La prima fase della cessione delle quattro good bank – Nuova Cassa di risparmio di Ferrara, Nuova Banca Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di risparmio di Chieti – che si è chiusa ieri pomeriggio con la presentazione delle manifestazione di interesse da parte di potenziali investitori – “ha consentito una prima mappatura degli operatori nazionali e internazionali interessati, con esiti più che soddisfacenti”. Lo si legge in una nota diffusa dal management delle quattro banche.
Alla manifestazione di interesse hanno potuto partecipare soggetti in possesso dei requisiti previsti dalle disposizioni nazionali e comunitarie in grado di garantire la continuità operativa ed economica delle Good Bank, nonché la rapidità ed efficienza nella realizzazione dell’acquisizione.
Nei prossimi giorni – dopo una prima selezione – le controparti che hanno espresso tali interessi preliminari riceveranno un primo documento descrittivo (Teaser) accompagnato da una lettera di procedura: sulla base di questi documenti verranno richieste conferme di interesse più circostanziate che permetteranno il passaggio a una seconda selezione per il successivo invio dell’Information Memorandum in vista delle Non-Binding Offer.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Protesta dei lavoratori Ilva paralizza Genova
Genova paralizzata dalle prime ore della mattina per lo sciopero dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Cornigliano che da ieri hanno occupato la fabbrica per protestare contro la messa in discussione dell’accordo di programma del 2005 che garantiva il mantenimento dei livelli occupazionali e la continuità di reddito per i dipendenti dell’azienda. I lavoratori aderenti alla Fiom, che chiedono un incontro con il ministro Guidi per ottenere garanzie sul rispetto dell’accordo di programma, stanno bloccando dalle 9 di questa mattina l’accesso al casello autostradale di Genova Ovest, la strada sopraelevata Aldo Moro e via Cantore causando gravi disagi al traffico in città. Un altro gruppo di operai sta bloccando la circolazione in via di Francia, accendendo fumogeni e lanciando petardi. Alla manifestazione partecipano anche delegazioni di lavoratori di Ansaldo Energia e di Amt, l’azienda di trasporto pubblico del capoluogo ligure.
Giuseppe Catapano: Vaticano, Iran importante per soluzioni politiche in Medio Oriente
L’Iran può svolgere un “importante ruolo”, “insieme ad altri paesi della Regione, per promuovere adeguate soluzioni politiche alle problematiche che affliggono il Medio Oriente, contrastando la diffusione del terrorismo e il traffico di armi”. E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla Santa Sede al termine della visita in Vaticano del presidente Rohani. Colloqui, quelli con Papa Francesco e, quindi, con il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, definiti “cordiali” nel corso dei quali “si sono evidenziati i valori spirituali comuni e si è poi fatto riferimento al buono stato dei rapporti tra la Santa Sede e la Repubblica Islamica dell`Iran, alla vita della Chiesa nel Paese e all’azione della Santa Sede in favore della promozione della dignità della persona umana e della libertà religiosa”.
“Ci si è poi soffermati – si precisa ancora da parte Vaticana – sulla conclusione e l’applicazione dell`Accordo sul Nucleare e si è rilevato”. Infine “è stata ricordata l`importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità delle comunità religiose nella promozione della riconciliazione, della tolleranza e della pace”.
L’incontro durato 40 minuti, con Papa Francesco, al secondo giorno a Roma ha di certo già sancito l’apertura di una nuova stagione di rapporti tra Italia e Iran e tra Teheran e l’Occidente. Nella tappa romana che si conclude domani mattina con una conferenza stampa del capo dello Stato iraniano, primo viaggio in Occidente dopo “l’implementation day” dell’accordo sul nucleare, “pace” è stata una delle parole più usate e il presidente iraniano ha mandato un messaggio ai partner internazionali: l’Iran è un attore credibile con cui dialogare per la stabilità nella regione.
“Il Corano invita i musulmani a proteggere per prima le chiese e le sinagoghe: questo significa tolleranza”, ha detto Rohani poco prima di presentarsi all’udienza dal Pontefice.
Nell’udienza in Vaticano il pontefice ha regalato al suo ospite un medaglione di San Martino. Il Papa ha spiegato a Rohani che si trattava del santo raffigurato nel momento di togliersi il mantello per donarlo ad un povero, “un segno di fratellanza gratuita”. “Grazie davvero”, ha replicato Rohani. Francesco ha quindi detto al suo ospite: “La ringrazio tanto per questa visita e spero nella pace”. Di rimando, il presidente iraniano lo ha lasciato aggiungendo: “Le chiedo di pregare per me. Mi ha fatto veramente piacere vederla e le auguro buon lavoro”.
E sul tasto della pace e del ruolo che ha e avrà l’Iran nello scacchiere del Medio Oriente ha insistito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “L`Italia ha sempre sostenuto il ruolo dell’Iran come protagonista regionale nella soluzione delle tensioni dell`area, a cominciare dalla crisi siriana”. Inoltre la scelta di Roma come prima tappa del viaggio di Rohani “non è casuale” ma “ha una valenza storica” ed è “il segno di un antico legame storico e della profonda amicizia tra i nostri popoli” e anche un “riconoscimento della perseveranza con cui l’Italia ha sempre scommesso sull’Iran”. Una scommessa che oltre a livello politico internazionale, nel quadro del negoziato di pace della crisi siriana, punta anche sul fronte economico dove le aziende italiane sono rimaste “anche nei momenti difficili”. Relazioni che possono contare già su accordi firmati per 17 miliardi di euro e una mano tesa da parte di Teheran agli imprenditori italiani e al premier Matteo Renzi, atteso nel Paese nei prossimi mesi proprio per ravvivare ulteriormente queste relazioni. Ad ascoltare oggi il messaggio di Rohani al Business Forum organizzato da Confindustria, una platea piena in ogni ordine di posto, con grandi industrie e piccole e medie imprese pronte ad approfittare delle occasioni offerte dalla revoca delle sanzioni, che, come ha sottolineato il presidente iraniano, la Comunità internazionale “ha capito che non servono” contro la Repubblica islamica dell’Iran. Teheran, quindi, è pronta ad accogliere gli investitori stranieri e “dopo anni di sanzioni oggi esistono opportunità ma da qui ad un anno questa situazione cambierà. Oggi ci sono posti da riempire” anche per l’Italia, “ci fidiamo dell’Italia e degli italiani”, ma bisogna fare presto, ha detto Rohani. Messaggio condiviso dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, per cui l’Iran è “un paese prioritario per l’interscambio nei prossimi anni” e offre “opportunità formidabili” per gli imprenditori italiani. L’Iran è il Paese nel mondo tra quelli vicini all’Italia “al più alto potenziale. Dobbiamo correre in Iran perché c’è la fila. Abbiamo un piccolo vantaggio e dobbiamo sfruttarlo”, ha sottolineato il presidente dell’Ice, Riccardo Maria Monti.
Italia-Iran: Gentiloni incontra Zarif, missione Rohani passaggio chiave
Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni ha incontrato il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, nell’ambito della visita del presidente Hassan Rohani a Roma, tappa iniziale del suo primo viaggio in Europa. Una presa di contatto tra Roma e Teheran, si legge in un comunicato della Farnesina, resa ancor più significativa perché avviene all’indomani dell’implementation day, il 16 gennaio, che ha sancito l’entrata in vigore dell’accordo sul programma nucleare, con la connessa rimozione di gran parte delle sanzioni. La politica estera italiana sta sostenendo una soluzione diplomatica al dossier nucleare e considerato fondamentale il coinvolgimento di Teheran nella ricerca di soluzioni alle crisi regionali, con l’obiettivo di assecondarne un ruolo costruttivo nella lotta al terrorismo globale e nella soluzione delle crisi in atto, dalla Siria all’Iraq, dal Libano allo Yemen. La missione di Rohani segna un passaggio chiave nella strategia del nostro sistema paese di avviare un recupero tempestivo delle quote di mercato perse a causa del regime sanzionatorio, facendo leva sulla favorevole percezione in Iran del ruolo italiano nella regione e nella Comunita’ internazionale.
Giuseppe Catapano: Calcio, 64 indagati, anche Galliani, Lotito e De Laurentiis
Nuovo terremoto nel mondo del calcio. Su disposizione della Procura di Napoli, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria impegnati nell’operazione “Fuorigioco” hanno notificato un avviso di chiusura indagine preliminare a 64 tra dirigenti sportivi, procuratori e calciatori di serie A e B, eseguito un decreto di perquisizione a carico di 33 tra calciatori e agenti e sequestrato beni per oltre 12 milioni di euro a 8 procuratori, 17 calciatori e 37 dirigenti. Molti i nomi eccellenti tra gli indagati per evasione fiscale e false fatturazioni: Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, quello della Lazio Claudio Lotito, l’ad del Milan Adriano Galliani, l’ex presidente e ad della Juventus Jean Claude Blanc, diversi procuratori tra cui Alessandro Moggi, figlio di Luciano. Sedici i giocatori e gli ex giocatori, tra cui Denis, Mutu, Crespo, Immobile, Nocerino, Paletta, Lavezzi, Calaiò, Milito.
E’ la compravendita dei giocatori l’operazione sulla quale si incentrava, secondo l’accusa, il “meccanismo fraudolento” individuato dalla Procura napoletana, secondo cui esiste “un radicato sistema finalizzato ad evadere le imposte posto in essere da 35 società calcistiche di serie A e B, nonché da oltre un centinaio di persone fisiche, tra calciatori e loro procuratori”. In sostanza, i procuratori fatturavano in maniera fittizia la propria prestazione al solo club, che poteva così dedurre dal reddito imponibile le spese, beneficiando di detrazioni di imposta sul valore aggiunto relativa proprio a questa pseudo prestazione. I calciatori, dal canto loro, non dichiaravano quello che era “sostanzialmente un fringe benefit” riconosciuto dalla società nel momento in cui si accollava il pagamento al procuratore.
L’inchiesta parte nel 2012, quando negli uffici del Napoli a Castelvolturno la magistratura acquisì due contratti: quello di Ezequiel Lavezzi, che a Napoli ha giocato dal 2007 al 2012 prima di essere ceduto al Psg, e quello di Cristian Chavez, che ha militato nella societa’ di De Laurentiis nella stagione 2011. Secondo i pm, i contratti dei due argentini, rappresentati dallo stesso procuratore, erano stati ‘alterati’ in bilancio. Nove mesi dopo i finanzieri si erano presentati nelle sedi di 41 società di serie A e B per acquisire ulteriore documentazione.
I nomi degli indagati
Quarantacinque i dirigenti di società di calcio di serie A e B: Alessandro Moggi, Marco Sommella, Vincenzo Leonardi, Riccardo Calleri, Umberto Calaiò, Leonardo Rodriguez, Fernando Hidalgo, Aleandro Mazzoni, Edoardo Rossetto, Antonio Percassi, Luca Percassi, Claudio Garzelli, Giorgio Perinetti, Luigi Corioni, Gianluca Nani, Sergio Gasparin, Pietro Lo Monaco, Igor Campedelli, Maurizio Zamparini, Rino Foschi, Daniele Sebastiani, Andrea Della Valle, Oronzo Corvino, Alessandro Zarbano, Enrico Preziosi, Luciano Cafaro, Jean Claude Blanc, Alessio Secco, Claudio Lotito, Marco Moschini, Renato Cipollini, Aldo Spinelli, Adriano Galliani, Aurelio De Laurentiis, Tommaso Ghirardi, Pietro Leonardi, Pasquale Foti, Eduardo Garrone, Marino Umberto, Massimo Mezzaroma, Roberto Zanzi, Giovanni Lombardi Stronati, Francesco Zadotti, Sergio Cassingena, Massimo Masolo, Dario Cassingena.
Sedici i calciatori: Gustavo German Denis, Quintero, Adrian Mutu, Ciro Immobile, Matteo Paro, Hernan Crespo, Pasquale Foggia, Antonio Nocerino, Marek Jankulovski, Cristian Chavez, Inacio David Fideleff, Ivan Ezequiel Lavezzi, Gabriel Paletta, Emanuele Calaiò, Cristian Molinaro, Rios Pavon, Diego Alberto Milito.
No comment dalla Lazio. De Laurentiis: è tutta fuffa
Lazio e Napoli non commentano l’inchiesta in corso. “Lotito non ha ricevuto nessun atto dal quale risulta che è indagato. Nessun avviso di garanzia, niente. Ha saputo tutto dalle notizie di oggi” ha detto l’avvocato della Lazio, Gian Michele Gentile. L’avvocato ha escluso anche la possibilità che la Guardia di Finanza possa aver perquisito gli uffici di Lotito. “Me lo avrebbe detto” ha concluso.
“Sono super tranquillo, è tutta fuffa”, ha detto, invece, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. “Non è una notizia commentabile, è storia vecchia – ha proseguito – sono anche cose che inventate voi giornalisti”.
I legali del Milan parlano di ” una vicenda assolutamente marginale e non fondata, che troverà la sua risoluzione sia sotto il profilo tributario, sia sotto il profilo penale, in una doverosa archiviazione”. Secondo il presidente del Coni, Giovanni Malagò, “per l’immagine del calcio, ogni volta che c’è un’operazione di questo tipo non va bene, non fa bene. Però non è detto che l’inchiesta necessariamente debba produrre dei colpevoli”, ha sottolineato.
Giuseppe Catapano: Grandi banche europee sotto stress, attenti a questi nomi
MILANO (WSI) – Tempi duri per le banche europee: diversi istituti si apprestano a rivelare al mercato magri risultati per il 2015 e in particolare sono i casi di Barclays, Deutsche Bank e Standard Chartered a colpire l’attenzione, viste le performance delle rispettive azioni, molto al di sotto del benchmark dei titoli bancari europei; un trend visibile sin dall’ingresso dei nuovi amministratori delegati.
Nel club si è aggiunta anche Credit Suisse, che dopo l’annuncio del piano strategico ad ottobre ha invertito la rotta e, anch’essa, ha sottoperformato l’indice di riferimento.
Deutsche Bank ha già comunicato una perdita netta (la prima dal 2008) per 6,7 miliardi di euro nel 2015; Standard Chartered è attesa al varco con un calo degli utili per azione che dovrebbe attestarsi, secondo le previsioni, all’85%.
Proprio quest’ultima, con le sue pesanti esposizioni sui mercati emergenti, sul settore a reddito fisso, valutario e legato alle commodity, è la banca che ha suscitato la più profonda diffidenza da parte del mercato.
Anche Barclays ha, infine, preparato i propri investitori al peggio, con l’annuncio di un taglio al personale di 1200 unità, nel tentativo di accelerare un piano di ristrutturazione già in atto prima che il nuovo ceo, Jes Staley prendesse in mano il timone dell’istituto a dicembre.
Non solo MPS e banche, italiane, insomma. Sono diverse le banche europee sotto attenta osservazione.

“C’è in atto un dibattito per decidere se i modelli di business di StanChart e Deutsche Bank siano o meno incrinati alla base”, dice Ronit Ghose, analista del settore presso Citi,
Certo, la panoramica del settore bancario è poco incoraggiante in tutto il mondo: anche le sei principali banche americane, pur trovandosi in una condizione migliori delle controparti europee, non sono state in grado di registrare una crescita dei ricavi nel 2015.
Giuseppe Catapano: Borsa Milano giù, Saxo Bank, “Draghi ha fermato bagno sangue. Ma non basta”
MILANO (WSI) – Borsa Milano prosegue le contrattazioni in ribasso, con le banche che, a parte l’eccezione di MPS che è salita anche +7,7% nelle prime battute della sessione rimangono sotto pressione. Le quotazioni della banca senese hanno recuperato in tre giorni il record +49%.
Ubi Banca e Unicredit cedono più del 4%, Bper, BP er BPM anche sono oggetto di vendite tra -2% e -4% circa.
Così, in una intervista rilasciata a Bloomberg, commenta Peter Garny, responsabile della strategia dell’azionario presso Saxo Bank:
“Draghi ha fermato in parte il bagno di sangue della scorsa settimana, ma rimangono interrogativi sul contesto macroeconomico globale. Gli investitori stanno perdendo la fiducia sulle valutazioni delle azioni. Se l’economia mondiale rallenta, non è possibile giustificare i multipli che stiamo pagando. Il collasso dei prezzi del petrolio continua a fare vittime tra i bilanci societari. Siamo ancora positivi sull’azionario e i mercati potrebbero segnare ancora un recupero, ma ovviamente questa settimana ci sono diversi eventi che porteranno il rischio”.

Le ultime due sessioni della scorsa settimana hanno portato l’indice di riferimento dell’azionario europeo Stoxx 600 Europe a un valore pari a 14,4 volte i profitti attesi, lo scorso venerdì, contro il minimo di 13,8. L’indice ha perso -7,5% nel mese di gennaio, al ritmo più forte da agosto e si avvia a soffrire il peggior inizio anno dal 2008.
I titoli azionari italiani, riporta Bloomberg, sono tra i peggiori in Europa sulla scia delle preoccupazioni che riguardano i crediti deteriorati delle banche.
Tornando alla sessione odierna, focus sul titolo Saipem che, nel giorno del via libera all’aumento di capitale, inizialmente non ha fatto prezzo, con un balzo teorico +20%, poi è entrata nelle contrattazioni con un guadagno di quasi +7%, ed è stata nuovamente sospesa per eccesso di rialzo con oltre +13%. In calo invece i diritti, che segnano un calo teorico -18%, non riuscendo ancora a fare prezzo. Riguardo ai termini dell’operazione di aumento di capitale, il rapporto di assegnazione è di 22 nuove azioni ogni 1 azione ordinaria e/o di risparmio Saipem detenuta, a un prezzo di 0,362 euro, con uno sconto del 37% sul Terp. I diritti di opzione saranno esercitabili a pena di decadenza dal 25 gennaio all’11 febbraio mentre saranno inoltre negoziabili in Borsa fino al 5 febbraio. Intanto si scommette sull’arrivo di un nuovo contratto in Iran, in attesa della visita del presidente del paese Rouhani in Italia.
Dietrofront per le quotazioni del petrolio, dopo le operazioni di short covering del fine settimana e della domanda di carburante dovuta al calo delle temperature negli Stati Uniti.

I prezzi del petrolio sono balzati fino a +10% nella sessione di venerdì, ma ora sia il contratto WTI Crude che il Brent Crude oscillano attorno a $31 al barile con perdite superiori a -3,5%.
Scettico sulla ripresa del greggio Herald Van Der Linde, responsabile strategia sull’azionario dei mercati APAC presso HSBC, che ha affermato che “la domanda (di petrolio) nel mondo non è estremamente forte” e che “in diverse parti del mondo, si è alle prese con il problema della deflazione”.
Sul valutario, euro in recupero sul dollaro, sopra quota $1,08. Dollaro/yen in calo, rimanendo sopra JPY 118,40.
In Asia sulla Borsa di Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso in rialzo +0,90% a 17.110,91. Shanghai +0,78%.
Giuseppe Catapano: MPS in gran fermento, rumor su cavaliere straniero
MILANO (WSI) – Dopo la difficilissima settimana vissuta nel mirino della speculazione c’è grande attesa da parte del mercato per il futuro di Monte dei Paschi di Siena. I rumor si susseguono a ritmo folle.
Grandi movimenti sul titolo si segnalano in Borsa. Si sta smorzando l’appeal specultativo dopo un balzo nei primi scambi che ha fatto anche entrare Mps in asta di volatilità con un teorico +2,67% dopo un ultimo scambio a 76,8 centesimi.
Il titolo della banca più antica al mondo viene da ul calo del 16,5% con cui ha chiuso la scorsa settimana e una perdita da inizio anno del 39%.
A focalizzare le attenzioni degli investitori di Piazza Affari sono le prossime mosse che arriveranno dal board dell’istituto senese dopo che sia il presidente Massimo Tononi, sia il mondo politico, in prima fila il premier Matteo Renzi, hanno posto l’accento sul capitolo alleanze.
Le ultime indiscrezioni parlavano del banco Santander che però ha smentito qualunque ipotesi di “matrimonio” con il Monte dei Paschi di Siena mentre in ambito italiano sembra che si stia muovendo Ubi. Anche se si affaccia un altro ipotetico scenario, ossia l’alleanza a tre con Ubi, Bpm e Mps.
Intanto domani è previsto l’incontro tecnico tra Pier Carlo Padoan, ministro dell’economia e delle finanze, e Margrethe Vestager, commissaria Ue al fine di sbloccare in via definitiva il piano italiano per allentare le sofferenze bancarie. Come riporta Repubblica, il governo sarebbe al lavoro su quattro fronti che riguardano il sistema bancario e che dovrebbero vedere la luce in un decreto ad hoc.
Oltre alle sofferenze bancarie, a essere messo in luce anche il tema del recupero dei crediti, per cui il nostro paese ha la maglia nera in Europea (impiegando circa 7 anni), la riforma delle banche di credito cooperativo, creando una holding unica e infine il capitolo tanto scottante dei rimborsi ai risparmiatori che hanno perso tutto nel crac delle quattro banche salavate in extremis dal governo (Carife, Carichieti, Banca Etruria, Banca marche). Oggi alle 18 inoltre scade il termine per la loro presentazione.
Giuseppe Catapano: Futures Usa trainati giù dal petrolio, ecco di cosa parlano i trader
NEW YORK (WSI) – I contratti sui principali indici della Borsa Usa scambiano in ribasso, seguendo l’andamento negativo del petrolio. Il mercato azionario sembra quindi destinato a perdere parte dei guadagni settimanali messi a segno al termine della seduta di venerdì. È stata la prima settimana positiva dell’anno.
Le notizie societarie di M&A (fusioni e acquisizioni) non mancano ma non sono sufficienti ad alimentare gli acquisti a Wall Street, dove i volumi potrebbero essere ridotti per via della tempesta di neve che si è abbattuta sulla costa Est.
L’irlandese Tyco International e l’americana Johnson Controls hanno confermato la fusione, che darà vita a un colosso industriale da 36 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. I titoli dei due gruppi manifatturieri di riscaldamento, batterie e altri prodotti elettronici balzano dell’8,5% e 1,7% rispettivamente. A livello settoriale, come in Europa, sono bancari e petroliferi i più penalizzati.
Al momento i futures sul Dow Jones cedono lo 0,3% a 15.962 punti, mentre i futures sull’S&P 500 lasciano sul campo lo 0,2% a 1.895,75 punti. I futures sulNasdaq perdono lo 0,3% a quota 4.236,25 punti.
Sui mercati valutari, l’euro sta cercando di mettersi alle spalle la delusione per l’indice Ifo sulle aspettative delle imprese tedesche e ora guadagna terreno sul dollaro.
Sul mercato delle materie prime, il greggio sta perdendo quota vanificando i rialzi visti di recente. Il contratto a marzo sul West Texas Intermediate arretra del 2,58% in area 31 dollari al barile. Gli investitori nel settore energetico stanno provando a intascare qualche profitto, rimettendo in discussione le previsioni sul comparto.
L’oro è tornato a scambiare sopra i 1100 dollari al barile, mentre il rame estende i rialzi portandosi sopra i massimi delle ultime due settimane.
Giuseppe Catapano: Rudy Guede, “Scrissi sul muro col sangue di Meredith”
PERUGIA – Rudy Guede a Storie Maledette su Rai Tre: “Cercai di scrivere sul muro con il sangue di Meredith Kercher“. E’ una delle cose dette dal ragazzo ivoriano arrestato e condannato per l’omicidio della ragazza inglese nella casa di via della Pergola, a Perugia, nel 2007. “Lo choc e la paura hanno avuto la meglio su di me”. E quindi, ha raccontato Guede, lui ha tentato di scrivere sul muro quello che Meredith gli stava dicendo mentre esalava gli ultimi respiri. Durante l’intervista Guede ha raccontato tanti dettagli di quella sera dell’1 novembre, dall’approccio sessuale con Meredith (“abbiamo fatto petting in salotto”) alcuni minuti prima del delitto, al fatto che Amanda Knox fosse in casa quando Meredith è stata uccisa (“ho riconosciuto la sua voce”). Dal fatto che lui fosse in bagno mentre Meredith era assassinata (“avevo disturbi allo stomaco dopo aver mangiato kebab”). L’uomo ha detto di essere andato in bagno e di essersi messo ad ascoltare musica con le cuffiette, per poi sentire la voce della Knox (conosciuta in un locale dove l’americana lavorava) che discuteva con Kercher la quale si sarebbe lamentata in precedenza per una questione di soldi. “Ho riconosciuto – ha spiegato – la voce di Amanda al 101 per cento. Poi ho sentito un urlo fortissimo mentre ascoltavo l’i-pod a volume altissimo. Una voce straziante”. L’ivoriano ha anche parlato la presenza nella villetta di via della Pergola di un uomo del quale non ha fatto il nome. Caso strano, il giorno dopo l’intervista gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile lasciano la difesa di Rudy Guede, condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher. Lo hanno riferito all’Ansa. “Gli avvocati Biscotti e Gentile – hanno spiegato in una dichiarazione – rinunciano ai mandati difensivi di Rudy Guede ritenendo ormai esauriti tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno coinvolto nella vicenda dell’omicidio Kercher”. Nessun commento da parte dei legali sull’intervista rilasciata da Guede a Storie maledette e mandata in onda da Rai3. Gli avvocati Biscotti e Gentile avevano difeso l’ivoriano da subito dopo il suo arresto da parte della polizia. Guede è stato l’unico a scegliere il processo con il rito abbreviato al termine del quale è stato condannato a 16 anni di reclusione. Pena ormai definitiva anche se l’ivoriano sostiene di non avere ucciso Meredith Kercher. Invece Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono stati definitivamente assolti.
Giuseppe Catapano: Vivere con 350 euro al mese? Si può, ecco dove
ROMA – Vivere con 350 euro al mese. Sono 5 i paese dove un reddito di questo tipo garantisce un tenore di vita più che dignitoso. A elencare i paesi dove si può vivere con poco lasciando l’Italia è il sito Opentravel. Tra i paesi più economici ci sono Thailandia, Cambogia, Vietnam, Costa Rica e Filippine, ma anche il vicino Laos. Mario Valenza su Il Giornale scrive che il costo della vita in questi paesi è decisamente più basso e si può vivere bene anche con pochi soldi: “Anche se 350 euro mensili non sono sufficienti per un alloggio di lusso con vista mare, dalle parte di Chiang Mai, nel Nord della Thailandia, 21 euro al mese bastano per pagare l’affitto. La cifra sale man mano che ci si avvicina alla costa, attestandosi su un minimo di 60 euro. Anche il prezzo del cibo è bassissimo: il pollo con riso o noodles venduto in strada costa meno di un euro, e anche avendo gusti più raffinati la spesa mensile per mangiare non supera i 150 euro, consentendo di tenersi in tasca anche un po’ di soldi per fare shopping. Una meta, come ricorda Lettera43.it, che sta diventando sempre più ambita è la Cambogia, dove con 350 euro al mese si può vivere nella Capitale Phnom Penh. Data la crescente popolarità del Paese, è difficile trovare casa per meno di 150 euro mensili, ma condividendo l’alloggio con altre persone si possono facilmente abbattere i costi. Mangiare, invece, costa più o meno come in Thailandia: per un pasto al ristorante si spende circa 1,50 euro. Se poi non si vuole vivere in Cambogia, si può sempre puntare sui vicini Vietnam e Laos, dove il costo della vita è pressappoco lo stesso. Con 350 euro mensili si può vivere tranquillamente anche nelle Filippine: non nella Capitale Manila, ma nella provincia di Cebu, una delle più sviluppate del Paese con campi da golf, spiagge e centri commerciali. Qui un appartamento costa circa 100 euro al mese, e con altri 150 si possono coprire le spese per il cibo e concedersi anche qualcosa in più. Le Filippine offrono poi un visto speciale per i pensionati, che può essere ottenuto dai 35 anni in su depositando 50 mila dollari in una banca filippina. Per gli over 50 sono invece sufficienti un deposito di 10 mila dollari e provare di avere una pensione di 800 dollari al mese per singoli o di 1000 dollari mensili per le coppie. Anche in Costa Rica il costo della vita è uno dei più bassi al mondo. Se si condivide l’alloggio con qualche amico, a San José si può vivere tranquillamente con 425 euro al mese, e man mano che ci si allontana dalla Capitale i prezzi diminuiscono, infatti bastano meno di 200 euro mensili per affittare una casa medio-piccola a 75 chilometri da San José. Al ristorante, poi, si può mangiare un buon pasto spendendo meno di 4 euro, e se si cucina in casa i costi vengono ulteriormente abbattuti. In tema di cibo, ci si può fare un’idea dei prezzi bassissimi del Costa Rica se si considera che un casco di banane costa appena 30 centesimi. Stesso discorso per altri beni di consumo, come le sigarette, il cui prezzo è di circa 90 centesimi a pacchetto. Il Belize è il posto ideale per chi sogna di vivere a due passi dal mar dei Caraibi spendendo poco. Il piccolo Paese centroamericano può vantare spiagge bellissime e un clima sub-tropicale. La lingua ufficiale è l’inglese, e i prezzi sono molto simili a quelli del Costa Rica: per affittare una grande casa a Cayo, a circa un’ora di macchina da Belize City, sono infatti sufficienti 210 euro al mese”.
