Con la pronuncia n. 36906 del 2015, la Suprema Corte è tornata a pronunciarsi sulla previsione normativa di cui all’art. 3 c. 1 lett. a) della l. 654/1975, secondo cui ha rilevanza penale la condotta di chi propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico ovvero di chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
La vicenda da cui prende le mosse la sentenza ha ad oggetto la diffusione di un volantino di promozione elettorale, avvenuta in occasione del rinnovo del Parlamento Europeo dell’anno 2013, ritenuta idonea dai giudici di merito ad integrare il reato prima citato. Ed infatti, secondo il giudice d’appello, il volantino propagandava idee fondate sulla superiorità di una razza rispetto alle altre e sull’odio razziale, facendo ricorso, in particolare, allo slogan “basta usurai -basta stranieri” con sottinteso, ma evi¬dente riferimento a persona di religione ebraica ed esplicito riferimento a persone di nazionalità non comunitaria e, sul retro del volantino, alla rappresentazione grafica esplicativa dello slogan di un’Italia assediata da soggetti di colore dediti allo spaccio di stupefacente, da un Abramo Lincoln attorniato da dollari, da un cinese produttore di merce scadente, da una donna e un bambino Rom sporchi e pronti a depredare e da un soggetto musulmano con una cintura formata da candelotti di dinamite pronti per un attentato terroristico. Le doglianze di parte ricorrente si appuntano sull’erronea applicazione della legge con riferimento proprio all’art. 3 c.1 lett. a) della l. 654/1975; la Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso, coglie l’occasione per svolgere delle importanti precisazioni sugli elementi costituivi del reato in questione.
Viene innanzitutto affermata la sostanziale continuità normativa tra la norma originaria e la norma come da ultimo modificata dall’art. 13 della L. 24 febbraio 2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione in Gazz. Uff. 13 marzo 2006, n. 60): ed infatti, secondo la Corte, la sostituzione del concetto di diffusione delle idee razziste con quello di propaganda di tali idee, da un lato, e del concetto di incitamento con quello di istigazione, dall’altro, non integra un fenomeno di discontinuità normativa e ciò in quanto, la condotta di propaganda delle idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico era già ricompresa in quella, originariamente prevista, consistente nella diffusione in qualsiasi modo, delle medesime idee (nello stesso senso si veda Cass. pen., sez. III, 7 maggio 2008, n. 35781). Ciò che muta è invece il trattamento sanzionatorio che con la novella del 2006 è stato sostanzialmente modificato in misura più favorevole al reo.
La Corte ricostruisce il reato in chiave plurioffensiva, ritenendo che bene giuridico tutelato sia non solo l’ordine pubblico, inteso come diritto alla tranquillità sociale, ma anche, e soprattutto, la dignità dell’individuo. Da ciò consegue che persona offesa dal reato è non solo colui verso il quale si rivolge la condotta ma anche i soggetti che appartengono a quella etnia. Trattasi, inoltre, di reato di pericolo astratto, non occorrendo che l’azione abbia prodotto effetti, cioè che la propaganda o l’incitamento siano stati recepiti. Ciò che occorre, invece, in ossequio al principio di materialità, è che le espressioni discriminatorie siano percepite da altra persona, quand’anche questa non ne abbia colto la portata lesiva della propria dignità.
Tanto premesso, la Corte si sofferma poi sulla condotta, consistente, come detto, nella propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico ovvero nella istigazione a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi propaganda ovvero di istigazione. Sebbene riconoscano la sostanziale continuità normativa tra il concetto di propaganda e quello di diffusione, i giudici di legittimità precisano che il concetto di propaganda è invero più specifico di quello di diffusione, richiedendo la prima un contegno più pregnante. In particolare, affinché possa parlarsi di propaganda è sì necessaria una diffusione ma occorre anche che la stessa sia volta a condizionare o influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico in modo da raccogliere adesioni intorno all’idea propagandata.
Sostanziale equivalenza vi è invece tra la nozione, oggi adoperata dalla norma, di istigazione e quella precedente di incitamento, dovendosi intendere l’induzione a commettere atti riprovevoli.
In assenza di precise definizioni legislative, i giudici di legittimità procedono poi a ricostruire i concetti di discriminazione e odio razziale, traendoli dai dati normativi e giurisprudenziali sovranazionali. Quanto alla nozione di discriminazione, a livello normativo il riferimento è innanzitutto all’art. 1 della Convenzione di New York, secondo cui essa sta ad indicare ogni distinzione, esclusione, restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza o l’origine etnica, che abbia lo scopo o l’effetto di distruggere o di compromettere il riconoscimento, il godimento o l’esercizio, in condizioni di parità, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale e culturale o in ogni altro settore della vita pubblica. Medesima definizione di discriminazione è data dall’art. 43 del D.Lgs. n. 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione), mentre per quel che riguarda la Carte europea dei diritti dell’uomo il riferimento è all’art. 14 secondo cui il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione.
A livello giurisprudenziale e dottrinale, invece, si noti come la discriminazione venga descritta ponendo l’accento sulla violazione della condizione di pari dignità degli individui; essa è infatti intesa quale sentimento di avversione immediatamente volto alla esclusione di condizioni di parità, ovvero come manifestazione di superiorità rispetto ad altri, legata alla razza, all’origine etnica o al colore.
In merito alla nozione di odio razziale, la Corte, ribadendo orientamento già sostenuto, ha specificato che odiare significa manifestare un’avversione tale da desiderare la morte o una grave danno per la persona odiata, per cui non si può qualificare come odio qualsiasi sentimento di avversione o di antipatia.
Quanto all’elemento soggettivo, è sufficiente il dolo generico id est la mera coscienza e volontà di propagandare idee razziste o di istigare alla discriminazione razzista, dal momento che la norma non richiede che il soggetto attivo agisca per uno scopo eccedente rispetto all’elemento materiale del reato.
Così delineati gli elementi costitutivi del reato che si è analizzato, la Corte procede poi all’esame della vicenda in concreto verificatasi, al fine di stabilire se sia possibile o non, sussumerla all’interno della fattispecie prevista dall’ art. all’art. 3 c.1 lett. a) della l. 654/1975.
La risposta del Supremo Collegio è in senso negativo per le motivazioni che seguono.
La Corte afferma infatti che ci si trova per la prima volta davanti ad un caso di Hate Speech, con ciò intendendo quei discorsi che inneggiano all’odio verso gruppi minoritari o soggetti socialmente deboli, frequentemente pronunciati per lo più da esponenti politici.
Gli Hate Speeches non possono integrare tout court il reato di propaganda di idee razziste, in quanto essi costituiscono pur sempre libera manifestazione del pensiero, che, quale diritto costituzionalmente garantito ai sensi dell’art. 21 Cost., tollera limiti solo davanti alla necessità di tutelare diritti costituzionali di pari rango (in tal senso anche la Corte Costituzionale, si vedano Corte Cost. n. 1 del 1957 e n. 74 del 1958; da segnalare, inoltre, Cass. pen., sez. III, 7 maggio 2008, n. 37581 , nella parte in cui ritiene infondata la questione di costituzionalità dell’articolo in questione per asserito contrasto con l’art. 21 Cost. giacché il principio costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero, di cui all’art. 21 Cost., non ha valore assoluto, ma deve essere coordinato con altri valori costituzionali di pari rango. In particolare, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero incontra il limite derivante dall’art. 3 Cost. che consacra solennemente la pari dignità e la eguaglianza di tutte le persone senza discriminazioni di razza, e in tal modo legittima ogni legge ordinaria che vieti e sanzioni anche penalmente, nel rispetto dei principi di tipicità e di offensività, la diffusione e la propaganda di teorie antirazziste, basate sulla superiorità di una razza e giustificatrici dell’odio e della discriminazione razziale).
In altri termini, affinché si pongano limiti alla libera esternazione dei pensiero è necessario che si prospetti la lesione o messa in pericolo di altri valori costituzionalmente garantiti. Ed è proprio la preminente rilevanza costituzionale del bene della dignità umana a giustificare, se lesa, la limitazione del diritto di manifestare il pensiero.
Ciò nondimeno, come risulta dall’analisi degli orientamenti della giurisprudenza nazionale nonché di quelli della Corte Edu sul punto, non può affermarsi in maniera immutabile la preminenza dell’un diritto costituzionalmente garantito sull’altro. Occorre sempre procedere ad un attento bilanciamento; a tal fine è fondamentale la corretta contestualizzazione delle condotte e, secondo i principi del diritto penale, la verifica che esse si risolvano in esternazioni davvero in grado di di-svelare una concreta pericolosità per il bene giuridico tutelato. Nell’operare il bilanciamento, la Corte di Cassazione ricorda inoltre che nell’ambito delle competizioni elettorali, giurisprudenza costante in materia di diritto di critica politica ritiene doversi tener conto del particolare clima in cui si svolgono le compe¬tizioni elettorali e per ciò ammettere l’utilizzo di toni più pungenti ed incisivi rispetto a quelli comunemente adoperati nei rapporti interper¬sonali tra privati (così, tra le altre, Cass. pen., sez. V, 21 ottobre 1999, n. 12013; Cass. pen., sez. V, 14 ottobre 2008, n. 38747).
Nel caso di specie, la Corte, proprio procedendo a tale bilanciamento e alla contestualizzazione della condotta, ritiene che la diffusione del volantino (il cui contenuto è stato illustrato in apertura) non sia sufficiente ad integrare il reato di propaganda di idee razziste proprio per la mancanza del requisito della propaganda, come sopra descritto. Ed infatti, interpretando la nozione di propaganda non come mera diffusione di idee ma come condotta richiedente un quid pluris, cioè come manifestazione in grado di fare nascere ed alimentare lo stimolo che spinge all’azione di discriminazione, la Corte ritiene che la condotta del ricorrente non abbia tali requisiti. Unitamente a ciò, si consideri che può aversi discriminazione razziale quando questa si basa sulle qualità del soggetto e non anche quando si basa su comportamenti. In altri termini, si può essere legittimamente discriminati per ciò che si fa ma non per ciò che si è. Propaganda discriminatoria che nel caso in esame dunque manca, facendo venir meno la sussistenza del reato, in quanto il ricorrente, utilizzando le parole del Collegio, in maniera alquanto grossolana, vuole veicolare un messaggio di avversione politica – e dunque non già di discriminazione razziale – verso una serie di comportamenti illeciti che, con una generalizzazione che appare una forzatura anche agli occhi del destinatario più sprovveduto, vengono attribuiti a soggetti appartenenti a determinate razze o etnie.
Giuseppe Catapano: Glencore, parte piano taglio debito, ma mercato non si fida
LONDRA (WSI) – Sotto pressione degli investitori il gigante minerario ha risposto il mese scorso con un rilancio del patrimonio netto di 2,5 miliardi di dollari come parte di un piano di riduzione del debito di 10 miliardi.
Nel tentativo di rassicurare gli investitori in seguito al calo dei prezzi delle materie prime, il colosso minerario Glencore ha rivelato i dettagli delle sue prossime operazioni commerciali e i progetti per il taglio del debito.
Il titolo ha perso il 3% circa ieri, ma negli ultimi giorni si è riscattato dopo il crollo del 30% di lunedi’. Una nota degli analisti ha avvertito che il capitale azionario di Glencore avrebbe potuto bruciarsi del tutto se il gruppo attivo nel trading delle materie prime avesse dovuto perdere il giudizio di investmente grade. Perché cio’ accada, secondo Goldman Sachs, basterebbe un calo del 5% delle materie prime. Anche i prezzi dei bond del gruppo anglo svizzero hanno iniziato ad andare a picco, scontando l’idea che il debito venga giudicato spazzatura.
Il titolo Glencore si è qualificato come il peggior FTSE 100 quest’anno, conseguenza del peso delle preoccupazioni degli investitori in merito al rallentamento economico della Cina che potrebbe deprimere ulteriormente la domanda di materie prime. Anche altri titoli minerari sono stati colpiti, ma la pressione che ha subito il gruppo Glencore è stata maggiore soprattutto per i suoi alti livelli di debito, parte dell’eredità ricevuta in seguito all’acquisizione di Xstrata avvenuta due anni fa.
Un’altra caratteristica del gigante minerario è che tende a mantenere una certa segretezza sulle operazioni di trading. Cio’ è cambiato, con Glencore che ha rivelato alcuni elementi chiave di tali attività, di cui Glencore non dice molto, sostenendo che offrire piu’ informazioni darebbe un vantaggio concorenziale notevole a rivali come Vitol o la svizzera Trafigura.
Durante un’assemblea con gli investitori, Glencore ha offerto dettagli sulle riserve del valore di 17 miliardi di dollari che sono usate per le sue operazioni di trading e commercio. Questa somma non viene inclusa nella definizione di debito netto, che era pari a $30 miliardi alla fine di giugno. Tuttavia le agenzie di rating ne hanno tenuto conto nel calcolare il debito complessivo dell’azienda, il che ha reso peggiore la valutazione finale.
Glencore ha allora pensato bene di fornire dettagli in piu’ su tali riserve e sulla loro composizione, con l’obiettivo di dimostrare che se mai se ne presentasse il bisogno, potrebbe liquidarle in fretta. Circa due terzi di esse, pari a 12 miliardi di dollari, sono legate al petrolio e hanno avuto un ciclo di trading di soli otto giorni.
Il business dei metalli di Glencore, che ha un ciclo piu’ lungo di 40 giorni, rappresenta una fetta molto inferiore delle scorte complessive. Il rischio a livello di prezzi è minimo anche per le riserve dedicate alle attività commerciali. Quasi tutte infatti sono infatti “coperte” oppure vengono vendute prima che il prezzo cali ulteriormente.
Il messaggio è chiaro: i trader e le case di trading possono sopravvivere a un indebolimento dei prezzi di mercato. Allo stesso tempo possono anche venire inglobate in un vortice se sbagliano a prendere decisioni importanti. Glencore è accusata di aver erroneamente scommesso su una ripresa del mercato del petrolio, dimostrando che puntare sulle attività di trading per salvarsi in tempi di crisi non è una scelta astuta.
Il gigante in crisi ha annunciato interventi di taglio del debito per un ammontare di 10,2 miliardi di dollari e ha ribadito di non avere problemi di solvibilità. Il mese scorso, sotto la pressione da parte degli investitori, il gruppo anglo elvetico, con sede a Baar, ha rilanciato il patrimonio netto di 2,5 miliardi di dollari come parte di un piano di riduzione del debito di almeno 10 miliardi.
I titoli nel frattempo rimangono di oltre il 20% sotto i livelli di prezzo al quale Ivan Glasenberg, chief executive del gruppo, e altri dirigenti e investitori hanno fatto riferiemnto in settembre nel partecipare all’aumento di capitale da 2,5 miliardi di dollari.
Giuseppe Catapano: Guerra Mondiale è iniziata, esercito iraniano invade Siria, al fianco di Russia e Hezbollah
DAMASCO (WSI) – A giudicare dagli ultimi titoli delle testate di informazione su Internet, viene da chiedersi se la guerra per procura in corso in Medioriente non stia sfociando nella Terza Guerra Mondiale. Non si tratta piu’ di un conflitto regionale, ma di un vero e proprio confronto a viso aperto su scala globale.
Reuters fa sapere che centinaia di soldati iraniani hanno fatto il loro ingresso in Siria per combattere a fianco di Hezbollah, delle milizie sciite irachene e del regime di Assad contro gli insorti, con l’aiuto aereo della Russia. Le truppe di terra stanno combattendo al fianco dei russi che hanno iniziato da ieri a bombardare i gruppi di ribelli anche chi di loro non fa capo allo Stato Islamico.
L’ultimo gruppo colpito, l’esercito libero della Siria, è stato finanziato e armato dall’Occidente e i suoi combattenti addestrati dalla CIA. Come i curdi in Iraq e nel nord della Siria, è una fazione di insorti sostenuta da Europa e Stati Uniti.
Il gruppo ha riferito a Reuters che una delle sue basi nella provincia di Idlib è stata colpita da 20 missili nell’ambito di due raid aerei distinti. I suoi combattenti sono stati addestrati dalla CIA in Qatar e Arabia Saudita, nel quadro del programma che Washington ha ideato per combattere ISIS e Assad nella regione.
Mosca è pero’ favorevole al mantenimento dello status quo politico in Siria. Il Cremlino vuole che Assad rimanga in carica, perché è l’ultimo alleato di spicco che gli rimane nella caldissima regione mediorientale, dove l’avanzata dell’Isis in Siria e in Iraq, senza contare l’espansione progressiva in Libia, nel Nord Africa, sta creando instabilità spostando gli equilibri.
Centinaia di soldati iraliani sono arrivati in Siria per unirsi all’offensiva guidata dalle truppe governative di Bashar al-Assad, secondo quanto riportato da fonti libanesi. E’ un chiaro segnale che la guerra civile si sta trasformando in una guerra per procura, nella quale le grandi potenze del mondo fanno le loro mosse in una sempre piu’ confusa scacchiera mediorientale.
Gli aerei dell’esercito russo hanno bombardato il paese per il secondo giorno di fila, colpendo civili e ribelli anti governativi, ma non solo obiettivi sensibili dello Stato Islamico, il violento gruppo terroristico islamista che vuole creare un nuovo califfato nella regione e a cui si oppongono un po’ tutte le nazioni della regione e dell’Occidente.
La lotta allo Stato Islamico sembra pero’ ormai rimasto l’unico obiettivo comune di Mosca e Washington, che per la prima volta dai tempi della Guerra Fredda sonoavversari in un vero conflitto. E mentre i suoi aerei bombardano la Siria, il Cremlino sta armando i curdi con l’aiuto del governo in Iraq. I curdi sono nemici dichiarati dell’ISIS, ma anche della Turchia.
Turchia e Arabia Saudita, come gli Stati Uniti e l’Unione Europea, vogliono vedere cadere Assad, accusato di aver provocato migliaia e migliaia di morti sotto il suo regime che non ha mai accettato l’esistenza di oppositori. Un governo che ha fatto decisamente piu’ morti dello stesso Stato Islamico.
Finora il sostegno diretto degli iraniani ad Assad è arrivato nella forma di consulenti militari. Teheran aveva tuttavia in passato mobilitato le milizie sciite da Iraq e Afghanistan per convincerle a unire le forze con le truppe governative siriane.
Mosca ha detto di aver colpito postazioni e basi dello Stato Islamico, ma anche aree vicino alle città di Hama e Homs dove si trovano alcuni gruppi di ribelli che, al contrario dell’ISIS, sono appoggiati dagli alleati di matrice sunnita degli Usa, come sauditi e turchi.
Giuseppe Catapano: Jobs Act, sul Sole 24 Ore come cambiano gli aiuti per chi resta senza lavoro
Con il varo degli ultimi decreti del Jobs act, sono destinate a cambiare anche le “politiche attive”, ovvero il sistema di sostegni e riqualificazione per chi perde il lavoro. I tempi sono molto stretti: entro i prossimi tre mesi dovranno essere completati, con diversi provvedimenti, ben dieci passaggi per dare vita al nuovo modello di flexicurity. E dal 1° gennaio dovrà partire l’Anpal, l’agenzia nazionale chiamata a coordinare la rete dei servizi per il lavoro. Sul Sole 24 Ore i tasselli ancora mancanti per il passaggio al nuovo sistema.
Sono sempre di più gli italiani, specialmente tra i giovani, che scelgono di cercare lavoro oltre confine. Ma quali sono gli elementi da considerare prima di questo passo? Come verificare gli aspetti più delicati, come la retribuzione o il carico fiscale nel nuovo Paese? Sul Sole 24, nelle pagine di Lavoro e Carriere, i suggerimenti e le avvertenze per chi vuole diventare un “expats”.
L’attuazione della delega fiscale ha modificato anche i meccanismi dei pagamenti a rate, le possibili sospensioni, le notifiche: nella Guida alla riforma, sul Sole 24 Ore del 5 ottobre, il dettaglio delle novità per i contribuenti, analizzate voce per voce.
Nel fascicolo dell’Esperto Risponde, questa settimana, ampio spazio ai temi “di casa”: nelle pagine di Fisco & Diritti le questioni condominiali legate al riscaldamento, mentre nella parte di Risparmio & Famiglia i consigli per la scelta del mutuo. E nell’infodata del Lunedì i dati delle erogazioni provincia per provincia.
Giuseppe Catapano: Grecia, gli Usa hanno aiutato Atene a restare nell’euro. Un telegramma segreto lo rivela
La crisi infinita del debito greco riserva una nuova sorpresa. Che gli Usa avessero aiutato e suggerito al premier greco Alexis Tsipras di restare nell’euro era atteggiamento politico noto agli osservatori. Ma era stato finora solo frutto di analisi e congetture. Ora, invece, ci sono le prove.Giuseppe Catapano: Mosca, pronti a intervenire sulla costa siriana dal mare. Fuga Isis in Giordania
Continuano i raid russi sulla Siria e si aggiunge la notizia che Mosca potrebbe isolare la costa siriana impiegando la Flotta russa del Mar Nero (di stanza in Crimea) nell’operazione avviata la scorsa settimana contro le posizioni del sedicente Stato Islamico nella Repubblica araba. Lo ha detto l’ammiraglio Vladimir Komoyedov, presidente della Commissione Difesa alla Duma di stato ed ex comandante della Flotta.
L’Aeronautica russa ha condotto raid su 9 obiettivi dell’Isis in Siria nel corso delle ultime 24 ore. Lo ha riferito il ministero della Difesa russa, annunciando che è stato colpito il centro di comando del Califfato nero nella provincia di Latakia e un altro, attraverso l’intervento dei caccia Su24m, è stato completamente distrutto vicino ad Al-Rastan, nella provincia di Hama.
Intanto ieri almeno tremila militanti dell’Isis e dei gruppi jihadisti Jabhat Al-Nusra e Jaish al-Yarmouk sono fuggiti dalla Siria in Giordania nel timore dell’avanzata dell’esercito siriano su tutti i fronti e dei raid aerei russi, lanciati da Putin. Inoltre, secondo quanto riporta Ria Novosti, circa 160 militanti jihadisti sono rimasti presumibilmente uccisi ieri durante un attacco dell’esercito siriano nella provincia di Deir Ezzor mentre almeno altri 17 sono morti in un attacco a Homs e Palmira: lo sostiene una fonte militare russa da Latakia (dove c’e’ una base aerea russa). Secondo il ministero della Difesa russo dal 30 settembre al 3 ottobre le forze aerospaziali russe hanno compiuto più di 60 sortite neutralizzando circa 50 obiettivi. Per le fonti ufficiali russe i target colpiti sono legati all’Isis. Tuttavia secondo la coalizione a guida statunitense in realtà i raid avevano come obiettivo principalmente l’opposizione anti Assad, ossia l’Esercito della Conquista.
Giuseppe Catapano: Alluvione in Costa Azzurra, 17 morti e 4 dispersi. Rientrati i 2.500 italiani bloccati sui treni Unitalsi
Le piogge torrenziali e di una violenza senza precedenti che ieri si sono abbattute sulla Costa azzurra, tra Mandelieu-la-Napoule e Nizza, hanno causato la morte di 17 persone. Altre 4 persone risultano ancora disperse. Oltre cinquemila gli sfollati, e danni per decine di milioni di euro. Emergenza rientrata per circa 2.500 italiani rimasti bloccati per ore, di ritorno da Lourdes, su cinque “treni bianchi” dell’Unitalsi. Già in Italia, stanno raggiungendo le rispettive destinazioni finali.
«È stata l’Apocalisse, una cosa del genere non si era mai vista», ha commentato Henri Leroy, sindaco di Mandelieu-la-Napoule, uno fra i comuni più colpiti. È soprattutto l’intensità delle precipitazioni, in un arco di tempo di tre ore, che ha sorpreso: tra le 19 e le 22 di sabato sera sono caduti infatti 180 mm di acqua a Cannes, 159 mm a Mandelieu-la-Napoule e 100 mm a Valbonne, vicino Biot. Dal luogo del disastro, il presidente francese ha annunciato ieri lo stato di calamità naturale per la regione delle Alpi Marittime, ha ringraziato i soccorritori e ha espresso la «solidarietà della nazione» alla popolazione colpita dalla catastrofe. Francois Hollande ha poi presentato le condoglianze ai familiari delle vittime. «Le catastrofi ci sono sempre state, ma il loro ritmo, la loro intensità si sono rafforzati», ha commentato il capo di stato, che ha approfittato della situazione per lanciare un appello affinché vengano «prese delle decisioni» per lottare contro i cambiamenti climatici in occasione della Conferenza sul clima di Parigi di novembre.
Tre annegati in un centro anziani, blackout a Nizza
Centinaia di passeggeri sono rimasti bloccati a bordo di treni e numerose strade e autostrade sono state completamente allagate a Cannes, Antibes, Mandelieu-la-Napoule, Villeneuve-Loubet e Nizza. All’aeroporto di Nizza sono rimasti bloccati 500 passeggeri ai terminal, tra i quali molti britannici e danesi. Tre persone sono morte annegate in un centro anziani a Biot, vicino Antibes: si trovavano al piano terra e sono stati sorpresi da una improvvisa onda d’acqua.
A Cannes una donna di 60 anni è stata trovata morta nei pressi di un parcheggio. Altre tre persone sono state trovate morte in a Vallauris-Golfe-Juan in un’automobile sommersa dalle acque all’ingresso di un piccolo tunnel. Una persona e’ stata trovata morta in un camper ad Antibes mentre si cercavano i corpi di cinque persone nel parcheggio di una tenuta a Mandelieu-la-Napoule. Nel pomeriggio di domenica il cadavere di una donna è stato trovato a Mougins. Secondo le prime informazioni l’auto della donna è stata trovata nel fiume Frayere.
Nove persone sono state fermate in relazione ai saccheggi nelle zone colpite dalla terribile alluvione. Lo ha riferito «Nice Matin». A Nizza 35mila abitazioni sono rimaste senza elettricità, 14mila a Cannes. L’incontro di calcio del massimo campionato francese, la Ligue 1, fra Nizza eNantes sabato sera è stata sospesa a causa della pioggia violenta.
Giuseppe Catapano: Sanità, Chiamparino, non basta un miliardo in più per il 2016
“Sarebbe urgente fare un incontro con il governo sulla legge di stabilità perché il nostro obiettivo sarebbe quello di concordare le modalità che riguardano le regioni e trovare un accordo prima che il provvedimento arrivi in Parlamento”. Lo dice il presidente Sergio Chiamparino, al termine della Conferenza delle regioni del 1à ottobre.Dalla trattativa tra il Governo e le Regioni sul nuovo fondo sanitario nazionale “mi aspetto che non ci siano tagli e mi aspetto che almeno sui farmaci salvavita ci sia un’attenzione particolare”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, in un’intervista ad Askanews. Pittella ha chiarito di comprendere che “nella condizione economico e finanziaria in cui si trova il paese, tutto non possiamo ottenere. Anzi, vogliamo concorrere responsabilmente al contenimento della spesa – ha piegato il presidente lucano – non un centesimo in meno e un’aggiunta che recuperi questa ulteriore criticità potenziale”. Questo perché, ha sottolineato, “i farmaci salvavita per una Regione piccola come la nostra, possono provocare uno sbilanciamento di circa 20 milioni di euro”. Il presidente della Basilicata ha quindi spiegato di “non voler pensare al rispetto in toto del patto per la salute che comunque sarebbe auspicabile, ma almeno un piccolo passo in avanti può essere fatto”.
Giuseppe Catapano: Fratellastri amanti smembrano i genitori e li danno in pasto ai cani
Orrore a Pilar, in Argentina, dove due fratellastri amanti hanno sparato ai loro genitori e ne hanno smembrato i corpi. Una parte l’hanno data in pasto ai cani, un’altra l’hanno bruciata. Autori del raccapricciante duplice omicidio due giovani di 25 e 22 anni.
Il movente sarebbe riconducibile ad abusi. Stanchi delle violenze, la coppia avrebbe così deciso di vendicarsi e salvare i fratelli. Secondo quanto riporta il ‘Daily Mail’, il giovane, quando ha ucciso il patrigno, ha anche mangiato un po’ del suo cadavere.
La polizia ha trovato pezzi di pelvi femminile e colonna vertebrale in un vecchio secchio di vernice.
Giuseppe Catapano: Riforme, dal Senato via libera all’articolo 1. Governo: “Nessun emendamento su art.2”
Non ci sarà nessun emendamento del governo all’articolo 2. Lo sottolineano fonti di palazzo Chigi. La linea del governo, spiegano a palazzo Chigi, è che sulle minoranze linguistiche sia più logico rimettersi all’aula. Si tratta di una questione tecnica che ai fini della riforma è indifferente. Un emendamento del governo caricherebbe la questione tecnica di significato politico e dovrebbe costringere il governo stesso a un voto segreto o a porre la questione di fiducia. E Renzi non ha alcuna intenzione di farlo, sottolineano sempre a palazzo Chigi.
La conferma arriva anche dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che al termine di una riunione con i capigruppo di maggioranza al Senato assicura non ci sarà un emendamento del governo. “E’ mai stato preso in considerazione?” chiedono i giornalisti. “Sto dicendo che non ci sarà, poi si valutano tante cose”, replica il ministro.
VIA LIBERA ART.1 – Via libera dell’aula del Senato con 172 sì, 108 no e tre astenuti all’articolo 1 del testo di riforma della Costituzione, che ridefinisce le funzioni e la natura del nuovo Senato, modificando il contenuto dell’attuale articolo 55 della Carta.
Clima di alta tensione in Aula dopo il via libera con 177 sì, 52 voti contrari e due astenuti al cosiddetto emendamento canguro, presentato dal senatore del Pd Roberto Cociancich. La proposta di modifica, molto contestata dall’opposizione, avendo un effetto “ghigliottina”, ha fatto decadere tutti gli emendamenti all’articolo 1 (complessivamente 220 pagine di emendamenti) e eliminato i voti segreti.
I senatori della Lega Nord e del M5S non hanno partecipato per protesta al voto sull’emendamento Cociancich.
Tre no anche dal gruppo Pd all’emendamento. Un voto negativo espresso da Corradino Mineo (che lo ha annunciato in aula) e Walter Tocci, mentre Felice Casson si è astenuto, anche se il voto di astensione per Regolamento al Senato, equivale a un voto contrario.
La presidente della commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro, ha precisato in Aula: “L’emendamento Cociancich riproduce esattamente l’emendamento da me firmato, insieme ai capigruppo della maggioranza. Il contenuto dell’emendamento non è frutto della mia fantasia creatrice ma dei lavori di commissione e dell’attività emendativa su un terreno comune, sugli assi portanti della riforma”.