Giuseppe Catapano: Tax ruling, Fca e Starbucks dovranno restituire a Lussemburgo e Olanda tra i 20 e i 30 mln di euro

giucatap214Fca dovrà restituire al Lussemburgo tra i 20 milioni e i 30 milioni di euro.
Lo ha stabilito la Commissione europea dopo 15 mesi di indagini sul trattamento fiscale privilegiato (“tax ruling”) di cui la filiale lussemburghese del gruppo automobilistico, Fiat Finance and Trade, ha goduto, con “una riduzione indebita dell’onere fiscale per almeno 20-30 milioni dal 2012 a oggi”.
L’esborso è decisamente inferiore alle cifre circolate ieri dopo le indiscrezioni del Financial Times su una possibile sanzione fino a 200 milioni di euro. D’altro canto era stata la stessa Fca a parlare ieri pomeriggio di un possibile esito non “significativo rispetto ai risultati consuntivati dal Gruppo”.
Oltre alla Fiat, anche l’americana Starbucks dovrà restituire un importo analogo all’Olanda. Bruxelles ha precisato che l’ammontare esatto delle tasse da recuperare dovrà essere determinato dalle autorità fiscali lussemburghesi e olandesi sulla base della metodologia stabilita dalla Commissione nelle due decisioni.
“Spero che le decisioni odierne facciano passare questo messaggio negli Stati membri, a livello di governi e imprese”, ha affermato la commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager. “Tutte le imprese, grandi o piccole, multinazionali o non, devono pagare la loro giusta quota di tasse”.
L’ammontare delle cifre da recuperare “non è spettacolare”, ha poi ammesso la Vestager durante una conferenza stampa di illustrazione. Tuttavia, “penso che la rilevanza dipende dalle tasse che non sono state pagate. Le due società hanno pagato meno 0,6 milioni, in un caso, e meno 0,4 milioni nell’altro, anche se 20-30 milioni non è spettacolare è molto di più di quello che hanno pagato prima. E comunque – ha detto – è una questione di principio”.

Il Granducato: non condividiamo la decisione Ue. “Il Lussemburgo non condivide il parere della Commissione europea in merito alla questione Fiat Finance and Trade (da un anno a questa parte Fiat Chrysler Finance Europe), e si riserva ogni diritto. Il Lussemburgo esaminerà con la dovuta attenzione la decisione della Commissione e il suo razionale giuridico”.
E’ quanto si legge in una nota del Granducato diffusa dopo la pronuncia della Commissione europea sugli illeciti aiuti di stato concessi alla finanziaria del gruppo Fca. “Il Lussemburgo – prosegue la nota – prende atto che la Commissione ha utilizzato criteri inediti per stabilire l’effettiva presenza di aiuto di Stato. In particolare, la Commissione non dimostra in alcun modo l’esistenza di un vantaggio selettivo concesso a Fiat Finance and Trade nell’ambito del quadro giuridico nazionale. Il Lussemburgo ritiene di non aver concesso a Fiat Finance and Trade un aiuto di Stato incompatibile con il mercato interno, ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea”.
“Il Lussemburgo rispetta le norme internazionali, in particolare quelle relative al principio della libera concorrenza (arm’s length principle) applicabili in materia di prezzi di trasferimento, come anche le norme in materia di aiuti di Stato”, conclude il governo del Granducato nella nota.

Olanda, governo “sorpreso”. Il governo olandese si è detto sorpreso della decisione dell’Unione europea di dichiarare illegali degli accordi fiscali garantiti a Starbucks corp. “Il gabinetto è sorpreso della decisione dell’Unione europea, secondo cui Starbucks avrebbe ricevuto aiuti di stato illeciti”, ha dichiarato il governo. La decisione “solleva varie problematiche e dovrà essere presa in attenta considerazione”. “L’Olanda è convinta che siano stati applicati gli standard internazionali attualmente in vigore e dunque analizzerà attentamente le critiche della Commissione prima di prendere una decisione su cosa fare in seguito”, ha proseguito il governo.

Fca ribadisce: nessun aiuto di Stato in Lussemburgo. Fca ribadisce di non aver avuto “alcun aiuto di Stato in Lussemburgo”. Così un portavoce dell’azienda, interpellato in merito alla decisione della Commissione europea, ha ribadito quanto affermato ieri in un comunicato. “Fcf, la controllata di Fca in Lussemburgo – si diceva nella nota diramata ieri – non ha mai perseguito deroghe alle norme generali attraverso esenzioni o facilitazioni non generalmente accessibili nel sistema fiscale lussemburghese”.
E ancora “Fca ribadisce che Fcf non ha ottenuto alcun aiuto di stato e che qualsivoglia esito della questione non sarebbe significativo rispetto ai risultati consuntivati dal Gruppo”.

Starbucks: ci sono diversi errori. E annuncia ricorso. Starbucks annuncia la sua intenzione di ricorrere in appello contro la decisione Ue secondo cui dovrà restituire all’Olanda “almeno 20-30 milioni” di euro per le agevolazioni fiscali ricevute. “Starbucks – spiega un portavoce della società – condivide le preoccupazioni espresse dal governo olandese, secondo cui ci sono diversi errori nella decisione e pensiamo di appellarci poiché abbiamo seguito le regole olandese e dell’Ocse accessibili a tutti”. “Starbucks – prosegue la nota – si è uniformata a tutte regole Ocse, alle direttive e alle leggi e conferma il suo processo di riforma fiscale. Starbucks ha pagato un’aliquota fiscale globale media del 33%, ben oltre il l’aliquota media del 18,5% pagata da altre grandi compagnie Usa”.

Giuseppe Catapano: L’Anci rema contro l’Ancitel

giucatap177Un clamoroso autogol, un’operazione masochistica, un esempio di «tafazzismo» aziendale. A metterlo a segno è l’Anci, accusata di farsi concorrenza in casa propria e di pagare all’esterno servizi che produce attraverso la controllata Ancitel. La società, oggetto di una contestata operazione di aumento di capitale che dovrebbe consentire l’ingresso di un partner privato (si veda ItaliaOggi del 25/9/2015) ma che non dà ai 120 dipendenti sufficienti certezze sul mantenimento dei livelli occupazionali, torna a far parlare di sé perché, attraverso i sindacati, accusa apertamente l’azionista di maggioranza di remare contro il proprio core business.

A far salire nuovamente il termometro della tensione (dopo una brevissima tregua susseguente alla decisione delle sigle sindacali di sospendere lo sciopero proclamato per il 6 ottobre, a seguito dell’incontro con il presidente di Anci Piero Fassino) sono le lettere che in questi giorni l’Anci sta inviando a tutti i comuni per promuovere un accordo editoriale concluso con il quotidiano Il Sole 24 ore. Un accordo che prevede l’accesso gratuito per i municipi a un quotidiano online realizzato in partnership tra l’associazione e il giornale di Confindustria. Fin qui nulla di strano, se non fosse che, accusano i sindacati, i prodotti editoriali oggetto dell’accordo si sovrappongo «quasi totalmente a parte dei servizi erogati da Ancitel da oltre un ventennio, servizi che contribuiscono al fatturato dell’azienda per oltre 2,5 milioni di euro».

In pratica, un accordo di concorrenza sleale in casa propria, aggravato dal fatto, denunciano in un comunicato le segreterie nazionali della Uilm e della Fiom che stanno seguendo la vertenza, che per concludere l’intesa l’Anci ha pagato al Sole una cifra intorno ai 500 mila euro.

I sindacati sono in fibrillazione. E non solo per l’offensiva concorrenziale che questa intesa lancia ai servizi di base dell’Ancitel, («quale sindaco continuerà a pagare l’abbonamento ai servizi di base Ancitel quando potrà fruire di un servizio gratuito molto simile da Il Sole 24 ore?», si chiedono) ma soprattutto perché questo accordo si colloca nel bel mezzo di una trattativa molto delicata che dovrebbe portare a conoscere, nel giro di pochi giorni, chi comanderà nella nuova Ancitel.

Giuseppe Catapano: Tangenti, in manette il vicepresidente della giunta lombarda Mantovani. Indagato Garavaglia

giucatap132Il vicepresidente della Giunta regionale lombarda ed ex assessore alla Sanità Mario Mantovani è stato arrestato con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano. Assieme a lui sono finiti in manette il suo collaboratore Giacomo Di Capua e un ingegnere del provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, Angelo Bianchi. Secondo quanto confermano fonti investigative, è inoltre indagato per turbativa d’asta anche l’assessore all’Economia del Pirellone, Massimo Garavaglia, ex parlamentare della Lega, perquisito stamane dalla guardia di finanza.
Tra le condotte illecite contestate a Mantovani, gare pilotate sugli appalti per la gestione del trasporto di malati dializzati. Turbative d’asta su opere pubbliche, come la ristrutturazione di alcuni edifici scolastici del comune di Arconate. E ancora, pressioni sul Provveditorato alle opere pubbliche di Lombardia e Liguria per far riacquisire il ruolo di responsabile unico del procedimento ad Angelo Bianchi, sotto inchiesta a Sondrio. Inoltre, stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, Mantovani avrebbe ottenuto gratuitamente lavori di ristrutturazione in immobili di sua proprietà e in case di riposo riconducibili a sue società in cambio del conferimento di incarichi pubblici all’ingegnere che le ha eseguite. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti e condotta dal pm Giovanni Polizzi, è nata in seguito all’esposto presentato in Procura da Alfio Leonardi, dirigente del ministero delle Infrasttrutture e dei Trasporti in servizio al Provveditorato delle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria. L’arresto di Mantovani, sempre da quanto si è saputo, è stato chiesto nei mesi scorsi ma è stato accolto solo oggi dal gip Stefania Pepe.
Mario Mantovani (FI) sarebbe dovuto intervenire oggi alla “Giornata della Trasparenza” a Palazzo Lombardia. L’incontro, organizzato dalla Regione e dal Consiglio regionale, è iniziato attorno alle 9.30. Alla “Giornata della Trasparenza” era previsto anche l’intervento del governatore Roberto Maroni che, però, avrebbe cambiato programma e non dovrebbe più intervenire all’incontro.

Maroni: sono stupito. “Sono rimasto stupito dell’arresto del vicepresidente e assessore Mantovani e mi auguro che sarà in grado di dimostrare la sua correttezza. Da quanto si apprende, la gran parte delle contestazioni che gli vengono rivolte sono estranee al suo incarico in Regione”, ha dicharato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni.

Berlusconi: Mantovani persona corretta, stupiti da inchiesta. “Ci ha stupito molto questa inchiesta di cui non sapevamo nulla. Francamente conosciamo Mantovani come persona corretta e siamo in attesa di notizie”. Lo ha detto Silvio Berlusconi arrivando a Palazzo Madama per un’assemblea con i parlamentari di Forza Italia, commentando l’arresto dell’esponente azzurro in Lombardia.

Giuseppe Catapano: Antitrust, uno Sportello per raccogliere le segnalazioni

giucatap131Si chiama “Sportello Antitrust” e sarà lo strumento più diretto per inviare segnalazioni, scritte o vocali, all`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Da oggi, è a disposizione del consumatore nell`home page del sito Internet dell`Agcm.
Lo “Sportello” – informa l’Autorità – servirà a raggruppare le diverse funzioni già svolte in precedenza e a convogliare le segnalazioni in arrivo. Sono tre i canali utilizzabili: il messaggio on line, attraverso il “form” che si apre automaticamente cliccando sulla prima icona a forma di busta; la chiamata telefonica gratuita al numero verde 800-166661; oppure un semplice Tweet nei consueti 140 caratteri previsti dal social network (@antitrust_it). Rimane, naturalmente, anche la possibilità di inviare una lettera per posta ordinaria all`indirizzo: Agcm – piazza Verdi, 6a – 00198 Roma.
Le segnalazioni, regolarmente protocollate, verranno poi smistate – come di consueto – alle varie Direzioni competenti, in modo da essere valutate nel merito. I funzionari dell`Agcm ne verificheranno quindi l`attendibilità e la fondatezza, per rimettere al Collegio dell`Autorità la decisione se avviare un`istruttoria o archiviare, richiedere impegni specifici alle imprese o esercitare una “moral suasion” in caso di mancato rispetto della normativa antitrust.
Nello stesso “Sportello”, è compresa una quarta icona che riassume e illustra i diritti dei consumatori, secondo la direttiva europea in vigore dal 14 giugno 2014 recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio dello stesso anno. Le novità principali riguardano i contratti a distanza, stipulati via Internet e comunque fuori dai locali commerciali: dall`ampliamento della durata del diritto di ripensamento (14 giorni) fino ai tempi per ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati (entro i 14 successivi al recesso). Questa normativa, inoltre, affida in esclusiva all`Antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati.

Giuseppe Catapano: Multinazionali sotto tiro

ANGEL GURRIA OCSE

Sono finiti i tempi nei quali la lotta all’evasione fiscale si faceva criminalizzando prima partite Iva e piccole e medie imprese e poi introducendo adempimenti e sanzioni sempre più draconiani. Metodo Visco, tanto per intenderci. Ora gli stati più ricchi si sono resi conto che l’evasione più pericolosa è quella delle società multinazionali e che senza un accordo politico a livello internazionale non è possibile fare nessun passo in avanti. I fatti sembrano dargli ragione. Venerdì scorso, infatti, i ministri delle finanze del G20 hanno discusso a Lima il pacchetto Beps (Base erosion and profit shifting) con l’obiettivo di mettere a punto una strategia comune per contrastare l’elusione internazionale che, secondo i calcoli dell’Ocse, sottrae agli stati produttori di ricchezza tra i 100 e i 240 miliardi di dollari l’anno.

I paesi occidentali, oberati da debiti pubblici sempre più pesanti e livelli di pressione fiscale al limite del tollerabile, non possono più tollerare che società come Google, Amazon, Facebook, tanto per citare quelle più note, facciano profitti stellari versando imposte ridicole grazie a una sapiente attività di pianificazione fiscale internazionale. Nell’anno d’imposta 2012 Amazon ha versato alle casse dell’erario italiano meno di un milione di euro, Google 1,8 milioni, Facebook 132 mila euro.

Il pacchetto commissionato dal G20 e messo a punto in due anni di lavoro dall’Ocse non ha ancora natura vincolante, richiede infatti di essere recepito a livello nazionale. Questo potrebbe richiedere del tempo e avere come effetto una parziale difformità delle norme di recepimento. Ma non c’è dubbio che da quando è risultata chiara la volontà politica dei paesi più importanti di porre un freno all’evasione e all’elusione internazionali, le cose stanno cambiando molto velocemente. Chi poteva immaginare pochi anni fa che i paradisi fiscali si sarebbero aperti alla trasparenza e alla collaborazione più ampia? Il clima è decisamente mutato. Lo dimostra il successo della voluntary disclosure italiana, nonostante tutti i pasticci combinati dal legislatore, che sembra più impegnato a scoraggiare l’adesione, invece di favorirla: senza una forte percezione del rischio legato al possesso di capitali non dichiarati, ben pochi contribuenti avrebbero chiesto la regolarizzazione.

La maggior parte dei paesi, di fatto, si sta già muovendo sulla scia degli orientamenti ora formalizzati dall’organizzazione parigina. Per esempio il patent box e la cooperative compliance, la disciplina della stabile organizzazione, la stessa definizione dell’abuso di diritto di recente approvati dal parlamento italiano, sono già tarati sui parametri Ocse. Ci sono poi alcune misure che entreranno in vigore in tempi abbastanza veloci. Scatterà per esempio dal 1° gennaio 2016 il country by country reporting, cioè l’obbligo, per le multinazionali con fatturato superiore a 750 mila euro, di comunicare al fisco dati importanti come fatturato, utile, imposte pagate, numero di dipendenti. Dati che saranno scambiati tra le amministrazioni dei diversi paesi per contrastare il fenomeno dello spostamento di profitti verso paesi a fiscalità privilegiata tramite un transfer pricing ben al di sopra del valore di mercato. L’abuso dei prezzi di trasferimento è anche l’obiettivo di una serie di regole individuate dall’Ocse che, una volta acquisite dai consulenti fiscali delle grandi società, di fatto finiranno per essere applicate anche prima della loro formalizzazione in norme giuridiche nei vari paesi per evitare rischi di accertamenti fiscali negli anni a venire. E non è nemmeno pensabile che nei prossimi anni la tensione degli stati su questo fronte torni ad allentarsi. I problemi di bilancio di tutti i paesi produttori sembrano destinati ad aggravarsi invece che a ridursi e questo renderà ineludibile la ricerca di nuove entrate fiscali. Indietro non si torna.

Non c’è dubbio che questo cambio repentino di atteggiamento creerà qualche problema alle imprese multinazionali che potrebbero in molti casi essere costrette a rivedere il loro assetto societario. Ed è facile prevedere che per minimizzare il rischio di accertamenti fiscali si potenzierà l’istituto del ruling, cioè il dialogo preventivo tra impresa e amministrazione (non è un caso se il nostro legislatore, con il decreto legislativo n. 156, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre ne ha aggiornato la disciplina). Meglio accordarsi prima che tentare di fare i furbi e poi subire danni economici e d’immagine, potenzialmente devastanti.

Giuseppe Catapano: In Sicilia 350 mila ruoli ai morti

giucatap110In Sicilia i morti non contano. Ci sono infatti, il dato è aggiornato a giugno 2015, 350 mila morti che i comuni della regione vogliono mantenere in vita per non perdere la possibilità di redigere i propri bilanci di previsione di entrate ma soprattutto di uscite. Dovendo riconoscere che il titolare della cartella esattoriale è passato a miglior vita quello che è un credito da poter indicare nei residui attivi dando una qualche flessibilità al fabbisogno di spesa, scomparirebbe. A raccontarlo è il presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo a ItaliaOggi: «Sono 350 mila i contribuenti siciliani contitolari di ruoli esattoriali invalidi a causa del decesso del contribuente. Decesso che non viene registrato adeguatamente e tempestivamente dal comune. Noi ce ne accorgiamo una volta che abbiamo attivato le procedure di notifica con le relative spese. Ed è difficilissimo fare in modo che il comune attivi lo sgravio del ruolo». Così tra una storia di ordinaria follia burocratica e l’altra, Riscossione Sicilia, la società di riscossione dell’isola, di proprietà quasi totale della regione, fino all’anno scorso a fronte di 5,7 miliardi di ruoli in carico riusciva a riportare nelle casse dello stato 480 milioni. «Ora però», commenta Fiumefreddo, «qualcosa è cambiato. Quest’anno abbiamo incrementato il riscosso del 23% e continuiamo a puntare ai grandi evasori dell’isola».  Il presidente della società di riscossione tributi deve fronteggiare una situazione dei conti per niente rosea. Come anticipato da ItaliaOggi del 3/10/2015, infatti, la società viaggia, se non si prenderanno gli opportuni provvedimenti, verso il default. «Il debito a fine anno», precisa Fiumefreddo, «sarà di circa 15 milioni di euro, con gli interventi che stiamo mettendo a punto, e comunque, con il dato certo di bilancio, si apriranno due strade: la ricapitalizzazione o portare i libri in tribunale».

Giuseppe Catapano: Gianluca Pini (Lega) dice “Laura Boldrini non sa un c… capra”

giucatap92ROMA – “Non capisci un cazzo, incapace, vattene, capra”. Un furioso Gianluca Pini, deputato leghista, si è rivolto così a Laura Boldrini, presidente della Camera. Mentre il capogruppo della Lega Massimiliano Fedriga stava finendo il suo intervento, l’intervento della Boldrini ha scatenato la reazione di Pini. Purtroppo per lui, il microfono del suo scranno era acceso per la diretta web della seduta parlamentare. Alla Camera è muro contro muro tra la Lega e la presidente Laura Boldrini sulla legge sulla cittadinanza. La Lega, che con Fdi è radicalmente contraria al provvedimento già approvato dal Senato, chiede di poter esaminare un numero emendamenti al testo maggiore rispetto a quello che è stato concesso dalla presidente della Camera sulla base del contingentamento dei tempi. Ma Boldrini, confortata dai funzionari, nicchia e si barrica dietro la prassi ed il regolamento, scatenando l’ira del Carroccio, cui non concede la convocazione della conferenza dei capigruppo. Ed è bagarre: con la Lega che annuncia per domani un sit dei propri parlamentari a piazza Montecitorio “contro la legge sullo ius soli e per protestare sulla conduzione dei lavori parlamentari dei presidenti di Camera e Senato”. Ma la presidente di Montecitorio tiene duro: “Non soccombo”, dice ai capigruppo: e farà riprendere le votazioni in Aula sui 38 emendamenti al testo già domani. E’ già sera quando, bocciate le pregiudiziali sul provvedimento e la richiesta avanzata da Ignazio La Russa di Fdi di far slittare alla prossima settimana l’inizio dell’esame del provvedimento sullo Ius soli, la Lega chiede, a colpi di richiami al regolamento, di poter segnalare più emendamenti di quelli concessi dalla presidenza.

Giuseppe Catapano: Canone Rai giù fino a 80 euro in 3 anni. Altra casa non paga

giucatap91ROMA – A Palazzo Chigi, nonostante obiezioni e opposizioni, restano innamorati dell’idea del mettere il canone Rai nella bolletta elettrica. E anche le compagnie che forniscono l’elettricità cominciano a farsene una ragione: già chiedono come e quanto saranno rimborsate per le spese di esazione, insomma vogliono dallo Stato un po’ di soldi per il disturbo. A Palazzo Chigi hanno anche cominciato, con notevole ritardo, a farsi i conti. Per scoprire l’ovvio. con un canone di 100 euro pagato da tutti (oggi l’evasione è stimata intorno al trenta per cento) la Rai fa troppi soldi. Già, aritmetica dice che un canone di 113,5 euro pagato dal 70 per cento scarso dei contribuenti se lo abbassi a 100 euro ma garantisci la moltiplicazione per il 100 per cento quasi della platea ottieni una miliardata di euro in più per la Rai. Troppi, lo sconto da 113,5 a 100 euro in cambio del canone in bolletta è troppo basso. Quindi si pensa di arrivare ad un canone di 80 euro. Cento euro di canone nel 2016, che scende a novanta nel 2017 e a ottanta nel 2018. Da 113,5 a 80 euro in tre anni: un cammino lungo e lento. La direzione è giusta ma non ci siamo. Se Palazzo Chigi vuol pareggiare i conti, dare alla Rai quel che oggi ha stroncando l’evasione il canone dovrebbe essere intorno ai 70 euro e dal 2017 se non da subito. A meno che non si stabilisca che la Rai rinuncia ad una fetta della raccolta pubblicitaria (in una rete) e allora vada per così dire risarcita con un canone certo, in bolletta e a 80 euro appunto tra tre anni. Un equivoco comunque si è chiarito: seconde e terze case non pagheranno secondi e terzi canoni. Non ci sarà il canone in ogni bolletta ad ogni indirizzo. Era ovvio ma è stato bene che il Ministero del Tesoro abbia chiarito e che la precisazione sia finita nero su bianco (in questo caso La Stampa articolo Francesca Schianchi).

Giuseppe Catapano: Bimbo con allergia grave salvato con il lavaggio del sangue

giucatap90ROMA – Potrà avere una vita più normale grazie ad una tecnica nuova, il lavaggio del sangue. Tutto grazie ad una operazione eseguita per la prima volta al mondo. Un bambino di 7 anni è stato salvato da una grave allergia utilizzando per la prima volta al mondo il ”lavaggio del sangue” dagli anticorpi responsabili del suo stato stato per il quale i farmaci non erano più efficaci. E’ avvenuto all’ospedale Bambino Gesù di Roma e l’articolo è stato pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics. Michele era affetto da una gravissima forma di allergia alimentare (latte, uova, pesce, frutta) con asma, che gli aveva provocato diverse crisi. Con questo trattamento si apre cosi’ una nuova strada di cura delle allergie più gravi. Il trattamento non è una cura definitiva ma ha permesso per la prima volta di abbassare in modo importante il livello della malattia tenendola sotto controllo e migliorando la qualità di vita del piccolo che ora sta bene. Spiega Repubblica: Una novità che avrà importanti ricadute sociali. L’allergia alimentare colpisce mediamente l’1,5% della popolazione generale, con una spiccata prevalenza nei primi anni di vita: si manifesta nel 2-3% dei bambini entro i primi 24 mesi di vita, mentre tende a diminuire con l’età. In Italia si stima che oltre 250.000 bambini e ragazzi sotto i 18 anni abbiano una allergia a qualche alimento. “Questa procedura apre nuove strade alla cura delle allergie ed è indicata per i bambini affetti da tutte le forme più gravi della malattia allergica, anafilassi, dermatite atopica e asma grave che non possono assumere il farmaco specifico” sottolinea Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù.

Giuseppe Catapano: Isis, Putin la guerra la fa, Obama no. Italia fa..le comiche

giucatap89ROMA – Vladimir Putin la guerra all’Isis la fa. Dal cielo, dal mare e da terra. I caccia bombardieri russi attaccano sistematicamente, i missili partono dalle navi della flotta lontana anche 1.500 chilometri, stivali russi sono dietro e al fianco dell’offensiva di terra con cui Damasco sta andando a riprendesi il nord-ovest della Siria. Valdimir Putin la guerra la fa e la fa sul serio. La sua aviazione, marina e corpi speciali attaccano tutti i ribelli al regime di Damasco. Tutti, proprio tutti. Compresi i ribelli filo occidentali, i moderati, i non islamisti. Usa e Europa si indignano per questo e fieramente protestano. Ma nel teatro siriano moderato è stato battezzato Al-Nusra, cioè Al Quaeda! Purtroppo i filo occidentali, non islamisti, moderati e laici in Siria sono sparuta minoranza, praticamente non esistono. E se nonostante la loro esiguità numerica (gli Usa confessano di non essere mai riusciti ad arruolarne e addestrarne più di qualche decina!) dovessero vincere, dovessero entrare a Damasco dopo il collasso di Assad, allora moderati, non islamisti, laici, democratici sarebbero d’un lampo e in un boccone fagocitati da Isis nelle sue varie incarnazioni. Le cose stanno così e non altrimenti. Così è stato ed è in Libia. Così è in Yemen. Così in Somalia. Così in mezzo Iraq. Così dovunque c’è l’ideologia armata e conquistatrice detta Isis. Anche in Egitto, non ci fosse il despota Al Sisi, i moderati avrebbero già lasciato il campo e l’Egitto sarebbe altra base Isis. Non c’è, qui e oggi, nell’arco di crisi che va dall’Afghanistan alla Nigeria, una terza realtà. O le teocrazia armata e combattente modello Isis o despoti, dittatori, regimi autoritari. Putin ha capito, vede la realtà e fa la guerra all’Isis appoggiandosi e appoggiando un regime autoritario. Oggi infatti non c’è altro vero modo di far la guerra sul serio all’Isis. Obama la guerra non la fa. La mima, la tiene al minimo regime possibile. Non fa la guerra sul serio, distingue. Immagina, quasi inventa, opposizioni moderate ad Assad. Obama è l’Occidente, siamo noi. Noi che abbiamo immaginato, quasi inventato primavere democratiche arabe. Noi che non vogliamo stivali delle nostre truppe in nessun luogo. Noi che vorremmo mollare l’Afghanistan dove la guerra non finisce mai. E l’Iraq e la Siria e la Somalia e la Libia. Lasciare, giustamente lasciare, tutti questi paesi e tutti i paesi agli afgani, iracheni, siriani, somali, libici democratici, moderati, laici, musulmani ma non islamisti alla riconquista del mondo. Solo che questi a cui vorremmo lasciare tutti i paesi in questi paesi semplicemente non ci sono. Quindi lasciare vuol dire inevitabilmente lasciare agli altri, a Isis o come vi pare di chiamarla. Per questo Obama la guerra non la fa sul serio, perché pensa di poterla fare con e per chi di fatto non c’è. Magari ci sarà domani, magari…Oggi non c’è. L’Italia fa…le comiche. Si consulti il Parlamento! Si pronunci il Parlamento! Per chi avesse la bontà e il buon gusto di ricordarsene il Parlamento si è già pronunciato con un sì alla missione militare di appoggio al governo iracheno e alle autorità curde. Il Parlamento ha detto sì all’invio di armi e istruttori che sono là da mesi. Il Parlamento ha detto sì all’invio di caccia bombardieri Tornado che fanno ricognizione. Cioè volano, indicano i bersagli. Poi bombardano gli olandesi. Il Parlamento italiano ha già detto sì all’Italia nell’allaenza militare che combatte, fa, più o meno, la guerra all’Isis. Ma la gag comica “si pronunci il Parlamento” non prevede e consente memoria. Già, ma stavolta si tratta di sparare davvero, bombardare davvero, di guerra vera. Perché prima, mentre cerchi i bersagli nemici, è gita? Se l’Isis avesse, e domani potrebbe averla, robusta contro aerea e tirasse un missile a un Tornado italiano in ricognizione avvertiamo quelli a Raqqa che come da mozione parlamentare Italia non spara e quindi richiamino il missile? Si pronunci il Parlamento e sia ma su cosa si deve pronunciare, sulla neutralità italiana tra chi taglia gole e teste e chi bombarda? Su una risoluzione che ci collochi in una terra di mezzo tra gli uni e gli altri? L’Italia fa le comiche. Le comiche di coloro impropriamente definiti pacifisti. Il pacifismo, anzi la pace sono la migliore opzione, assolutamente la migliore. Fino a che non ti tagliano la gola. Allora il pacifismo diventa altra cosa. Da noi, tranne pochi casi di effettiva coscienza, è gag comiziale e parlamentare appunto. Non molti ricordano che l’Italia fu in grado di a lungo dibattere e parlamentarmente sostenere che quando unità militari italiane all’estero finivano sotto fuoco nemico per decidere se rispondere o no al fuoco doveva appunto decidere il Parlamento con le apposite commissioni. “Qui Kabul, periferia ovest, ci sparano, che facciamo..?”. “Ok, avvertiamo Commissione Senato e Camera, si riuniranno d’urgenza, vi faranno sapere. Se non ci sono emendamenti in 24/48 ore la risposta.” L’abbiamo fatto, l’abbiamo fatto davvero. L’Italia, appunto le comiche.