Giuseppe Catapano: Riforme, Toti e Garavaglia in audizione al Senato

Toti_Giovanni_100915Il 9 settembre si sono tenute le prime audizioni di rappresentanti delle Regioni presso la Commissione Affari costituzionali del Senato nell’ambito di un’indagine conoscitiva sulla revisione della parte II della Costituzione. Nel corso della giornata sono stati auditi il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti e l’assessore Massimo Garavaglia in rappresentanza della Regione Lombardia.
Secondo Toti “nel testo” del Ddl Riforme “vi sono delle contraddizioni e degli aspetti non condivisibili”. In particolare “il nuovo riparto delle competenze attribuite alle Regioni e allo Stato, eliminando le materie concorrenti. Non è stata fatta una vera e propria chiarezza e il testo contiene “termini generici che creeranno conflittualità” davanti alla Corte. L”articolo 117 fa nascere forti perplessità. Alcune materie come i servizi sociali, il trasporto locale, agricoltura e sanità dovrebbero rimanere in capo alle Regioni”. La lettura del nuovo articolo 117 della Costituzione “fa nascere forti perplessità già dalla molteplicità e dalla varietà dei termini usati. Sono termini generici che sembrano fatti apposta per creare ulteriore confusione tra le competenze”. Inoltre, continua il presidente della Regione Liguria, “se si guarda al rapporto tra Stato e Regioni, dal combinato disposto del nuovo Senato e il nuovo riparto delle competenze sembra che l’arcaica concorrenza di competenza tra Stato e Regioni sopravviva sotto altre spoglie.
“Se si va verso un Senato – ha aggiunto – che esprima realmente le realtà territoriali bisogna rivedere la potestà legislativa. Non basta un travaso di materie” tra Stato e Regioni “ma serve un maggiore confronto”. Toti ha quindi sottolineato che con la riforma tutti “gli Enti locali perdono autonomia” non compensata dal ruolo del nuovo Senato che “non ha alcun obbligo nei suoi confronti, a causa di mancanza di vincolo di mandato”. Il Nuovo Senato dovrebbe essere composto “con una elezione diretta da parte dei cittadini contestuale a quello del Consiglio regionale, prevedendo inoltre una delegazione a se stante in Senato, perché è difficile pensare che Governatori o assessori abbiano tempo di fare anche i parlamentari” in Senato, ha aggiunto il presidente della Liguria.
Il Presidente della Liguria sottolinea quindi che “al di là delle soluzioni che verranno adottate, se si va nella direzione di un Senato dei territori occorrerebbe ripensare la riqualificazione della potestà legislativa sulle competenze delle Regioni”. E aggiunge: “il prezzo che si paga è quello della limitazione dei poteri delle comunità in cambio di un Senato che non ha alcun legame con essi: si rimane perplessi dinanzi a questa impostazione, che fa perdere il principio di autonomia delle Regioni” perché “gli Enti regionali perdono sovranità a favore di un Senato che non ha nessun obbligo nei confronti dei territori perché i consiglieri” scelti come nuovi senatori “non sono eletti e non hanno nessun vincolo i territori”. Tra l’altro gli organismi di competenze, ossia i consigli regionali- sottolinea Toti- rimarrebbero monchi di loro componenti e tutto cio’ a danno delle Regioni”.
Infine una critica sulla clausola di salvaguardia o di supremazia dello Stato, per quanto riguarda il nuovo Titoli V: “per alcune materie a me non piace per niente – osserva Toti -. Andrebbe prevista solo per comprovati casi di supremazia di unità dello Stato e per casi eccezionali. Occorre dividere in maniera netta le reali competenze e lasciare alle Regioni una reale possibilità di autoregolarsi con tutte le conseguenze che possano derivare anche da una disomogeneità”.
Sul riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni è intervenuto anche Massimo Garavaglia, assessore all’Economia della Lombardia, nel corso di un’analoga audizione sulle riforme presso la stessa Commissione Affari costituzionali del Senato: “occorre ritornare al testo del Senato” poi modificato dalla Camera in seconda lettura. Garavaglia ha sottolineato il sistema di ripartizione di competenze “non è logico” ed ha portato come esempio la suddivisione di formazione professionale e di politiche attive per il lavoro che nel testo della Camera sono riportate l’una in capo alle Regioni l’altra allo Stato, mentre “devono andare insieme”. L’assessore lombardo ha definito “un aborto” la clausola di supremazia dello Stato: “andrebbe limitata a situazione eccezionali e temporalmente”. Infine Garavaglia ha fatto una critica di fondo alla futura composizione del Senato: “Il modello è la camera delle autonomia tedesca”, cioè il Bundesrat. E in ogni caso, ha sottolineato: “c’è da chiedersi che ci fanno i senatori a vita. Il loro apporto sarebbe molto migliore dall’altra Camera”.

Giuseppe Catapano: Bce promuove banche italiane, ma nessuna è prima della classe

ROMA (WSI) – Le banche italiane hanno superato l’esame della Bce, noto con la sigla Srep (Supervision review and evaluation process). E’ quanto risulta dai quotidiani Il Messaggero e il Sole 24 Ore, che pubblicano i risultati ufficiosi comunicati dagli stessi istituti, riportati anche dall’agenzia di stampa Askanews.

victor-massiah-numero-uno-di-ubi-banca-tutto-pronto-per-la-trasformazione-in-societa-per-azioni-poi-aggregazione.aspxNessuno dei tredici gruppi bancari tricolori sottoposti allo screening dell’Eurotower dovrà avviare operazioni di rafforzamento patrimoniale. Popolare Vicenza e Veneto Banca avevano già annunciato operazioni di ricapitalizzazione.

Le classi di rischio, assegnate da Francoforte, vanno da Classe 1 (senza evidenza di rischio) a Classe 4 (rischio elevato).

Capitolo a parte per la classe F che esprime una elevata probabilità di fallimento e dunque il passaggio dell’istituto di credito sotto le cure del Fondo di risoluzione delle crisi bancarie.

Nessuno dei big italiani è riuscito a entrare in prima classe (appunto quella senza evidenza di rischio). Migliore banca è Intesa SanPaolo, che va in seconda classe (basso livello di rischio)

Diverse banche italiane nella terza classe (rischio medio): di questa categoria fanno parte Banco Popolare, Mediobanca, Bper, Popolare Sondrio, Popolare Milano, Ubi Banca, Iccrea, Unicredit.

In quarta classe: Banca Carige, Mps, Popolare Vicenza, Veneto Banca.

Intanto, riguardo alle popolari, sarà Ubi Banca la prima ad avviare il processo di trasformazione in società per azione, e ad abbandonare il voto capitario. La riunione dell’assemblea degli azionisti, che dovrà approvare la riforma che è stata lanciata dal governo Renzi, è stata fissata per sabato 10 ottobre. Nell’avviso di convocazione si legge che l’appuntamento per i soci è alle 9.30 presso la Fiera di Brescia. Collegamenti video a distanza anche con Bergamo, Jesi, Cuneo e Milano. Il numero massimo di deleghe conferibili al singolo socio è pari a 10, ricorda la banca.

Una volta trasformata in società per azioni, Ubi Banca aprirà il capitolo fusioni che, secondo indiscrezioni, dovrebbe vedere dall’altra parte il Banco Popolare.

Giuseppe Catapano: Nelle grandi aziende riparte la caccia ai giovani talenti

giovani-lavoro-tips-258A che punto sono i piani di assunzione delle grandi aziende? Prima della pausa estiva Il Sole 24 Ore aveva anticipato i programmi di recruiting di società e gruppi attivi in un’ampia varietà di settori. Oggi, abbiamo chiesto a quelle stesse imprese di aggiornare le posizioni già ricoperte e quelle ancora aperte.

Capgemini, ad esempio, aveva in programma un totale di 500 assunzioni, di cui 200 destinate a una nuova divisione digitale. «A oggi abbiamo inserito oltre il 50% », commenta Alessandra Miata, responsabile hr di Capgemini Italia. «Entro fine anno, prevediamo di completare il potenziamento della unit “Internet of Things” e di proseguire nell’inserimento di professionisti con specifiche competenze dei settori in cui operiamo: servizi finanziari, Tlc e media, pubblica amministrazione, manifatturiero, retail e distribuzione».

PwC conferma di aver raggiunto il target di 1.000 assunzioni nell’anno fiscale 2015 e il piano per 1.050 ulteriori inserimenti entro luglio 2016. La maggior parte delle opportunità da PwC è aperta, poiché solo 90 assunzioni sono già state effettuate. In ambito assurance (revisione) sono previsti 500 inserimenti, per la maggior parte di laureandi e neolaureati in economia (circa il 50% stage). Altri 400 per l’advisory (di cui circa 150 stage), per il 50% di neolaureati in economia e ingegneria e per il 50% di professionisti con esperienze pregresse. Infine, 150 assunzioni sono destinate alla divisione tax and legal (neolaureati in economia e giurisprudenza).

Il recruiting 2015 di Kpmg conta 850 assunzioni, di cui 480 da effettuare. Nei prossimi mesi il gruppo inserirà 350 laureati in discipline economiche nella revisione legale (ambito audit); 80 laureati o laureandi in discipline economiche, ingegneristiche e in scienze statistiche nel management consulting (ambito advisory); e 50 laureati in discipline economiche o giuridiche opereranno nei servizi fiscali e legali (ambito tax & legal).

Procede a buon ritmo il piano di Nestlé. Su 1.000 assunzioni previste per il triennio 2014-2016, 800 sono già state effettuate. Questo lascia circa 200 occasioni per giovani e senior in tutti i settori: dalle risorse umane al marketing, passando per le divisioni finanziarie, tecniche e produttive.

Saatchi&Saatchi, invece, ha ancora 3 posizioni aperte per junior digital strategist e intelligence analyst junior e senior.

A La Rinascente la maggior parte delle posizioni aperte in aprile siano già state chiuse, ma nel frattempo sono sorte nuove necessità di personale per un totale di circa 30 inserimenti. L’azienda sta oggi cercando degli addetti visual merchandising presso vari punti vendita, mentre in sede, oltre alla ricerca di assistant buyer, si è appena aperta un’occasione di stage in marketing operations and advertising.

Anche Siemens Italia ha un buon ricambio di posizioni aperte. Dei 75 posti di lavoro indicati in aprile, circa 70 sono già stati occupati, ma nel frattempo sono partite nuove attività di recruiting, con il risultato che oggi ci sono in tutto 60 occasioni per vari profili tecnici e specialistici. «Abbiamo dalle 50 alle 80 posizioni sempre aperte, e prevediamo almeno un centinaio di inserimenti nei prossimi sei mesi», commentano dalle risorse umane di Siemens. Non sempre trovare il candidato ideale è facile: «Abbiamo avuto difficoltà a reclutare professionisti per 4 posizioni ancora aperte da aprile, relative a ruoli altamente specializzati in ambito ingegneristico/elettrico. Si tratta in un caso di una competenza senior, almeno 8 anni, per la progettazione in ambito trasformatori di potenza in carta olio. E negli altri di profili tecnici/commerciali in ambito automazione industriale con competenze applicative specifiche sulle macchine di produzione», concludono da Siemens.

Giuseppe Catapano: F-35, battesimo dell’aria per il primo caccia made in Italy

f60709fd6b7c523a19d87e15815c1296-004-k9uB--258x258@IlSole24Ore-WebBattesimo dell’aria per il primo F-35 assemblato a Cameri. Oggi pomeriggio il caccia, affiancato da un Eurofighter, ha effettuato una serie di passaggi sull’aeroporto militare – i primi in assoluto del velivolo fuori dagli Stati Uniti – dove ha poi fatto ritorno dopo oltre un’ora.

Altri test sono previsti nelle prossime settimane, quando l’aereo verrà sottoposto alle ultime regolazioni e sarà quindi pronto per la consegna. Ad inizio 2016 dovrebbe essere pronto anche il secondo F-35. Entrambi i velivoli attraverseranno poi l’Atlantico per arrivare in Arizona, dove verranno utilizzati per l’addestramento dei piloti italiani.

«L’aereo ha eseguito il test in maniera eccellente e senza alcun imprevisto», ha commentato il «test pilot» di Lockheed Martin Bill “Gigs” Gigliotti, che è decollato alle 13.05 per un volo di prova di un’ora e 22 minuti. «Sono onorato – ha dichiarato Gigliotti – di aver volato con l’AL-1 nel suo volo inaugurale e sono grato al team di Cameri che mi ha affidato un aereo fantastico. Prevediamo grandi risultati da qui alla consegna del velivolo, prevista entro la fine dell’anno».

Il cacciabombardiere di quinta generazione si chiama AL-1 (A indica il modello «Ctol» a decollo e atterraggio convenzionali, L è la «targa» che identifica i velivoli italiani). È il primo dei 90 F-35 che l’Italia si è impegnata a costruire, riducendo il numero dagli iniziali 131, con un costo complessivo del programma che si aggira sui 14 miliardi di euro.

L’F-35 viene assemblato in Italia negli impianti produttivi Finmeccanica – Alenia Aermacchi. Si tratta di un velivolo multiruolo di nuova generazione con caratteristiche stealth, cioè a bassa osservabilità ai radar, realizzato nell’ambito del programma internazionale Joint Strike Fighter, guidato dalla statunitense Lockheed Martin. Dopo aver partecipato alla fase di progettazione attraverso team integrati con Lockheed Martin, Finmeccanica, attraverso Alenia Aermacchi, è capofila industriale a livello nazionale di oltre 25 società italiane. Il gruppo è responsabile dell’assemblaggio dei velivoli destinati alle Forze Armate italiane e di parte di quelli ordinati dall’Olanda. Il sito di Cameri rappresenta inoltre la seconda linea di produzione dei cassoni alari in aggiunta alla linea principale gestita in proprio da Lockheed Martin.

Il Joint Strike Fighter è frutto del programma militare più costoso mai varato dagli Stati Uniti. Esistono tre versioni dell’F-35: una variante a decollo e atterraggio convenzionale, una variante a decollo corto e atterraggio verticale e una variante per l’uso sulle portaerei. La progettazione e costruzione è guidata dal gruppo Lockheed Martin, con i partner Northrop Grumman e Bae Systems. Il suo programma internazionale coinvolge otto altri paesi, tra cui l’Italia con Alenia.

Lo scorso dicembre il ministro della Difesa Roberta Pinotti e l’ambasciatore americano John Philips hanno annunciato che lo stabilimento di Cameri è stato scelto anche come polo di manutenzione per tutti gli F-35 operanti in Europa.

Giuseppe Catapano: Renzi, il 16 dicembre ultimo pagamento della tassa sulla prima casa. Presto novità sulle pensioni

02ae91ce646fd22d5dd4d0cf61f3c63f-1144-U10175353656iqF--258x258@IlSole24Ore-Web«Il 16 dicembre sarà l’ultimo giorno in cui si pagherà la tassa sulla prima casa, poi tornerà a essere esentata dalle tasse». Continua l’offensiva mediatica del premier a difesa del suo piano-taglia tasse, che prevede come prima tappa nel 2016 l’eliminazione della Tasi sulla prima casa. «Ci dicono che favoriamo i ricchi: chi è stato 30 anni a lavorare e si è spezzato la schiena è giusto non paghi niente, chi ha la seconda, terza, quarta è giusto che paghi le tasse», spiega il presidente del Consiglio nel corso della puntata di Porta di “Porta a porta” che andrà in onda stasera.

Il rimborso ai Comuni e l’impegno a non aumentare le tasse
«Daremo ai sindaci un assegno corrispondente» al taglio dell’Imu e della Tasi, assicura Renzi: «Quello che togliamo ai Comuni lo restituiamo paro-paro, non è che poi aumentano le tasse. Su questo mi impegno, assolutamente».

 Le tappe della politica del governo per favorire la ripresa

«L’economia sta andando meglio – sottolinea ancora Renzi – e bisogna dare messaggi di serenità e tranquillità: stiamo ripartendo, dopo tre anni di segno meno è tornato il segno più del Pil». Poi riepiloga i passaggi chiave della strategia portata avanti dal governo, a cominciare dagli 80 euro del 2014; a seguire, nel 2015 «abbiamo concluso l’operazione su Irap e costo del lavoro, nel 2016 taglieremo l’Imu e la Tasi che è l’operazione che abbiamo annunciato a luglio. Nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018 all’Irpef».

Piano Sud, allo studio crediti di imposta per 2 miliardi
Parlando delle misure allo studio per la prossima legge di Stabilità, Renzi conferma il lavoro istruttorio in corso per alcune proposte per il rilancio del Sud. «C’è chi suggerisce di usare il credito di imposta, che è già stato utilizzato, per il Mezzogiorno: una forma di fiscalità agevolata per chi investe. Avrebbe un importo di un paio di miliardi, secondo le stime».

Pensioni, presto novità su flessibilità in uscita
Più cauto invece il discorso sulla riforma del sistema pensionistico. «Leggo che ci siamo fermati sulla flessibilità pensionistica ma non siamo nemmeno partiti, per un principio di buon senso», spiega il premier: «Si annuncia una cosa sulle pensioni quando si è sicuri di farla, spererei di farlo comunque nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, io sono fiducioso su questo». E aggiunge: «Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare un po’ prima in pensione prendendo un po’ meno soldi possa andarci, ora dobbiamo vedere quanto prima e quanti soldi».

Giuseppe Catapano: Raddoppio dei termini, denuncia da inoltrare

Roma Corte di Cassazione Palazzaccio Istituzioni Esterni

La delega al Governo nell’ambito del raddoppio dei termini d’accertamento (articolo 8, comma2, legge 23/2014) mira solo a introdurre limiti temporali più stringenti per l’inoltro della denuncia (entro la scadenza dell’ordinario periodo d’accertamento) e per l’operatività dello strumento. È il concetto che esprime testualmente la Corte di cassazione nella sentenza n. 9974/2014 dello scorso 15 maggio. L’affermazione resa dagli ermellini consente di dedurre che, al di là della legge delega e della sua attuazione, il requisito dell’effettivo inoltro della denuncia penale è obbligatorio, per fruire del termine raddoppiato, anche nella normativa precedente, «mirando la delega al Governo solo a introdurre limiti temporali più stringenti». La precisazione fornita dalla Cassazione, seppur incidenter tantum, è di notevole spessore poiché dà seguito a quel filone di giurisprudenza tributaria di merito che sostiene la nullità dell’accertamento nel caso in cui la denuncia penale non venga inoltrata, indipendentemente dalla sussistenza di elementi di rilevanza penale che denotino «l’obbligo» della denuncia stessa. Parimenti, in base alla stessa logica, la nullità dell’accertamento si verifica quando la denuncia non sia stata prodotta in giudizio, a fronte della specifica contestazione di inesistenza mossa, eventualmente, dal ricorrente. Nella stessa sentenza in commento, la Cassazione aggiunge che l’archiviazione della denuncia non è, invece, un fatto di per sé impeditivo dell’applicazione della disciplina del raddoppio. A tal scopo non rileva né l’esercizio dell’azione penale del pm, né tantomeno l’emanazione di una sentenza di condanna o assoluzione da parte del giudice penale. Tuttavia, tali elementi possono corroborare la valutazione sulla fondatezza, ovvero sulla pretestuosità, della denuncia penale inoltrata dal funzionario verificatore. È, infatti, rimessa al giudice tributario la valutazione della sussistenza di quegli elementi minimi richiesti dall’art. 331 c.p.p. per l’insorgere dell’obbligo di denuncia, allo scopo di negare l’applicazione del termine allungato in casi d’iniziative di denuncia pretestuose e finalizzate per lo più all’emissione dell’atto impositivo fuori tempo. In tal senso, una eventuale archiviazione, così come, ancor più, una sentenza di assoluzione penale, non comportano automaticamente la censura all’utilizzo del termine raddoppiato, ma possono risultare elementi significativi a corroborare l’infondatezza o l’insussistenza dei requisiti minimi per l’inoltro della denuncia.

Giuseppe Catapano: Formazione, amministratori di condominio alla resa dei conti

FORMAZIONE PROFESSIONALE UNIVERSITARIA STUDENTE STUDIO ISTRUZIONE LEZIONE UNIVERSITA'SCIENZE FINANZIARIE GRAFICO PERCENTUALI

Amministratori condominiali alla resa dei conti. Manca meno di un mese alla scadenza del primo anno di aggiornamento periodico. Entro il prossimo 9 ottobre dovranno, infatti, essere state maturate le 15 ore di crediti formativi annuali previste dal regolamento del ministero della giustizia sulla formazione obbligatoria. Si tratta senza dubbio di un rush finale con il brivido. Nonostante i chiarimenti introdotti con il decreto ministeriale n. 140/2014, sul tema dei corsi di aggiornamento annuale obbligatorio degli amministratori condominiali restano, infatti, ancora numerosi dubbi applicativi: dai controlli sull’espletamento dei corsi, alle conseguenze della mancata partecipazione, passando per l’accertamento dei requisiti dei formatori e le modalità di svolgimento dell’esame finale.

ItaliaOggi Sette fa il punto sull’obbligo contenuto nella legge n. 220/2012 di riforma del condominio, che, oltre alla formazione professionale, ha introdotto anche una serie di requisiti per lo svolgimento dell’attività di amministratore. Chi si avvicina a questo settore deve infatti essere in possesso di una serie di requisiti di affidabilità e trasparenza.

Giuseppe Catapano: Stabilimenti a rischio, in campo le notifiche obbligatorie

ACCIAIERIE ILVA CIMINIERE INDUSTRIA SIDERURGICA

Notifica e relativi aggiornamenti con cui gli stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti devono costantemente informare le Autorità competenti su sostanze pericolose utilizzate e scenari di impatto con l’ambiente vanno già effettuate utilizzando la (complessa) modulistica prevista dal nuovo dlgs 105/2015, sebbene alcune regole di dettaglio siano ancora in corso di definizione. A dare le prime indicazioni operative sulla nuova disciplina «Seveso» in vigore dallo scorso 29 luglio 2015 è l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) attraverso il proprio portate internet http://www.isprambiente.gov.it, annunciando anche l’attivazione dal 1° settembre di un proprio servizio di assistenza per i gestori interessati.

Le indicazioni Ispra. L’Istituto, titolare (tra le altre) della gestione del flusso informativo in parola così come dell’attività ispettiva sugli stabilimenti a più alto rischio, ricorda innanzitutto come il modulo da utilizzare sia quello previsto dall’allegato 5 al dlgs 105/2015 (attuativo della direttiva 2012/18/Ue). A essere oggetto di regime transitorio previsto dalla nuova disciplina, conferma l’Ispra, sono solo le modalità di trasmissione della notifica ai destinatari istituzionali.

Giuseppe Catapano: Rinnovare casa grazie a un mix vincente

RISTRUTTURAZIONI RISTRUTTURAZIONE BONUS BUONO CASA MURATORE MURATORI LAVORI EDILI EDILIZIA AGEVOLAZIONE FISCALE AGEVOLAZIONI FISCALI MANUTENZIONE STRAORDINARIA

Passate le vacanze estive, a settembre ci si dedica ai propositi per i prossimi mesi e in molti scelgono di ristrutturare casa. Complice anche il momento estremamente favorevole dettato da un mix tra tassi di interesse ai minimi storici e la possibilità di beneficiare di bonus fiscali. Non sempre, però, si dispone di tutta la liquidità necessaria e in questi casi un grosso aiuto arriva dai mutui ristrutturazione. Vediamo come funzionano e quali sono le principali offerte degli operatori.

Le agevolazioni fiscali. Dando uno sguardo agli aspetti fiscali, le somme spese per le ristrutturazioni edilizie possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi per il 50% (con rate spalmate su un periodo di dieci anni). Quindi, per esempio, se si spendono 30 mila, è possibile recuperarne 1.500 all’anno. Si tratta di un’agevolazione che è stata confermata fino al prossimo 31 dicembre, mentre a partire dal prossimo anno scenderà al 36%. Se gli interventi eseguiti puntano invece a rendere più virtuosa la casa dal punto di vista dell’efficienza energetica è prevista una detrazione del 65%, anche in questo caso spalmata su dieci anni. Gli interventi ammissibili spaziano dalla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento al miglioramento termico dell’edificio (coibentazioni, pavimenti, finestre, comprensive di infissi), fino all’installazione di pannelli solari e alla sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Giuseppe Catapano: Pechino non perde lo smalto

PECHINO SEDE CENTRALE BANCA CINESE CINA CHINA MARCHIO LOGO

Per le imprese italiane presenti in Cina e per quelle che stanno programmando investimenti nel gigante asiatico cambia poco o forse nulla. Le tensioni che stanno caratterizzando le borse del paese e i timori di un rallentamento della crescita non distolgono l’interesse verso un mercato che, in ogni caso, è di gran lunga più dinamico del Vecchio continente e che si prepara ad accelerare sul fronte dei consumi interni. La pensano così gli addetti ai lavori interpellati da ItaliaOggi Sette.

Rassicurazioni istituzionali. Secondo il direttore generale dell’Ice, Roberto Luongo, le svalutazioni dello yuan decise da Pechino, anche se comportano ripercussioni negative per chi esporta «a causa dei prezzi che diventano più alti», risultano «assorbibili». Luongo non appare preoccupato per le aziende del lusso, che nelle ultime settimane hanno subito una brusca frenata in borsa, ricordando che la valuta cinese ha perso solo il 4,65%, una quota che ha un impatto limitato sugli acquisti. «Una borsa da 1.500 dollari potrebbe venire a costare circa 60-70 dollari in più: non credo che possa rappresentare un problema per gli eventuali acquirenti di questi prodotti», è la sua convinzione.