Giuseppe Catapano: Libia, spunta il piano B. Raid tra una settimana

An RQ-4 Global Hawk soars through the sky to record intelligence, surveillence and reconnaissance data. Air Force and Navy officials met to discuss joint training with the RQ-4. (Courtesy photo)

In Libia non c’è più tempo per la diplomazia. Ieri il Parlamento di Tobruk ha nuovamente rinviato il voto sulla lista dei ministri per il nuovo Governo di unita’ nazionale e, di fronte al fallimento dell’iniziativa patrocinata dall’Onu, le potenze occidentali pensano al piano B. Gli Stati Uniti, insieme a Francia, Inghilterra ed  Italia stanno lavorando ad una soluzione che permetta di fermare l’espansione del Califfato in Libia, allineandosi alla linea di Washingotn che prevede di agire “ogni volta che verrà individuata una minaccia diretta”.
Dal punto di vista militare, l’accordo per il decollo di droni Usa da Sigonella è già operativo: le ricognizioni sono cominciate da un mese e tra una settimana partiranno i raid. Il Governo italiano è tenuto ad autorizzare “tempestivamente” le missioni quando il comando militare statunitense lo richiederà: in questo modo, anche in assenza di operazioni sul campo, l’Italia si trova in prima fila nella lotta all’Isis.
Nessuno, tra le potenze occidentali, si illude pero’ che bombardamenti e raid contro obiettivi isolati possano fermare l’avanzata del Califfato.
Per sconfiggerlo servono truppe di terra libiche sostenute da forze occidentali. Tale sostegno deve pero’ essere legittimato da un Governo riconosciuto, e se quello di Tobruk continua a boicottare gli sforzi diplomatici, l’alternativa e’ puntare sull’altra compagine, quella di Tripoli. Da strumento di minaccia per sbloccare le resistenze di Tobruk, l’appoggio al Governo di Tripoli potrebbe trasformarsi in alternativa concreta, in previsione di un ribaltamento di fronte.
Questa soluzione prevederebbe anche di dividere il Paese in tre entita’ che ricalcano l’antica divisione ottomana: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Il piano incontrerebbe anche il favore delle potenze regionali come Emirati Arabi, Egitto, Turchia e Qatar. Gli forzi per sconfiggere l’Isis sarebbero concentrati nell’antica capitale, Tripoli, schierando un contingente occidentale a difesa delle infrastrutture chiave. Una missione rischiosa, che verrebbe affidata all’Italia: il piano, su cui si sta lavorando da oltre un anno, prevede di inviare “fino a cinquemila soldati”. Dopo tante parole, adesso la macchina militare si sta mettendo in moto.
Ieri sera l’Isis, affatto intimorito dal raid statunitense dei giorni scorsi, ha attaccato Sabratha, alle porte di Tripoli, prendendo il controllo di diversi punti strategici della citta’. Secondo quanto riportano i media libici, ci sarebbero scontri con le forze locali, mentre truppe jihadiste provenienti da Zintan starebbero raggiungendo la citta’ per unirsi alla lotta con i miliziani.

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