Giuseppe Catapano: Legge di Stabilità 2016, cosa conterrà

Sostegno alle famiglie più povere, niente tassa sulla prima casa, bonus ristrutturazioni: niente riforma pensioni.

giucatap135Si avvicina il giorno del varo della Legge di Stabilità 2016 (fissato per la mattina del 15 ottobre prossimo) e già numerose sono le indiscrezioni uscite, in forma più o meno ufficiale, da palazzo: dall’eliminazione della tassa sulla casa (almeno la prima), alla riconferma per un altro anno del bonus ristrutturazioni, dalla riduzione dell’Ires a un limitato intervento sulla pensione anticipata. Super-ammortamenti per l’acquisto di nuovi macchinari riguarderanno anche i beni in leasing e i liberi professionisti (la maxideduzione al 140% sarà riconosciuta solo per acquisti effettuati da ottobre 2015 e il 31 dicembre 2016). Vediamo singolarmente le misure che dovrebbero uscire fuori dal testo definitivo.

Tassa sugli immobili: esente la prima casa

Si comincia con la conferma della definitiva cancellazione della tassa sugli immobili sulla prima casa. Niente Tasi, dunque, e niente Imu, anche per le case di lusso. La cancellazione delle tasse sull’abitazione principale è la priorità del Governo per ridurre il carico fiscale sulle famiglie e rilanciare l’intero settore dell’edilizia. Su tutti gli altri immobili diversi dalla prima casa, il testo di legge dovrebbe prevedere l’unificazione di Tasi e Imu.

Incentivi all’assunzione

Viene riconfermato lo sgravio contributivo introdotto l’anno scorso su tutte le assunzioni a tempo indeterminato: per il 2017, però, la misura viene ridotta, per cui i contributi previdenziali dovranno essere pagati per solo una metà (dagli attuali 8.060 euro a 4.000 euro annui) e, in più, il bonus varrà per due anni e non più tre.

Detrazioni per ristrutturazioni

Proroga per un altro anno a una delle misure meglio riuscite delle ultime leggi di Stabilità: i crediti di imposta del 65% per il risparmio energetico e del 50% per le ristrutturazioni abitative semplici. I due bonus saranno prorogati soltanto per il 2016 agli stessi livelli di oggi, senza stabilizzazione. L’ecobonus prevede comunque l’ampliamento della platea con risorse per 350 milioni.

Pensione anticipata

Non ci sarà la riforma delle pensioni che era stata prospettata (la manovra viene rinviata al 2016). Restano solo tre misure di flessibilità generalizzata sui pensionamenti. La prima è un aumento della platea residua di esodati, con un’ultima salvaguardia. Si tratta dei profili di esodati già riconosciuti fino alla sesta salvaguardia dell’anno scorso (di cui vengono protratti i termini fino al 1° gennaio 2017) cui s’aggiungerebbero i mobilitati di aziende fallite e del settore edilizia. La seconda misura è la conferma dell’opzione donna ovvero la possibilità di ritiro anticipato con 58 anni e 35 di versamenti per lavoratrici che maturino il requisito entro dicembre (la platea potenziale è di 30mila soggetti). In ultimo viene stanziata un’ulteriore somma per comprire il pagamento dell’indicizzazione delle pensioni, per come imposto dalla Corte Costituzionale qualche mese fa.

Ires e piano per il Sud

Verrà ridotta l’Ires entro una forbice tra i 2 e i 3,5 punti.

Saranno favoriti gli interventi al Sud: è previsto un piano di cantieri da 5 miliardi da mettere in moto nel 2016. Tra le misure ipotizzate anche gli sgravi rafforzati per le assunzioni e fino al 2020, facendo leva sui fondi (già disponibili) del Piano di azione e coesione (Pac).

Sostegno alle famiglie povere

Saranno probabilmente estese le attuali misure di contrasto alla povertà. L’obiettivo è dare un sostegno diretto alle famiglie con minori che vivono in condizioni di disagio estremo (sono 600mila).

Giuseppe Catapano: Poste Italiane debutta a Piazza Affari, oggi via al collocamento

Oggi Poste Italiane debutta a Piazza Affari con il lancio del collocamento. La scelta di quotarsi “ha un significato economico, ma anche per il Paese”, ha detto Francesco Caio, amministratore delegato e direttore generale del gruppo, durante l’evento di presentazione di avvio dell’offerta pubblica di vendita di Poste Italiane.

Il passaggio verso la Borsa “è un passaggio di trasparenza, un passaggio che crea valore per i cittadini”, ma è anche un passo, secondo l’ad Caio “necessario”. Quella di Poste Italiane ricorda “è l’Ipo piu grande d’Europa e garantire un buon passaggio significa garantire un futuro sostenibile per le persone di Poste”. La scelta dunque di approdare a Piazza Affari si colloca all’interno di “una politica industriale di ammodernamento del Paese”.

La quotazione in Borsa delle Poste italiane è “un passaggio necessario per garantire la sostenibilità di lungo termine a questa azienda, che è un pezzo dell’Italia”, aggiunge.

“Abbiamo aperto oggi il road-show, chiuderemo il road-show il 22 ottobre” mentre “il 26-27 ottobre ipotizziamo l’apertura della contrattazione del titolo in Borsa”, replica a chi gli chiede quali saranno i tempi del debutto del gruppo a Piazza Affari.

L’ad di Poste Italiane conferma il piano di 8mila assunzioni in cinque anni. Numeri contenuti nel piano strategico del gruppo che oggi, a Piazza Affari a Milano, ha presentato l’avvio dell’offerta pubblica di vendita di Poste Italiane.

RENZI: ORA RISPONDERA’ A MERCATO – “Poste Italiane va in Borsa: quella che decenni fa era l’azienda conservatrice più corporativa e succube della politica, risponderà agli azionisti e al mercato”, ha scritto il premier Matteo Renzi su Facebook.

VIA AL COLLOCAMENTO – Sul mercato andrà fino ad un massimo del 34,7% del capitale, che salirà al 38,2% (498,3 milioni di azioni) se il Tesoro eserciterà integralmente l’opzione greenshoe prevista. La valorizzazione del capitale della società è stata fissata tra un minimo non vincolante di 7,837 miliardi di euro e un massimo vincolante di 9,796 miliardi. La forchetta prevista è quindi tra i 6 e i 7,5 euro per azione con un valore indicativo dell’operazione tra i 2,7 e i 3,7 miliardi.

Della quota di azioni che andrà sul mercato, il 70% è riservato agli investitori istituzionali e il restante 30% al mercato retail, compresa una tranche di 14,9 milioni di azioni riservate ai dipendenti ai quali saranno garantiti due lotti da 50 azioni l’uno che potranno acquistare chiedendo un anticipo suol Tfr. Poste Italiane, inoltre,premierà la ‘fedeltà’ di chi acquisirà azioni al collocamento e le terrà per almeno un anno con una bonus share del 5% (una azione gratuita ogni venti) che salirà al 10% (una azione gratuita ogni dieci) per i lotti riservati ai dipendenti.

Il modello di privatizzazione, negli obiettivi del Tesoro, “assicurerà la presenza di un azionariato diffuso e la stabilità dell’assetto azionario, anche tenendo conto del servizio di pubblica utilità che Poste Italiane svolge e dei piani di investimento, sviluppo e innovazione digitale che l’azienda ha avviato”.

Si tratta, ha spiegato via Venti settembre nei giorni scorsi, “di una operazione fondamentale del programma di privatizzazioni del Governo, che ha l’obiettivo di rafforzare la società, rendere più efficienti i servizi resi ai cittadini, potenziare il mercato dei capitali e reperire risorse finanziarie da destinare alla riduzione del debito”.

L’agenzia di rating Fitch ha sottolineato che la privatizzazione di Poste Italiane non dovrebbe avere impatti sul rating della società avendo una “importanza strategica per il governo italiano” che per questo, spiega l’agenzia di rating, anche dopo la vendita delle sue quote manterrà “un elevato grado di controllo e supervisore”.

Poste Italia conta su 142mila dipendenti, con una rete capillare di 13mila uffici postali sparsi lungo tutta la penisola. La società gestisce 50 milioni di operazioni al giorno, con 13 milioni di invii postali e 20 mila pacchi, quotidianamente. Inoltre sono 6,2 milioni i conti correnti postali e due milioni i correntisti on line con un totale di 469 miliardi di euro di risparmio gestito. Poste Italiane ha chiuso i primi sei mesi del 2015 con ricavi totali per 16 miliardi di euro (+7%), e un utile netto di 435 milioni contro i 222 dello stesso periodo 2014.

Giuseppe Catapano: Ferrari, Fca lancia l’Ipo: venderà il 10% delle azioni del Cavallino

giucatap134Fca ha annunciato l’Ipo su Ferrari. Venderà così il 10% delle azioni della casa di Maranello, pari a 17,18 milioni di azioni ordinarie. Fca attualmente detiene il 90 per cento della casa automobilistica di lusso. Attualmente l’Ipo è prevista per tra 48 e 52 dollari per azione, e le azioni negozieranno sotto il simbolo, ‘Race’ Ferrari.

”Ubs Investment Bank agisce in qualità di Global Coordinator dell’offerta. UBS Investment Bank e BofA Merrill Lynch agiscono in qualità di bookrunners e rappresentanti delle banche collocatrici per l’offerta. Allen & Company LLC, Banco Santander, BNP Paribas, J.P. Morgan and Mediobanca agiscono anch’esse in qualità di bookrunners per l’offerta”, prosegue la nota Fca.

”Un registration statement, che include un prospetto preliminare e soggetto a completamento, relativo a tali strumenti finanziari è stato depositato presso la SEC, ma non è ancora stato dichiarato efficace. Tali strumenti finanziari non possono essere venduti, né offerte di acquisto possono essere accettate, prima che il registration statement sia divenuto efficace e, anche allora, gli strumenti finanziari potranno essere venduti unicamente in base al registration statement ed al prospetto definitivo. Questo comunicato non costituisce offerta di vendita o sollecitazione di offerte di acquisto di tali strumenti finanziari, né avrà luogo alcuna loro offerta in alcun stato od ordinamento nel quale tale offerta, sollecitazione o vendita sarebbero illegittime prima della registrazione o approvazione in base alle norme applicabili in tale ordinamento -conclude la nota- L’offerta di questi strumenti finanziari avverrà unicamente attraverso un prospetto”.

”Fca prevede di riservare alle banche collocatrici un’opzione per l’acquisto da Fca di ulteriori massime 1.717.150 azioni ordinarie, pari a circa l’1% delle azioni ordinarie di Ferrari”, si legge nella nota di Fca.

”Successivamente alla Ipo, Fca deterrà l’80% di Ferrari (se le banche collocatrici eserciteranno per intero l’opzione di acquisto di azioni addizionali). Ferrari non vende alcuna azione e non riceverà alcun ricavo dalla vendita delle azioni ordinarie da parte di Fca. Questa offerta fa parte in una serie di operazioni volte a separare Ferrari da Fca. A seguito del completamento dell’offerta, Fca prevede di distribuire la sua restante partecipazione dell’80% in Ferrari ai propri azionisti all’inizio del 2016”.

Giuseppe Catapano: Presi i killer di Cocò, il bimbo ucciso in Calabria. “Usato come scudo”

giucatap113Sono stati arrestati dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza i due presunti killer di Antonio Iannicelli, della compagna marocchina Touss Ibtissam, di 25 anni, e del nipotino Nicola Campolongo, di 3 anni – il piccolo Cocò, come tutti lo chiamavano – uccisi e bruciati in auto il 16 gennaio 2014 a Cassano all’Ionio. Si tratta di Cosimo Donato, di 38 anni, e Faustino Campilongo di 39 anni, entrambi già detenuti al carcere di Castrovillari.

Le indagini dei carabinieri hanno consentito di individuare il movente, documentare la sua connotazione tipicamente mafiosa ed evidenziare le dinamiche criminali nel territorio della Sibaritide.

Il piccolo Cocò veniva utilizzato come scudo dal nonno che lo aveva in custodia. Il bambino era stato affidato a lui dopo l’arresto dei genitori, coinvolti in reati di droga. E’ proprio il traffico di stupefacenti il movente del triplice delitto. Iannicelli sapeva di essere in contrasto con il gruppo criminale che opera sulla Sibaritide e probabilmente ha portato con sé il nipotino nell’incontro risultato poi fatale con i suoi assassini. La furia omicida non ha risparmiato il piccolo, che è stato prima ucciso e poi bruciato insieme al nonno e alla compagna in auto.

Cocò conosceva i suoi assassini. E’ una delle ipotesi avanzata dai carabinieri. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, gli autori dell’efferato delitto frequentavano gli stessi ambienti di Iannicelli, da qui l’ipotesi che il nipotino li conoscesse bene e la decisione di non risparmiarlo all’atroce fine a cui era destinato il nonno.

“Non possiamo escludere che il bambino potesse conoscere gli assassini. Quanto accaduto è un’ulteriore cartina di tornasole della spietatezza di un’organizzazione criminale tanto arcaica quanto crudele, ma al tempo stesso proiettata al futuro, mossa da una fame di soldi e di potere che la porta a perseguire l’obiettivo ad ogni costo, fino a compiere i delitti più efferati”, spiega all’Adnkronos il generale Giuseppe Governale, comandante del Ros Carabinieri.

Donato e Campilongo avevano attirato la vittima designata in una trappola. Le celle radio analizzate dal Ros sembrano incastrare i due sul luogo dove venne ritrovata l’auto bruciata con i corpi all’interno. I due erano spacciatori che agivano sotto le direttive di Iannicelli e questo pretendeva che non lavorassero per altri ma nello stesso contesto sono sorti contrasti.

“E’ chiaro che gli autori del delitto avevano messo in preventivo l’eventualità diattirare Iannicelli in un tranello e che c’era la possibilità che l’uomo fosse in compagnia della convivente e del bambino”, afferma il generale Governale.

Dalle indagini è emerso che la cosca degli Zingari temeva che Giuseppe Iannicelli potesse collaborare con la giustizia e per questo motivo lo hanno ucciso. I dissidi con la cosca Abbruzzese erano in corso da tempo e si erano acuiti quando la notizia della possibile collaborazione è iniziata a circolare negli ambienti criminali.

“Riteniamo -ha dichiarato il procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Vincenzo Lombardo- che abbiano partecipato anche altre persone a questo delitto.Ci sono tracce di altri veicoli presenti nella zona. Sicuramente i due soggetti arrestati oggi hanno partecipato all’occultamento dei cadaveri”.

“Questi arresti – ha affermato il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti – sono di una importanza enorme per quello che è stato commesso e perché abbiamo individuato i responsabili di un delitto atroce che si è consumato non solo con l’uccisione ma anche con la carbonizzazione di un bambino. È un fatto inconcepibile, fuori da ogni contesto di responsabilità”.

”Iannicelli – ha spiegato il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo – era convinto che portare il bambino con sé avrebbe costituito una polizza assicurativa, non pensava che gli avrebbero fatto del male perché erano le regole dell’onorata società”. Il piccolo Cocò conosceva i suoi assassini poiché ”erano amici del nonno, quando andava a Firmo con lui -ha raccontato Lombardo- alloggiava a casa di Donato (uno degli arrestati di oggi, ndr)”. Dunque temevano ”che potesse riconoscerlo e parlarne con i familiari”. Per questo motivo i responsabili di questo delitto non lo hanno risparmiato.

Il premier Matteo Renzi su Facebook ha espresso la sua gratitudine agli inquirenti e alle forze dell’ordine: “Niente potrà sanare il dolore per l’accaduto, ma sono e siamo orgogliosi delle italiane e degli italiani che ogni giorno combattono contro la criminalità e per la giustizia: grazie”.

L’omicidio del piccolo Cocò aveva suscitato l’attenzione di Papa Francesco, che gli aveva rivolto un pensiero e una preghiera in occasione dell’Angelus in piazza san Pietro, il 26 gennaio 2014.

Giuseppe Catapano: Montezemolo, entro la fine del 2016 a Fiumicino ci sarà un terminal dedicato per Alitalia

giucatap133Entro la fine del 2016 nello scalo romano di Fiumicino ci sarà un terminal dedicato per Alitalia. Lo ha annunciato il presidente Luca di Montenzemolo nel corso di una conferenza stampa.
“Non c’è dubbio – ha ricordato Montezemolo – che abbiamo pagato un prezzo molto alto per quello che è successo a Fiumicino, però devo dire che da alcune settimane abbiamo creato gruppo di lavoro con aeroporti di Roma in funzione di progetti chiari, tempistiche chiare, necessità chiare in quanto esigenze di alitalia”. “Abbiamo bisogno – ha aggiunto – avendo scelto Fiumicino come hub, di un terminal dedicato, che sia uno show room, dedicato a nuove rotte fondamentali per l’Italia nel mondo e per Alitalia. Siamo confidenti che a fine 2016 avremo un terminal F totalmente dedicato ad Alitalia”.

Giuseppe Catapano: Tangenti, in manette il vicepresidente della giunta lombarda Mantovani. Indagato Garavaglia

giucatap132Il vicepresidente della Giunta regionale lombarda ed ex assessore alla Sanità Mario Mantovani è stato arrestato con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano. Assieme a lui sono finiti in manette il suo collaboratore Giacomo Di Capua e un ingegnere del provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, Angelo Bianchi. Secondo quanto confermano fonti investigative, è inoltre indagato per turbativa d’asta anche l’assessore all’Economia del Pirellone, Massimo Garavaglia, ex parlamentare della Lega, perquisito stamane dalla guardia di finanza.
Tra le condotte illecite contestate a Mantovani, gare pilotate sugli appalti per la gestione del trasporto di malati dializzati. Turbative d’asta su opere pubbliche, come la ristrutturazione di alcuni edifici scolastici del comune di Arconate. E ancora, pressioni sul Provveditorato alle opere pubbliche di Lombardia e Liguria per far riacquisire il ruolo di responsabile unico del procedimento ad Angelo Bianchi, sotto inchiesta a Sondrio. Inoltre, stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, Mantovani avrebbe ottenuto gratuitamente lavori di ristrutturazione in immobili di sua proprietà e in case di riposo riconducibili a sue società in cambio del conferimento di incarichi pubblici all’ingegnere che le ha eseguite. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti e condotta dal pm Giovanni Polizzi, è nata in seguito all’esposto presentato in Procura da Alfio Leonardi, dirigente del ministero delle Infrasttrutture e dei Trasporti in servizio al Provveditorato delle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria. L’arresto di Mantovani, sempre da quanto si è saputo, è stato chiesto nei mesi scorsi ma è stato accolto solo oggi dal gip Stefania Pepe.
Mario Mantovani (FI) sarebbe dovuto intervenire oggi alla “Giornata della Trasparenza” a Palazzo Lombardia. L’incontro, organizzato dalla Regione e dal Consiglio regionale, è iniziato attorno alle 9.30. Alla “Giornata della Trasparenza” era previsto anche l’intervento del governatore Roberto Maroni che, però, avrebbe cambiato programma e non dovrebbe più intervenire all’incontro.

Maroni: sono stupito. “Sono rimasto stupito dell’arresto del vicepresidente e assessore Mantovani e mi auguro che sarà in grado di dimostrare la sua correttezza. Da quanto si apprende, la gran parte delle contestazioni che gli vengono rivolte sono estranee al suo incarico in Regione”, ha dicharato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni.

Berlusconi: Mantovani persona corretta, stupiti da inchiesta. “Ci ha stupito molto questa inchiesta di cui non sapevamo nulla. Francamente conosciamo Mantovani come persona corretta e siamo in attesa di notizie”. Lo ha detto Silvio Berlusconi arrivando a Palazzo Madama per un’assemblea con i parlamentari di Forza Italia, commentando l’arresto dell’esponente azzurro in Lombardia.

Giuseppe Catapano: Antitrust, uno Sportello per raccogliere le segnalazioni

giucatap131Si chiama “Sportello Antitrust” e sarà lo strumento più diretto per inviare segnalazioni, scritte o vocali, all`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Da oggi, è a disposizione del consumatore nell`home page del sito Internet dell`Agcm.
Lo “Sportello” – informa l’Autorità – servirà a raggruppare le diverse funzioni già svolte in precedenza e a convogliare le segnalazioni in arrivo. Sono tre i canali utilizzabili: il messaggio on line, attraverso il “form” che si apre automaticamente cliccando sulla prima icona a forma di busta; la chiamata telefonica gratuita al numero verde 800-166661; oppure un semplice Tweet nei consueti 140 caratteri previsti dal social network (@antitrust_it). Rimane, naturalmente, anche la possibilità di inviare una lettera per posta ordinaria all`indirizzo: Agcm – piazza Verdi, 6a – 00198 Roma.
Le segnalazioni, regolarmente protocollate, verranno poi smistate – come di consueto – alle varie Direzioni competenti, in modo da essere valutate nel merito. I funzionari dell`Agcm ne verificheranno quindi l`attendibilità e la fondatezza, per rimettere al Collegio dell`Autorità la decisione se avviare un`istruttoria o archiviare, richiedere impegni specifici alle imprese o esercitare una “moral suasion” in caso di mancato rispetto della normativa antitrust.
Nello stesso “Sportello”, è compresa una quarta icona che riassume e illustra i diritti dei consumatori, secondo la direttiva europea in vigore dal 14 giugno 2014 recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio dello stesso anno. Le novità principali riguardano i contratti a distanza, stipulati via Internet e comunque fuori dai locali commerciali: dall`ampliamento della durata del diritto di ripensamento (14 giorni) fino ai tempi per ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati (entro i 14 successivi al recesso). Questa normativa, inoltre, affida in esclusiva all`Antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati.

Giuseppe Catapano: Multinazionali sotto tiro

ANGEL GURRIA OCSE

Sono finiti i tempi nei quali la lotta all’evasione fiscale si faceva criminalizzando prima partite Iva e piccole e medie imprese e poi introducendo adempimenti e sanzioni sempre più draconiani. Metodo Visco, tanto per intenderci. Ora gli stati più ricchi si sono resi conto che l’evasione più pericolosa è quella delle società multinazionali e che senza un accordo politico a livello internazionale non è possibile fare nessun passo in avanti. I fatti sembrano dargli ragione. Venerdì scorso, infatti, i ministri delle finanze del G20 hanno discusso a Lima il pacchetto Beps (Base erosion and profit shifting) con l’obiettivo di mettere a punto una strategia comune per contrastare l’elusione internazionale che, secondo i calcoli dell’Ocse, sottrae agli stati produttori di ricchezza tra i 100 e i 240 miliardi di dollari l’anno.

I paesi occidentali, oberati da debiti pubblici sempre più pesanti e livelli di pressione fiscale al limite del tollerabile, non possono più tollerare che società come Google, Amazon, Facebook, tanto per citare quelle più note, facciano profitti stellari versando imposte ridicole grazie a una sapiente attività di pianificazione fiscale internazionale. Nell’anno d’imposta 2012 Amazon ha versato alle casse dell’erario italiano meno di un milione di euro, Google 1,8 milioni, Facebook 132 mila euro.

Il pacchetto commissionato dal G20 e messo a punto in due anni di lavoro dall’Ocse non ha ancora natura vincolante, richiede infatti di essere recepito a livello nazionale. Questo potrebbe richiedere del tempo e avere come effetto una parziale difformità delle norme di recepimento. Ma non c’è dubbio che da quando è risultata chiara la volontà politica dei paesi più importanti di porre un freno all’evasione e all’elusione internazionali, le cose stanno cambiando molto velocemente. Chi poteva immaginare pochi anni fa che i paradisi fiscali si sarebbero aperti alla trasparenza e alla collaborazione più ampia? Il clima è decisamente mutato. Lo dimostra il successo della voluntary disclosure italiana, nonostante tutti i pasticci combinati dal legislatore, che sembra più impegnato a scoraggiare l’adesione, invece di favorirla: senza una forte percezione del rischio legato al possesso di capitali non dichiarati, ben pochi contribuenti avrebbero chiesto la regolarizzazione.

La maggior parte dei paesi, di fatto, si sta già muovendo sulla scia degli orientamenti ora formalizzati dall’organizzazione parigina. Per esempio il patent box e la cooperative compliance, la disciplina della stabile organizzazione, la stessa definizione dell’abuso di diritto di recente approvati dal parlamento italiano, sono già tarati sui parametri Ocse. Ci sono poi alcune misure che entreranno in vigore in tempi abbastanza veloci. Scatterà per esempio dal 1° gennaio 2016 il country by country reporting, cioè l’obbligo, per le multinazionali con fatturato superiore a 750 mila euro, di comunicare al fisco dati importanti come fatturato, utile, imposte pagate, numero di dipendenti. Dati che saranno scambiati tra le amministrazioni dei diversi paesi per contrastare il fenomeno dello spostamento di profitti verso paesi a fiscalità privilegiata tramite un transfer pricing ben al di sopra del valore di mercato. L’abuso dei prezzi di trasferimento è anche l’obiettivo di una serie di regole individuate dall’Ocse che, una volta acquisite dai consulenti fiscali delle grandi società, di fatto finiranno per essere applicate anche prima della loro formalizzazione in norme giuridiche nei vari paesi per evitare rischi di accertamenti fiscali negli anni a venire. E non è nemmeno pensabile che nei prossimi anni la tensione degli stati su questo fronte torni ad allentarsi. I problemi di bilancio di tutti i paesi produttori sembrano destinati ad aggravarsi invece che a ridursi e questo renderà ineludibile la ricerca di nuove entrate fiscali. Indietro non si torna.

Non c’è dubbio che questo cambio repentino di atteggiamento creerà qualche problema alle imprese multinazionali che potrebbero in molti casi essere costrette a rivedere il loro assetto societario. Ed è facile prevedere che per minimizzare il rischio di accertamenti fiscali si potenzierà l’istituto del ruling, cioè il dialogo preventivo tra impresa e amministrazione (non è un caso se il nostro legislatore, con il decreto legislativo n. 156, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre ne ha aggiornato la disciplina). Meglio accordarsi prima che tentare di fare i furbi e poi subire danni economici e d’immagine, potenzialmente devastanti.

Giuseppe Catapano: Indennità di accompagnamento Inps per invalidi: chiarimenti dei giudici

giucatap128Per quali tipi di malattie spetta l’indennità di accompagnamento (anche chiamato “assegno di accompagnamento”) a carico dell’Inps e quali sono le condizioni per ottenerla? In questo breve articolo verificheremo tutti i chiarimenti forniti, in questi ultimi anni, dai giudici e, segnatamente, dalla Cassazione (i testi delle sentenze possono essere letti cliccando sul link presente in nota).

Condizioni per l’accompagnamento

In tema di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, la legge richiede due presupposti che devono ricorrere contestualmente anche per chi ha superato 65 anni di età:

– una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile

– e, alternativamente, o l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).

Patologie per l’accompagnamento

Per ottenere l’indennità di accompagnamento è necessario che il richiedente dimostri di essere affetto da malattia che lo renda incapace di compiere gli elementari atti giornalieri: tale incapacità va intesa non solo in senso fisico, ossia come semplice idoneità ad eseguire materialmente tali atti (si pensi al soggetto impossibilitato a deambulare se non con l’aiuto di una terza persona), ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica. Così ben potrebbe essere concesso l’accompagnamento a persona perfettamente capace di camminare da sola, ma con gravi deficit mentali. In diverse sentenze la Cassazione ha avuto modo di precisa che l’accompagnamento spetta quando siano presentidisturbi della sfera intellettiva, cognitiva o volitiva come, per esempio, nel caso di schizofrenia o nel caso di un rendimento mentale quasi del tutto compromesso per incapacità di memorizzare e stare attento, oppure nel caso di ipovalidismo psichico, con manifestazione classiche della oligofrenia.

In questi casi, quindi, l’indennità di accompagnamento può essere accordata anche a chi è in grado di deambulare, ma che, per ragioni inerenti alla propria sfera psichica, non è comunque in grado di compiere i più elementari atti della vita quotidiana. Non bisogna tenere conto del numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute del malato e sulla sua dignità come persona, sicché anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.

Allo stesso modo è stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento a chi si trova in ciclo di chemioterapia, mentre è stata negata a chi, per camminare, ha necessità di avere sempre il bastone sul presupposto che, per ottenere l’accompagnatore, si deve trattare di impossibilità e non di semplice difficoltà.

L’indennità di accompagnamento serve per fornire un sostegno economico non solo al malato, ma anche alla sua famiglia, al fine di consentire al primo – benché obbligato a ricevere controlli e assistenza continua – di continuare a vivere all’interno del proprio nucleo familiare e non dover, invece, farsi ricoverare in una casa di cura. Il che ovviamente si ripercuote anche in un beneficio per la spesa sociale. Ne deriva che il diritto al beneficio va riconosciuto in relazione a tutte le malattie che, per il grado di gravità espresso, comportano, per il malato, una consistente limitazione delle facoltà cognitive e, quindi, richiedono una giornaliera assistenza al fine di evitargli pericoli per sé e per gli altri.

Anoressia

L’anoressia in forma grave, quale sindrome nevrotica caratterizzata dal rifiuto sistematico del cibo, gioca un ruolo importante anche nel campo giuridico previdenziale. Tale malattia è stata, infatti, al centro di una sentenza della Cassazione, con la quale la Suprema Corte ha affermato il principio, già valido per l’esistenza del diritto all’assegno ordinario di invalidità della valutazione complessiva del quadro morboso del soggetto e non delle singole manifestazioni morbose. Per cui anche in caso di anoressia può essere riconosciuto l’accompagnamento.

Soggetti

Gli invalidi di età compresa fra i 18 e i 65 anni, nei cui confronti sia stata accertata una riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74% per minorazioni (congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, ivi comprese le irregolarità psichiche per oligofrenie sia organiche che dismetaboliche e le insufficienze mentali per difetti sensoriali e funzionali), hanno diritto a un assegno mensile (per tredici mensilità) in presenza anche del possesso del requisito reddituale personale. Gli invalidi civili di età compresa tra i 18 e i 65 anni, nei cui confronti sia stata accertata, invece, una inabilità totale (100%), hanno diritto a una pensione di inabilità se in possesso anche del requisito reddituale personale.

L’indennità di accompagnamento scatta per dodici mensilità quando l’inabile (cioè l’invalido totale al 100%, minorenne o maggiorenne, per affezioni fisiche o psichiche) non sia in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure abbia bisogno di assistenza continua, trovandosi nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. Va subito notato che per l’ottenimento di tale indennità non sono previsti limiti di reddito per il semplice fatto che la corresponsione dell’indennità è legata solo alle minorazioni accertate.