Catapano Giuseppe: Vendite giudiziare su internet

Le vendite giudiziarie trovano il portale internet. Il decreto legge con misure urgenti in materia di giustizia e di fallimento, all’esame del consiglio dei ministri di ieri, svecchia le esecuzioni, ricorrendo alla rete. Il provvedimento estende, poi, le regole del processo civile telematico, assoggettando a deposito con la posta elettronica certificata anche gli atti introduttivi (oggi esclusi).
Il decreto legge, stando al testo reso noto (si veda ItaliaOggi di ieri), vara il portale delle vendite pubbliche. Nelle riunione di ieri si è deciso che tutti i decreti legislativi sulla riforma Fiscale slitteranno a venerdì prossimo. Sul tavolo del Cdm sono rimasti dunque il decreto legge sulle procedure concorsuali in materia fallimentare e due decreti legislativi (di attuazione di una direttiva relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose e sulla disciplina sanzionatoria delle violazioni delle disposizioni del Regolamento relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne) oltre ad alcune leggi regionali. Nell’odg del Cdm erano previsti, per l’esame preliminare, cinque decreti attuativi della delega Fiscale (stima e monitoraggio dell`evasione Fiscale; revisione del sistema sanzionatorio; interpello e contenzioso; riscossione; riorganizzazione delle Agenzie fiscali).L’obiettivo delle misure approvate dal decreto legge sulla giustizia, è garantire la massima informazione sulle procedure esecutive ed aumentare la trasparenza delle vendite giudiziarie. Il portale unificato, consentirà a tutti gli interessati di acquisire le informazioni relative alle vendite giudiziarie, nell’ambito di un’unica area Web gestita dal Ministero della giustizia, superando l’attuale frammentazione con la pubblicazione degli avvisi di vendita per ogni singolo tribunale.

Giuseppe Catapano informa: Marino da Delrio per lo stadio della Roma: “Riconosciuto il valore pubblico dell’opera”

“Sono molto soddisfatto, è stata una riunione estremamente positiva e ringrazio Delrio per aver accolto la nostra giunta, il team di architetti e tutti gli attori di questo straordinario progetto”. Lo ha dichiarato il sindaco di Roma, Ignazio Marino, al termine dell’incontro al ministero delle infrastrutture sul progetto del nuovo stadio della Roma. All’incontro hanno preso parte oltre a Marino e Delrio, anche il responsabile del progetto stadio della As Roma, Mark Pannes, e il Ceo di Eurnova, Luca Parnasi. “Delrio ha riconosciuto lo straordinario valore pubblico di quest’opera”, ha proseguito Marino, ricordando “la riqualificazione di un’area inutilizzata e un sistema di trasporti che porterà ulteriori vantaggi. “I progettisti e Pannes hanno assicurato a Delrio che dal momento della posa della prima pietra si potrà giocare la prima partita in 22 mesi”, ha aggiunto Marino. “Io ho ribadito che non si giocherà nessuna partita se tutte le opere pubbliche non saranno completate. Non siamo entrati in dettagli sugli investitori che sappiamo essere molti e coordinati dalla Goldman Sachs”. Pannes, dopo avere parlato di incontro “molto produttivo”, ha aggiunto: “Abbiamo bisogno di sostegno a tutti i livelli e l’incontro di oggi dimostra che questo sostegno c’e. Pannes ha infine espresso “soddisfazione per il sistema di trasporto, che permetterà non solo ai tifosi di raggiungere lo stadio, ma renderà possibile utilizzare lo stadio 7 giorni alla settimana”

Campania: De Luca proclamato presidente. Ma non si insedia

L’ufficio elettorale della Corte d’Appello di Napoli ha proclamato Vincenzo De Luca, eletto il 31 maggio scorso, presidente della Regione Campania. La cerimonia nella sala Arengario del nuovo Palazzo di Giustizia. Con la proclamazione, avvenuta per bocca del presidente della Corte, Antonio Buonajuto, De Luca e’ “sospendibile” ai sensi della legge Severino per effetto della condanna in primo grado per abuso d’ufficio, dato che lo Statuto regionale prevede che consiglieri e presidente “assumono le proprie attribuzioni ed esercitano le proprie funzioni” a partire dalla proclamazione. De Luca non era presente e il presidente uscente Stefano Caldoro ha lasciato la sede della regione e lo ha annunciato con un tweet. De Luca ha atteso a Salerno che l’ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello di Napoli proclamasse la sua elezione. Secondo quanto si è appreso, il neo governatore campano attende che gli venga notificato a casa il verbale letto oggi pomeriggio nell’aula Arengario. Verbale che l’onorevole Fulvio Bonavitacola, deputato fedelissimo a De Luca, ha chiesto di poter ricevere per delega. La notifica dovrà essere consegnata anche alla prefettura di Napoli, dove l’ufficio che dovrà materialmente stilare la comunicazione da inviare alla presidenza del consiglio dei Ministri è da giorni in allerta. All’ufficio di governo partenopeo spetta infatti la comunicazione che darà il via alla procedura di sospensione per effetto della legge Severino. Non è escluso che De Luca abbia visto anche i suoi avvocati, impegnati nello studio di una soluzione giudiziale per il nodo della Severino, basata sul fatto che la sentenza di condanna non è arrivata dopo la candidatura o l’elezione, ma le precedeva.
Intanto nell’aula del tribunale in cui è avvenuta la proclamazione sono presenti diversi eletti ed attivisti. Il delegato del candidato alla presidenza della Regione Campania Valeria Ciarambino (Movimento Cinque Stelle) presenta “un’annotazione al verbale di proclamazione” del nuovo presidente Vincenzo De Luca, stilato dall’ufficio elettorale regionale della Corte d’Appello di Napoli. Nell’annotazione si osserva che “la sospensione è immediata, avviene in maniera automatica e qualsiasi atto a sua firma è nullo”.
Stessa linea per Sel. Paolo Persico del Pd invece consegna una dichiarazione secondo la quale “la proclamazione di De Luca si perfezionerà soltanto quando si insedierà il Consiglio regionale”. Mentre il capogruppo di Fi alla camera, Renato Brunetta, annuncia: “Se Renzi perde o prende tempo in merito alla sospensione che deve essere immediata del governatore Vincenzo De Luca abbiamo già pronta una denuncia per il presidente del consiglio che rischia di commettere abuso d’ufficio. Non pensi Renzi di prendere in giro gli italiani”.

Catapano Giuseppe scrive: La finanza entra negli studi

L’ora X per i mercati finanziari ma sta per arrivare anche per il ministro Pier Carlo Padoan che, su questi mercati, ha giurisdizione. Il prossimo anno anche l’Italia dovrà recepire Mifid2, la nuova disciplina europea per i servizi finanziari che potrebbe fare saltare alcuni delicati equilibri: è di 23 miliardi di euro l’anno l’ammontare dei risparmi degli italiani che vanno nelle tasche di chi vende “allo sportello” prodotti finanziari e ha la relazione diretta con il cliente. I distributori percepiscono circa due terzi delle commissioni (in gergo: retrocessioni) pagate dai loro clienti, solamente il resto va a chi confeziona e gestisce i prodotti finanziari. In pratica si tratta di una rendita di posizione di chi ha la relazione diretta con il cliente.

Il ministro ha più volte messo sotto la lente questa distorsione del mercato e adesso l’Europa sembra dargli ragione. Questa rivoluzione non solo cambierà il rapporto tra il cliente-investitore e chi gli vende i prodotti finanziari, ma anche aprirà le porte a nuove figure di consulenti: commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro. Quindi si potrà andare dall’avvocato, non per incominciare una causa ma per chiedergli aiuto sui propri investimenti e la stessa cosa per i commercialisti, che, oltre alla denuncia dei redditi, potranno offrire anche assistenza su come gestire risparmio e capitale. Insomma, oltre alle tradizionali banche e società di gestione, entrano nel mercato nuovi protagonisti. Sono pronti questi liberi professionisti, che finora si sono occupati di contenziosi legali, delle problematiche sul lavoro e dei lacci e lacciuoli fiscali, a sostenere i loro clienti-investitori nei rapporti con gli intermediari e soprattutto a fare loro trarre profitto reale dagli investimenti? Ed è pronto il ministro Padoan a supportare questa svolta?

Catapano Giuseppe: Confcommercio, i segnali sono chiari ma la ripresa è ancora fragile

“Ormai i segnali di una ripresa reale sono chiari. Il Paese sta uscendo gradualmente e lentamente dalla crisi ma è una ripresa ancora fragile, di cui molte famiglie e imprese non si sono ancora accorte”.
Lo ha affermato Confcommercio nell’Osservatorio mensile sulle imprese del terziario spiegando che il pil è in rialzo e dopo quasi tre anni torna a diminuire il numero dei fallimenti. Nel primo trimestre 2015 continua a crescere il numero degli occupati e si è superato lo spettro della deflazione.
Sull’ipotesi governativa di introduzione di un’unica imposta locale al posto di quelle attualmente esistenti, ha sottolineato Confcommercio, il 40,8% delle imprese del terziario preferisce l’accorpamento di Imu e Tasi. Il 33% ha indicato l’accorpamento di Imu, Tasi, Tosap e l’imposta di pubblicità, soprattutto imprese del turismo e dei servizi, di piccole dimensioni, il 26,2% preferisce l’accorpamento di Imu, Tasi e Tari, in prevalenza imprese del commercio e dei servizi, di medie e grandi dimensioni, del Nord Ovest.
Riguardo al bonus di 80 euro erogato ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 24 mila euro, la quasi totalità degli imprenditori del terziario, il 96,7%, non ritiene che sia una misura sufficiente per la riduzione della pressione fiscale. Rispetto alla riduzione del cuneo fiscale predisposto dal Governo escludendo il costo del lavoro dei dipendenti a tempo indeterminato dall’Irap per l’86,9% degli imprenditori del terziario ciò è insufficiente per il calo delle tasse sulle imprese.
Il 77,5% ritiene che questa misura non vada incontro alle esigenze delle piccole imprese senza dipendenti, mentre il 22,5% vorrebbe ulteriori interventi sull’Irap, escludendo anche il costo dei lavoratori a tempo determinato.

Catapano Giuseppe osserva: Lo raccoglieremo. Strada per strada

Tre sono i miliardi di euro di liquidità di emergenza che la Banca di Grecia ha richiesto alla BCE, ed 1,8 sono quelli che ha avuto. Coprono appena il debito in scadenza il 30 di giugno, che ammonta a 1,6. All’Eurosummit convocato d’urgenza lunedì si parlerà di una cosa soltanto, il default di Atene, che ormai pare inevitabile, a meno di un sostegno finanziario russo che forse non tarderà ad arrivare.

Per Putin è giunto il momento di dimostrare di essere lui “il buono”, o quanto meno il previdente, dal momento che Unione Europea, Bce e Fmi – i tre creditori – paiono aver perso la titubanza nel sostenere la parte dei “cattivi”. E lo dimostrerà con un paio di miliardi per la concessione della costruzione di un gasdotto in territorio greco.

In cinque giorni agli sportelli sono stati prelevati oltre 4 miliardi di euro, ed è un crescendo. Le aziende sui conti non hanno più niente: i soldi per gli stipendi sono giroconti dall’estero.

Il fallimento di uno stato lo senti quando arriva. Arriva quando la gente è stanca. Quando quel che legge sui giornali già l’aveva pensato. E magari anche rimosso, nondimeno non è nuovo.

Tsipras non può continuare a tagliare pensioni e stipendi. È stato eletto con la promessa di non farlo e facendolo non si salverà nessuno. Ugualmente. Cedere ai ricatti non è mai stata la mossa migliore. Perché il ricatto accettato non è mai l’ultimo.

Uno stato non può abdicare alla sua sovranità. Non può svendere i suoi cittadini. Se il credito vale più della vita qualcosa si è per via perduto. Lo raccoglieremo. Strada per strada.

Giuseppe Catapano informa: ILLEGITTIMA LA NOTA DI CREDITO SU OPERAZIONI INESISTENTI

In tema di Iva, la speciale procedura di variazione prevista dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 26 – che consente al cedente di portare in detrazione l‘Iva in ogni caso in cui “un’operazione per la quale sia stata emessa fattura… viene meno in tutto od in parte, o se ne riduce l’ammontare imponibile” – presuppone necessariamente, come si desume univocamente dalla funzione perseguita dalla norma, che l’operazione da rettificare sia una operazione vera e reale, e non già inesistente. Ciò discende arche dal disposto del menzionato D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, comma 7, il quale nel prevedere che, se viene emessa fattura per operazioni inesistenti, l’imposta è dovuta per l’intero ammontare indicato in fattura, da un lato incide direttamente sul soggetto emittente la fattura, costituendolo debitore d’imposta e, dall’altro, incide indirettamente, in combinato disposto con lo stesso D.P.R., art. 19, comma 1, e art. 26, comma 3, anche sul destinatario della fattura medesima: questi, infatti, non può esercitare il diritto alla detrazione o alla variazione dell’imposta in totale carenza del suo presupposto. Inoltre, dal tenore della norma si evince che le ragioni per cui si determina il venire meno di una operazione possono essere molteplici (tanto che l’elenco appare solo indicativo) e ciò che assume rilevo non è tanto la modalità con cui si manifesta la causa di variazione dell’imponibile Iva, quanto piuttosto che della vacazione e della causa si effettui la registrazione ai sensi del D.P.R. n. 633 de 1972, artt. 23, 24 e 25. Ne consegue che non è legittimo l’utilizzo della procedura di cui all’art. 26, se le operazioni fatturate non si sono effettivamente realizzate.

Catapano Giuseppe informa: INAMMISSIBILE IL RECLAMO PER MANCATO PAGAMENTO DEL CONTRIBUTO UNIFICATO IN CASO DI TARDIVO DEPOSITO DEL RICORSO

A stabilire il principio i giudici di una CTP pugliese. Il riferimento è all’art. 17 bis del DLgs. 546/92, e più precisamente al comma 1 che dispone: “Per le controversie di valore non superiore a ventimila euro, relative ad atti emessi dall’Agenzia delle entrate, chi intende proporre ricorso è tenuto preliminarmente a presentare reclamo secondo le disposizioni seguenti ed è esclusa la conciliazione giudiziale di cui all’art. 48″. Dalla lettura della norma si rileva che ai sensi della predetta norma, il reclamo mediazione va proposto solo se l’atto, per importo inferiore a euro 20.000,00, è emesso dall’Agenzia delle Entrate, con costituzione in giudizio nel termine previsto dal comma 9 dello stesso art. 17-bis. Nella fattispecie in giudizio, l’atto impugnato non risulta emesso dall’Agenzia delle Entrate e il ricorrente, oltre a non dover presentare il ricorso reclamo contro la predetta Agenzia delle Entrate, avrebbe dovuto costituirsi in giudizio nel temine, previa inammissibilità, dei 30 giorni dalla presentazione del ricorso alla competente CTR. Ragion per cui la costituzione in giudizio, per deposito della copia del ricorso nella segreteria della CTP, è tardiva e per conseguenza il ricorso in esame va ritenuto inammissibile.

Giuseppe Catapano scrive: DEBITO DELL’IMPRENDITORE CON L’INPS: OMESSO VERSAMENTO DELLE RITENUTE, E PIANO DI RATEIZZAZIONE NON RISPETTATO. APPLICABILE LA PENA DETENTIVA

“Omesso versamento” all’‘Inps’ delle “ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti”, relativamente al mese di giugno del 2007. Questa la contestazione mossa nei confronti di un imprenditore, e pari, in soldi, a poco più di 3mila euro.
A fronte di tale “accusa” viene decisa, a sorpresa, l’applicazione della “pena detentiva”, essendo valutata come “inefficace” la mera “sanzione pecuniaria”.
E ora la visione delineata in Appello viene condivisa anche dai giudici della Cassazione, i quali confermano, nonostante le obiezioni mosse dall’uomo, la legittimità della “pena detentiva”.
Decisivo si rivela il contesto della condotta tenuta dall’imprenditore. Più precisamente, “l’omissione contributiva, già di per sé di non scarsa rilevanza, è parte di una situazione più ampia di debito verso l’Inps”, e, per giunta, “il piano di rateizzazione” dell’imprenditore “per sanare la sua posizione non era completato alla data dell’udienza dibattimentale del 28 settembre 2011”, anzi in quell’occasione si è preso atto che “l’ultimo versamento risaliva al 4 agosto 2010 e che perdurava un residuo dovuto”.
Irrilevante, infine, il richiamo difensivo all’ipotetico “stato di crisi economico-finanziaria della società”, anche perché basato solo sull’“intervenuto fallimento, dichiarato” però “addirittura sei anni dopo rispetto alla commissione del reato”.

Catapano Giuseppe osserva: AMMINISTRATORE APPENA NOMINATO MA PUR SEMPRE PENALMENTE PERSEGUIBILE

La sezione penale della corte di cassazione in tema di omesso pagamento delle ritenute ai lavoratori dipendenti, ripercorre le sue decisioni e le conferma. Il caso è un pò singolare in quanto l’amministratore era stato nominato quattro giorni prima della chiusura dell’esercizio in cui si era consumato il reato. Questo fatto non è rilevante ai fini del giudizio, anzi lo è di più l’impossibilità per l’azienda di non essere nelle condizioni finanziarie di aver potuto adempiere al proprio obbligo. In effetti la posizione dei giudici supremi in materia non è stata sempre netta, anzi in passato molte pronunzie hanno evidenziato che era nelle possibilità degli imputati di poter provare il periodo di crisi , qualche volta dimostrazione accolta con favore e seguita da assoluzione. Quello che rileva è anche l’omesso versamento che poteva effettuarsi non già allo scadere dell’esercizio ma della presentazione del modello 770 con i vari ravvedimenti operosi, secondo l’art.10-bis del d.lgs 74/2000 : “ 1. E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta”. Pertanto tutte le scusanti e le esimenti addotte ma non dimostrate non salvano l’amministratore appena nominato.