Con l’operazione “pit stop”, la Guardia di finanza ha scoperto una imponente evasione nel mondo del rally. Sono 27 i milioni sottratti al fisco con un giro di fatture false per quasi 10 milioni di euro. Il Comando Provinciale di Treviso ha eseguito una complessa indagine nei confronti di cinque società, delle quali una estero e con sede fittizia in Austria, tre completamente sconosciute al fisco, un’associazione sportiva dilettantistica, tutte riconducibili a un noto imprenditore del coneglianese operante nel settore delle sponsorizzazioni delle gare di rally. Le società emettevano le fatture a fronte di quanto previsto nei contratti di sponsorizzazione, ,a non presentavano la dichiarazione dei redditi. La Guardia di finanza di Conegliano, oltre alla mancata dichiarazione dei ricavi per oltre 20 milioni di euro, il recupero di costi non documentati per 2,4 milioni di euro ed un’Iva dovuta per 4,4 milioni di euro, è riuscita a ricostruire un giro di fatture per operazioni inesistenti pari a circa 10 milioni di euro con il coinvolgimento di un centinaio di aziende operanti in tutto il Nord Italia. L’amministratore delle società è stato segnalato alle autorità giudiziarie per i reati di infedele e omessa dichiarazione, occultamento dei documenti contabili ed emissione di fatture false. Stessa sorte per tutti i 90 amministratori delle società che hanno utilizzato le fatture. Infine l’analisi dei flussi finanziari rilevati su tutti i conti correnti ha permesso di contestare anche la mancata segnalazione di operazione sospette, per circa 1.000.000 di euro, a carico di un importante istituto di credito.
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Giuseppe Catapano comunica: Uscita soci al registro imprese
In caso di decesso, recesso ed esclusione del socio la comunicazione al registro delle imprese va effettuata entro 30 giorni dall’evento a prescindere dalla preventiva modificazione dell’atto costitutivo della società. Nei casi di mancato rispetto del termine tutti gli amministratori della società saranno assoggettati alla sanzione amministrativa ex art. 2630 c.c. È quanto prevede la direttiva emanata dal ministero dello sviluppo economico, d’intesa con il ministero della giustizia in merito all’exit dei soci di società di persone. Il problema Nei casi di decesso, recesso o esclusione del socio di società personali, ex artt. da 2284 a 2290 del codice civile, ad oggi i comportamenti dei registri delle imprese italiane risultano estremamente disomogenei. Tale situazione, secondo il Mise rappresenta «un sicuro e grave ostacolo all’ordinato svolgimento dell’attività delle imprese, nonché all’affidabilità delle notizie ricavabili dai registi delle imprese». In accordo con l’unione italiana delle camere di commercio, ai sensi dell’art. 8, comma 2 della legge 580/1993, viene quindi emanata una direttiva volta ad uniformare il comportamento degli uffici del Registro delle imprese sui temi in questione. Il decesso II decesso del socio di società di persone, di cui all’art. 2284 del codice civile costituisce un fatto modificativo dell’atto costitutivo. Ne deriva, per il combinato disposto degli artt. 2295 e 2300 c.c., che, lo stesso, deve essere iscritto nel registro delle imprese. Questo adempimento pubblicitario dovrà essere eseguito dagli amministratori entro trenta giorni dalla data del decesso, pena l’applicazione delle sanzioni ex art. 2630 c.c. (da 103 a 1.032 euro), su ciascun amministratore, (sanzione eventualmente oblazionabile ndr). Da rilevare che la direttiva Mise non distingue la libera trasferibilità mortis causa o meno della partecipazione, in relazione alle previsioni dell’atto costitutivo, per cui gli amministratori sono obbligati alla comunicazione al RI in ogni situazione. A seguito dell’istanza degli amministratori l’ufficio del registro delle imprese provvede ad iscrivere la notizia del decesso sulla posizione del socio. Recesso del socio Anche il recesso, nelle società di persone di cui all’art. 2285 c.c., costituisce un fatto modificativo dell’atto costitutivo e pertanto deve esser iscritto al registro delle imprese da parte degli amministratori, anche prescindendo dalla preventiva modifica dell’atto costitutivo della società. La posizione del Mise, quindi, si distacca da quella del notariato (ufficio studi del notariato nota del nov. 2008 e mass. Not. Triveneto O.A. 8/2014) che ritiene la dichiarazione di recesso notificata, un atto iscrivibile al registro delle imprese solo se riveste la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata. In merito alla tempistica dell’adempimento pubblicitario il Mise ritiene che i canonici trenta giorni, oltre i quali scatterebbe la sanzione di cui all’art. 2630 c.c., decorrano da quanto il recesso è divenuto efficace.
Catapano Giuseppe osserva: Pensioni, Renzi: non avrebbe senso dare 18 miliardi a chi sta già bene
“La sentenza della Consulta avrebbe imposto al governo di ripagare 18 miliardi di euro ma i cittadini sanno che non ha senso spendere 18 miliardi per dare i rimborsi anche a chi sta abbastanza bene o bene”. Così il premier Matteo Renzi a Porta a Porta, sottolineando “abbiamo risolto un problema in giro di 15 giorni e abbiamo recuperato credibilità in Europa”. “L’impegno del governo è chiaro ed è: liberiamo dalla Fornero quella parte di popolazione che accettando una piccola riduzione può andare in pensione con un po’ più di flessibilità. L’Inps deve dare a tutti la libertà di scelta”, ha detto Renzi, a Porta a Porta, sul progetto di revisione della riforma delle pensioni. “Senza fare promesse, altrimenti dicono che è una promessa elettorale,” dico che “con la legge di stabilità stiamo studiano un meccanismo non per cancellare la Fornero ma per dare un po’ di libertà se ad esempio a 61 anni vuoi andare in pensione e accetti di prendere quei trenta euro in meno”, aggiunge. “Gli italiani sono intelligenti. Bisogna dire che su tu vai in pensione a questo livello prendi x. Se vai in pensione a questo altro livello, prendi questo. Scegli tu!”. “Per cambiare la scuola bisogna avere il coraggio di vincere alcuni tabù”, ha detto Renzi. “Non avevo sottovalutato gli insegnanti, ero certo che sulla scuola ci sarebbe stata una manifestazione di piazza fortissima. No, non ho frenato ma non sono stato bravo a comunicare la riforma”. In mattinata era stato il ministro del lavoro Giuliano Poletti a spiegare a Repubblica: “Non ci siamo fatti uno sconto. Ci siamo assunti la responsabilità di decidere e di non fare giochetti come non raramente è capitato in questo Paese. Non abbiamo trattato i cittadini come se non fossero in grado di comprendere. Abbiamo detto con chiarezza quello che si poteva fare nel contesto dato”. Lo ha detto a Repubblica il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, spiegando che la decisione sul rimborso delle pensioni e’ stata presa “nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale e nelle compatibilità economiche possibili”. “Ai due miliardi e 180 mln che costerà il pagamento degli arretrati vanno aggiunti i 450-500 mln che dal 2016 ci costerà ogni anno l’indicizzazione dei trattamenti che finora erano stati bloccati”. La strategia dell’esecutivo riceve anche il plauso di Carlo Cottarelli. -“Il governo ha confermato gli obiettivi di deficit precedenti alla sentenza della Consulta. Oltre al fatto che le regole europee devono essere rispettate, il debito pubblico italiano e’ molto alto e c’era poco spazio per spendere di piu’. Il Governo ha fatto una cosa giusta”, ha detto l’ex commissario straordinario per la spending review ed attuale direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale intervenendo a Radio Anch’io. “La realtà – ha proseguito – è che la spesa per pensioni in Italia è intorno al 16,5% del Pil, la più alta di tutti i paesi europei. All’interno di questa ci sono delle voci che in altri paesi sono comprese sotto la voce ‘assistenza’. É un peso molto elevato sulla spesa pubblica che toglie spazio ad altre spese”. Alla luce della sentenza, secondo Cottarelli “occorrerebbe fare un provvedimento ben disegnato e si può pensare a vari modi per intervenire, prima fra tutti far sì che le pensioni siano calcolate in base ai contributi, sempre piu’ elevate rispetto ai contributi effettivamente versati dai cittadini”.Poletti è anche intervenuto sulla legge Fornero. Per il ministro è necessario modificarla e favorire una maggiore flessibilità in uscita, anche per favorire una vera staffetta generazionale.
Ue,bene impegno governo su rispetto vincoli bilancio
Un placet arriva anche dalla Commissione europea che, prendendo nota del decreto sulle pensioni con cui il governo ha annunciato ieri di voler attuare la sentenza della Corte Costituzionale sul blocco alle indicizzazioni, ha accolto con favore l’impegno del governo a mantenere gli obiettivi di bilancio per il 2015, pur riservandosi di esprimere un giudizio definitivo solo dopo che il testo ufficiale del decreto sara’ disponibile. La Commissione, prendendo atto del decreto pensioni, “accoglie con favore l’impegno del governo di mantenere gli obiettivi di bilancio indicati nel programma di stabilità 2015,” si legge in una nota di un portavoce dell’Esecutivo Ue.
“Sulla base degli annunci del governo, l’analisi della Commissione del programma di stabilità dell’Italia, basato sulle previsioni economiche 2015, rimarrebbe invariato,” aggiunge la nota, che però precisa che “una verifica definitiva dell’impatto del decreto sul bilancio sarà fatta quando il testo ufficiale (del decreto) sarà a disposizione.
Catapano Giuseppe scrive: JOB HOUR – INCONTRI IMPRESE – GIOVANI
STAI CERCANDO UN GIOVANE TIROCINANTE DA INSERIRE IN AZIENDA COME ASSISTENTE AREA AMMINISTRATIVO – CONTABILE – PERSONALE
Formaper, nell’ambito del programma GARANZIA GIOVANI di Regione Lombardia, ha selezionato e formato giovani al ruolo:
ASSISTENTE AMMINISTRATIVO – CONTABILE – PERSONALE
Le imprese hanno la possibilità di incontrare i giovani partecipando al JOB HOUR. Attraverso rapidi incontri one-to-one, potranno identificare i giovani, con cui poi successivamente potranno richiedere un colloquio approfondito.
Job Hour
ASSISTENTE AMMINISTRATIVO- CONTABILE – PERSONALE
8 giugno ore 10.30/12.30
Palazzo Giureconsulti
Sala Esposizioni
Via Mercanti, 2 – Milano
Iscriviti!
La partecipazione è gratuita, previa registrazione.
Per le imprese che attivano un tirocinio e/o assumono un giovane, sono previsti incentivi e bonus occupazionali del programma “Garanzia Giovani” di Regione Lombardia.
Potranno richiedere la partecipazione al JOB HOUR aziende regolarmente iscritte al Registro Imprese, in regola con i pagamenti del diritto camerale, con dipendenti e studi professionali.
Per informazioni:
Ufficio Marketing & Comunicazione Formaper
Tel. 02/85155344
relazioni.esterne@mi.camcom.it
Ufficio Eventi Camera di Commercio di Milano
Tel. 02. 8515 4389-5344
ufficio.eventi@mi.camcom.it
Giuseppe Catapano informa: Attuazione della direttive europee relativa ai bilanci, approvati due schemi di decreto legislativo per il recepimento
Società di capitali e gli altri soggetti individuati dalla legge
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare, al fine di acquisire i pareri prescritti, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, uno schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di impresa, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio, per la parte relativa alla disciplina del bilancio di esercizio e di quello consolidato per la società di capitali e gli altri soggetti individuati dalla legge.
Lo schema di decreto legislativo:
· introduce la nuova disciplina circa gli obblighi di trasparenza posti a carico delle imprese operanti nel settore estrattivo o in quello dello sfruttamento delle aree forestali;
· integra e modifica il codice civile e il decreto legislativo 127 del 9 aprile 1991 al fine di allineare le disposizioni in materia di bilancio di esercizio e consolidato alle disposizioni della direttiva e altri provvedimenti legislativi già esistenti;
· apporta modifiche a provvedimenti legislativi per adeguarne il contenuto alle prescrizioni della Direttiva o per esigenze di coordinamento in materia di conti annuali e consolidati delle imprese di assicurazione e di revisione legale dei conti.
Banche e degli altri istituti finanziari
Lo stesso Consiglio dei Ministri ha inoltre approvato in sempre in via preliminare, al fine di acquisire i pareri prescritti, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, uno schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2013/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, relativa ai bilanci d’esercizio ai bilanci consolidati e alle relative relazioni di talune tipologie di impresa, recante modifica della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e abrogazione delle direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio, per la parte relativa ai conti annuali e ai conti consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari, nonché in materia di pubblicità dei documenti contabili delle succursali, stabilite in uno Stato membro, di Enti creditizi ed Istituti finanziari con sede sociale fuori di tale Stato membro e che abroga e sostituisce il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87.
Nello specifico il presente decreto, pertanto, disciplina:
· i bilanci degli intermediari finanziari che redigono i bilanci sulla base delle previsioni della Direttiva 86/635/CEE;
· i casi in cui un intermediario bancario o finanziario vigilato dalla Banca d’Italia è tenuto a redigere il bilancio consolidato sulla base dei principi contabili internazionali emanati dall’organo incaricato di emanare i principi contabili (IASB) e adottati dalla Commissione europea.
Lo schema di decreto riconosce inoltre alla Banca d’Italia il potere di emanare disposizioni relativamente alle forme tecniche dei bilanci e delle situazioni dei conti destinate al pubblico nonché alle modalità e ai termini della pubblicazione delle situazioni dei conti, prevedendo opportune forme di coordinamento con la Consob.
Giuseppe Catapano scrive: Gratuito patrocinio, se il reddito cala dopo la dichiarazione redditi
Se la tua ultima dichiarazione dei redditi fotografa una condizione economica migliore rispetto a quella attuale, drasticamente peggiorata per eventi successivi alla presentazione della stessa (per esempio, per aver perso il lavoro, per non aver più potuto lavorare a causa di una malattia o perché la tua azienda è caduta in crisi), puoi sempre accedere al gratuito patrocinio. Questa possibilità, infatti, benché non indicata dalla legge, viene ormai riconosciuta dalla Cassazione che, così facendo, ha colmato un vero e proprio vuoto: i giudici supremi hanno “creato” una norma con lo scopo di tutelare quelle categorie di meno abbienti che diventano tali per fatti improvvisi e imprevedibili, come a seguito di un licenziamento. Risultato: per l’ammissione al gratuito patrocinio non si deve vedere solo la dichiarazione dei redditi, ma anche le eventuali e successive variazioni di reddito che comportino un ammontare inferiore del reddito già indicato e consentano l’ammissione al beneficio dell’istante. A dover fornire la dimostrazione, comunque, della variazione del reddito è il richiedente il beneficio (per esempio, allegando la lettera di dimissioni dal lavoro, il licenziamento, ecc.).
Catapano Giuseppe osserva: Mantenimento, il figlio che si sposa lo perde
Il figlio che si sposa perde per sempre il diritto all’assegno di mantenimento erogatogli dai genitori. Il matrimonio, infatti, genera un nuovo organismo familiare autonomo rispetto a quello originario e fa cessare qualsiasi dovere di mantenimento. Lo ha detto la Corte di Appello di Napoli in una recente sentenza. In particolare i giudici campani così si esprimono: “Il matrimonio del figlio maggiorenne già destinatario del contributo di mantenimento a carico di ciascuno dei genitori ne comporta l’automatica cessazione. Con il matrimonio, invero, il figlio diventa componente di un nucleo familiare diverso da quello originario ed automaticamente cessano i doveri di mantenimento a carico dei genitori”. In pratica, con il matrimonio, il figlio maggiorenne dà vita ad un nuovo organismo familiare, distinto ed autonomo da quello precedente in cui era, invece, a carico di mamma e papà. I nuovi coniugi divengono artefici del loro destino, titolari del governo della nuova entità e restano legati dall’obbligo alla reciproca assistenza morale e materiale: obbligo che – lo ricordiamo –costituisce il necessario svolgimento di quell’impegno di vita assieme che hanno assunto con le nozze. In buona sostanza, e per dirla con parole ancora più semplici, a doversi occupare del figlio – qualora questi dovesse trovarsi in stato di necessità economica – non saranno più i genitori quanto piuttosto il coniuge, perché è con quest’ultimo che si è deciso di iniziare un corso di vita insieme e una nuova famiglia. Tant’è che lo stesso codice civile enuncia espressamente il dovere di entrambi di contribuire ai bisogni della famiglia. Con il matrimonio, quindi – conclude il collegio – il figlio diventa componente di un nucleo familiare diverso da quello originario ed automaticamente cessano i doveri di mantenimento a carico dei genitori.
Catapano Giuseppe: RAPPORTO SULLE ENTRATE TRIBUTARIE E CONTRIBUTIVE DI GENNAIO-MARZO 2015 E REPORT DELLE ENTRATE TRIBUTARIE INTERNAZIONALI
E’ disponibile sui siti http://www.finanze.it e http://www.rgs.mef.gov.it il Rapporto sull’andamento delle entrate tributarie e contributive del periodo gennaio-marzo 2015, redatto congiuntamente dal Dipartimento delle Finanze e dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ai sensi dell’art. 14, comma 5, della legge di contabilità e finanza pubblica (L. 31 dicembre 2009, n.196).
GENNAIO – MARZO 2015
Le entrate tributarie e contributive del primo trimestre 2015 evidenziano nel complesso un aumento del 2,5% (+3.570 milioni di euro), rispetto ai primi tre mesi dell’anno precedente.
Il dato tiene conto della sostanziale stabilità, -0,2% (-217 milioni di euro) delle entrate tributarie e della crescita delle entrate contributive del 7,3% (+3.787 milioni di euro) dovuta agli incassi della prima rata dei premi INAIL che nel 2014 era slittata dal mese di febbraio al mese di maggio.
L’importo delle entrate tributarie comprende anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, quindi integra quello già diffuso con la nota del 5 maggio scorso.
Sul sito del Dipartimento Finanze è altresì disponibile il Report delle entrate tributarie internazionali del periodo gennaio-marzo 2015, che fornisce l’analisi dell’andamento tendenziale del gettito tributario per i principali Paesi europei, sulla base delle informazioni diffuse con i “Bollettini mensili” di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna.
Giuseppe Catapano informa: RENZI IN STILE CAMERON? PRO E CONTRO IN VISTA DI ELEZIONI CHE SARANNO UN ESAME SEVERO PER IL GOVERNO
Si è diffusa l’idea che quattro milioni di pensionati in ansia per le conseguenze della sentenza della Consulta sulla legge Fornero, che gli insegnanti e gli studenti scioperanti per la riforma della scuola, che i dipendenti pubblici sul piede di guerra, e che i disillusi di Renzi – fans della prima ora, via via andati perdendo fiducia – siano complessivamente un numero tale da poter tirare un brutto scherzo al presidente del Consiglio in occasione delle elezioni regionali che si terranno fra due settimane. Non sappiamo francamente se sia davvero così, e comunque ci sottraiamo come sempre alla lotteria dei sondaggi e delle previsioni. Notiamo però alcune cose. Alcune a favore di Renzi. Primo: è fisiologico perdere consenso in corso d’opera; anzi, più se ne perde più può essere il segnale che si stanno prendendo decisioni – giuste o sbagliate che siano – senza l’ansia di voler accontentare tutti e piacere a tutti. Secondo: Renzi ha scientemente spaccato il Pd, per trasformarlo in qualcosa che fosse libero dai condizionamenti vetero-comunisti di una parte della “vecchia ditta” e vetero-cattocomunisti di quella che una volta era la sinistra DC più ideologica. Se pagasse un prezzo elettorale a sinistra sarebbe normale – e, immaginiamo, calcolato – e comunque andrà verificato quanto questa operazione gli consente di recuperare al centro, nel corpaccione maggioritario dell’elettorato moderato. Se anche fosse che si becca il 30% anziché il quasi 41% delle europee, risulterebbe pur sempre il primo partito e sarebbe molto più libero politicamente. Dunque, nel caso, il gioco sarebbe valsa la candela. Terzo: i nemici di Renzi, pur essendoci molti motivi buoni per criticarlo, continuano invece a usare argomenti logori (“va troppo veloce”), esagerati (“l’Italicum cancella la democrazia”) e conservativo-corporativi (“no ai presidi sceriffo nelle scuole”), mostrando di non avere alcun progetto riformatore alternativo. Così, alla fine, anche chi non è del tutto convinto dell’azione del governo e trova urticanti certi modi e toni di Renzi, finisce per votarlo, aiutato dal sempre più gettonato concetto che “non c’è alternativa”.
È pur vero, però, che a sfavore del presidente del Consiglio militano altri argomenti. Primo: se ricevi una scomoda eredità come il “caso pensioni” non puoi rispondere, come ha fatto Renzi, “ci inventeremo qualcosa”. Secondo: se vuoi introdurre la meritocrazia nella scuola (sacrosanto intendimento) non puoi mettere sul piatto l’assunzione di 160 mila precari, orrenda toppa a un buco pluriennale, e per di più beccarti i sindacati che ti spernacchiano. Su questo tema condividiamo il giudizio, sereno ma tagliente, di Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, secondo cui l’operazione precari “avrà effetti molto negativi, abbassando la qualità della scuola e ostacolandone il rinnovamento per molti anni a venire, perché senza una preventiva analisi dei profili necessari si adotta la logica assumiamo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare”. Terzo: è inutile ostinarsi a declamare che l’economia ha svoltato, perché non è vero e chi lo constata quotidianamente si irrita a sentirselo dire. E noi, che non temiamo di passare per gufi (ci siamo abituati), azzardiamo persino di dire che i nostri fondamentali economici sono ancora con i piedi ben piantati nella recessione. Si pensi solo a questo: abbiamo fatto nel primo trimestre +0,3%, abbiamo messo in cascina su base annua due decimi di punto, tutte le stime (ultima quella di S&P) ci dicono che chiuderemo il 2015 a +0,4% e la massima ambizione è di smentire queste nefaste ipotesi confermando la previsione del governo di +0,7%. Risultati modesti in assoluto, ma che diventano negativi se si considera che sono stati e saranno conseguiti in un contesto favorevole senza precedenti (tassi, cambio, prezzo del petrolio, liquidità Bce), senza il quale saremmo ancora con il segno meno davanti. Quarto: il decisionismo di Renzi in materia di legge elettorale e riforme istituzionali non paga. Non perché gli italiani che nel merito ha smontato sia l’Italicum che il nuovo Senato, ma perché – a torto, sia chiaro – non considerano prioritario il tema.
Dunque, vedremo cosa uscirà dalle urne. Una cosa è certa: Renzi ha commesso l’errore – che gli deriva da quello di voler essere anche il segretario del Pd – di politicizzare l’appuntamento elettorale. Lo fece con le europee, gli ha detto bene e ci ha campato sopra per un anno, ma ora potrebbe anche doversene pentire. In tutti i casi sgombriamo preventivamente il campo da paralleli impropri: la vittoria di Cameron e l’Italicum di Renzi. Si è scritto che i Tory hanno vinto le elezioni con il 36% dei voti, e nessuno ha gridato allo scandalo. Ma lo storico maggioritario inglese non ha nulla da spartire con l’Italicum, e i candidati conservatori (tutti scelti dagli elettori) hanno conquistato 330 collegi uninominali, e se Cameron non disponesse della maggioranza assoluta, adesso sarebbe al lavoro per formare un governo di coalizione, senza dover ricorrere al ballottaggio tra le prime due liste. Detto questo, rimaniamo dell’idea che un sistema, il first-past-the-post, in cui un partito (Ukip) che prende quasi quattro milioni di voti pari al 12,6% e porta a casa un solo seggio mentre un altro (lo Snp) ne ottiene 56 con solo il 4,7%, sia a dir poco bizzarro, e comunque non rispondente al dna italiano. Una cosa, invece, è vera e non si è detta: il pragmatismo a-ideologico di Renzi – a volte usato bene, altre male, ma questo è un altro discorso – lo rende molto più somigliante a Cameron che ai laburisti. E non solo a quelli un po’ radicali di Miliband, ma anche a quelli riformisti di Blair. E questo elemento di genetica politica vedrete che, dopo le regionali, terrà banco. Ma ci torneremo a giugno, quando il quadro politico sarà costretto a fare i conti con il risultato elettorale.
Giuseppe Catapano scrive: Come presentare domanda di disoccupazione per co.co.co. e co.co.pro.
Il Decreto attuativo del Jobs Act , in materia di riordino degli ammortizzatori sociali, oltre alla Naspi, nuova indennità di disoccupazione per i lavoratori subordinati, ha introdotto un’ulteriore sussidio sociale, a favore dei lavoratori parasubordinati che abbiano involontariamente perduto la propria occupazione, chiamato Dis-Coll. Tale istituto rappresenta una pietra miliare per questi soggetti la cui unica tutela, precedentemente, si limitava a un’indennità Una Tantum. In particolare, lo strumento a sostegno del reddito spetta sia ai collaboratori coordinati e continuativi (Co.Co.Co.), che ai collaboratori a progetto (Co.Co.Pro), purché si trovino in stato di disoccupazione al momento di presentazione della domanda e possano far valere almeno tre mensilità di contribuzione (dall’anno solare precedente alla cessazione dell’occupazione), più una mensilità di contributi (oppure un rapporto di collaborazione di almeno un mese, che abbia dato luogo all’accredito di metà mese di contribuzione) nell’anno solare in corso. In merito al possesso dello stato di disoccupazione, la dichiarazione d’immediata disponibilità all’impiego potrà essere resa direttamente all’Inps, anche tramite l’inoltro online della domanda di Dis-Coll. Per quantificare l’importo spettante d’indennità si dovrà far riferimento al reddito imponibile ai fini previdenziali, per le attività prestate in qualità di parasubordinati (ricavabile in base alla contribuzione versata): l’imponibile, relativo all’anno in corso ed al precedente, andrà diviso per i mesi, o loro frazione, di durata del rapporto di collaborazione ottenendo così l’importo del reddito medio mensile. L’assegno sarà pari al 75 % del reddito medio mensile, se inferiore a € 1.195. Se superiore, l’indennità sarà pari al 75 % di € 1.195, più il 25 % della differenza tra il reddito medio mensile ed € 1.195, sino ad un massimo di € 1.300. Dopo il novantesimo giorno di fruizione della prestazione, essa viene ridotta, mensilmente, del 3%. Il periodo complessivo di godimento della DIS-COLL corrisponde alla metà dei mesi, o frazioni, di durata dei rapporti di collaborazione effettuati dall’anno solare precedente sino alla data della domanda (senza computare periodi già indennizzati). Non si possono, ad ogni modo, superare i 6 mesi di fruizione. La richiesta d’indennità deve essere effettuata, perentoriamente, entro 68 giorni dalla cessazione dell’ultimo contratto di collaborazione; nel dettaglio, la domanda può essere presentata sia tramite patronato, che mediante Contact center dell’Inps, oppure, direttamente dall’interessato, in via telematica. A tal fine, sarà necessario collegarsi al portale web dell’Istituto, muniti del proprio PIN dispositivo, e compilare l’apposito form presente nella sezione “Servizi al cittadino”-“Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito”. In caso di nuova attività lavorativa subordinata, se il contratto ha una durata inferiore a 5 giorni, la prestazione è sospesa d’ufficio: nel caso in cui superi tale durata, si decadrà dal diritto alla Dis-Coll. Nell’ipotesi, invece, di nuova attività parasubordinata, autonoma o d’ impresa, da cui derivi un reddito inferiore al limite utile per conservare lo stato di disoccupazione, dev’essere effettuata un’apposita comunicazione all’Inps, anche online, entro 30 giorni: l’assegno sarà ridotto di un importo pari all’80 % del nuovo reddito previsto, rapportato, però, al periodo intercorrente tra l’ inizio dell’attività ed il termine della fruizione della Dis-Coll. La stessa disposizione vale anche per le prestazioni di lavoro occasionale accessorio (voucher, o buoni lavoro), poiché non è entrato ancora in vigore il decreto attuativo del Jobs Act in materia di riordino dei contratti.