Giuseppe Catapano scrive: Commercialisti ad alto rischio

Il commercialista che tiene la contabilità del contribuente accusato per dichiarazione infedele rischia il sequestro dei suoi beni personali. Ciò perché, in qualità di consulente, avrebbe dovuto ripristinare la legalità e poi perché la misura reale può incidere contemporaneamente sui beni di ciascuno dei concorrenti. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 24967 del 16 giugno 2015, ha respinto il ricorso di un professionista. Nel confermare la validità della misura già convalidata dal Tribunale delle Libertà di Brindisi, la terza sezione penale ha infatti ricordato che il concorso di persone nel reato implica l’imputazione dell’intera azione delittuosa e dell’effetto conseguente in capo a ciascun concorrente e il sequestro non è collegato all’arricchimento personale di ciascuno dei correi, bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell’illecito.
Dunque la misura reale può incidere contemporaneamente o indifferentemente sui beni di ciascuno dei concorrenti, fermo restando che il valore dei beni sequestrati non può complessivamente eccedere il valore del prezzo o del profitto del reato, in quanto il sequestro preventivo non può avere un ambito più vasto della futura confisca.

Catapano Giuseppe osserva: Ipotesi corruzione, perquisizioni in Rai, Mediaset, La7. Indagati due ex dirigenti di palazzo Chigi

L’inchiesta della procura di Roma, culminata con le 60 perquisizioni disposte presso Rai, Mediaset, La7 e Infront, chiama in causa, per l’ipotesi di corruzione, anche due dirigenti della presidenza del consiglio dei ministri quando era premier Silvio Berlusconi. Si tratta di Roberto Gasparotti, già responsabile dell’immagine televisiva del leader di FI, e Giovanni Mastropietro, già direttore della fotografia dello stesso Cavaliere. Il sospetto di chi indaga, infatti, è che possano aver preso soldi dall’imprenditore David Biancifiori, che nel 2008 si aggiudicò una commessa da 8 milioni di euro. Per questa ragione, le Fiamme Gialle hanno acquisito presso il Dipartimento risorse strumentali della presidenza una serie di documenti.
Un’acquisizione che si è svolta all’insegna della “massima collaborazione” da parte degli uffici della stessa presidenza.
I finanzieri del nucleo tributario, su ordine della procura di Roma, hanno effettuato questa mattina una serie di perquisizioni presso le sedi Rai, Mediaset, La7 e Infront.
L’inchiesta vede coinvolte 44 persone. Il reato ipotizzato nei confronti di dirigenti e funzionari della Rai è quello di corruzione. Per i manager di Mediaset, La7 e Infront è quello di concorso in appropriazione indebita.
David Biancifiori, titolare di società che organizzano eventi e che forniscono scenografie, gruppi elettrogeni, per diverse produzioni televisive nazionali, si trova agli arresti domiciliari dall’aprile scorso, nell’ambito di una indagine condotta dalla magistratura di Velletri culminata con l’arresto del sindaco del Comune di Marino, Fabio Silvagni.

La7: danneggiati, parte civile in eventuale processo. “In relazione alle notizie apparse oggi, si comunica che le indagini in corso da parte della Procura di Roma ipotizzano fatti di appropriazione indebita ai danni di alcune società ed emittenti televisive, tra le quali LA7 srl. LA7 ha fornito alla Guardia di Finanza la documentazione richiesta e si riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale per chiedere il risarcimento di tutti i danni subiti”. Lo scrive in una nota l’ufficio stampa di La7.

Catapano Giuseppe scrive: Mattarella e Bergoglio su emergenza migranti

“L’accoglienza è difficile, complessa e necessaria. Occorre solidarietà e intelligenza, cose di cui il nostro Paese è capace di fare uso”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Vicenza per la cerimonia del centesimo anniversario della nascita di Mariano Rumor.
Mattarella interviene sul tema emergenza migranti sostenendo che serve unità sia dentro che fuori i confini nazionali ed evidenziando il “momento in cui l’Europa deve affrontare una allarmante crescita dei flussi migratori”.
“Siamo tutti chiamati – dichiara Mattarella – a una azione inclusiva di solidarietà verso chi fugge da guerra, miseria, persecuzioni e fame e va alla disperata ricerca di una vita migliore e più sicura”. Mattarella quindi aggiunge che “libertà, pace e sicurezza sono valori fondanti della comunità europea e non possono essere considerati esclusivi”.
Oggi il Papa sollecita la comunità internazionale ad agire. Il Papa ha ricordato i tanti che cercano “rifugio lontano dalla loro terra” e “una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati la loro dignità”, e ha incoraggiato “l’opera di quanti portano loro un aiuto” e auspicato che “la comunità internazionale agisca in maniera concorde e efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate”.
“Vi invito tutti – ha dichiarato il Papa per la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite – a chiedere perdono per le persone e le istituzioni che chiudono le porte a questa gente che cerca una famiglia, che vuole essere custodita”.
“Preghiamo – ha esortato il Papa rivolto ai 30 mila fedeli presenti in piazza San Pietro – per tanti fratelli e sorelle che cercando rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perchè siano sempre rispettati nella loro dignità”.

Catapano Giuseppe informa: Antitrust, nuovo procedimento contro il Cnf: resistenze sulla pubblicità

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato boccia il divieto per gli avvocati di farsi pubblicità online. “Dopo lo stop del Tar del Lazio al nuovo regolamento che disciplina le elezioni nei Consigli degli Ordini, per il quale si chiede un intervento urgente del ministro Orlando, un provvedimento dell’Antitrust , il numero 25487 pubblicato nel bollettino del 15 giugno 2015, contro la ‘norma-bavaglio’ inserita nel Codice deontologico forense, che di fatto limita fortemente la possibilità per gli avvocati di essere presenti online su siti diversi da quello del proprio studio” commenta l’Associazione giovani avvocati italiani, che aveva subito contestato le norme previste dal Cnf e plaude alla decisione dell’Autorità garante.

“Il vigente codice deontologico forense – si legge nel provvedimento dell’Authority – prescrive al comma 9 che ‘L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso’, aggiungendo al comma 12 che ‘la violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura’”.

Secondo l’Antitrust, le disposizioni del codice deontologico, entrato in vigore lo scorso 15 dicembre, “si pongono in contrasto con i principi e le valutazioni effettuate dall’Autorità nel provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014; esse, pertanto, costituiscono una violazione di quanto disposto alla lettera c) del deliberato del provvedimento, con il quale l’Autorità diffidava il Cnf dal porre in essere in futuro comportamenti analoghi a quello oggetto dell’infrazione accertata”.

Il provvedimento al quale si fa riferimento è quello con il quale l’Antitrust aveva sanzionato il Consiglio Nazionale Forense per aver ristretto la concorrenza sui compensi professionali con una maxi multa da quasi un milione di euro .

“Finalmente gli avvocati potranno farsi conoscere anche sul web, senza il bavaglio imposto da un codice deontologico incapace di dialogare con un contesto, non solo professionale, in evoluzione – commenta la presidente di Aiga Nicoletta Giorgi, che lo scorso 27 ottobre aveva inviato una lettera al Consiglio Nazionale Forense chiedendo chiarimenti – La restrizione dell’utilizzo del web, oltre ad essere un vero bavaglio anacronistico, di fatto pone la nostra categoria professionale in una condizione di forte disparità e svantaggio, anche rispetto agli altri colleghi professionisti che non devono sottostare a limiti di scelta degli strumenti con cui veicolare le proprie informazioni”.

Ora è tempo che il Consiglio Nazionale Forense cambi davvero rotta: “Confidiamo in una lettura moderna della materia e della realtà in cui i professionisti si trovano a svolgere la propria attività, in concorrenza anche con studi internazionali che fanno uso massiccio delle nuove tecnologie e degli strumenti di informazione e pubblicità Diversamente, ostacoli e costi ricadranno al solito sui giovani, impediti ad utilizzare strumenti economici ma ampiamente diffusivi”.

“Il Cnf – conclude la presidente di Aiga – deve riconoscere che sottovalutare, o addirittura trascurare, le istanze provenienti dalle Associazioni lo distanzia ancora di più dalla realtà in cui opera la professione. Evidentemente ciò che non si conosce fa paura: ma questo limite di chi regolamenta la nostra professione non lo dobbiamo pagare noi”.

Catapano Giuseppe informa: Riforma dei contratti di lavoro

Il Consiglio dei Ministri, di giovedì 11 giugno 2015, sotto la presidenza del Presidente del Consi-glio dei Ministri Matteo Renzi, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato, in via definitiva, un decreto legislativo (in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale) sulla disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183. Ai sensi dell’articolo 57, infine, il provvedimento entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella G.U.
Per quanto riguarda i contratti di collaborazione a progetto (Co.Co.Pro.), a partire dall’entrata in vigore del decreto, non potranno più esserne attivati (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza). Comunque, a partire dal 1° gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione personali che si concretizzino in prestazioni di lavoro continuative ed etero-organizzate dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato.
Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore e poche altri tipi di collaborazioni.
Con l’intento di espandere le tutele del lavoro subordinato, il decreto legislativo prevede, con effetto dal 1° gennaio 2016, un meccanismo di stabilizzazione dei collaboratori e dei lavoratori autonomi che hanno prestato attività lavorativa a favore dell’impresa.
Nel quadro della promozione del lavoro subordinato e del contrasto all’elusione si prevede inoltre l’abrogazione delle disposizioni sull’associazione in partecipazione con apporto di lavoro dell’associato persona fisica.

In particolare, l’articolo 52 del provvedimento approvato prevede il superamento del contratto di lavoro a progetto, disponendo l’abrogazione delle disposizioni che attualmente regolano tale fattispecie (articoli 61-69-bis del D.Lgs. 276/2003), le quali continuano ad applicarsi esclusivamente per la regolazione dei contratti già in atto alla data di entrata in vigore del decreto in esame (comma 1). A partire da tale data, quindi, tali contratti non potranno più essere stipulati. Mentre, l’articolo 53 interviene sulla disciplina dell’associazione in partecipazione. La norma apporta stabilisce che l’apporto dell’associato può avvenire esclusivamente tramite conferimento di capitali (non più, quindi, tramite apporto di lavoro) (comma 1, lettera a)). In relazione a ciò, viene abrogato il terzo comma dell’articolo 2549 c.c. (comma 1, lettera b)). Il comma 2, infine, salvaguarda i contratti di associazione in partecipazione in atto alla data di entrata del decreto in esame nei quali l’apporto dell’associato consista anche in prestazioni lavorative, fino alla loro cessazione.

Catapano Giuseppe osserva: Parigi: “Migranti non passano”. Renzi: “Ue solidale o faremo da soli”

Ancora nuovi arrivi di migranti a Ventimiglia (Imperia). Decine di africani, in prevalenza eritrei, sono affluiti con i treni della notte nella città ligure al confine con la Francia, nella speranza di passare la frontiera, bloccata dalla gendarmeria d’Oltralpe.

Alcuni sono radunati in zona stazione, dove le Ferrovie dello Stato tengono aperta anche di notte l’area servizi e sono stati allestiti wc chimici e cabine doccia, altri si trovano nei pressi di Ponte San Lodovico.
Sui controlli della gendarmeria oltre il confine di Ventimiglia è intervenuto il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve, spiegando che sono dettati dalla volontà di “far applicare le regole europee di Schengen e Dublino”. Cazeneuve ha aggiunto che i migranti che si trovano al confine italo-francese “non hanno il diritto di passare e l’Italia che deve farsene carico”. “Questa è la legge europea”, ha rimarcato in un’intervista all’emittente Bfmtv, riferendosi alle regole di Dublino II, secondo cui è il primo Paese di accoglienza quello che deve farsi carico dei richiedenti asilo.

“I migranti dall’Africa occidentale, migranti economici irregolari – ha continuato – devono essere respinti alla frontiera. E poi ci sono quelli che sono considerati rifugiati, dei quali dobbiamo esaminare la loro domanda d’asilo”, per questo serve “una politica europea di accoglienza”. Cazeneuve ha chiarito che la frontiera italo-francese a Ventimiglia “non è chiusa”, semplicemente la Francia sta effettuando controlli per far rispettare le regole europee secondo cui i migranti registrati in Italia devono essere “riammessi” in quel Paese. “Non c’è alcun blocco delle frontiere – ha precisato – perché noi siamo uno spazio aperto, c’è semplicemente il rispetto, al confine franco-italiano, delle regole di Schengen e Dublino”.

Il ministro ha poi ricordato che “dall’inizio dell’anno sono arrivati in Grecia 50mila migranti, 50mila migranti sono arrivati in Italia… Si tratta di migranti economici irregolari, che provengono dall’Africa dell’ovest e che sono in fuga non per ragioni collegate alle persecuzioni, ma alla volontà di vivere meglio in Europa. Noi non li possiamo accogliere, bisogna che siano riportati alla frontiera, che ritornino in Africa”.

Il premier Matteo Renzi ha ribattuto che sulla questione dei flussi migratori “l’Europa deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema”, ed “è evidente che le posizioni muscolari che alcuni ministri dei nostri Paesi amici stanno avendo vanno nella direzione opposta”. “Se l’Europa vuole essere l’Europa ha il dovere di affrontare il problema tutti insieme – ha scandito – Se non sarà così faremo da soli, siamo in condizione di affrontare il problema. Questo è il nostro piano B, siamo un grande Paese. Ma non sarebbe una sconfitta per l’Italia ma per l’Europa”.

“L’Europa è a un bivio, se vuole essere la comunità di persone come noi l’abbiamo sognata, immaginata e costruita deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema drammatico di chi viene dall’Eritrea fuggendo dalla dittatura, entra in Libia terra di nessuno e affidandosi a schiavisti cerca di avere rifugio in Europa. Questo è il piano A, la soluzione migliore e preferita”, ha spiegato il premier, dicendosi convinto che “Juncker abbia nel Dna i valori e la volontà di affrontare il problema come una comunità solida e solidale, e quindi sia in condizione di fare proposte all’altezza”.

“Che senso ha che l’Europa ci dice tutto sui vincoli economici e poi lascia morire le persone per chiudere le frontiere? Se così sarà ne prenderemo atto, muovendoci in autonomia come Italia, ma sarebbe una sconfitta per tutta l’Europa”, ha ribadito il presidente del Consiglio. “L’Italia non può consentire a nessuno, alla Francia come nessun altro, di avere navi nel Mediterraneo e lasciarle lì”, ha aggiunto Renzi.

Una portavoce della Commissione europea ha riferito che il commissario Ue agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, incontrerà i ministri degli Interni di Italia, Francia e Germania a margine del Consiglio Ue di domani a Lussemburgo che si occuperà principalmente di immigrazione.

La Commissione europea sta verificando con Francia e Austria il rispetto delle regole di Schengen dopo che numerosi migranti sono stati bloccati al confine con l’Italia. “Siamo in contatto con tutte le autorità nazionali francesi e austriache per verificare qual è la situazione sul terreno. Tutti gli Stati membri devono rispettare gli accordi di Schengen e il sistema comune di asilo”, ha rimarcato la portavoce dell’esecutivo Ue, aggiungendo che la Commissione europea “non è a conoscenza di piani B” dell’Italia per la gestione dell’immigrazione.

MILANO – A Milano si è svolto un vertice straordinario in prefettura per discutere dell’emergenza profughi. Al termine il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha detto che “domani sarà consegnato il Cara alla Croce Rossa Italiana con 200 posti in più a disposizione per l’accoglienza e la stessa cosa sarà fatta con il Cie, del quale verrà autorizzata l’estensione della capacità di accoglienza. In questo modo l’ordine sarà completamente ripristinato e i presìdi di polizia alla Stazione Centrale potranno tornare ad occuparsi di sicurezza”.

ROMA – Daniel Zagghay, coordinatore del Baobab, ha spiegato all’Adnkronos la situazione nella struttura di via Cupa a Roma che da giorni ospita i ‘transitanti’ eritrei e etiopi. “La notte scorsa abbiamo dato ospitalità a 410 persone, la metà rispetto a tre giorni fa. Più di 80 i bambini – ha riferito – Ieri sono partite circa 150 persone e ne sono arrivate una quarantina, un numero basso rispetto ai giorni precedenti. Questa mattina gli arrivi sono stati solo quattro”. Anche la notte scorsa qualcuno ha dormito fuori dalla struttura, lungo via Tiburtina: “Erano circa una ventina e abbiamo cercato di indirizzarli verso la Croce Rossa ma erano stanchi e già dormivano. Oggi cercheremo di prevenire questa situazione”.

“Stiamo continuando a distribuire pasti. In questi giorni è arrivato di tutto: tantissime persone sono venute a portare nel centro cibo, vestiario. Al momento – ha sottolineato Zagghay – quello che serve è soprattutto cibo, vestiti per bambini, prodotti per l’igiene personale e per la pulizia degli ambienti. E i volontari sono i benvenuti anche per organizzare gli aiuti che arrivano, per distribuirli”.

Giuseppe Catapano scrive: Professionisti – dal 2016 debutta la Tessera europea

Dal 18 gennaio 2016 i liberi professionisti europei potranno utilizzare la Tessera professionale europea per muoversi liberamente all’interno del mercato europeo. Ad annunciarlo è stato dato il vice capo dell’Unità Libera circolazione dei professionisti della DG Grow della Commissione europea, Tomaras, in occasione dell’Assemblea generale e del Comitato permanente del Consiglio europeo delle professioni liberali (Ceplis), svoltosi lo scorso 5 giugno a Venezia. La Tessera professionale europea (Epc) è una procedura elettronica che consentirà di semplificare l’iter burocratico per riconoscere la qualifica di un professionista ottenuta in un Paese Ue.

Catapano Giuseppe osserva: Dichiarazione 730 precompilata – possibilità di un secondo invio per i contribuenti

L’Agenzia delle Entrate consentirà un secondo invio del 730 precompilato per chi l’avesse già trasmesso, per permettere di effettuare correzioni in caso di errori o anomalie presenti nei dati originari già accettati dai contribuenti. Questa è la soluzione per la quale propende l’Agenzia delle Entrate per gestire tutte le casistiche di errori rilevate o segnalate. La soluzione sarà formalizzata a breve da un provvedimento. I soggetti interessati disporranno di una funzione che permetterà di riaprire la dichiarazione già inviata, di apportare modifiche e di rinviarle. In questo modo, il secondo invio sostituirà il primo e la precedente dichiarazione trasmessa si considererà annullata. Il provvedimento dovrà fissare la finestra temporale entro la quale sarà consentito riaprire, modificare e trasmettere nuovamente.

Catapano Giuseppe scrive: Allacciare le cinture… per i prossimi 15 anni

Le destinazioni sono importanti. In questo periodo prossimo alle meritate vacanze la loro scelta è fondamentale. Ancor più i mezzi di trasporto per raggiungere le proprie mete più o meno esotiche. Se poi il punto di arrivo viene rappresentato come un traguardo agognato ed ambito nel corso degli ultimi anni diventa necessario – forse essenziale – munirsi di biglietto ed imbarcarsi con il primo volo: «Vorrei chiedervi di allacciarvi le cinture; qui stiamo decollando davvero, piaccia o non piaccia. Stiamo rimettendo il Paese come deve correre. L’Italia ha bisogno di recuperare il tempo che ha perso. Il decollo di Alitalia è quello dell’Italia, se vola Alitalia vola l’Italia». Questa l’affermazione del nostro primo ministro parlando davanti a 1.500 dipendenti appartenenti alla storica compagnia di bandiera.

A pochi giorni – era lo scorso 4 giugno – dal preannunciato «decollo» si può affermare di aver subìto una battuta d’arresto: un ritardo, una modifica all’itinerario programmato in precedenza, tutto può succedere nel corso di un viaggio. Un lungo viaggio.

Confcommercio – nel corso della consueta assemblea annuale – ha diffuso i propri numeri e considerazioni a commento dell’attuale scenario economico che sta attraversando il nostro Paese: «La ripresa c’è, ma restano dubbi sulla sua intensità» e ancora «fattori interni e internazionali contribuiscono, complessivamente, a delineare uno scenario favorevole alla ripresa».

Sembra essere tutto coerente con il preannunciato «decollo»: godiamoci il viaggio, tutto come da programma, fatto salvo che rispetto al 2007 (anno della crisi che ha investito il Paese) viene sottolineato questo: «In valori pro capite, tra il 2007 ed il 2014 gli italiani in media hanno patito una riduzione in termini reali del 12,5% per il Pil, del 14,1% per il reddito disponibile e dell’11,3% per i consumi. Ipotizzando per il Pil, i consumi ed il reddito disponibile una variazione di lungo periodo analoga al tasso medio annuo di variazione delle nostre previsioni macroeconomiche (1,25% per il Pil, 0,95% per i consumi dei residenti e 1,05% per il reddito disponibile) ed una variazione della popolazione in linea con le stime prodotte dall’Istat negli scenari di lungo periodo (+0,2% annuo), solo tra quindici anni circa si tornerà ai valori del 2007: prima il Pil pro capite intorno al 2027, poi la spesa delle famiglie (al 2030) e, ultimo, il reddito disponibile (intorno al 2032)».

Abbiamo letto bene: per ritornare ai livelli pre-crisi – in base a queste stime – occorrono 15 anni. Se invece tutto andasse per il meglio la nota economica predisposta da Confcommercio specifica che: «per ridurre i tempi di recupero di circa 6-8 anni sarebbe necessario un tasso di crescita doppio rispetto a quello rappresentato nel nostro scenario di previsione per il 2015-16». Si tratta sempre di molti anni, moltissimi anni e senza certezza alcuna: ovviamente. Nessuna certezza soprattutto perché – come afferma la stessa Confcommercio – tali valori di crescita «la nostra economia non sperimenta da molto tempo».

Da questo scenario emergono chiare alcune situazioni di fatto: siamo tutti viaggiatori pronti ed ormai imbarcati nonché prossimi al «decollo», ovvero non possiamo tornare indietro. Destinazione finale: sconosciuta. Durata del volo: anni, qualche anno, probabilmente molti forse troppi. Compagnia aerea: preferibilmente italiana. Le nostre comuni sorti di questo lungo viaggio in mano al pilota, un pilota, il pilota.

Giuseppe Catapano informa: SI È APERTA UNA FASE DI TRIBOLATA FIBRILLAZIONE CHE SOLO RENZI PUÒ CHIUDERE. CAMBIANDO MUSICA E ROTTA

Detto, fatto. Avevamo pronosticato – maledetti gufi, penserà Renzi – che con quei risultati le elezioni regionali avrebbero prodotto frutti avvelenati per la politica, ed ecco che appena due settimane dopo il voto siamo qui a dover constatare i nostri timori erano fondati. Da un lato le fibrillazioni dentro le istituzioni, come la lite governo-regioni (Lombardia, ma non solo) sulla questione dell’accoglienza dei migranti, e dentro i partiti, con lo scontro De Luca-Bindi che arriva in tribunale e rende insanabile la spaccatura dentro il Pd, e con Verdini che trasloca insieme al suo manipolo di “volonterosi” lasciando Berlusconi ancor più in mutande di quanto già non fosse. Dall’altro, le vicende giudiziarie, da “Mafia capitale” al “caso Azzolini”, che rappresentano altrettanti ordigni pronti ad esplodere, rischiando di far traballare anche il governo. Tanto più se, come si vocifera, ci aspettano nuovi capitoli della vicenda romana, per cui la scelta di difendere Marino e la sua giunta potrebbe rivelarsi un boomerang e la contromossa di “commissariare” preventivamente il Giubileo insufficiente. E come sempre avviene nell’intossicato sistema Italia quando un potere forte perde qualche colpo, ecco puntuali alcune vicende “pelose” che rappresentano altrettanti segnali inequivocabili: dalla notizia che Buzzi aveva finanziato la Fondazione di Renzi – in modo regolare, ma che importa – a quella che l’indagine ligure sul padre del presidente del Consiglio, pur essendo stata chiusa, non viene archiviata, giusto per tenere un fucile puntato alla testa del figlio. Se poi lo stesso Renzi ci mette del suo, commettendo errori di metodo e merito come ha fatto con la dilettantesca gestione delle nomine in Cassa Depositi e Prestiti, allora è sicuro che il vaso trabocchi.

Insomma, ahinoi, tutto congiura perché l’estate sia molto calda non solo dal punto di vista meteorologico. La sensazione è che si sia aperta una fase di tribolato passaggio verso non si sa bene cosa, e per di più priva di quella valvola di sfogo (quanto era utile!) che nella Prima Repubblica erano le crisi pilotate (salvo che sia lo stesso Renzi a volerla rispolverare, ma ne dubitiamo). Assisteremo a imboscate parlamentari – una l’abbiamo già vista nella commissione affari costituzionali sulla riforma della scuola – che metteranno a rischio le riforme renziane, e più in generale la tenuta del governo al Senato. Con corollario di mercato delle vacche, che vedrà il passaggio da un partito all’altro e da un fronte all’altro, di parlamentari transumanti. Il che indebolirà Renzi e il governo – comunque, al di là del saldo finale – e darà al Paese, già abbondantemente sfiduciato, ulteriori motivi di preoccupazione e rabbia. Brutta roba.

Dunque, che si può fare per abbreviare la fase delle fibrillazioni e invertire la china? Tutto dipende da Renzi. Deve sparigliare le carte, cambiando musica – basta con la litania delle elezioni vinte e del Paese che sta decollando – e rotta, anche a costo di contraddirsi. Ritiri le (brutte) riforme istituzionali che ha messo in moto e – d’intesa con il Presidente della Repubblica – le incanali verso un’Assemblea Costituente da convocare al più presto e a cui delegare una ridefinizione dello Stato, a cominciare dalle autonomie. Poi, sempre in asse con Mattarella, provi a negoziare con la magistratura una diversa strategia di lotta alla corruzione e al malaffare, prendendo atto del clamoroso fallimento della “via giudiziaria” al risanamento morale del Paese, ormai più che ventennale. Infine, ma in realtà è la cosa da mettere al primo posto, cambi radicalmente politica economica. Prenda atto che le riforme sono servite a fermare l’emorragia del pil e dell’occupazione, ma non hanno invertito in modo significativo e stabile la tendenza. Siamo usciti dalla recessione – grazie ai fattori esterni, come il cambio, la liquidità immessa dalla Bce e il crollo del prezzo del petrolio – ma la ripresa non c’è ancora. Sono tornate le assunzioni, ma in misura marginale e solo grazie agli incentivi. Insomma, la svolta non c’è stata. Per questo, ora, occorre crearla. Con un taglio delle tasse che non si preoccupi di aumentare il deficit corrente, e con investimenti pubblici significativi, compensati da un intervento straordinario sul debito – attraverso l’uso finanziario del patrimonio pubblico – che consenta di dire all’Europa di non romperci le scatole.

Se poi tutto questo si facesse rafforzando la qualità del governo e più complessivamente della classe dirigente e dei consiglieri del principe di cui Renzi si circonda, tanto di guadagnato. Renzi ha nel fatto di essere indispensabile per assenza di alternative, che non siano i populisti di ogni risma, il suo punto di forza e di debolezza insieme. Le elezioni europee gli avevano detto che per gli italiani era un punto a favore, e su quello ha costruito la sua legittimazione e la sua forza politica. Ora quelle regionali, un anno dopo, gli hanno detto che non è più così, che usare con arroganza la percezione che gli italiani hanno che non sia avvicendabile diventa un boomerang. Per questo deve avere il coraggio di cambiare. D’altra parte, se una cosa ha dimostrato, è proprio che il coraggio non gli manca. Ora lo usi al meglio.