Evitare il protesto dell’assegno potrebbe essere il modo migliore non solo per mettersi al riparo dai rischi di un pignoramento del creditore, ma anche dalle sanzioni e dall’eventuale iscrizione nel registro dei protestati della CAI (Centrale Allarme Interbancaria). In questo articolo forniremo alcuni suggerimenti pratici in merito; ma prima vediamo come funziona la procedura di protesto. Protesto dell’assegno: come funziona L’assegno viene protestato tutte le volte in cui, sul conto corrente di chi lo ha emesso (traente), non vi sono somme sufficienti a coprirne l’integrale pagamento. In pratica, ciò avviene quando il creditore, recatosi in banca e esibito l’assegno al cassiere, ne esige l’incasso (denaro contante o accredito sul proprio conto) e, in quel momento, si vede invece opporre un secco rifiuto perché l’assegno è “scoperto”. Il protesto, però, non avviene immediatamente, ma va rispettata una particolare procedura: – la banca comunica immediatamente al debitore il cosiddetto “insoluto a prima presentazione”, ossia che è stato presentato un assegno e l’insufficienza delle somme per coprire l’assegno (la comunicazione contiene la fotocopia del titolo). Al titolare del conto viene così concesso un termine per coprire l’assegno, versando sul proprio conto le somme necessarie a pagare il creditore. Se tutto avviene correttamente, il debitore non subisce conseguenze di alcun tipo; – se invece il debitore non copre l’assegno, il titolo viene protestato: la banca cioè lo invia a un notaio (o, più raramente, a un ufficiale giudiziario) che provvede all’iscrizione del protesto nel relativo registro; – l’ultimo adempimento è l’iscrizione del debitore nell’elenco dei Protestati della CAI. Quando il debitore può intervenire per evitare il protesto Il debitore può tuttavia intervenire in un successivo momento, anche dopo l’avvio della procedura di protesto. In particolare, si possono verificare due ipotesi: – se il debitore copre l’assegno entro 60 giorni dal protesto (pagamento tardivo), dovrà aggiungere le spese di protesto, una penale del 10% della somma dell’assegno e gli interessi legali. È necessario fornire alla banca la prova dell’avvenuto pagamento del titolo, consistente nella dichiarazione del creditore di aver ricevuto detti importi; – se il debitore non paga neanche entro i 60 giorni, viene definitivamente iscritto nell’elenco Protestati del CAI (Centrale Allarme Interbancaria) e non potrà essere cancellato, neanche se provvederà al pagamento. Dunque, la prima soluzione (e anche più scontata) per evitare il protesto impone al debitore di pagare l’assegno dopo la comunicazione di “insoluto a prima presentazione”. Al massimo, egli potrebbe pagare entro 60 giorni dopo l’elevazione del protesto. In tal caso verrebbe cancellato immediatamente dall’elenco dei protestati. Clausola “Senza protesto” o “senza spese” Esiste un altro sistema per evitare il protesto, di certo più sicuro e che viene adottato già all’atto della consegna del titolo: consiste nell’apporre sull’assegno la dicitura “Senza spese” o “Senza protesto” e quindi firmare sotto tale postilla. In tali casi il titolo non potrà mai essere mai protestato dalla banca. Ovviamente, per fare ciò, è necessario il consenso di entrambe le parti (traente e prenditore, ossia debitore e creditore). Il vantaggio di questo sistema è palese per il debitore: così facendo, infatti, anche se l’assegno verrà portato all’incasso in un momento in cui in conto non vi sono le somme sufficienti a coprirlo, esso non sarà mai protestato. Il creditore, dal canto suo, potrebbe comunque trovare conveniente tale accordo perché esso non gli impedisce, comunque, nonostante la presenza della clausola “Senza protesto”, di portare in esecuzione forzata l’assegno (che resta, infatti, un titolo esecutivo) ed eventualmente procedere con l’ufficiale giudiziario al pignoramento. Inoltre, in questo modo, il creditore eviterà di anticipare le spese di protesto che, di regola, gli vengono sempre addebitate, salvo poi farsele rimborsare dal debitore. Questa pratica è piuttosto diffusa ed è pienamente lecita in quanto prevista espressamente dalla legge. Vi si fa ricorso spesso quando il debitore gestisce grossi flussi di denaro sia in entrata che in uscita senza che tra di essi via sia una perfetta corrispondenza: così potrebbe trovarsi, in determinati momenti, ad avere il conto scoperto per coprire le spese. Questa soluzione, invece, gli eviterebbe, per pochi giorni di ritardo nel pagamento, di essere iscritto nel registro Protesti. In verità, il protesto spesso comporta uno svantaggio anche per il creditore: il debitore, infatti, oltre alle sanzioni pecuniarie, viene interdetto all’emissione di altri assegni e, nello stesso tempo, viene iscritto nella centrale rischi dei cattivi pagatori. Con la conseguenza che potrebbe trovarsi in maggiore difficoltà economiche nel reperire il denaro necessario per far fronte ai propri debiti, ivi compreso il prenditore dell’assegno. Il creditore, dal canto suo, con o senza protesto resta sempre in possesso di un titolo esecutivo che gli consente di agire in esecuzione forzata, senza bisogno di intraprendere una causa o avviare un procedimento per decreto ingiuntivo.
Catapano Gerardo Antonio
Giuseppe Catapano scrive: Autostrade, vietati alberi alti e barriere protettive
Il rischio di perdere la vita, nel caso in cui l’auto sbandi, è alto qualora si vada a sbattere contro un albero (di quelli a fusto alto e grosso) o una barriera protettiva di quelle fatte in cemento: ecco perché, almeno sulle autostrade, l’Anas ha il divieto rimuovere tali oggetti oppure creare una sorta di contenimento “salva-automobilista” attorno alle piante. Lo ha chiarito il Tribunale di Palermo in una recente sentenza.
Secondo il giudice, l’ente che ha la custodia delle autostrade deve calcolare il rischio che gli automobilisti non rispettino il codice e, quindi, procedano a velocità elevata: per provenire, quindi, eventuali incidenti e infortuni mortali, è obbligato predisporre un guard-rail ai bordi della strada e rimuovere la presenza di alberi particolarmente pericolosi, per via del loro volume, a ridosso della corsia di emergenza.
Insomma, nonostante la strada possa essere formalmente rispettosa di tutte le regole tecniche e delle leggi sulla costruzione della rete viaria, questo non vuol dire che l’Anas non sia responsabile qualora, nonostante tale conformità, non rimuova tutte le eventuali e ulteriori insidie o pericoli che possono profilarsi per l’utilizzatore. E ciò anche in caso di un comportamento colpevole da parte di quest’ultimo che violi il codice della strada.
Anche ammesso, quindi, che le norme di settore non impongano, in un determinato tratto di autostrada, l’apposizione di barriere di sicurezza o la predisposizione di opere di protezione dal rischio degli alberi, è innegabile che, in una autostrada caratterizzata da una elevata velocità dei veicoli, è fonte di pericolo la presenza, sul margine destro della carreggiata di un filare di alberi di alto fusto (nel caso di specie si trattava di una distanza di circa 2,70 metri).
La fuoriuscita dalla sede stradale, infatti, in special modo in autostrada, è un evento non solo possibile, ma anzi probabile e che quindi va preventivato dall’Anas. Sicché è fonte di pericolo la presenza di un ostacolo fisso e rilevante, come un albero ad altro fusto, a così breve distanza dalla carreggiata.
Giuseppe Catapano informa: Autovelox e tutor, da oggi le multe sono “incostituzionali”
Le multe con Autovelox e tutor sono, ora, tutte illegittime: e questo perché, pochi istanti fa, la Corte Costituzionale, con una sentenza che stravolge i precedenti delle aule dei giudici di pace italiani e della stessa Cassazione, ha dichiarato incostituzionale il codice della strada nella parte in cui non prevede l’obbligo di sottoporre a verifiche periodiche e a taratura i sistemi di controllo elettronico della velocità dei veicoli. Questo significa che tutti gli apparecchi non “revisionati” periodicamente dalle autorità di polizia non potranno elevare più multe. Una mannaia per le casse dei Comuni che, sino ad oggi, hanno contato proprio sui velox e sui tutor per potersi finanziare. Ma procediamo con ordine. Sino ad oggi la Cassazione ha sempre rigettato i ricorsi degli automobilisti fondati sulla eccezione della mancata taratura dell’autovelox, dando ragione alle amministrazioni locali: e questo perché non esiste alcuna norma, nel nostro ordinamento, che prevede l’obbligo di taratura e di controllo periodico degli autovelox. E difatti così è. Tant’è vero che l’intervento di oggi della Corte Costituzionale è volto a colmare questa lacuna: la Corte, in particolare, è dovuta intervenire con una sentenza cosiddetta creativa, ossia che non fa altro che far “nascere” una nuova norma (prima, appunto, inesistente). E infatti, la Consulta scrive che è incostituzionale il codice della strada… “nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”. In buona sostanza, così disponendo, la Corte Costituzionale non fa altro che dire cosa, da oggi, bisognerà fare. E quindi, obbliga le forze dell’ordine a sottoporre a verifiche e taratura gli autovelox e tutor. Il ragionamento è abbastanza semplice e lo abbiamo spiegato nell’altro articolo di oggi “Autovelox, taratura obbligatoria”: qualsiasi strumento di misura, specie se di tipo elettronico, è soggetto a variazione delle sue caratteristiche, dei valori misurati dovuti ad invecchiamento delle proprie componenti e ad eventi quali urti, vibrazioni, shock meccanici e termici. La stessa usura potrebbe far sì che le multe più “vecchie” siano errate rispetto a quelle più “giovani”. Insomma, la Corte Costituzione ritiene che gli autovelox, i tutor e i vari fratellini piccoli non siano sempre affidabili; pertanto la polizia deve sempre verificare che essi siano sempre in buon stato di funzionamento. Gli effetti sui ricorsi al giudice di pace Si tratta di una sentenza che potrebbe mettere uno “stop” alle multe, almeno finché le amministrazioni non adegueranno le proprie procedure interne ai nuovi obblighi. Per quanto, invece, riguarda le aule dei tribunali, l’effetto è altrettanto prorompente. Infatti, le sentenze della Corte Costituzionale hanno efficacia immediata dal giorno della loro stessa pubblicazione. Così il dictat di oggi della Consulta è già operativo. Risultato: le cause in corso e quelle che verranno avviate nei prossimi giorni dovranno tenere conto del nuovo cambiamento di interpretazione e, quindi, accogliere i ricorsi degli automobilisti che abbiano sollevato l’eccezione di difetto di taratura. Tuttavia l’informazione sulla taratura del rilevatore di velocità è in possesso solo dell’organo di polizia che ha proceduto al controllo. Di conseguenza, il destinatario della multa potrà richiedere, in via preventiva, tale informazione direttamente all’autorità, avendo tuttavia cura di muoversi con celerità, al fine di non far scadere i termini di proposizione dei ricorsi (30 giorni di fronte al Giudice di pace, 60 nel caso di ricorso al Prefetto, a partire dalla data di notificazione o contestazione del verbale) che, anche in caso di richiesta di delucidazioni, non subiscono interruzioni o sospensioni di alcun tipo. Insomma, al fine di evitare un ricorso inutile, occorre in ogni caso vedere se l’apparecchio utilizzato è stato sottoposto a verifica. A volte ciò è riportato nel verbale. Altre volte è necessario chiedere al corpo di polizia l’esibizione del documento. Alcuni richiedono di esibirlo direttamente al giudice di pace, perché presentano subito ricorso e non di rado questa strategia premia perché le amministrazioni non sono in grado di portare il certificato in udienza. E per chi ha già pagato? Per chi ha già pagato la multa o ha appena perso un ricorso al giudice di pace, la sentenza di ieri della Corte costituzionale non cambia nulla, e non permette di sperare in rimborsi anche in caso di multe prodotte da autovelox non verificati periodicamente. Il pagamento, infatti, chiude definitivamente la partita e la sentenza ha effetto esclusivamente sui rapporti giuridici aperti al momento della sua pubblicazione.
Catapano Giuseppe osserva: Papa, “In caso di violenza separazioni inevitabili”
”Ci sono casi in cui la separazione è inevitabile e a volte può diventare perfino moralmente necessaria”. Papa Francesco lo sottolinea nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro proseguendo la sua catechesi sulla famiglia, dedicata oggi ai conflitti familiari che portano alla separazione e al divorzio.
Il Papa cita i casi in cui ”si tratta di sottrarre il coniuge più debole o i figli piccoli alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza”.
“I bambini non diventino ostaggi del papà o della mamma”, separati o divorziati, chiede Papa Francesco dedicando la sua catechesi alle “cosiddette famiglie irregolari, anche se a me non piace questa parola”, tiene a sottolineare.
Il Papa osserva che “attorno a noi troviamo diverse famiglie in situazioni irregolari. Ci poniamo molti interrogativi, su come aiutarle e accompagnarle”.
La riflessione del Papa parte dalle “ferite che si aprono all’interno della convivenza familiare, quando cioè nella famiglia stessa ci si fa del male”. Francesco definisce come ”la cosa più brutta” il momento in cui ”l’intimità degli affetti più cari viene offesa dal comportamento dei suoi membri, da parole e azioni che invece di esprimere amore lo sottraggono”.
Spiega il Papa: ”Quando queste ferite sono ancora rimediabili, vengono trascurate e così si aggravano e si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. A quel punto, possono diventare lacerazioni profonde che dividono marito e moglie e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso -avverte- questi sostegni non pensano al bene della famiglia”.
Francesco spiega che ”lo svuotamento dell’amore coniugale diffonde risentimento nelle relazioni e ne provoca la disgregazione. Ma davanti a tutte le più raffinate analisi psicologiche, mi domando se non ci siamo anestetizzati anche rispetto alle ferite dell’anima dei bambini”.
Osserva il Papa: ”Quanto più si cerca di compensare la situazione con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite verso i figli. Parliamo molto di disturbi comportamentali e di salute psichica: ma cos’è la ferita dell’anima? -si chiede Francesco- sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale? Quale peso ha nelle nostre scelte? Quanto pesa?”.
Accusa Papa Francesco: ”Quando gli adulti perdono la testa, quando ognuno pensa solamente a se stesso, quando il papà e la mamma si fanno del male, l’anima del bambino soffre molto, prova un senso di disperazione. Sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita”, avverte il Pontefice.
Il Papa sottolinea che ”nella famiglia, tutto è legato insieme e quando un uomo e una donna che si sono impegnati a formare una famiglia pensano ossessivamente alle proprie esigenze di libertà e alla propria soddisfazione, questa visione intacca profondamente il cuore dei loro figli”, che ammonisce Francesco ”non devono diventare ostaggi del papà o della mamma” separati o divorziati.
Catapano Giuseppe scrive: Nasce a Milano Opera Unica
Un’opera unica che è al servizio delle opere uniche più belle e interessanti create e prodotte nei settori dell’eccellenza italiana e internazionale, quali il food, il design, la moda, il lusso. Si trova a Milano, in via Verri n. 4, e nasce da un idea di Class Editori (che partecipa al capitale di questo giornale) e Class Pubblicità: ricreare nel mondo reale un luogo d’incontro tra un prodotto iconico, che rappresenti al meglio un’azienda e ne trasmetta di conseguenza i valori che questa vuole comunicare al suo pubblico, e il pubblico stesso, che ha la possibilità di ammirare e conoscere dal vivo l’opera e quindi di entrare nel mondo che questa rappresenta. In una modalità che è complementare ma più ricca rispetto a quella della comunicazione su canali tradizionali, perché consente di vivere un’esperienza diretta che questi non consentono di replicare, colpendo con efficacia il target di proprio interesse.
Opera Unica non è un negozio ma uno spazio espositivo, polifunzionale e polisensoriale, ideato e progettato per l’occasione dall’architetto Italo Rota, autore tra gli altri del Padiglione del Vino e del Padiglione del Kuwait a Expo 2015.
È uno spazio che al suo interno si trasforma in uno scrigno al cui centro è posizionata l’opera esposta, che è circondata da pareti a specchio che ne restituiscono le diverse sfaccettature creando un’immagine leggera, quasi onirica, grazie alla particolare tecnologia riflettente che è stata usata dallo studio Rota.
All’esterno, direttamente dalla vetrina, i passanti e i curiosi hanno inoltre la chance di osservare le icone esposte mediante una visuale unica, attraverso un caleidoscopio che ne crea mille diverse immagini e particolari, esaltandole, e al cui interno possono fotografarsi essi stessi, creando una foto unica che nel suo genere è essa stessa un’opera. Il tutto mentre gli schermi montati sul cielino trasmettono filmati in 4/3 che arricchiscono l’esperienza dei visitatori rendendola quanto più possibile simile all’ingresso in un mondo in 3d.
Sono già diverse le aziende che hanno aderito con entusiasmo a questo progetto di comunicazione e che ruoteranno all’interno dello spazio con cadenze non fisse ma personalizzate a seconda delle esigenze dei clienti di Class Pubblicità. Elisabetta Franchi, Rem e Poliform quelle di questa settimana, attratte oltre che dall’originalità del progetto anche dal fascino del luogo.
«Class Editori, aprendo questa finestra nel cuore di Milano, offre a diversi brand una chance di ingresso in una vetrina che di sua natura è e rimane molto esclusiva, in cui è ormai impossibile accedere salvo rilevare uno dei punti già esistenti, a un costo che sarebbe proibitivo», spiega Angelo Sajeva, consigliere per le strategie e lo sviluppo di Class Editori e presidente di Class Pubblicità. «Class oggi guarda già al domani, mettendo in contatto in maniera unica chi produce, con idee innovative e creatività, con chi ne ha bisogno ma non in maniera ancora palese, facendo leva sulla curiosità e lo stupore».
All’interno di Opera Unica i clienti della concessionaria hanno la possibilità non solo di comunicare se stessi attraverso l’icona da loro scelta ma anche di usare lo spazio per i loro eventi, come luogo dove organizzare aperitivi, cocktail e giornate a tema che prendono spunto dall’opera per poi abbracciare un’intera gamma di prodotti o un concetto generale.
«Lo spazio, infatti, consente di comunicare un prodotto all’interno di una realtà immersiva, che ne esalta le caratteristiche dimostrandosi uno strumento innovativo di comunicazione e coinvolgimento straordinariamente efficace», conclude Sajeva.
Catapano Giuseppe: Vendite giudiziare su internet
Le vendite giudiziarie trovano il portale internet. Il decreto legge con misure urgenti in materia di giustizia e di fallimento, all’esame del consiglio dei ministri di ieri, svecchia le esecuzioni, ricorrendo alla rete. Il provvedimento estende, poi, le regole del processo civile telematico, assoggettando a deposito con la posta elettronica certificata anche gli atti introduttivi (oggi esclusi).
Il decreto legge, stando al testo reso noto (si veda ItaliaOggi di ieri), vara il portale delle vendite pubbliche. Nelle riunione di ieri si è deciso che tutti i decreti legislativi sulla riforma Fiscale slitteranno a venerdì prossimo. Sul tavolo del Cdm sono rimasti dunque il decreto legge sulle procedure concorsuali in materia fallimentare e due decreti legislativi (di attuazione di una direttiva relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e sulla disciplina sanzionatoria delle violazioni delle disposizioni del Regolamento relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne) oltre ad alcune leggi regionali. Nell’odg del Cdm erano previsti, per l’esame preliminare, cinque decreti attuativi della delega Fiscale (stima e monitoraggio dell`evasione Fiscale; revisione del sistema sanzionatorio; interpello e contenzioso; riscossione; riorganizzazione delle Agenzie fiscali).L’obiettivo delle misure approvate dal decreto legge sulla giustizia, è garantire la massima informazione sulle procedure esecutive ed aumentare la trasparenza delle vendite giudiziarie. Il portale unificato, consentirà a tutti gli interessati di acquisire le informazioni relative alle vendite giudiziarie, nell’ambito di un’unica area Web gestita dal Ministero della giustizia, superando l’attuale frammentazione con la pubblicazione degli avvisi di vendita per ogni singolo tribunale.
Giuseppe Catapano informa: Marino da Delrio per lo stadio della Roma: “Riconosciuto il valore pubblico dell’opera”
“Sono molto soddisfatto, è stata una riunione estremamente positiva e ringrazio Delrio per aver accolto la nostra giunta, il team di architetti e tutti gli attori di questo straordinario progetto”. Lo ha dichiarato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, al termine dell’incontro al ministero delle infrastrutture sul progetto del nuovo stadio della Roma. All’incontro hanno preso parte oltre a Marino e Delrio, anche il responsabile del progetto stadio della As Roma, Mark Pannes, e il Ceo di Eurnova, Luca Parnasi. “Delrio ha riconosciuto lo straordinario valore pubblico di quest’opera”, ha proseguito Marino, ricordando “la riqualificazione di un’area inutilizzata e un sistema di trasporti che porterà ulteriori vantaggi. “I progettisti e Pannes hanno assicurato a Delrio che dal momento della posa della prima pietra si potrà giocare la prima partita in 22 mesi”, ha aggiunto Marino. “Io ho ribadito che non si giocherà nessuna partita se tutte le opere pubbliche non saranno completate. Non siamo entrati in dettagli sugli investitori che sappiamo essere molti e coordinati dalla Goldman Sachs”. Pannes, dopo avere parlato di incontro “molto produttivo”, ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di sostegno a tutti i livelli e l’incontro di oggi dimostra che questo sostegno c’e. Pannes ha infine espresso “soddisfazione per il sistema di trasporto, che permetterà non solo ai tifosi di raggiungere lo stadio, ma renderà possibile utilizzare lo stadio 7 giorni alla settimana”
Campania: De Luca proclamato presidente. Ma non si insedia
L’ufficio elettorale della Corte d’Appello di Napoli ha proclamato Vincenzo De Luca, eletto il 31 maggio scorso, presidente della Regione Campania. La cerimonia nella sala Arengario del nuovo Palazzo di Giustizia. Con la proclamazione, avvenuta per bocca del presidente della Corte, Antonio Buonajuto, De Luca e’ “sospendibile” ai sensi della legge Severino per effetto della condanna in primo grado per abuso d’ufficio, dato che lo Statuto regionale prevede che consiglieri e presidente “assumono le proprie attribuzioni ed esercitano le proprie funzioni” a partire dalla proclamazione. De Luca non era presente e il presidente uscente Stefano Caldoro ha lasciato la sede della regione e lo ha annunciato con un tweet. De Luca ha atteso a Salerno che l’ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello di Napoli proclamasse la sua elezione. Secondo quanto si è appreso, il neo governatore campano attende che gli venga notificato a casa il verbale letto oggi pomeriggio nell’aula Arengario. Verbale che l’onorevole Fulvio Bonavitacola, deputato fedelissimo a De Luca, ha chiesto di poter ricevere per delega. La notifica dovrà essere consegnata anche alla prefettura di Napoli, dove l’ufficio che dovrà materialmente stilare la comunicazione da inviare alla presidenza del consiglio dei Ministri è da giorni in allerta. All’ufficio di governo partenopeo spetta infatti la comunicazione che darà il via alla procedura di sospensione per effetto della legge Severino. Non è escluso che De Luca abbia visto anche i suoi avvocati, impegnati nello studio di una soluzione giudiziale per il nodo della Severino, basata sul fatto che la sentenza di condanna non è arrivata dopo la candidatura o l’elezione, ma le precedeva.
Intanto nell’aula del tribunale in cui è avvenuta la proclamazione sono presenti diversi eletti ed attivisti. Il delegato del candidato alla presidenza della Regione Campania Valeria Ciarambino (Movimento Cinque Stelle) presenta “un’annotazione al verbale di proclamazione” del nuovo presidente Vincenzo De Luca, stilato dall’ufficio elettorale regionale della Corte d’Appello di Napoli. Nell’annotazione si osserva che “la sospensione è immediata, avviene in maniera automatica e qualsiasi atto a sua firma è nullo”.
Stessa linea per Sel. Paolo Persico del Pd invece consegna una dichiarazione secondo la quale “la proclamazione di De Luca si perfezionerà soltanto quando si insedierà il Consiglio regionale”. Mentre il capogruppo di Fi alla camera, Renato Brunetta, annuncia: “Se Renzi perde o prende tempo in merito alla sospensione che deve essere immediata del governatore Vincenzo De Luca abbiamo già pronta una denuncia per il presidente del consiglio che rischia di commettere abuso d’ufficio. Non pensi Renzi di prendere in giro gli italiani”.
Catapano Giuseppe scrive: La finanza entra negli studi
L’ora X per i mercati finanziari ma sta per arrivare anche per il ministro Pier Carlo Padoan che, su questi mercati, ha giurisdizione. Il prossimo anno anche l’Italia dovrà recepire Mifid2, la nuova disciplina europea per i servizi finanziari che potrebbe fare saltare alcuni delicati equilibri: è di 23 miliardi di euro l’anno l’ammontare dei risparmi degli italiani che vanno nelle tasche di chi vende “allo sportello” prodotti finanziari e ha la relazione diretta con il cliente. I distributori percepiscono circa due terzi delle commissioni (in gergo: retrocessioni) pagate dai loro clienti, solamente il resto va a chi confeziona e gestisce i prodotti finanziari. In pratica si tratta di una rendita di posizione di chi ha la relazione diretta con il cliente.
Il ministro ha più volte messo sotto la lente questa distorsione del mercato e adesso l’Europa sembra dargli ragione. Questa rivoluzione non solo cambierà il rapporto tra il cliente-investitore e chi gli vende i prodotti finanziari, ma anche aprirà le porte a nuove figure di consulenti: commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro. Quindi si potrà andare dall’avvocato, non per incominciare una causa ma per chiedergli aiuto sui propri investimenti e la stessa cosa per i commercialisti, che, oltre alla denuncia dei redditi, potranno offrire anche assistenza su come gestire risparmio e capitale. Insomma, oltre alle tradizionali banche e società di gestione, entrano nel mercato nuovi protagonisti. Sono pronti questi liberi professionisti, che finora si sono occupati di contenziosi legali, delle problematiche sul lavoro e dei lacci e lacciuoli fiscali, a sostenere i loro clienti-investitori nei rapporti con gli intermediari e soprattutto a fare loro trarre profitto reale dagli investimenti? Ed è pronto il ministro Padoan a supportare questa svolta?
Catapano Giuseppe: Confcommercio, i segnali sono chiari ma la ripresa è ancora fragile
“Ormai i segnali di una ripresa reale sono chiari. Il Paese sta uscendo gradualmente e lentamente dalla crisi ma è una ripresa ancora fragile, di cui molte famiglie e imprese non si sono ancora accorte”.
Lo ha affermato Confcommercio nell’Osservatorio mensile sulle imprese del terziario spiegando che il pil è in rialzo e dopo quasi tre anni torna a diminuire il numero dei fallimenti. Nel primo trimestre 2015 continua a crescere il numero degli occupati e si è superato lo spettro della deflazione.
Sull’ipotesi governativa di introduzione di un’unica imposta locale al posto di quelle attualmente esistenti, ha sottolineato Confcommercio, il 40,8% delle imprese del terziario preferisce l’accorpamento di Imu e Tasi. Il 33% ha indicato l’accorpamento di Imu, Tasi, Tosap e l’imposta di pubblicità, soprattutto imprese del turismo e dei servizi, di piccole dimensioni, il 26,2% preferisce l’accorpamento di Imu, Tasi e Tari, in prevalenza imprese del commercio e dei servizi, di medie e grandi dimensioni, del Nord Ovest.
Riguardo al bonus di 80 euro erogato ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 24 mila euro, la quasi totalità degli imprenditori del terziario, il 96,7%, non ritiene che sia una misura sufficiente per la riduzione della pressione fiscale. Rispetto alla riduzione del cuneo fiscale predisposto dal Governo escludendo il costo del lavoro dei dipendenti a tempo indeterminato dall’Irap per l’86,9% degli imprenditori del terziario ciò è insufficiente per il calo delle tasse sulle imprese.
Il 77,5% ritiene che questa misura non vada incontro alle esigenze delle piccole imprese senza dipendenti, mentre il 22,5% vorrebbe ulteriori interventi sull’Irap, escludendo anche il costo dei lavoratori a tempo determinato.