Se stai pensando di fare una causa contro la tua banca per le classiche contestazioni come anatocismo, usura o commissioni non dovute, e tuttavia vorresti tentare, come ultima soluzione, di far ragionare l’avversario, magari attraverso un percorso conciliativo che ti consenta, in tempi celeri, di ottenere la restituzione delle somme o il ricalcolo degli interessi, c’è un sistema che puoi utilizzare, introdotto nel 2005 dal codice di procedura civile e stranamente disprezzato dagli avvocati: si chiama consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite. In buona sostanza, il tribunale – su ricorso della parte interessata (che, in questo caso, è il correntista) – nomina un perito che accerta, dal punto di vista tecnico (ossia, del ramo della sua scienza), chi dei due soggetti in lite abbia ragione e in che misura; quindi, prima di depositare la propria perizia in tribunale (all’esito della quale il ricorrente potrà decidere, poi, se intraprendere la causa ordinaria o meno), tenta una conciliazione tra le parti, al fine di trovare un bonario componimento. Se l’accordo viene raggiunto le parti avranno risparmiato tempi, costi e soprattutto, avranno trovato una soluzione soddisfacente per entrambe. A confermare la possibilità del ricorso, in materia di contestazioni contro la banca, alla consulenza tecnica preventiva è stato il tribunale di Monza con una recente ordinanza. La consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite – scrive il giudice nel provvedimento di estremo interesse – può applicarsi anche nell’ambito dei rapporti bancari per controversie aventi ad oggetto la contestazione di addebiti ritenuti illegittimi (dagli interessi usurari a quelli anatocistici, dalle commissioni di massimo scoperto alle valute fittizie, ecc.). Se vuoi avere maggiori informazioni su tale procedura leggi l’approfondimento “Consulenza tecnica preventiva: procedura, opportunità, vantaggi e svantaggi”. Lo scopo della procedura, dunque, non è solo quello di uno strumento per decongestionare le aule dei tribunali ed evitare inutili contenziosi, ma – anche nell’interesse delle stesse parti – agevolare gli accordi fuori dal tribunale. Non a caso, tale domanda può essere proposta anche se non sussistono le classiche condizioni richieste per i provvedimenti cautelari (il pericolo di compromissione irrimediabile dell’interesse fatto valere e l’apparente esistenza del diritto del ricorrente). Come dicevamo in apertura, questo procedimento non ha trovato un’ampia diffusione anche se la sua utilità è innegabile. Peraltro, in caso di accordo, il verbale costituisce titolo esecutivo, ossia ha la stessa forza ed efficacia di una sentenza del giudice. Invece, se l’accordo non riesce, ciascuna parte può decidere di intraprendere la causa ordinaria, chiedendo che la perizia già redatta sia acquisita agli atti (e così fungerà da CTU, consulenza tecnica d’ufficio). Non solo per il tribunale di Monza, ma anche per quello di Como la consulenza tecnica d’ufficio preventiva a fini conciliativi può essere utilizzata nei rapporti bancari.
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Giuseppe Catapano: Posso rateizzare una sola cartella di Equitalia?
In presenza di un debito con Equitalia costituito da più cartelle esattoriali, il contribuente ha il diritto di ottenere la rateazione di una o più specifiche cartelle, lasciando fuori le altre. Insomma, la richiesta al concessionario può riguardare anche una sola cartella e non l’intero debito. Non vale più, quindi, il principio (applicato in passato) “o tutto o niente”. Lo si evince dal nuovo fac simile di richiesta di rateazione scaricabile dal sito internet di Equitalia. Tale possibilità vale per tutti i tipi di debito: sia per quelli di importo inferiore a 50 mila euro che per quelli superiori. Ovviamente, se è vero che l’istanza di rateazione sospende l’esecuzione forzata di Equitalia già incorso e impedisce quelle future, ciò vale solo per le cartelle incluse nel piano di dilazione, mentre per le altre per le quali sussiste ancora la morosità, l’Agente per la riscossione resta libero di attivare tutti gli strumenti a sua tutela (dal fermo all’ipoteca, dal pignoramento alla vendita forzata). Cosa cambia? In passato la condizione necessaria affinché il contribuente potesse essere ammesso alla rateazione, da parte di Equitalia, era quella di includere, nel programma di dilazione (e quindi di pagare), l’intero debito, ossia tutte le cartelle e/o gli atti di accertamento esecutivi e/o gli avvisi di addebito Inps. Oggi invece, il cittadino, al momento della richiesta di dilazione presso Equitalia, può autonomamente decidere quali cartelle, atti di accertamento esecutivo o avvisi di addebito Inps dilazionare, senza perciò voler pagare gli altri. Equitalia non potrà rifiutare più tale opzione. I vantaggi Il primo e più evidente vantaggio è quello di evitare l’ipoteca sulla casa (anche la prima). Quest’ultima, infatti, può essere iscritta solo per debiti superiori a 20.000 euro; pertanto se il contribuente che abbia maturato una morosità superiore a tale tetto accetta di rateizzare anche una sola cartella, potrà far scendere la soglia del debito e quindi impedire così la misura cautelare. Stesso discorso per il caso di pignoramento immobiliare e messa all’asta della casa che scatta superato un debito di 120mila euro: con la rateazione di solo alcune cartelle, il contribuente può mettere al riparto l’immobile di proprietà. Il secondo evidente vantaggio è che, così, si potrà ottenere più facilmente la rateazione. Infatti, ricordiamo che per debiti superiori a 50.000 euro la rateazione non spetta di diritto, ma è subordinata alla verifica della particolare difficoltà economica (l’Isee del nucleo familiare, se la richiesta è presentata da persona fisica o ditta individuale; altri indici di bilancio nel caso di società). Da oggi, però, con questa nuova possibilità, il contribuente con debito superiore a 50mila euro e che non abbia i requisiti per ottenere la dilazione (perché non riesce a dimostrare la particolare difficoltà economica), potrà comunque ottenerla in via automatica optando di pagare cartelle per un importo complessivo inferiore a 50mila euro. Come chiedere la rateazione Per importi da rateizzare fino a 50mila euro relativi anche a una o più cartelle è possibile collegarsi al sito di Equitalia e trasmettere la richiesta di dilazione. La stessa richiesta può essere presentata anche inviando una raccomandata a.r. all’Esattore. In tal caso, sarà possibile pagare l’importo dovuto fino a un massimo di 72 rate mensili (ossia fino a un massimo di sei anni). L’importo minimo di ogni rata è pari a 100 euro, salvo situazioni di particolare difficoltà. Si decade dalla dilazione in caso di mancato pagamento di otto rate anche non consecutive. Per le istanze di importi superiori a 50mila euro, invece, è necessario sempre recarsi allo sportello.
Catapano Giuseppe comunica: Prove invalsi, scoppia la protesta degli studenti e dei docenti
La scuola protesta. Non è una novità! Questa volta, però, i protagonisti “attivi” che la compongono e che, spesso, si trovano su barricate opposte, hanno deciso di allearsi per manifestare la propria disapprovazione nei confronti delle prove Invalsi. Così, si trovano a contestare tutti insieme: docenti e personale Ata, studenti e genitori. L’Unione degli Studenti ha organizzato un flash mob davanti al Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), che si è tenuto nella notte dell’11 di Maggio. Altri flash mob si sono svolti in quasi tutte le città italiane, vedendo coinvolti studenti e docenti. Intanto le Agenzie di stampa, da pochissime ore, riportano la notizia del boicottaggio ben riuscito: aule vuote, test non compilati o lasciati in bianco, docenti che decidono di non somministrare le prove. Ma in cosa consistono queste prove invalsi? Che finalità hanno? E perché tutti protestano? Le prove Invalsi sono uno strumento, elaborato dal Sistema Nazionale per la valutazione, che consente di valutare il livello di apprendimento acquisito dagli studenti. Le prove vengono somministrate agli studenti che frequentano le seguenti classi: Seconda classe della scuola primaria, Quinta classe della scuola primaria, Terza classe della scuola secondaria di primo grado, Seconda classe della scuola secondaria di secondo grado. I test standardizzati (cioè uguali, a livello nazionale, per ogni classe) riguardano esclusivamente le seguenti discipline: italiano e matematica. È inoltre previsto un questionario anonimo. A cosa servono queste prove? Essendo dei test standardizzati, consentono di confrontare il livello di apprendimento raggiunto tra le varie scuole, all’interno della stessa Provincia, della stessa Regione, della stessa macroarea geografica e dello stesso Paese. Le prove consentono, inoltre, di raffrontare il sistema scuola italiano con quello di altri Paesi, di valutare le eventuali criticità (per poter essere, successivamente, migliorate) e i punti di forza. Il questionario anonimo, invece, mira ad ottenere informazioni sulla famiglia di origine del discente e sul suo rapporto con lo studio e con la scuola. Perché, dunque, studenti, insegnati, genitori e personale Ata, sono scesi tutti insieme in piazza per protestare? La contestazione riguarda, innanzitutto, la metodologia utilizzata per verificare il livello d’apprendimento. Infatti, lo slogan adottato dagli studenti è stato “Non siamo solo crocette” per sottolineare come sia impossibile testare il sistema scuola utilizzando tali strumenti di verifica. Inoltre, in molte scuole, in vista delle prove, si interrompe la fase didattica per preparare gli studenti ai test. Pertanto, i risultati ottenuti sono falsati già in partenza. Infine, le perplessità riguardano e le irregolarità che si verificano durante l’espletamento delle prove e le conseguenze che i risultati potrebbero avere sul curriculum dei docenti e dei discenti.
Giuseppe Catapano osserva: Ponte San Francisco (1 mese!) e viadotto Palermo-Catania (2 anni, forse!!)
Diciassette ottobre 1989. Un terremoto di magnitudo 7 devasta San Francisco. Causa 66 morti, spezza l’arcata del gigantesco Bay Bridge, un ponte di 14 chilometri che collega San Francisco a Oakland. Dicotto novembre 1989, un mese e un giorno dopo. Il governatore George Deukmejian inaugura il ponte ricostruito. In 31 giorni. Dovrebbe essere motivo di orgoglio e invece lui è insoddisfatto. Un giorno di ritardo, il ponte doveva essere pronto in 30 giorni. Per questo si scusa con i cittadini.
Dieci aprile 2015. Una frana si abbatte sulla Palermo-Catania. Crolla il ponte Himera. Che non è lungo 14 km ma poco meno di due e mezzo. Viene chiuso un pezzo di autostrada A19. E’ l’unico collegamento “decente” per le auto e i tir tra Palermo e Catania. Accorrono le varie autorità sul posto, compreso il governatore Graziano Delrio. Le stime non sono proprio simili a quelle di San Francisco: per rifare il ponte ci vorranno “minimo due anni”. Niente paura però, in soli tre mesi (due in più di quelli del ponte Usa) verrà costruita una deviazione: misura tampone ma pur sempre meglio di niente.
Da quel giorno è passato esattamente un mese. E i lavori per il nuovo ponte e per la deviazione sono non al 33%, non in lieve ritardo. Semplicemente non sono cominciati.
Tre mesi? Magari! Uno se n’è già andato in una miriade di pastoie burocratiche. Dietro le quali si è acceso uno scontro. Di qua il governo convinto che il viadotto possa essere ricostruito, come accade a prezzi europei, con una trentina di milioni. Di là le autorità siciliane convinte, sulla base delle loro relazioni tecniche, che ne occorrano subito almeno 200. Cioè sette volte di più. Sperando che bastino… Per carità, non è facile capire chi ha ragione e chi torto. Ma che invidia, per i californiani…
Eppure a San Francisco il danno fu enormemente più grave. Il ponte spezzato, l’asse del terremoto aveva spostato tutto di 17 centimetri. In un mese i californiani fecero la vecchia arcata letteralmente a fette e ne costruirono una nuova di zecca. Con le tecnologie del 1989, che non sono esattamente le stesse del 2015. Il ritardo di un giorno fu dovuto a un fatto climatico: due notti di umidità che avevano reso impossibile completare la tinteggiatura. Qui da noi, invece, neanche l’ombra di una ruspa.
Catapano Giuseppe: L’Italicum è legge: non più il suffragio universale
L’Italicum è legge. Dalle 18.20 del 4 maggio Anno Domini MMXV, con 334 voti a favore, 4 astenuti e 61 contrari, alla Camera.
Quella Camera che se ne avvarrà per i propri eletti. Perché il Senato lo si vorrebbe non elettivo, anche se questo sarà possibile solo e soltanto in virtù di una modifica costituzionale in assenza della quale i problemi potrebbero essere non pochi.
Tuttavia, un pezzetto alla volta. Per “non elettivo” si intende in realtà eletto non dai cittadini bensì dai consiglieri regionali, specchiati esempi di dedizione e moralità. Supereremo così quel bicameralismo perfetto figlio di fascistici timori che certo non aiutò ed aiuta alla speditezza del buon italico governo.
Epperò già la consulta sancì a proposito del Porcellum che non può esistere un sistema con due differenti legge elettorali per le due camere.
Certo, cambiando la costituzione per tempo… ma perché? Perché mai si dovrebbe apportare una modifica limitativa della potestà di voto democratico a ciascuno di noi? Perché mai l’elezione dell’Aula di Palazzo Madama non dovrebbe passare per le forche caudine del suffragio universale? Ve ne siete accorti che c’è questo in gioco?
Una piccola magia e voilà, il suffragio universale se n’è andato. Eppure qualche lotta c’era costato. C’era scappato pure qualche morto… Come niente.
Ma tornando alla modalità elettiva della Camera, l’Italicum prescrive che delle due sole preferenze possibili una dovrà andare a candidato di genere diverso dall’altro. A me, forse troppo kraussiano, pare la fase finale dell’imbarbarimento, quella che vede l’intelletto sostituito da un organo genitale. Roba da Ultimi giorni dell’umanità, da involuzione evoliana: dall’oro al ferro.
Proporrei allora, pur sapendomi per certo inascoltato, di sostituire al concetto di parità il concetto di eccellenza. Il primo è duale, implica una contrapposizione, ed implicandola la perpetua. Il secondo nulla ha a che vedere con l’identità di genere ma solo con l’identità personale. Sinceramente non ne conosco altre.
Un’altra cosa che mi scontenta di questa legge sono i 100 capilista bloccati. Eletti direttamente dalle segreterie dei partiti. E perché? Ma perché infastidisce tanto assegnare la scelta dei governanti agli elettori? E questo al Sud che significherà? Lo sappiamo tutti.
E poi il premio di maggioranza non più alla coalizione ma alla lista. Il partitone egemone che diventa sempre più egemone e la “balcanizzazione” dell’opposizione con una soglia di sbarramento di appena il 3 per cento.
E tutto questo per il premierato forte. Per una forma del quale, per quanto speciosa, il bicameralismo perfetto in Italia era nato.
Catapano Giuseppe scrive: Papa Francesco: “Il martirio dei cristiani non deve scandalizzare, è Vangelo”
“Oggi siamo testimoni di questi che uccidono i cristiani in nome di Dio, perche’ sono miscredenti, secondo loro. Questa e’ la Croce di Cristo: ‘Faranno cio’, perche’ non hanno conosciuto ne’ il Padre ne’ me’. ‘Questo che e’ accaduto a me’, dice Gesu’, ‘accadra’ anche a voi'”. Dunque “le persecuzioni, le tribolazioni” sono previste nel Vamgelo. Papa Francesco ha introdotto con queste parole una riflessione sulla dimensione del martirio che e’ caratterizzante la vita dei cristiani, come spiega il Vangelo e dunque va compresa nell’ottica della fede e non soltanto come problema geo-politico, con proposte di soluzioni politiche e strategiche. “Per favore non scandalizzatevi; sara’ lo Spirito a guidarci e a farci capire”, ha chiesto Bergoglio ai fedeli presenti nella cappella della Domus Santa Marta. “C’e’ anche la testimonianza di ogni giorno – ha proseguito il Papa nella sua omelia – la testimonianza di rendere presente la fecondita’ della Pasqua” che “ci da’ lo Spirito Santo, che ci guida verso la verita’ piena, la verita’ intera, e ci fa ricordare questo che Gesu’ ci dice”. “Un cristiano che non prende sul serio questa dimensione ‘martiriale’ della vita non ha capito ancora la strada che Gesu’ ci ha insegnato”, ha spiegato il Papa ricordano la strada ‘martiriale’ di ogni giorno; strada ‘martiriale’ nel difendere i diritti delle persone; strada ‘martiriale’ nel difendere i figli: papa’, mamma che difendono la loro famiglia; strada ‘martiriale’ di tanti, tanti ammalati che soffrono per amore di Gesu'”. “Tutti noi – ha detto – abbiamo la possibilita’ di portare avanti questa fecondita’ pasquale su questa strada ‘martiriale’, senza scandalizzarci”. E’ con questa consapevolezza che si deve guardare alla realta’ di oggi, anche al fatto che si uccidono i cristiani credendo di rendere culto a Dio. “Gesu’ – ha ricordato il Papa – annuncia ai discepoli lo Spirito Santo: “Io ho tante cose da dirvi, ma in questo momento voi non siete capaci di portarne il peso; ma quando verra’ il Paraclito, lo Spirito di verita’, Egli vi guidera’ a tutta la verita’”. Il Signore “parla del futuro, della croce che ci aspetta e ci parla dello Spirito, che ci prepara a dare la testimonianza cristiana”. Quindi parla “dello scandalo delle persecuzioni”, lo “scandalo della Croce”. “La vita della Chiesa – ha osservato Papa – e’ un cammino guidato dallo Spirito” che ci ricorda le parole di Gesu’ e “ci insegna le cose che ancora Gesu’ non ha potuto dirci”: “e’ compagno di cammino” e “ci difende anche” dallo “scandalo della Croce”. La Croce – ha spiegato Francesco – e’ infatti scandalo per i giudei che “chiedono segni” e stoltezza per “i greci, cioe’ i pagani” che “chiedono sapienza, idee nuove”. I cristiani invece predicano Cristo crocifisso. Cosi’, Gesu’ prepara i discepoli perche’ non si scandalizzino della Croce di Cristo: “Vi scacceranno dalle sinagoghe – dice Gesu’ – anzi viene l’ora in cui chiunque vi uccidera’, credera’ di rendere culto a Dio”. Il Papa ha poi concluso l’omelia con questa preghiera con questa preghiera: “Chiediamo al Signore la grazia di ricevere lo Spirito Santo che ci fara’ ricordare le cose di Gesu’, che ci guidera’ alla verita’ tutta intera e ci preparera’ ogni giorno a rendere questa testimonianza, a dare questo piccolo martirio di ogni giorno o un grande martirio, secondo la volonta’ del Signore”.
Catapano Giuseppe comunica: Maroni, basta clandestini in Lombardia
“Il Consiglio di sicurezza Onu dovrebbe decidere una sola cosa: fare campi profughi in Libia per evitare la partenza di navi che rischiano di naufragare causando tragedie umane. Lì fare le verifiche di chi ha diritto alla protezione internazionale e trasportare queste persone in sicurezza nei vari Paesi europei”. Lo ha detto il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, conversando con i cronisti a margine dell’assemblea annuale Consob in corso all’auditorium di Expo Milano 2015.
BASTA CLANDESTINI – Circa l’equa distribuzione dei migranti nelle varie Regioni italiane, il Governatore ha ribadito che “la Lombardia non è disposta ad accoglierne altri. L’ho detto chiaramente al Governo e al ministro Alfano – ha sottolineato – e mi pare che questa posizione sia condivisa dalla maggioranza dei sindaci, compresi quelli di centrosinistra”.
ESECUTIVO NON AUTOREVOLE – Ancora a proposito di immigrazione, a chi gli chiedeva se fosse un problema il fatto che l’Italia non è membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, Maroni ha risposto che “se un Governo ha autorevolezza, può intervenire ugualmente anche se privo dell’autorità di decidere. Si chiama moral suasion. Evidentemente il Governo italiano chiacchiera molto, ma di autorevolezza internazionale non ne ha abbastanza.
Si è visto con il caso dei Marò. È incredibile! Credo non ci siano precedenti – ha sottolineato – di una vicenda gestita così male. E tutto dipende dalla scarsa autorevolezza e credibilità del Governo, altrimenti la questione si sarebbe già risolta”.
MOGNERINI VALE ZERO VIRGOLA – “La Mogherini? Mi è simpatica, ma contano i risultati. E i suoi sono lo zero virgola”, ha infine osservato il presidente lombardo a proposito del ruolo giocato sulle vicende internazionali dal nuovo alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e sicurezza.
Catapano Giuseppe informa: Se lo studente si fa male a scuola: quale assicurazione paga?
In questi casi, di norma, opera la polizza assicurativa INAIL, che le scuole sono obbligate a sottoscrivere per ogni alunno. Lo studente, infatti, viene considerato, a tutti gli effetti, come un lavoratore dipendente ed è quindi coperto, per il caso di infortuni, dalla assicurazione pubblica. Tuttavia la copertura è limitata solo ai danni che verificano durante le attività di laboratorio e educazione fisica. Dunque, sono esclusi tutti i danni verificatisi in ambienti e contesti scolastici differenti. Oltre a ciò, ogni Regione predispone di solito una propria assicurazione per gli infortuni a copertura di tutte le scuole di propria competenza. Infine, alcuni istituti scolastici sottoscrivono, con apposita delibera del Consiglio di Istituto, una polizza integrativa infortuni e responsabilità civile verso terzi che serve proprio ad offrire maggiori tutele. Il premio viene fatto pagare, in quota parte, ai genitori degli studenti, trattandosi di un rimborso spese. Un buon contratto di assicurazione prevede sia infortuni che responsabilità civile a carico degli alunni per tutte le attività previste dal POF – Piano dell’Offerta Formativa (anche esterne alla scuola); contempla altresì rimborsi per tutte le spese sostenute a un costo medio di pochi euro annui. Attenzione però: l’istituto scolastico non può porre a spese dei genitori il costo del premio di assicurazione per la responsabilità civile della scuola e del suo personale: questo, infatti, deve essere sostenuto unicamente dall’istituto. È consigliabile aderire alla richiesta della scuola di stipulare una polizza cumulativa infortuni o responsabilità civile perché, a fronte di una tariffa vantaggiosa, si ha una copertura per qualsiasi tipo di incidente che possa avvenire a scuola. In tal caso, se il figlio subisce un infortunio mentre si trova a scuola o mentre si reca o torna dalla scuola i genitori potranno chiedere il risarcimento direttamente all’assicurazione privata con cui la scuola è assicurata. A tal fine, quest’ultima mette a disposizione delle famiglie, presso la propria segreteria, i moduli da inviare con la richiesta di risarcimento.
Catapano Giuseppe osserva: Ritardi Trenitalia, arriva il bonus per ritardi anche brevi
Cambiano le regole sui ritardi dei treni. Da due mesi a questa parte (e, in particolare dallo scorso marzo 2015), se hai acquistato un biglietto Trenitalia e il treno fa un ritardo da 30 a 59 minuti, hai diritto al bonus del 25%. Per poterlo richiedere non devi più attendere 20 giorni come in passato, ma ne bastano solo 3. Se però vuoi chiedere il “rimborso” appena arrivato alla stazione di destinazione non lo puoi fare. Tutto ciò che ti è consentito è ritirare il modulo del reclamo reperibile nelle biglietterie o negli uffici di assistenza clienti, presenti nelle stazioni più grandi. È chiaro che, così facendo, l’azienda gioca sull’inerzia e sulla dimenticanza degli utenti che, una volta usciti dalla stazione, difficilmente vi ritornano se non sono mossi da un interesse particolarmente forte. Trenitalia spiega questo divieto di anticipare i tempi dicendo che l’azienda deve registrare il ritardo del treno e per farlo ci mette tre giorni.
GLI SCAGLIONI DEL RITARDO E IL TIPO DI RISARCIMENTO
Da quest’anno, solo per i treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca è possibile ottenere un’indennità anche per ritardi tra 30 e 59 minuti. L’indennità è pari al 25% del biglietto ma viene riconosciuta solo nella forma del bonus e non del risarcimento in denaro.
Invece, per i ritardi tra 60 e 119 minuti, per tutti i treni (e non solo le tre Frecce) è prevista l’indennità in bonus o in denaro pari al 25% del biglietto.
Infine, per i ritardi superiori a 120 minuti, per tutti i treni è prevista l’indennità in bonus o in denaro pari al 50% del biglietto.
C’è inoltre una grande novità per chi deve cambiare spesso treno ed è soggetto a coincidenze: su pressione dell’Antitrust, Trenitalia ha esteso il diritto all’indennizzo anche ai biglietti relativi a due o più tratte, comprensivi di un servizio regionale e uno nazionale. Si tratta del biglietto globale misto, un biglietto unico al posto di quello a più tratte, in modo da garantire al passeggero il bonus di rimborso sull’intero importo pagato.
Da marzo, inoltre, per gli acquisti effettuati sul sito internet di Trenitalia, l’indennità di ritardo è calcolata rispetto al prezzo complessivo dell’intera soluzione di viaggio, che può contemplare l’utilizzo di uno o più servizi del trasporto nazionale in combinazione tra loro e/o in combinazione con uno o più servizi del trasporto regionale, acquistati contestualmente. Sono esclusi i treni del servizio internazionale o di altra azienda ferroviaria, nonché le combinazioni di viaggio che contemplino esclusivamente servizi regionali.
CHE COS’É IL BONUS
Il riconoscimento del bonus dà diritto all’emissione di un nuovo biglietto per un importo pari al 25% del biglietto oppure il rilascio di un bonus valido per l’acquisto, entro 12 mesi dalla data del viaggio, di altri biglietti di viaggio.
COME CHIEDERE L’INDENNITÀ O IL BONUS
Chi ha subìto il ritardo del treno nazionale, dovrà conservare il biglietto che attesti la corsa. Quindi, dopo tre giorni dalla data di arrivo, potrà chiedere il bonus del 25 o del 50% (a seconda del ritardo) o (per i ritardi superiori a 59 minuti anche) l’indennità in denaro in qualsiasi biglietteria o all’agenzia di viaggi che ha emesso il biglietto (il modulo è reperibile presso le biglietterie e sul sito di Trenitalia).
Per i biglietti acquistati con carta di credito ci si può rivolgere solo al sito e al call center.
Per i biglietti regionali la richiesta va invece inviata per posta, entro un anno dalla data di effettuazione del viaggio, alla Direzione Regionale/Provinciale competente per la località di destinazione del viaggio (indirizzi reperibili sul sito http://www.trenitalia.com), allegando il biglietto in originale, timbrato alla partenza e all’arrivo.
Entro un mese dal ricevimento della richiesta, sarà inviato al viaggiatore, a sua scelta, un biglietto a fascia chilometrica o un modulo per il ritiro di denaro.
ARIA CONDIZIONATA NON FUNZIONANTE
L’utente ha diritto al bonus del 25% anche se, all’interno del vagone, non funziona l’aria condizionata. Se però il treno arriva anche in ritardo, i due benefici non si cumulano e si ha diritto solo all’indennizzo per ritardo.
Attenzione: la richiesta di bonus per l’aria condizionata va presentata non prima di 20 giorni dall’arrivo. Il termine massimo, invece, è di 12 mesi.
Si può verificare il diritto al bonus tramite biglietterie, agenzie di viaggio, il sito internet di Trenitalia e il call center. Il rimborso si chiede presso le biglietterie o l’agenzia di viaggio emittente, previa consegna del biglietto originario.
RIMBORSO DEL BIGLIETTO NON UTILIZZATO
Se dovevi partire e poi, all’ultimo, il viaggio è saltato o vi hai rinunciato per qualsiasi ragione puoi ottenere un rimborso solo se il prezzo del biglietto è superiore a 10 euro. Trenitalia applicata una trattenuta sull’importo del biglietto che è diversa a seconda del tipo di biglietto acquistato. Per esempio, per un biglietto base, il 20% del prezzo fino all’orario di partenza del treno.
Catapano Giuseppe: Sei un avvocato?
Sei un avvocato? Probabilmente, già da qualche anno stai tentando di sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per aumentare la tua visibilità. E, forse, tutto ciò che sei riuscito a fare è stato costruirti, su misura, un sito web, un blog o una pagina social. Ma sei ancora lontano dai risultati economici che speravi di ottenere e, soprattutto, da quella notorietà che il web è in grado di offrire a chi – come già alcuni tuoi colleghi – lo sa ben utilizzare. I tuoi colleghi, appunto. Ci sono avvocati che, grazie a internet, hanno raggiunto una notorietà ben al di là dei confini della propria città; altri, invece, che sono riusciti a garantirsi un soddisfacente ritorno economico fisso grazie agli strumenti di Google. Fortificare il brand del tuo studio legale è una delle prime necessità se vuoi far conoscere le tue competenze. Non ti basta, di certo, la proprietà di un dominio internet o scrivere per qualche noto sito. Devi “essere attivo”, facilmente rintracciabile e, soprattutto, riconoscibile. Insomma, devi fare del tuo nome un traino e non accontentarti di essere, passivamente, presente su un motore di ricerca. Esiste un detto: “Se hai ucciso qualcuno e non vuoi che nessuno trovi il cadavere, nascondilo nella seconda pagina di Google”. E tu, in quale pagina sei? Hai provato a contare quante persone, nell’ultima settimana, ti hanno contattato perché ti hanno trovato tramite il web? Sarà questo il tema del “Meeting 2015” che La Legge per Tutti – il primo grande network nazionale di professionisti – inaugura a Roma, il prossimo 29 maggio. All’incontro parteciperà anche il Segretario nazionale dell’AIGA, l’avv. Michele Vaira, che, introducendo i lavori, parlerà del rapporto tra deontologia, web e siti internet: un tema particolarmente delicato, specie dopo le recenti modifiche al codice degli avvocati. La partecipazione è libera e gratuita. Nel corso del “Meeting 2015” sarà illustrato il funzionamento di LLpT, verrà spiegato come affiliarsi al Network nazionale e saranno chiarite le tecniche SEO per poter essere più “presenti” sul web. Ma sarà anche l’occasione per conoscere i protagonisti e le esperienze di chi già lavora da anni con LLpT. L’incontro si terrà presso il “Grand Hotel del Gianicolo” (Viale Delle Mura Gianicolensi, n. 107, Roma, Ph: +39 (0)6 58 333 405). I lavori inizieranno alle ore 14.30 e termineranno alle ore 18.30. La prenotazione all’incontro è gratuita ma obbligatoria.