Contro i furti di identità non si può usare la biometria. Mentre si possono fare controlli incrociati con il database gestito dalla Consap. Non si può, dunque, costruire un archivio dei volti delle persone che chiedono finanziamenti. Lo ha stabilito il Garante della privacy con il provvedimento n. 77 del 25 febbraio 2016, che ha bocciato la richiesta di verifica preliminare di un sistema di riconoscimento facciale delle fotografie poste sui documenti di identità di soggetti che presentano richieste di finanziamento a banche e intermediari finanziari. Gli operatori del settore, abilitati per legge, invece, possono aderire al sistema di prevenzione, delle frodi nel settore del credito al consumo e dei pagamenti dilazionati o differiti, siglato Scipafi.
No al database biometrico. Una società ha chiesto al garante di poter utilizzare un sistema mediante il quale verrebbero acquisite le sembianze delle persone tramite scansione della fotografia apposta sul suo documento di identità. I dati verrebbero criptati e codificati per il confronto con analoghi codici identificativi di fotografie riconducibili allo stesso o ad altri individui, inseriti nel database e presi da diverse fonti (altri intermediari, foto tratte dai giornali o foto segnaletiche dei ricercati dalle forze di polizia). Se a uno stesso volto risultassero abbinate identità diverse, allora saremmo di fronte a un furto di identità.
