GIuseppe Catapano: Esodati e pensioni flessibili, ecco la soluzione allo studio. Con uno spiraglio per le donne…

giucatapUna misura unica in Stabilità per chiudere strutturalmente l’odissea degli esodati e aprire, con tutte le cautele del caso, una formula di maggiore flessibilità in uscita con penalizzazioni. Il confronto tra i tecnici di Lavoro, Economia e Inps procede lungo questo solco sapendo che il limite massimo entro cui si potranno spostare le variabili è quello del miliardo o poco più che il Governo vuole impegnare sulla voce pensioni. Miliardo cui andrebbe aggiunto il mezzo miliardo di maggior spesa determinata dagli effetti della sentenza 70/2015 della Corte costituzionale che ha sbloccato le perequazioni sugli assegni oltre le tre volte il minimo.

La misura allo studio parte dallo schema base delle penalizzazioni il più corrette possibile sotto il profilo attuariale (si dice 4% sulla quota retributiva dell’assegno) con età minima per l’anticipo fissata a 63 anni e qualche mese, ovvero non più di tre anni dall’età di vecchiaia valida dal 2016. Gli anni di contributi minimi restano 35, soglia che consentirebbe di non esporre i lavoratori al rischio di un’uscita (magari indotta da piani di ristrutturazione aziendali) con assegni troppo bassi. Ma c’è anche consapevolezza che con 35 anni minimi la flessibilità nuova sarebbe soprattutto appannaggio degli uomini, vista la difficoltà per le donne di avere carriere continue. E sul punto una soluzione alternativa è ancora allo studio. Il confronto è aperto anche sull’«Opzione donna»: riconoscere alle dipendenti di 58 anni e 35 di contributi, con maturazione del requisito entro l’anno, un ritiro anticipato con penalizzazione del 3% l’anno per massimi tre anni in luogo del ricalcolo contributivo. Misura che potrebbe riguardare circa 30mila donne con un costo basso iniziale che poi cresce negli anni futuri quando le scattano le finestre della decorrenza (fino a 2 miliardi entro il 2020).

Ieri intanto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha presentato un nuovo Rapporto dell’Istituto sulle pensioni all’estero che fotografa le complesse dinamiche di una parte sempre più importante del mercato del lavoro italiano interessato dai flussi migratori. Tra le tante evidenze statistiche, Boeri ha sottolineato come ci sia un fenomeno significativo di “free riding” sui contributi degli stranieri con una percentuale alta di coloro che adesso avrebbero l’età per la pensione di vecchiaia, che hanno versato contributi senza però percepirla.

Si tratta di circa 200.000 stranieri sui 927.448 provenienti da paesi convenzionati che hanno superato i 66 anni e tre mesi (il 21%): non hanno alcuna prestazione dall’Inps per un totale di versamenti capitalizzati con il criterio contributivo di circa 3 miliardi. «Perché non usare quelle risorse per finanziare politiche di integrazione?» ha proposto Boeri. Sul fronte degli italiani pensionati che si trasferiscono all’estero, invece, è stata segnalata una crescita dei flussi, con il raddoppio tra il 2010 e il 2014 dei beneficiari di una rendita che decidono di vivere oltre confine. Nel 2014 Inps erogava 400mila trattamenti all’estero per una spesa di oltre un miliardo in 154 paesi. In questo caso la proposta è stata di valutare di pagare in futuro per l’estero solo le prestazioni contributive e non quelle assistenziali.

Giuseppe Catapano: Renzi, Italia fuori da sabbie mobili. «Pronti a cambiare sulla sanità»

giucatap«Nel primo anno e mezzo di governo la priorità è stata il salvataggio dell’industria manifatturiera e il lavoro per passare dal segno meno al segno più di tutti gli indicatori economici. Questa prima fase aveva come scopo portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili e ora possiamo dire: missione compiuta». Lo ha detto Matteo Renzi al question time alla Camera. E ha aggiunto: «Noi abbiamo nella legge di stabilità un elemento chiave, il momento della svolta definitiva».

Renzi: in 2017 Ires più bassa di Germania e Francia
Renzi ha ribadito che nel 2017 ci sarà la riduzione dell’Ires e già in questa legge di stabilità «indicheremo il livello di riduzione». Lo ha detto anticipando che l’obiettivo è «arrivare a un livello inferiore sia alla Germania, che alla Francia e alla Spagna».

«Sulla sanità non stiamo tagliando, ma pronti a cambiare»
Respinta al mittente anche l’accusa dei tagli alla sanità praticati dall’esecutivo. «Sulla sanità questo Paese non sta tagliando, poi possiamo discutere su come impiegare questi denari» ha affermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ricordando nel question time alla Camera gli stanziamenti crescenti per la sanità negli ultimi anni: 106 miliardi nel 2013, 109 nel 2014, 110 quest’anno e 111 nel 2016. «Sono d’accordo che dobbiamo cambiare qualcosa, se c’è da cambiare qualcosa, perché non dobbiamo dare l’impressione che i cittadini non abbiano il diritto alle cure», ha ammesso Renzi.

«Impegno contro povertà in legge di stabilità»
Renzi ha ribadito l’intenzione del governo di intervenire nella manovra con misure di contrasto alla povertà. «In legge di stabilità ci impegniamo a introdurre una misura contro la povertà e in particolare contro la povertà infantile» ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi a Montecitorio per il question time. E ha rivendicato una diminuzione di tre milioni di euro solo per le spese correnti di palazzo Chigi («Le auto di servizio sono state ridotte a 15»).

Su Tasi basta atteggiamento subalternità con Ue
Il premier ha poi rilanciato l’obiettivo di eliminare la tassa sulla prima casa «per tutti e per sempre». E alle perplessità della Commissione Ue su questo punto ha replicato: «Non rilevano le letterine europee; loro facciano quello che devono fare e noi facciamo quello che dobbiamo fare». Poi ha aggiunto: «Questo atteggiamento di subalternità ha da finire una volta per tutte». E ha spiegato: «Rispetteremo i parametri di Bruxelles, ma rispettando Bruxelles rispetteremo questa Camera e l’Aula del Senato che sono le sole a poter legiferare in materia fiscale».

«Rivediamo meccanismo 80 euro, non più sussidio ma riduzione fiscale»
Non solo. Il premier ha annunciato che il governo sta studiando «un meccanismo per far figurare gli 80 euro, finalmente, non più come un sussidio, un contributo, ma come una riduzione fiscale». E ha aggiunto: «Può darsi che questo provochi dei leggeri cambiamenti, può darsi che qualcuno ne prenda 81 e qualcuno 79, ma sempre lì siamo»

«No al reddito cittadinanza si punti su lavoro»
Porte chiuse poi al reddito di cittadinanza rilanciato dal M5s. «Credo che in questo Paese non sia giusto parlare di reddito di cittadinanza. La nostra Costituzione parla di diritto al lavoro, la misura per combattere la povertà è puntare sul lavoro» ha detto il premier Matteo Renzi rispondendo in aula alla Camera nel corso del question time.

«Su Isee pronti a verifica, ma sistema funziona»
In merito all’Isee, il premier ha dato disponibilità a modifiche. «Sicuramente siamo pronti ad una verifica, a discutere se qualcosa non funziona» ma secondo i «dati a disposizione c’è soddisfazione da parte degli utenti» per i nuovi criteri di dichiarazione: «l’80% è più favorevole o 11,7% indifferente»

«Stiamo gestendo una crisi epocale su migranti»
Sull’immigrazione Renzi ha detto che «stiamo gestendo una crisi epocale, senza rincorrere gli spot». E ha attaccati: «Altri sono stati capaci di dire “a casa tutti” e poi “li ospiterò nel mio bilocale”. Sicuramente bisogna fare sforzi per identificare le persone, sicuramente ma quando siamo in presenza di un immigrato che rischia la vita, non ci preoccupiamo se è un migrante economico o un rifugiato, prima lo salviamo e poi ci congratuliamo con chi lo salva». Ma poi ha buttato acqua sul fuoco degli allarmismi. «Non ci sono i numeri di cui state parlando, un milione di persone non sta arrivando in Italia – ha spiegato -. La Giordania, con 4 milioni di abitanti, ha un milione e mezzo di profughi».

«Italia in solco Onu sulla Siria, serve collaborazione»
Per quanto riguarda il fronte siriano, Renzi ha ribadito l’ancoraggio di qualsiasi iniziativa militare al mandato Onu: «La nostra posizione rimane nel solco delle Nazioni Unite – ha spiegato – invitare a tutti livelli alla collaborazione perché non si replichi – dopo 4 anni di guerra – il meccanismo per cui la mancanza di governo porta all’ esplosione di pezzi interi di Medio Oriente»

Question time su ripresa, tasse e casa
Le iniziative per rafforzare la ripresa economica, produttiva e occupazionale, il rilancio della politica industriale, gli orientamenti in merito alla tassazione sulla prima casa e sugli immobili in generale e il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento alla questione delle prescrizioni sanitarie. Sono questi alcuni dei temi trattati oggi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel question time in programma ala Camera.

Giuseppe Catapano: Siria, sganciate le prime bombe russe. Gli Usa: «Colpiti i ribelli, non l’Isis»

giucatapLa Russia ha cominciato i raid aerei in Siria. È la prima azione militare di Mosca in Medio Oriente dagli anni 80. La televisione di Stato siriana riferisce di raid su sette località della provincia di Homs e di quella confinante di Hama, più a Nord. In precedenza fonti americane avevano parlato solo di attacchi compiuti nella regione di Homs.
I russi hanno chiesto agli Stati Uniti di astenersi dal sorvolo del territorio siriano ma senza fornire informazioni sul luogo che intendevano colpire. Proprio a questo proposito il responsabile del Pentagono, il segretario alla Difesa Usa Ash Carter, ha chiesto di avviare contatti con la Russia per evitare che i raid lanciati da Mosca e quelli americani collidano o ostruiscano lo spazio a vicenda.

Contro l’Isis o con Assad
Non è chiaro quali siano i reali obiettivi colpiti dai raid di Mosca. Ufficialmente sono le postazioni dell’Isis ma nella serata di mercoledì il segretario alla Difesa Usa, Ash Carter, ha detto che gli attacchi appaiono diretti verso aree dove non sono presenti forze dello stato islamico. In precedenza, un portavoce della Casa Bianca aveva detto che i raid russi in Siria e il sostegno crescente di Mosca ad Assad «sono in contrasto con quanto si sono detti il presidente Putin e il presidente Obama nel corso del loro incontro all’Onu», dove avevano individuato come priorità lavorare alla transizione politica. «Questo – ha proseguito il portavoce della Casa Bianca – solleva dei dubbi sulla loro strategia».

I raid aerei della Russia vicino alla città di Homs «non hanno un obiettivo strategico» in termini di lotta all’Isis, hanno affermato ancora fonti dell’amministrazione Usa. In seguito, però, il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest ha detto che è «troppo presto per dire quali siano stati gli obiettivi fissati e quelli colpiti».

Fabius: non hanno colpito Isis
Anche secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, i primi bersagli colpiti sono stati altri gruppi dell’opposizione anti-Assad. «Se hanno colpito a Homs, come sembra», ha affermato una fonte militare di Parigi, non è lo Stato islamico l’obiettivo ma probabilmente i gruppi di opposizione. Ciò conferma che «i russi vanno più in aiuto di Assad che contro l’Isis».

Opposizione, raid russi hanno ucciso 36 civili
In precedenza Fabius, intervenuto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, aveva chiesto di cessare i bombardamenti sui civili in Siria effettuati mediante i barili esplosivi o con sostanze chimiche come il cloro.

Anche il presidente della Coalizione Nazionale Siriana, Khaled Khoja «condanna” i raid di Mosca perché «La Russia non sta combattendo l’Isis in Siria, ma prende di mira i civili nelle comunità che hanno respinto lo Stato Islamico». E afferma che «i raid aerei russi in Siria hanno ucciso 36 civili».

Giuseppe Catapano: Pd, discussione infinita nonostante l’accordo

PIERLUIGI BERSANI LUIGI ZANDA

“L’accordo nel Pd e’ un punto di equilibrio molto serio, che ha rimesso le cose a posto e terrà anche nei voti segreti, a meno che qualcuno non lo utilizzi per manovre politiche di parte”. Lo ha affermato il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, in un’intervista rilasciata a l’Unità a proposito delle riforme costituzionali. Quanto all’elettività dei senatori, il quinto comma dell’articolo 2, secondo Zanda “era l’unico su cui si poteva intervenire, perché era l’unico modificabile”.
L’emendamento al ddl Boschi che ha portato all’intesa nel Pd è “scritto in modo un po’ bizantino e contorto” ma “abbiamo ottenuto una riduzione del danno molto significativa. Danno che deriva dalla combinazione di legge elettorale e nuove norme costituzionali”. Riflette così, invece, il leader della minoranza dem, Pierluigi Bersani, in merito alle riforme costituzionali, aggiungendo che “adesso abbiamo un Senato elettivo, che ha alcune funzioni di garanzia rafforzate. Adesso bisogna andare avanti perché c’è ancora qualcosa da migliorare”. Secondo Bersani “c’è ancora da lavorare, ma un passo è stato fatto: un conto è nominarli a tavolino i senatori, un altro conto è eleggerli”.
Intanto, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha lanciato un appello su Facebook: “Il Pd dica no al sostegno di Verdini”. “Verdini definisce se stesso un taxi per portare i senatori e i deputati di Forza Italia da Berlusconi a Renzi e restare così per altri 10 anni al potere – ha spiegato Rossi -. Sbaglieremmo nel Pd a pensare che questo sostegno sia privo di interessi e condizionamenti. Se ci sarà, esso segnerà la qualità delle riforme e dei provvedimenti governativi e tutta la transizione politica e istituzionale ed economica e sociale di cui Renzi si propone come leader. Ancor prima che per ragioni morali o moralistiche è per ragioni politiche che Renzi deve dire: “no grazie””. “Soprattutto oggi – ha sottolineato il governatore toscano – che il Pd è unito sulle riforme. Questo fenomeno dei transfughi in politica, il trasformismo, è ben noto nella storia italiana e molto studiato nei Quaderni di Antonio Gramsci. Sarebbe poi interessante domandarci come si intreccia oggi il trasformismo con la questione morale denunciata da Enrico Berlinguer”.

Giuseppe Catapano: Mattarella, ragazzi andate a scuola!

SERGIO MATTARELLA

“Andate a scuola!”. Sergio Mattarella sale sul palco allestito nel cortile della scuola, Davide Sannino, nel quartiere Ponticelli di Napoli, per l’inaugurazione dell’anno scolastico con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ed esorta i ragazzi a frequentare la scuola: “Andateci. Non ne fuggite. Non fatevi vincere dalla sfiducia. La scuola è vostra, cosi’ come vostro e’ il futuro”. In una città e in una regione in cui ancora e’ alta la dispersione scolastica, il capo dello Stato ricorda l’esempio Malala che “ha ricevuto il premio Nobel per la Pace per aver tenacemente affermato il proprio diritto alla scuola”. La scuola, ha proseguito il presidente della Repubblica “cambia la vita. E’ l’anticorpo al conformismo e, dunque, alla sottomissione. La conoscenza è libertà, libertà di esprimere i talenti diversi e le diverse aspirazioni”. E ancora piu’ in generale “l’istruzione è la chiave della coscienza civile di un Paese. La capacità’ di crescere insieme agli altri rappresenta la porta che apre a una cittadinanza piena”. Mattarella non ha nascosto “i molti problemi che siete costretti ad affrontare quotidianamente. Non dimentico le difficolta’, le carenze, le sofferenze contro le quali combattete”, ma con la sua presenza a Napoli “voglio dire a voce alta che avanzare insieme è possibile e che la scuola è strumento straordinario di crescita personale e collettiva. Se la scuola non fosse questo, tradirebbe la sua ragione costitutiva”.
“La camorra e le mafie possono essere sconfitte. La camorra e le mafie saranno sconfitte”, ha detto poi Mattarella, aggiungendo che “la scuola è presidio di legalità. E’ il luogo dove apprendere che possiamo farcela. La scuola è dignità”. Proprio da Napoli, da una scuola intitolata a un giovane assassinato dalla malavita, da una città in cui pochi giorni fa è stato gravemente ferito l’agente di polizia Nicola Barbato a cui “va affetto e riconoscenza”, il presidente della Repubblica sprona i giovani a frequentare le scuole, a partecipare e a non farsi intimorire dalla criminalità organizzata: “La camorra e le mafie saranno sconfitte. E voi, giovani di Napoli, sarete alla testa di questa storica vittoria”.
Il presidente della Repubblica ha rivolto un appello ai ragazzi “impegnatevi a coltivare la speranza” per vincere la sopraffazione, per guadagnarsi rispetto; “chi si intruppa nelle gang giovanili, chi cerca la droga, chi spaccia violenza, chi si fa strumento di criminali ha gia’ perso”. “La vita e’ davanti a voi – ha sottolineato Mattarella – scegliete la vita e non la morte”.
Infine, il capo dello stato ringrazia gli insegnanti, e il personale ausiliario delle scuole, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno scolastico. “Vi sono state difficoltà in questi anni, lo so bene. Anni in cui la crisi economica ha penalizzato oltre misura il patrimonio della scuola. Anni nei quali si sono accentuate condizioni di precarietà, affrontate recentemente dal Parlamento”. Il capo dello Stato ha voluto dire “grazie” agli insegnanti che sono riusciti “a dare risposte positive laddove sarebbe prevalso lo scoraggiamento”: “Oggi senza di voi non sarebbe possibile immaginare un salto in avanti”.

Giuseppe Catapano: Il Papa, nessuno ha invitato Marino in America. Nuova polemica a Roma

PAPA FRANCESCO MARIO JOSE BERGOGLIO IGNAZIO MARINO

“Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? E neppure gli organizzatori, ai quali l’ho chiesto, lo hanno invitato. Si professa cattolico, è venuto spontaneamente”. Così Papa Francesco, a quanto riportato da Vatican insider, sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, in risposta a una domanda sulla presenza del sindaco di Roma Ignazio Marino all’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia.
Parole che hanno scatenato gli storici oppositori del sindaco. “La città non commenti le dichiarazioni del Sommo Pontefice su Marino e si prepari a esequie laiche”, scrive in una nota Francesco Storace, vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e segretario nazionale de La Destra. “Marino l’imbucato anche #PapaFrancesco e le autorità di Philadelphia lo smentiscono. Veramente #SenzaLimiti”, scrive sul suo profilo Twitter l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Faccio fatica a ricordare una figuraccia più colossale di quella appena rimediata dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, smentito da Papa Francesco sulla sua trasferta a Philadelphia dove non era stato invitato dalla Santa Sede, ma semplicemente ha voluto farsi un viaggetto negli States a spese dei contribuenti emulando il suo maestro Renzi, altro specialista in inutili voli transoceanici a spese dei cittadini. A questo punto Marino torni a Roma, dove tra l’altro in sua assenza si è verificato l’ennesimo disservizio con la metropolitana ferma per ore, e faccia un favore ai cittadini: si dimetta subito, già in aeroporto, senza nemmeno tornare in Campidoglio”, scrive su Facebook Roberto Calderoli della Lega. “Il viaggio a Philadelphia del sindaco Marino si risolve nella più grottesca figura mai toccata in sorte alla città di Roma nella sua pur millenaria storia. Resta da chiarire se sia almeno vero che le spese del viaggio saranno coperte dal comune di Philadelphia”, ha dichiarato la coordinatrice regionale del Nuovo Centrodestra nel Lazio, Roberta Angelilli. “Allo stato, infatti, ci risulta che il sindaco e gli altri tre imbucati nell’evento americano, rispettivamente il capo del Cerimoniale, un addetto stampa e tale dottoressa Coniglione, siano stati in parte spesati dal Campidoglio”.
“Tre biglietti andata-ritorno in business class sono stati infatti emessi su richiesta del Comune, mentre soltanto la dottoressa Coniglione avrebbe pagato di suo. Ci auguriamo che anche i rimborsi del sindaco di Philadelphia non siano inventati di sana pianta come l’invito di monsignor Paglia”, conclude Anelilli.
Un mare di critiche che ha costretto il Campidoglio a replicare con una nota nella quale precisa che “né il sindaco né nessun altro dell`amministrazione di Roma Capitale, ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco agli eventi conclusivi dell`Eight World Meeting of Families”. “Il viaggio a Philadelphia del sindaco di Roma – dice il Campidoglio – nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l’arcivescovo Charles Chaput, insieme con una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l`invito ufficiale. In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale aveva anche discusso della sua presenza all`evento di Philadelphia. Il tutto nasce quindi da una domanda sbagliata nei presupposti e forse posta con l’intenzione di suscitare polemica”.

Giuseppe Catapano: Catalogna, i separatisti vincono ma restano sotto il 50%. E Rajoy avverte: niente secessione

MARIANO RAJOY PRIMO MINISTRO SPAGNA

I due partiti separatisti Junts per Sì e Cup hanno ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento (72 su 135) nelle elezioni regionali della Catalogna. L’affluenza è stata del 77% dei cinque milioni e mezzo di aventi diritto, un record storico superiore del 9% rispetto alle elezioni del 2012.
Ora il referendum per la separazione dalla Spagna appare più probabile ma non è chiaro se i leader indipendentisti abbiano un mandato popolare sufficiente a imboccare questa via, in quanto meno del 48% della popolazione catalana ha votato a favore dei partiti anti-secessione.
“I separatisti hanno una maggioranza sufficiente per governare, ma proclamare unilateralmente l’indipendenza con meno del 50% dei voti popolari avrebbe poca credibilità, in Spagna e a livello internazionale”, sottolinea Emilio Saenz-Frances, professore alla Comillas Pontifical University di Madrid. Il premier Mariano Rajoy, del resto, è stato chiaro: sono disposto a trattare con il nuovo esecutivo catalano tutti i temi che vuole affrontare nel contesto delle leggi spagnole, ha ribadito: “Tutta la collaborazione del mio governo, sempre nel rispetto della legge”, ha detto Rajoy alla Moncloa, dove è apparso davanti ai giornalisti per commentare i risultati delle elezioni in Catalogna. “Quello che non sono disposto a fare è liquidare la legge», ha poi precisato. Rajoy ha quindi invitato il nuovo governo che si formerà nella regione a “governare per tutti i catalani, a superare la frattura”. In Catalogna, “le affermazioni di alcuni erano e rimangono al di fuori della legge ed è stato dimostrato che non hanno il sostegno della maggioranza dei cittadini”, ha aggiunto.

Giuseppe Catapano: Volkswagen, stop alla vendita dei modelli Euro 5 in Italia

giucatapVolkswagen Italia ha inviato una lettera a tutti i concessionari nel nostro Paese chiedendo di sospendere “come misura precauzionale” la vendita, le immatricolazioni e le consegne dei “modelli equipaggiati con motori diesel EA 189 omologati Euro 5”. La comunicazione riguarda circa 2.500 veicoli dei marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, in attesa di “fare chiarezza” su un particolare software utilizzato sui motori Diesel. La misura non riguarda i nuovi Euro 6, in vendita dall’1 settembre.

Tranne che per un ristretto numero di auto dei vari marchi (secondo fonti interne all’azienda dovrebbero essere tra le 2.500 e le 3.000 unità) con vecchia classificazione Euro 5, i modelli del Gruppo Volkswagen venduti in Italia con i marchi Volkswagen, Audi, Seat, Skoda e Volkswagen Veicoli commerciali attraverso una rete di circa 500 operatori sul territorio nazionale, sono regolarmente acquistabili e immatricolabili, in quanto dallo scorso primo settembre le auto debbono obbligatoriamente essere Euro 6, un livello di omologazione delle emissioni dei diesel che è esente dalle problematiche evidenziate negli Stati Uniti. Per gli autoveicoli Euro 5 dotati del motore 2.0 TDI incriminato e in attesa di vendita, nell’ambito delle proroghe accordate, o di consegna, è invece scattata la sospensione richiesta da Volkswagen Italia.

La comunicazione – ad esclusivo uso interno – è stata inviata in attesa di “fare chiarezza su alcune problematiche che riguardano un particolare software utilizzato sui motori Diesel”. Come precisa la filiale italiana del Gruppo di Wolfsburg, si tratta di un provvedimento cautelativo, che dovrebbe permettere in tempi brevi di fare chiarezza sulla reale portata del problema “in attesa – si legge nella lettera – di ricevere ulteriori chiarimenti e dettagli” dalla Casa madre.

Anche Daimler avrebbe scritto a circa 11mila possessori di van Mercedes Sprinter per un update del software collegato al sistema di emissioni, in modo da prevenire “possibili inconvenienti con autorità e controllori”. A riportare la notizia il Welt Am Sonntag. La società ha fatto sapere che il richiamo a partire da giugno scorso “non ha assolutamente niente a che vedere con gli attuali problemi Volkswagen”.

Giuseppe Catapano: Isis, primo raid aereo francese in Siria. Il premier Valls: è legittima difesa

giucatapL’Eliseo ha annunciato di aver condotto i primi attacchi aerei in Siria contro lo stato islamico, in coordinamento con la coalizione internazionale. «La Francia – si legge nel comunicato della presidenza – ha colpito in Siria -. Lo abbiamo fatto sulla base di informazioni raccolte nelle ultime operazioni aeree condotte da oltre due settimane, nel rispetto della nostra autonomia d’azione, in coordinamento con i nostri partner della coalizione». Parigi «conferma il risoluto impegno» a combattere contro «la minaccia terroristica rappresentata da Daesh» annunciando di voler «colpire ogni volta che in Medio oriente la nostra sicurezza nazionale sarà in gioco».

Il presidente Francois Hollande, parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro, ha spiegato che sei jet francesi hanno attaccato e distrutto un campo di addestramento nella Siria, precisando che nell’azione non sono stati colpiti civili. Ha poi aggiunto che la Francia «discute con tutti e non scarta nessuno» nella ricerca di una soluzione politica al conflitto in Siria. Tuttavia Parigi «considera che il futuro della Siria non può passare per (il presidente, ndr) Bashar al Assad», ha concluso l’inquilino dell’Eliseo.

Il premier francese, Manuel Valls, ha invece dichiarato che i bombardamenti francesi in Siria hanno come obiettivo «le roccaforti dell’Isis dove si sono addestrati quelli che attaccarono la Francia», per cui ritiene che il suo Paese agisca «per legittima difesa».

Parlando alla stampa dopo l’annuncio dell’Eliseo dell’inizio dei bombardamenti, Valls ha segnalato che la Francia sceglie in maniera autonoma gli obiettivi, anche se realizza i raid in coordinamento con i suoi alleati, principalmente gli statunitensi. Dopo aver fatto notare che i bombardamenti continueranno «il tempo che è necessario», Valls ha ricordato che la Francia «adatta la sua strategia» e agisce «su tutti i fronti nella lotta contra il terrorismo, bombardando l’Isis».

Da un anno l’esercito francese opera contro il gruppo terroristico in Iraq con caccia Rafale e Mirage 2000 e un contingente di oltre 700 effettivi; ma in Siria si limitava finora a inviare armi e strumenti di telecomunicazione per i ribelli. Valls ha insistito sulla «necessità di una transizione politica e democratica sulla base dei negoziati di Ginevra con gli elementi moderati dell’opposizione e con elementi del regime» siriano, ma ha nello stesso tempo ha insistito sul fatto che il presidente «Bashar al-Assad non possa essere la soluzione in Siria».

Accordo per lo scambio di intelligence militari
La Francia ha dichiarato di stare operando in coordinaento con i suoi alleati. E proprio a proposito di poli anti-terrorismo le autorità irachene hanno confermato la creazione di un gruppo che comprende anche Russia, Siria e Iran con sede a Baghdad. A riferirlo il sito di Al Arabya che cita fonti irachene secondo cui la cooperazione sarebbe già operativa.

La struttura vedrà il coinvolgimento dei rappresentanti dello Stato maggiore dei quattro paesi coinvolti nell’iniziativa. Il principale compito di questa struttura internazionale sarà quella di raccogliere e analizzare le informazioni sulla situazione in Medio Oriente con l’obiettivo principale di combattere e sconfiggere i terroristi dello Stato islamico.

Intanto il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un colloquio telefonico con il re saudita Salman per discutere della crisi siriana, due giorni prima del suo intervento previsto all’Assemblea generale dell’Onu. L’ha annunciato il Cremlino. La telefonata è stata un’«iniziativa della Russia», ha precisato il Cremlino. I due leader hanno parlato della «ricerca di una soluzione alla situazione in Siria e della messa in opera di una cooperazione internazionale efficace per lottare contro lo Stato islamico» (Isis), ha precisato la stessa fonte. Putin parlerà lunedì davanti all’Onu per promuovere il suo piano sulla Siria di una coalizione allargata, che includa anche le forze del presidente Bashar al Assad. Nello stesso giorno incontrerà il presidente degli Stati uniti Barack Obama.

Intanto si rafforza la presenza russa
Cresce la presenza militare russa «in Siria a fianco del regime di Assad. Grazie ad un gigantesco ponte aereo operato principalmente dai giganteschi cargo An-124 Condor ed alla spola di navi logistiche e anfibie tra il Mar Nero e la base di Tartus, il dispositivo militare russo si va rafforzando in quantità e qualità», sottolinea Rid, Rivista Italiana Difesa. La presenza russa in Siria, rileva Rid, «si basa su 2 puntelli: l’hub di Mezzeh a Damasco e la base avanzata di Jableh a Latakia. In particolare in questa seconda base negli ultimi giorni sta prendendo forma progressivamente una robusta task force aereo-terrestre equipaggiata di tutto punto». Sono stati di recente segnalati «12 aerei d’attacco al suolo Su-25 e 4 caccia multiruolo Su-30SM. I primi, che costituiscono i contraltari di produzione sovietica dell’americano A-10, sono appositamente concepiti per fornire supporto di fuoco alle truppe a terra. Sono equipaggiati con un potente cannone da 30 mm, bombe e razzi».

Giuseppe Catapano: Addio a Pietro Ingrao, uno dei padri della sinistra e della Repubblica

È morto a Roma Pietro Ingrao, storico dirigente del Pci ed ex presidente della Camera, nonché uno dei padri della sinistra italiana. Ingrao. da tempo malato, aveva compiuto 100 anni il 30 marzo scorso. Esponente dell’ala sinistra del Partito Comunista Italiano, fu direttore de l’Unità dal 1947 al 1957 e parlamentare alla Camera dei deputati ininterrottamente tra il 1950 e il 1992, di cui divenne anche e presidente dal 1976 al 1979.

Renzi: scompare uno dei protagonisti della sinistra italiana
«Con Pietro Ingrao scompare uno dei protagonisti della storia della sinistra italiana», ha commentato subito il segretario del Pd Matteo Renzi. «A tutti noi mancherà la sua passione, la sua sobrietà il suo sguardo, la sua inquietudine che ne hanno fatto uno dei testimoni più scomodi e lucidi del Novecento, della sinistra, del nostro Paese», ha aggiunto il premier.

Contro la svolta della Bolognina
Ingrao, fra il 1989 e il 1991, fu tra i massimi oppositori della svolta della Bolognina che portò allo scioglimento del Pci; al XIX e al XX Congresso del partito, nel 1990 e nel 1991, fu infatti tra i firmatari e i principali animatori ed ispiratori delle mozioni di minoranza che si opposero alla linea del segretario Achille Occhetto. Ingrao aderì comunque al Partito Democratico della Sinistra dove coordinò l’area dei Comunisti Democratici fino al 15 maggio 1993, quando annunciò infine l’addio al Pds. In seguito è stato un indipendente vicino al Partito della Rifondazione Comunista, organizzazione alla quale aderirà formalmente solo il 3 marzo 2005. Nel marzo 2010 dichiarò di votare per Emma Bonino alla presidenza del Lazio e per Sinistra Ecologia Libertà.