Tutti contro Donald Trump su Israele. Durante il dibattito repubblicano di Miami, i candidati hanno battagliato duramente sulla questione israeliana. Il miliardario newyorchese ha ribadito la sua posizione: “Tra noi sono il principale sostenitore di Israele […], ho un cognato e due nipoti ebrei”, ma, ha detto Trump, per arrivare a un accordo bisogna andare a un tavolo e apparire il più neutrali possibile. Una posizione che i rivali non hanno gradito: il senatore della Florida, Marco Rubio,il governatore dell’Ohio, John Kasich e il senatore texano, Ted Cruz, si sono infatti coalizzati contro il magnate sulla questione.
Cruz ha rivendicato con orgoglio di non essere neutrale, definendosi assolutamente un fautore di Israele, distanziandosi da Obama, Hillary e lo stesso Trump. Ha poi puntato il dito contro l’Iran dell’ayatollah Ali Khamenei, tacciandolo di essere un pericolo per la sopravvivenza di Tel Aviv. Rubio ha criticato la possibilità di un accordo, asserendo che i palestinesi non vorrebbero negoziare ma soltanto distruggere Israele e occuparne il territorio. Sulla stessa linea si è posto Kasich, che ha usato parole dure contro i palestinesi e Hamas è ha aggiunto: “Dobbiamo aiutare Israele a armarsi e a difendersi”.
Trump, dal canto suo, ha replicato di essere un grandissimo sostenitore di Israele, ribadendo la sua volontà di arrivare a un accordo, per quanto difficile l’impresa possa rivelarsi. Ha rivendicato di essere un abile negoziatore, aggiungendo che molti ebrei sarebbero in realtà favorevoli ad una pacificazione con i palestinesi. “Se diventerò presidente, una delle mie priorità assolute sarà la protezione di Israele ma anche cercare di arrivare a un accordo”, ha chiosato il magnate.
Divisi anche sulla questione islamica
Nel dibattito repubblicano di Miami irrompe e divide anche la questione islamica. Il moderatore di Cnn ha chiesto a Donald Trump se intendesse confermare le sue recenti dichiarazioni, secondo cui i musulmani odierebbero l’America. Il miliardario ha annuito, aggiungendo: “La maggioranza degli islamici nutre odio nei nostri confronti”. Si è quindi inserito Rubio: “È importante distinguere tra un Islam moderato e uno radicale”, ha detto notando come un gran numero di americani sia musulmano e serva fedelmente il proprio paese. Nello specifico, il senatore della Florida ne ha fatto anche un problema di politica estera, sostenendo come gli Stati Uniti abbiano bisogno dell’aiuto di varie nazioni islamiche (dalla Giordania all’Arabia Saudita) per abbattere il radicalismo dell’Isis. Sulla stessa linea si è collocato il governatore dell’Ohio, John Kasich, che ha invitato a dividere i terroristi dai moderati, proponendo una coalizione anti-Califfato, nonché un riavvicinamento tra l’Occidente e la Turchia.
Trump ha ribattuto duramente, citando gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 di New York. Ha poi scandito: “Non sono politicamente corretto. Larghe parti del mondo musulmano ci odiano e dobbiamo fermarle prima che sia troppo tardi”. Il miliardario ha inoltre aggiunto come in molte moschee in Medio Oriente si inciterebbe alla morte degli americani, ribadendo il suo sostegno alla tortura per fronteggiare il terrorismo.
Rubio ha replicato seccamente: “Non voglio essere politicamente corretto ma dire cose corrette”. Ha quindi sostenuto di voler riorganizzare l’esercito e utilizzare il campo di prigionia di Guantanamo per la detenzione dei terroristi, cosa che invece il presidente Barack Obama sta per chiudere. Il senatore ha infine affermato la necessità di potenziare le reti di intelligence. Ted Cruz, dal canto suo, si è mantenuto più defilato sul problema: ha affermato di voler fare “tutto il possibile” per distruggere l’Isis e ha attaccato poi l’amministrazione Obama per l’accordo sul nucleare con l’Iran. Ha infine rivendicato con orgoglio di essere un fautore di Israele e di sostenere musulmani come il generale e presidente dell’Egitto Abdel Fattah al Sisi, “che combatte contro i radicali”.
