L’Italia chiede all’Egitto la verità sulla morte di Giulio Regeni oppure, “se non ci sarà collaborazione, è pronta a trarre le conseguenze: lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, all’indomani dell’accorata richiesta di giustizia, avanzata dalla famiglia del giovane studioso friulano. L’Italia vuole “la verità, ossia l’individuazione dei responsabili”, sottolinea Gentiloni, intervistato dal Corriere della Sera. “Ci si può arrivare da un lato esercitando una pressione politico diplomatica costante, cosa che abbiamo fatto e stiamo facendo e che costituisce un deterrente contro verità di comodo, dall’altro con una collaborazione investigativa. Quest’ultima a nostro avviso deve fare un salto di qualità, perché anzitutto non sono stati consegnati tutti i documenti e materiali che abbiamo richiesto. Inoltre occorre poter svolgere almeno una parte delle indagini insieme. La collaborazione non puo’ essere solo formale. Lo stillicidio di piste improbabili moltiplica il dolore della famiglia e offende il Paese intero”. Il capo della Farnesina osserva che “non è questione di tempi, ma di metodi: se la collaborazione diventa sostanziale, ci sono le condizioni per avanzare sulla strada della verità”. Ma la visita degli investigatori egiziani a Roma, prevista per il 5 aprile ma non ancora confermata, potrebbe essere l’occasione per un cambio di marcia. E’ chiaro -aggiunge- che ogni decisione si può prendere in una fase successiva, se si verificasse che non ci sono margini per una cooperazione efficace”. “Di fronte alla mancanza di collaborazione valuteremo le misure possibili, ma noi ci auguriamo che i rapporti tra Italia ed Egitto possano dar luogo al salto di qualita’ necessario. Se non ci fosse, ripeto, saremmo prontissimi a trarne le conseguenze”. E ricorda che, nel caso del jet turistico abbattuto nei cieli di Shar el Sheik, “Mosca non ha rotto i rapporti diplomatici, ma per esempio ha bloccato i voli russi verso l’Egitto e quelli dell’Egypt Air verso la Russia”.
