Sono partiti i primi tre traghetti con circa 250 migranti a bordo complessivamente che hanno avviato oggi il controverso piano di espulsione dalla Grecia alla Turchia, previsto dall’accordo tra l’Ue e Ankara. L’imbarcazione Lesvos ha lasciato il porto di Mitilene, seguita da un catamarano, il Nezli Jale, una imbarcazione più grande e capace di trasportare diverse centinaia di persone. In precedenza i migranti erano arrivati a bordo di autobus scortati dalla polizia nei porti delle isole di Lesbos e Chios. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno turco Efkan Ala, Ankara è pronta a ricevere oggi 500 migranti, ma la Grecia ha fornito al momento 400 nominativi.
Autore: Prof. Avv. Giuseppe Catapano
Giuseppe Catapano: Renzi, Se i pm vogliono interrogarmi su Tempa rossa, sono pronto. Opposizioni all’attacco
“Rivendico con forza tutte le misure per sbloccare le opere pubbliche e private specie al sud. L’Italia e’ ferma da anni. Tempa Rossa, ma anche Bagnoli, Pompei, la variante di valico, il Bisagno, la Napoli Bari, l’Expo o la Salerno Reggio, il tunnel del Brennero, i viadotti in Sicilia, sono opere sbloccate da questo governo”. Così ieri il premier Matteo Renzi ha spiegato su su Faceboook la posizione del governo sulla vicenda che è costata al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi le immediate dimissioni. Ma il presidente del consiglio nel corso della trasmissione in Mezz’ora condotta da Lucia Annunziata, era stato ancora più chiaro: “Di fronte alla legge anche il presidente del consiglio è come gli altri, non mette bocca nelle indagini”. “Io spero che ci sia qualcosa di serio, visto che hanno indagato il Capo di Stato maggiore della Marina”, rileva il presidente del Consiglio che poi rilancia e dice: “Io rispondo per me e dico che stiamo talmente cambiando questo Paese che se i magistrati vogliono interrogarmi su quello che stiamo facendo, non solo su Tempa Rossa, mi possono interrogare su tutto il resto. La Salerno-Reggio Calabria, la Napoli-Bari, la Variante di valico? Anche oggi pomeriggio”. Poi su Facebook Renzi ha voluto ricordare tutte le opere sbloccate dall’esecutivo. E ha aggiunto. “L’elenco potrebbe continuare a lungo. Se qualcuno ruba o commette reati va fermato e condannato. Ma va bloccato il ladro, non vanno bloccate le opere. Invece da noi spesso accade il contrario: il ladro se ne va e si ferma solo l’opera pubblica. La musica con noi è cambiata. L’Italia spendeva 40 miliardi di infrastrutture qualche anno fa, adesso è a 20. Non importa essere keynesiani per capire che questo dato spiega in parte la mancata crescita, la disoccupazione, la crisi dell’edilizia. Dunque rivendico con orgoglio di aver sbloccato, in modo corretto e impeccabile, un progetto che era fermo dal 1989. Se poi qualcuno ha commesso illeciti ne risponderà. Ma noi siamo convinti di ciò che stiamo facendo e non ci fermeremo davanti a chi dice sempre e solo no. E a chi ci accusa di fare il gioco delle lobby ricordo che i reati ambientali, l’Anac di Cantone, il voto di scambio sono oggi normate grazie all’impegno del mio governo. Aver sbloccato Tempa Rossa come Bagnoli, Pompei e tutto il resto è stato sacrosanto – ribadisce Renzi – Se qualcuno ha commesso illeciti, si persegua quel qualcuno. Ma noi persone perbene, oneste e trasparenti, rivendichiamo con forza di aver sbloccato in piena correttezza un progetto fermo da troppo tempo”. L’intervento di Renzi è stato criticato dalle opposizioni. Roberto Calderoli, senatore e responsabile della Lega Nord per l’organizzazione e il territtorio, ha attaccato il premier: “Renzi è alla frutta e vedendolo a ‘In Mezz’ora’, incalzato dal fuoco delle domande di Lucia Annunziata, mi è sembrato di rivedere e risentire l’intervento di Bettino Craxi del 1992 quando, a Montecitorio, cercava di difendere l’indifendibile”. “Un Renzi imbarazzante, che non ha nemmeno potuto fare un appello, anche se forse l’avrebbe voluto fare, in favore dell’astensione sul referendum sulle trivelle, invitando i cittadini ad andarsene al mare, sapendo che altrimenti l’elettorato penserebbe alle trivelle della Total, della Guidi, di Gemelli”. Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla camera, ha parlato così della mozione di sfiducia per il governo che sarà presentata da Forza Italia e dal centrodestra: “Sarà contro un intero governo incapace di far uscire il paese dalla crisi e che rischia di portarlo al disastro”. Insomma l’obiettivo della sfiducia è Renzi, perché “i suoi collaboratori non contano sono fantasmi sullo sfondo”. Obiettivo che nel centrodestra si conta di raggiungere, perché, ha detto il segretario della lega Nord Matteo Salvini, “credo che la mozione di sfiducia nei confronti del governo Renzi possa passare. Chiediamo una reazione di dignità al parlamento, di mettere in secondo piano la poltrona, la cadrega”.
Giuseppe Catapano: Casini, Renzi stia sereno. E per lo Sviluppo economico scelga un non fiorentino
“Renzi ha fatto bene finora. Ma abbandoni certi toni da uomo della Provvidenza e certi slanci troppo autoreferenziali”. E’ il consiglio che, in una intervista al Corriere della Sera, Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, dà al premier facendo il punto sul governo dopo l’inchiesta su petrolio e rifiuti in Basilicata che ha portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi. “Dopo due anni di governo, è fisiologico che si sia attenuato un certo entusiasmo e che si cominci a fare le pulci a tutto. Ma il governo merita di andare avanti” afferma Casini aggiungendo: “Senza nervosismo e senza inutili esibizionismi. Renzi ha tanti nemici, ma non deve aggiungere il più pericoloso: lui stesso, quando assume atteggiamenti altezzosi. Dico a Renzi di stare sereno”. Per la nomina al ministero dello Sviluppo dopo Federica Guidi, Casini auspica che Renzi “vada oltre l’Arno. Capisco che si senta rassicurato da chi conosce meglio. Ma per guidare un paese bisogna saper guardare lontano”. Casini dice di non avere dubbi sull’onestà dell’ex ministro, “ma non poteva fare diversamente. Mi ha fatto sorridere amaramente leggere i tweet antipolitici del suo compagno”.
Giuseppe Catapano: Di Maio, se M5S vince nelle grandi città, poi alle politiche colpo finale ai vecchi partiti
“Città come Roma, Milano, Trieste, Torino, Napoli sono il centro nevralgico degli interessi dei partiti cosidetti tradizionali, quelli cioè che ci hanno già governato. E quindi noi sappiamo che più città prenderemo – e questo lo decideranno i cittadini italiani – più indeboliremo questi partiti per dare a loro quel colpo finale alle elezioni politiche”. Lo ha detto a Trieste, a margine di un incontro sulle prossime elezioni amministrative, il vicepresidente della Camera e esponente di spicco del M5S Luigi Di Maio. La maggiore fiducia dove? “Ovunque e da nessuna parte. Lo dobbiamo decidere assieme alle persone. Noi ci proporemmo e i cittadini sanno che siamo l’unica discontinuità in questo momento. Ci proponiamo – ha aggiunto Di Maio – con dei programmi seri, credibili e vogliamo portare avanti umilmente l’amministrazione di grandi città che sono state spolpate dai vecchi partiti”. Particolarmente per Roma… “E’ chiaro che Roma è uno dei centri nevralgici degli interessi dei partiti. Là si sono spartiti posti di lavoro, appalti e tangenti per anni ed è chiaro che se gliela togliamo perdono un po’ di benzina”.
Giuseppe Catapano: Il mondo no profit cambia passo
In arrivo una riforma complessiva del terzo settore con l’obiettivo esplicito di mettere ordine nel variegato mondo del no profit, finora interessato da disposizioni frammentarie e poco coordinate. Il senato ha infatti approvato mercoledì scorso, in seconda lettura, il testo di un disegno di legge che passerà ora alla camera dei deputati per l’approvazione definitiva. Poi il governo avrà dodici mesi di tempo per l’emanazione di decreti legislativi di attuazione.
Si tratta, almeno nelle intenzioni del legislatore, di una vera e propria rivoluzione: si toccano infatti tutti gli aspetti critici della disciplina che regola la vita degli enti e delle attività senza scopo di lucro, da quelli civilistici a quelli fiscali, da quelli societari a quelli relativi alla remunerazione del capitale e alla distribuzione degli utili. Prevista anche una rivisitazione delle norme che regolano il servizio civile, che sarà reso disponibile a tutti i giovani dai 18 ai 28 anni.
Una volta tanto non si tratta di una riforma dal respiro corto. Il governo, anzi, sembra essersi reso conto che l’apparato statale è sempre meno in grado di rispondere alle richieste di assistenza e di welfare che provengono da fasce sempre più ampie della popolazione. Negli ultimi anni, caratterizzati da una forte crisi economica, è diventato evidente che strutture privatistiche, ma votate al sociale, hanno progressivamente preso il posto dell’apparato pubblico nella fornitura di numerosi servizi di utilità collettiva. Sembra inevitabile una sempre più marcata sostituzione dei servizi resi dalla pubblica amministrazione con attività gestite da strutture privatistiche. Una tendenza che nei paesi del Nord Europa è oggetto di dibattito già da qualche anno. La riforma in cantiere dovrebbe avere l’obiettivo di stimolare, governare, e migliorare questo passaggio di per sé non eludibile.
Vengono perciò disciplinati gran parte dei punti critici del mondo del no profit, come il crowdfunding, la distribuzione di dividendi (che sembra prendere a modello la formula restrittiva delle cooperative a mutualità prevalente), la disciplina fiscale e contabile, i rimborsi spese degli operatori e le retribuzioni dei dipendenti, la distribuzione degli utili, i diritti di informazione e partecipazione. Prevista anche la costituzione del fondo per promuovere le attività istituzionali con 17,5 milioni di euro di budget per il 2016.
Si tratta per ora di una riforma solo sbozzata nei suoi contenuti generali, che andranno poi dettagliati con i decreti legislativi di attuazione. Quindi è impossibile, al momento, avere un’idea chiara su come cambierà il mondo del terzo settore dopo questa revisione normativa. Al momento ci sono però alcuni aspetti poco chiari, come per esempio la possibile sovrapposizione con la società benefit, disciplinata solo pochi mesi fa nella legge di stabilità 2016 con l’obiettivo di coniugare il mondo del profit e del non profit, gli aspetti legati alla redditività del capitale e il perseguimento di finalità sociali. La società benefit (alcune sono già state costituite in questi mesi) è chiaramente stata disegnata dal legislatore come un ibrido. Proprio per questo potrebbe andarsi a sovrapporre all’impresa sociale che è, a tutti gli effetti, un altro ibrido. Anche se, mentre la società benefit è una impresa tradizionale che però inserisce nello statuto clausole atte a perseguire finalità sociali, l’impresa sociale è impresa geneticamente non profit, con uno statuto regolamentato in modo tassativo dalla legge e una possibilità di distribuzione di dividendi molto limitata. Dovrebbe quindi essere possibile anche una convivenza pacifica tra le due formule societarie.
Difficile da capire anche il senso dell’articolo 9 bis, frutto di un emendamento presentato dal governo all’ultimo momento, che istituisce la Fondazione Italia Sociale. Un organismo con lo scopo di raccogliere fondi dal pubblico e dal privato per finanziare «interventi innovativi di enti di terzo settore» non meglio precisati, salvo un accenno allo «sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale». Può voler dire tutto e niente.
Giuseppe Catapano: Ban Ki-moon, crisi profughi Siria richiede solidarietà globale
La crisi dei profughi siriani richiede un “aumento esponenziale della solidarietà globale”. L’ha affermato oggi il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon aprendo una conferenza per trovare paesi d’accoglienza. “Noi siamo qui per rispondere alla più grande crisi dei rifugiati e dei profughi dei nostri tempi”, ha detto il numero uno dell’Onu. “Questa – ha continuato – esige un aumento esponenziale della solidarietà globale”.
Giuseppe Catapano: Conti pubblici, Padoan, regole Ue danneggiano l’Italia
Lo sforzo richiesto dall’Ue all’Italia è “deformato da considerazioni statistiche” e le regole europee “che impongono all’Italia aggiustamenti dolorosi, le recano maggior danno che ad altri Paesi, e questo non mi va bene”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in una intervista a Le Figaro, ribadendo tuttavia che “l’Italia rispetterà comunque lo sforzo di aggiustamento che le è richiesto”. In merito alla possibilità che la Commissione apra una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, Padoan precisa che “manteniamo con Bruxelles un dialogo continuo” e che “si rimprovera a volte all’Italia di chiedere troppa flessibilità, di mostrarsi insaziabile, dimenticando che questa domanda è del tutto legittima, perche’ si iscrive nelle regole europee”. Padoan sottolinea che il nostro Paese “è quello che ha fatto gli sforzi di aggiustamento più intensi della sua politica di bilancio nel corso degli ultimi anni”.
Non solo. “Serve un ministro delle Finanze unico della zona euro in primo luogo per garantire la messa in atto di una politica di bilancio europea piu’ equilibrata”, aggiunge il ministro dell’Economia a Le Figaro, aggiungendo che “resta da capire di quali poteri sarà dotato e come agirà sulle politiche nazionali”. Per Padoan, il ministro unico “dovrebbe anche gestire eventuali azioni di sostegno che implichino risorse comuni, come la gestione dei flussi migratori o il rafforzamento della sicurezza europea”. Il ministro dell’Economia conclude che “l’Europa deve dotarsi di risorse proprie. E’ difficile immaginare che si continuino a spendere tante energie per arrivare ad accordi come quello con la Turchia sui migranti”.
Giuseppe Catapano: Migranti, 1.600 sbarcati ad Augusta, Messina e Trapani
Raffica di sbarchi in Sicilia e quasi 1.600 i migranti ospitati nei centri dell’Isola. Di questi 800 ad Augusta (Siracusa), 381 a Trapani e 378 a Messina. Fanno parte dei 1.569 salvati ieri dalla Marina militare e dalla Guardia costiera nel Canale di Sicilia nel corso di undici operazioni. Nella citta’ dello stretto i migranti sono giunti a a bordo della nave ‘Acquarius’ di Sos Mediterranee: quasi tutti sono provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana e dall’Eritrea. Tra loro 19 donne, tre incinte, e 5 bambini. Tra le prime a scendere dalla nave una bimba sorridente accompagnata dalla mamma. Ad accoglierli personale dell’Asp volontari ed operatori umanitari insieme alle forze dell’ordine, per essere poi condotti nelle strutture di accoglienza dell’Annunziata e dell’ex caserma Gasparro di Bisconte. Ieri 730 erano stati fatti sbarcare a Pozzallo.
Giuseppe Catapano: Sharp, raggiunto (finalmente) l’accordo con Foxconn
Sharp ha finalmente raggiunto l’accordo sul passaggio del controllo alla taiwanese Foxconn Technology Group.
I consigli di amministrazione delle due società tecnologiche hanno infatti approvato una transazione sul tavolo da alcuni mesi e posto fine a un processo negoziale con numerosi alti e bassi e con un giallo che ha portato alla fine a una pesante revisione dei termini inizialmente concordati. In particolare il nuovo accordo, rivisto per tener conto delle potenziali passività emerse subito dopo la delineazione di una prima intesa formale, prevede che Sharp emetta nuove azioni ordinarie a favore di Foxconn per un valore di 388,8 miliardi di yen (3,5 miliardi di dollari), quasi cento in meno rispetto ai 489 miliardi concordati inizialmente lo scorso mese.
La società taiwanese, nota anche come Hon Hai Precision Industry, acquisterà ogni azione al prezzo unitario di 88 yen, contro i precedenti 118 yen, ottenendo in cambio i due terzi circa del capitale di Sharp. Il controvalore complessivo della transazione per Foxconn potrebbe aumentare in funzione dell’acquisto delle azioni privilegiate oggi in mano ai principali creditori della società giapponese, Mizuho Bank e Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ.
L’accordo, che sarà firmato ufficialmente il prossimo 2 aprile, segue mesi di negoziati tra le due società con il coinvolgimento diretto dei creditori. I negoziati hanno peraltro subito un’intensificazione nelle ultime settimane dopo il giallo di circa un mese fa, quando l’operazione, dopo un primo accordo dal valore di 659 miliardi di yen, sembrava essere saltata a causa di alcuni sviluppi negativi. Foxconn aveva infatti deciso di sospendere le trattative in seguito alla ricezione di nuovi documenti da parte di Sharp su ulteriori passività potenziali per un valore di 350 miliardi e quindi di aprire una nuova fase di due diligence.
Giuseppe Catapano: L’Inps, sono oltre 18 mln le pensioni vigenti. Costano quasi 193 mld all’anno
Al 1° gennaio 2015 le pensioni vigenti sono 18.044.221 di cui 14.312.595 di natura previdenziale, cioè prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), durante l’attività lavorativa del pensionato; le rimanenti, costituite dalle prestazioni erogate dalla gestione degli invalidi civili e da quella delle pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso.
Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio statistico pubblicato sul sito, precisando che l’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 mld di euro di cui 173 mld sostenuti dalle gestioni previdenziali. Oltre la metà delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati, delle quali quella di maggior rilievo (97,2%) è il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti, che gestisce il 50,4% del complesso delle pensioni erogate e il 63% degli importi in pagamento.
Le gestioni dei lavoratori autonomi erogano il 27,4% delle pensioni per un importo in pagamento del 23,8%, mentre le gestioni assistenziali gestiscono il 20,7% delle prestazioni con un importo in pagamento di poco superiore al 10% del totale.
Il 64,3% delle pensioni è inferiore a 750 euro. Il 64,3% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 77,1%, costituisce solo una misura indicativa della “povertà”, per il fatto che molte pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. A tal fine, l’Inps evidenzia che delle 11.502.471 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 45,4% (5.216.940) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. In questo caso il divario tra i due generi è accentuato. Infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 45% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 24%, e di queste solo il 24,2% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro.
E’ pari a quasi 74 anni l’età media dei pensionati. L’età media dei pensionati è di 73,6 anni, con una differenza fra i due generi di 4,5 anni (71 anni gli uomini e 75,5 le donne). L’età media alla decorrenza del pensionamento è in aumento, passando, per la pensione di vecchiaia dai 62,9 anni del 2010 ai 65,4 anni dei primi due mesi del 2016 e, per le pensioni di anzianità, da 59,1 anni a 60,6 nello stesso periodo.
Al Nord il maggior numero di pensioni. L’Italia settentrionale usufruisce del maggior numero di prestazioni pensionistiche. Il 48,1% delle pensioni viene infatti percepito da residenti in questa area e a loro è destinato il 54,9% delle somme stanziate a inizio anno.
Il 19,2% delle prestazioni viene erogato nel Centro Italia, per un totale del 19,7% dello stanziamento, e il 30,5% nel Sud e nelle Isole, cui e’ riservato il 24,7% della somma totale. Il restante 2,2% è rappresentato da pensioni erogate a residenti all’estero, cui è riservato lo 0,65% dello stanziamento.



