Giuseppe Catapano: Riaperta la stazione di Budapest, assalto dei migranti ai treni

01092015_101118687La principale stazione ferroviaria di Budapest è stata riaperta alle centinaia di migranti che per due giorni sono rimasti davanti all’ingresso. Secondo quanto riferito dai media locali, dopo che la polizia ungherese ha lasciato l’ingresso della stazione, i migranti hanno iniziato a stiparsi all’interno di un treno. Il primo convoglio con i migranti è partito. E’ diretto a Sopron, al confine ungherese con l’Austria. E’ previsto anche un altro treno per la stessa destinazione.

ORBAN A BRUXELLES – Proprio oggi il premier dell’Ungheria, Viktor Orban, ha incontrato a Bruxelles il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per discutere dell’emergenza migranti. Il forte afflusso di migranti in Ungheria “non è un problema ungherese, ma tedesco. Nessuno vuole stare in Ungheria o in Estonia. Tutti vogliono andare in Germania”, ha detto il premier ungherese al termine di un incontro con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. In ogni caso, ha sottolineato, tutti i migranti attualmente alla stazione di Budapest “saranno registrati”.

“Il trattato di Schengen è minacciato. Noi ungheresi beneficiamo della libertà di circolazione e vogliamo difenderla. E per questo difendiamo le frontiere esterne”, ha sottolineato. Per Orban “i cittadini ungheresi ed europei sono pieni di paura perché i premier e i leader politici europei hanno dimostrato di non essere in grado di gestire la situazione”.

Il premier ungherese ha sottolineato che “controllare le frontiere esterne è compito degli Stati membri. Nell’ultimo vertice europeo avevamo deciso che i Paesi di Schengen dovessero rafforzare i controlli alle frontiere esterne e sono venuto a Bruxelles a dire che l’Ungheria ha fatto tutto il possibile per applicare le regole, installando delle barriere fisiche e aumentando i controlli”. Per questo, ha aggiunto, “non bisogna criticare l’Ungheria per quello che il Paese è obbligato a fare per rispettare le regole europee”.

“Se l’Unione europea continua con questa politica migratoria, che accetta chiunque, arriveranno ai suoi confini decine di milioni di persone” ha incalzato Orban al termine di una seria di incontri con i vertici delle istituzioni Ue. “Moltissime delle persone che arrivano ai confini della Ue non sono rifugiati, ma sono alla ricerca di una vita migliore. Non dobbiamo però creare illusioni, se si accetteranno tutti, sarà la fine dell’Europa”, ha aggiunto.

Per il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz per alleviare i problemi causati dal forte afflusso di migranti in Europa “serve un sistema di redistribuzione basato su parametri giusti. Se si concentrano tutti i migranti in pochi Paesi, quello diventa un problema”. Schulz ha riconosciuto che “il trattato di Schengen è minacciato”, ma ha definito “sbagliato” l’approccio di Orban alla gestione dell’immigrazione, definita un problema tedesco.

“E’ sbagliato dire che tutti i migranti vogliono andare in Germania. E’ vero che l’Ungheria è sotto pressione, ma servono regole comuni per affrontare questo fenomeno”. Schulz ha invitato a “trovare una base comune per gestire l’immigrazione legale verso l’Europa e regole comuni per la protezione temporale dei richiedenti asilo. Anche per l’Ungheria sarebbe meglio far parte di una soluzione comune”.

Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, durante un incontro a Bruxelles Orban ha detto: “E’ lecito ritenere che vedremo più di mezzo milione di arrivi irregolari alle frontiere europee quest’anno, si tratta in parte di richiedenti asilo provenienti dalla Siria e da altrove”, ha spiegato il funzionario avvertendo che l’Ue intende adempiere alle proprie responsabilità ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, ma “questo non può essere fatto sacrificando l’ordine pubblico”.

ESODO SENZA FINE – Intanto, continuano gli sbarchi. E’ arrivata a Cagliari qualche minuto dopo le 7 la nave norvegese Siem Pilot con a bordo 781 migranti salvati a largo delle coste libiche tra domenica e lunedì nelle operazioni di salvataggio coordinate dalla Guardia costiera italiana.

La nave con i migranti, dei quali 595 uomini, 175 donne e 11 bambini, che ha a bordo anche quattro cadaveri, è attraccata al Molo Rinascita dov’è stato allestito il punto di prima assistenza della Protezione civile regionale.

Catapano Giuseppe: Roma, Marino vara la nuova giunta. Primo sgambetto da Sel

IGNAZIO MARINO

IGNAZIO MARINO

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha completato la nuova giunta capitolina, in cui sono entrati Marco Causi (vicesindaco con delega al Bilancio), Marco Rossi Doria (assessore a Scuola e

Periferie), Stefano Esposito (Trasporti) e Luigina Di Liegro (Turismo). Causi ed Esposito non lasceranno le loro poltrone da parlamentari ma rinunceranno agli stipendi che spetterebbero loro in Campidoglio. Nata a Gaeta e trasferitasi da piccola con la famiglia negli Usa, Di Liegro e’ nipote di don Luigi, fondatore della Caritas diocesana a Roma, ed e’ stata gia’ assessore alle Politiche della sicurezza del Lazio. Piemontese, parlamentare dal 2008, Esposito e’ noto per le sue posizioni ‘pro Tav’, che in passato gli hanno procurato minacce dal movimento antagonista: il senatore dem e’ anche membro della commissione antimafia e, a seguito dell’inchiesta su Mafia Capitale, commissario del partito nel territorio di Ostia.
Marco Rossi Doria, ex sottosegretario all’Istruzione nei governi Monti e Letta, rimpiazza Paolo Masini.
“Matteo Renzi – ha premesso Marino presentando i nuovi assessori – ha ragione nell’affermare che l’amministrazione di una citta’ vada valutata per cio’ che ha fatto e per cio’ che fa. Quando mi sono insediato, anche se non credevo che avrei trovato una situazione di rigore e legalita’, non immaginavo di trovare le casse vuote, un disavanzo di quasi un miliardo di euro e la criminalita’ organizzata: mancavano solo le mine antiuomo. Non ho mai percepito un pressing per le mie dimissioni – ha proseguito il primo cittadino della capitale – mi sento solido e sento la solidita’ del governo”.
Il sindaco ha poi illustrato il suo “programma di mid-term”, perche’ dopo “due anni per cambiare il modo di governare la citta’, abbiamo tre anni per cambiare la citta’”: le priorita’ sono decoro, mobilita’, trasporti, casa e trasformazione urbana, oltre a Giubileo e Olimpiadi. Sulla pulizia della citta’, Marino ha annunciato l’assunzione di 300 operatori ecologici in piu’, la sostituzione di 60mila cassonetti, una gara sperimentale per lo spazzamento e l’integrazione degli impianti di Ama e Acea per lo smaltimento dei rifiuti. Altro fronte caldo e’ quello dei trasporti, per il quale e’ stato assicurato l’arrivo delle prime 500 auto elettriche del car sharing entro il 2015, per un totale di 2500 entro il 2016; la riapertura entro Pasqua della stazione di Vigna Clara e l’apertura della stazione della Metro C di San Giovanni entro la fine dell’anno prossimo, oltre ai 20 km di piste ciclabili del Grab (Grande raccordo anulare delle bici).
Mentre Marino prova a mantenersi a galla, Sel comincia a mettersi di traverso non partecipando al voto sull’ordine dei lavori dell’Assemblea capitolina, e facendo così cadere il numero legale. Una seduta importante perché comincia l’esame dell’assestamento di Bilancio. Subito dopo l’apertura della seduta, però, consiglieri di Sel escono dall’aula e il numero legale viene a mancare. È il primo segnale di reazione del partito dopo l’estromissione annunciata dalla nuova Giunta, che fa mancare al sindaco la maggioranza al provvedimento che finanzia tutte le misure necessarie alla ripresa necessaria alla città.

Giuseppe Catapano scrive: Punto di partenza senza spazio

Se il “metodo Barbuto” sia ripetibile  su larga scala si vedrà.

Ambizioso ?  tagliare di circa 800 mila liti il contenzioso civile arretrato. Appare però già più realistico di quello che si è dato il capo del Governo, che punta a dimezzare i 5 milioni e rotti di cause in giacenza entro la fine della legislatura. Intanto si può però osservare che sono rispettate corrette basi metodologiche. Prima di intervenire sarebbe sempre meglio conoscere. E certo il lavoro messo a punto dallo staff del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, è imponente, in parte accorpando i risultati di precedenti ricerche statistiche (per esempio quelle sugli uffici “virtuosi”) in parte proponendo rivelazioni inedite. Con il pregio di essere stato svolto in poco tempo e di legare già adesso studi e definizione della priorità.

Va in questa direzione l’individuazione del paletto dei tre anni di vetustà del contenzioso da aggredire . Tenendo conto di un dato di fatto, certificato dalle varie e successive rilevazioni in sede europea: la produttività della Magistratura Italiana non ha nulla da invidiare a quella delle migliori europee. A fare la differenza, emerge, neanche troppo tra le righe, nella relazione di Barbuto di accompagnamento allo studio, sono le capacità organizzative e la difficoltà a fare scelte da parte dei vertici degli uffici.

Avere ben chiara la scala degli obiettivi è allora determinante. E in questo senso la moral suasion del nuovo capo di Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria è già partita.

 Il lavoro reso pubblico  dal Ministero della Giustizia ha anche un pregio ulteriore, perché squaderna un’Italia giudiziaria veramente “a macchia di leopardo”. Dove, ufficio per ufficio, sono oggi disponibili i dati sulle piante organiche dei magistrati e del personale amministrativo, del loro rapporto rispetto al bacino di utenza e dei rispettivi tassi di scopertura, del numero di affari introdotti e di quelli definiti (anche in rapporto alla produttività del singolo magistrato). Certo, dati che avranno bisogno di spiegazioni e magari, di ulteriori affinamenti, ma che, intanto, rappresentano, anche per il loro grado di aggiornamento (2013), un punto di partenza fondamentale per chi intende riflettere sull’organizzazione della giustizia.

Nello stesso tempo sono messi a disposizione elementi di giudizio sulle future scelte del ministero. Per esempio sulla collocazione delle nuove assunzioni promesse per il personale amministrativo oppure su utilizzo e destinazione dei budget per il processo telematico.

A cura del Prof. Giuseppe Catapano