Giuseppe Catapano: Boschi, referendum tra chi corre e chi rimane fermo

giucatap116“Al referendum sulle riforme costituzionali, si misurano due idee due volti dell’Italia: uno che vuole correre l’altro che rimane così com’è e cerca di lasciarci ancorati al passato che non funziona piu'”. Lo ha detto il ministro Maria Elena Boschi, intervenendo a un convegno organizzato da Legautonomie aggiungendo che “è arrivato il momento che l’Italia dica si e’ che gli italiani dicono si”. Il fronte del ‘no’ per il referendum costituzionale, “e’ molto esteso e autorevolmente rappresentato ed e’ per questo che il nostro impegno è ancora più importante”, ha spiegato Boschi sottolineando che la riforma “va verso un’Italia piu’ semplice e giusta che consentirà al Governo e alla maggioranza parlamentare che lo sostiene di decidere senza farragginosita’”. Il testo delle riforme, “è frutto di un lavoro molto ampio e vero, con un confronto spesso anche aspro e acceso ma che ha portato ad un risultato importante che punta alla semplicita’”, ha concluso Boschi precisando che con esso viene “colmata il divario con i cittadini perché la diffidenza degli elettori si puo’ annullare solo “dimostrando che la politica mantiene gli impegni assunti”.

Giuseppe Catapano: Caso Regeni, l’Egitto dice sì, Roma e il Cairo indagheranno insieme

giucatap115L’Egitto accetta che sull’omicidio di Giulio Regeni le indagini siano congiunte. La Procura di Roma ha ricevuto  il documento ufficiale del governo egiziano che apre alla collaborazione tra gli inquirenti  romani e del Cairo. Gli italiani sono stati invitati per  essere informati “degli ultimi sviluppi investigativi relativi alla morte” del ricercatore universitario, ha fatto sapere il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Nell’accogliere l’invito, il procuratore ha annunciato che l’incontro “sarà organizzato a breve”. “Questa mattina  il Procuratore della Repubblica di Roma ha ricevuto l’ambasciatore della Repubblica araba d’Egitto in Italia Amr Helmy”, si legge nel comunicato  del capo della Procura di Roma. “ L’ambasciatore ha invitato a nome del Procuratore generale della Repubblica araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, i magistrati inquirenti a un incontro a Il Cairo al fine di informarli degli ultimi sviluppi investigativi relativi alla morte di Giulio Regeni nonché al fine di individuare ulteriori modalità di collaborazione tra le due autorità giudiziarie nell’interesse dei rispettivi paesi”. Solo pochi giorni fa il procuratore di Giza aveva detto chiaramente che le indagini le avrebbe seguite da solo, pur collaborando con le autorità italiane. Ma oggi anche il parlamento europeo ha chiesto oggi all’Egitto di cooperare con l’Italia sul caso. “L’Egitto fornisca alle autorità italiane tutti i documenti necessari e le informazioni” per stabilire la verità sul caso del ricercatore italiano, sottolinea una risoluzione approvata oggi a Strasburgo  con 588 voti a favore. Nella risoluzione si “condanna con forza la tortura e l’assassinio in circostanze sospette del cittadino Ue Giulio Regeni”. Il caso di Regeni secondo l’assemblea di Strasburgo “non è un incidente isolato ma è accaduto in un contesto di torture, morti in carcere e aumento delle scomparse in Egitto negli ultimi anni”.

Giuseppe Catapano: Decreto trasparenza, parte una campagna video per correggere il Freedom of Information Act

giucatap114Le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato si esprimeranno attraverso un parere sul Freedom of Information Act (diritto di accesso ai dati della Pubblica amministrazione, Foia) approvato in via preliminare dal governo il 20 gennaio. Benché non vincolante, il parere del Parlamento potrà essere un segnale fondamentale lanciato all’esecutivo: “Il testo in materia di trasparenza è molto lacunoso e va fortemente revisionato”, affermano le associazioni Riparte il futuro e Diritto di Sapere, lanciando un video dal forte impatto comunicativo che denuncia l’inefficacia dell’attuale decreto. Gianmarco Pozzoli  (NELLA FOTO) (“Un passo dal cielo”, “Benvenuti al Nord”, Zelig) si cala nella parte del “venditore di leggi” creando un’irresistibile parodia dell’ottimismo del potere e delle sue idiosincrasie. la trama è semplice: un cittadino comune viene scelto per essere il primo a richiedere il libero accesso ai dati della Pa in base al nuovo decreto. Il Freedom of Information Act è incarnato da un funzionario-robot che ben presto inizia a dare risposte sempre più grottesche e bizantine alla richiesta di informazioni da parte del cittadino sulla presenza di amianto nel proprio territorio.

A suggerire una riscrittura del testo è stato anche il Consiglio di Stato, che ha ribadito quanto sostenuto da oltre 60.000 cittadini firmatari della petizione Foia4Italy (www.riparteilfuturo.it/foia4italy) di cui Riparte il futuro e Diritto di sapere fanno parte insieme ad altre 30 associazioni e realtà della società civile. Sono numerosi i punti contestati del decreto governativo: in primis, la mancata semplificazione. L’introduzione del Freedom of Information Act non porta infatti a un ridisegno complessivo del diritto di accesso e degli obblighi di trasparenza da parte della Pubblica amministrazione (Pa). Allo stesso tempo non viene identificato un responsabile unico a cui rivolgersi per accedere ai dati, complicando ulteriormente la vita del cittadino. Preoccupa poi l’estensione delle eccezioni (delle materie su cui non è possibile fare domanda di accesso). In pratica, la vaghezza della formulazione, lasciando ampio spazio di discrezionalità alle pubbliche amministrazioni, renderà inaccessibili moltissime informazioni in materia di politica economica del Paese o quelle riguardanti gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica. Suscita forti perplessità anche il silenzio-diniego. Infatti, la mancata risposta in trenta giorni a una richiesta di accesso va considerata come un rigetto da parte dell’amministrazione che non ha l’obbligo di giustificarsi. In questo modo il cittadino non potrà sapere se il mancato responso sia imputabile all’assenza del documento o, invece, sia dovuto a una (ma quale?) delle molteplici eccezioni. Di fronte al silenzio dell’amministrazione resterà un’unica strada per veder riconosciuto il proprio diritto: il ricorso alla giustizia amministrativa. Che ha però costi elevati (500 euro di contributo), prevede la consulenza di un avvocato e ha tempi tutt’altro che rapidi e certi. Per questo Foia4Italy ha suggerito ad esempio la via stragiudiziale, coinvolgendo Anac (com’era previsto anche nella delega parlamentare), senza gravare sul portafoglio del cittadino e snellendo la procedura. Peraltro il decreto, introducendo il silenzio-diniego, non prevede sanzioni per le amministrazioni che dovessero rifiutarsi di fornire la documentazione richiesta. In materia di costi, il provvedimento approvato dal governo non è affatto chiaro. I promotori di Foia4Italy credono che vada riaffermato quanto già previsto dalla 241/90: la completa gratuità dell’accesso, fatto salvo il rimborso di eventuali costi eccezionali (come la riproduzione e l’invio fisico dei documenti), che dovranno essere adeguatamente motivati dall’amministrazione. L’era digitale consente di avere documenti facilmente accessibili a costo zero.

Ci aspettiamo un segnale forte dal Parlamento, che faccia proprie le perplessità già espresse dal Consiglio di Stato e da tutti quei cittadini che sottoscrivendo la petizione di Foia4Italy hanno chiesto una profonda revisione del testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il Freedom of Information Act non può essere solo un’etichetta senza sostanza ma deve invece essere uno strumento fondamentale per prevenire la corruzione rendendo trasparente la Pa. Chiediamo ai parlamentari che si pronunceranno sul Freedom of Information Act di farlo con chiarezza: il testo va modificato, mettendo al centro le esigenze del cittadino e non quelle della Pa”, ha spiegato Federico Anghelé (Riparte il futuro.)L’elaborazione di questa legge è stata tormentata e ha prodotto un testo non in linea con la legge delega della riforma Pa e già cassato dal consiglio di Stato. C’è ancora uno stretto margine per migliorare e spero che Camera e Senato diano indicazioni al governo in questo senso. Questa legge non solo non può chiamarsi un Freedom of information Act, ma rischia di peggiorare ancora la scarsa trasparenza che c’è in italia togliendo diritti ai cittadini e mettendo in difficoltà le amministrazioni che invece vogliono essere virtuose, ha sottolineato Guido Romeo (Diritto di sapere).

Giuseppe Catapano: La sorpresa della Bce, tassi a zero, Qe a 80 mld. Draghi: il piano proseguirà oltre il 2017

MARIO DRAGHI

Mario Draghi ha sorpreso i mercati finanziari. Le misure varate dalla Bce rappresentano una decisa accelerazione della politica monetaria per contrastare i timori di deflazione. Il consiglio direttivo della Bce, nella riunione odierna, ha infatti deciso di tagliare il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento, quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale e quello sui depositi invariati rispettivamente allo 0%, 0,25% e -0,4% con effetti dal 16 marzo 2016. La Banca centrale ha poi deciso di aumentare il ritmo di acquisti mensili di asset da 60 a 80 mld euro a partire da aprile. Inoltre i bond denominati in euro investment grade emessi da società non bancarie saranno inclusi nella lista di asset idonei agli acquisti del Qe. Infine l’Istituto lancerà a partire da giugno 2016 una nuova serie di 4 Tltro, da 4 anni ciascuna. Il costo di finanziamento di queste operazioni potrà scendere, come minimo, fino al livello del tasso sui depositi.
Il piano di acquisti di titoli potenziato e ampliato oggi dalla Bce proseguità “se necessario” oltre la scadenza prevista del marzo 2017 “e in ogni caso fino a quando vedremo una sostenuta risalita della dinamica di inflazione” a valori coerenti con gli obiettivi, ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del consiglio direttivo. Le misure sono state decise con “una maggioranza schiacciante” di favorevoli, ha aggiunto Draghi. Quanto ai tassi, essi resteranno “ai livelli attuali o più bassi per un esteso periodo di tempo”. Oggi, ha concluso il presidente di Eurotower, “abbiamo dimostrato che non siamo a corto di munizioni”.
Sprint di Piazza Affari dopo le decisioni a sorpresa della Bce. Al parziale delle 14, il Ftse Mib sale del 4,15% a quota 18.982 punti; All Share +3,97%. E lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi scende a 108, dai 118 punti dell’apertura. Il rendimento si attesta all’1,29%.

Tagliate le stime su pil e inflazione. La Banca centrale europea ha tagliato le stime di crescita del pil dell’Eurozona per il 2016 e per il 2017 rispettivamente dall’1,7% all’1,4% per quest’anno e dall’1,9% all’1,7% per l’anno prossimo. Draghi ha precisato tuttavia di prevedere un “trend modesto di recupero”. Inoltre, “i bassi prezzi del petrolio possono favorire i consumatori”, ha aggiunto il banchiere centrale.
Sul fronte dell’inflazione, il presidente della Bce ha poi dichiarato che l’Istituto centrale europeo ha tagliato nettamente le sue previsioni per il 2016. Per quest’anno la Banca centrale europea si aspetta infatti che l’indice dei prezzi al consumo si attesti allo 0,1%; per l’anno prossimo, invece, prevede un dato all’1,3%. Infine, per il 2018, secondo le stime della Bce, l’inflazione dell’Eurozona risulterà pari all’1,6%.

Draghi ai governi: fare riforme e non sforare conti. L’indebolimento delle prospettive di crescita dei paesi dell’Eurozona e “una disoccupazione strutturale che resta elevata” rendono “decisiva” l’applicazione di riforme strutturali, ha detto Draghi, sottolineando come “le raccomandazioni specifiche per i Paesi sono state applicate in maniera abbastanza limitata” e invitando i governi dell’area a praticare una “politica fiscale che sostenga la ripresa ma che rispetti i limiti del Patto di Stabilità e crescita”.

Giuseppe Catapano: Giudici tributari alla riforma

giucatap112Lo scandalo delle commissioni tributarie a Roma innesca la riforma della giustizia tributaria. Mentre i professionisti sono pronti a costituirsi parte civile e i magistrati spiegano che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. «Oggi (ieri, ndr) ho intenzione di scrivere una lettera al ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan per costruire un tavolo di confronto sulla giustizia tributaria», ha annunciato ieri il ministro della Giustizia Andrea Orlando. «Come è noto la giustizia tributaria è di competenza del ministero dell’economia e delle finanze ma ha una forte ricaduta negativa sul funzionamento della Cassazione perché in ultima istanza tutti i provvedimenti vengono impugnati davanti ad essa: è proprio questa una delle cause della fatica che fanno le sezioni civili della Cassazione a smaltire i contenziosi».

Il ministro Orlando ha spiegato che «gli obiettivi sono quelli di dare una qualificazione alla magistratura tributaria e una stabilità che ricalchi un po’ l’impianto che abbiamo cercato di dare alla magistratura ordinaria, quello per noi può essere un modello. Questo è il nostro punto di vista, poi sentiremo il ministero dell’economia». Quanto ai contenuti, il ministro non si sbilancia, rispettoso delle competenze del collega Padoan: «Io non mi permetto di dire quali sono le linee guida, ma mentre abbiamo dato un ordine alla magistratura onoraria, penso che forse è il caso di agganciare un ragionamento analogo anche per la magistratura tributaria».

Giuseppe Catapano: Avvocati, redditi da dimenticare

giucatap111Redditi professionali degli avvocati sotto i 30 mila euro fino ai 45 anni di età. Con il 26,6%, vale a dire circa 57 mila legali, che per il 2014 ha dichiarato tra gli 1 e i 10.600 euro. E, oltre 70 mila avvocati, hanno un volume d’affari medio ai fini Iva di 8 mila euro. Più precisamente, i legali under 30 hanno dichiarato meno di 10 mila euro l’anno di reddito Irpef, tra i 30 e i 34 anni meno di 14 mila euro, entro i 40 anni di età poco più di 20 mila euro e tra i 40 e i 44 anni la media è di 29.346 euro l’anno di reddito. Sono i numeri dell’avvocatura relativi all’anno 2015 contenuti nel rapporto di Cassa forense. L’ente, infatti, ha fotografato l’evoluzione dei legali iscritti, che hanno superato quota 235 mila, dei relativi redditi professionali e il volume d’affari dichiarati per il 2014, oltre al numero e all’importo medio delle pensioni.
Nel dettaglio, per quanto riguarda l’andamento del reddito medio, è continuato il calo in atto ormai dal 2007: nel 2014 gli iscritti alla Cassa hanno dichiarato in media 37.505 euro, il 2,9% in meno rispetto al 2013, quando era pari a 38.627 euro. Dal 2007, quando il reddito medio era pari a 51.314 euro, se ne sono andati in fumo quasi 14 mila euro. Stesso discorso per il volume d’affari, pari a 57.571 euro, il 4% in meno rispetto ai 59.978 euro del 2013 e quasi 20 mila euro in meno rispetto al 2008, ultimo anno di crescita con il raggiungimento di quota 76.012 euro. Andando a vedere i valori raggruppati per classi di importo, si nota che 17.427 avvocati (8,1%) dichiarano un reddito pari a zero euro, mentre la maggior parte (26,6%) è nella classe compresa tra gli 1 e i 10.600 euro, con una media pari a 5.105 euro. Il 20% degli avvocati è nella classe successiva, tra i 10.600 e i 19.857 euro e il 25,5% dichiara tra i 19.857 e il 48.300 euro, con una media pari a 30.715 euro. Vedendo poi la distribuzione per regione, dai dati emerge che la distanza tra Nord e Sud è di oltre 30 mila euro dichiarati all’anno: si passa dai 54.463 euro del Settentrione, ai 41.509 del Centro Italia fino ai 22.398 euro dichiarati in media ai fini Irpef al Sud e Isole.

Giuseppe Catapano: Investindustrial tratta in esclusiva per Artsana

giucatap110A 70 anni esatti dalla fondazione, la famiglia Catelli decide di fare un passo indietro dal business di Artsana Group. Gli industriali di Como che nel 1946 avviarono l’attività che oggi fattura 1,23 miliardi e che è presente in mezzo mondo – dalla Cina al Brasile, dal Messico alla Turchia, dalla Russia agli Usa – ed è nota per marchi quali Chicco, Pic, Lycia, Boppy, Control e Medical Center, hanno deciso di trovare un nuovo azionista di riferimento. Partner che, scrive MF, sarà con ogni probabilità Investindustrial, il fondo di private equity capitanato da Andrea Bonomi. Quest’ultimo, infatti, dopo il beauty contest che ha visto partecipare anche i fondi Bain&Co e Pai Partners, ha ottenuto la possibilità di trattare in esclusiva per due settimane grazie all’offerta economicamente più alta che valorizza complessivamente il gruppo Artsana 1,3 miliardi. La proposta di Investindustrial si basa su un multiplo di 10-11 volte l’ebitda 2015 della società comasca stimato in quasi 120 milioni. Un dato in netto rialzo rispetto al mol dell’anno precedente, 96,25 milioni.

Giusseppe Catapano: Anas, operazione della Gdf, 19 arresti a Roma. C’è anche un deputato

giucatap109Dalle prime ore dell`alba, oltre 250 finanzieri del Comando provinciale di Roma stanno eseguendo oltre 50 perquisizioni e dando esecuzione a 19 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti e funzionari di Anas spa, di imprenditori titolari di aziende appaltatrici di primarie opere pubbliche e di un avvocato.
Il provvedimento cautelare è stato emesso sulla scorta degli elementi di reità, acquisiti nel corso delle investigazioni esperite dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma.
Sequestrate disponibilità finanziarie per circa 800.000 euro, profitto dei delitti di corruzione. Coinvolto anche un politico, deputato della XVIII legislatura: secondo quanto si apprende in ambienti giudiziari, si tratterebbe di Marco Martinelli, deputato del Popolo della libertà – Forza Italia.
L’inchiesta rappresenta la seconda tranche dell’inchiesta scattata a ottobre dell’anno scorso sulle mazzette pagate dagli imprenditori destinatari degli appalti ai funzionari dell’Anas. Tra questi Antonella Accroglianò, la dirigente soprannominata ‘dama nera’. Ed è proprio sulla base delle sue ammissioni e dei successivi riscontri e verifiche effettuati dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, che sono scattati i provvedimenti di oggi.

Giuseppe Catapano: Usa 2016, tutti contri Trump, “neutrale” su Israele

WASHINGTON, DC - JULY 23: Donald Trump listens at the Trump International Hotel Washington, D.C Groundbreaking Ceremony at Old Post Office on July 23, 2014 in Washington, DC. (Photo by Paul Morigi/WireImage)

Tutti contro Donald Trump su Israele. Durante il dibattito repubblicano di Miami, i candidati hanno battagliato duramente sulla questione israeliana. Il miliardario newyorchese ha ribadito la sua posizione: “Tra noi sono il principale sostenitore di Israele […], ho un cognato e due nipoti ebrei”, ma, ha detto Trump, per arrivare a un accordo bisogna andare a un tavolo e apparire il più neutrali possibile. Una posizione che i rivali non hanno gradito: il senatore della Florida, Marco Rubio,il governatore dell’Ohio, John Kasich e il senatore texano, Ted Cruz, si sono infatti coalizzati contro il magnate sulla questione.
Cruz ha rivendicato con orgoglio di non essere neutrale, definendosi assolutamente un fautore di Israele, distanziandosi da Obama, Hillary e lo stesso Trump. Ha poi puntato il dito contro l’Iran dell’ayatollah Ali Khamenei, tacciandolo di essere un pericolo per la sopravvivenza di Tel Aviv. Rubio ha criticato la possibilità di un accordo, asserendo che i palestinesi  non vorrebbero negoziare ma soltanto distruggere Israele e occuparne il territorio. Sulla stessa linea si è posto Kasich, che ha usato parole dure contro i palestinesi e Hamas è ha aggiunto: “Dobbiamo aiutare Israele a armarsi e a difendersi”.
Trump, dal canto suo, ha replicato di essere un grandissimo sostenitore di Israele, ribadendo la sua volontà di arrivare a un accordo, per quanto difficile l’impresa possa rivelarsi. Ha rivendicato di essere un abile negoziatore, aggiungendo che molti ebrei sarebbero in realtà favorevoli ad una pacificazione con i palestinesi. “Se diventerò presidente, una delle mie priorità assolute sarà la protezione di Israele ma anche cercare di arrivare a un accordo”, ha chiosato il magnate.

Divisi anche sulla questione islamica

Nel dibattito repubblicano di Miami irrompe e divide anche la questione islamica. Il moderatore di Cnn ha chiesto a Donald Trump se intendesse confermare le sue recenti dichiarazioni, secondo cui i musulmani odierebbero l’America. Il miliardario ha annuito, aggiungendo: “La maggioranza degli islamici nutre odio nei nostri confronti”. Si è quindi inserito Rubio: “È importante distinguere tra un Islam moderato e uno radicale”, ha detto notando come un gran numero di americani sia musulmano e serva fedelmente il proprio paese. Nello specifico, il senatore della Florida ne ha fatto anche un problema di politica estera, sostenendo come gli Stati Uniti abbiano bisogno dell’aiuto di varie nazioni islamiche (dalla Giordania all’Arabia Saudita) per abbattere il radicalismo dell’Isis. Sulla stessa linea si è collocato il governatore dell’Ohio, John Kasich, che ha invitato a dividere i terroristi dai moderati, proponendo una coalizione anti-Califfato, nonché un riavvicinamento tra l’Occidente e la Turchia.
Trump ha ribattuto duramente, citando gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 di New York. Ha poi scandito: “Non sono politicamente corretto. Larghe parti del mondo musulmano ci odiano e dobbiamo fermarle prima che sia troppo tardi”. Il miliardario ha inoltre aggiunto come in molte moschee in Medio Oriente si inciterebbe alla morte degli americani, ribadendo il suo sostegno alla tortura per fronteggiare il terrorismo.
Rubio ha replicato seccamente: “Non voglio essere politicamente corretto ma dire cose corrette”. Ha quindi sostenuto di voler riorganizzare l’esercito e utilizzare il campo di prigionia di Guantanamo per la detenzione dei terroristi, cosa che invece il presidente Barack Obama sta per chiudere. Il senatore ha infine affermato la necessità di potenziare le reti di intelligence. Ted Cruz, dal canto suo, si è mantenuto più defilato sul problema: ha affermato di voler fare “tutto il possibile” per distruggere l’Isis e ha attaccato poi l’amministrazione Obama per l’accordo sul nucleare con l’Iran. Ha infine rivendicato con orgoglio di essere un fautore di Israele e di sostenere musulmani come il generale e presidente dell’Egitto Abdel Fattah al Sisi, “che combatte contro i radicali”.

Giuseppe Catapano: Libia, Obama, un “casino” per colpa di Cameron e Sarkozy

giucatap107Barack Obama, in un’intervista, ha definito un “casino” la situazione in Libia a causa degli alleati europei, citando in particolare il primo ministro britannico David Cameron e l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. Lo racconta oggi l’Independent, precisando che si tratta di un attacco senza precedenti da parte di un presidente Usa in carica a un capo di governo di sua maestà.
“Quando torno indietro e mi chiedo cosa sia accaduto di sbagliato… c’è margine di critica, perché abbiamo avuto più fiducia negli europei, data la vicinanza alla Libia, nell’investirli della gestione” post-conflitto, ha detto Obama in un’intervista a The Atlantic. In particolare, se l’è presa con Sarkozy e Cameron, che spinsero per il rovesciamento di Muammar Gheddafi con forza. E di Cameron ha detto che, dopo il crollo del rais libico, “fu distratto da molte altre cose”.