“Forse Bertolaso arriva fino a marzo. Comincio ad avere la sensazione che prima o poi se ne libereranno, chiameranno la Protezione Civile e lo porteranno via”. Con una delle sue battute al vetriolo, Francesco Storace fotografa così la situazione nel centrodestra dove il dossier Campidoglio si sta rivelando decisamente più complicato del previsto. L’uscita del leader de La Destra, ufficialmente in campo come competitor dell’ex capo della Protezione civile, arriva dopo lo stop giunto a sorpresa da parte di Matteo Salvini, che già si era espresso contro la candidatura poi concordata, almeno stando al comunicato congiunto diffuso pochissimi giorni fa, tra FI, Lega e FdI per le Comunali di Roma. “Come partenza non è il massimo. Ma io sono solito ascoltare la gente. Non prendo nulla a scatola chiusa, quindi ascolterò i cittadini romani e decidero'”, dice allora il leader della Lega che, proprio dalla Capitale, risponde così a chi gli chiede se la Lega si sfilerebbe in caso di un basso indice di gradimento di Bertolaso presso i romani. Salvini spiega così la propria perplessità: “Certo, la dichiarazione sui rom categoria vessata, sull’amicizia con Rutelli e sul Pd non è una buona partenza. Sono parole che mi aspetto da Vendola, non dal candidato del centrodestra”, incalza. Quindi, vista dalla Lega, “la partita è ancora aperta, come tutte le partite. Bertolaso è il candidato proposto dagli alleati e lo accettiamo come indicazione, ma tra il dire sì e le elezioni – ammonisce – c’è di mezzo prima il parere dei cittadini romani. Vedrò quello che diranno i romani e su quello incidera’ la mia decisione finale”.
Parole che gettano lo scompiglio nel centrodestra, tanto da far convocare ad horas un vertice a Palazzo Grazioli. Appuntamento con Berlusconi e Salvini dal quale è però Giorgia Meloni a sfilarsi. “Sono allibita”, si dice la leader FdI che non ritiene chiaro a che gioco stia giocando la Lega: così, fa osservare, si danneggia un candidato del centrodestra, la cui candidatura è stata concordata insieme da tutti gli alleati.
Giorno: 19 febbraio 2016
Ticino, prospettive incerte per le banche nel “dopo Voluntary disclosure”
A cura di: Giuseppe Catapano
La Voluntary disclosure ha messo a dura prova le banche ticinesi, che hanno dovuto affrontare un carico di lavoro amministrativo enorme. A fine 2015 in Ticino vi erano 49 banche, una in meno rispetto a inizio anno.
Questo il dato più eclatante del’indagine congiunturale dell’istituto Kof di Zurigo, in collaborazione con Abt e Ufficio cantonale di statistica, che rileva come il 2015 sia stato un anno stagnante, caratterizzato da un andamento ambiguo.
Secondo il rapporto, il settore bancario svizzero, caratterizzato da un’importante attività di gestione patrimoniale con la clientela internazionale, è da considerarsi a tutti gli effetti un’industria d’esportazione e come tale esposta fortemente a fattori esogeni. In particolare, negli ultimi 12 mesi due grandi eventi esterni hanno toccato da vicino la piazza finanziaria ticinese: la decisione della Banca nazionale svizzera di eliminare la soglia minima del cambio franco svizzero/euro e il programma italiano di riemersione dei capitali non dichiarati (Voluntary Disclosure).
Il primo evento, accompagnato dall’introduzione dei tassi d’interesse negativi sugli averi delle banche presso la Bns, ha avuto un impatto violento e immediato. Il rafforzamento del franco svizzero sulle altre divise ha significato una perdita di valore degli averi in portafoglio e un calo generalizzato delle commissioni di gestione calcolate sui patrimoni investiti in valuta estera.
D’altro canto la Voluntary disclosure ha rappresentato per le banche ticinesi un momento di confronto cruciale e ne è derivato un carico di lavoro amministrativo enorme.
I banchieri ticinesi dimostrano estrema prudenza sulle prospettive economiche che riguardano il settore nei prossimi mesi. In generale, sottolinea il rapporto, se sul fronte della clientela svizzera si conferma un buon trend, le prospettive che riguardano la clientela estera rimangono molto difficili.
Giuseppe Catapano: Confini marini, la Farnesina: “Accordo con la Francia non in vigore”
L’accordo tra Italia e Francia sui confini marini non è ancora in vigore, perché non è stato ratificato dal parlamento. Lo sottolinea una nota della Farnesina. In relazione alla questione della delimitazione dei confini marini tra Italia e Francia trattata da diversi organi di stampa e oggetto di richieste parlamentari, la Farnesina richiama i punti emersi nella risposta del Sottosegretario agli affari esteri Benedetto Della Vedova alla interpellanza parlamentare n. 2-01268 del 12 febbraio. L’Accordo di Caen e’ stato firmato il 21 marzo 2015, dopo un lungo negoziato avviato nel 2006 e terminato nel 2012, per far fronte a un’obiettiva esigenza di regolamentazione anche alla luce delle sopravvenute norme della convezione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 (UNCLOS). Al negoziato sulla base delle rispettive competenze hanno partecipato anche tutti i Ministeri tecnici – inclusi quelli che hanno responsabilità in materia di pesca, trasporti ed energia – che hanno avuto modo di formulare le proprie autonome valutazioni. Considerata la sua natura, l’Accordo di Caen è sottoposto a ratifica parlamentare e, pertanto, non è ancora in vigore. Per quanto riguarda, in particolare, i contenuti dell’Accordo, il tracciato di delimitazione delle acque territoriali e delle restanti zone marittime riflette i criteri stabiliti dall’UNCLOS, primo fra tutti il principio della linea mediana di equidistanza. Nel corso dei negoziati che hanno portato alla firma dell’Accordo, la parte italiana ha ottenuto di mantenere immutata la definizione di linea retta di base per l’arcipelago toscano, già fissata dall’Italia per la delimitazione del mare territoriale nel 1977. Inoltre, per il mare territoriale tra Corsica e Sardegna, è stato completamente salvaguardato l’accordo del 1986, inclusa la zona di pesca congiunta. Anche per quanto riguarda il confine del mare territoriale tra Italia e Francia nel Mar Ligure, in assenza di un precedente accordo di delimitazione, l’Accordo di Caen segue il principio dell’equidistanza come previsto dall’UNCLOS. Come ovvio nel corso della procedura di ratifica, tutte le osservazioni e le proposte del parlamento e delle amministrazioni interessate, relative all’accordo potranno essere opportunamente valutate.
Giuseppe Catapano: Sanità, interrogato Rizzi sulle tangenti in Lombardia. Il legale: “Chiarito tutto”
Interrogatori di garanzia oggi in carcere per i presunti ‘protagonisti’ della tangentopoli lombarda sulla sanita’. L’attesa era soprattutto per quello che avrebbe detto al Gip Fabio Rizzi, il ‘braccio destro’ del governatore Roberto Maroni arrestato martedì con l’accusa di avere truccato appalti nella sanità e di avere quindi favorito l’azienda di Arcore Odontoquality in cambio di una tangente da 50.000 euro. “Rizzi ha chiarito tutta una serie di circostanze, tutto quello che riguarda l’impianto accusatorio. Ha fatto lunghe dichiarazioni e sono intervenute domande a chiarimento ma non ha fatto ammissioni”, ha spiegato il suo legale, Monica Alberti, al termine dell’interrogatorio durato circa 2 ore nel carcere di Monza. L’avvocato ha chiesto la detenzione domiciliare. Si è “difeso e ha chiarito tutta una serie di circostanze. Ha chiarito punto per punto”, ha insistito l’avvocato Alberti aggiungendo che con il suo assistito non ha parlato delle vicende politiche, ma sicuramente Rizzi “è consapevole che politicamente è finito, non mi ha chiesto nulla, in questo senso, ma ha chiesto della sua compagna, di suo padre, tutto sommato è sereno, è molto lucido, un po’ stanco per le condizioni in cui si trova. Rizzi è concentrato sulla vicenda processuale”. Dalle intercettazioni intanto emerge che l’esponente leghista e assessore alla Salute nella giunta guidata da Roberto Maroni veniva soprannominato “allevatore di maiali” o “allevatore di polli”. Ad appellarlo in questo modo “in più occasioni” erano Paolo Longo, il suo braccio destro, anch’egli arrestato, e l’imprenditore Stefano Lorusso, pure tra i destinatari dell’ordinanza cautelare.”Farò chiarezza su tutto, ho fiducia nella magistratura”, ha fatto eco dal carcere milanese di San Vittore dove è stata sentita per rogatoria dal Gip Luigi Gargiulo, Maria Paola Canegrati, la zarina dell’odontoiatria lombarda, secondo il proprio legale, Leonardo Salvemini. Anche in questo caso il difensore ha presentato istanza in cui chiede gli arresti domiciliari per quella che viene considerata dagli inquirenti una delle promotrici dell’associazione a delinquere che avrebbe inquinato diversi appalti.
Giuseppe Catapano: Fisco risarcito dai funzionari
L’amministrazione finanziaria può ottenere il risarcimento del danno dai funzionari delle Entrate accusati di concussione e quindi di aver estorto ai contribuenti del denaro in cambio di chiudere un occhio sulle irregolarità fiscali. Ma non solo. L’azione civile non impedisce quella della Corte dei conti per danno erariale. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6659 del 18 febbraio 2016, ha reso definitiva la condanna inflitta a un funzionario delle Entrate che aveva chiesto 5 mila euro a un cittadino, dopo avergli spedito il questionario, omettendo, così, di spiccare un accertamento. La vicenda riguarda un dipendente dell’amministrazione che aveva chiesto del denaro a un cittadino prospettandogli il rischio che, se non avesse acconsentito, avrebbe emesso un avviso di 80 mila euro. L’uomo, nonostante le rassicurazioni della sua commercialista circa la sua posizione fiscale, era caduto nel tranello e aveva versato la somma richiesta. Poi lo aveva denunciato. Il tribunale e la Corte d’appello di Milano hanno condannato il funzionario per concussione. Inutile il ricorso alla Suprema corte con il quale lui ha tentato senza successo di mettere in discussione l’intero impianto accusatorio. La sesta sezione penale ha infatti confermato la decisione di merito, negando le attenuanti. L’ha resa definitiva anche sul fronte del risarcimento del danno chiesto dall’amministrazione finanziaria e liquidato secondo equità.
Giuseppe Catapano: Autogrill si espande in Cina
La strategia di espansione nei mercati emergenti, in particolare asiatici, di Autogrill continua: il gruppo amplia infatti le sue attività nell’aeroporto di Pechino, con la gestione, attraverso HmsHost Huazhuo (società in joint venture con l’operatore locale Huazhuo), di tre nuovi punti vendita. Il fatturato previsto da questo accordo è di oltre 20 milioni di euro nell’arco del periodo di durata dei contratti, ovvero cinque anni per i locali Heineken Bar e Urban Food Market e sei anni per quello a marchio Du Hsiao Yueh.
I nuovi locali andranno ad aggiungersi ai sei di cui è in corso l’apertura, grazie alla partnership sempre con Huazhuo. L’obiettivo è, «attraverso l’aggiudicazione di questi punti vendita nell’aeroporto di Pechino, unitamente a quelli già vinti lo scorso aprile in occasione dell’ingresso nel paese, di ampliare la nostra presenza in Cina», spiega Walter Seib (nella foto), ceo di HmsHost International, divisione di Autogrill che gestisce attività di ristorazione all’interno di 18 aeroporti europei e di 21 scali distribuiti tra Medio Oriente, Asia e area del Pacifico. «Inoltre la partnership commerciale con il noto brand Du Hsiao Yueh contribuisce a rafforzare la presenza di HmsHost nell’area asiatica e del Pacifico».
Il gruppo aprirà quindi un Urban Food Market, che va ad aggiungersi a quello già inaugurato dalla joint venture HmsHost Huazhou nell’aeroporto: si tratta di un take-away in cui si propone street food, una gamma di prodotti confezionati, alimenti freschi e una scelta di pietanze calde locali. Al Terminal 2 verrà aperto invece un locale a marchio Du Hsiao Yueh, un brand conosciuto a Taiwan e in Cina, che abbina ingredienti innovativi e qualità salutari a ricette e metodi di cottura tradizionali. Il terzo locale è l’Heineken Bar and Café, ovvero un bar che serve birre e piatti vari.
Le potenzialità dell’operazione sono legate al fatto che il Beijing Capital International Airport è il secondo più importante del mondo per il traffico dei passeggeri: nel 2015 il numero dei voli è stato pari a 590.160 per un totale di 89,9 milioni di viaggiatori in transito. Lo scalo è collocato a circa 30 chilometri a nord-est del centro di Pechino che, con i suoi oltre 20 milioni di abitanti, è la seconda metropoli nel paese dopo Shanghai. La joint venture è partecipata al 60% da HmsHost International e al 40% da Huazhuo.
Lo sviluppo nell’area asiatica è una strategia che il gruppo sta portando avanti da tempo: è infatti presente in Asia dal 1998, quando è entrato in Malesia, a cui è seguito l’ingresso nel mercato di Singapore nel 2007 e, nel 2008, in India. Negli ultimi due anni, puntando sull’internazionalizzazione e sulla focalizzazione nel canale aeroportuale, Autogrill ha accelerato l’espansione nel continente, dove il traffico aeroportuale è in crescita, aggiudicandosi contratti per la gestione di attività di ristorazione in alcuni scali del Vietnam e dell’Indonesia.
L’anno scorso poi l’azienda è arrivata anche in Cina, siglando due accordi per l’apertura di 10 punti vendita negli scali internazionali di Pechino e di Sanya attraverso due joint venture con Huazhuo e Cosmos, con una stima dei ricavi complessivi di circa 50 milioni di euro nell’intero periodo di durata dei contratti.
A Pechino sono quindi già in corso di apertura sei locali (gestiti in joint venture sempre con Huazhuo), che dovrebbero portare 44 milioni di euro nei 6 anni di durata del contratto. In particolare si tratta di due ristoranti Crystal Jade, insegna locale caratterizzata da ricette della cultura enogastronomica cinese, Puro Gusto, bar all’italiana arricchito con elementi della tradizione anglo-americana, Grab & Fly, con un assortimento internazionale di snack e bevande pensati per un consumo veloce, Burger King e Urban Food Market.
Invece a Sanya, l’azienda ha siglato una partnership con Cosmos, operatore cinese nei settori della ristorazione e del retail, per quattro locali: due punti vendita gestiti direttamente da Autogrill, ovvero Juicy Details, che offre frullati e succhi di frutta freschi, e Taste of China, che propone ricette tipiche cinesi, e due in sub-concessione, in cui saranno proposte le insegne Kfc e Jui Mao Jui. Dalle attività in questo aeroporto ci si aspettano 6 milioni di euro entro il 2020.
Giuseppe Catapano: Esuberi provinciali, ci sono 2.500 posti
I posti messi a disposizione dalle pubbliche amministrazioni sono maggiori dei dipendenti provinciali in sovrannumero: 2.500 contro i 1.957 ancora in cerca di ricollocazione. Non si tratta ancora di dati definitivi, visto che l’offerta di posti si è conclusa solo il 12 febbraio, mentre è ancora in corso (il termine scade oggi) l’aggiornamento dei dati da parte delle p.a. (si veda ItaliaOggi del 16/2/2016), ma per il dipartimento della Funzione pubblica si può già parlare di un successo che rende in discesa il percorso di ricollocamento dei dipendenti sovrannumerari delle province, più volte definito da palazzo Vidoni come «la più grande operazione di mobilità della storia italiana». «I primi dati che emergono dall’incrocio tra domanda e offerta di mobilita’ sono molto incoraggianti», ha commentato il ministro Marianna Madia, secondo cui l’operazione testimonia come «i tempi siano maturi per entrare definitivamente nella logica dell’amministrazione unica della Repubblica». Soddisfazione per le prime cifre trapelate è stata espressa anche dall’Anci. «Ora i comuni potranno tornare ad assumere», ha commentato il vicepresidente Anci con delega alle politiche del personale Umberto di Primio. Secondo il sindaco di Chieti, tuttavia, ora è indispensabile che si riaprano le assunzioni nelle regioni dove sono state concluse le ricollocazioni del personale perché «non ha senso che i comuni di una regione debbano aspettare la conclusione dello stesso percorso in altre regioni non ancora al passo».
Giuseppe Catapano: Parte lo scambio dati tra Italia e Usa
Scambio di informazioni tra Italia e Stati Uniti in rampa di lancio. L’Agenzia delle entrate e l’Internal revenue service, il fisco americano, hanno siglato l’accordo che definisce le procedure tecniche necessarie alla trasmissione reciproca delle informazioni, completando quindi il pacchetto attuativo della disciplina Fatca. Quest’ultima, approvata dall’amministrazione Obama nel 2010 e adottata dall’Italia con l’accordo intergovernativo «Iga» a Roma il 10 gennaio 2014 (e poi con specifica legge), si fonda essenzialmente sullo scambio automatico di informazioni bancarie, con diversi adempimenti di mappatura e segnalazione a carico delle istituzioni finanziarie italiane. Tali obblighi sono divenuti operativi a decorrere dal 1° luglio 2014. Per ragioni di semplificazione, banche, Poste, assicurazioni, società fiduciarie, sim, sgr, Oicr, fondi pensione e altri intermediari devono comunicare ogni rapporto intestato o comunque riconducibile a un contribuente «US person» solo all’amministrazione finanziaria italiana. E tale passaggio ha trovato nei mesi scorsi piena regolamentazione, sia a livello normativo sia operativo.
Giuseppe Catapano: Mediaset, tornano le voci di un’intesa con Vivendi
Sono tornate a circolare con insistenza le voci di una possibile intesa tra Vivendi, la società francese che fa riferimento a Vincent Bolloré e Mediaset Premium.
L’eventuale operazione in corso, si legge su MF, non riguarderebbe tuttavia l’ingresso nel capitale di Vivendi, primo socio di Telecom Italia con oltre il 21%, nella pay-tv del gruppo di Cologno Monzese, ma farebbe riferimento a possibili intese sul fronte editoriale e dei contenuti, essendo Vivendi uno dei principali operatori del settore su scala europea sia a livello cinematografico sia a livello musicale.
Nessuna conferma diretta è arrivata da parte di Vivendi. Tuttavia nel corso della presentazione dei risultati 2015 il ceo del gruppo francese, Arnaud de Puyfontaine, ha sottolineato come “la presenza nel capitale di Telecom Italia rappresenta per Vivendi un modo per essere un attore nel mercato italiano ed eventualmente prendere parte a ogni possibile consolidamento del settore dei media”.
Netta è stata invece la smentita di Mediaset alle voci di un imminente annuncio dell’accordo con i francesi. Dal gruppo controllato dalla Fininvest di Silvio Berlusconi hanno fatto sapere che “non c’è nessuna trattativa in corso” e “non ci sono fatti nuovi in questo senso”. Anche se viene ribadito ancora una volta che con “Vivendi i rapporti sono ottimi e ci sono i consueti contatti con gli altri operatori”.
Giuseppe Catapano: Bce, Draghi si alza (leggermente) lo stipendio: nel 2015 ha guadagnato quasi 386 mila euro, 6 mila in più del 2014
Quasi 6 mila euro in più rispetto al 2014. Aumenta leggermente lo stipendio del presidente della Bce Mario Draghi nel 2015. Secondo quanto si legge nel bilancio dell’istituto di Francoforte, la retribuzione è stata pari a 385.860 euro contro i 379.608 del 2014. Il vicepresidente Vítor Constancio ha guadagnato invece 330.744 euro contro i 325.392 dell’anno precedente. In totale il Comitato esecutivo ha ricevuto stipendi per 1.819.020 di euro contro i 1.776.789 del 2014.
I membri del Comitato esecutivo, oltre a percepire uno stipendio base, ricevono indennità aggiuntive di residenza e rappresentanza. Anziché beneficiare di un’indennità specifica, il presidente Draghi usufruisce di una residenza ufficiale di proprietà della Bce.

