L’ASL non può licenziare un infermiere solo perché lavora contemporaneamente presso una struttura privata convenzionata di cui è socio. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione secondo cui il licenziamento è illegittimo se è sproporzionato rispetto alla condotta del dipendente concretamente considerata. Difatti, affinché il datore possa ricorrere alla massima sanzione disciplinare del recesso, non basta una violazione di legge o un inadempimento contrattuale, ma occorre che questi ultimi siano così gravi da incrinare definitivamente il rapporto fiducia del datore e da non permettere più la prosecuzione del contratto. Dunque, anche se la legge vieta ai pubblici dipendenti il cumulo di impieghi e il contratto di lavoro vieta la prestazione lavorativa presso strutture diverse da quella datrice, la violazione di tali divieti potrebbe non costituire giusta causa di licenziamento. Serve qualcosa in più e cioè l’effettiva gravità della violazione, misurabile in base agli effetti che ha avuto sul rapporto di lavoro e sulla fiducia che ne è alla base. La gravità della sanzione deve essere infatti proporzionale alla gravità della violazione. Si tratta di una valutazione da fare caso per caso, tenendo conto dei fatti concreti, della realtà aziendale e delle mansioni svolte dal lavoratore. Occorre allora verificare se il cumulo di impieghi dell’infermiere abbia inciso sulla prestazione lavorativa presso l’ASL, compromettendo i turni e gli orari di lavoro, provocando la riduzione delle mansioni o una minore efficienza sul servizio, o ancora un conflitto di interessi fra le strutture. Conseguentemente se l’ASL non dimostra i concreti effetti negativi dell’impiego parallelo del dipendente, il licenziamento è eccessivo e ingiustificato perché è semmai più idonea una sanzione disciplinare minore.
Giorno: 1 luglio 2015
Catapano Giuseppe: Testimoni di giustizia, in corso rapporti fra ministero e singole Regioni
E’ stata avviata una collaborazione tra i viceministro dell’Interno Filippo Bubbico e le Regioni in tema di assunzione dei testimoni di giustizia, ovvero coloro che decidono di denunciare omicidi, racket, estorsioni e criminalità: a renderlo noto è il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, il quale spiega che è improprio parlare di un protocollo della Conferenza delle Regioni su questo tema.
Chiamparino ha incontrato, qualche tempo fa, il viceministro Bubbico e ha quindi informato la Conferenza delle Regioni “sulla necessità di avviare una collaborazione con il ministero dell’Interno su questo tema.
Dopo questa informativa – aggiunge – si è aperta una fase istruttoria tendente da un lato alla raccolta delle aspirazioni degli interessati, effettuata attraverso il Servizio Centrale di Protezione del ministero, dall’altro all’accertamento della disponibilità delle singole Regioni per la ricollocazione di queste persone”.
“Dobbiamo tenere presente – prosegue Chiamparino – che si tratta di una fase delicata che presuppone la massima tutela della riservatezza, trattandosi di persone sottoposte a programmi speciali di protezione o appena uscite dal circuito tutorio”.
Si è entrati in una fase che sarà quindi “caratterizzata da un rapporto bilaterale tra il ministero dell’Interno e la singola Regione. Dovranno quindi essere accertati i posti disponibili lungo tuta la filiera della Pubblica amministrazione, non solo gli uffici pubblici di Regioni ed enti locali, ma anche quelli delle amministrazioni dello Stato e dei grandi enti pubblici. Non solo: occorrerà poi comprendere nel dettaglio – conclude il presidente della Conferenza delle Regioni – il profilo professionale di ciascun testimone di giustizia e l’adattabilità dello stesso profilo con i posti effettivamente disponibili”.
Catapano Giuseppe informa: Zingaretti presenta la svolta Lazio, dai fondi UE alle norme anticorruzione
“Il Lazio è sempre più europeo. La regione sta facendo dei passi in avanti incredibili, negli ultimi due anni abbiamo aumentato del 123% la capacità di spendere i fondi della nuova programmazione”. Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha sottolineato la svolta operativa dovuta al lavoro della Giunta, come quella relativa ad una “serie di azioni concrete che partiranno entro quest’anno sulla programmazione unitaria dei Fondi europei 2014-2020”.
“Siamo a un punto di svolta ma dentro un percorso che parte da lontano – spiega Zingaretti – Questa sfida è iniziata ancora prima che ci insediassimo alla guida della Regione: un percorso che inizia con un programma di governo che individuava proprio nell’Europa la più grande occasione di rigenerazione del Lazio e l’orizzonte naturale per cambiare la nostra regione”.
Zingaretti ha così presentato la programmazione unitaria 2014-2020 dei fondi Sie (Strutturali e investimenti europei).
A marzo 2013 il Lazio – spiega Zingaretti – era “di gran lunga l’ultima regione italiana per certificazione della spesa dei fondi Ue. Ora siamo a un passo dall’obiettivo del 100%”.
“Per la prima volta c’è un’unica cabina di regia, apriremo gli sportelli Europa nei territori per dare a tutti l’accessibilità alle notizie dei bandi, dopo la fase di risanamento oggi entriamo nella fase del lancio dello sviluppo. E’ un momento difficile ma sappiamo che in questo caso il Lazio se avrà un rapporto intelligente con l’Europa, potrà risorgere e tornerà a essere una delle locomotive italiane”.
Inoltre una legge della regione Lazio interviene sulle concessioni delle spiagge, per quanto “riguarda la classificazione delle diverse tipologie di utilizzo del demanio marittimo e la ripartizione delle spiagge libere (o libere con servizi) per le quali prima non esisteva una equa distribuzione sul litorale e che invece oggi viene regolamentata nella misura di almeno il 50% dell’arenile per ogni Comune”.
“Punto fondamentale della riforma – spiega Zingaretti – l’obbligo della trasparenza che prima non era assolutamente prevista e che invece oggi obbliga i Comuni a pubblicare le informazioni sulle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative. Altrettanto importante, poi, aver introdotto una norma, prima inesistente, che regolamenta la destagionalizzazione delle attività degli stabilimenti e che tende a incentivare un utilizzo del demanio marittimo per tutto l’anno e non solo nel periodo estivo”.
Infine Zingaretti presenta anche le nuove norme anticorruzione. Da settembre nel Lazio cambieranno infatti le regole per la composizione delle commissioni di gara, partiranno le gare telematiche e prenderà forma il ‘Patto d’integrità con i fornitori’.
Catapano Giuseppe comunica: Corte dei Conti – fisco, welfare e spesa pubblica
La Corte dei Conti ha reso pubblico il Giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2014. Recupero di efficienza degli apparati pubblici, partecipazione dei cittadini alla copertura di alcuni servizi, alleggerire la pressione fiscale e rigidità del sistema pensionistico, sono alcuni dei concetti chiave espressi dalla Corte dei Conti.
In questi anni è stato comunque condotto uno sforzo per il riequilibrio dei conti pubblici in linea con i programmi generali di revisione e contenimento della spesa. Lo sottolinea il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri evidenziando che anche gli interessi sul debito “hanno invertito la tendenza e si sono ridotti significativamente”.
Ma la ridotta natalità, il contemporaneo innalzamento dell’età media della popolazione e l’erosione dei livelli dell’occupazione – ha evidenziato Enrica Laterza, presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti – creano una combinazione sfavorevole, peraltro più accentuata che nella maggior parte degli altri paesi occidentali, che non può essere affrontata con i mezzi tradizionali delle politiche di bilancio, mentre richiederebbe una revisione coraggiosa dei confini dell’intervento pubblico”.
“Nel corso del 2014, – spiega il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri – la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 40, ha chiarito che il Patto di stabilità – e, più in generale, i vincoli di finanza pubblica – obbligano l’Italia, nei confronti dell’Unione europea, ad adottare politiche di contenimento della spesa, il cui rispetto viene verificato in relazione al Conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche, elaborato dall’ISTAT sulla base dei bilanci delle oltre 10 mila unità istituzionali comprese nell’elenco che l’Istituto di statistica è tenuto a pubblicare, ogni anno, sulla Gazzetta Ufficiale”.
Nel contempo Enrica Laterza, presidente di Coordinamento delle Sezioni riunite della Corte dei Conti, evidenzia che la pressione fiscale è stata nel 2014 pari al 43,5% del Pil, 1,7 punti in più rispetto alla media dell’area euro, affermando che “la prospettiva di una pressione fiscale che resti sull’attuale elevato livello appare difficilmente tollerabile”.
Così come pesa la rigidità delle pensioni sul contenimento della spesa pubblica. La “forte rigidità” del sistema pensionistico e i margini di risparmio sempre più stretti su redditi da lavoro e consumi intermedi, “già ripetutamente colpiti”, mettono in difficoltà i programmi di spending review rafforzati con la legge di stabilità 2015”.
“In una fase di emergenza economico-finanziaria, la politica fiscale è stata piegata ad obiettivi immediati di gettito, al fine di garantire gli equilibri di finanza pubblica. – ha detto Laterza – L’affannata ricerca di risultati si è tradotta, tra il 2008 e il 2014, nell’adozione di oltre 700 misure di intervento in materia fiscale, di aggravio o di sgravio del prelievo. Ne è risultata sacrificata l’esigenza di una ragionata revisione strutturale del sistema fiscale, che consenta di pervenire ad una minore onerosità e ad una maggiore equità distributiva”. Laterza riconosce comunque che grazie al bonus Irpef e alle misure sull’Irap inserite nella scorsa legge di stabilità “di recente si sono avviati interventi di alleggerimento dell’onere tributario sui fattori produttivi”.
C’è la necessità di riorganizzare alla radice le prestazioni e la modalità di fruizione dei servizi pubblici. Laterza sottolinea infatti che “il recupero di efficienza degli apparati pubblici non può essere disgiunto da una maggiore partecipazione dei cittadini alla copertura dei costi di alcuni servizi, che richiederà in primo luogo una contestuale, rigorosa, articolazione tariffaria che realizzi il precetto costituzionale della concorrenza alle spese pubbliche in ragione della diversa capacità contributiva”.
E’ quindi necessaria una riorganizzazione dei servizi di welfare sulla base di una “riscrittura del patto sociale che lega i cittadini all’azione di Governo”.
Infine il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha fornito un quadro generale della nostra economia, spiegando che insieme a quella europea, sono in una fase di “ristagno, stagnazione”. Ciò significa che per tornare ai livelli del 2008 “ci vorranno anni”. Il governatore ritiene inoltre ‘molto grave’ il segnale di mancanza di fiducia che si avverte in questo periodo fra i paesi dell’Eurozona, “segno che dal lato politico il progresso è ancora lontano”. A proposito del negoziato in corso per la soluzione della crisi greca, secondo Visco “è evidente che un paese con un modello orientato all’export, con una posizione creditoria molto elevata, ha almeno altrettante colpe di un paese che accumula tanti debiti”.
Catapano Giuseppe informa: Immigrazione, l’incontro con Renzi secondo i presidenti delle Regioni
“A Renzi abbiamo detto che l’immigrazione per la Sicilia in questo momento è un problema economico serio. Mi riferisco ai costi per la sanità, ai costi sostenuti dai Comuni per l’accoglienza dei minori non accompagnati, al fatto che le cifre stanziate sono insufficienti. Bisogna risolvere questo problema e aiutare le città e le comunità che fanno politica dell’accoglienza”, a dirlo è il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, dopo l’incontro con il governo a Palazzo Chigi (vedi anche le dichiarazioni del presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e del presidente dell’Anci, Piero Fassino). “Il presidente Renzi ci ha detto che questa è anche la linea del governo. Ci rivedremo prossimamente”, ha aggiunto. “Purtroppo – ha aggiunto Crocetta – abbiamo due o tre Regioni che non vogliono collaborare”.
Fra gli insoddisfatti il presidente della Lombardia Roberto Maroni che, al termine del confronto a Palazzo Chigi, ha definito l’incontro con Renzi “assolutamente deludente e inutile: nessuna risposta concreta ai problemi. Continua il caos immigrazione. Il premier ha chiesto unità ma sono solo chiacchiere, io chiedo risposte concrete a piani concreti. Renzi ci ha riconvocato fra 15 giorni. Tornerò, ma spero che non sia come oggi…”.
“Ho chiesto di sapere – ha aggiunto – il luogo dove si fa la verifica di chi e’ richiedente asilo e chi migrante. Non c’è possibilità di distinguerli. Non si puo’ fare un rimpatrio. E’ incredibile. Assolutamente incredibile”.
Di avviso diametralmente opposto il presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. “E’ stato un incontro positivo e un importante momento di confronto in vista del Consiglio europeo, dove dobbiamo presentarci da Paese unito e forte. E in questo le Regioni e i Comuni possono aiutare molto. Vogliamo andare avanti perché siamo assolutamente convinti che l’Europa deve fare la sua parte e che questo serva – ha continuato Serracchiani – anche in vista di eventuali azioni internazionali che sembrano ormai necessarie e sulle quali l’Europa in prima persona deve spendersi. Ovviamente per fare pressione sull’Europa, per chiederle un impegno concreto, dobbiamo essere noi i primi a dimostrare di essere capaci di fare sistema. E in quest’ottica, non c’è spazio per la demagogia: la situazione è complessa e va affrontata con determinazione e responsabilità. Ho molto apprezzato – ha sottolineato Serracchiani – che il Presidente del Consiglio abbia voluto rimarcare a questo tavolo la specificità di alcuni territori, come il Friuli Venezia Giulia, che sono sottoposti a flussi di terra dai quali derivano problemi aggiuntivi. Un segno d’attenzione che suggella l’accordo concluso con il capo del Dipartimento dell’Immigrazione Mario Morcone in materia di interventi infrastrutturali nella nostra regione”. Nel corso dell’incontro, tra i temi discussi vi sono stati l’esigenza di velocizzare l’espletamento delle pratiche di asilo, la rapida messa a norma degli edifici del demanio pubblico identificati come possibili hub dalle regioni, le risorse da destinare ai comuni per i minori non accompagnati. Nella sua sintesi finale il Presidente del Consiglio ha voluto rimarcare il fatto che “l’Europa per la prima volta si pone il tema del Mediterraneo, e questo è un passo in avanti importante, perché la soluzione è fatta di tanti piccoli passi” e ha rinviato a un altro incontro a breve le proposte “puntuali e operative” che saranno presentate dal Governo al tavolo.
Forti perplessità sono state espressa dal presidente della Liguria. “Ribadiamo che la Liguria è in un momento di crisi economica e sociale e all’inizio di una importante stagione turistica, dunque andrebbe protetta dal continuo afflusso di migranti. Ma temo che non cambierà granché”, ha Giovanni Toti. “Continuerà il piano del governo sullo smistamento dei migranti nelle varie Regioni esattamente come era previsto nel 2014. Quindi i contenuti dell’incontro non sono soddisfacenti”, ha sottolineato Toti. “Il presidente Renzi ci ha detto che ci rivedremo tra 15 giorni e ci relazionerà su cosa abbiamo portato a casa dall’incontro di oggi a Bruxelles tra capi di Stato e di governo. Ma il problema resta l’esecutività del rimpatrio e il blocco dei flussi: su questi due punti non si è ancora imboccata la strada giusta”.
Secondo il presidente del Veneto, Luca Zaia, “dall’incontro non è emerso nulla di nuovo, non sono venute fuori grandi novità: ci aspettavamo relazioni internazionali forti ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Noi continuiamo a dire no a nuovi arrivi. Cercheremo di capire dal summit in Europa se la quota di 40 mila è reale o no”, ha proseguito Zaia, secondo il quale “non è un problema di unità. Non è a causa di Lombardia e Veneto se l’Italia è meno forte in Europa come viene detto, semmai mafia capitale ha indebolito l’Italia”. Per Zaia, “profughi e immigrati devono essere aiutati a casa loro. Sono convinto poi che i prefetti dovrebbero ascoltare quel che dice il territorio”. Nel Veneto sono arrivati 4019 immigrati e ne sono transitati oltre 10 mila.
Catiuscia Marini porta avanti l’esempio dell’Umbria: “la nostra Regione ha strutturato un modello di accoglienza che sta funzionando e che è fatto di una rete di solidarietà sul territorio, di presenza del volontariato e della rete sociale, laico e cattolico. E c’è una collaborazione molto stretta dei servizi sanitari regionali, per quanto ci riguarda aggiuntivo alla prima verifica: questo metodo va seguito in una condizione di parità tra tutte le regioni italiane”. La presidente della regione Umbria, con riferimento all’incontro con Renzi, ha sottolineato positivamente la circostanza che si arrivi “finalmente a distinguere tra migranti economici e migranti per motivi umanitari”.
“La delicatezza e l’urgenza del tema profughi dovrebbe indurre tutti a superare il semplice ‘no grazie’, ma è ovvio che lo Stato deve garantire regole condivise e chiare. Purtroppo siamo ancora fermi al primo incrocio, quando invece dovremmo dare risposte che ci si attende da un paese civile, in termini organizzativi oltre che solidali”. Lo dice il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi. “È necessario entrare nel dettaglio della gestione corretta e ordinata di queste situazioni, posto che nessuno si dice contrario ad aiutare persone che si trovano in condizioni disperate e che rischiano la vita”. “Per fare questo – conclude il Presidente trentino – servono risposte concrete, come la velocizzazione delle procedure, o la messa a disposizione di strutture statali per l’accoglienza o, per finire, la possibilità di distinguere tra chi ha diritto d’asilo e chi no, compresa la necessità di lavorare anche sui rimpatri qualora si verificasse questa seconda situazione”.
“Siamo ad un passo dall’ottenere un risultato importante. Dall’Ue, potrebbero arrivare le prime risposte rispetto ad un tema così delicato come l’accoglienza profughi. Un risultato aspettato da anni, che riguarda la gestione dell’emergenza e che, fino ad ora, nessuno governo era riuscito ad ottenere”. Lo ha affermato il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli . E’ “paradossale – aggiunge Ceriscioli – che per la demagogia e il populismo di qualcuno si possa mettere a rischio tutto questo, sacrificando il peso che l’Italia unita può avere se tutte le sue istituzioni, responsabilmente, si mostrano compatte davanti all’Europa. Si deve quindi cogliere appieno questa opportunità. Ognuno deve fare la sua parte, come molte delle regioni hanno fatto in questi anni”.
Soddisfatto per l’esito del confronto il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Il presidente Matteo Renzi ha voluto, dimostrando una attenzione prima di partire per Bruxelles, dove ci saranno degli incontri su questi temi, ascoltare le Regioni e i Comuni su quanto sta avvenendo. Mi sembra che la sintesi della politica italiana sia giusta e corretta. Civiltà e legalità e sicurezza. Siamo un grande Paese, e questi tre obiettivi possono essere assolutamente tenuti insieme. Civiltà perché è evidente che siamo di fronte a un grande tema di accoglienza che rende la persona e l’essere umano civile – ha proseguito Zingaretti – al tempo stesso legalità, perché’ tutto quello che vuol dire immigrazione richiede anche una grande cura nella capacità di individuare i casi delle persone che arrivano, e quindi rifugiati politici o migranti per motivi economici. Infine sicurezza, che vuol dire un rapporto con Prefetture e Comuni che sia continuo. Mi sembra che sia stata una riunione utile – ha concluso – perché quando ci si presenta in Europa e nel mondo bisogna parlare come sistema Paese”. In merito all’ipotesi di coinvolgere le Regioni nel sistema dell’accoglienza, Zingaretti ha specificato che “questo di fatto già c’è. Pensiamo a questo meccanismo di distribuzione territoriale, nel quale le Prefetture hanno un loro ruolo, ma nei tavoli con esse c’è un coinvolgimento con Regioni e Comuni oggettivo. Quindi, mi sembra che la riunione di oggi sia stata utile per ricostruire un ragionamento globale e permettere al presidente di andare li’ forte anche di un confronto con le Regioni e i Comuni”.
Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha sottolineato l’esigenza di “essere informati tempestivamente sui nuovi arrivi e nella distribuzione sul territorio deve essere tenuto conto delle persone in transito nelle zone di confine. Renzi chiederà la completa revisione dell’accordo di Dublino – spiega Arno Kompatscher – e un’assegnazione delle quote di profughi stabilita a livello europeo”. Una proposta, quest’ultima, che continuerà ad incontrare molte resistenze, e l’appello del premier è quindi rivolto alle singole Regioni, chiamate a collaborare e a mostrare spirito di accoglienza. “La sola Baviera ha lo stesso numero di profughi di tutta Italia – ha spiegato Renzi – alla luce di ciò sono convinto che la situazione sia gestibile”. Per quanto riguarda l’Alto Adige, il presidente della Giunta provinciale, Arno Kompatscher, chiede che venga valutato con attenzione il fatto che si tratta di una zona di confine. “Sul nostro territorio – spiega Kompatscher – non diamo accoglienza solamente ai profughi che ci vengono assegnati dal programma nazionale, ma anche di tutti coloro che vengono respinti al Brennero. Ritengo che questo fatto, anche se si dovesse trattare di numeri marginali, debba essere tenuto in considerazione”. La quota assegnata all’Alto Adige sulla base del numero di abitanti è attualmente pari allo 0,9% , ma il punto centrale affrontato nell’incontro di Palazzo Chigi è stato un altro. “Le Regioni – prosegue Kompatscher – chiedono di essere informate in maniera tempestiva circa l’arrivo di nuovi profughi da accogliere all’interno del proprio territorio, ed è poi stata appoggiata in maniera unanime la proposta del presidente dell’associazione dei comuni Anci, Piero Fassino, che chiede una maggiore collaborazione da parte del Ministero della Difesa per quanto riguarda la rapida assegnazione degli areali militari”.
L’idea del Presidente della Toscana, Enrico Rossi, è che “con la distribuzione in maniera diffusa degli immigrati non abbiamo avuto particolari problemi. Non dico che non sia un problema, ma lo abbiamo gestito. Siamo in grado di sparpagliarli in diversi comuni”. Peraltro è la “stessa collaborazione che avemmo quando era ministro dell’interno Roberto Maroni”. Il fatto centrale, secondo Rossi, è che “si pone il problema del rispetto dell’articolo 10 della Costituzione: colpisce che un Paese povero uscito distrutto dalla guerra ebbe il coraggio di inserire l’articolo 10 nella Costituzione, affermando l’obbligo di dare accoglienza a chi si trova in Paesi dove i diritti umani vengono lesi”.
Per Rossi l’incontro “è andato bene: l’Italia ha il dovere di salvare gli immigrati quando si trovano in mare, fa parte del nostro Dna e della storia. Abbiamo bisogno di un Paese unito anche per chiedere che l’Europa faccia la sua parte”. “La nostra Costituzione – ha ribadito il presidente toscano – parla del dovere di asilo politico per chi fugge da Paesi dove non ci siano libertà democratiche. Noi, in Toscana, dal 2011 – ha concluso – abbiamo praticato l’accoglienza diffusa ed evitato le concentrazioni, bisogna coinvolgere i comuni e il volontariato”.
Il presidente della Sardegna, Francesco Pigliaru, ha posto l’accento sulla necessità di programmare l’accoglienza per evitare lo “scaricabarile” su Regioni e Comuni. Secondo il presidente sardo “non funziona” il meccanismo per cui i prefetti “da un minuto all’altro possano annunciare l’arrivo di 400 o 500 migranti”. Pigliaru ha messo in evidenza che “occorre essere avvertiti per tempo” per far fronte all’accoglienza anche se ha precisato che sui numeri si fanno “eccessivi allarmismi”. Si tratta – ha sottolineato – di alcune migliaia di arrivi in piu’ dell’anno scorso (61 mila circa contro i 59 mila del 2014) nei confronti dei quali tutte le Regioni – ha riferito -, escluse due o tre del Nord Italia che hanno manifestato “qualche malumore”, si sono impegnate a “combattere questa battaglia con Renzi”. Per quanto riguarda la Sardegna, Pigliaru ha sottolineato che “siamo esattamente dentro gli accordi del 2014” per cui “i migranti che vengono attribuiti all’isola sono in proporzione alla popolazione (attorno al 2,5%) e al momento siamo all’interno di questa quota, anzi”, ha detto, “abbiamo qualche spazio”. Pigliaru ha però rimarcato la necessità di regole chiare mentre da questo punto di vista “l’Italia e’ molto indietro” per cui “viviamo un disordine nel quale Regioni e Comuni devono compensare le carenze dello Stato”. Il presidente della Regione auspica quindi che Renzi “prenda in mano la vicenda”. Serve un impegno – secondo Pigliaru – per modifiche normative che consentano di “trattare rapidissimamente” le richieste d’asilo e fare in modo che i migranti vengano accolti in modo decente senza un impatto negativo nei confronti della popolazione. Governo, Regioni e Anci si riuniranno ancora tra quindici giorni per migliorare “con proposte operative” la situazione attuale.
Giuseppe Catapano comunica: DATA DI SPEDIZIONE DELLA RACCOMANDATA, RISULTANTE DALL’AVVISO DI RICEVIMENTO, PRIVA DI VALORE PROBATORIO. TARDIVO L’APPELLO PROPOSTO DAL FISCO
“Avviso di accertamento” in materia di Iva, relativamente all’anno 2005, per la ‘spa’, ma, in primo grado, viene sostenuta la “illegittimità” dell’operato del Fisco, che, poi, viene sconfitto anche in secondo grado. Più precisamente, i giudici tributari regionali hanno dichiarato “inammissibile l’appello proposto dall’Ufficio”: in sostanza, “poiché doveva applicarsi il termine di impugnazione semestrale ai sensi dell’art. 327 c.p.c., l’appello alla sentenza di primo grado, depositata il 31.1.2011, era stato notificato oltre il termine del 16.9.2011 e precisamente in data 19.9.2011, come risultava dalla certificazione di ‘Poste Italiane’ fornita dalla società resistente, consultabile agli atti, e diversamente da quanto indicato dal mittente nella ‘cartolina’ predisposta dal medesimo soggetto a titolo di avviso di ricevimento”. Di conseguenza, secondo i giudici tributari regionali, l’appello presentato dall’Ufficio “è tardivo”.
E ora tale visione viene condivisa e fatta propria anche dai giudici della Cassazione, i quali confermano la “inammissibilità dell’appello”. Sconfitta definitiva, quindi, per il Fisco.
Per i giudici è “priva di alcun valore probatorio la data di spedizione della raccomandata risultante dall’avviso di ricevimento in quanto priva di fede privilegiata non accompagnata da alcuna attestazione da parte dell’ufficiale postale”. Allo stesso tempo, va preso atto della “assenza di ulteriori elementi, che spettava all’Agenzia delle Entrate dedurre e provare, idonei a conclamare la tempestività dell’impugnazione”.
Catapano Giuseppe: PROCESSO VERBALE DI CONSTATAZIONE’ E, VENTI GIORNI DOPO, ECCO L’AVVISO DI ACCERTAMENTO: FISCO FRETTOLOSO E SCONFITTO
“Verifica” per una società, “rappresentante fiscale in Italia” di una azienda tedesca. Passaggi successivi sono il “processo verbale di constatazione”, datato 16 marzo 2007, e l’“avviso di accertamento”, datato 4 aprile 2007, con cui viene “disconosciuto il credito d’imposta (Iva) chiesto – e in parte ottenuto – a rimborso per l’anno 2003”.
Nodo gordiano, nella battaglia col Fisco, è la tempistica dell’“atto impositivo”, alla luce del “termine dilatorio di 60 giorni” previsto per legge.
Su questo fronte, nonostante la decisione pro Fisco emessa in Commissione tributaria regionale, i giudici della Cassazione ritengono motivate le proteste dell’azienda tedesca. In sostanza, è evidente la violazione del “termine dilatorio”, soprattutto perché il Fisco non ha rispettato “l’obbligo di attivarsi tempestivamente per consentire il dispiegarsi del doveroso contraddittorio procedimentale” colla società. E in questo quadro, concludono i giudici, è irrilevante il richiamo a presunti “motivi di particolare urgenza, costituita dalla scadenza della fideiussione a fronte del rimborso per l’anno 2003”.
Tutto ciò porta i giudici della Cassazione a sancire la sconfitta definitiva del Fisco.
Giuseppe Catapano osserva: Bassilichi – monetica, innovazione ed estero per crescere
Bassilichi cambia strategia e punta sulla moneta elettronica. A qualche anno dal momento forse più difficile del nostro sistema bancario, che ha messo alla prova l’azienda di Monteriggioni, i fratelli Marco e Leonardo Bassilichi hanno presentato le nuove strategie del Gruppo. Meno dipendenti dal B2B bancario (e da alcune banche, MPS in primis) e orientate a sfruttare il volano della moneta elettronica, dell’internazionalizzazione e più in generale della “trasformazione” in corso nel business bancario.
Le mosse di un biennio
Una strategia che per la verità ha già contraddistinto gli anni più recenti. Risale al 2013 la creazione di Bassilichi CEE, azienda basata in Serbia e che guida l’espansione del Gruppo nella regione balcanica. E nel 2014 è stata invece completata l’acquisizione di MoneyNet, payment institution di cui Bassilichi era già azionista (il 51% è di Bassilichi e il 39% della controllata Consorzio Triveneto, NdR). Anche se forse l’operazione più nota è la joint venture con Accenture che ha dato vita a Fruendo, società di servizi per l’esternalizzazione del back office, bancario e non, il cui primo e principale cliente è, come noto, proprio il Monte dei Paschi di Siena. Il settore Finance continua a rappresentare l’85,3% dei ricavi di Bassilichi, almeno nel 2014, ma se guardiamo alle aree di attività si vede che il 23,7% del business riguarda la sicurezza, il 32,3% l’eterogenea componente dei “servizi” e ben il 44% la monetica.
Servizi a valore aggiunto per trainare la monetica
Bassilichi LeonardoA fine 2014 Bassilichi gestiva 292mila POS per 27,7 miliardi di euro di transato. Non sorprende, quindi, che proprio MoneyNet sia uno dei pilastri della nuova strategia. «La normativa spingerà la crescita della moneta elettronica – spiega Leonardo Bassilichi, A.D. della società – ma si rischia di replicare l’esperienza del cosiddetto obbligo di POS, che il merchant non utilizza. Il nostro ingresso nell’issuing e nell’acquiring ci ha permesso di gestire transazioni elettroniche end to end: oggi proponiamo così servizi che danno un valore aggiunto al cliente e al merchant. Tra questi i servizi di money transfer da POS, in collaborazione con Western Union, e il cambia valute digitale, che permette al turista straniero di vedersi addebitare la transazione direttamente nella propria moneta, avendo ben chiaro quanto sta spendendo. I servizi di Home Banking by POS permettono già di avere informazioni sul proprio conto corrente e presto anche di effettuare pagamenti direttamente dal terminale. Get Your Bill, infine, è un servizio apparentemente banale ma in realtà importante, che permette di stampare sullo scontrino del POS anche la ricevuta fiscale della transazione». MoneyNet opera con una rete di agenti sul territorio: all’esercente viene dato un unico POS multibanca, senza necessità di cambiare conto corrente.
Un’unica piattaforma per merchant e consumatore
Un importante obiettivo per il futuro è portare questi merchant a utilizzare, in piena autonomia, i servizi di couponing e loyalty del mobile wallet di Bassilichi (il B.Place): una piattaforma di processing che integra merchant e utenti permettendo a questi ultimi di inviare denaro in tempo reale in modalità P2P (con Jiffy, ma non solo) e pagare in modalità multicanale. Lato merchant, invece, offre strumenti personalizzati di marketing digitale, con l’analisi delle transazioni elettroniche ricevute e l’impostazione di promozioni personalizzate su diverse variabili. L’esperienza già in corso, a Vicenza, con Taxi Ticket dimostra le potenzialità dell’approccio: il pagamento elettronico in taxi genera una ricevuta che riporta anche il dettaglio del percorso, velocizzando il pagamento e l’eventuale successivo rimborso della corsa. E, sempre sulla ricevuta, vengono stampati anche messaggi promozionali georeferenziati. «Nel digital commerce non ci aspettiamo grandi risultati prima di un paio di anni – spiega Leonardo Bassilichi – ma abbiamo preso la strada giusta, trovando una killer application che va oltre la carta e il POS. In futuro, infatti, entrambi questi strumenti evolveranno: ci sono molti modi per mettere in contatto chi paga e chi incassa in modalità elettronica. Ma sarà sempre utile disporre di un back office per il merchant che fa leva sui big data per creare un sistema di sconti e vantaggi».
Giuseppe Catapano comunica: Intesa Sanpaolo, polizza e finanziamento per le due ruote
Un’offerta integrata per l’acquisto e la protezione di moto e scooter. Intesa Sanpaolo ha presentato una polizza con box per moto che permette, tramite smartphone, di localizzare la moto e seguirne gli spostamenti. A disposizione anche un finanziamento dedicato comprensivo di polizza RC capofamiglia per un anno.
La scatola nera, opzionale, anche per la moto
Disponibile nelle filiali, la polizza MotoConMe nasce dalla collaborazione con Intesa Sanpaolo Assicura e Intesa Sanpaolo SmartCare: come già avvenuto con le polizze Auto e Danni Casa, lo strumento tecnologico della box integra la copertura assicurativa fornendo una serie di servizi integrativi. La tecnologia satellitare permette di individuare la moto in qualunque momento e seguirne il percorso. Un sensore antifurto rileva lo spostamento del veicolo avvisando il proprietario in tempo reale. La box è di dimensioni molto ridotte e viene ricaricata con una presa USB. Anche MotoConMe, personalizzabile per le garanzie accessorie e non obbligatoriamente abbinata alla box, è prevista la possibilità di pagare il premio in 12 rate mensili a tasso zero.
Prestito fino a 10mila euro. Polizza RC capofamiglia inclusa fino al 30/09
Per l’acquisto è poi disponibile un prestito dedicato fino a un massimo di 10mila euro: fino al 30 settembre è incluso anche un anno di polizza RC capofamiglia. La campagna di comunicazione dell’iniziativa vede di nuovo protagonista Claudio Bisio: oltre agli spot radio e online, la campagna comprende anche un concorso a premi.
Catapano Giuseppe osserva: Internazionalizzazione P.M.I., dal 22 settembre via ai finanziamenti a fondo perduto fino a € 10.000
Con decreto direttoriale del 23 giugno 2015 il Ministero dello Sviluppo Economico (Mi.S.E.) ha indicato i termini di presentazione delle domande per l’accesso al Voucher Internazionalizzazione PMI. La misura è rivolta alle micro, piccole e medie imprese, ed è finalizzata alla concessione di contributi a fondo perduto per ususfruire di servizi professionali per i processi di internazionalizzazione.
La dotazione finanziaria complessiva è pari ad € 19.000.000.
Beneficiari
Possono presentare domanda per la concessione del Voucher le micro, piccole e medie imprese che siano costituite in forma di società di capitali (ossia S.r.l., S.p.A., Sa.p.A.) oppure cooperative. Possono presentare domanda anche le Reti di Imprese nonché le Start-up Innovative che abbiano la forma di società di capitali o cooperative.
Ai fini della concessione del contributo occorre che i singoli richiedenti, ovvero le Reti di Impresa, dimostrino di avere realizzato un fatturato non inferiore ad € 500.000 in almeno uno degli ultimi tre esercizi approvati. Quest’ultimo requisito non interessa le Start-up Innovative.
In cosa consiste il Voucher Internazionalizzazione?
Il Voucher è un contributo a fondo perduto pari ad € 10.000 per l’acquisto di servizi di un T.E.M. (Temporary Export Manager) per almeno 6 mesi il quale dovrà occuparsi delle attività di studio, progettazione, gestione dei processi e programmi di internazionalizzazione aziendale. L’impresa beneficiaria è comunque tenuta a partecipare all’acquisto del servizio mediante una quota di cofinanziamento pari ad almeno € 3.000.
Pertanto l’impegno di spesa complessivo, per il beneficiario, non può essere inferiore ad € 13.000 al netto dell’i.v.a.
Il Voucher Internazionalizzazione verrà erogato in unica soluzione a fronte della trasmissione di tutti i titoli di spesa (fatture d’acquisto) inerenti i servizi di affiancamento erogati dalla società fornitrice per il tramite del T.E.M. per effetto di apposito contratti di servizio.
Il contratto di servizio verrà sottoscritto solo successivamente alla pubblicazione degli elenchi delle imprese che potranno beneficiare del Voucher.
In altre parole l’impresa beneficiaria dovrà sopportare l’intero costo dell’operazione.
Successivamente potrà presentare istanza al Ministero dello Sviluppo Economico l’erogazione del contributo di € 10.000 a deconto delle spese sostenute.
Come ottenere il Voucher Internazionalizzazione
Per accedere al contributo a fondo perduto, il richiedente è tenuto ad acquistare servizi professionali resi da T.E.M. inseriti nell’organico di società fornitrici indicate nell’apposito elenco redatto e tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, che sarà pubblicato nel mese di settembre 2015.
Le domande di accesso alla misura potranno essere inoltrate a partire dalle ore 10.00 del 22 settembre 2015 e fino alle ore 17.00 del 2 ottobre 2015.
Entro 45 giorni dalla chiusura dello sportello è prevista la pubblicazione di un apposito decreto col quale saranno indicati i soggetti beneficiari. Nei successivi 45 giorni i beneficiari saranno tenuti, a pena di decadenza, a trasmettere il contratto di servizio sottoscritto con la società fornitrice unitamente alla documentazione richiesta per l’accesso alla misura.