Catapano Giuseppe osserva: Lombardia, governo pronto a impugnare l’Antimoschee

La legge della Regione Lombardia che regola in materia urbanistica i nuovi luoghi di culto, la cosiddetta ‘anti moschee’, sarà impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale forse già nel prossimo consiglio dei ministri. Lo ha anticipato Enrico Brambilla, capogruppo del Pd al consiglio regionale della Lombardia, che ha spiegato ai giornalisti di aver avuto informazioni in tal senso “attraverso canali politici” in parlamento e al governo. Brambilla insieme con Umberto Ambrosoli, coordinatore del centrosinistra al Pirellone, e Lucia Castellano, capogruppo del Patto civico, ha presentato un’istanza di impugnativa della legge che sarà inviata al premier Matteo Renzi e agli uffici di Palazzo Chigi. Una sollecitazione al governo perché impugni per illegittimità costituzionale le norme volute dalla Lega e dal centrodestra, accusate di violare il diritto fondamentale alla libertà di culto, ma anche uno strumento per essere ammessi nell’eventuale giudizio alla Consulta. Secondo il centrosinistra la legge lombarda vuole colpire i musulmani, “ma viola la libertà di culto di tutte le confessioni”, ha detto la consigliera Castellano.

Catapano Giuseppe informa: Falso in bilancio, in senato si alza il sipario

Falso in bilancio, il primo round se lo aggiudica la commissione giustizia del senato. Dopo una settimana di ostruzionismo da parte di alcuni membri della minoranza della seconda commissione, il governo ha fatto retromarcia. L’emendamento sul falso in bilancio al ddl anticorruzione sarà presentato in commissione e non in aula a palazzo Madama. In base a quanto risultata a ItaliaOggi, infatti, la decisione è arrivata ieri al termine di un colloquio tra il ministro della giustizia Andrea Orlando e il presidente della commissione Francesco Nitto Palma (Fi). Tesi, inoltre, sostenuta anche dal relatore al ddl Nico D’Ascola e da Giuseppe Lumia (Pd): «Abbiamo sostenuto fin dal principio la necessità di far uscire dalla commissione un testo completo che non dovrà subire modifiche sostanziali in aula». Prima di andare avanti con i lavori, però, i membri della commissione dovranno vedere il testo definitivo dell’esecutivo. Presentazione che, però, non è prevista, per stessa ammissione di Lumia, prima di questo pomeriggio. Calendario alla mano, quindi, considerando anche l’eventuale nuovo termine per la presentazione dei sub emendamenti, il testo dovrebbe essere pronto per l’aula entro la metà della settimana prossima e non più per domani, data inizialmente indicata quando ancora l’esecutivo era fermo nell’intenzione di portare l’emendamento in aula. Intanto, però, i lavori al ddl sono andanti avanti e, ieri, è stata approvata la proposta di modifica che porta la firma del Movimento 5 stelle che prevede l’aumento di pena fino a sei anni per il reato di corruzione nell’esercizio della funzione. Norma di cui si dichiara soddisfatto Maurizio Buccarella (M5s), secondo cui «questa disposizione è un primo passo verso il contrasto alla corruzione. Attualmente, infatti, il c.p. prevede la reclusione da uno a cinque anni».

Giuseppe Catapano scrive: Non un decreto, ma un disegno di legge cambierà la Rai

Alla fine non sara’ un decreto a cambiare la Rai: il Governo, scrive Repubblica, scegliera’ la via del disegno di legge e lo fara’ nei tempi promessi da Matteo Renzi presentandolo entro marzo, quasi sicuramente in occasione del Consiglio dei ministri del 6.

Non sara’ un decreto anche perche’, spiega il quotidiano, dal Quirinale sono filtrate le perplessita’ di Sergio Mattarella, dal momento che non ci sono i motivi di necessita’ e urgenza. Il ddl che arrivera’ in Consiglio il 6 marzo fissera’ le nuove regole di nomina degli amministratori Rai, sottraendo il controllo ai partiti e al Parlamento, ma ci sono alcuni punti chiave da precisare, come il potere di nomina del Governo e la divisione dei ruoli tra presidente e consigliere delegato. Il Cda verra’ comunque sicuramente ridotto da 9 a 5 membri.

Il ddl affrontera’ in maniera diretta la sola questione della scelta dei vertici: ad aprile il Cda approvera’ il bilancio e scadra’ il mese successivo; Renzi punta ad approvare la riforma entro luglio, prorogando di soli due mesi Tarantola e Gubitosi. Un intervento sulla mission dell’azienda avverra’ invece a fine anno, quando l’esecutivo interverra’ sul contratto di servizio.

Catapano Giuseppe: Allarme di Confcommercio: con le clausole di salvaguardia si rischiano nuove tasse per quasi 73 mld

Sui contribuenti italiani pesa il rischio di un nuovo macigno fiscale da quasi 73 miliardi di euro tra il 2015 e il 2018 se dovessero scattare le clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità.
E’ quanto denuncia Confcommercio in uno studio su finanza pubblica e tasse locali. In particolare, 728 milioni di euro l’anno tra il 2015 e il 2018 di maggiori imposte deriveranno dall’estensione della reverse charge alla grande distribuzione per un totale di 2,9 miliardi di euro, mentre oltre 69 miliardi deriverebbero dall’attivazione delle clausole di salvaguardia tra il 2016 e il 2018. Da split payment e incremento dell’accisa sui tabacchi ci saranno incrementi di gettito per lo stato per 7,8 miliardi tra il 2015 e il 2018.
E un’altra stangata si è già abbattuta sugli italiani: le tasse sugli immobili sono infatti più che raddoppiate negli ultimi tre anni. L’ufficio studi di Confcommercio evidenzia come tra il 2011 e il 2014 gli italiani abbiano pagato 31,88 miliardi di tasse sugli immobili (+115,4%). La cifra non è destinata a scendere nel 2015.
Anche le tasse locali sono più che raddoppiate in 10 anni passando dal 2,9% del pil al 6,5%. In termini nominali il prelievo è passato dai 28,7 miliardi del 1995 ai 104,7 miliardi del 2014.
“Una crescita”, ha spiegato il direttore dell’Ufficio studi della confederazione Mariano Bella, “dovuta al taglio dei trasferimenti e cui non ha corrisposto una analoga riduzione dell pressione dal centro. Con la conseguenza di aumentare la pressione fiscale complessiva. Qui”, ha aggiunto, “non si capisce cosa resti del federalismo fiscale su cui abbiamo lavorato per 15 anni. Se si torna a un neocentralismo rischiamo di non avere i benefici del federalismo pur continuando a sopportarne i costi”.

Catapano Giuseppe informa: La responsabilità civile dei magistrati è legge.Legnini (Csm), possibili ricorsi, Renzi: momento atteso da 28 anni

“Responsabilità civile dei magistrati: una firma attesa da 28 anni. Un gesto di civiltà #lavoltabuona”. Così il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato su Twitter di avere controfirmato la lkegge approvata dal parlamento appunto a 28 anni dal referendum di cui mai si è tenuto conto fino a ieri. Lavoltabuona per Renzi, dunque, meno per il Csm, se è vero che, ha detto questa mattina in una intervista alla Repubblica Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm. “nella legge sulla responsabilità civile ci sono stati passi in avanti ma anche punti critici da osservare attentamente”. Ricorsi? “E’ un rischio che c’è e si se si dovesse verificare sarà necessario intervenire”. Per Legnini, vanno ascoltate le preoccupazioni dei magistrati “che mi sembrano espresse nell’interesse della loro indipendenza e quindi dei cittadini”. E ancora, riferendosi alla normativa nello specifico, Legnini afferma di prendere atto “della disponibilita’ di Orlando a rimeditare l’impatto della legge. Il Plenum si espresse con chiarezza. Due erano e rimangono i punti critici, la valutazione preliminare di cui abbiamo parlato e la clausola di salvaguardia soprattutto sul travisamento del fatto e delle prove. Con il consenso di tutti”, ha spiegato Legnini, vorrei affidare al Csm un attento monitoraggio sull’attuazione e gli effetti concreti della legge per suggerire, eventualmente, nell’esercizio delle prerogative proprie del consiglio,le modifiche necessarie per salvaguardare la serenita’ e l’indipendenza dei magistrati”. Era stata la camera ieri, con 265 si’, 51 voti contrari e 63 astenuti, ad approvare in via definitiva la riforma della responsabilità civile dei magistrati.

Questi i punti principali del provvedimento:

– Responsabilità indiretta. Resta fermo il principio per cui è lo Stato che risarcisce direttamente i danni della ‘malagiustizia’ potendo solo in seconda battuta rifarsi sul magistrato. Il cittadino che ha patito un danno ingiusto, in altri termini, potra’ esercitare l’azione risarcitoria esclusivamente nei confronti dello Stato.
– Obbligo di rivalsa. L’azione di rivalsa dello Stato diventa obbligatoria. Il risarcimento al magistrato dovra’ essere chiesto entro due anni dalla sentenza di condanna nel caso di diniego di giustizia o quando la violazione e’ stata determinata da dolo o negligenza inescusabile. Quanto all’entita’ della rivalsa, cresce la soglia attualmente fissata a un terzo: il magistrato rispondera’ ora con lo stipendio netto annuo fino alla meta’. Se vi e’ dolo, l’azione risarcitoria e’ pero’ totale.
– Soppressione del ‘filtro’. Niente piu’ controlli preliminari di ammissibilita’ della domanda di risarcimento contro lo Stato. L’attivita’ di ‘filtro’ (verifica dei presupposti e valutazione di manifesta infondatezza) oggi affidata al tribunale distrettuale e’ cancellata.
– Confini della colpa grave. Si ridefiniscono e integrano le ipotesi di colpa grave. Oltre che per l’affermazione di un fatto inesistente o la negazione di un fatto esistente, scattera’ la colpa grave in caso di violazione manifesta della legge e del diritto comunitario e in caso di travisamento del fatto o delle prove. Colpa grave sara’ anche l’emissione di un provvedimento cautelare personale o reale al di fuori dei casi consentiti dalla legge o senza motivazione.
– Travisamento fatto o prove. I lavori parlamentari, richiamandosi a un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma, hanno chiarito come il ‘travisamento’ rilevante ai fini della responsabilita’ civile del magistrato sia unicamente quello macroscopico ed evidente, tale da non richiedere alcun approfondimento di carattere interpretativo o valutativo.
– Clausola salvaguardia. Viene ridelineata la portata della ‘clausola di salvaguardia’: pur confermando che il magistrato non e’ chiamato a rispondere dell’attivita’ di interpretazione della legge e di valutazione del fatto e delle prove, si escludono espressamente da tale ambito di irresponsabilita’ i casi di dolo, di colpa grave e violazione manifesta della legge e del diritto della Ue.

Le reazioni.

L’ex magistrato Violante. “La legge riesce a conciliare il valore dell`indipendenza dei magistrati con quello del diritto al risarcimento per il cittadino danneggiato da un eclatante abuso giudiziario. Un equilibrio difficile per i valori che sono in gioco. Fino a una cinquantina di anni fa vigeva, per i magistrati, un principio di autorità che li rendeva intangibili. Oggi prevale il principio di trasparenza; il magistrato, come chiunque eserciti un pubblico potere, deve giustificare continuamente il suo operato”, è stato il commento a caldo di Luciano Violante, ex magistrato ed presidente della Camera. “La legge”, ha proseguito, “segna una sorta di linea di confine attorno all`azione dei magistrati. Bisogna tutelare i cittadini da gravissime distorsioni e, insieme, proteggere la magistratura da possibili ‘aggressori’ economicamente forti”. Sarebbe necessario un contrappeso “per evitare di esporre la magistratura ad aggressioni strumentali servirebbe una norma che punisca l`azione temeraria di chi ricorre ingiustificatamente contro un giudice”.

Dura l’Anm. “Il ministro Orlando ha detto che questa riforma è una rivoluzione, un passaggio storico; invece e’ una rivoluzione contro la giustizia, contro l’indipendenza dei magistrati”. Cosi’ il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha commentato il via libera definitivo della Camera sulla nuova legge in materia di responsabilita’ civile delle toghe. Una norma, ha ricordato Sabelli, che contiene “profili di illegittimita’ costituzionale” e che “al di la’ dei gravi effetti che avra’, e’ un segnale negativo per il presidio della legalita’”. La politica, sostiene il leader del sindacato delle toghe “oggi ci ha detto che uno dei primi problemi della giustizia italiana sono i magistrati; la criminalita’, i processi che non si fanno, sono invece problemi che possono attendere. E’ una scelta della politica che non ha ancora approvato una riforma sulla corruzione, sul falso in bilancio, ma si precipita a votare una legge contro i magistrati che combattono la corruzione”. Con questa nuova norma, continua Sabelli, “si intacca il profilo dell’indipendenza dei magistrati. Vi e’ un rischio di azioni strumentali” dando “la possibilita’ alla parte processuale piu’ forte economicamente di liberarsi di un giudice scomodo. E’ una strada pericolosa verso una giustizia di classe”. Quanto alle iniziative di protesta contro questa riforma, il leader dell’Anm ribadisce che “lo sciopero non e’ uno strumento efficace, ma controproducente, perche’ rischia di rappresentare i magistrati come una casta rissosa che difende privilegi, cosa che non è affatto”.

Legnini (Csm) : le preoccupazioni della magistratura vanno ascoltate

Il Csm interviene sulla Riforma che introduce la responsabilità dei giudici e i timori espressi dall’Anm. “Le preoccupazioni della magistratura vanno ascoltate” ha detto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che ha aggiunto: ‘Il Csm si candida a monitorare gli effetti della nuova normativa sulla responsabilità civile dei magistrati’. Legnini ha spiegato che in particolare l’intenzione è di verificare se “l’autonomia, l’indipendenza e la serenità dei magistrati siano incise” dalla nuova normativa. La volontà del Consiglio superiore è anche quella di “accertare già in una prima fase se effettivamente (come temiamo) ci sia un eccesso nel ricorso alle azioni risarcitorie”, spiega Legnini, annunciando che proporrà dunque al Csm, ma anche al ministro della Giustizia Orlando, “di fare una verifica attenta perché le preoccupazioni dei magistrati non vanno sottovalutate”.

I tweet. “Anni di rinvii e polemiche, ma oggi la responsabilità civile dei magistrati è legge!”, ha scritto Matteo Renzi. “Responsabilità civile dei magistrati: sempre detto, mai fatto. Ora e’ legge. Noi protagonisti del cambiamento”, ha twittato Angelino Alfano. “Una riforma che ci riporta verso una giustizia di classe. Timorosa di chi è più forte, meno attenta ai diritti dei deboli”, ha replicato con un cinguettio Magistratura Democratica

Pini corona un sogno. Con voto difforme dal suo partito, la Lega Nord, che si è astenuto, ha votato a favore della responsabilità civile dei magistrati anche il deputato Gianluca Pini. Nella passata legislatura era stato l’autore di un emendamento sulla responsabilita’ diretta delle toghe nella legge Comunitaria, che aveva suscitato un vespaio di polemiche. In Aula Pini ha spiegato di voler votare a favore per coerenza con una battaglia da lui iniziata e che ha permesso di cambiare la legge dopo piu’ di venti anni.

Il commento di Italia Oggi

Magistrati, cambia la colpa grave. Le toghe, infatti, potranno risponderne (se pur in via indiretta) in tutti i casi in cui sussisterà una violazione manifesta della legge, anche europea, o in tutti casi in cui saranno travisati fatti o prove. Il tutto, alla luce della chiarezza della norma. Non solo. Il rischio di imbattersi nella colpa grave sussisterà ogniqualvolta sarà emesso un provvedimento cautelare personale o reale senza motivazione o fuori dai casi previsti dalla legge e ogniqualvolta sarà affermato o negato un fatto la cui esistenza risulti o meno dagli atti del procedimento. Questa una delle colonne portanti del testo sulla responsabilità civile dei magistrati che, in queste ore, è al vaglio dell’aula della camera per la seconda e ultima lettura. Il testo, infatti, rimasto inalterato nel passaggio in commissione giustizia a Montecitorio dopo essere stato licenziato dal senato alla fine del novembre scorso (si veda ItaliaOggi del 21 novembre 2014), si appresta a non subire modifiche nemmeno in aula. Ieri, infatti, come annunciato dal relatore di minoranza Andrea Colletti (M5S), il viceministro della giustizia Enrico Costa ha bocciato tutte le proposte di modifica presentate. Si appresta, quindi, ha trovare conferma l’impianto normativo in base al quale lo stato in prima battuta e poi i magistrati, saranno chiamati a risarcire il danno patrimoniale e non patrimoniale non più solo nei casi in cui si sia verificata la privazione della libertà personale, ma in tutti casi in cui abbiano causato un danno ingiusto. La responsabilità si porrà, però, come indiretta. Sarà, infatti, lo stato a rivalersi in un secondo momento sul magistrato interessato. Rivalsa che potrà arrivare a comprendere fino al 50% dello stipendio annuo del magistrato, al netto delle trattenute fiscali, ma che nel caso in cui venisse effettuata mediante trattenuta dallo stipendio non potrà eccedere un terzo del compenso netto. Al fine, però, di stabilire la sussistenza della responsabilità per violazione di legge e del diritto dell’Ue dovrà essere valutato il grado di chiarezza e precisione delle norme violate, nonché della inescusabilità e della gravità dell’inosservanza. In caso di violazione manifesta del diritto Ue dovrà, inoltre, essere considerata anche della mancata osservanza dell’obbligo di rinvio pregiudiziale e dell’interpretazione delle norme eventualmente date dalla Corte di giustizia Ue.

Catapano Giuseppe osserva: Servizio prima assistenza e orientamento Reti d’Impresa

Hai dubbi? Non sai come superare una criticità nel fare la tua rete? Rivolgiti alla Camera di Commercio!

Che cos’è il SERVIZIO PRIMA ASSISTENZA E ORIENTAMENTO RETI D’IMPRESA?

È uno sportello di consulenza GRATUITO, previa prenotazione, con la finalità di offrire agli imprenditori interessati un primo orientamento da parte di esperti per realizzare le loro idee di Rete.

Per chi è?
Il Servizio si rivolge ad imprenditori che:
1) vogliono informarsi sul tema delle Reti d’impresa e approfondire aspetti normativi, fiscali e manageriali;
2) vogliono realizzare un progetto di Rete, e hanno bisogno di assistenza per formare al meglio l’aggregazione;
3) sono già in Rete e vogliono una consulenza specifica per risolvere un problema incontrato durante il percorso d’aggregazione.
Le imprese devono essere Micro, Piccole e Medie Imprese della Provincia di Milano o Reti con sede in Provincia di Milano.

Come si fa a richiedere il servizio?
Bisogna scaricare il modulo in pdf, compilarlo in tutte le sue parti, specificando il quesito a cui si vuole avere risposta, ed infine inviarlo all’ indirizzo e-mail cciaa.milano@mi.camcom.it.
Il modulo va firmato digitalmente oppure stampato, firmato su carta, scansionato ed inviato in formato PDF. Non si accettano moduli in formato diverso dal pdf.
Maggiori informazioni su come compilare la domanda nella presentazione aggiornata.

Come funziona?
Si verrà contattati dall’Ufficio Reti d’impresa per fissare una data per l’incontro con l’esperto più adatto a rispondere al quesito posto. Una volta concordati giorno e orario, si verrà accolti nella sede della Camera di Commercio di Milano e si avranno a disposizione 45 minuticon unprofessionista, esperto di normativa e fiscalità oppure di aspetti manageriale / organizzativi. Sarà possibile esporre il progetto e le idee di rete o semplicemente sottoporre quesiti generici e l’esperto risponderà adattando gli esempi al caso specifico

Chi sono gli esperti?
Gli esperti sono studi professionali o liberi professionisti, selezionati come da regolamento e con comprovata esperienza nel campo dell’ assistenza all’ impresa e sul tema delle forme aggregative e Reti d’Impresa.

Quando?
Una volta ricevuto il modulo di richiesta, provvederemo in pochi giornia fissare un appuntamento combinando le esigenze dell’ imprenditore con quelle dell’ esperto

Giuseppe Catapano scrive: Fatture elettroniche anche per gli Ordini

Con l’informativa n. 5 dell’11 febbraio 2015 il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili ha chiarito che decorrerà dal 31 marzo 2015 l’obbligo di fatturazione elettronica per gli ordini professionali. Ordini che, in un primo momento, si ritenevano esclusi da tale obbligo e che invece, a seguito della nota del Mef n. 1858 del 27.10.2014, sono inclusi tra i destinatari dell’obbligo di fatturazione elettronica. Preso atto di questa precisazione, il consiglio nazionale dei commercialisti ricorda che dal 31 marzo non potranno più essere accettate fatture cartacee o anche elettroniche non trasmesse attraverso il Sistema di interscambio. Inoltre, trascorsi tre mesi dal termine, non si potrà più procedere al pagamento – nemmeno parziale – sino all’invio delle fatture in formato elettronico. Verrà presentata in consiglio una delibera per realizzare una sorta di “cassetto virtuale” per gli ordini, ossia un portale dove ogni Ordine potrà avere accesso, con proprie username e password, e dove potranno essere ricevute fatture elettroniche indirizzate a ciascun ente.

Giuseppe Catapano informa: Imposta sui contanti versati in banca e fatturazione elettronica tra privati

Venerdì prossimo il Governo presenterà il piano di attuazione dell’art. 9 della Delega fiscale con effetti a partire dal 1° gennaio 2017, che, si ipotizza, si fonderà su tre pilastri: scontrini e ricevute digitali; fatturazione elettronica tra privati; tracciabilità dei mezzi di pagamento. In particolare, il Governo intende dichiarare guerra al contante con l’introduzione di un’imposta di bollo proporzionale ai versamenti giornalieri superiori ai 200 euro. Poi, dal 2017 si renderà obbligatorio a commercianti, artigiani e professionisti la memorizzazione e la trasmissione telematica al fisco di tutti i corrispettivi giornalieri, per dire addio allo scontrino cartaceo. L’obbligo riguarderà anche la Gdo (supermercati, ipermercati, discount, ecc.) e tutti i soggetti che oggi sono sul mercato con i distributori automatici. Sempre a dal 1° gennaio 2017, scatterà l’obbligo di trasmettere i dati delle fatture emesse e di quelle rettificative, nonché delle fatture ricevute. La nuova fattura elettronica tra privati andrebbe a completare la digitalizzazione delle prestazioni di servizi e cessioni di beni che oggi vede impegnati soltanto i fornitori delle Pa.

Catapano Giuseppe osserva: Redditi di natura finanziaria: il sostituto d’imposta dipende dal regime fiscale

Nel caso in cui intervengano più intermediari nella riscossione dei proventi di natura finanziaria, l’individuazione del sostituto d’imposta che deve applicare le ritenute su tali redditi dipende dai differenti schemi operativi che vengono adottati. Questo è in sintesi quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n. 16/E del 16 febbraio 2015. Di norma, le società di gestione del risparmio (Sgr) tendono ad appoggiarsi, per le disponibilità liquide e per gli strumenti finanziari della propria clientela, presso una banca o un altro intermediario. Secondo l’Agenzia delle Entrate, quando la normativa fiscale non indica uno specifico sostituto d’imposta, questa figura è rappresentata dalla Sgr, in quanto intermediario più vicino al cliente. Fanno eccezione le ipotesi in cui il prelievo alla fonte deve essere effettuato ex lege direttamente dall’emittente, come nel caso di interessi di alcune obbligazioni e titoli similari non quotati o di dividendi di azioni non quotate.

Catapano Giuseppe: Una certificazione etica per il recupero crediti

Un sistema di certificazione etica dedicato alle società di recupero crediti. È il progetto sviluppato da LifeGate, società che si occupa di sviluppo sostenibile delle imprese, e SAI Global, ente di certificazione internazionale. Ethical Debt Collection, questa la denominazione della certificazione, dovrebbe certificare la trasparenza dell’operato delle società di recupero crediti, con ritorni positivi, e non solo economici, anche per le banche.

La positiva ripercussione di un approccio etico

A oggi i mancati pagamenti da parte delle famiglie italiane ammontano a 50 miliardi di euro e si registra un pagamento arretrato di 833 euro per ogni italiano (dati Codacons, 2014): le banche quindi non possono fare a meno di mettere in campo società di recupero crediti, ma non possono certo permettersi, in un tale momento di difficoltà, di perdere un cliente storico o, ancora peggio, subire un danno reputazionale a seguito di lamentele su social media e forum pubblici riguardo a una scorretta pratica di riscossione dei crediti.

«Con debiti maggiori e sempre più incagliati, il mercato del recupero crediti deve riuscire a creare valore – commenta Stefano Corti, Direttore Generale di LifeGate – seguendo un approccio sostenibile e competitivo. Impattando positivamente su tutta la filiera: Ethical Debt Collection”, rispetto ai precedenti standard, si concretizza in un manifesto di principi volti a garantire che il debitore venga trattato con il massimo rispetto, che la società di recupero crediti e l’esattore operino in condizioni lavorative ottimali e che l’azienda mandante sia soddisfatta del processo di recupero del credito a fronte di un’azione globale etica e rispettosa” tutelare quindi il consumatore, garantire una contrattualistica opportuna alle società di recupero crediti e, infine, tutelare anche il mandante, che potrà affidarsi a un operatore che agisce in maniera sostenibile».

Parametri di costruzione della certificazione

La creazione dello standard si è articolata su tre diverse fasi: la prima, di analisi, poi il coinvolgimento degli stakeholder e, infine, la stesura del disciplinare. Nella prima fase, si è creato un benchmarking (nazionale e internazionale) tra i riferimenti normativi e i codici deontologici di riferimento, attraverso una mappatura dei processi di attività del recupero crediti e l’analisi SWOT del sistema. Nella seconda fase, invece, sono stati coinvolti gli stakeholder (reti esattoriali, società mandatarie e debitori), per identificare le criticità e i punti di miglioramento del processo di recupero crediti e definire, quindi, una scala di valori riferita ai vari requisiti dello standard. Infine, è stato elaborato il disciplinare, in cui sono presenti 120 parametri di riferimento suddivisi tra una area generale e due aree specifiche: phone collection e riscossione a domicilio.

«A questi parametri obbligatori, abbiamo poi aggiunto dei criteri facoltativi, che dimostrano il desiderio da parte della società di implementare un sistema di gestione migliore – spiega Davide Marzetto, Head of Audit Certification & Scheme Management SAI Global. A seconda della presenza o meno di questi criteri non vincolanti, le società possono ottenere tre livelli di certificazione: golden (per chi segue dall’86 al 100% dei criteri facoltativi), silver (51%-85%) e infine bronze (0-50%)».

Il processo di certificazione

Per ottenere la certificazione, le società devono procedere, in primis, con un processo di autocertificazione da inviate al comitato dello standard, che ne verifica il livello di conformità iniziale e propone, dunque, degli eventi formativi con consulenti esterni qualificati. In un secondo tempo, si avvia la “verifica in campo”: un controllo sulla reale applicazione dello standard all’interno della organizzazione, sondando persone e processi con interviste a vari livelli. Infine, passata la check-list, la valutazione conclusiva passa nelle mani di un Comitato Tecnico che valuta se la società opera effettivamente secondo lo standard: a seconda del risultato, si può procedere con una azione correttiva o rilasciare direttamente la certificazione. «Inoltre, l’attestato di riconoscimento ha validità triennale dalla data di emissione – conclude Corti. L’organizzazione è anche sottoposta a visite periodiche annuali per verificare la corretta applicazione dello standard e il suo mantenimento».