Catapano Giuseppe osserva: Mafia capitale, altri 5 arresti – truccata anche la gara per restauro Aula Giulio Cesare

Cinque arresti eseguiti dagli uomini del Comando Unità Speciali della Guardia di Finanza di Roma nell’ambito di un’inchiesta della procura capitolina nel settore degli appalti pubblici e di contrasto alle frodi fiscali. In manette sono finiti anche un alto dirigente in servizio alla Sovrintendenza dei beni culturali di Roma Capitale e un imprenditore, che, fa sapere la Gdf, è “risultato coinvolto anche nell’inchiesta mafia capitale”. In tutto sono sei le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip ma uno dei sei destinatari è recentemente deceduto.

Truccata la gara per restauro Aula Giulio Cesare – Tra le gare “truccate” scoperte dalla Finanza, anche quella relativa al restauro dell’aula Giulio Cesare del palazzo Senatorio, dove si riunisce il consiglio comunale della Capitale, affidata a trattativa privata all’imprenditore arrestato.

Le accuse – I reati contestati sono associazione a delinquere, truffa aggravata e continuata in danno del Comune di Roma, falso, turbativa d’asta, emissione e utilizzo di fatture false, indebite compensazioni d’imposta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte con l’aggravante del reato transnazionale, commesso a Roma, Lussemburgo e altrove.

Dirigente favorì imprenditore Fabrizio Amore – All’alto dirigente in servizio alla Sovrintendenza dei beni culturali di Roma Capitale finito in manette si contesta, a quanto fanno sapere le Fiamme gialle, di aver “favorito l’imprenditore romano Fabrizio Amore nell’iter procedurale per l’aggiudicazione di gare pubbliche”, tra cui, appunto, quella relativa al restauro dell’aula Giulio Cesare. In particolare, dagli accertamenti eseguiti è emerso come “l’imprenditore arrestato fosse più che sicuro dell’aggiudicazione della gara, avendo stipulato contratti ed effettuato pagamenti in acconto ai subappaltatori alcuni giorni prima dell’apertura delle buste contenenti le offerte”. In sostanza, spiega la Gdf, “il pactum sceleris ha fatto sì che fossero invitate alla procedura di gara esclusivamente società riconducibili allo stesso soggetto economico”.

Affitti gonfiati per mini appartamenti destinati a emergenza abitativa- Dall’inchiesta emerge anche che il Comune di Roma ha pagato per anni 2.250 euro al mese per ogni mini appartamento dei due residence in zona Ardeatina destinati all’emergenza abitativa affittati dall’imprenditore finito in manette. Secondo la Gdf, l’imprenditore arrestato inoltre, “grazie alla rete di conoscenze che vanta all’interno degli uffici di Roma Capitale risultata alquanto estesa e ramificata”, tramite “sue società, controllate da società lussemburghesi”, ha concesso in locazione al Comune due strutture residenziali in zona Ardeatina per la gestione delle emergenze abitative della Capitale, e il Comune di Roma “ha pagato per diversi anni canoni di locazione particolarmente elevati, pari a circa 2.250 euro al mese, per ogni mini appartamento”. Nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Roma si è anche accertato che “alcune unità immobiliari, anziché essere destinate alle emergenze abitative, così come previsto nel contratto di locazione, sono state utilizzate dall’imprenditore per fini propri”.

Evasione fiscale da 11 milioni – Una imponente evasione fiscale, per oltre 11 milioni di euro, è emersa nell’ambito dell’inchiesta. L’evasione fiscale, fanno sapere le Fiamme gialle, sarebbe stata attuata dall’imprenditore arrestato e dai suoi collaboratori, “attraverso un gruppo di società residenti, controllate da imprese estere con sede in Lussemburgo”.

Giuseppe Catapano scrive: BNL ed Eurofidi, 100 milioni alle PMI

BNL Gruppo BNP Paribas ed Eurofidi hanno sottoscritto un accordo per sostenere le imprese tanto nell’attività ordinaria quanto nei loro progetti di crescita in Italia e all’estero, grazie anche all’appartenenza della Banca al Gruppo BNP Paribas, attivo in 75 paesi nel mondo. A loro disposizione un plafond da 100 milioni.

Facilitare l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia

Con l’accordo BNL sostiene gli investimenti, i piani di ricapitalizzazione aziendale, la liquidità a breve termine connessa al ciclo produttivo e al credito d’esercizio. Eurofidi permette di massimizzare l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia, concedendo una garanzia per una parte del credito, mentre per l’altra parte svolge un’attività di service per conto di BNL per ottenere l’accesso diretto al Fondo Centrale. L’iniziativa è tra le prime del genere avviate in Italia a prevedere un abbinamento tra l’accesso diretto della Banca al Fondo Centrale di Garanzia e la garanzia di Eurofidi, a sua volta contro-garantita dal Fondo stesso: si tratta dunque di un processo che punta a offrire maggiore sostegno allo sviluppo delle PMI rendendo sempre più agevole l’accesso al credito.

«Per BNL – dichiara Luca Bonansea, Responsabile Retail Banking BNL – questa operazione rappresenta un ulteriore passo nella strategia della banca per dare risposte concrete ai bisogni degli imprenditori. BNL si pone, grazie alla propria esperienza e alla presenza internazionale di BNP Paribas come partner qualificato del mondo imprenditoriale offrendo team e strutture specializzate oltre a soluzioni, prodotti e servizi dedicati».

«L’intesa firmata con BNL permetterà alle PMI di aumentare la capacità di accesso al credito, rendendo così concreti i loro programmi di sviluppo – afferma Andrea Giani, Direttore Generale di Eurofidi. Grazie alla collaborazione con BNL e alla sua particolare attenzione ai reali bisogni delle imprese, abbiamo realizzato un innovativo sistema che rende più efficiente l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia. Beneficiarie di questo processo sono le PMI, che potranno così godere di tempi di concessione delle linee di credito e della garanzia più contenuti».

Giuseppe Catapano: Scoperta maxi evasione fiscale nel mondo del rally

Con l’operazione “pit stop”, la Guardia di finanza ha scoperto una imponente evasione nel mondo del rally. Sono 27 i milioni sottratti al fisco con un giro di fatture false per quasi 10 milioni di euro. Il Comando Provinciale di Treviso ha eseguito una complessa indagine nei confronti di cinque società, delle quali una estero e con sede fittizia in Austria, tre completamente sconosciute al fisco, un’associazione sportiva dilettantistica, tutte riconducibili a un noto imprenditore del coneglianese operante nel settore delle sponsorizzazioni delle gare di rally. Le società emettevano le fatture a fronte di quanto previsto nei contratti di sponsorizzazione, ,a non presentavano la dichiarazione dei redditi. La Guardia di finanza di Conegliano, oltre alla mancata dichiarazione dei ricavi per oltre 20 milioni di euro, il recupero di costi non documentati per 2,4 milioni di euro ed un’Iva dovuta per 4,4 milioni di euro, è riuscita a ricostruire un giro di fatture per operazioni inesistenti pari a circa 10 milioni di euro con il coinvolgimento di un centinaio di aziende operanti in tutto il Nord Italia. L’amministratore delle società è stato segnalato alle autorità giudiziarie per i reati di infedele e omessa dichiarazione, occultamento dei documenti contabili ed emissione di fatture false. Stessa sorte per tutti i 90 amministratori delle società che hanno utilizzato le fatture. Infine l’analisi dei flussi finanziari rilevati su tutti i conti correnti ha permesso di contestare anche la mancata segnalazione di operazione sospette, per circa 1.000.000 di euro, a carico di un importante istituto di credito.

Giuseppe Catapano scrive: Nazioni Unite, è record di profughi nel mondo: 38 milioni

Conflitti e violenze, nuove crisi ed emergenze protratte hanno alimentato nel 2014 il drammatico fenomeno della “fuga nel proprio Paese” a dimensioni mai viste: oggi ci sono 38 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, un numero senza precedenti, pari all`insieme degli abitanti di Londra, New York e Pechino. Questo il quadro descritto dall’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), il centro di ricerca del NRC, che ha presentato oggi il suo rapporto “Global Overview 2015” presso le Nazioni Unite a Ginevra.

“Si tratta delle peggiori cifre da una generazione riguardo le persone costrette alla fuga nei loro Paesi, che prova il totale fallimento nel compito di proteggere i civili innocenti”, ha dichiarato Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC), da cui dipende l’IDMC.

Secondo il nuovo rapporto, oggi nel mondo gli sfollati interni sono il doppio dei rifugiati. In base a dati delle Nazioni Unite, nel mondo c’erano circa 16,7 milioni di rifugiati nel 2013. Per sfollati interni (Internally displaced people) si intendono le persone che abbandonano le loro case per motivi di pericolo, ma restano nel loro Paese, mentre i rifugiati cercano riparo oltre le frontiere nazionali.

L’IDMC fa notare che lo scorso anno il numero di sfollati interni è aumentato di 11 milioni, o del 14% rispetto al 2013, superando di gran lunga quello che era considerato “il picco” alla metà dello scorso decennio, marcata dalla crisi nel Darfur e dalle violenze in Iraq. Oscurata anche la fase molto critica che ha accompagnato le cosiddette “Primavere arabe” nel 2011, evidenzia il rapporto. Un documento che “dovrebbe fungere da drammatico campanello d’allarme”, ha detto Egeland, “dobbiamo rompere questa catena per cui milioni di uomini, donne e bambini restano intrappolati in zone di conflitto in tutto il mondo”..

Il 60% dei nuovi sfollati interni, quelli entrati nella categoria l’anno scorso, si trovano in cinque Paesi: Iraq, Sud Sudan, Siria, Repubblica democratica del Congo e Nigeria. L’Iraq è tra questi il Paese con il maggiore numero di sfollati interni, ovvero 2,2 milioni, in gran parte persone costrette alla fuga dalle loro case per sfuggire alla brutalità dello Stato Islamico.
Almeno il 40% della popolazione siriana, ovvero 7,6 milioni di persone, è sfollata, il numero più alto al mondo.
Più a Sud, la campagna di Boko Haram per controllare il territorio e imporre la legge islamica nel nord-est della Nigeria ha spinto centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle proprie case. Ma il fenomeno riguarda anche l’Europa, dove per la prima volta da oltre un decennio, si è verificato un numero massiccio di esodi, principalmente a causa dalla guerra in Ucraina, che ha costretto 646.500 persone ad abbandonare le proprie case nel 2014.

“I diplomatici di tutto il mondo, le risoluzioni delle Nazioni Unite, i colloqui di pace e gli accordi di cessate il fuoco hanno perso la loro battaglia contro uomini armati e senza pietà, spinti da interessi politici o religiosi, i che da imperativi umani”, ha dichiarato Egeland. “Questo rapporto dovrebbe costituire un sostanziale campanello d’allarme. Dobbiamo interrompere questa tendenza in cui milioni di uomini, donne e bambini rimangono intrappolati nelle zone di conflitto di tutto il mondo.”

Volker Türk, Assistente Alto Commissario per la Protezione dell`UNHCR, ha affermato che tale, impressionante, numero di persone in fuga a causa di conflitti e violenze anticipa ulteriori esodi. “Sappiamo che sempre più sfollati sono costretti a fuggire più e più volte all’interno del loro paese. Quanto più a lungo dura il conflitto, tanto più si sentono insicuri e quando la disperazione dilaga sono in molti a decidere di attraversare le frontiere e diventare rifugiati “, ha dichiarato.

“Come abbiamo visto nel recente passato, ad esempio nel Mediterraneo, la disperazione spinge le persone a tentare la sorte, anche rischiando pericolose traversate in barca. La soluzione più ovvia è rappresentata da uno sforzo a tutto campo per portare la pace nei paesi devastati dalla guerra”, ha aggiunto Türk.

Il rapporto evidenzia inoltre come i casi di esodo di lunga durata o prolungati contribuiscano in maniera rilevante all`allarmante dato totale sugli sfollati nel mondo. Nel 2014, in quasi il 90% dei 60 paesi e territori monitorati dall`IDMC erano presenti persone sfollate da dieci o più anni.

“Con nuove crisi in corso o con il peggioramento di quelle già esistenti, come in Ucraina o l’Iraq, nuovi casi di sfollati vanno ad aggiungersi a una già massiccia popolazione globale di sfollati a cui sembra impedito di trovare il modo di porre fine al proprio esodo”, ha dichiarato Alfredo Zamudio, direttore dell`IDMC.

“La maggior parte di questa vasta popolazione è composta da coloro che sono diventati sfollati molti anni fa, in Azerbaigian o Cipro. Di conseguenza, ciò a cui comunemente assistiamo è che l`esodo interno costringe un individuo a un circolo vizioso a cui diventa sempre più difficile sfuggire con il passare del tempo”, ha affermato Zamudio.

Il rapporto dell`IDMC descrive inoltre come questi esodi interni spesso rivelino difficoltà strutturali all’interno di un Paese, e come tali crisi possano essere prolungate a causa di una deliberata politicizzazione della questione da parte del governo o del suo rifiuto di trovare una risoluzione formale per risolverle.

Ben “38 milioni di esseri umani soffrono – spesso in condizioni orrende, trovandosi senza speranza e senza futuro. Se non ci impegniamo a cambiare il nostro approccio, l’onda d’urto di questi conflitti continuerà a perseguitarci per i decenni a venire”, ha dichiarato Egeland.

Il rapporto riguarda le migrazioni forzate che si sono verificate nel 2014 e si basa sui dati forniti da governi, organizzazioni non governative partner e agenzie delle Nazioni Unite. Questo rapporto fornisce dati ed analisi degli esodi interni provocati da conflitti e violenza generalizzata in 60 paesi e territori.
Questo rapporto fa riferimento ai casi di migrazioni forzate all’interno dei paesi e non va confuso con il rapporto Global Trends dell’UNHCR, previsto per giugno 2015.