Ieri sera il premier Matteo Renzi, poi il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa. Palazzo Chigi fa quadrato intorno alla legge di stabilità. La manovra varata dal governo è equa perché, unita a quella precedente, taglia tasse per 34 miliardi di euro e rappresenta “un pacchetto largamente a favore delle fasce più disagiate, del lavoro, della produzione e della ripresa degli investimenti”, afferma Yoram Gutgeld, consigliere economico di Palazzo Chigi e commissario per la revisione della spesa in un’intervista al Corriere della Sera. “Se si guarda alle nostre due leggi di Stabilità insieme – dice – c`è una riduzione di tasse di quasi 34 miliardi fra il 2014 e il 2017, di cui 30 miliardi su lavoro, impresa e sulla produzione, e solo 3,5 miliardi sulla casa. E all`interno dei 30 miliardi per il lavoro ci sono misure come i 10 miliardi del bonus da 80 euro o la decontribuzione sui contratti. Oltre a questo pacchetto, ora impegniamo un miliardo sulla povertà e potenziamo il fondo per la non autosufficienza. Mi pare un pacchetto largamente a favore delle fasce più disagiate, del lavoro, della produzione e della ripresa degli investimenti.
Per circa il 90%”. Gutgeld difende la scelta di alzare la soglia del contante a 3000 euro: “I dati dicono che quella soglia non ha portato a una riduzione del nero e dell’evasione, mentre noi su questo fronte facciamo cose importanti.
Split payment e reverse charge (il pagamento dell’Iva da parte del committente, ndr) vanno meglio del previsto. E per il 2018 si arriverà alla dichiarazione Iva pre-compilata e dunque al completamento della trasmissione telematica delle fatture”. Il consigliere di Palazzo Chigi spiega anche perchè la spending review è scesa dai 10 miliardi ipotizzati nel Def di aprile a 5,8 miliardi. “Quando parlavamo di dieci miliardi – ricorda – prevedevamo un intervento su sgravi e agevolazioni fiscali che poi abbiamo deciso di non fare, per due motivi. Ci siamo resi conto che per ottenere i nostri obiettivi di riduzione di tasse e di deficit non era necessario, grazie al maggior recupero di evasione fiscale e alla crescita in più; e poi avremmo dato l`impressione che questa non è una manovra di taglio delle tasse ma solo di spostamento della pressione da una parte all`altra”. In ogni caso, prosegue, “stiamo portando avanti progetti che, quando maturano, daranno risultati. Per esempio sugli acquisti dello Stato, sul meccanismo di controllo della spesa informatica.
Non indichiamo molte cifre perché prima vogliamo misurare gli effetti di queste innovazioni”.
non è dello stesso avvisso la Cgil. Il leader del maggiore sindacato italiano, Susanna Camusso, sembra non avere dubbi: “E’ una leggeche dà di più a chi stava già meglio e molto poco a chi è in difficoltà”, ha spiegato ai microfoni diRadio Cusano Campus. “Noto – ha aggiunto Camusso – che la grande questione che era stata posta dal mondo del lavoro, che era il tema delle pensioni, della flessibilità, di un processo di turn over che permettesse anche ai giovani di entrare a lavoro non è contemplata e anche le norme che ci sono sulla salvaguardia sull’opzione donna e sulle difficoltà sono tutte norme prefinanziate perché hanno restituito come abbiamo rivendicato il maltolto dai precedenti provvedimenti. Ci sono molti tagli, soprattutto sul servizio sanitario nazionale, non c’è previsione di risorse per il rinnovo dei contratti pubblici”. Insomma, “mi pare una legge di stabilità che dà risposte non sempre corrette al sistema delle imprese mentre non dà risposte al lavoro. La misura sulla povertà ci riserviamo di vederla ma non ci pare all’altezza dell’affrontare quanto è aumentata la povertà nel nostro Paese soprattutto per superare una norma esclusivamente monetaria per cominciare ad avviare i veri processi di inclusione”, ha concluso.
Legge di stabilità bocciatura anche dalla Cisl: “E’assolutamente insufficiente purtroppo”. A dirlo è il segretario generale Annamaria Furlan. “Ci aspettavamo molto di più – ammette la Furlan – dopo le dichiarazioni del Governo, innanzitutto ci aspettavamo il credito di imposta per agevolare gli investimenti delle aziende e delle imprese su tutto il territorio del Sud e dovevamo creare una fiscalità di vantaggio. Spero davvero che attraverso gli incontri con i gruppi parlamentari e il confronto col Governo riusciremo a recuperare questo dato”.
“E’ del tutto condivisibile il richiamo del Vicepresidente della Commissione Ue sull’opportunità di concentrare il taglio delle tasse sul lavoro nella legge di stabilità”, afferma, invece, il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, aggiungendo che “il livello della pressione fiscale in Italia è elevatissimo e ogni suo taglio è benvenuto, ma se si vuole sostenere la timida ripresa in atto bisogna operare un taglio selettivo delle tasse concentrandosi sui redditi da lavoro e da pensione. Questo è il modo più efficace per essere competitivi sostenendo la domanda interna e rilanciando i consumi con un beneficio per le imprese e per i livelli occupazionali”.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Tax ruling, Fca e Starbucks dovranno restituire a Lussemburgo e Olanda tra i 20 e i 30 mln di euro
Fca dovrà restituire al Lussemburgo tra i 20 milioni e i 30 milioni di euro.
Lo ha stabilito la Commissione europea dopo 15 mesi di indagini sul trattamento fiscale privilegiato (“tax ruling”) di cui la filiale lussemburghese del gruppo automobilistico, Fiat Finance and Trade, ha goduto, con “una riduzione indebita dell’onere fiscale per almeno 20-30 milioni dal 2012 a oggi”.
L’esborso è decisamente inferiore alle cifre circolate ieri dopo le indiscrezioni del Financial Times su una possibile sanzione fino a 200 milioni di euro. D’altro canto era stata la stessa Fca a parlare ieri pomeriggio di un possibile esito non “significativo rispetto ai risultati consuntivati dal Gruppo”.
Oltre alla Fiat, anche l’americana Starbucks dovrà restituire un importo analogo all’Olanda. Bruxelles ha precisato che l’ammontare esatto delle tasse da recuperare dovrà essere determinato dalle autorità fiscali lussemburghesi e olandesi sulla base della metodologia stabilita dalla Commissione nelle due decisioni.
“Spero che le decisioni odierne facciano passare questo messaggio negli Stati membri, a livello di governi e imprese”, ha affermato la commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager. “Tutte le imprese, grandi o piccole, multinazionali o non, devono pagare la loro giusta quota di tasse”.
L’ammontare delle cifre da recuperare “non è spettacolare”, ha poi ammesso la Vestager durante una conferenza stampa di illustrazione. Tuttavia, “penso che la rilevanza dipende dalle tasse che non sono state pagate. Le due società hanno pagato meno 0,6 milioni, in un caso, e meno 0,4 milioni nell’altro, anche se 20-30 milioni non è spettacolare è molto di più di quello che hanno pagato prima. E comunque – ha detto – è una questione di principio”.
Il Granducato: non condividiamo la decisione Ue. “Il Lussemburgo non condivide il parere della Commissione europea in merito alla questione Fiat Finance and Trade (da un anno a questa parte Fiat Chrysler Finance Europe), e si riserva ogni diritto. Il Lussemburgo esaminerà con la dovuta attenzione la decisione della Commissione e il suo razionale giuridico”.
E’ quanto si legge in una nota del Granducato diffusa dopo la pronuncia della Commissione europea sugli illeciti aiuti di stato concessi alla finanziaria del gruppo Fca. “Il Lussemburgo – prosegue la nota – prende atto che la Commissione ha utilizzato criteri inediti per stabilire l’effettiva presenza di aiuto di Stato. In particolare, la Commissione non dimostra in alcun modo l’esistenza di un vantaggio selettivo concesso a Fiat Finance and Trade nell’ambito del quadro giuridico nazionale. Il Lussemburgo ritiene di non aver concesso a Fiat Finance and Trade un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno, ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea”.
“Il Lussemburgo rispetta le norme internazionali, in particolare quelle relative al principio della libera concorrenza (arm’s length principle) applicabili in materia di prezzi di trasferimento, come anche le norme in materia di aiuti di Stato”, conclude il governo del Granducato nella nota.
Olanda, governo “sorpreso”. Il governo olandese si è detto sorpreso della decisione dell’Unione europea di dichiarare illegali degli accordi fiscali garantiti a Starbucks corp. “Il gabinetto è sorpreso della decisione dell’Unione europea, secondo cui Starbucks avrebbe ricevuto aiuti di stato illeciti”, ha dichiarato il governo. La decisione “solleva varie problematiche e dovrà essere presa in attenta considerazione”. “L’Olanda è convinta che siano stati applicati gli standard internazionali attualmente in vigore e dunque analizzerà attentamente le critiche della Commissione prima di prendere una decisione su cosa fare in seguito”, ha proseguito il governo.
Fca ribadisce: nessun aiuto di Stato in Lussemburgo. Fca ribadisce di non aver avuto “alcun aiuto di Stato in Lussemburgo”. Così un portavoce dell’azienda, interpellato in merito alla decisione della Commissione europea, ha ribadito quanto affermato ieri in un comunicato. “Fcf, la controllata di Fca in Lussemburgo – si diceva nella nota diramata ieri – non ha mai perseguito deroghe alle norme generali attraverso esenzioni o facilitazioni non generalmente accessibili nel sistema fiscale lussemburghese”.
E ancora “Fca ribadisce che Fcf non ha ottenuto alcun aiuto di stato e che qualsivoglia esito della questione non sarebbe significativo rispetto ai risultati consuntivati dal Gruppo”.
Starbucks: ci sono diversi errori. E annuncia ricorso. Starbucks annuncia la sua intenzione di ricorrere in appello contro la decisione Ue secondo cui dovrà restituire all’Olanda “almeno 20-30 milioni” di euro per le agevolazioni fiscali ricevute. “Starbucks – spiega un portavoce della società – condivide le preoccupazioni espresse dal governo olandese, secondo cui ci sono diversi errori nella decisione e pensiamo di appellarci poiché abbiamo seguito le regole olandese e dell’Ocse accessibili a tutti”. “Starbucks – prosegue la nota – si è uniformata a tutte regole Ocse, alle direttive e alle leggi e conferma il suo processo di riforma fiscale. Starbucks ha pagato un’aliquota fiscale globale media del 33%, ben oltre il l’aliquota media del 18,5% pagata da altre grandi compagnie Usa”.
Giuseppe Catapano: Giubileo, Cantone blocca la prima gara d’appalto. Stamattina arrestati due imprenditori e un funzionario del Campidoglio
Cantone blocca la prima gara d’appalto per il Giubileo di Roma. Ieri l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), ha bloccato la prima gara per il riammodernamentoi delle strade della capitale che era stata assegnata dal Comune di Roma per il Giubileo. Si tratta di una di quelle per cui due imprenditori e un funzionario del Campidoglio sono stati posti questa mattina agli domiciliari. Secondo le verifiche dell’Anac, i due imprenditori erano in realtà soci occulti. Le verifiche dell’Authority, fanno sapere dall’Anac, sono arrivate prima degli arresti. L’assessore alla legalità di Roma Capitale, Sabella: “Li avevo denunciati tutti ad aprile”.
Giuseppe Catapano: L’Anci rema contro l’Ancitel
Un clamoroso autogol, un’operazione masochistica, un esempio di «tafazzismo» aziendale. A metterlo a segno è l’Anci, accusata di farsi concorrenza in casa propria e di pagare all’esterno servizi che produce attraverso la controllata Ancitel. La società, oggetto di una contestata operazione di aumento di capitale che dovrebbe consentire l’ingresso di un partner privato (si veda ItaliaOggi del 25/9/2015) ma che non dà ai 120 dipendenti sufficienti certezze sul mantenimento dei livelli occupazionali, torna a far parlare di sé perché, attraverso i sindacati, accusa apertamente l’azionista di maggioranza di remare contro il proprio core business.
A far salire nuovamente il termometro della tensione (dopo una brevissima tregua susseguente alla decisione delle sigle sindacali di sospendere lo sciopero proclamato per il 6 ottobre, a seguito dell’incontro con il presidente di Anci Piero Fassino) sono le lettere che in questi giorni l’Anci sta inviando a tutti i comuni per promuovere un accordo editoriale concluso con il quotidiano Il Sole 24 ore. Un accordo che prevede l’accesso gratuito per i municipi a un quotidiano online realizzato in partnership tra l’associazione e il giornale di Confindustria. Fin qui nulla di strano, se non fosse che, accusano i sindacati, i prodotti editoriali oggetto dell’accordo si sovrappongo «quasi totalmente a parte dei servizi erogati da Ancitel da oltre un ventennio, servizi che contribuiscono al fatturato dell’azienda per oltre 2,5 milioni di euro».
In pratica, un accordo di concorrenza sleale in casa propria, aggravato dal fatto, denunciano in un comunicato le segreterie nazionali della Uilm e della Fiom che stanno seguendo la vertenza, che per concludere l’intesa l’Anci ha pagato al Sole una cifra intorno ai 500 mila euro.
I sindacati sono in fibrillazione. E non solo per l’offensiva concorrenziale che questa intesa lancia ai servizi di base dell’Ancitel, («quale sindaco continuerà a pagare l’abbonamento ai servizi di base Ancitel quando potrà fruire di un servizio gratuito molto simile da Il Sole 24 ore?», si chiedono) ma soprattutto perché questo accordo si colloca nel bel mezzo di una trattativa molto delicata che dovrebbe portare a conoscere, nel giro di pochi giorni, chi comanderà nella nuova Ancitel.
Giuseppe Catapano: Maroni, macché tangenti, l’arresto di Mantovani è un attacco alla Lombardia
Finiremo le verifiche degli atti entro oggi. Da quanto visto finora non esistono tangenti pagate per la sanità. La sanità della Regione Lombardia non paga tangenti, è d’eccellenza”. Così il presidente lombardo Roberto Maroni. “Tutto quanto è stato scritto sui giornali è un attacco politico, ha ragione Salvini”. La giunta “non è a rischio”, ha detto Maroni aggiungendo che “non risultano tangenti pagate per la sanità in Lombardia”. “Scoprirete che non c’è stata turbativa d’asta. Sono tutte accuse per ora non riscontrate. Non ci sono tangenti pagate per la sanità in Lombardia”, ripete il governatore. Nel frattempo Mantovani si è sospeso dalla carica di vicegovernatore. “Mi dichiaro estraneo ai fatti che mi vengono contestati, domani darò le mie spiegazioni al gip e mi autosospendo dalla carica di vice presidente della Giunta lombarda”, ha detto Mario Mantovani al suo difensore, Roberto Lassini, durante il colloquio in carcere. In mattinata era stato il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, a parlare di “attacco politico” alla Lombardia: “Qualche giudice si è alzato male”, ha detto a proposito dell’arresto di Manotovani. “E’ un attacco politico alla eegione meglio governata d’Italia magari per nascondere i problemi del Pd e le cene di Marino e Renzi”. “La Regione Lombardia l’anno scorso ha curato un milione e mezzo di persone, e centinaia di migliaia di italiani di altre regioni, per un miliardo di euro”, attacca Salvini che poi torna anche a difendere Massimo Garavaglia. “Sapete perché è stato indagato anche un assessore della Lega? Perché ha ascoltato, ha girato la lettera di protesta arrivata da un’associazione di volontariato che gestisce il servizio di ambulanze per i malati dializzati. Mi autodenuncio: anche io giro lettere e telefonate di decine di associazioni di volontariato”. Mantovani, vicepresidente della Lombardia, è stato arrestato ieri con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano. Assieme a lui sono finiti in manette il suo collaboratore Giacomo Di Capua e un ingegnere del provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, Angelo Bianchi. Secondo quanto confermano fonti investigative, è inoltre indagato per turbativa d’asta anche l’assessore all’Economia del Pirellone, Massimo Garavaglia, ex parlamentare della Lega, perquisito ieri dalla guardia di finanza.
Tra le condotte illecite contestate a Mantovani, gare pilotate sugli appalti per la gestione del trasporto di malati dializzati. Turbative d’asta su opere pubbliche, come la ristrutturazione di alcuni edifici scolastici del comune di Arconate. E ancora, pressioni sul Provveditorato alle opere pubbliche di Lombardia e Liguria per far riacquisire il ruolo di responsabile unico del procedimento ad Angelo Bianchi, sotto inchiesta a Sondrio. Inoltre, stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, Mantovani avrebbe ottenuto gratuitamente lavori di ristrutturazione in immobili di sua proprietà e in case di riposo riconducibili a sue società in cambio del conferimento di incarichi pubblici all’ingegnere che le ha eseguite. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti e condotta dal pm Giovanni Polizzi, è nata in seguito all’esposto presentato in Procura da Alfio Leonardi, dirigente del ministero delle Infrasttrutture e dei Trasporti in servizio al Provveditorato delle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria. L’arresto di Mantovani, sempre da quanto si è saputo, è stato chiesto nei mesi scorsi ma è stato accolto solo ieri dal gip Stefania Pepe. Mantovani (FI) sarebbe dovuto intervenire ieri alla “Giornata della Trasparenza” a Palazzo Lombardi.
Berlusconi: Mantovani persona corretta, stupiti da inchiesta. “Ci ha stupito molto questa inchiesta di cui non sapevamo nulla. Francamente conosciamo Mantovani come persona corretta e siamo in attesa di notizie”. Lo ha detto Silvio Berlusconi arrivando a Palazzo Madama per un’assemblea con i parlamentari di Forza Italia, commentando l’arresto dell’esponente azzurro in Lombardia.
Giuseppe Catapano: Renzi, al voto nel 2018 con le riforme compiute. Coalizione internazionale contro il fanatismo
L’Italia andrà al voto “alla scadenza naturale, nel 2018”, dopo aver concluso il percorso delle riforme e aver svolto il referendum nell’autunno del 2016. Lo ha confermato il presidente del consiglio, Matteo Renzi, intervenuto alla camera in vista del Consiglio europeo. “Il periodo che si sta aprendo in Italia e in Europa sia molto interessante. Nel 2017 si svolgeranno le elezioni in Francia e in Germania, assisteremo al primo anno della nuova amministrazione americana, e l’Italia avrà la reponsabilita’ del G7”. Il premier ha espresso l’auspicio che il Paese arrivi “a quell’appuntamento avendo terminato un complicato percorso di riforme, riforme strutturali e storiche come quella della Carta, del mercato del lavoro e del sistema educativo. Se l’Italia avrà fatto questo percorso sara “punto di riferimento” nel Vecchio Continente. “A distanza di 6 mesi dal Consiglio Ue” che seguì, su richiesta dell’Italia al naufragio nel Mediterraneo in cui sono morte 700 persone “possiamo dire con chiarezza e senza troppi giri di parole che sull’immigrazione l’Italia aveva ragione, il resto dell’Ue no”. Lo afferma il premier Matteo Renzi alla Camera sul prossimo Consiglio Ue. Renzi ha aggiunto che”dall’Afghanistan alla Nigeria, esiste un blocco molto frammentato di fanatismo, contro il quale una grande coalizione internazionale è assolutamente necessaria in termini di intervento culturale, aiuto allo sviluppo e lotta contro l’estremismo e gli atti di terrore. Bisogna riconoscere che il problema è più vasto”. Renzi ha però avvertito che “se qualcuno immagina di risolvere il problema della Siria dicendo stamattina mi alzo e facciamo bombardamenti lì, auguri e in bocca al lupo, ma non risolverà il problema”.”Non rivendico una scelta del governo ma dico che l’Italia aveva colto la complessità del problema immigrazione e un approccio non legato all’isteria del momento ma a una visione strategica. Tanti nostri amici e alleati hanno cambiato posizione sulla base di singoli eventi, momenti anche emozionanti, circostanze destinate per loro natura a produrre un effetto sull’immediato ma non una strategia sul lungo periodo. Noi abbiamo detto che era il momento di cambiare la politica dell’Ue. Oggi possiamo dire con chiarezza e senza troppi giri di parole che sull’immigrazione l’Italia aveva ragione, il resto dell’Ue no”. “Gli hotspot hanno senso solo assieme alla ricollocazione e alla politica di rimpatri. I primi 19 ragazzi eritrei che hanno lasciato Lampedusa non sono 19 numeri in meno nelle statistiche ma sono l’inizio di un grande progetto politico”. A proposito dell’assetto istituzionale dell’Europa Renzi ha dichiarato: “Ogni giorno che l’Italia mette un tassello nel complicato mosaico delle riforme conquista più diritto e credibilità per dire che si può ragionare di governance”, ha sottolineato. Per poi affermare: “La politica economica europea di questi anni non ha funzionato”.
Giuseppe Catapano: Pause e riposi dal lavoro
La pausa pranzo, la durata, il contratto collettivo, il numero di ore consecutive o frazionate, il riposo giornaliero.
Il riposo è un diritto di ogni lavoratore cui non si può rinunciare, neanche dietro pagamento: pertanto, sebbene l’orario di lavoro giornaliero sia normalmente stabilito dai contratti aziendali (che definiscono il numero di ore lavorative complessive, l’orario d’inizio e di termine dell’attività lavorativa e, non in ultimo, la durata degli intervalli di riposo), in ogni caso, i diritto al recupero delle energie psico-fisiche è, per il lavoratore, irrinunciabile.
È comunque facoltà del datore di lavoro stabilire orari elastici: in pratica, in tale situazione, i lavoratori possono iniziare e concludere il lavoro entro una determinata fascia oraria (tale possibilità può essere esclusa per esigenze di tipo produttivo, quando la lavorazione deve iniziare puntualmente in un determinato momento come nel caso di lavorazioni a catena).
Pause
Se l’orario di lavoro giornaliero è superiore a 6 ore, il lavoratore deve beneficiare di una pausa finalizzata al recupero delle energie psico-fisiche, all’eventuale consumazione del pasto ed all’attenuazione del lavoro ripetitivo e monotono.
Anche in questo caso, per determinare le modalità e la durata della pausa occorre verificare quello che prevede il contratto collettivo. Se nulla viene indicato, il lavoratore ha diritto ad un intervallo (anche sul posto di lavoro) di durata non inferiore a dieci minuti consecutivi.
Quanto al momento in cui godere della pausa, la scelta spetta all’azienda, che la può collocare – tenuto conto delle esigenze tecniche dell’attività lavorativa – in qualsiasi momento della giornata lavorativa (e non necessariamente trascorse le 6 ore di lavoro). Quindi, nell’ipotesi in cui l’organizzazione del lavoro preveda la cosiddetta giornata spezzata (ad esempio: 8,30-12,30/13,30-17,30), la pausa può coincidere con il momento di sospensione dell’attività lavorativa (cosiddetta pausa pranzo).
Riposo giornaliero
Al lavoratore spettano 11 ore di riposo consecutive ogni 24, calcolate dall’ora d’inizio della prestazione lavorativa. Il periodo di riposo minimo (11 ore) non può essere diminuito da accordi tra le parti.
Il contratto collettivo può anche prevedere che le ore di riposo non siano consecutive.
Il lavoratore ha diritto al periodo di riposo giornaliero anche se titolare di più rapporti di lavoro (cosa senz’altro lecita). In tal caso, il lavoratore deve comunicare ai diversi datori di lavoro l’ammontare delle ore in cui può prestare la propria attività nel rispetto dei limiti indicati e fornire ogni altra informazione utile in tal senso.
Giuseppe Catapano: Alunno cade e si fa male a scuola, risarcimento
Infortunio all’interno dell’istituto scolastico: la prova dei genitori per ottenere il risarcimento e quella della scuola per evitare la condanna.
Per i danni procuratisi dall’alunno durate l’orario in cui è a scuola risponde l’istituto scolastico e l’insegnante per il solo fatto che il ragazzo è stato a quest’ultimo affidato; pertanto il genitore dello scolaro, che intende agire in causa per ottenere il risarcimento, deve solo dimostrare che il danno si è verificato nel tempo in cui l’alunno era sottoposto alla vigilanza dell’insegnante.
L’istituto, a sua volta, per evitare una condanna, dovrà dimostrare di non aver potuto impedire il fatto anche usando l’ordinaria diligenza, ossia che l’infortunio si sarebbe verificato anche se il personale docente avesse tenuto un comportamento prudente e attento per salvaguardare l’incolumità degli alunni.
Detto in altre parole, perché l’istituto non sia chiamato a risarcire i genitori del giovane, è necessario che fornisca la prova che l’evento sia stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all’insegnante.
È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza.
Di norma, la giurisprudenza divide le due ipotesi di danno cagionato dall’alunno a sé stesso (per esempio, qualora cada da una scalinata, si faccia male con un attrezzo della palestra o si fratturi un arto durante una partita nell’ora di ginnastica) da quello cagionato per colpa di altri alunni.
Ebbene, nel primo caso, per quanto riguarda l’onere della prova in causa, esso è così ripartito:
– l’attore (i genitori) deve provare che il danno si è verificato all’interno dell’edificio scolastico, durante l’orario scolastico o comunque mentre il minore era sotto la responsabilità dell’istituto e degli insegnanti;
– il convenuto (la scuola) spetta l’onere di dimostrare che il danno è stato determinato da causa non imputabile all’insegnante e/o all’istituto.
Giuseppe Catapano: Malattia, possibili due visite fiscali nello stesso giorno?
Sono in malattia: è possibile che, nella stessa giornata, il medico dell’Inps, inviato dal datore di lavoro, effettui due diverse visite di controllo?
In generale è possibile una seconda visita di controllo, ma non nell’arco della stessa giornata. Difatti, per come stabilito dal decreto ministeriale del 1986, una seconda visita fiscale è ammessa solo per giornate diverse; non possono essere effettuati due distinti controlli nella stessa giornata.
Ciò non toglie che il datore, nell’arco della stessa malattia, possa chiedere più interventi del medico fiscale dell’Inps. A riguardo la giurisprudenza è divisa: secondo un primo orientamento, infatti, il datore è libero di chiedere più interventi del medico fiscale a patto che ciò non sia espressamente volto a molestare e danneggiare il dipendente. Secondo invece, una tesi più favorevole al lavoratore, non è possibile reiterare la richiesta di visita fiscale perché l’obbligo di reperibilità costituisce una limitazione della libertà di locomozione di ogni singolo individuo, anche di quello malato.
In difetto della prova di un intento persecutorio e discriminatorio, la reiterazione delle visite di controllo non configura mobbing.
Essendo la determinazione dell’orario cui effettuare la visita operata direttamente dal medico, il datore di lavoro non può essere accusato di persecuzione in ragione della sola fascia oraria in cui avviene il controllo.
Giuseppe Catapano: Autocertificazione gratuito patrocinio, non sbagliare
Ogni omissione o falsità nella indicazione dei dati di fatto richiesti nella istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato costituisce reato indipendentemente dalla effettiva sussistenza delle condizioni di reddito previste per l’ammissione al beneficio.
Gratuito patrocinio: dopo l’aggiornamento della soglia a 11.528,41 euro operato questa estate dal Ministero della giustizia, interviene oggi la Cassazione con una interessante sentenza a precisare che tutte le volte in cui il cittadino falsifichi l’autocertificazione per ottenere il patrocinio a spese dello Stato è suscettibile di procedimento penale, anche se – pur senza le falsità – avrebbe avuto comunque diritto al beneficio in commento. In pratica, è come dire che il semplice “falso” costituisce reato, a prescindere dal beneficio da esso generato.
L’istituto del patrocinio a spese dello Stato rappresenta uno degli strumenti più utilizzati dagli italiani in materia di giustizia, a tutela dei propri diritti per come sancito dalla stessa Costituzione. È tuttavia frequente il ricorso a stratagemmi di tutti i tipi per non pagare l’avvocato. Il gratuito patrocinio, infatti, consente una difesa in causa (sia come attore, che come convenuto) senza doversi fare carico delle spese per onorari e quant’altro dovute al professionista del foro.
Per poter rientrare nel gratuito patrocinio occorre considerare il reddito del nucleo familiare dell’istante, calcolando anche i redditi “esentasse” o quelli soggetti a ritenuta alla fonte. La soglia non deve superare gli 11.528,41 euro, aggiornata ad agosto 2015.
Chi falsifica l’autocertificazione per l’accesso al gratuito patrocinio è soggetto a procedimento penale. E ciò a prescindere dal vantaggio che ne abbia tratto. Così la semplice omissione di un dato rilevante può far scattare il reato anche nei confronti di chi, comunque, avrebbe avuto accesso al beneficio o, viceversa, per chi, anche con l’alterazione, non ottiene quanto sperato.
Secondo la Cassazione, infatti, il reato sussiste a prescindere dalla “effettiva sussistenza delle condizioni di reddito per l’ammissione al beneficio”. Rigore massimo, quindi.
Esiste però un orientamento più indulgente, secondo cui, prima di parlare di falso penalmente rilevante, bisogna valutare se la falsità incide o meno su elementi essenziali per la valutazione giudiziale sull’ammissione al patrocinio gratuito. Le dichiarazioni mendaci o reticenti, se ricadenti su aspetti marginali, quindi, non darebbero luogo ad alcun reato.

