Giuseppe Catapano: Alitalia rinnova brand e livrea

«Alitalia è veramente un marchio sexy»: parole del vice presidente di Alitalia e presidente e ad di Etihad James Hogan, presentando la nuova livrea nell’hangar Avio 7 della compagnia aerea all’aeroporto di Fiumicino, con il tricolore “allungato” sulla carlinga, con il nome Alitalia e la scritta Etihad in piccolo, al lato del portellone anteriore. A bordo sono presenti importanti marchi italiani, quali i pellami Poltrona Frau, che ha disegnato i rivestimenti delle poltrone della nuova business class, le lenzuola Frette, le porcellane Richard Ginori e i kit di prodotti di benessere Ferragamo. E grazie a un accordo siglato con i sindacati verranno assunti 310 dipendenti. Come ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi, anche su twitter, «Alitalia torna in pista, pronta su nuove rotte. Vola Alitalia, viva l’Italia».

Visibile la soddisfazione da parte del presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo: «Etihad risulta un partner perfetto in termini di complementarietà e faremo un piano di voli importante anche per il sud Italia, e anche per collegare Bologna, l’Emilia, la Sicilia ai grandi paesi dell’Africa e dell’estremo oriente dove c’è business e dove c’è fortunatamente grande fame del nostro Paese». Montezemolo ha sottolineato la partenza del nuovo volo Roma-Seul e dopo l’estate del collegamento Roma-Pechino: «Un grande sforzo per portare l’Italia nel mondo ma anche per portare il mondo in Italia, con un lavoro di squadra che porti ad affrontare i nuovi mercati in un’ottica di promozione dell’Italia in quei paesi». E parte oggi sui quotidiani la nuova campagna pubblicitaria di Alitalia. Protagonisti sono gli stessi dipendenti della compagnia autori di messaggi firmati da cui traspare la passione e l’impegno per la nuova Alitalia che punta a diventare un vettore premium riconosciuto in tutto il mondo.
«Fin dal primo giorno abbiamo lavorato insieme sul marchio, abbiamo sviluppato il business per rendere ancora più forte il mercato domestico e internazionale. E non solo Etihad, ma anche altri investitori hanno preso un grande impegno per ricostruire la vostra compagnia aerea e riportare il valore di Alitalia in modo più incisivo e più importante nel mondo. Noi non guardiamo al passato, niente politica: una compagnia aerea deve essere un’attività commerciale, e questo ha dato fiducia agli investitori», ha detto Hogan, parlando a Fiumicino ai dipendenti della compagnia aerea. Inoltre, «insieme con la nostra stessa compagnia aerea, copriamo 620 destinazioni, abbiamo 720 aeromobili e contiamo oltre 120 milioni di passeggeri. E poi abbiamo Sky Team. Insomma, siamo in ottima forma». Sottolineando: «Come già dissi fin dal primo momento, Alitalia è veramente un marchio sexy che attrae, un marchio che credo sia proprio inserito nel vostro dna». Infine, ecco l’ottimismo: «Voi sapete benissimo come gestire la compagnia aerea, non dovete temere la sfida e i cambiamenti. Noi siamo venuti come partners per vincere insieme e insieme con voi vincerò».

Quindi l’amministratore delegato di Alitalia, Silvano Cassano: «Siamo fortemente determinati a riprenderci le quote di mercato che ci competono. Alitalia deve diventare una smart company, quindi dobbiamo unire la tecnologia alla passione. Vogliamo sviluppare nuove rotte portando il paese e gli italiani nel mondo e il mondo in Italia». Cassano si è anche soffermato sulla ristrutturazione e sui nuovi servizi di bordo che a mano a mano coinvolgeranno tutti gli aerei della flotta: «La business sarà una vera e propria first class con kit esclusivi, servizi in porcellana e il cliente che può scegliere di mangiare quando lo desidera senza orari prestabiliti. Anche la nuova primary economy diventa una sorta di business class, mentre la ristrutturazione della nuova economy riguarderà entro il 2017 tutti gli aerei con un nuovo design delle poltrone, wi-fi ed altri servizi personalizzati».

Giuseppe Catapano osserva: Mafia capitale, indagato il sottosegretario Castiglione. Marino: “Non lascio”

C’è anche il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione (Ncd), tra i sei indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta della Procura di Catania sull’appalto per la gestione del Cara di Mineo. Lo si rileva dagli atti dell’inchiesta. Prima tornata di interrogatori di garanzia per i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta Mafia Capitale. Oggi saranno sentiti dal gip Flavia Costantini tutti coloro che sono stati reclusi a Regina Coeli: tra questi Mirko Coratti, già presidente dell’Assemblea Comunale; Francesco Ferrara, dirigente della cooperativa “La Cascina”; il dirigente comunale Angelo Scossafava e l’ex assessore della giunta Marino, Daniele Ozzimo. Domani sarà la volta di tutti gli indagati condotti ieri nel carcere di Rebibbia. Indagata Gabriella Errico, la presidente della cooperativa “Un sorriso” finita sotto i riflettori alcuni mesi fa durante le violente proteste scoppiate nel quartiere della periferia romana di Tor Sapienza tra i residenti e gli immigrati del centro d’accoglienza gestito dalla cooperativa. Il reato che le viene contestato è quello di turbativa d’asta, anche se il gip ha deciso di rigettare la richiesta di misura cautelare spiegando che nei suoi confronti “possa essere effettuata una prognosi favorevole, in ordine all’astensione dalla commissione di ulteriori reati, tenuto anche conto della pena che ragionevolmente potrà essere irrogata”. La notizia anticipata dal quotidiano La Sicilia di Catania ha trovato riscontro nel decreto di perquisizione eseguito ieri da carabinieri del capoluogo etneo negli uffici comunali di Mineo, compresa l’acquisizione di tutti gli apparecchi informatici e i supporti digitali negli uffici in uso diretto e indiretto del sindaco, ed emesso dal procuratore Giovanni salvi e dai sostituti Raffaella Agata Vinciguerra e Marco Bisogni. Nel decreto di sette pagine, che vale anche come informazione di garanzia, ci sono i nomi dei sei indagati: Giuseppe Castiglione, che è anche deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, “nella qualità di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo”; Giovanni Ferrera, “nella qualità di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”; Paolo Ragusa, “nella qualità di presidente della Cooperativa Sol. Calatino”; Luca Odevaine “nella qualità di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra. Nel decreto la Procura ipotizza che gli indagati “tubavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014”. La Procura di Catania mantiene il massimo riserbo sull’inchiesta, limitandosi a richiamare quanto aveva scritto ieri durante le perquisizioni di carabinieri del Ros di Catania “finalizzate a verificare se gli appalti per la gestione del Cara siano stati strutturati dal soggetto attuatore al fine di favorire l’Ati condotta dalla cooperativa catanese Sisifo, così come emerso anche nelle indagini della Procura di Roma, con la quale è costante il coordinamento delle indagini”.

“Lasciare il Campidoglio? Lo faro’ nel 2023, alla fine del mio secondo mandato”. Lo ha assicurato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, in un’intervista al Messaggero, in merito al rischio per la sua amministrazione a seguito del secondo atto dell’inchiesta Mafia Capitale emerssa in questi giorni. “Quest’inchiesta e’ frutto anche del nostro lavoro di cambiamento. Il mio primo atto da sindaco e’ stato chiedere al ministero dell’Economia di poter utilizzare gli ispettori della Guardia di Finanza in Campidoglio”, ha spiegato Marino, sottolineando che “gia’ li’ in molti storsero il naso”. Secondo Marino “con Alemanno la criminalita’ si era infiltrata fino ai vertici dell’amministrazione. Oggi tutto questo e’ cambiato, Roma deve essere guida morale del Paese”. Tornando a parlare delle sollecitazioni da parte di alcuni leader della politica a dimettersi, il sindaco capitolino ha precisato che “voglio spianare come un rullo tutte le persone che negli ultimi anni si sono messe sotto i piedi i diritti e i soldi dei romani”, ricordando che anche nel Pd “tutto e’ cambiato: e’ finita l’epoca in cui si faceva finta di litigare di giorno, per poi accordarsi di notte su come spartirsi i soldi pubblici, magari insieme ai capi della criminalita’ organizzata”. A tal proposito “aspettiamo il lavoro di Matteo Orfini e Fabrizio Barca. Dobbiamo dire, pero’, che il Pd e’ l’unico partito che ha deciso immediatamente di affidarsi a un commissario, per radiografare tutti gli atti e gli iscritti di ogni singolo circolo”, ha concluso.

E sull’argomento è intervenuto anche Matteo Orfini. “Chi si è fatto corrompere deve sparire dalla vita politica e dal Pd”, ha dichiarato il presidente del Pd in una intervista a La Repubblica. Aggiungendo: “Chiedere le dimissioni della giunta Marino è fare il gioco della mafia”. “Il Pd sta facendo pulizia – ha spiegato – sia nell’amministrazione della città sia dentro il partito. E’ stato proprio il sindaco Marino a chiedere l’intervento della Finanza e a segnalare i casi sospetti. E una volta esplosa la vicenda siamo interventuti ancora più duramente con le regole dell’assessore Sabella che garantiscono trasparenza e legalità nella gestione della città. Nei prossimi giorni ripartirà il tesseramento, a testa alta chiederemo alla città di darci una mano a rigenerare il partito”. Sul pressing del’opposizione per le dimissioni del sindaco Marino, Orfini sottolinea: “E’ la stessa linea della mafia. Chi preme perchè la giunta Marino vada via sono il Movimento 5 Stelle, Salvini e la mafia. Vedano loro se si sentono in buona compagnia”.

Catapano Giuseppe osserva: HA VINTO IL PARTITO DELLA SFIDUCIA HANNO PERSO BERLUSCONI E RENZI ORA CI ASPETTANO GRANDE INSTABILITÀ E (FORSE) ELEZIONI ANTICIPATE

Dopo aver scritto sabato scorso, prima del voto, quali sarebbero state le corrette chiavi di lettura da usare per esaminare il risultato delle elezioni regionali e le sue ripercussioni politiche, eccoci ora pronti ad applicarle. Partendo dalle conclusioni: le elezioni le ha vinte il “partito della sfiducia” e le hanno perse Renzi e Berlusconi, a causa del frettoloso abbandono del “patto del Nazareno”; la conseguenza sarà un loro progressivo indebolimento che porterà, presumibilmente, alla frantumazione delle attuali forze politiche e alla nascita (o riaggregazione) di nuove. Con una alta probabilità che il tutto sfoci in elezioni anticipate nella prossima primavera. Vediamo in dettaglio.

1) se fate la somma tra l’astensione e il voto dato ai due partiti “anti-sistema”, il movimento 5stelle e la Lega, si arriva a circa il 65% degli aventi diritto, di gran lunga il partito che esprime la maggioranza assoluta degli italiani. Certo, una quota di astensionismo è fisiologica, e il non voto “consapevole” non può essere mischiato con il voto di protesta dato ai grillini o a Salvini – della serie non tutti gli sfiduciati sono incazzati allo stesso modo – e dunque la somma che abbiamo fatto è per molti versi arbitraria. Tuttavia, la dice lunga sul fatto che, pur prendendo forme diverse, il clima di pessimismo che si respira nel Paese dall’inizio della grande crisi (2008) non solo non è cambiato, ma si è addirittura aggravato. E non crediamo, caro Renzi, che siano tutti “gufi” menagramo.

2) il Pd, l’anno scorso alle europee, aveva ottenuto il 40,8%, un risultato strepitoso, conseguito soprattutto a scapito del centro e del centro-destra e soprattutto al Nord, voto su cui Renzi aveva costruito la sua legittimità politica (dopo il blitz anti-Letta) e basato il suo futuro. Ora – secondo l’analisi, sempre accurata, dell’Istituto Cattaneo di Bologna – il Pd è sceso al 25,2% perdendo in assoluto circa due milioni di voti, nonostante che tre delle sette regioni in cui si è votato siano storicamente “rosse” (Toscana, Umbria e Marche). Quindici punti percentuali in meno, un livello persino inferiore, seppur di poco, a quel 25,9% che la Ditta di Bersani prese alle regionali del 2010 e che Renzi ha sempre indicato come il risultato inevitabilmente modesto di un partito perdente per indole. Non che quel giudizio fosse sbagliato, anzi, ma proprio per questo ora è inevitabile dire la stessa cosa del Pd di Renzi. Il quale perde a sinistra (prevalentemente a favore dell’astensione) e conferma solo marginalmente il voto moderato che aveva conquistato dando l’impressione di essere un riformista deciso a chiudere per sempre con la storia comunista e pansindacalista del suo partito. Ora, è vero che governare a lungo andare logora e che nel Pd c’è chi ha marciato contro – occhio, però, perché chi semina vento raccoglie tempesta, da che mondo è mondo – ma una botta simile non può essere sottovalutata né tantomeno nascosta (come invece si è cercato puerilmente di fare).

3) Forza Italia scende al 10% ma soprattutto cede il passo alla Lega, sia a quella in versione lepenista di Salvini sia a quella moderata di Zaia e Tosi pur concorrenti tra loro (ma se quei voti si sommano, il centro destra a trazione leghista moderata vale quasi tre volte il Pd di Renzi, che solo un anno fa aveva “conquistato il Veneto”). Questo significa che Berlusconi ha ulteriormente perso centralità sulla scena politica e non potrà recitare altro ruolo che quello del comprimario o, al massimo, del padre nobile (si fa per dire) di un aggregazione di centro-destra di cui non si vedono i contorni, anche perché è tutto da verificare se a Salvini convenga attenuare le sue tinte forti per tentare un improbabile scalata a palazzo Chigi o non piuttosto accentuarle per intercettare quanta più rabbia degli italiani possibile (e in giro ce n’è davvero tanta) ritagliandosi il ruolo a lui più confacente di capo di un’opposizione urlante e irriducibile.

4) le sconfitte di Renzi e Berlusconi hanno ragioni differenti, ma è evidente che ne abbiano una comune: l’abbandono del “patto” che li legava e che rendeva la loro alleanza, pur costruita solo su basi di potere, rassicurante per molti, probabilmente per la maggioranza degli italiani. Infatti, agli occhi degli elettori centristi il “patto del Nazareno” dava la certezza che il Pd fosse votabile nonostante le ascendenze, mentre a quelli più a destra restii a farlo ma convinti che a Renzi non ci fossero alternative, il governo ombra dava la certezza che quello al Cavaliere non fosse un voto sprecato. Dopo la rottura avvenuta sul Quirinale – per ingenuità di Berlusconi e per arroganza di Renzi – questo meccanismo di reciproca legittimazione è andato a farsi benedire, ed entrambi hanno pagato un prezzo elettorale altissimo. E non facilmente riassorbibile. Anche perché entrambi appaiono sempre meno quegli argini ai diversi populismi che si erano proposti di essere.

5) il governo ne esce indebolito nella misura in cui le tensioni dentro i partiti, a cominciare da quelle addirittura clamorose (vedi Bindi-De Luca) che dilaniano il Pd, saranno distraenti e condizionanti. In parlamento, e in particolare al Senato, ci potrebbero essere sorprese su alcune riforme, da quella della scuola a quella costituzionale. Mentre il processo di sfaldamento di Forza Italia da un lato e, dall’altro, la sempre più difficile possibilità di normalizzare il Pd – con i veleni campani destinati ad aumentare più che ad essere riassorbiti – rappresentano altrettante spinte centrifughe che renderanno progressivamente sempre più instabile la politica, peraltro sottoposta a nuovi logoramenti di natura giudiziaria. Il risultato sarà un crescente bisogno di elezioni anticipate, che lo stesso Renzi avrebbe dovuto perseguire già da tempo (ci ha pensato molto, ma gli è mancata, strano a dirsi per uno come lui, la necessaria determinazione) e che ora potrebbero tornargli utili

Giuseppe Catapano scrive: BNL ed Eurofidi, 100 milioni alle PMI

BNL Gruppo BNP Paribas ed Eurofidi hanno sottoscritto un accordo per sostenere le imprese tanto nell’attività ordinaria quanto nei loro progetti di crescita in Italia e all’estero, grazie anche all’appartenenza della Banca al Gruppo BNP Paribas, attivo in 75 paesi nel mondo. A loro disposizione un plafond da 100 milioni.

Facilitare l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia

Con l’accordo BNL sostiene gli investimenti, i piani di ricapitalizzazione aziendale, la liquidità a breve termine connessa al ciclo produttivo e al credito d’esercizio. Eurofidi permette di massimizzare l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia, concedendo una garanzia per una parte del credito, mentre per l’altra parte svolge un’attività di service per conto di BNL per ottenere l’accesso diretto al Fondo Centrale. L’iniziativa è tra le prime del genere avviate in Italia a prevedere un abbinamento tra l’accesso diretto della Banca al Fondo Centrale di Garanzia e la garanzia di Eurofidi, a sua volta contro-garantita dal Fondo stesso: si tratta dunque di un processo che punta a offrire maggiore sostegno allo sviluppo delle PMI rendendo sempre più agevole l’accesso al credito.

«Per BNL – dichiara Luca Bonansea, Responsabile Retail Banking BNL – questa operazione rappresenta un ulteriore passo nella strategia della banca per dare risposte concrete ai bisogni degli imprenditori. BNL si pone, grazie alla propria esperienza e alla presenza internazionale di BNP Paribas come partner qualificato del mondo imprenditoriale offrendo team e strutture specializzate oltre a soluzioni, prodotti e servizi dedicati».

«L’intesa firmata con BNL permetterà alle PMI di aumentare la capacità di accesso al credito, rendendo così concreti i loro programmi di sviluppo – afferma Andrea Giani, Direttore Generale di Eurofidi. Grazie alla collaborazione con BNL e alla sua particolare attenzione ai reali bisogni delle imprese, abbiamo realizzato un innovativo sistema che rende più efficiente l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia. Beneficiarie di questo processo sono le PMI, che potranno così godere di tempi di concessione delle linee di credito e della garanzia più contenuti».

Giuseppe Catapano comunica: Il prossimo monito di Draghi?

Parlare di serenità in questi ultimi anni è diventato assai complesso. Molteplici le implicazioni sociali che possono influenzarne il suo fiorire ed il relativo perdurare in ognuno di noi, come ancor più complesse e drammatiche le conseguenze del mancato raggiungimento di questo ormai raro stato emotivo.

Quando poi a preoccuparsi – e quindi a perdere la propria serenità – è un Governatore, la situazione potrebbe diventare “esplosiva”. “Esplosiva”, certo, è questo il termine utilizzato dal presidente della Bce Mario Draghi in occasione del recente Forum organizzato a Sintra (Portogallo).

«In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive». Una sorta di monito a quanto non si sta facendo nell’Eurozona. «Non c’è momento migliore per fare le riforme che ora». Ulteriore sollecito, per molti. «Un paese che approva la riforma del sistema pensionistico e poi cambia idea ogni anno non ottiene alcun beneficio a breve termine». Ennesimo avviso, ma per pochi.

Quando poi si parla di politiche di bilancio e viene sottolineato che l’aver «alzato le tasse, aumentato la spesa pubblica, tagliato gli investimenti» corrisponde «esattamente a quello che non deve essere fatto», il senso di serenità è ormai deflazionato perché il giudizio è rivolto non più ai molti o ai pochi, ma è un diretto avvertimento al singolo.

L’interlocutore è autorevole. Molto. È soggetto saggio, equilibrato e concreto. Moltissimo. L’Europa ne deve tener conto. Un noto proverbio che potrebbe associarsi a questa visione potrebbe essere: «Europa avvisata, mezza salvata», ma non risulterebbe alquanto adatto perché fondamentalmente l’Europa è stata salvata più di una volta anche – e soprattutto – per mano dello stesso Governatore.

La direzione è stata indicata. Bisogna agire, ora, il più presto possibile. Non perdiamo tempo prezioso perché il prossimo passo potrebbe essere un inaspettato tweet seguito magari da #europastaiserena. E la serenità – la nostra serenità – non è più come quella di una volta. Noi italiano lo sappiamo bene, #enricostaisereno non è un passato ricordo. È ancora presente.

Catapano Giuseppe osserva: Stop avvocati di Equitalia

Niente più avvocati esterni per Equitalia: a difendere l’Agente per la riscossione, da oggi, ci penserà l’Agenzia delle Entrate, almeno quando è lei l’ente creditore “mandante”, ossia quando il tributo sottostante alla cartella esattoriale è di sua provenienza. È questo l’effetto di un accordo appena siglato tra Equitalia e le Entrate per assicurare alla prima la difesa sulle questioni di competenza della seconda. L’intesa si applica a tutti i ricorsi notificati dal 16 marzo in poi e potrebbe essere duplicata anche per gli altri enti creditori (per es. Inps, Dogane, ecc.). In pratica, in caso di ricorso notificato anche o solo nei confronti dell’Agenzia, quest’ultima, in quanto titolare del diritto di credito oggetto di contestazione, prenderà anche le difese di Equitalia. Il che del resto è avvalorato dalla Cassazione secondo cui l’Agenzia delle Entrate è legittimata passiva sia per vizi imputabili alla sua attività che per quella di Equitalia. Ciò risponde a una duplice esigenza. Da un lato Equitalia non ha dei propri legali interni, ma deve ricorrere, di volta in volta, a professionisti esterni, con conseguente aumento di spese: spese che, invece, potranno essere contenute tutte le volte in cui, in giudizio, c’è anche l’Agenzia delle Entrate, la quale invece si vale di un proprio team legale di esperti in questioni tributarie. Dall’altro lato, la collaborazione tra i due enti garantirà una difesa tecnica più efficace. Il nuovo accordo consente all’amministrazione finanziaria di presentarsi alla platea dei contribuenti come interlocutore unico, determinato a sostenere le proprie legittime pretese fino all’epilogo della riscossione. L’ufficio delle Entrate comunque si costituisce nel proprio interesse, in quanto titolare della pretesa, e difende le questioni di competenza dell’agente sulla base della linea difensiva prospettata da quest’ultimo.

Catapano Giuseppe: Debiti e “concordato” coi creditori: consumatore salvo

Troppi debiti e poche entrate per farvi fronte? Anche se non hai un grosso patrimonio da liquidare per estinguere le morosità accumulate, c’è una soluzione che – fin troppo spesso trascurata dai professionisti – potrebbe essere la panacea di tutti i tuoi mali e, addirittura, consentirti una nuova vita. Sembra uno spot pubblicitario e, invece, è tutto scritto nella legge: si tratta di una procedura chiamata, volgarmente, “fallimento del consumatore”. Anzi, del piccolo consumatore. E, come spiegato nella nostra guida consente, in alcuni casi con il consenso del 60% dei creditori (cosiddetto “accordo coi creditori”) e, in altri, con il semplice nulla osta del giudice, a prescindere dall’approvazione dei creditori (cosiddetto “piano del consumatore”), di purgarsi dai propri debiti offrendo una sorta di “saldo e stralcio”. Il tutto grazie all’intervento del tribunale e a un organismo di composizione della crisi. Neanche sei mesi fa, il Tribunale di Busto Arsizio aveva offerto un’interpretazione assai vantaggiosa della legge in commento, consentendo al contribuente, in mora (solo) con Equitalia, di cancellare tutto il debito accumulato negli anni attraverso il piano del consumatore: insomma, volente o nolente, Equitalia – unico creditore – si era dovuta accontentare di quel poco che il soggetto le aveva potuto offrire, stante la sua disagiata condizione economica. Con l’ok definitivo del giudice, l’organismo di composizione della crisi aveva gestito il pagamento del saldo e stralcio e il contribuente si è trovato definitivamente libero da ogni cartella esattoriale. Oggi la storia si ripete. Il Tribunale di Bergamo ha decretato l’omologazione di un’altra proposta di fallimento del consumatore, questa volta con la procedura dell’accordo coi creditori (ossia dietro il consenso del 60% di questi ultimi). Con poco da ripartire tra di essi in percentuale: il ricavato della vendita alla propria moglie dell’unico immobile del debitore (del valore di circa 33 mila euro) e un piccolo sussidio esterno della madre. Questi per sommi capi i contenuti di una proposta di composizione della crisi da sovraindebitamento che non è stata accompagnata da contestazioni da parte dei creditori concorsuali. In questi casi, se il 60% dei creditori dice “sì”, allora l’intervento del giudice è limitato solo a verificare: – la legittimità del procedimento: ossia l’esistenza delle condizioni di ammissibilità sostanziali e formali della procedura concorsuale, l’assenza di ostacoli all’omologazione e di violazioni a norme imperative – la fattibilità del piano inserito nella proposta di accordo. Nel presentare la domanda bisogna allegare la seguente documentazione: l’elenco dei creditori con tutte le somme dovute, la lista dei beni del debitore, gli atti di disposizione del patrimonio relativi agli ultimi cinque anni, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre e l’attestazione sulla fattibilità del piano. Il piano per fronteggiare una situazione assai critica viene messo a punto da un organismo di composizione della crisi che può essere un professionista nominato dal presidente del tribunale. A tale organismo spetta il compito di attestare, sotto la propria responsabilità, l’esistenza e la consistenza dei beni sui quali è imperniato il piano e, in secondo luogo, l’attuabilità degli accordi, tale da permettere il soddisfacimento dei creditori concorsuali.

Giuseppe Catapano osserva: Extracomunitari, esame di lingua e cultura locale all’immigrato

Ogni Stato dell’Unione Europea può prevedere, con una propria legge, che l’immigrato extra UE, divenuto lungosoggiornante, sia obbligato a sostenere un esame di lingua e di cultura locale, stabilendo anche sanzioni per chi non si adegua. Lo ha detto la Corte di Giustizia Europea con una sentenza di qualche ora fa. È dunque legittima la normativa nazionale interna che impone agli stranieri la prova, a patto però che tali misure non si risolvano in ostacoli agli obiettivi di integrazione che si prefigge la direttiva europea. Il che significa che la sanzione non può essere talmente salata da disincentivare qualsiasi forma di ingresso nello Stato, rendendola oltremodo onerosa per gli extracomunitari. La controversia nasce nei Paesi Bassi ma i principi affermati tornano utili in tutta l’Europa perché le sentenze della Corte di Lussemburgo valgono per tutti gli Stati Membri e affermano principi che ogni Paese dell’Unione è tenuto a rispettare. Nessuna norma dell’UE – si legge in sentenza – impedisce agli Stati di imporre un percorso di integrazione civica: anzi, è innegabile che conoscere la lingua e i costumi del Paese ospitante aiuta lo straniero nella formazione professionale e a trovare lavoro. E questo non comporta di certo una disparità di trattamento con i cittadini nazionali residenti solo perché questi ultimi parlano, già dalla nascita, l’idioma locale e conoscono i relativi usi e costumi del luogo ove sono nati. Tuttavia i costi elevati del percorso di inserimento sociale non devono risolversi in un ostacolo per la suddetta integrazione tanto da rappresentare un latente disincentivo a permanere nello Stato in questione.

Giuseppe Catapano informa: Formazione Horizon 2020

Parte il primo corso dello Sportello APRE Lombardia sullo SME Instrument!!

Il corso, della durata di un giorno, intende fornire un quadro generale sulle opportunità a beneficio delle Piccole e Medie Imprese in Horizon 2020 ed un focus particolare sullo Strumento PMI, con accenni ai requisiti richiesti in termini di regole di partecipazione ed alle esperienze delle prime aziende finanziate.

Quando: 21 Luglio
Dove: Sala Formazione, Divisione Oli & Grassi di Innovhub SSI, Via Giuseppe Colombo 79, 20133 Milano
Durata: 1 giorno

Info e condizioni (pdf, 251 Kb)

Form di iscrizione (word, 48 Kb)

Per maggiori informazioni:
Cinzia Morisco, cinzia.morisco@mi.camcom.it, 0285154188

L’esperienza di Innovhub SSI nel campo dei finanziamenti europei risale alla sua fondazione nel 1987. Con l’intento di mettere a frutto la conoscenza acquisita nel settore, e vista la sua esperienza di Sportello APRE Lombardia, Innovhub SSI organizza dei corsi di formazione su alcune tematiche legate ad Horizon 2020.

I corsi vengono periodicamente organizzati secondo un calendario aperto al pubblico, ma vengono pianificati anche dei corsi di formazione su specifica richiesta.

I corsi sono a pagamento.

Per informazione scrivere a innovazione@mi.camcom.it

I moduli attivati da Innovhub SSI sono:

Programma Horizon 2020 (1 giorno)
Sme Instrument – Fase 1 (1 giorno)
Sme Instrument – Fase 2 (1 giorno)
SME Instrument e Fast Track (1 giorno)
La gestione della Proprietà Intellettuale, Il Grant Agreement e il Consortium Agreement (1 giorno)
Come strutturare una proposta di successo in Horizon 2020 (2 giorni)
Strategia regionale e fondi strutturali per l’innovazione (1 giorno)

Catapano Giuseppe osserva: Continua il caldo record di Scipione, ma dal 10 giugno torna la pioggia

Continua il caldo record su tutta Italia, almeno fino al 10 giugno. Poi le perturbazioni atlantiche più fresche cacceranno ‘Scipione’ e porteranno forti temporali e calo delle temperature. Queste le ultime previsioni fornite dal sito ilmeteo.it.

In questi giorni – si legge in una nota – la prima ondata di caldo della stagione estiva si sta abbattendo sull’Italia con temperature che entro il weekend potranno toccare anche +36° su alcune zone. E il caldo sarà accompagnato anche da una sensazione di afa moderata. Come spesso accade in queste situazioni durante il pomeriggio si avranno delle formazioni temporalesche sulle Alpi e nel corso del weekend anche sulle regioni centro-meridionali tirreniche, Sardegna e Sicilia, ad opera di correnti fresche in quota. Questa prima ondata di caldo è l’inizio di quella che è stata annunciata come un’estate da record, con temperature roventi sull’Italia e frequenti incursioni dell’anticiclone africano.