Con la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da Confconsumatori e Assoconsum (il Campidoglio si era già costituito nella fase dell’udienza preliminare) ha preso il via questa mattina in tribunale il processo per corruzione e finanziamento illecito a carico dell’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nell’ambito di uno stralcio del procedimento su ‘Mafia Capitale’. Alemanno, presente in aula e difeso dagli avvocati Francesca Coppi e Pietro Pomanti, è accusato dalla Procura di aver ‘venduto’ tra il 2012 il 2014 “la propria funzione” e di aver compiuto “atti contrari ai doveri del suo ufficio” ricevendo utilita’ materialmente erogate da Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa ’29 giugno’: 75mila euro per cene elettorali, 40mila a titolo di finanziamenti alla fondazione Nuova Italia di cui era presidente e somme in contanti non inferiori a 10mila euro. Quest’ultimo episodio giustificherebbe per gli inquirenti il finanziamento illecito perché Buzzi avrebbe pagato questa somma ‘cash’ due anni fa, quando Alemanno era diventato consigliere comunale, “senza la deliberazione dell’organo sociale competente e senza l’iscrizione della erogazione a bilancio”. I giudici della seconda sezione penale del tribunale hanno aggiornato il dibattimento a venerdì 25 marzo quando verrà sciolta la riserva sulle costituzioni di parte civile.
“I tribunali esistono per dare giustizia e io ho intenzione di difendermi in questo processo perché voglio dimostrare la mia innocenza anche se molti hanno già decretato la mia condanna”, ha detto l’ex sindaco di Romaparlando con i cronisti alla fine della prima udienza dibattimentale.
Catapano Giuseppe
Giuseppe Catapano: Bpm/Banco Popolare, il giorno della verità. Titoli sospesi in Borsa in attesa di comunicato
Oggi è il giorno della verità per Bpm-Banco Popolare, la prima grande aggregazione bancaria in Italia dopo il 2007 e la prima dall’entrata in vigore della Vigilanza Unica europea.
Ieri, contestualmente alla riunione del consiglio di gestione di piazza Meda, la Bce avrebbe messo nero su bianco un primo via libera di massima all’operazione chiedendo però ulteriori limature, che le banche hanno provveduto a effettuare per rispondere tempestivamente a Francoforte, che nella serata di ieri dovrebbe aver accettato le ultime modifiche.
E infatti a Piazza Affari le azioni di Banco Popolare e B.P.Milano sono temporaneamente sospese dalle negoziazioni, in attesa di un comunicato, che, salvo sorprese, dovrebbe essere la sigla di un memorandum of understanding.
L’architettura generale dell’operazione sarebbe ormai definitiva, a partire dal capital plan da 1 miliardo di euro messo in campo dal Banco Popolare, che riunisce oggi il cda. Il pacchetto di misure dovrebbe essere varato oggi dal board del gruppo veronese e, come anticipato ieri da MF-Milano Finanza, consterebbe di cessioni di asset (si starebbe ragionando sulla banca depositaria, ma anche su alcune partecipate come Popolare Vita e Avipop Assicurazioni, e non si esclude un ripensamento su Aletti Gestielle), dismissione di portafogli di crediti deteriorati per un nominale di 600-700 milioni e, per l’appunto, un aumento di capitale che gli analisti stimano intorno a 500 milioni.
Se fonti finanziarie definiscono ormai “un punto fermo” questa architettura, resta da capire quale sarà la modalità tecnica della ricapitalizzazione. Secondo ipotesi circolate negli ultimi giorni, l’operazione potrebbe essere riservata ad alcuni investitori istituzionali, come le fondazioni Cariverona e Carilucca da tempo interessate a incrementare la propria quota nel gruppo. L’ente scaligero presieduto da Alessandro Mazzucco, del resto, è da tempo disponibile a investire e gli ultimi dati di bilancio disponibili certificano liquidità per circa 240 milioni (che potrebbe anche essere cresciuta nel corso del 2015).
Giuseppe Catapano: Brasile, Lula giudicato da Corte Suprema, evitato arresto immediato
Nuovi risvolti in Brasile per l’indagine sulla corruzione che vede coinvolto l’ex presidente Luiz Iniacio Lula da Silva. Un giudice della Corte Suprema brasiliana ha infatti avocato il caso al più alto organo di Giustizia, eliminando cosi’ il rischio di un arresto immediato per Lula. Teori Zavascki ha ordinato di rimuovere il caso dalle mani del team di procuratori, facenti parte di una corte inferiore, che attualmente indagano sulla vicenda, ha affermato un portavoce della Corte.
Nelle scorse settimane Lula era stato interrogato dai procuratori guidati dal giudice Sergio Moro, mossa questa che ha spesso preceduto un ordine di arresto, come già successo per decine di funzionari politici coinvolti nello scandalo corruzione che ruota intorno alla compagnia statale petrolifera Petrobras. Lula ha sempre negato tutte le accuse, definendo la situazione un tentativo di infangamento del proprio lascito politico. La svolta la scorsa settimana, quando l’ex presidente è stato nominato ministro della Casa Civile dall’attuale presidente Dilma Rousseff. La decisione ha scatenato una disputa legale, conclusasi con un decreto ingiuntivo emesso venerdi’ da un altro giudice della Corte Suprema, Gilmar Mendes, che ha sospeso la nomina. Mendes, in linea con i rivali politici della Rousseff, ha ritenuto che la nomina di Lula ha lo scopo di proteggere l’ex leader dalla giurisdizione di Moros.
Ma, per la legge brasiliana, molti funzionari pubblici di alto rango possono essere giudicati solo dalla Corte Suprema e non da tribunali di grado inferiore. Così, la difesa di Lula ha chiesto al più alto organo giudiziario del paese di emendare la decisione di Mendes, ma la Corte è in vacanza e fino al 30 marzo non sono previste sessioni ordinarie. L’ordine di Zavascki non inverte la sentenza di Mendes, e rimane quindi il divieto per Lula di occupare una posizione al gabinetto di Governo, ha detto il portavoce. Le indagini non sono piu’ di competenza dei procuratori guidati da Moro, almeno fino a quando l’organo superiore di Giustizia non decidera’ definitivamente a chi spetti la valutazione del caso.
Giuseppe Catapano: Credit Suisse accelera sulla ristrutturazione e taglia 2 mila posti in più
Credit Suisse ha alzato l’asticella del suo piano di taglio dei costi, a 4,3 miliardi di franchi l’anno da qui al 2018, a fronte dei 3,5 miliardi precedentemente previsti. E con un comunicato, la seconda maggiore banca elvetica ha precisato che conta di realizzarne 1,6 miliardi già quest’anno. Credit Suisse vuole accelerare la ristrutturazione delle attività di mercato, tagliando 2.000 posti in più.
La banca ha precisato che saranno soppressi complessivamente 6.000 posti di lavoro nel 2016, 2.800 dei quali sono già stati attuati. Lo scorso 4 febbraio, durante la presentazione dei conti 2015, Crédit Suisse aveva invece parlato di una riduzione di circa 4.000 impieghi. Queste misure riguardano tutti i settori dell’istituto di credito.
Giuseppe Catapano: Terrorismo, Renzi, non ci sono minacce specifiche in Italia. Il Copasir: possibili cellule nel nostro paese
“Abbiamo, come tutti i partner, messo in campo tutte le misure di sicurezza necessarie, anche se non risulta ad ora una minaccia specifica in Italia”. Matteo Renzi lo ha detto all’inizio della lunga riunione, oltre due ore, avuta questa mattina a Palazzo Chigi con i capigruppo di maggioranza e opposizione sulla sicurezza interna del Paese (alla quale hanno partecipato anche il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega ai servizi, Marco Minniti e il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti), convocata all’indomani degli attentati che hanno colpito aeroporto e metropolitana di Bruxelles. “Occorre stringere sui meccanismi di intelligence fra i Paesi europei e non solo, valorizzare Europol, lavorare su una struttura condivisa. E mettere denari veri sulle aree urbane. Serve un gigantesco investimento in cultura, sulle periferie urbane, un investimento sociale. Continuo a pensare che l’aspetto educativo per sconfiggere minacce nate e cresciute in Europa sia fondamentale”, ha aggiunto il premier. Il presidente del consiglio ha ribadito anche ieri la necessita’ di superare le “divisioni politiche e partitiche” per poter recuperare il “senso di comunita’” necessario a fare fronte alla minaccia terroristica. Ecco, allora, la decisione di riconvocare il vertice che, in passato, e’ seguito alle giornate drammatiche di Parigi ma che era stato convocato più volte per tenere aggiornati i gruppi Parlamentari sullo stato dell’arte per quel che riguarda la sicurezza.
Nella stessa riunione è stata data anche la notizia che ci sarebbe – il condizionale è d’obbligo a verifiche in corso – una vittima italiana tra quanti hanno perso la vita negli attentati. Si tratterebbe di una donna, che ha perso la vita nell’esplosione della metro di Molenbeek, risultata dispersa e il cui corpo è stato reso irriconoscibile dalla violenza della deflagrazione. I famigliari sono ora al consolato per avviare le procedure per il riconoscimento, ha riferito il presidente dei deputati Ncd, Maurizio Lupi. “Ci hanno aggiornato sulle ultime notizie e una riunione riservata e compito nostro non divulgare informazioni delicate”, ha tenuto a dire il capogruppo di FI al Senato, Paolo Romani: “Ci è stato fornito un aggiornamento efficace ed efficiente. Il ministro Alfano ci ha rassicurato su un’opera di prevenzione che viene fatta nel nostro Paese. Il problema è capire se l’attentato avvenuto ieri è stato in conseguenza dell’arresto di Salah o se fosse preordinato. Probabilmente c’era una progettualità già in campo che ha subito una accelerazione dall’arresto”, è stata la risposta di Alfano. “Il fatto sospendente è che Salah è rimasto lì a poche centinaia di metri da casa sua…”.
Stucchi (Copasir), possibili cellule in Italia
“Non è possibile prevenire tutto. Chi comunica un messaggio diverso dicendo che è tutto sotto controllo e non accadrà nulla illude le persone”. Lo ha detto Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, intervenendo ad Agorà su RaiTre. “C’è una nota del direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), l’ambasciatore Giampiero Massolo, che mette in evidenza alcune problematiche – ha continuato Stucchi – e fa un’analisi sulla possibilità, non la certezza, che ci siano cellule terroristiche strutturate anche nel nostro paese. C’è una preoccupazione reale e si lavora per inertizzare queste cellule”. Per quanto riguarda l’attacco di ieri a Bruxelles, Stucchi sottolinea che “in Belgio hanno palesato una serie di incapacità imbarazzanti perché, a fronte di situazioni che si sono ripetute nei mesi scorsi, non si è stati in grado di porre in essere una politica di sicurezza che portasse a risultati concreti”. Per Stucchi, “anche di fronte a eventi di pochi mesi prima, non si è stati in grado di capire ciò che stava avvenendo. Non si è stati in grado di capire che l’arresto di Salah avrebbe portato a un’accelerazione. E, quando non si riesce a fare questa semplice analisi, vuol dire che ci sono dei limiti che vanno assolutamente superati perché sono importantissimi per tutta la sicurezza internazionale”.
Giuseppe Catapano: Immobiliare, Nomisma, nei primi mesi del 2016 confermati i segnali di lenta ripresa del mercato
“Nei primi mesi dell’anno hanno trovato conferma i segnali di lenta ripresa del mercato immobiliare italiano con i quali si era chiuso il consuntivo dell’anno 2015. La fase negativa dell’attuale ciclo immobiliare si è esaurita e ha preso avvio il ‘recupero’ anche se, come racconta la storia immobiliare italiana, i tempi della svolta tendono continuamente a dilatarsi”.
E’ quanto emerge dall’analisi contenuta nel primo Osservatorio Immobiliare 2016 di Nomisma che ha monitorato, tra l’altro, il mercato delle 13 città intermedie: Ancona, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Modena, Novara, Parma, Perugia, Salerno, Taranto, Trieste e Verona.
Le tendenze dei mercati cosiddetti “intermedi” mostrano segnali più positivi rispetto a quelli delle grandi città – a esclusione di Milano e Roma che sembrano anticipare tali inclinazioni con aumento degli scambi, riduzione degli sconti praticati sui prezzi richiesti e stabilizzazione dei tempi necessari alla vendita. L’esiguità dell’offerta di qualità disponibile nei mercati maggiori (il 52,8% delle abitazioni italiane ha più di 40 anni) ha contribuito al parziale spostamento degli investitori verso i mercati di secondo livello.
Nei primi mesi del 2016 i segnali di ripresa non sono più circoscritti solo al settore residenziale. Per il secondo anno consecutivo le transazioni si sono confermate in territorio positivo: a crescere con intensità maggiore sono le compravendite di abitazioni che hanno fatto registrare un +3,6% nel 2015 e +6,5 % nel 2016 (444.636 compravendite secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate). Nel segmento degli immobili destinati alle attività economiche, all’incremento del 2014 ha fatto seguito la stabilità del numero di contratti stipulati nell’anno successivo (44.319 compravendite). Le componenti che contribuiscono a un’inversione di rotta nel non residenziale sono i negozi, e in parte – limitatamente al 2014 – i capannoni per l’industria. Il segmento terziario soffre ancora di scarso interesse, sia nei mercati maggiori sia in quelli minori, oltre a essere caratterizzato da una domanda molto selettiva interessata quasi esclusivamente ad alcuni mercati metropolitani, in particolare Milano, Roma e, in misura minore, Torino e Firenze.
Anche se la ripresa in atto mostri evidenze di consolidamento, non mancano i fattori potenzialmente critici secondo l’Osservatorio. L’ulteriore indebolimento del quadro macro-economico, l’ampliamento dell’eccesso di offerta derivante da un’accelerazione nel processo di cessione delle garanzie immobiliari alla base dei non performing loan e un’attenuazione di interesse degli investitori corporate stranieri per il nostro Paese sono i fronti da cui potrebbe scaturire un rallentamento – anche significativo – del processo di graduale risalita.
Il Cerved, nel 2015 il numero di società protestate è sceso al di sotto dei livelli pre-crisi
Il numero di società protestate è sceso al di sotto dei livelli del 2007 e i tempi medi di liquidazione delle fatture non sono mai stati così bassi dal 2012.
E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Cerved sui Protesti e pagamenti delle imprese italiane, secondo cui nel 2015 sono state protestate 28 mila società non individuali, un numero inferiore a quello del 2007 e in netto calo rispetto all’anno precedente (-19%). Deciso il miglioramento registrato anche per quanto riguarda le abitudini di pagamento: le attese dei fornitori per il pagamento delle fatture si sono attestate a circa 76 giorni, cinque in meno rispetto al 2012. Hanno toccato un minimo anche i termini concordati in fattura ed i ritardi.
Pur diffuso, il miglioramento sul fronte dei protesti e dei pagamenti osservato nel 2015 mostra ancora una situazione di fragilità in alcuni settori – distribuzione e produzione di beni di largo consumo in particolare – e aree geografiche, con il permanere di un evidente divario tra Nord e Sud della Penisola.
“Dopo i cali registrati nel numero di chiusure aziendali e liquidazioni volontarie, le rilevazioni su protesti e tempi di pagamento confermano che il 2015 è stato un anno positivo per le imprese italiane”, commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved. “Per il nostro tessuto economico non si è trattato di un percorso indolore: le aziende più fragili sono uscite dal mercato e i fornitori sono diventati più cauti nel concedere credito commerciale. La conseguenza è un sistema che esce dalla crisi con meno imprese ma più virtuose, che pagano i fornitori con maggiore regolarità”.
Giuseppe Catapano: Prometeia, politica fiscale “moderatamente” espansiva anche nell’anno in corso e nel prossimo
“Nei prossimi anni ci attende in Italia un consolidamento degli indicatori fiscali, che sarà aiutato dal ciclo economico e da tassi che resteranno bassi a lungo, alleggerendo il bilancio di quasi un punto percentuale rispetto a quanto sperimentato negli ultimi anni; tuttavia, anche alla luce delle riduzioni di pressione fiscale e contributiva già in cantiere, sarà richiesto di proseguire il contenimento della spesa per ridurre il disavanzo e al contempo arrivare all’auspicata archiviazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva”.
E’ quanto si legge nel Rapporto di previsione di marzo 2016 di Prometeia, nel quale gli esperti prevedono che l’atteggiamento fiscale “resti moderatamente espansivo anche nell’anno in corso e nel prossimo”, per invertire il segno “solo nel 2018, quando si avvicinerà il ciclo di rientro verso l’azzeramento del saldo strutturale”.
In termini effettivi, il disavanzo dovrebbe ridursi di un punto percentuale durante il triennio, all’1,7% del pil, a fronte dell’azzeramento previsto dagli obiettivi del Governo. “Non consideriamo che venga attivata la clausola di aumento dell’Iva, che vale quasi un punto percentuale di pil nel 2017, né che venga interamente sostituita da altre misure per rispettare gli obiettivi”, precisa Prometeia. Infine per gli esperti le condizioni per il rientro del debito migliorano, “ma non sono ancora ottimali”; il rapporto debito/pil tornerà a scendere nel 2016 ma a ritmo moderato cumulando una riduzione di circa 2 punti percentuali in tre anni (130,8% nel 2018).
Pil rivisto al ribasso, ma niente drammi. Prometeia ha rivisto leggermente al ribasso le stime di crescita del pil italiano all’1% per il 2016 e all’1,1% per il 2017. “Ritmi comunque sostenuti per la nostra economia”, tranquillizzano gli esperti, puntualizzando che “il prezzo del petrolio ancora in calo, in particolare, favorirà la continuazione di un robusto ciclo di acquisto di beni durevoli. Molto dipenderà comunque dal prevalere di aspettative positive. Riteniamo vi siano le condizioni perché’ la ripresa possa proseguire e la progressiva sostituzione del traino dei mezzi di trasporto con altre componenti della domanda”.
In termini di unità standard di lavoro la crescita di occupazione nel 2015 è risultata vivace: 191.000 le unità totali, 216.000 quelle dipendenti. Per quest’anno, il rimbalzo di assunzioni registrato allo scadere dello sgravio contributivo in misura intera “lascia supporre una stabilizzazione nei flussi di ingresso nella prima parte dell’anno: il ritmo di crescita dell’occupazione è previsto rallentare allo 0,4%, dallo 0,8% del 2015 (0,7% e 0,9% rispettivamente la crescita delle posizioni lavorative), lasciando il tasso di disoccupazione a oscillare intorno all’11.5%. Il consolidarsi della ripresa favorirà invece un aumento di occupazione nel 2017 e permetterà, nel 2018, allo scadere degli incentivi, che non si verifichi un contraccolpo negativo”, fanno notare gli esperti. Infine l’inflazione molto bassa e il mercato del lavoro in miglioramento permetteranno di proteggere il potere d’acquisto ma anche la competitività delle imprese.
Inflazione al 2% tra due-tre anni. Il ritorno dell’inflazione europea verso il 2% avverrà solo tra il 2018 e il 2019, con la politica monetaria della Bce che “si tradurrà in tassi ai minimi per tutto il 2018, determinando la permanenza dei tassi di mercato a tre mesi in territorio negativo, rendimenti sui Bund decennali inferiori all’1% e un più rapido restringimento degli spread rispetto ai titoli tedeschi. Tali condizioni favorevoli consentiranno all’Ue di superare l’attuale debolezza ciclica mondiale con riduzione del ritmo di crescita del pil di un solo decimo di punto rispetto al 2015 (+1,4% nel 2016)”.
Dal Rapporto di Previsione di Prometeia si apprende inoltre che una maggiore espansione monetaria nell’Uem e una stabilità dei tassi di policy negli Usa “si rifletteranno in un rafforzamento del dollaro rispetto all’euro” con il cambio a 1,05 a fine anno. L’incertezza sulle prospettive di crescita mondiale manterranno invece sostanzialmente stabile il differenziale tra i rendimenti Usa e tedeschi sui titoli governativi decennali nel corso del 2016.
Spread Btp/Bund a 84 punti a fine 2018. Il miglioramento prospettato per l’economia italiana e la maggiore espansione monetaria contribuiscono alla riduzione della remunerazione richiesta dagli investitori per detenere titoli di debito italiano. Le misure della Bce a sostegno del credito bancario dovrebbero poi favorire, secondo Prometeia, la crescita degli impieghi bancari e quindi la ripresa dell’economia. Per gli esperti l’intensificazione del piano di acquisti da parte della Bce contribuirà a comprimere lo spread Btp/Bund (sotto i 100 punti base già nel quarto trimestre 2016, 84 punti base a fine 2018) e garantirà una maggiore stabilità dei rendimenti a lungo termine in caso di shock avversi.
Giuseppe Catapano: Comitato garanzia Pd respinge ricorso Bassolino, non competenti
Il comitato di garanzia del Pd ha respinto il ricorso presentato da Antonio Bassolino per le primarie di Napoli per “incompetenza”. Le primarie, è stato spiegato, erano di coalizione e dunque non poteva essere un organo di partito a pronunciarsi. La decisione è stata presa all’unanimità.
“Bassolino aveva accettato la clausola compromissoria secondo cui ogni ricorso sarebbe stato demandato alla commissione della coalizione”. Questa la ragione per la quale la commissione nazionale di garanzia del Pd ha rigettato il ricorso di Bassolino sulle primarie a Napoli. “Abbiamo esaminato una ad una le contestazioni presentate da Bassolino anche nella questione del merito. Primo il principio del favor voti, che vuole che la volontà dell’elettore sia prioritaria. Le immagini che sono state utilizzate per il ricorso “si riferiscono ad alcuni casi, e questi casi non superano i requisiti. Il numero dei voti conseguiti dell’onorevole Valente in quei seggi e il numero dei casi registrati non superano la cosiddetta prova di resistenza. Se questi casi fossero stati cosi’ numerosi sarebbe stato lecito attendersi qualche contestazione da parte del rappresentante di seggio dell’onorevole Bassolino. Invece non c’era alcuna contestazione nei verbali”, ha spiegato il commissario istruttore Franco Vazio. “Il processo delle primarie deve dirsi quindi concluso”.
Giuseppe Catapano: Bruxelles, la Farnesina, forse una italiana tra le vittime. Identificati i due kamikaze. Ancora in fuga l’artificiere
La Farnesina ritiene molto probabile che ci sia un’italiana tra le 34 vittime degli attentati di ieri a Bruxelles. Da ieri, come riporta la pagina Facebook della comunità degli italiani a Bruxelles, risulta dispersa l’impiegata di un’agenzia che fa capo alla Commissione Ue. Si chiama Patricia Rizzo, e un parente ha lanciato ieri la sua ricerca tramite i social network. Sarebbero dunque i suoi familiari che, assistiti dal personale dell’ambasciata italiana in Belgio, procedono da questa mattina alle operazioni di riconoscimento all’ospedale militare di Bruxelles, dove sono stati trasportati i resti delle vittime della bomba nella metropolitana, a due passi dalle sedi delle istituzioni Ue.
Intanto è salito ad almeno 15 morti il bilancio della doppia esplosione avvenuta ieri nella hall delle partenze dell’aeroporto di Bruxelles. L’ha indicato stamani, secondo quanto riferisce Derniere Heure, la portavoce dell’aeroporto Florence Muls. Nell’attentato alla metropolitana di Bruxelles, invece, vi sono state almeno 20 vittime. Nei due attacchi ci sono stati anche oltre 200 feriti, alcuni dei quali in condizioni gravi. Tra i feriti anche tre italiani che, dopo avere ricevuto le cure del caso in ospedale, sono stati dimessi.
Identificati i presunti kamikaze
La terza persona ripresa ieri dalle telecamere dell’aeroporto di Bruxelles, con il cappello nero e la giacca chiara, “è ancora in fuga”, è “ricercata” e “non è stata ancora identificata”. Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore del Belgio, Frederic Van Leeuw, lasciando intendere dunque che non si tratta di Najim Laachraoui. “Ha lasciato un borsone ed è andato via. Il borsone conteneva la carica esplosiva più potente”. Resta, dunque, super ricercato Najim Laachraoui, l’uomo ripreso dalle telecamere dello scalo aeroportuale di Bruxelles con cappello nero e giacca chiara. Laachraoui è considerato l’artificiere di Parigi. I due presunti kamikaze di ieri all’aeroporto Zaventem di Bruxelles, invece, sono stati identificati dalle autorità del Belgio come i fratelli Khalid e Ibrahim al Bakraoui, considerati complici di Salah Abdeslam. La procura federale ha confermato che anche la terza bomba, quella che ha provocato una ventina di morti e oltre 100 feriti nella metropolitana di Bruxelles, è stata fatta esplodere da Khalid El Bakraoui.
Ibrahim El Bakraoui ha lasciato un messaggio sul suo computer in cui esprimeva il suo smarrimento, spiegando che si sentiva braccato e che non voleva finire in una cella accanto a Salah Abdeslam. Nell’appartamento perquisito a Schaerbeek sono stati trovati 15 chili di esplosivo perossido di acetone (Tatp) e una valigia piena di chiodi, viti e altro materiale per confezionare ordigni.
Il dna di Laachraoui era stato ritrovato sulle cinture esplosive utilizzate al Bataclan e allo stade de France, il 13 novembre scorso. Anche se secondo il quotidianoDerniere Heure gli esplosivi utilizzati negli attacchi di ieri a Bruxelles parrebbero, a prima vista, differenti da quali usati negli attentati di Parigi. A Parigi i terroristi utilizzarono cinture esplosive piene di Tatp, ovvero perossido di acetone. Laachroui – aggiunge La libre belgique – ha 25 anni e andò in Siria nel febbraio 2013. Lo scorso settembre fu identificato alla frontiera austro-ungherese sotto la falsa identità di Soufiane Kayal, in compagnia di Salah Abdeslam e Mohamed Belkaid. Aveva affittato a suo nome un appartamento ad Auvelais, che servì come base per gli attentati di Parigi.
Ma l’identità del terzo uomo non è stata ancora confermata ufficialmente: secondo Rtl, che ha visionato il documento diffuso con l’appello all’identificazione e trasmesso ai paesi frontalieri del Belgio, la polizia crede che si tratti di un giovane di 22 anni di origine turca. L’uomo sarebbe conosciuto ai servizi di sicurezza belgi dallo scorso aprile per un suo viaggio in Arabia Saudita.
Nelle ore immediatamente successive agli attacchi, un tassista ha riconosciuto due dei tre attentatori, per averli portati fino all’aeroporto. Il tassista ha poi riferito agli inquirenti l’indirizzo dove ha caricato i due attentatori, affermando di essere rimasto sorpreso dal numero di bagagli che avevano con loro. Il bilancio dell’attacco al cuore dell’Europa per gli attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles sarebbe di 31 morti e almeno 250 feriti.
I fratelli Khalid e Ibrahim al Bakraoui era già noti alla polizia. Khalid era presente sotto falsa identità nel covo di rue de Dries nel quartiere brussellese di Forest, a metà marzo, ma era riuscito a sfuggire all’arresto. Nel suo covo erano stati ritrovati una bandiera dell’Isis, un libro sul salafismo e le impronte di Salah, poi catturato venerdì scorso.
Khalid e Ibrahim, 27 e 30 anni, erano ricercati, uno per terrorismo, l’altro per una pena ancora da scontare. Potrebbero essere loro, secondo quanto riferisce Derniere Heure, i due uomini fuggiti dall’appartamento di Forest perquisito a metà marzo dalle forze di sicurezza. Nell’ottobre 2010, Ibrahim era stato condannato a nove anni di carcere dal tribunale di Bruxelles per avere aperto il fuoco contro la polizia con un kalashnikov, il 30 gennaio dello stesso anno, su Boulevard Adolphe Max a Bruxelles e a via Wautier a Laeken, ferendo un agente. La sparatoria si era verificata dopo che, assieme a un complice, Ibrahim aveva compiuto una rapina ai danni di un agente di cambio.
Nel febbraio 2011, a ritrovarsi in tribunale è invece Khalid El Bakraoui. L’uomo è stato condannato a 5 anni per furto d’auto ed è stato messo in libertà vigilata. Al momento del suo arresto, Khalid era in possesso di un kalashnikov.
Ieri sera, inoltre, è stata eseguita una perquisizione in un’abitazione nel quartiere Schaerbeek. Durante ulteriori controlli a Bruxelles le forze di sicurezza hanno ritrovato anche un computer, i cui contenuti sono stati giudicati “di rilievo”. La polizia locale ha poi consegnato il computer all’unità anti-terrorismo della polizia giudiziaria federale di Bruxelles. Il contenuto del pc in questione non è noto, ma secondo quanto si è appreso potrebbe contenere importanti informazioni relative all’organizzazione dello Stato islamico.
Bruxelles ancora in stato di allerta
Dopo il doppio attacco terroristico all’aeroporto centrale di Zaventem e al metro di Maelbeek, quartiere delle istituzioni europee, ieri mattina, che ha provocato almeno 34 morti e 236 feriti, Bruxelles è ancora in stato di allerta. Sono ripartite alcune delle reti di trasporto, anche se con un’attenzione maggiore sul fronte della sicurezza. La rete della metropolitana e dei trasporti ferrati urbani della Stib è stata parzialmente rimessa in servizio stamani, secondo l’agenzia di stampa “belga”. Resteranno chiuse alcune stazioni dell’asse est-ovest tra “Parc” e “Maelbeek”, la fermata dove ci sono stati 20 morti. Per servire le zone dove la metro resta chiusa, vengono messe in servizio delle navette. Secondo quanto scrive il sito della rete pubblica Rtbf, la decisione di riaprire o meno le stazioni della metro è legata anche alla disponibilità di forze per garantire la sicurezza. Anche la rete delle ferrovie Sncb torna in funzione. Stamani le stazioni di Bruxelles-Midi, Bruxelles-Central, Bruxelles-Nord e Bruxelles-Luxembourg con una sola porta d’accesso e con importanti controlli di sicurezza. La Rtbf scrive che anche i sindacati hanno preteso controlli per riprendere il lavoro.
Resterà invece chiuso anche oggi l’aeroporto di Zaventem. “Alcun traffico aereo in arrivo e in partenza dall’Aeroporto di Bruxelles questo mercoledì”, hanno segnalato le autorità aeroportuali. Ai passeggeri è stato richiesto di contattare la loro compagnia aerea per istruzioni. L’aeroporto di Charleroi, dove sono stati fatti atterrare i voli diretti a Bruxelles, è presidiato da poliziotti e soldati.
E poi c’è il dolore di Bruxelles. Davanti alla Borsa, nel corso del giorno, in molti si sono spontaneamente radunati per deporre fiori, candele, o scrivere frasi di solidarietà per terra con il gesso. Anche il premier belga Louis Michel e il presidente della Commissione Ue Jean-Claud Juncker vi si sono recati.
Intanto, il dipartimento di Stato ha messo in allerta i cittadini americani per i “potenziali rischi nel viaggiare verso e attraverso l’Europa”. Il preallarme diffuso ieri nella serata americana, alla fine di un giorno segnato dai tragici attacchi terroristici rivendicati dall’Isis a Bruxelles (Belgio), il dipartimento guidato da John Kerry ha avvertito: “Gruppi terroristi continuano a pianificare nel breve termine attacchi in Europa, prendendo di mira eventi sportivi, luoghi turistici, ristoranti e trasporti”.
Per questo, l’amministrazione Obama consiglia ai suoi cittadini di essere vigili quando si trovano in spazi pubblici e usano mezzi di trasporto di massa. “Evitate luoghi affollati. Siate particolarmente cauti durante feste religiose e a festival o eventi di larga scala”. Il dipartimento di Stato ha poi spiegato che “i governi europei continuano a monitorare gli attacchi terroristici e a condurre raid per sventare piani. Lavoriamo in stretto contatto con i nostri alleati e continueremo a condividere informazioni con i nostri partner europei che aiuteranno a identificare e contrastare le minacce terroristiche”. L’avvertimento diffuso ieri in Usa è un cosiddetto “alert” e non un “warning”. Il primo tipo viene diffuso in situazioni in evoluzione che sollevano preoccupazioni temporanee; e infatti la scadenza dell’alert è prevista per il prossimo 20 giugno. Il secondo tipo fa riferimento invece a problemi più radicati. In entrambi i casi, il dipartimento di Stato invita gli americani a rivalutare i loro piani di viaggio.
A mezzogiorno un minuto di silenzio
Il Belgio si è fermato un minuto per commemorare le vittime degli attentati terroristici che hanno sconvolto ieri la capitale Bruxelles. La commemorazione era stata decretata dal governo di Bruxelles. Anche il re e la regina dei Belgi,
Filippo e Matilde, e il primo ministro Charles Michel, hanno partecipato al minuto di silenzio nella sede della Commissione europea.
Il premier Michel: determinati ad agire
“Conoscevamo i rischi che correva il territorio europeo. Oggi siamo più che mai determinati ad agire per proteggere il paese”, lo ha affermato il primo ministro belga Charles Michel, durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo francese Manuel Valls. “Sappiamo che la sfida è difficile, dobbiamo affrontare nemici della democrazia che colpiscono vittime anonime”, ha aggiunto. “Più che mai Francia e Belgio sono uniti nel dolore e nella stessa determinazione -ha spiegato Michel- il destino dell’Europa è la pace e la sicurezza e dobbiamo essere all’altezza del destino dell’Europa.
Affronteremo la minaccia e saremo uniti”.
Francia: Valls, non escludo terroristi utilizzino armi chimiche. Confermati Tour ed europei di calcio
L’allerta terrorismo, intanto, è massima in Francia e non si può escludere l’utilizzo di armi chimiche da parte dei terroristi.
Lo ha detto il primo ministro francese, Manuel Valls, aggiungendo che “non abbiamo mai sperimentato un livello di allerta terroristica cosi’ elevato”. Nel corso di un’intervista alla radio francese Europe 1, Valls ha spiegato che le autorità non dovrebbero escludere la possibilità che gli attentatori utilizzino armi chimiche nei loro attacchi: “è una preoccupazione. Non si puo’ escludere nulla quando si ha a che fare con questo tipo di terrorismo”. Valls ha tuttavia precisato che la Francia non intende cancellare gli Europei di calcio 2016: “abbiamo bisogno di grandi eventi sportivi per dimostrare che siamo liberi e che non abbiamo paura”, ha aggiunto. Valls ha poi precisato che “gli Europei di calcio e il Tour de
France si svolgeranno regolarmente”. Per Valls “i grandi eventi sportivi, culturali e popolari sono indispensabili per dimostrare che siamo un popolo libero, che siamo in piedi, che non abbiamo paura”. Sul prosieguo dello stato d’emergenza che dovrebbe concludersi alla vigilia degli Europei Valls ha risposto: “Vedremo”.



