Giuseppe Catapano: Ufficialmente chiusa l’inchiesta sulle email di Clinton

Democratic presidential candidate Hillary Clinton speaks at her first-in-the-nation presidential primary campaign rally, Tuesday, Feb. 9, 2016, in Hooksett, N.H. (AP Photo/Matt Rourke)

L’indagine sull’emailgate riguardante Hillary Clinton è ufficialmente conclusa. A mettere la parola ‘fine’ è stato il segretario alla Giustizia, Loretta Lynch, che ieri ha accettato (come previsto) le raccomandazioni arrivate il giorno prima dall’Fbi: secondo la polizia federale l’ex segretario di Stato non doveva essere incriminata per avere usato server e account di posta elettronica privati quando lavorava per l’amministrazione Obama come capo della diplomazia Usa.
“Ho ricevuto e accettato la loro raccomandazione unanime che l’indagine approfondita e che va avanti da un anno sia chiusa senza alcuna incriminazione contro gli individui parte dell’inchiesta”, ha spiegato Lynch in una nota. Prima di chiudere ufficialmente il caso che aveva intaccato la campagna presidenziale di Clinton, Lynch ha incontrato il direttore dell’Fbi, James Comey, oltre ad agenti e procutoratori vari. Il segretario alla Giustizia aveva fatto scattare le polemiche a causa di un suo incontro con Bill Clinton, marito della candidata democratica ed ex presidente Usa, avvenuto la settimana scorsa e durato mezz’ora. Successivamente a quel meeting, Lynch disse che avrebbe lasciato all’Fbi la decisione sul caso delle email che Clinton ha ricevuto e spedito da un account privato quando era alla guida del dipartimanto di Stato.

Giuseppe Catapano: Avvocati, spese pazze al Cnf

giucatap14Un 2016 con il segno meno per il Consiglio nazionale forense. Il disavanzo di gestione preventivato, infatti, è pari a 1.599.000 euro, frutto della differenza tra le entrate previste, ovvero 8.121.000 euro e le uscite calcolate, pari a 9.720.000 euro. Valore, quest’ultimo, su cui pesano due voci di bilancio, una che si appresta a essere permanente, l’altra che, invece, può, ma non è sicuro, essere solo una spesa eccezionale. Da un lato, infatti, l’organo di vertice dell’avvocatura italiana ha previsto nel bilancio, sotto la voce «Spese per organi dell’ente», uno stanziamento di 2.200.000 euro, di cui 1.200.000 euro, destinati all’aumento dei costi di trasferta per tutti i Consiglieri nonché alle indennità di missione e al nuovo regime indennitario riconosciuto ai Consiglieri nazionali. Spesa che, in linea teorica, potrebbe essere ripetuta anno su anno. Dall’altro lato, invece, è presente la cifra stanziata per l’iniziativa editoriale Il Dubbio, quotidiano generalista edito dalla società edizioni Diritti e Ragione srl costituita il 10 dicembre scorso su impulso della Fai, la Fondazione dell’avvocatura italiana. Bilancio di previsione alla mano, infatti, l’ammontare complessivo stanziato è pari a 1.100.000 euro.

Giuseppe Catapano: Argentina, congelati i beni all’ex presidente Kirchner

giucatap13Un giudice di Buenos Aires ha congelato i beni della ex presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner. Kirchner è stata accusata di avere compiuto transazioni fraudolente in valuta estera l’anno scorso, negli ultimi mesi del suo governo. L’ex presidente ha negato ogni responsabilità ed ha accusato il governo di centro-destra di Mauricio Macri di tramare contro di lei, si legge sulla Bbc. Alcuni dei suoi più stretti collaboratori sono sotto inchiesta per presunta cattiva gestione dei fondi pubblici. “Le molestie da parte di quello che io definisco il ‘partito dei giudici’ sono diventate ridicole”, ha commentato Cristina Kirchner durante una conferenza stampa dopo essere comparsa in tribunale.
Centinaia di agenti di polizia sono stati dispiegati all’esterno del tribunale dove l’udienza ha avuto luogo. L’ex presidente è stata accusata nel maggio scorso di avere ordinato operazioni irregolari della Banca centrale, in dollari, sul mercato statunitense. Il giudice Claudio Bonadio, che guida le indagini, è un dichiarato oppositore dell’ex capo dello Stato, ricorda il network britannico.

Giuseppe Catapano: Banche, 4 fondi Usa su Veneto Banca e B.P.Vicenza

giucatap12Un pool di quattro fondi americani ha manifestato l’interesse ad acquistare in blocco, dal fondo Atlante, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca per poi fonderle. Lo scrive il Corriere della Sera spiegando che si tratta dei fondi di private equity Atlas Merchant Capital, Warburg Pincus e Centerbridge e dell’hedge fund Baupost. Già a maggio questi fondi avevano bussato alle porte di Quaestio per trattare l’ingresso nel capitale di Vicenza. Ora tornano alla carica mentre Atlante, dopo la Vicenza, ha salvato anche Veneto Banca, arrivando in entrambi i casi quasi al 100% del capitale. Per ora i fondi hanno presentato una semplice manifestazione di interesse, pronta a trasformarsi in offerta formale. Non è chiaro, prosegue il giornale, se nel perimetro siano comprese le sofferenze in carico alle banche. Possibile che questo rientri in un negoziato, anzi che ne sia parte essenziale e che finisca sulla bilancia insieme al prezzo delle azioni.

E questa mattina si apre questa mattina il nuovo corso della Banca Popolare di Vicenza sotto la regia del Atlante. I soci si riuniscono infatti in assemblea per eleggere il Cda che guiderà la banca nel prossimo triennio, dopo che nell’aprile scorso il Fondo Atlante è intervenuto come garante dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro chiesto dalla Bce, diventando azionista di controllo con il 99,3% delle quote. L’unica lista presentata per il board è quella proposta da Quaestio, l’sgr che gestisce il Fondo. Recependo le richieste di Francoforte, i nomi dei candidati al nuovo Consiglio sono all’insegna della discontinuità. Alla presidenza è stato designato l’attuale vice Presidente di Edizione Holding, Gianni Mion, che avrà come proprio vice l’ex Commissario Consob Salvatore Bragantini. Gli altri consiglieri indicati sono Niccolò Abriani, Luigi Arturo Bianchi, Marco Bolgiani, Carlo Carraro, Rosa Cipriotti, Massimo Ferrari, Francesco Micheli e Alessandro Pansa. Unica conferma è invece quella dell’a.d. Francesco Iorio, designato al timone dell’istituto dalla precedente gestione in seguito all’uscita di scena dell’ex capo azienda, Samuele Sorato. Ex vice d.g. di Ubi Banca, Iorio – gradito alla Bce grazie al lavoro svolto nei mesi passati per cercare di rimettere l’istituto in carreggiata – e’ l’unico consigliere non indipendente nel nuovo Cda.
Nel corso dell’assise, Quaestio ribadirà che non c’è alcuna intenzione di fondere la Vicenza con Veneto Banca, proporrà il dimezzamento delle spettanze per i consiglieri e – soprattutto – ribadirà al nuovo Consiglio uno dei punti chiave dell’agenda: l’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti vertici dell’istituto. In ballo c’è un risarcimento danni milionario per il dissesto a cui la banca sta cercando di fare fronte. Uno tsunami che nella marca berica ha coinvolto circa 119.000 soci, per lo piu’ piccoli risparmiatori, oggi ridotti sul lastrico e quanto mai determinati a far valere anche in tribunale le proprie ragioni: molti di essi – rassicurati allo sportello circa la solidita’ dell’istituto – si erano fatti convincere a sottoscrivere azioni della Vicenza a valori monstre, in qualche caso addirittura superiori a 60 euro/azione, anche a fronte di valutazioni non veritiere del valore degli asset. Il risveglio, brusco, e’ toccato darlo al Fondo Atlante: il salvataggio e’ avvenuto infatti al prezzo unitario di 0,10 euro, valore che diversi analisti considerano persino a premio.

Penati (Atlante), B.P Vicenza in totale sicurezza

“Dopo l’aumento di capitale la Banca, con il Core Tier 1 superiore al 13,5%, ha il coefficiente patrimoniale più alto in Italia, avendo cosi’ acquisito le risorse necessarie per sostenere con tranquillità la fase di ristrutturazione e rilancio.  La Popolare di Vicenza, dunque, e’ diventata tra le banche piu’ solide in Italia. E’ un dato di fatto. Da oggi nessuno potrà più agitare lo spettro dell’insolvenza per sottrarle clienti e depositi”. Lo ha spiegato Alessandro Penati, Presidente di Quaestio Capital, il gestore del fondo Atlante che controlla il 99,3% della Banca Popolare di Vicenza, in una lettera inviata ai quotidiani locali nel giorno dell’assemblea, nella quale ha sottolineato “con chiarezza che il massiccio aumento di capitale e’ stato richiesto entro tempi certi dalle Autorita’ di Vigilanza. La mancata sottoscrizione dell’intero aumento di capitale avrebbe comportato  l’imposizione del meccanismo di risoluzione; come insegnano le recenti esperienze delle quattro banche del centro Italia, si sarebbero azzerati anche i risparmi degli obbligazionisti, imposti pesanti tagli di occupazione e una stretta creditizia”. Il Fondo Atlante, ha spiegato Penati, “e’ nato proprio per scongiurare questa eventualita’. E c’e’ riuscito. Non voglio in alcun modo minimizzare le sofferenze di tanti soci che hanno perso ingiustamente i loro risparmi; voglio solo rammentare che si era sull’orlo del precipizio. Ma  ora la Banca è in totale sicurezza”.

Giuseppe Catapano: B.Mps verso 3 miliardi di capitali freschi, il Governo pronto a sostenere il Monte

DV1348252Fino a tre miliardi di capitali freschi per contribuire ad abbattere l’enorme mole di crediti deteriorati. E’ questo, scrive La Stampa, il piano che oggi dovrebbe ufficializzare il Monte dei Paschi, nella speranza che il Governo si faccia carico del problema. A meno di colpi di scena, precisa il giornale, oggi il cda straordinario di B.Mps lancerà un aumento di capitale fra 2 e 3 mld. Una proposta che alle attuali condizioni della banca (circa 24 mld di crediti deteriorati) il mercato dovrebbe snobbare. A quel punto il Governo -grazie all’articolo 32 della Brrd- sarebbe pronto a lanciare la sua ciambella di salvataggio sottoscrivendo (potrebbe farlo con un bond) cio’ che il mercato rifiuterà. Il problema, continua il quotidiano, è che in quel caso le regole impongono di sacrificare, oltre agli azionisti -che verrebbero comunque diluiti- anche gli obbligazionisti subordinati. Per evitare questo scenario il premier, Matteo Renzi, è pronto a tutto, fino al coinvolgimento nell’operazione di ricapitalizzazione della Cassa depositi, soggetto pubblico ma formalmente privato.

Giuseppe Catapano: Enti, nuovi mutui rinegoziabili

giucatap10I nuovi mutui contratti dagli enti locali saranno sempre rinegoziabili. E avranno sempre un cap definito, ossia una soglia massima di tasso di interesse che non potrà mai essere superata. Per i mutui in essere, invece, le penali per l’estinzione anticipata (che in alcuni casi superano il 20%) saranno di sicuro abbattute, mentre sull’apertura di una nuova finestra di rinegoziazione dei mutui locali bisognerà valutare la disponibilità del Mef. Francesco Boccia, presidente della commissione bilancio della camera, da anni conduce una battaglia personale contro l’esosità dei tassi applicati ai comuni da Cassa depositi e prestiti. Ma questa volta intende andare fino in fondo, perché, dice, «Cdp non può continuare a fare utili con i debiti dello stato». E a ItaliaOggi anticipa i temi su cui si concentrerà il lavoro della commissione sul decreto enti locali (dl 113/2016). Senza risparmiare una frecciatina ai senatori di Ncd che la prossima settimana dovranno votare la riforma dei bilanci di regioni ed enti locali a maggioranza assoluta. «Attenzione a non trasformare un provvedimento essenziale per gli enti in un terreno di scontro politico».

Giuseppe Catapano: Mps recupera con stop vendite short

giucatap8B.Mps in deciso rialzo a piazza Affari dopo i crolli degli ultimi giorni. L’azione, più volte sospesa dagli scambi, segna un +9,54% a 0,2905 euro. “Il titolo tenta un recupero, complice lo stop alle vendite allo scoperto di oggi. Inoltre, il mercato ‘fiuta’ una soluzione a breve da parte del Governo”, commenta un gestore. Ieri B.Mps ha lasciato sul terreno il 19,39%, un calo molto importante che ha seguito il -13,99% già fatto segnare lunedi’ dall’azione. Mediobanca Securities, che sul titolo ha una raccomandazione neutral con prezzo obiettivo a 0,62 euro, sottolinea come “la priorita’ sia evitare il bail-in. E’ nell’interesse del sistema e dei politici”. Il nodo è capire se sia possibile far leva sulle eccezioni all’intervento statale nella normativa Ue in caso di shortfall di capitale evidenziati dagli stress test; “dunque alla fine si tratta di una negoziazione politica con la Commissione con ripercussioni consistenti per la stabilità finanziaria e la futura stabilità politica in Europa”, aggiungono gli esperti.

Giuseppe Catapano: Un like su Facebook costa caro

People are silhouetted as they pose with laptops in front of a screen projected with a Facebook logo, in this picture illustration taken in Zenica October 29, 2014. Facebook Inc warned on Tuesday of a dramatic increase in spending in 2015 and projected a slowdown in revenue growth this quarter, slicing a tenth off its market value. Facebook shares fell 7.7 percent in premarket trading the day after the social network announced an increase in spending in 2015 and projected a slowdown in revenue growth this quarter. REUTERS/Dado Ruvic (BOSNIA AND HERZEGOVINABUSINESS LOGO - Tags: BUSINESS SCIENCE TECHNOLOGY LOGO TPX IMAGES OF THE DAY)

Un like su Facebook può costare caro. Fino a un mese di sospensione dal servizio se il «mi piace» messo dal dipendente pubblico ma da privato utente del social network si inserisce in un thread che nuoce all’immagine dell’amministrazione datrice. È quanto emerge dall’ordinanza 246/16, pubblicata dalla terza sezione del Tar Lombardia. Il lavoratore è intervenuto su Facebook dopo che qualcuno ha postato la notizia di un suicidio in carcere. Il thread mette in imbarazzo l’amministrazione datrice dal momento che gli utenti hanno postato «commenti riprovevoli» sulla vicenda; il tutto mentre il lavoratore non ha tolto subito il like, come ben avrebbe potuto, sottolineano i giudici. Tra l’altro l’articolo postato dava anche notizia del pronto intervento delle guardie carcerarie, dunque la sequenza di commenti che si è aperta risulta complessa. Compensate le spese della fase cautelare.

Giuseppe Catapano: Nella pubblica amministrazione ora sapere è un diritto

MARIANNA MADIA

Sapere come agisce la p.a. sarà un diritto per i cittadini. Ciascuno potrà richiedere gratuitamente alla pubblica amministrazione dati e documenti a prescindere da un interesse diretto. Il diritto di accesso, già riconosciuto dalla legge, ma legato all’esistenza di una situazione giuridica tutelabile (diritto soggettivo o interesse legittimo), si amplia al punto da essere sempre attivabile, realizzando così un controllo sociale diffuso, «il controllo di 60 milioni di cittadini». È il «Freedom of information act», ossia il sistema generale di pubblicità e trasparenza, già radicato nei paesi anglosassoni, e introdotto nel nostro ordinamento dal decreto legislativo approvato ieri in via definitiva dal consiglio dei ministri. Si tratta del primo degli 11 dlgs attuativi della riforma Madia (legge n.124/2015), varati in blocco dal governo a gennaio, a diventare legge. E forse non è un caso, visto che si tratta di un provvedimento dall’alto valore simbolico che fa della trasparenza non più un adempimento burocratico, o peggio ancora, una concessione ai cittadini, ma una «grande politica pubblica che serve a combattere la zona grigia che va dall’illecito allo spreco», come si legge nel parere licenziato da Montecitorio il 19 aprile scorso (si veda ItaliaOggi del 20/4/2016).
La camera, nell’accendere il semaforo verde sul testo, aveva però posto una serie di condizioni che sono state integralmente accolte nella versione varata dal cdm. A cominciare dall’eliminazione del meccanismo del silenzio-rifiuto, previsto nel testo originario del dlgs, che avrebbe comportato il rigetto dell’istanza decorsi inutilmente 30 giorni dalla presentazione della stessa. Come osservato dalla commissione affari costituzionali della camera, questo meccanismo avrebbe comportato effetti «paradossali» rischiando di vanificare la ratio stessa del decreto. E così nel testo definitivo si stabilisce che il rigetto da parte della p.a. debba essere sempre espresso e motivato. Contro il diniego (parziale o totale) da parte della pubblica amministrazione, o in caso di mancata risposta, il rimedio non sarà più il ricorso al Tar (che avrebbe comportato dispendiose spese legali in grado di rappresentare un freno a ricorrere per gli interessati).

Giuseppe Catapano: Amazon, marca privata sul food

giucatap616Il gigante dell’e-commerce Amazon non è estraneo negli Stati Uniti alla vendita di beni a marchio proprio, dai cavetti Usb alla linea di pannolini e salviette per bambini con l’etichetta etica Amazon Elements. Ora l’ex rivenditore online di libri che con il servizio Amazon Fresh è arrivato a portare (anche in Italia) cibi freschi a domicilio è pronto ad allargare la marca privata proprio sul food. Su questo settore, secondo gli analisti, può disporre infatti delle maggiori conoscenze, dai gusti regionali alla possibilità di ruotare la distribuzione in base alle preferenze e alle disponibilità di magazzino.
Secondo il Wall Street Journal il gruppo di Jeff Bezos (nella foto) è a poche settimane dal lancio di alcune marche dai detersivi al caffè, prima di mettere definitivamente il bollino Amazon su cibi per la tavola.
Nel giro di un mese arriverà sul mercato statunitense il brand Happy Belly, con referenze salutari (il marchio vuol dire Pancia Felice) che comprendono tè e caffè, fino alle spezie e all’olio da cucina. Riguarda invece gli snack la linea Wickedly Prime. Non mancherà la gamma per i prodotti costruiti attorno alla cura della casa denominata Presto!, che comprende detersivi e smacchiatori vari (e chissà cosa ne diranno alla Henkel, produttore di Bio Presto). Fino alla linea Mama Bear (tradotto: mamma orsa) che include giochi per bambini, ma anche omogeneizzati.
La società non ha commentato le indiscrezioni ma l’offerta, che sarà riservata ai clienti a pagamento di Amazon Prime, è stata studiata per diversi anni con l’aiuto di consulenti strategici per il food e produttori fra cui TreeHouse Foods, una multinazionale con sede a Oak Brook (Illinois), specializzata proprio nelle marche private.
Quello delle private label è d’altronde un mercato gigantesco negli Stati Uniti: nel 2015 le vendite ammontavano a 118,4 miliardi di dollari (oltre 104 mld di euro) stando alle stime rilasciate dalla Private label manufacturers association (Plma). Un piatto interessante anche per Bezos.
Secondo gli analisti non sarà per ora il prezzo a tenere banco nell’offerta, essendo comunque un servizio riservato ai soci di Amazon Prime, (l’abbonamento costa 99 dollari l’anno o 11 dollari al mese negli Usa), ma quanto i prodotti potranno offrire in valore, si legga nei servizi, dalla disponibilità alla consegna a domicilio. Gli asset su cui può contare il gigante dell’e-commerce sono infatti la disponibilità di magazzino, la rotazione per non parlare delle informazioni che oggi Amazon possiede dei suoi clienti. Contando che il servizio a pagamento Prime ha superato le 50 milioni di sottoscrizioni.
In base agli analisti e grazie agli accordi stipulati fino a oggi, la società avrebbe la banca dati più potente riguardo al food, dai clienti ai gusti per area geografica: conosce quali categorie si vendono, se con una certa stagionalità o se in base alle previsioni del tempo si venda più la birra o il vino. Inoltre non deve lottare per mettere annunci o guadagnarsi spazi online. Insomma si tratta di una macchina super testata che ora si appresta a gareggiare senza rivali. Almeno negli Stati Uniti, dove anche un colosso della distribuzione come WalMart sta soffrendo proprio a causa dell’e-commerce e dell’avanzata di Amazon.
Alcuni professionisti si sono spinti oltre: Bezos potrebbe addirittura dettare le tendenze guardando alle oscillazioni dei gusti. L’esperimento sul food partirà ora sulla prima linea dedicata ai cibi non deperibili, in attesa appunto che il marchio Amazon compaia sui pomodori «Roma» in vendita dall’altra parte dell’oceano.