Giuseppe Catapano: Il mondo no profit cambia passo

GIULIANO POLETTI MINISTRO GIOVANNI MALAGO' CONI

In arrivo una riforma complessiva del terzo settore con l’obiettivo esplicito di mettere ordine nel variegato mondo del no profit, finora interessato da disposizioni frammentarie e poco coordinate. Il senato ha infatti approvato mercoledì scorso, in seconda lettura, il testo di un disegno di legge che passerà ora alla camera dei deputati per l’approvazione definitiva. Poi il governo avrà dodici mesi di tempo per l’emanazione di decreti legislativi di attuazione.

Si tratta, almeno nelle intenzioni del legislatore, di una vera e propria rivoluzione: si toccano infatti tutti gli aspetti critici della disciplina che regola la vita degli enti e delle attività senza scopo di lucro, da quelli civilistici a quelli fiscali, da quelli societari a quelli relativi alla remunerazione del capitale e alla distribuzione degli utili. Prevista anche una rivisitazione delle norme che regolano il servizio civile, che sarà reso disponibile a tutti i giovani dai 18 ai 28 anni.

Una volta tanto non si tratta di una riforma dal respiro corto. Il governo, anzi, sembra essersi reso conto che l’apparato statale è sempre meno in grado di rispondere alle richieste di assistenza e di welfare che provengono da fasce sempre più ampie della popolazione. Negli ultimi anni, caratterizzati da una forte crisi economica, è diventato evidente che strutture privatistiche, ma votate al sociale, hanno progressivamente preso il posto dell’apparato pubblico nella fornitura di numerosi servizi di utilità collettiva. Sembra inevitabile una sempre più marcata sostituzione dei servizi resi dalla pubblica amministrazione con attività gestite da strutture privatistiche. Una tendenza che nei paesi del Nord Europa è oggetto di dibattito già da qualche anno. La riforma in cantiere dovrebbe avere l’obiettivo di stimolare, governare, e migliorare questo passaggio di per sé non eludibile.

Vengono perciò disciplinati gran parte dei punti critici del mondo del no profit, come il crowdfunding, la distribuzione di dividendi (che sembra prendere a modello la formula restrittiva delle cooperative a mutualità prevalente), la disciplina fiscale e contabile, i rimborsi spese degli operatori e le retribuzioni dei dipendenti, la distribuzione degli utili, i diritti di informazione e partecipazione. Prevista anche la costituzione del fondo per promuovere le attività istituzionali con 17,5 milioni di euro di budget per il 2016.

Si tratta per ora di una riforma solo sbozzata nei suoi contenuti generali, che andranno poi dettagliati con i decreti legislativi di attuazione. Quindi è impossibile, al momento, avere un’idea chiara su come cambierà il mondo del terzo settore dopo questa revisione normativa. Al momento ci sono però alcuni aspetti poco chiari, come per esempio la possibile sovrapposizione con la società benefit, disciplinata solo pochi mesi fa nella legge di stabilità 2016 con l’obiettivo di coniugare il mondo del profit e del non profit, gli aspetti legati alla redditività del capitale e il perseguimento di finalità sociali. La società benefit (alcune sono già state costituite in questi mesi) è chiaramente stata disegnata dal legislatore come un ibrido. Proprio per questo potrebbe andarsi a sovrapporre all’impresa sociale che è, a tutti gli effetti, un altro ibrido. Anche se, mentre la società benefit è una impresa tradizionale che però inserisce nello statuto clausole atte a perseguire finalità sociali, l’impresa sociale è impresa geneticamente non profit, con uno statuto regolamentato in modo tassativo dalla legge e una possibilità di distribuzione di dividendi molto limitata. Dovrebbe quindi essere possibile anche una convivenza pacifica tra le due formule societarie.

Difficile da capire anche il senso dell’articolo 9 bis, frutto di un emendamento presentato dal governo all’ultimo momento, che istituisce la Fondazione Italia Sociale. Un organismo con lo scopo di raccogliere fondi dal pubblico e dal privato per finanziare «interventi innovativi di enti di terzo settore» non meglio precisati, salvo un accenno allo «sviluppo del microcredito e di altri strumenti di finanza sociale». Può voler dire tutto e niente.

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