viste le performance delle rispettive azioni, molto al di sotto del benchmark dei titoli bancari europei; un trend visibile sin dall’ingresso dei nuovi amministratori delegati.

Nel club si è aggiunta anche Credit Suisse, che dopo l’annuncio del piano strategico ad ottobre ha invertito la rotta e, anch’essa, ha sottoperformato l’indice di riferimento.
Deutsche Bank ha già comunicato una perdita netta (la prima dal 2008) per 6,7 miliardi di euro nel 2015; Standard Chartered è attesa al varco con un calo degli utili per azione che dovrebbe attestarsi, secondo le previsioni, all’85%.

Proprio quest’ultima, con le sue pesanti esposizioni sui mercati emergenti, sul settore a reddito fisso, valutario e legato alle commodity, è la banca che ha suscitato la più profonda diffidenza da parte del mercato.

Anche Barclays ha, infine, preparato i propri investitori al peggio, con l’annuncio di un taglio al personale di 1200 unità, nel tentativo di accelerare un piano di ristrutturazione già in atto prima che il nuovo ceo, Jes Staley prendesse in mano il timone dell’istituto a dicembre.

Non solo MPS e banche, italiane, insomma. Sono diverse le banche europee sotto attenta osservazione.

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“C’è in atto un dibattito per decidere se i modelli di business di StanChart e Deutsche Bank siano o meno incrinati alla base”, dice Ronit Ghose, analista del settore presso Citi,

Certo, la panoramica del settore bancario è poco incoraggiante in tutto il mondo: anche le sei principali banche americane, pur trovandosi in una condizione migliori delle controparti europee, non sono state in grado di registrare una crescita dei ricavi nel 2015.

Giuseppe Catapano: Borsa Milano giù, Saxo Bank, “Draghi ha fermato bagno sangue. Ma non basta”

MILANO (WSI) – Borsa Milano prosegue le contrattazioni in ribasso, con le banche che, a parte l’eccezione di MPS che è salita anche +7,7% nelle prime battute della sessione rimangono sotto pressione.  Le quotazioni della banca senese hanno recuperato in tre giorni il record +49%.

Ubi Banca e Unicredit cedono più del 4%, Bper, BP er BPM anche sono oggetto di vendite tra -2% e -4% circa.

Così, in una intervista rilasciata a Bloomberg, commenta Peter Garny, responsabile della strategia dell’azionario presso Saxo Bank:

“Draghi ha fermato in parte il bagno di sangue della scorsa settimana, ma rimangono interrogativi sul contesto macroeconomico globale. Gli investitori stanno perdendo la fiducia sulle valutazioni delle azioni. Se l’economia mondiale rallenta, non è possibile giustificare i multipli che stiamo pagando. Il collasso dei prezzi del petrolio continua a fare vittime tra i bilanci societari. Siamo ancora positivi sull’azionario e i mercati potrebbero segnare ancora un recupero, ma ovviamente questa settimana ci sono diversi eventi che porteranno il rischio”.

Le ultime due sessioni della scorsa settimana hanno portato l’indice di riferimento dell’azionario europeo Stoxx 600 Europe a un valore pari a 14,4 volte i profitti attesi, lo scorso venerdì, contro il minimo di 13,8. L’indice ha perso -7,5% nel mese di gennaio, al ritmo più forte da agosto e si avvia a soffrire il peggior inizio anno dal 2008.

I titoli azionari italiani, riporta Bloomberg, sono tra i peggiori in Europa sulla scia delle preoccupazioni che riguardano i crediti deteriorati delle banche.

Tornando alla sessione odierna, focus sul titolo Saipem che, nel giorno del via libera all’aumento di capitale, inizialmente non ha fatto prezzo, con un balzo teorico +20%, poi è entrata nelle contrattazioni con un guadagno di quasi +7%, ed è stata nuovamente sospesa per eccesso di rialzo con oltre +13%. In calo invece i diritti, che segnano un calo teorico -18%, non riuscendo ancora a fare prezzo.  Riguardo ai termini dell’operazione di aumento di capitale, il rapporto di assegnazione è di 22 nuove azioni ogni 1 azione ordinaria e/o di risparmio Saipem detenuta, a un prezzo di 0,362 euro, con uno sconto del 37% sul Terp.  I diritti di opzione saranno esercitabili a pena di decadenza dal 25 gennaio all’11 febbraio mentre saranno inoltre negoziabili in Borsa fino al 5 febbraio. Intanto si scommette sull’arrivo di un nuovo contratto in Iran, in attesa della visita del presidente del paese Rouhani in Italia.

Dietrofront per le quotazioni del petrolio, dopo le operazioni di short covering del fine settimana e della domanda di carburante dovuta al calo delle temperature negli Stati Uniti.

I prezzi del petrolio sono balzati fino a +10% nella sessione di venerdì, ma ora sia il contratto WTI Crude che il Brent Crude oscillano attorno a $31 al barile con perdite superiori a -3,5%.

Scettico sulla ripresa del greggio Herald Van Der Linde, responsabile strategia sull’azionario dei mercati APAC presso HSBC, che ha affermato che “la domanda (di petrolio) nel mondo non è estremamente forte” e che “in diverse parti del mondo, si è alle prese con il problema della deflazione”.

Sul valutario, euro in recupero sul dollaro, sopra quota $1,08. Dollaro/yen in calo, rimanendo sopra JPY 118,40.

In Asia sulla Borsa di Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso in rialzo +0,90% a 17.110,91. Shanghai +0,78%.

Giuseppe Catapano: MPS in gran fermento, rumor su cavaliere straniero

giucatap659MILANO (WSI) – Dopo la difficilissima settimana vissuta nel mirino della speculazione c’è grande attesa da parte del mercato per il futuro di Monte dei Paschi di Siena. I rumor si susseguono a ritmo folle.

Grandi movimenti sul titolo si segnalano in Borsa. Si sta smorzando l’appeal specultativo dopo un balzo nei primi scambi che ha fatto anche entrare Mps in asta di volatilità con un teorico +2,67% dopo un ultimo scambio a 76,8 centesimi.

Il titolo della banca più antica al mondo viene da ul calo del 16,5% con cui ha chiuso la scorsa settimana e una perdita da inizio anno del 39%.

A focalizzare le attenzioni degli investitori di Piazza Affari sono le prossime mosse che arriveranno dal board dell’istituto senese dopo che sia il presidente Massimo Tononi, sia il mondo politico, in prima fila il premier Matteo Renzi, hanno posto l’accento sul capitolo alleanze.

Le ultime indiscrezioni parlavano del banco Santander che però ha smentito qualunque ipotesi di “matrimonio” con il Monte dei Paschi di Siena mentre  in ambito italiano sembra che si stia muovendo Ubi. Anche se si affaccia un altro ipotetico scenario, ossia l’alleanza a tre con Ubi, Bpm e Mps.

Intanto domani è previsto l’incontro tecnico tra Pier Carlo Padoan, ministro dell’economia e delle finanze, e Margrethe Vestager, commissaria Ue al fine di sbloccare in via definitiva il piano italiano per allentare le sofferenze bancarie. Come riporta Repubblica, il governo sarebbe al lavoro su quattro fronti che riguardano il sistema bancario e che dovrebbero vedere la luce in un decreto ad hoc.

Oltre alle sofferenze bancarie, a essere messo in luce anche il tema del recupero dei crediti, per cui il nostro paese ha la maglia nera in Europea (impiegando circa 7 anni), la riforma delle banche di credito cooperativo, creando una holding unica e infine il capitolo tanto scottante dei rimborsi ai risparmiatori che hanno perso tutto nel crac delle quattro banche salavate in extremis dal governo (Carife, Carichieti, Banca Etruria, Banca marche). Oggi alle 18 inoltre scade il termine per la loro presentazione.

Giuseppe Catapano: Futures Usa trainati giù dal petrolio, ecco di cosa parlano i trader

giucatap658NEW YORK (WSI) – I contratti sui principali indici della Borsa Usa scambiano in ribasso, seguendo l’andamento negativo del petrolio. Il mercato azionario sembra quindi destinato a perdere parte dei guadagni settimanali messi a segno al termine della seduta di venerdì. È stata la prima settimana positiva dell’anno.

Le notizie societarie di M&A (fusioni e acquisizioni) non mancano ma non sono sufficienti ad alimentare gli acquisti a Wall Street, dove i volumi potrebbero essere ridotti per via della tempesta di neve che si è abbattuta sulla costa Est.

L’irlandese Tyco International e l’americana Johnson Controls hanno confermato la fusione, che darà vita a un colosso industriale da 36 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. I titoli dei due gruppi manifatturieri di riscaldamento, batterie e altri prodotti elettronici balzano dell’8,5% e 1,7% rispettivamente. A livello settoriale, come in Europa, sono bancari e petroliferi i più penalizzati.

Al momento i futures sul Dow Jones cedono lo 0,3% a 15.962 punti, mentre i futures sull’S&P 500 lasciano sul campo lo 0,2% a 1.895,75 punti. I futures sulNasdaq perdono lo 0,3% a quota 4.236,25 punti.

Sui mercati valutari, l’euro sta cercando di mettersi alle spalle la delusione per l’indice Ifo sulle aspettative delle imprese tedesche e ora guadagna terreno sul dollaro.

Sul mercato delle materie prime, il greggio sta perdendo quota vanificando i rialzi visti di recente. Il contratto a marzo sul West Texas Intermediate arretra del 2,58% in area 31 dollari al barile. Gli investitori nel settore energetico stanno provando a intascare qualche profitto, rimettendo in discussione le previsioni sul comparto.

L’oro è tornato a scambiare sopra i 1100 dollari al barile, mentre il rame estende i rialzi portandosi sopra i massimi delle ultime due settimane.

Giuseppe Catapano: Rudy Guede, “Scrissi sul muro col sangue di Meredith”

giucatap643PERUGIA – Rudy Guede a Storie Maledette su Rai Tre: “Cercai di scrivere sul muro con il sangue di Meredith Kercher“. E’ una delle cose dette dal ragazzo ivoriano arrestato e condannato per l’omicidio della ragazza inglese nella casa di via della Pergola, a Perugia, nel 2007. “Lo choc e la paura hanno avuto la meglio su di me”. E quindi, ha raccontato Guede, lui ha tentato di scrivere sul muro quello che Meredith gli stava dicendo mentre esalava gli ultimi respiri. Durante l’intervista Guede ha raccontato tanti dettagli di quella sera dell’1 novembre, dall’approccio sessuale con Meredith (“abbiamo fatto petting in salotto”) alcuni minuti prima del delitto, al fatto che Amanda Knox fosse in casa quando Meredith è stata uccisa (“ho riconosciuto la sua voce”). Dal fatto che lui fosse in bagno mentre Meredith era assassinata (“avevo disturbi allo stomaco dopo aver mangiato kebab”). L’uomo ha detto di essere andato in bagno e di essersi messo ad ascoltare musica con le cuffiette, per poi sentire la voce della Knox (conosciuta in un locale dove l’americana lavorava) che discuteva con Kercher la quale si sarebbe lamentata in precedenza per una questione di soldi. “Ho riconosciuto – ha spiegato – la voce di Amanda al 101 per cento. Poi ho sentito un urlo fortissimo mentre ascoltavo l’i-pod a volume altissimo. Una voce straziante”. L’ivoriano ha anche parlato la presenza nella villetta di via della Pergola di un uomo del quale non ha fatto il nome. Caso strano, il giorno dopo l’intervista gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile lasciano la difesa di Rudy Guede, condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher. Lo hanno riferito all’Ansa. “Gli avvocati Biscotti e Gentile – hanno spiegato in una dichiarazione – rinunciano ai mandati difensivi di Rudy Guede ritenendo ormai esauriti tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno coinvolto nella vicenda dell’omicidio Kercher”. Nessun commento da parte dei legali sull’intervista rilasciata da Guede a Storie maledette e mandata in onda da Rai3. Gli avvocati Biscotti e Gentile avevano difeso l’ivoriano da subito dopo il suo arresto da parte della polizia. Guede è stato l’unico a scegliere il processo con il rito abbreviato al termine del quale è stato condannato a 16 anni di reclusione. Pena ormai definitiva anche se l’ivoriano sostiene di non avere ucciso Meredith Kercher. Invece Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono stati definitivamente assolti.

Giuseppe Catapano: Vivere con 350 euro al mese? Si può, ecco dove

giucatap642ROMA – Vivere con 350 euro al mese. Sono 5 i paese dove un reddito di questo tipo garantisce un tenore di vita più che dignitoso. A elencare i paesi dove si può vivere con poco lasciando l’Italia è il sito Opentravel. Tra i paesi più economici ci sono Thailandia, Cambogia, Vietnam, Costa Rica e Filippine, ma anche il vicino Laos. Mario Valenza su Il Giornale scrive che il costo della vita in questi paesi è decisamente più basso e si può vivere bene anche con pochi soldi: “Anche se 350 euro mensili non sono sufficienti per un alloggio di lusso con vista mare, dalle parte di Chiang Mai, nel Nord della Thailandia, 21 euro al mese bastano per pagare l’affitto. La cifra sale man mano che ci si avvicina alla costa, attestandosi su un minimo di 60 euro. Anche il prezzo del cibo è bassissimo: il pollo con riso o noodles venduto in strada costa meno di un euro, e anche avendo gusti più raffinati la spesa mensile per mangiare non supera i 150 euro, consentendo di tenersi in tasca anche un po’ di soldi per fare shopping. Una meta, come ricorda Lettera43.it, che sta diventando sempre più ambita è la Cambogia, dove con 350 euro al mese si può vivere nella Capitale Phnom Penh. Data la crescente popolarità del Paese, è difficile trovare casa per meno di 150 euro mensili, ma condividendo l’alloggio con altre persone si possono facilmente abbattere i costi. Mangiare, invece, costa più o meno come in Thailandia: per un pasto al ristorante si spende circa 1,50 euro. Se poi non si vuole vivere in Cambogia, si può sempre puntare sui vicini Vietnam e Laos, dove il costo della vita è pressappoco lo stesso. Con 350 euro mensili si può vivere tranquillamente anche nelle Filippine: non nella Capitale Manila, ma nella provincia di Cebu, una delle più sviluppate del Paese con campi da golf, spiagge e centri commerciali. Qui un appartamento costa circa 100 euro al mese, e con altri 150 si possono coprire le spese per il cibo e concedersi anche qualcosa in più. Le Filippine offrono poi un visto speciale per i pensionati, che può essere ottenuto dai 35 anni in su depositando 50 mila dollari in una banca filippina. Per gli over 50 sono invece sufficienti un deposito di 10 mila dollari e provare di avere una pensione di 800 dollari al mese per singoli o di 1000 dollari mensili per le coppie. Anche in Costa Rica il costo della vita è uno dei più bassi al mondo. Se si condivide l’alloggio con qualche amico, a San José si può vivere tranquillamente con 425 euro al mese, e man mano che ci si allontana dalla Capitale i prezzi diminuiscono, infatti bastano meno di 200 euro mensili per affittare una casa medio-piccola a 75 chilometri da San José. Al ristorante, poi, si può mangiare un buon pasto spendendo meno di 4 euro, e se si cucina in casa i costi vengono ulteriormente abbattuti. In tema di cibo, ci si può fare un’idea dei prezzi bassissimi del Costa Rica se si considera che un casco di banane costa appena 30 centesimi. Stesso discorso per altri beni di consumo, come le sigarette, il cui prezzo è di circa 90 centesimi a pacchetto. Il Belize è il posto ideale per chi sogna di vivere a due passi dal mar dei Caraibi spendendo poco. Il piccolo Paese centroamericano può vantare spiagge bellissime e un clima sub-tropicale. La lingua ufficiale è l’inglese, e i prezzi sono molto simili a quelli del Costa Rica: per affittare una grande casa a Cayo, a circa un’ora di macchina da Belize City, sono infatti sufficienti 210 euro al mese”.

Giuseppe Catapano: Prada, sito clonato, prodotti tarocchi venduti su internet

giucatap641PORDENONE – Clonavano il sito di Prada e vendevano i prodotti tarocchi in tutta Europa: l’organizzazione criminale, attiva su internet, aveva i vertici in Cina ma ora è stata sgominata dalla Guardia di Finanza. La Finanza ha così sgominato, in un’operazione internazionale, una organizzazione criminali del falso ‘Made in Italy’ sequestrando e oscurando il sito che imitava fedelmente il marchio della nota griffe di accessori e abbigliamento. L’organizzazione si dipanava dalla Cina, passando per la Francia, l’Inghilterra e l’Olanda attraverso un lungo filo della rete criminale che vendeva su Internet prodotti contraffatti di un noto marchio della moda italiana di cui aveva creato un falso sito parallelo, provvisto di un’accurata elaborazione grafica che non lasciava presagire la sua non autenticità. La denominazione del sito, per ingannare gli utenti, sembrava non lasciare dubbi sull’autenticità e la originalità dei prodotti, con una “accuratissima elaborazione grafica”, come ha sottolineato il comandante della GdF di Pordenone, Fulvio Bernabei. Sarebbe stato difficile anche per internauti esperti, comprendere che il sito non era quello originale: i prezzi dei prodotti in vendita, equivalenti a quelli degli outlet ufficiali gestiti dalla griffe italiana, il sistema di pagamento, gestito dai maggiori circuiti di moneta elettronica, e di spedizione della merce, affidato a primarie imprese del settore, non lasciavano dubbi. I finanzieri hanno appurato che una volta effettuati gli ordini telematici e accreditati i pagamenti su un conto corrente acceso nel Guangdong, nella Cina meridionale, i prodotti erano consegnati da un corriere internazionale agli indirizzi degli acquirenti. Ma i beni non potevano essere ritirati se non dopo avere pagato inaspettate spese di sdoganamento, dato che risultavano spediti da Hong Kong. Una volta venuti in possesso dei prodotti, per quanto curati fin nei minimi particolari , un occhio attento si sarebbe accorto che si trattava di abilissime contraffazioni, come hanno accertato gli ispettori messi a disposizione proprio da Prada.

Giuseppe Catapano: Roma, crollo palazzo Lungotevere per lavori in casa?

giucatap640ROMA – Crollo del palazzo sul Lungotevere di Roma, forse la colpa è di lavori di ristrutturazione in un appartamento. L’indirizzo dell’edificio è lungotevere Flaminio 70. E’ l’ipotesi su cui si sta lavorando in queste ore. Il comandante dei vigili urbani di Roma Raffaele Clemente, accorso sul posto, ha affermato: “C’è un’ indagine di polizia giudiziaria, pare ci fossero dei lavori e dobbiamo capire che tipo di interazione ci sia stata tra i lavori e il collasso. Si saprà di più nel primo pomeriggio”. Intanto la polizia giudiziaria dei vigili ha sequestrato in Comune gli atti relativi al palazzo. Anche un inquilino suggerisce un problema legato a lavori interni a un appartamento, al V piano, ricordando infatti che “il palazzo era stato ristrutturato due mesi fa, ed erano stati scongiurati i rischi primari. Si tratta di uno stabile del 1928, finito nel 1939 – riporta – costruito con determinati criteri strutturali. Tutto il resto dell’edificio infatti ha retto, qualcosa sarà successo al V piano, e infatti il solaio sottostante regge da solo il peso delle macerie”. L’appartamento, ricorda l’uomo, era stato appena acquistato, “a 1,1 milioni” e dai balconi si gode di una straordinaria vista sul fiume, su Monte Mario e fino alla Farnesina. E’ il palazzo dove si trova il Teatro Olimpico, dove é in cartellone uno show di Max Giusti, nel cuore di un quartiere di pregio, abitato da professionisti. “Adesso chi ha causato tutto questo deve pagare“. E’ quanto afferma l’inquilina che ha per prima dato l’allarme nel palazzo poi parzialmente crollato in lungotevere Flaminio nella notte a Roma, la signora Agea. A chi le chiedeva se si rendesse conto di aver probabilmente salvato delle vite la donna ha risposto: “Non ho fatto nulla, ho solo chiamato i soccorsi”. “Al momento del crollo non ho visto nulla, c’era una grande nube, sembrava come le Torri Gemelle. Saranno state le 2 di notte, ma avevo perso la cognizione del tempo”. Lo ha detto Andrea Ciacchella, ingegnere civile e residente del palazzo di Lungotevere Flaminio dove è avvenuto il crollo. “I vigili del fuoco stavano per rientrare per un secondo sopralluogo – ha aggiunto – per fortuna non sono rientrati”. Nella mattinata il traffico è a lungo rimasto paralizzato sul Lungotevere, in entrambi i sensi di marcia, per la chiusura di Lungotevere Flaminio. Le ripercussioni stanno riguardando un vastissimo quadrante della città, in particolare quello nord, che va dalla Salaria a Prati, ma si estendono anche alla tangenziale. Gli incolonnamenti riguardano sia i flussi di traffico in entrata a Roma che quelli in uscita.

Giuseppe Catapano: L’ombra cinese arriva a Ovest

BANCONOTE CINESI CINA YUAN RENMINBI MAZZETTE PECHINO LENTE ATLANTE

Crisi di crescita o fine di un modello di sviluppo? È il dilemma che divide tanto gli analisti, quanto gli investitori che si trovano a fare i conti con la Cina. Perché le prime settimane del nuovo anno si sono aperte con un nuovo scossone per i mercati finanziari del Dragone, che a cascata si è fatto sentire anche sulle tasche dei piccoli risparmiatori occidentali. Uno scenario che fa sorgere più di un dubbio su quello che ci attende.

Crisi di fiducia. Tra le poche certezze di questa fase di mercato c’è il crollo di fiducia dei grandi gestori verso quanto sta accadendo a Pechino. Gli interventi adottati dalle autorità politiche e monetarie cinesi hanno generato la convinzione che a quelle latitudini si sia perso il controllo della situazione e si proceda a tentoni. In particolare alla luce della svalutazione dello yuan (arrivato a toccare i minimi da cinque anni), voluta dalla banca centrale dopo mesi passati a bruciare riserve valutarie per sostenere la moneta (la Pboc dispone ancora di una cifra ingente, 3.320 miliardi di dollari, ma in calo di oltre il 12% rispetto a giugno e del 25% circa se il confronto viene fatto con il 2014). Così come non viene visto positivamente il dirigismo delle autorità nel funzionamento dei listini azionari (come il divieto di vendere partecipazioni azionarie superiori al 5%), che contraddice le regole del libero mercato. Ma i dubbi principali riguardano l’attendibilità dei dati relativi alla crescita economica. Da Pechino fanno sapere che nel terzo trimestre del 2015 il Pil è cresciuto del 6,9% rispetto a un anno prima, ma sono in molti a dubitarne, dato che gli indicatori relativi ai consumi e agli investimenti lasciano immaginare un ritmo di crescita più contenuto.

Una difficile transizione. «La preoccupazione generale è che l’economia globale stia rallentando, e che Pechino stia al tempo stesso anticipando tale fenomeno e reagendo a esso», commenta Paul Markham, gestore azionario globale di Newton IM (gruppo Bny Mellon). «Le preoccupazioni sull’economia cinese non sono infondate. Il paese è nel mezzo di una fase di ristrutturazione e di transizione verso una crescita guidata dai consumi domestici (mentre in passato si è puntato soprattutto sulla forza dell’export, ndr). C’è anche un eccesso di debito nel sistema bancario che condiziona il settore finanziario». Insomma, i problemi sono sul tavolo, anche se non vanno sopravvalutati.