Il Pmi manifatturiero di febbraio dell’Eurozona si è attestato a 51,2 punti, minimo da 12 mesi. L’indicatore, elaborato da Markit, è in calo rispetto ai 52,3 punti della lettura definitiva di gennaio, anche se leggermente superiore al consenso e al preliminare entrambi a quota 51.
Il dato relativo all’Italia, sempre a febbraio, è a 52,2 punti dai 53,2 di gennaio. L’indice Pmi manifatturiero della Germania si è attestato a 50,5 punti, in netto calo rispetto al dato definitivo del mese precedente a 52,3 punti. Infine il dato francese si è attestato a 50,2 punti dai 50 di gennaio.
“La crescita più lenta da un anno a questa parte desta preoccupazioni sul 2016 che potrebbe essere un ulteriore anno di crescita lenta se non addirittura con l’ennesima contrazione”, sottolinea Chris Williamson, capo economista di Markit, puntualizzando che “la debole domanda domestica si è aggiunta al peggioramento della situazione internazionale”.
Visto il bisogno “disperato” di abbassare il relativo livello di disoccupazione, aggiunge l’esperto, “la quasi stagnazione della crescita occupazionale nel manifatturiero rappresenta una notizia alquanto deludente. Le aziende campione sono costrette a tagliare le nuove assunzioni a causa delle preoccupazioni sul futuro”. Allo stesso tempo, nell’intento da parte delle imprese di essere più competitive, sono diminuiti i prezzi, e ciò suggerisce come le pressioni deflazionistiche si siano intensificate. I prezzi di acquisto sono diminuiti a un tasso che non si vedeva da luglio 2009.
“Con tutti gli indicatori che hanno riportato valori più bassi, di certo l’indagine aggiungerà pressioni sulla Bce affinché agisca velocemente e in maniera decisa per evitare un’altra crisi economica”, conclude Williamson.
