PORDENONE – Clonavano il sito di Prada e vendevano i prodotti tarocchi in tutta Europa: l’organizzazione criminale, attiva su internet, aveva i vertici in Cina ma ora è stata sgominata dalla Guardia di Finanza. La Finanza ha così sgominato, in un’operazione internazionale, una organizzazione criminali del falso ‘Made in Italy’ sequestrando e oscurando il sito che imitava fedelmente il marchio della nota griffe di accessori e abbigliamento. L’organizzazione si dipanava dalla Cina, passando per la Francia, l’Inghilterra e l’Olanda attraverso un lungo filo della rete criminale che vendeva su Internet prodotti contraffatti di un noto marchio della moda italiana di cui aveva creato un falso sito parallelo, provvisto di un’accurata elaborazione grafica che non lasciava presagire la sua non autenticità. La denominazione del sito, per ingannare gli utenti, sembrava non lasciare dubbi sull’autenticità e la originalità dei prodotti, con una “accuratissima elaborazione grafica”, come ha sottolineato il comandante della GdF di Pordenone, Fulvio Bernabei. Sarebbe stato difficile anche per internauti esperti, comprendere che il sito non era quello originale: i prezzi dei prodotti in vendita, equivalenti a quelli degli outlet ufficiali gestiti dalla griffe italiana, il sistema di pagamento, gestito dai maggiori circuiti di moneta elettronica, e di spedizione della merce, affidato a primarie imprese del settore, non lasciavano dubbi. I finanzieri hanno appurato che una volta effettuati gli ordini telematici e accreditati i pagamenti su un conto corrente acceso nel Guangdong, nella Cina meridionale, i prodotti erano consegnati da un corriere internazionale agli indirizzi degli acquirenti. Ma i beni non potevano essere ritirati se non dopo avere pagato inaspettate spese di sdoganamento, dato che risultavano spediti da Hong Kong. Una volta venuti in possesso dei prodotti, per quanto curati fin nei minimi particolari , un occhio attento si sarebbe accorto che si trattava di abilissime contraffazioni, come hanno accertato gli ispettori messi a disposizione proprio da Prada.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Roma, crollo palazzo Lungotevere per lavori in casa?
ROMA – Crollo del palazzo sul Lungotevere di Roma, forse la colpa è di lavori di ristrutturazione in un appartamento. L’indirizzo dell’edificio è lungotevere Flaminio 70. E’ l’ipotesi su cui si sta lavorando in queste ore. Il comandante dei vigili urbani di Roma Raffaele Clemente, accorso sul posto, ha affermato: “C’è un’ indagine di polizia giudiziaria, pare ci fossero dei lavori e dobbiamo capire che tipo di interazione ci sia stata tra i lavori e il collasso. Si saprà di più nel primo pomeriggio”. Intanto la polizia giudiziaria dei vigili ha sequestrato in Comune gli atti relativi al palazzo. Anche un inquilino suggerisce un problema legato a lavori interni a un appartamento, al V piano, ricordando infatti che “il palazzo era stato ristrutturato due mesi fa, ed erano stati scongiurati i rischi primari. Si tratta di uno stabile del 1928, finito nel 1939 – riporta – costruito con determinati criteri strutturali. Tutto il resto dell’edificio infatti ha retto, qualcosa sarà successo al V piano, e infatti il solaio sottostante regge da solo il peso delle macerie”. L’appartamento, ricorda l’uomo, era stato appena acquistato, “a 1,1 milioni” e dai balconi si gode di una straordinaria vista sul fiume, su Monte Mario e fino alla Farnesina. E’ il palazzo dove si trova il Teatro Olimpico, dove é in cartellone uno show di Max Giusti, nel cuore di un quartiere di pregio, abitato da professionisti. “Adesso chi ha causato tutto questo deve pagare“. E’ quanto afferma l’inquilina che ha per prima dato l’allarme nel palazzo poi parzialmente crollato in lungotevere Flaminio nella notte a Roma, la signora Agea. A chi le chiedeva se si rendesse conto di aver probabilmente salvato delle vite la donna ha risposto: “Non ho fatto nulla, ho solo chiamato i soccorsi”. “Al momento del crollo non ho visto nulla, c’era una grande nube, sembrava come le Torri Gemelle. Saranno state le 2 di notte, ma avevo perso la cognizione del tempo”. Lo ha detto Andrea Ciacchella, ingegnere civile e residente del palazzo di Lungotevere Flaminio dove è avvenuto il crollo. “I vigili del fuoco stavano per rientrare per un secondo sopralluogo – ha aggiunto – per fortuna non sono rientrati”. Nella mattinata il traffico è a lungo rimasto paralizzato sul Lungotevere, in entrambi i sensi di marcia, per la chiusura di Lungotevere Flaminio. Le ripercussioni stanno riguardando un vastissimo quadrante della città, in particolare quello nord, che va dalla Salaria a Prati, ma si estendono anche alla tangenziale. Gli incolonnamenti riguardano sia i flussi di traffico in entrata a Roma che quelli in uscita.
Giuseppe Catapano: L’ombra cinese arriva a Ovest
Crisi di crescita o fine di un modello di sviluppo? È il dilemma che divide tanto gli analisti, quanto gli investitori che si trovano a fare i conti con la Cina. Perché le prime settimane del nuovo anno si sono aperte con un nuovo scossone per i mercati finanziari del Dragone, che a cascata si è fatto sentire anche sulle tasche dei piccoli risparmiatori occidentali. Uno scenario che fa sorgere più di un dubbio su quello che ci attende.
Crisi di fiducia. Tra le poche certezze di questa fase di mercato c’è il crollo di fiducia dei grandi gestori verso quanto sta accadendo a Pechino. Gli interventi adottati dalle autorità politiche e monetarie cinesi hanno generato la convinzione che a quelle latitudini si sia perso il controllo della situazione e si proceda a tentoni. In particolare alla luce della svalutazione dello yuan (arrivato a toccare i minimi da cinque anni), voluta dalla banca centrale dopo mesi passati a bruciare riserve valutarie per sostenere la moneta (la Pboc dispone ancora di una cifra ingente, 3.320 miliardi di dollari, ma in calo di oltre il 12% rispetto a giugno e del 25% circa se il confronto viene fatto con il 2014). Così come non viene visto positivamente il dirigismo delle autorità nel funzionamento dei listini azionari (come il divieto di vendere partecipazioni azionarie superiori al 5%), che contraddice le regole del libero mercato. Ma i dubbi principali riguardano l’attendibilità dei dati relativi alla crescita economica. Da Pechino fanno sapere che nel terzo trimestre del 2015 il Pil è cresciuto del 6,9% rispetto a un anno prima, ma sono in molti a dubitarne, dato che gli indicatori relativi ai consumi e agli investimenti lasciano immaginare un ritmo di crescita più contenuto.
Una difficile transizione. «La preoccupazione generale è che l’economia globale stia rallentando, e che Pechino stia al tempo stesso anticipando tale fenomeno e reagendo a esso», commenta Paul Markham, gestore azionario globale di Newton IM (gruppo Bny Mellon). «Le preoccupazioni sull’economia cinese non sono infondate. Il paese è nel mezzo di una fase di ristrutturazione e di transizione verso una crescita guidata dai consumi domestici (mentre in passato si è puntato soprattutto sulla forza dell’export, ndr). C’è anche un eccesso di debito nel sistema bancario che condiziona il settore finanziario». Insomma, i problemi sono sul tavolo, anche se non vanno sopravvalutati.
Giuseppe Catapano: Alfano sta con Boschi, “il governo non cadrà per banca Etruria”
“Sostengo il Ministro Boschi, e’ una persona competente e corretta, che ha lavorato molto bene alla riforma costituzionale”. Cosi’ il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha risposto, in occasione della trasmissione “Fuori Onda”, in merito alla mozione di sfiducia presentata dal centrodestra e che verrà votata dall’Aula di Montecitorio domani. “Su queste vicende non cadono i governi” ha aggiunto. Il titolare del Viminale ha poi spiegato che Il governo” sta in piedi per quello che fa” e “non sulla vicenda della Banca Etruria o sulle notizie di stampa secondo le quali il faccendiere Flavio Carboni avrebbe incontrato più volte il padre del ministro delle Riforme.Pierluigi Boschi, già vice presidente di Banca Etruria. “Se uno a 85 anni come Carboni viene ritenuto capace di far cadere il governo…non è un evangelista, non è il Vangelo”. Comunque nella vicenda di Banca Etruria e delle altre banche, ha chiarito Alfano, la Consob, la Banca d’Italia, la magistratura avranno modo di esprimersi con i propri atti. Poi ci sarà il tema del risarcimento. Alfano, a proposito degli attriti tra Roma e la Commissione europea guidata da Jean Claude Juncker, ha chiarito che”se un governo che vuole affermare le proprie posizioni non avesse avversari sarebbe un governo bollito. Se hai una posizione chiara hai delle divergenze. Per me dobbiamo difendere l’interesse nazionale senza rompere con l’Unione europea perché se si rompe il vaso i cocci sono anche per noi”. Alfano ha poi parlato di unioni civili e soprattutto di Family day, manifestazione alla quale parteciperà “con il cuore e la mente ma non fisicamente perché faccio il ministro dell’Interno e preferisco non andare”. E a proposito delle tragedie dell’immigrazione, il ministro dell’Interno è stato netto. “Dopo la tragedia degli immigrati morti
a Lampedusa nel 2013 mi sono detto: impedirò con tutte le mie forze che una cosa del genere si ripeta. Non possiamo farci accusare di organizzare stragi. Potete chiedermi di fare una battaglia in Europa, ma non di non porgere la mano a bambino o uomo che sta morendo. Non possiamo accogliere tutti, gli irregolari vanno rimpatriati. Ma possiamo farlo dopo che abbiamo salvato le persone. Dunque prima li salvo e poi gli chiedo se sono profughi o no”.
Giuseppe Catapano: Petrolio, prezzi ancora giù. Il Brent scende sotto i 28 dollari, ai minimi dal 2003
Nuovo colpo alle quotazioni del petrolio. A pesare il ritorno dell’oro nero dell’Iran sui mercati con una prospettiva di 3 milioni di barili in più grazie alla revoca delle sanzioni occidentali confermata sabato.
Il Brent, per la prima volta dal novembre 2003, è scivolato ulteriormente a 27,67 dollari prima di risalire a 28 dollari al barile; mentre il Wti ha segnato i 29 dollari al barile.
Giuseppe Catapano: Unioni civili, Prestigiacomo dice sì. E Mattarella avverte: rispettare la Costituzione
C’è Stefania Prestigiacomo, forzista della prima ora e ministro in vari governo Berlusconi, che si dichiara pronta a votare a favore del disegno di legge Cirinnà che prevede le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la stepchild adoption. E ci sono i senatori di Area popolare, Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola , che in una nota si rivolgono al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella “affinché sia garante della Costituzione per la parte dei principi che affondano le loro radici nella tradizione nazionale. In particolare l’art.29 richiama i diritti della sola famiglia in quanto società naturale fondata sul matrimonio mentre il ddl Cirinnà consente anche alla coppia dello stesso sesso un atto volontaristico con tutte le caratteristiche del matrimonio, inclusi l’indirizzo comune familiare, la quota di legittima, la pensione di reversibilità”. Un richiamo, quello di Sacconi e D’Ascola, che ha colto nel segno, perché con una sentenza dell’aprile 2010 la Consulta sancì: “I Costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”. Il problema sollevato da D’Ascola e Sacconi preoccupa non poco il governo, visto che gli articoli 2 e 3 del ddl Cirinnà disciplinano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ecco perché molti esponenti dell’esecutivo in questi giorni hanno chiesto al Quirinale se nell’impianto del testo possano davvero emergere incoerenze di carattere costituzionale. Dal Colle la risposta è stata netta: bisogna prendere in considerazione la sentenza 138 della Consulta. Mattarella non ha espresso giudizi o consigli e ha fatto capire che esprimerà le sue valutazioni solo quando la norma sarà approvata e solo sulla base della sua costituzionalità.Ma il tema delle delle unioni civili diivide la politica e induce la Chiesa a intervenire attraverso il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che ha invitato il governo e i partiti a occuparsi di altro: “Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione rispetto ai veri problemi dell’Italia, creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare. Nelle nostre parrocchie – ha aggiunto il porporato – noi vediamo una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia. Di fronte a questa situazione, tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile”. Certo è che secondo il candidato alle primarie Pd per il comune di Roma, Roberto Giachetti, la questione va affrontata: “Celebrerei molto volentieri un matrimonio gay nel momento in cui ci fosse una legge che lo permettesse”, ha dichiarato. “E’ un tema molto delicato e siccome ci sono molte persone che aspirano a questo, penso che non bisogna creare aspettative che poi possono venir tradite”.
Giuseppe Catapano: Usa, duello Clinton- Sanders per le primarie democratiche
Esperienza contro “rivoluzione”: Hillary Clinton e Bernie Sanders se le sono date di santa ragione la notte scorsa in un duello che, a due settimane dall’inizio in Iowa delle primarie per la nomination democratica alla corsa per la Casa Bianca, hanno fatto ripiombare l’ex capo della diplomazia americana nell’incubo che la vide perdere contro Barack Obama nel 2008. Riforma sanitaria, controllo delle armi, l’atteggiamento da tenere con Wall Street. Su queste tre questioni, quasi inesistente l’altro concorrente, l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley, Clinton e Sanders hanno mostrato posizioni ben diverse, assestandosi l’un l’altra colpi decisi e cattivi, ma scontati. “Quello di presidente è il lavoro più difficile del mondo, e sono preparata a farlo”, ha detto Clinton, quasi una riedizione degli slogan di otto anni fa, quando presentare se stessa con il volto dell’esperienza non le servì a vincere contro l’attuale presidente americano. E potrebbe non bastare, nonostante i sondaggi iniziali che la vedono favorita, contro la “rivoluzione politica” rilanciata la scorsa notte da Bernie il ‘socialista’.
Giuseppe Catapano: Carichieti, la procura di Chieti apre inchiesta per truffa
La Procura della Repubblica di Chieti ha aperto un’inchiesta a seguito dell’esposto presentato nelle settimane scorse dal Codacons e relativo al crac Carichieti.
L’indagine, spiega l’associazione, è al momento contro ignoti e il reato per cui procede la magistratura sarebbe quello di truffa, la stessa ipotesi configurata dal Codacons nella sua denuncia.
L’associazione si era infatti rivolta alla Procura di Chieti, chiedendo di aprire una indagine alla luce della possibile truffa e di altri reati, finalizzata ad accertare le responsabilità connesse al default di banca Carichieti e ai danni patrimoniali subiti dagli obbligazionisti che hanno visto azzerato il valore dei propri investimenti.
Giuseppe Catapano: I bancari affossano piazza affari. Raffica di sospensioni
Forti vendite sul comparto bancario di piazza Affari. Il settore affossa l’azionario milanese, con il Ftse Mib che fa segnare un -1,98% a 18.813 punti.
Il nostro indice principale è il peggiore di tutta Europa; perdite meno accentuate infatti per il Cac 40 (-0,22%) mentre salgono il Dax (+0,05%) e il Ftse 100 (+0,01%).
Sul paniere principale affondano i bancari. B.Mps è in asta di volatilità con un ribasso teorico di oltre il 13%. In asta anche B.P.E.Romagna (-6,71% teorico) e Ubi B. (-7,58% teorico).
Giù anche il resto del comparto: Unicredit -4%, Intesa Sanpaolo -3,85%, B.P.Milano -4,8%, Mediobanca -3,45%, B.Popolare -5,2%, B.Carige -5,81%.
Male tra le altre blue chip Saipem (-4,76%) mentre resistono alle vendite Eni (invariata) e Tenaris (-0,06%).
Giuseppe Catapano: Appalti, superpoteri a Cantone
La legge delega di riforma degli appalti, approvata il 14 gennaio dal senato, scommette su un cambio di paradigma nella lotta alla corruzione: il passaggio da una normativa preventiva e superdettagliata a una delegificazione bilanciata da un incremento dei poteri di controllo affidati all’Anac. Si passerà dalle attuali 600 norme a meno di 200. Se fino a ieri l’obiettivo era quello di limitare al massimo la discrezionalità delle amministrazioni, per evitare che cadessero in tentazione, ora si punta a lasciare loro la massima libertà. Affidando nel contempo a Raffaele Cantone un ruolo di gestore e supergarante dei punti critici della disciplina.
Toccherà infatti all’Anac qualificare le stazioni appaltanti, cioè stabilire chi c’è dentro e chi no nell’albo delle stazioni appaltanti (e chi non riesce a entrare dovrà ingegnarsi a trovare strade alternative, come l’accorpamento con altri enti). Con la nuova disciplina le stazioni appaltanti faranno essenzialmente programmazione e controllo, non dovranno più progettare. Di conseguenza è stato eliminato l’incentivo del 2% che finora era riconosciuto ai loro tecnici per le attività di progettazione.
L’Anac sarà fondamentale anche nella scelta dei commissari di gara, oggi individuati prevalentemente con criteri politici. Da domani toccherà all’Anac stilare la lista dei nominativi dalla quale le stazioni appaltanti a sorteggio estrarranno i commissari di gara. Chi partecipa alla gara non saprà mai chi sarà il commissario. Un requisito essenziale per limitare i casi di corruzione.
Inoltre sarà ancora l’Anac a decidere su tutte le proposte di varianti presentate dalle imprese nel corso dell’esecuzione dei lavori.
Non basta. L’attuale regolamento di attuazione del codice degli appalti sarà sostituito dalle linee guida scritte dall’Anac e formalizzate con un decreto ministeriale. L’Anac sarà anche responsabile della stesura dei bandi tipo e dei contratti tipo vincolanti.
Si è insomma caricata sulle spalle di Cantone la responsabilità principale del buon funzionamento di una macchina che vale più di 100 miliardi l’anno. Se l’Anac non funziona si bloccherà tutto.
Il cambio di approccio comporta dei rischi, il più importante dei quali sembra essere che le amministrazioni pubbliche, abituate a muoversi, almeno pubblicamente, sulla base di precise coperture normative, non se la sentano di assumersi responsabilità difficili da valutare in presenza di un nuovo contesto normativo. E se domani un magistrato viene a contestare quello che è stato fatto? Come ci si può cautelare senza l’ombrello della dettagliata disciplina di dettaglio al quale il sistema è oramai assuefatto?
La bozza di decreto delegato, anticipata su ItaliaOggi di mercoledì scorso, e che darà attuazione alla legge delega, è attualmente molto vaga. Il testo, ovviamente ancora non definitivo messo a punto dalla commissione ministeriale istituita l’estate scorsa dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Graziano Del Rio e presieduta da Antonella Manzione, capo ufficio legislativo di Renzi, prevede poco più della ripetizione dei criteri già dettati dalle direttive europee, senza uno sforzo di accompagnare il settore verso un nuovo equilibrio. Il rischio è che il sistema non riesca a metabolizzare i più elevati livelli di responsabilità e che tutto si fermi.
I principi fondamentali della legge delega: semplificazione procedurale, digitalizzazione del processo amministrativo, trasparenza, apertura al mercato nascondono in realtà una grande scommessa. Che la parte sana del sistema sia in grado di prevalere sulle consorterie, le corruttele, gli interessi privati, le spinte centrifughe della politica. Possiamo solo sperare che sia così.

