Giuseppe Catapano: L’Inps, a gennaio contratti fissi in calo del 58%. Pesa la riduzione degli sgravi contributivi

giucatap169A gennaio del 2016 si sono registrati 37.719 contratti fissi in più, con un calo del 58% rispetto a gennaio 2015. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sul precariato. I nuovi rapporti a tempo indeterminato attivati, comprese le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine, sono stati 156.794 a fronte di 119.075 cessazioni.
La riduzione degli sgravi contributivi prevista da gennaio è pesata sui nuovi contratti a tempo indeterminato: a gennaio 2015, quando gli sgravi erano totali, il saldo infatti era positivo per 90.051 unità.
Per quanto riguarda i buoni lavoro, a gennaio 2016 risultano venduti 9,2 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale del 36% rispetto a gennaio 2015.

Nel 2015 contratti a tempo indeterminato +54% a/a. Complessivamente, nel 2015, i contratti di lavoro a tempo indeterminato sono cresciuti di 913.000 unità rispetto al 2014 (+54% a/a). Il numero complessivo delle assunzioni è stato pari a 5.527.000, con un incremento di 655.000 unità rispetto al 2014 (+13%). Le assunzioni a tempo indeterminato sono passate da 1.274.000 nel 2014 a 1.934.000 nel 2015, con un incremento di 660.000 unità (+52%). Nello stesso arco temporale, le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine e dei contratti di apprendistato sono passate da 401.000 a 654.000, con un incremento di 253.000 unità (+63%).

Saldo assunzioni/cessazioni a 563.000. Nel 2015, il saldo fra assunzioni e cessazioni è risultato pari a 563.000 posizioni lavorative (nel 2014 era risultato negativo per 47.000 posizioni). L’esonero contributivo triennale, introdotto dalla legge di stabilità 2015, risulta avere avuto un effetto determinante sull’incremento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Su 2,5 milioni di attivazioni di posizioni di lavoro a tempo indeterminato (sommando le instaurazioni di nuovi rapporti e le trasformazioni di rapporti a termine), oltre 1,5 milioni, pari al 62% del totale, risultano beneficiarie dell’esonero contributivo triennale.

Giuseppe Catapano: Renzi, “Ue, così non va. Troppe riunioni, nessuna decisione”

giucatap168Sì dell’aula della Camera alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista del prossimo Consiglio europeo. Il documento è stato approvato con 297 sì, 152 no e 11 astenuti.In una “situazione di deflazione impressionante” per abbassare le tasse “in un momento in cui stai facendo una spending review che ha toccato i 25 miliardi devi dare quegli elementi di flessibilità che portano a fare un’operazione sulla pressione fiscale eventualmente anche in deficit ma senza superare il limite visto che nel 2016 siamo il paese con il deficit più basso”: così  Renzi nella replica alla Camera nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue. Il premier ha sottolineato che “sui sistemi istituzionali prima o poi qualcuno farà una riflessione scoprendo che quello italiano rischia di essere il più stabile con buona pace delle tante critiche”. “In molti paesi europei dopo il voto, dal Portogallo alla Spagna fino alla Slovacchia, c’è una situazione di ingovernabilità”, ha detto Renzi. Sulla politica economica europea il premier ha annunciato che “è nostra intenzione proporre ai più alti livelli, anche accademici, una discussione: oggi finalmente c’è qualche piccolo segnale nella giusta direzione, ma ancora decisamente troppo timido in una contingenza in cui l’economia globale sembra rallentare, non più per le difficoltà dei Paesi trainanti ma di quelli emergenti”. Sulla riunione del consiglio europeo, il premier è stato netto: “Si riunisce per terza volta in un mese ed è segnale che qualcosa non va; il Consiglio prende decisioni che devono essere eseguite e non sta accadendo sugli immigrati e su altri settori”.   Renzi ha evidenziato che l’ordine del giorno di domani “e’ sostanzialmente lo stesso degli ultimi Consigli europei”, mentre “le istituzioni europee hanno bisogno di un cambio di organizzazione di lavoro. La ripetizione degli argomenti provoca ripetitivita’”, mentre serve attuare le decisioni.  “Il fatto che l’Europa cresca meno e’ un elemento che deve farci riflettere”, ha continuato Renzi, spiegando che “oggi la realta’ dei fatti vede qualche piccolo segnale nella giusta direzione ma ancora troppo timido in una condizione e in una contingenza in cui l’economia globale sembra rallentare non per le difficolta’ dei paesi trainanti ma per quelle dei paesi emergenti. In questo scenario il fatto che l’Europa cresca meno dovrebbe farci riflettere attentamente”.  Renzi ha poi ribadito che “il fiscal compact e le sue declinazioni hanno comportato a mio giudizio un danno alla direzione politica ed economica dell’Europa, non dell’Italia. Anche dell’Italia, ma di tutta l’Europa”. Cambiare questa direzione “richiede determinazione, energia e tenacia”. “Flessibilità e investimenti sono temi chiave per cambiare la politica in Europa”.  Proprio il principio relativo alla flessibilità e l’aumento degli investimenti “sono stati letti come una richiesta dell’Italia, come una elargizione, come se ci fosse stato fatto un regalo per nostra gentile partecipazione. Mentre noi pensiamo che unire investimenti e flessibilità sia la chiave per affrontare l’attuale situazione”. “La posizione dell’Italia – ha continuato – non e’ tesa a rivendicare qualcosa per se’, e’ una posizione che cerca di spostare la direzione politica ed economica dell’Europa. Il Consiglio europeo di domani sara’ un ulteriore passaggio in questa direzione”. A giugno, poi, ci sarà un Consiglio Ue sulla competitività”, ha annunciato.

(Intervento integrale del Presidente del Consiglio dei ministri)

 Signora Presidente, onorevoli deputati, prendo la parola per illustrare i contenuti del nuovo Consiglio europeo che si terrà domani e dopodomani, ma, in questa data – e sono certo di interpretare il sentimento di tutto il Governo –, vorrei innanzitutto rivolgere, in questo 16 marzo, un pensiero alle famiglie delle vittime della strage di via Fani e dell’onorevole Aldo Moro, nell’anniversario del tragico rapimento e del barbaro eccidio (Applausi – L’Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi).Che il sentimento di attaccamento al proprio lavoro di quegli uomini della scorta e che la visione lungimirante e strategica del Presidente Moro possano aiutare tutti noi ad essere all’altezza del compito e della responsabilità a cui siamo chiamati.

Il Consiglio europeo si riunisce, di nuovo, per la terza volta in un mese: già questo è un segnale che qualcosa non va, direi, innanzitutto, nel metodo, prima ancora che nel merito. Il Consiglio europeo è abituato a prendere delle decisioni che devono essere, poi, eseguite: ciò non sta accadendo. Non sta accadendo sui temi della migrazione e, ahimè, non sta accadendo anche in altri settori, forse, meno visibili della vita quotidiana delle nostre istituzioni europee. Questo pone evidentemente una grande questione, che l’Italia ha sottolineato ed evidenziato sia in sede di Consiglio che nei lavori preparatori. Siamo fiduciosi, avendo ascoltato le risposte, le considerazioni, Pag. 3le preoccupazioni dei colleghi, che finalmente si potrà impostare un metodo diverso, ma per il momento dobbiamo prendere atto che l’ordine del giorno è sostanzialmente lo stesso degli ultimi Consigli europei. E il Consiglio europeo straordinario del 7 marzo, quello convocato, ma inatteso, di febbraio e gli incontri che pure si erano svolti nelle settimane precedenti dimostrano che le istituzioni europee hanno bisogno di nuova energia e di un deciso cambio di organizzazione dei propri lavori.
È del tutto evidente che la ripetizione degli argomenti provoca anche in noi un senso di ripetizione e ripetitività delle questioni che vanno all’attenzione e all’ordine del giorno del lavoro. Col «poeta» potremmo dire: «Non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo». Chi di voi ama alcune canzoni e un particolare cantautore potrà agevolmente far riferimento a quella che, peraltro, è una canzone quasi d’amore, per utilizzare il titolo medesimo. Il punto, però, è che noi stiamo cercando un vestito nuovo per parole vecchie: i temi sono sempre gli stessi. Cercherò, dunque, di essere molto sintetico per rispetto al vostro e al mio tempo.
La questione migratoria è la questione principale nell’agenda di molti Paesi: io trovo che abbia caratteristiche davvero inedite, ma trovo anche che la sottolineatura che viene fatta dei numeri europei strida con la realtà dei fatti di altri Paesi fuori dal nostro continente. In queste ore, il Presidente della Repubblica, cui va il nostro deferente ringraziamento, si trova in una visita ufficiale in Africa ha visitato un campo profughi di decine di migliaia di persone, di centinaia di migliaia di persone. In queste ore, ciò che accade in Turchia è sotto è sotto la luce dei riflettori, ma non altrettanto possiamo dire per ciò che accade in alcune zone del Sud-est asiatico o che accade, anche più banalmente, in Libano o in Giordania.
Dunque, la questione migratoria andrebbe re inserita in un quadro più chiaro, più normale più logico: purtroppo, questo Pag. 4è molto difficile in presenza di una mancanza di attuazione delle decisioni, che pure l’Unione europea aveva preso segnando un passo in avanti non banale, quando aveva finalmente accettato l’idea degli hotspot, delle relocation, dei rimpatri fatti a nome dell’Unione medesima. Glihotspot sono stati fatti, le riallocazioni e i rimpatri no. È evidente, dunque, che questo è il primo tema da affrontare: quanto noi riusciamo a dar corso alle decisioni che prendiamo.
C’è un secondo tema che credo sia particolarmente importante: è l’accordo con la Turchia. Lo dico in modo sintetico: non è questa la sede, anche perché ne abbiamo già parlato più volte altrove, e anche qui, di recuperare il filo storico della relazione tra Unione europea e Turchia e anche gli errori che sono stati commessi da alcuni Paesi.
Lo dico, perché già mi è capitato di sottolinearlo anche in questa prestigiosa Aula: l’Italia si è sempre presentata con una voce uguale nel rapporto con la Turchia nel primo decennio di questo secolo, sia che governasse il centrosinistra sia che governasse il centrodestra. Forse sarà un caso più unico che raro, ma il dato di fatto è che su questa tematica noi abbiamo tenuto sempre la stessa posizione. Non altrettanto possiamo dire per altri Paesi, che hanno frettolosamente interrotto un cammino di negoziato che stava proseguendo e che, però, oggi, è a un punto diverso da quello al quale noi l’avevamo lasciato.
Sintesi: giusto cercare di fare l’accordo con la Turchia, ma, ovviamente, non a tutti i costi. Ci sono dei principi, nel negoziato con la Turchia, che sono per noi principi fondamentali, a partire da quello dei diritti umani, a partire da quello della libertà di stampa, a partire da quello che riguarda i valori costitutivi, l’identità del nostro continente

Ovviamente, l’accordo con la Turchia è prezioso ed importante, in particolar modo per alcune nazioni, su tutte la Grecia. Credo che tutti noi siamo stati molto colpiti nel momento in cui, due giorni fa, abbiamo visto un razzo partire da una base del Kazakistan e far volare verso Marte la prima esperienza europea verso il «pianeta rosso». È stato un elemento anche di orgoglio per quella parte di noi che sottolinea come un fattore significativo della nostra competitività possa essere il contributo che viene da alcune aziende del Pag. 5nostro territorio. Se si va su Marte, se l’Europa va su Marte è anche grazie all’intelligenza e alla capacità delle donne e degli uomini, degli ingegneri, delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro Paese.
Tutto questo ci riempie il cuore di orgoglio, ma, allo stesso tempo, io ho provato anche plasticamente a mostrare un’immagine insieme: l’Europa che va su Marte si ferma a Idomeni e vede un bambino costretto ad essere lavato dalla propria mamma con una bottiglia d’acqua, perché quel bambino viene partorito in uno dei campi profughi – chiamiamolo così, se così possiamo chiamarlo – proprio della nostra Europa, del nostro continente, in Grecia. Ecco, l’Europa, che riesce ad andare su Marte, si ferma alle porte di un campo profughi, sia esso in Grecia o sia esso a Calais. C’è bisogno di un’Europa che, quindi, agevoli la conclusione dell’accordo con la Turchia, mantenendo salda la propria coerenza e la propria fedeltà ai valori costitutivi.

Se diciamo Turchia non possiamo, però, non sottolineare che questa settimana si è aperta con un terribile evento, definirlo «uno» è riduttivo, ma si è aperta in Turchia con un terribile evento di stampo, nuovamente, terroristico.
Nel portare la solidarietà e l’affetto di tutto il Governo e credo di tutti noi alle famiglie delle vittime e al popolo turco, di questo dobbiamo avere bene piena consapevolezza, ma dobbiamo anche aver presente che la fase che stiamo vivendo, la stagione che stiamo vivendo, vede una recrudescenza del fenomeno terroristico, che, a dire il vero, probabilmente, non è mai venuta meno. Forse si è un po’ abbassata, talvolta, l’attenzione mediatica, o politica, o istituzionale, ma, se guardiamo il filo rosso che lega gli eventi drammatici di sangue, rosso di sangue, del 2015, fino ai primi mesi di quest’anno, troviamo un continuo emergere, esplodere di violenze, in particolar modo di matrice estremista e terroristica, che ha toccato praticamente tutto il mondo, nessuno escluso.
Ne ha fatto le spese, in questa settimana, non soltanto la Turchia, ma anche la Costa d’Avorio, con il suo resort, come era accaduto in Burkina Faso, come è accaduto in tante parti dell’Africa; e, una volta di più, vediamo colpire i simboli della quotidianità: è accaduto in un albergo, in Costa d’Avorio, come era accaduto in un museo in Tunisia, o come era accaduto drammaticamente in un teatro, o in un ristorante, o davanti a uno stadio in Francia, come accade in una chiesa in Nigeria, come è accaduto per quattro suore nello Yemen, di cui si sono presto dimenticate le tracce su tutti i giornali, che hanno scritto pagine di rara bellezza in una lettera che è sostanzialmente un testamento, come è avvenuto e avviene nelle scuole in Pakistan, nelle università in Kenya. Dunque, il fenomeno, la minaccia, la ferocia terroristica, che colpisce sinagoghe e fedeli musulmani, che colpisce suore cattoliche e studenti del venerdì sera a Parigi, continua a farsi sentire con la sua terribile scia di morte e colpisce al cuore l’idea stessa della nostra Europa.
Non dimentichiamo, dunque, ciò che sta avvenendo e non cediamo rispetto all’approccio che l’Italia ha dato e che sta trovando, mi permetto di dire, accoglienza favorevole, nel Pag. 7momento in cui evidenziamo la necessità di accompagnare ogni euro investito nel campo della sicurezza, della cyber security, della cyber technology, della polizia, del lavoro, del compenso, anche, verso i carabinieri e i poliziotti, verso le forze dell’ordine, verso i militari, accanto all’attenzione doverosa e sacrosanta ai fenomeni culturali, educativi, di investimento nelle periferie: il principio per cui, per ogni euro investito in sicurezza, occorre avere un euro investito in cultura, il principio per cui, per ogni euro investito in polizia, occorre avere un euro investito in educazione, deve diventare non solo patrimonio politico di una parte dell’Assemblea parlamentare europea – ciò è avvenuto a Parigi nel vertice dei Socialisti europei su richiesta italiana –, ma deve diventare, a mio giudizio, patrimonio comune e condiviso di tutti.
Non si risolve la questione del terrorismo se, a fronte di un impegno significativo e innovativo nei settori della sicurezza, non mettiamo in campo una risposta culturale ed educativa, verrebbe da dire, ma probabilmente mi allargo troppo, di senso dell’esistenza; e scusate se cito non un prestigioso documento o una relazione riservata, ma un articolo di un settimanale femminile, che ho letto la settimana scorsa: parla di una mamma, di una mamma belga, di una mamma di seconda generazione, che si trasferisce a Bruxelles in alcune delle periferie più significative di quella città; quella madre parla di suo figlio, del cui percorso verso la radicalizzazione non si rende conto, finché, improvvisamente, quel ragazzo non parte per la Siria, inizia ad avere rapporti con lei via whatsapp, via chat, e dopo tre mesi viene ucciso; una telefonata raggiunge i genitori, dicendo: complimenti, suo figlio è morto da martire.
Leggete le parole di quella madre, il dolore di quella madre che si è trovata di fronte a un fenomeno così grande e rilevante come un processo di radicalizzazione, che è un processo educativo, o meglio diseducativo, per come possiamo giudicarlo noi, e credo che sia sacrosanto giudicarlo diseducativo: di fronte a quel processo diseducativo, quella madre lamenta la sua solitudine, lamenta la sua mancanza di un appoggio, un sostegno, da parte delle istituzioni, da parte della realtà del volontariato. È un punto molto importante.
Se noi vogliamo contrastare la minaccia terroristica, occorre essere molto attenti, in prima fila, sull’innovazione tecnologica, sulla sicurezza, sulla nostra capacità di difesa, sulla presenza dei militari nelle strade, tutte cose che portanoPag. 8sicurezza, anche percepibile, da parte dei cittadini, ma accanto a questo c’è bisogno di un lavoro – io credo davvero, condiviso . che è un lavoro educativo, che è un lavoro a monte: per ogni euro investito in sicurezza, un euro investito in cultura (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Scelta Civica per l’Italia e Democrazia Solidale-Centro Democratico).
Il Consiglio europeo dovrà, poi, affrontare le questioni della crescita. Su questo, ancora una volta, non posso che ribadire la posizione italiana. Il fiscal compact e le sue declinazioni hanno comportato, a mio giudizio, a nostro giudizio, un danno alla direzione politica economica dell’Europa: non dell’Italia, anche dell’Italia, ma dell’Europa. Lavorare per avere un approccio diverso richiede tanta energia, tanta determinazione e tanta tenacia. Nei primi mesi del nostro mandato, sfruttando il semestre, siamo riusciti ad affermare un principio di flessibilità, che è una delle due colonne su cui si regge l’accordo politico che ha portato all’elezione di Jean-Claude Juncker: da un lato gli investimenti, dall’altro la flessibilità. Sono questi i due elementi di novità, che hanno portato tre gruppi a sostenere la candidatura del Presidente Juncker e a votarla in sede di Parlamento. Tre gruppi: tutti e tre decisivi, perché PPE, ALDE e PSE non avrebbero avuto la forza di eleggerlo, vedendo i numeri, senza qualcuno soltanto dei tre.
Il principio della flessibilità e il principio degli investimenti sono stati letti, nella stampa in particolar modo italiana e nel dibattito politico in particolar modo italiano, come una richiesta dell’Italia o, se volete, una concessione, come appunto si trattasse di una elargizione octroyée, secondo i principi francesi del tempo, come se ci fosse dunque stato fatto un regalo, un gentile cadeau per la nostra partecipazione. Noi pensiamo, invece, che questi due elementi – il tema della flessibilità e il tema degli investimenti – siano la chiave per cambiare la politica economica in Europa. Possiamo discutere di quanto si sia lavorato, tanto in ordine alla flessibilità, quanto in ordine agli investimenti. Quello che a me pare significativo è che, dopo qualche periodo di polemica e di discussione, appare ormai evidente a tutti – almeno nel palcoscenico europeo, che è quello in questo senso più rilevante – che la posizione dell’Italia non è una posizione tesa a rivendicare qualcosa per sé: è – e questo mi pare finalmente Pag. 9chiaro, nonostante le polemiche dell’inizio di questo anno solare – una posizione che circa di spostare la direzione politica ed economica dell’Europa.
Il Consiglio europeo di domani sarà un ulteriore passaggio in questa direzione. Nelle parole del Presidente Mark Rutt, il Presidente di turno, il Primo Ministro olandese, sarà soprattutto il Consiglio di giugno quello dedicato e destinato ai temi della competitività. È nostra intenzione proporre ai più alti livelli, ai livelli di premi Nobel, ai livelli di discussione degli accademici, degli scienziati, degli economisti, una discussione su qual è la strategia di politica economica che viene indirizzata, fatto sta che oggi la realtà dei fatti vede finalmente qualche piccolo segnale nella giusta direzione, ma ancora decisamente troppo timido, in una condizione e in una contingenza nella quale l’economia globale sembra rallentare.
E sembra rallentare non più per le difficoltà dei Paesi trainanti, ma per le difficoltà dei Paesi emergenti. Poi, naturalmente, in questo scenario il fatto che l’Europa cresca meno è un elemento che dovrebbe farci riflettere con grande attenzione. Dunque, il tema della crescita vede una posizione molto chiara da parte del Governo italiano e, mi permetto di dirlo in quest’Aula, anche una posizione che finalmente è presa da almeno qualche forza politica a livello continentale, nel senso che negli ultimi incontri fatti – e qui parlo, ovviamente, sulla base della mia appartenenza al gruppo dei socialisti e dei democratici europei – vedo finalmente una condivisione ampia su questo punto che, se messa in atto e finalmente resa operativa, potrà portare a delle risposte che poi si misurano sul grado degli occupati e non più sulle virgole e sui decimali dei parametri.
Questo scenario – e ho davvero concluso – è uno scenario che, però, non può che fare i conti con una situazione di progressiva ingovernabilità di alcune nazioni. Può sembrare paradossale che torni al punto dal quale sono partito: la difficoltà di far decidere e di far rendere operative le decisioni che vengono prese. Questo vale per il complicato giuoco degli equilibri europei e continentali. Ma questo sta valendo sempre di più nella dinamica politica europea. Si tende a rappresentare questa dinamica come un crescente sguardo verso il populismo, ma si ignora o si fa finta di ignorare che stiamo parlando di due fenomeni diversi. Se è vero che c’è un’onda di rabbia, di rifiuto della politica tradizionale, di populismo Pag. 10(ognuno lo chiami col nome che preferisce); se è vero che in Europa e, mi permetto di dire con il rispetto che si deve, non soltanto in Europa, cresce un’onda di rabbia verso i sistemi tradizionali della politica e ottiene risultati significativi, dalle primarie americane alle regionali in Germania; se è vero che questo c’è ed è un fatto di natura politica, di sociologia politica, di lettura politica, c’è un fatto che, invece, attiene alla sfera istituzionale, cioè a come funzionano le regole del gioco. Quando noi abbiamo iniziato questa legislatura o, meglio, più correttamente, quando abbiamo iniziato il percorso di riforme con questo Governo, la discussione che era fatta e che naturalmente ha visto molte divisioni anche al nostro interno era sul modello di legge elettorale. Ricorderete che ciascuno aveva una proposta e, talvolta, anche all’interno dei partiti c’erano più proposte. Ricordo con grande attenzione come il modello spagnolo era immaginato, senza entrare nel merito delle valutazioni, come il sistema della governabilità. Nella nostra discussione si diceva che il modello spagnolo avrebbe garantito governabilità. Oggi vediamo quello che accade in Spagna, ma, se mi permettete, fate l’elenco dei Paesi che, avendo votato, si trovano in difficoltà. C’è una parte di Paesi in cui l’austerity come minimo porta al cambiamento di Governo. Io lo dico scherzando ai miei colleghi che sono contro le nostre proposte sulla crescita. Dico, guardate che, non parlo di politica, ma l’austerity come minimo porta sfortuna. Infatti, guardate cosa sta succedendo in tutti i Governi che sono guidati da una politica economica legata all’austerity. Ma al di là di queste che sono poco più che battute c’è un punto politico e, cioè, che le istituzioni in molti Paesi non riescono più a eleggere il Governo o meglio non riescono più ad avere un Governo in grado di rappresentarli. Non so come andrà a finire in Spagna e ho pieno rispetto per un Paese amico e alleato. È possibile che si torni a elezioni. Non so come andrà a finire in Irlanda, fatto sta che non ci sono i numeri, se non con una grande coalizione. Non so come andrà a finire in Slovacchia. So che in Portogallo il partito che è arrivato primo si è trovato all’opposizione sulla base di un accordo degli altri partiti. Era già accaduto in Lussemburgo. Si è votato due volte in Grecia.

  Allora, sul sistema istituzionale prima o poi qualcuno farà una riflessione scoprendo forse che il modello istituzionale italiano rischia – può sembrare un paradosso – di essere il più stabile con buona pace delle tante critiche che abbiamo sentito in questo periodo.

Giuseppe Catapano: Spari contro agenti a Bruxelles nell’ambito delle perquisizioni per la strage di Parigi

giucatap150Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi da sconosciuti contro agenti della polizia belga a Forest, sobborgo alla periferia sud-occidentale di Bruxelles, mentre erano impegnati in una perquisizione collegata agli attacchi terroristici del 13 novembre scorso a Parigi: lo ha reso noto un portavoce della Procura federale, Eric van der Sypt. Stando al quotidiano ‘La Derniere Heure’, i due aggressori sarebbero riusciti a fuggire.

Giuseppe Catapano: Start-up, mani legate al Fisco

giucatap149No alla scure del Fisco sulle imprese in fase di start-up. Gli uffici non possono non tener conto che in detta fase di avvio e lancio della società ci può ben essere uno squilibrio, quasi fisiologico, fra i costi e gli investimenti effettuati e i risultati economici ottenuti. A sancire l’illegittimità degli accertamenti spiccati dagli uffici locali delle Entrate due sentenze di merito, una della Ctr Lazio e una della Ctp Milano. Si tratta di due sentenze che fanno parte dei Massimari 2015 delle commissioni tributarie recentemente pubblicate dai rispettivi uffici studi. Trattandosi di argomenti di estremo interesse e attualità, esaminiamo, brevemente, il contenuto delle due sentenze.

Ctr Lazio – sentenza n. 514/9/15. Secondo i giudici della regionale del Lazio l’ufficio non può contestare la deducibilità delle spese relative ad un contratto di leasing di un bene strumentale all’attività dell’azienda che si trova in fase di start-up. Nel caso di specie la società, operante nel settore del noleggio di mezzi di trasporto marittimi, disponeva di tre barche grazie ad altrettanti contratti di locazione finanziaria. Secondo l’ufficio la deducibilità dei canoni di leasing in questione dal reddito d’impresa era preclusa, perché la società non poteva considerarsi ancora operativa in quanto in attesa di completare l’iter burocratico per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento della specifica attività di noleggio. Per i giudici della regionale invece tali costi, per quanto relativi a beni effettivamente utilizzati solo in un momento immediatamente successivo, devono essere comunque considerati deducibili in ossequio al principio della deducibilità «in proiezione futura», ossia anche nel caso in cui i ricavi non si realizzino nell’immediatezza della stipula di detti contratti di leasing. Diversamente opinando, si legge in sentenza, tali costi rimarrebbero irragionevolmente indeducibili per la società che nel frattempo, grazie al successivo ottenimento delle autorizzazioni amministrative, è divenuta operativa.

Giuseppe Catapano: Rimini Fiera più competitiva

giucatap148«Il sistema fieristico italiano», dice Lorenzo Cagnoni, «è in salute e competitivo. Veniamo da un 2015 con un aumento dell’1,84% degli espositori e del 3,47% dei visitatori per le 59 manifestazioni internazionali di vertice. Il salto di qualità risiede nella capacità di trasferire sui mercati mondiali la nostra qualità organizzativa e di promuovere il made in Italy. Il governo ha mostrato attenzione ed ha onorato l’impegno di sostenere un piano ad hoc. L’auspicio è che si continui su questa strada perché le fiere rappresentano un volano decisivo per l’internazionalizzazione delle nostre imprese».
Cagnoni (nella foto) è il presidente di Rimini Fiera, che ha chiuso il bilancio consolidato 2015 (presentato ieri) con un fatturato 74,9 milioni di euro (67,5 milioni al 31 dicembre 2014), un ebitda (cioè il margine operativo lordo, ovvero il reddito basato solo sulla sua gestione caratteristica, quindi senza considerare le attività accessorie, gli interessi, le imposte, il deprezzamento di beni e gli ammortamenti) di 12 milioni di euro (12,2 milioni al 31 dicembre 2014) e un utile netto di 3,7 milioni (3,4 milioni).
La Fiera di Rimini è tra le poche in grado di dare un dividendo agli azionisti: 9,46 centesimi per azione (6,5 centesimi nel 2014). Il pacchetto azionario è detenuto da Comune, ex-Provincia, Camera di commercio, Regione e per il 15% da privati, per lo più associazioni di categoria.
Le 41 manifestazioni fieristiche hanno registrato 8.525 espositori. Oltre a 141 eventi nell’adiacente Palacongressi. Quest’anno nascerà una nuova fiera, Music Inside Festival, per intercettare il trend music&technology, saranno potenziati Macfrut (lo scorso anno a Rimini per la prima volta) ed Ecomondo Brasil (ha debuttato a novembre a San Paolo).
Ma come si sta modificando il modo di organizzare le fiere? «Le imprese», risponde Cagnoni, «si attendono un ritorno certo dall’investimento. Se prima era sufficiente garantire contatti di business, oggi una fiera di successo è quella che esaudisce la richiesta di un contatto di qualità con le aree del mondo di maggiore interesse commerciale. Quindi occorre portare visitatori internazionali in fiera e accompagnare le imprese a rassegne nel mondo».
La Fiera di Bologna, tra le prime in Italia, dopo una crisi di vertice sarà presieduta dall’ex presidente della Fiera di Parma. Si arriverà a una sinergia tra Bologna, Parma e Rimini? «L’efficacia di questo tipo di operazioni è concreta», afferma Cagnoni, «quando raggiunge risultati misurabili ed essa la si ottiene mettendo in piedi un progetto molto solido e dettagliato. Quindi prima delle formule di collaborazione va stabilito molto precisamente qual è il goal che vogliamo segnare. L’argomento non è nuovo, bisogna creare le condizioni perché la sinergia sia produttiva».

Giuseppe Catapano: Un freno all’uso delle auto blu

giucatap147Commetterà reato di peculato d’uso chi adopererà la vettura di servizio per compiere il tragitto da casa all’ufficio. E, fino al 31 dicembre 2017, sarà vietato l’acquisto (ma anche la locazione) di altri veicoli di rappresentanza delle pubbliche amministrazioni. Il freno all’uso delle «auto blu» ha superato ieri pomeriggio il suo primo traguardo parlamentare: con 387 sì, nessun voto contrario e 19 astenuti (gli esponenti di Forza Italia) è stata approvata dall’aula della camera la proposta di legge 3220-A/R, presentata nel luglio 2015 dal M5s, ma modificata dal Pd in commissione. In tre articoli, i deputati hanno imposto una stretta ulteriore all’impiego del parco macchine degli organismi pubblici, giacché, come aveva reso noto il governo alcuni giorni fa, lo scorso anno il totale dei mezzi a disposizione della p.a. si era ridotto a «circa un terzo, passando dalle 66.619 auto del 2014 alle 23.203 del 2015». Come evidenziato, sarà consentito servirsi delle vetture per singoli spostamenti dovuti a necessarie ragioni di servizio, così che verrà lasciato fuori dal perimetro il trasferimento tra l’abitazione ed il luogo di lavoro.

Giuseppe Catapano: Da abogados ad avvocato in tre anni

giucatap146Strada in salita per chi gli avvocati spagnoli. L’abogado, infatti, può esser dispensato dalla prova attitudinale per l’iscrizione nell’Albo ordinario solo dopo aver esercitato per tre anni in Italia con il titolo ottenuto in Spagna e cioè, con il titolo professionale di origine e non con quello di avvocato. A chiarirlo, le Sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5073 del 15 marzo 2016, hanno respinto il ricorso di un abogado veneziano.  Nel dettaglio, i giudici di Piazza Cavour hanno  dato torto a un professionista che aveva conseguito il titolo di avvocati in Spagna e che, in Italia, aveva sempre esercitato come avvocato e non come abogado. Un comportamento che, di fatto, gli impedisce evitare la prova attitudinale prevista. La Cassazione chiarisce, infatti, che l’avvocato che abbia acquisito la qualifica professionale in altro stato membro dell’Unione Europea, può ottenere la dispensa dalla prova attitudinale prevista all’art. 8 del dlgs 115/1992 se, nel rispetto delle condizioni poste dall’art. 12 dlgs 96/2001 (di attuazione della direttiva 98/5/CE), abbia esercitato in Italia in modo effettivo e regolare l’attività con il titolo professionale di origine per almeno tre anni, a decorrere dalla data di iscrizione nella sezione speciale dell’albo degli avvocati.
Tale presupposto non risulta integrato quando l’avvocato stabilito abbia esercitato la professione, seppur in buona fede, con il titolo di avvocato invece che con il titolo professionale di origine.
Di diverso avviso, però, la Procura generale del Palazzaccio che aveva invece chiesto che il ricorso del professionista fosse accolto.

Giuseppe Catapano: Immatricolazioni, in Europa accelera la ripresa. L’Italia fa meglio di tutti. E Fca si riprende il quarto posto

giucatap145Il mercato automobilistico europeo prosegue anche a febbraio sulla strada della ripresa in atto ormai da 30 mesi consecutivi e mostra un’accelerazione, a dispetto delle previsioni pessimistiche di molti analisti e rappresentanti del settore. Le immatricolazioni di auto nuove nell’area Ue + Efta, secondo quanto emerge dalla consueta nota dell’Acea (Association des Constructeurs Européens d’Automobiles) sui risultati mensili del settore, sono aumentate a febbraio del 14% a/a a 1.092.825 per un primo bimestre in espansione del 10,1% a 2.186.605 unità.
L’Acea mette in evidenza come sia stata l’Italia a mettere a segno la miglior performance mensile, con un +20,7%, seguita, nell’ordine, da Francia (+13%), Spagna (+12,6%), Germania (+12%) e Regno Unito (+8,4%).
In tale contesto Volkswagen riesce ancora a crescere in modo solido nonostante le conseguenze del Dieselgate su immagine e reputazione, ma la miglior performance tra i maggiori produttori europei è appannaggio di Fca, capace grazie anche ai risultati conseguiti sul mercato italiano di riconquistare il quarto posto della classifica europea dopo diversi anni e dopo aver chiuso il 2015 in settima posizione, superata da Bmw e il mese di dicembre all’ottavo, sorpassata pure da Daimler.
Il gruppo di Wolfsburg si conferma leader del mercato europeo con una crescita delle immatricolazioni mensili del 7,7% a 262.670 unità, ma una quota in discesa dal 25,4% al 24%. Al secondo posto si piazza ancora Psa Peugeot-Citroen con un aumento delle registrazioni del 12,7% a 121.715 e una quota in calo di 0,2 punti percentuali all’11,3%, mentre la connazionale Renault mette a segno un aumento mensile del 10,2% a 106.652 per una penetrazione in contrazione di 0,3 punti pecentuali al 9,8%.
Dati mensili positivi per le case americane Ford e General Motors, anche se devono subire il sorpasso di Fca. La casa di Dearborn vede infatti un aumento delle immatricolazioni del 19,2% a 73,440 e un’espansione della penetrazione dal 6,4% al 6,7%, mentre la Opel del gruppo General Motors guadagna il 17,9% a 71.214 unità per una quota in aumento di 0,2 punti percentuali al 6,5%. Il gruppo italo-americano, per la quattordicesima volta consecutiva, fa decisamente meglio del mercato beneficiando del continuo boom del brand Jeep e vede le immatricolazioni salire del 22,4% a 80.963 vetture per una quota in miglioramento dal 6,9% al 7,4%. Il settimo posto è di Bmw con immatricolazioni mensili in salita del 13,9% a 67.5804 unità e una penetrazione stabile al 6,2%. Segue Daimler, con un aumento delle registrazioni del 20,6% a 63.019 unità e una quota in miglioramento di 0,3 punti al 5,8%.
Andamento mensile positivo per le case giapponesi e sudcoreane con un +10,8% per Toyota e un +1,7% per Nissan. Mazda cresce invece del 44,6%, Suzuki del 4,6%, Honda del 48,6% e Mitsubishi del 3,2%. Hyundai e la sua consociata Kia vedono invece un aumento rispettivamente del 14,1% e del 22%. Infine, tra le premium di minori dimensioni Volvo guadagna il 21,1% e Jaguar Land Rover sale di ben il 58,7%.

Giuseppe Catapano: Berlusconi telefona a Canale 5 e dice, “Non arretro su Bertolaso” I leghisti a Roma? “Tutti ex fascisti”

giucatap144Non arretro su Bertolaso. Vincerà con sua lista civica. I leghisti a Roma? Tutti ex fascisti. E la signora Meloni sa benissimo che non può vincere. Silvio Berlusconi liquida, su Canale 5, come una “meschina strumentalizzazione” la polemica sulla gravidanza di Giorgia Meloni come controindicazione alla corsa al Campidoglio e chiude il dossier candidature di Roma.

“Sono vecchio e ormai con l’esperienza so benissimo che le donne fanno sempre quello che dicono loro”, ha liquidato la questione in cui “Alleati che erano d’accordo, poi cambiano parere col cambiare del tempo”.

Allora, “nessun arretramento: ci abbiamo messo dei mesi per convincere Bertolaso a mettere da parte i progetti di costruzione di ospedali nei paesi poveri e dedicarsi alla sua città che è in un degrado profondo, siamo riusciti a convincerlo anche con gli altri leader del centrodestra, lo abbiamo confermato con dichiarazioni comuni, poi c’è gente che cambia parere al cambiare di temperatura e umidità”. “Penso – ha proseguito Berlusconi – che c’è una lunga campagna davanti, più di due mesi, e Bertolaso a poco a poco verrà conosciuto da tutti i romani per le grandi cose che ha fatto. Io lo ammiro grandemente, è il manager più bravo che ho conosciuto nella mia vita. I romani che sono disgustati dalla politica non guarderanno alla loro appartenenza ma al loro bene cioè togliere la città dal degrado”. “Dentro di me – ha concluso Berlusconi – ho la quasi certezza che vincerà con la sua lista civica cui si affiancherà una lista di Fi e con la sua squadra della giunta, fatta da romani capaci, che verrà presentata entro fine mese, vincerà al primo turno. I politici di professione che non si sono mai impegnati nella trincea del lavoro a differenza di Bertolaso non sono abituati a gestire i problemi concreti”.

Infine Berlusconi ha aggiunto: “Bisogna chiedere a Salvini a cosa punta, io preferisco pensare che si è fatto male consigliare dai suoi e trascinare in una logica di conflitti locali”.

Giuseppe Catapano: Usa 2016, Trump umilia Rubio in Florida. Sarà lo sfidante di Clinton

giucatap143Donald Trump umilia Marco Rubio in Florida, costringendolo al ritiro, mentre Hillary Clinton straccia Bernie Sanders aggiudicandosi quattro dei cinque stati in palio al terzo super martedi’ di primarie americane.
Mancano ancora i risultati del Missouri dove l’esito si deciderra’ sul filo di lana, sia per i democratici e sia per i repubblicani. E se John Kasich e’ riuscito a trionfare nel suo Ohio, accaparrandosi tutti e 66 i delegati in palio, la sua corsa per la nomination resta decisamente in salita con un bottino di appena 136 delegati contro i 1.237 necessari per l’incoronazione Gop. Trump ha vinto anche nella Carolina del Nord e in Illinois. Per Ted Cruz la serata e’ stato un flop ma non ha perso tempo e ha subito corteggiato gli elettori di Rubio. “Vi accogliamo a braccia aperte” ha dichiarato il senatore texano, presentandosi come l’unica alternativa a Trump. Rubio lascia 163 delegati in eredita’. “Dobbiamo unire il partito”, e’ stato l’appello di Trump che ha superato indenne le polemiche per le violenze ai suoi comizi e gli attacchi di tutti i suoi avversari, a partire dai repubblicani.
Il tyconn newyorchese si e’ portato a casa il premio piu’ ambito, la Florida e i suoi 99 delegati Gop. Il trionfo di Kasich in Ohio gli ha tuttavia impedito di assicurarsi i delegati per la nomination e scongiurare lo spettro del caos alla convention di Cleveland.
“Nessuno mai nella storia politica e’ stato oggetto di cosi’ tanti spot negativi. Spiegatemi voi allora, visto che io non posso, per quale motivo i miei numeri sono in crescita”, ha esultato Trump, ringraziando la sua famiglia e in particolare Baron, suo figlio di 9 anni che “non vedo mai – ha sottolineato – e che mi chiede sempre quando torno a casa. Domenica e’ il suo compleanno”. Sul fronte democratico, l’ex first lady ha aumentato il suo vantaggio su Sanders con le vittorie in Florida, Ohio, Carolina del Nord e Illinois dove e’ nata e cresciuta. “Ci stiamo avvicinando sempre di piu’ alla nomination del partito democratico e alla vittoria di queste elezioni a novembre”, ha commento Hillary con la voce rauca, sul palco di West Palm Beach, in Florida. “La nostra campagna ha ottenuto piu’ delegati di tutti”, ha aggiunto l’ex first lady. “Non consentite alla gente di impedirvi di pensare in grande”, ha affermato il senatore del  Vermont a Phoenix, in Arizona, senza menzionare esplicitamente l’esito della serata.
La disfatta in casa ha invece messo fine alle ambizioni presidenziali del 44enne Rubio, senatore della Florida al suo primo mandato. “Dopo questa notte e’ chiaro che non ci troviamo dalla parte giusta. Quest’anno non saremo dalla parte del vincitore”,ha dovuto ammettere mentre dalla platea qualcuno gli urlava, un po’ come una persecuzione, “Trump for President”.