Equitalia e la banca hanno agito correttamente, per come prevede la legge. Difatti la procedura speciale di pignoramento presso terzi, prevista appositamente per la riscossione esattoriale, prevede che l’Agente per la riscossione invii al terzo (la banca) l’atto di pignoramento senza bisogno dell’udienza davanti al giudice. Con tale atto di pignoramento, Equitalia ordina all’istituto di credito di pagare direttamente all’Esattore – entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’atto, le somme per le quali il diritto alla percezione da parte del debitore sia maturato anteriormente alla data di notifica dell’atto; – alle rispettive scadenze le restanti somme. Il tutto fino a concorrenza del credito per il quale Equitalia procede, degli interessi di mora e dei compensi di riscossione maturati sino al giorno del pagamento e riportati nell’atto stesso. Ovviamente se è vero che il terzo pignorato (la banca) non può disporre di queste somme in modo difforme (pertanto non può pagare assegni del cliente che, nelle more, dovessero venire in pagamento e che, pertanto andrebbero protestati) è anche vero che nulla vieta al debitore di mutare conto corrente di appoggio per i successivi accrediti. L’obbligo della banca di versare man mano le somme ad Equitalia non si estende all’ultimo stipendio accreditato sul conto, il quale deve restare nella disponibilità del debitore. Il fatto che le somme percepite a titolo di stipendio siano confluite in un conto corrente ostacola in realtà, secondo l’orientamento giurisprudenziale maggioritario, l’applicazione del limite di pignorabilità del quinto dello stipendio. In pratica, se è vero che la busta paga, pignorata in azienda, può essere trattenuta fino a massimo il 20% (appunto pari a 1/5), nel caso in cui le somme confluiscano in banca il pignoramento si può estendere al 100% degli importi. Ciò in quanto verrebbe meno il rapporto diretto tra gli emolumenti e la loro fonte e si creerebbe di fatto confusione tra essi e le somme a diverso titolo depositate sul conto corrente. Tuttavia, se nel conto del contribuente confluiscono solo le mensilità stipendiali e sia possibile dimostrare ciò al giudice (per esempio da un estratto conto), secondo un orientamento minoritario – ma che sta prendendo via via piede – sarebbe legittima l’opposizione deducendo che il pignoramento, in quanto avente ad oggetto la sola retribuzione lavorativa, deve rispettare il limite del quinto e non può estendersi a tutta la provvista depositata in banca. Quest’ultima tesi è sostenuta da un orientamento affermatosi recentemente con riguardo al pignoramento delle pensione ma estendibile anche ai crediti da lavoro. Si tratta della sentenza del Tribunale di Savona (2014) e del Tribunale di Sulmona (2013) che escludono il pignoramento integrale del conto corrente a due condizioni: – la natura del credito deve essere immediatamente riconoscibile per natura ed importo: in pratica, deve essere palese ed evidente che sul conto vengano accreditati solo i ratei dello stipendio. Bisogna quindi consentire al giudice di identificare esattamente la provenienza delle somme depositate; – sullo stesso conto non devono essere fatti ulteriori accrediti diversi da quelli dei ratei dello stipendio. Insomma, il debitore oggetto dell’esecuzione forzata deve essere in grado di dimostrare che sul conto vi sia solo e soltanto lo stipendio e null’altro.
blocco
Catapano Giuseppe: Libia, Onu lancia blocco navale. Frontex sblocca la chiacchiera panico
Bernardino Leon, l’inviato dell’Onu a cercare una soluzione diplomatica per lo sfascio libico (l’uomo che tratta per le Nazioni Unite con le fazioni/milizie in guerra la impervia possibilità di un governo di unità nazionale) ha detto al Corriere della Sera:
“Sì, sono favorevole ad un blocco navale delle coste della Libia. In questo momento è l’unica cosa che si possa fare concretamente. Ce n’è bisogno”.
Da qualche giorno sono in navigazione verso le acque della Libia le navi di una task flotta della Marina militare italiana, con tanto di reparti di pronto intervento a bordo. E soprattutto con la missione implicita di costituire i primi anelli della catena di un possibile blocco navale appunto. La missione esplicita è quella di proteggere installazioni petrolifere al largo della Libia.
Qualche giorno prima ancora, sulla base di notizie di stampa e di una non certo complessa analisi del possibile e del doveroso da farsi in Libia, per la Libia e per l’Italia e l’Europa anche Blitz nel suo piccolo aveva individuato nel blocco navale una concreta e praticabile operazione per la sicurezza. Blocco navale, cioè blocco del contrabbando di petrolio con cui si finanziano le milizie (quella dell’Isis compresa). Blocco del contrabbando di armi. E blocco o almeno drastica riduzione di gommoni e barconi stipati di umani-merce per mano dei trafficanti di uomini in fuga.
Blocco navale che costerebbe a chi lo dovesse mettere in atto (Italia in prima fila ma non da sola) qualche denaro e qualche rischio (già in un’occasione non meglio precisati scafisti armati hanno sparato contro una motovedetta della Guardia di Costiera). Qualche soldo ma nulla rispetto ai vantaggi anche monetari oltre che civili e umanitari (meno morti in Libia, più garanzie dei nostri rifornimenti energetici, meno migranti affogati in mare e meno migranti sbarcati in Italia). Qualche rischio di conflitti a fuoco, ma nulla di neanche lontanamente assimilabile ad una spedizione militare italiana in Libia, questa sì discretamente avventurosa.
Blocco navale, qualcosa di concreto, fattibile e utile che la voce dell’Onu lancia. Si applica diversamente Frontex. Il suo direttore esecutivo, Fabrice Leggeri, è stato diciamo così…leggero nel contare e parlare. Frontex-Leggeri ha sbloccato la fantasia. “Da mezzo milione a un milione di persone pronte a imbarcarsi verso l’Europa”. Ora questa quantità di persone “pronta” significano materialmente 600 campi di calcio fitti fitti di uomini, donne e bambini stretti stretti ad aspettare l’imbarco, l’uno appoggiato all’altro in uno spazio minimo di tre metri quadri a persona.
Seicento campi profughi ad altissima densità, se ci sono da qualche parte in Libia si vedono, qualunque satellite li vede ma basta molto meno di un satellite per vedere 600 campi. E se c’è tutta quella gente “pronta a imbarcarsi”, devono esserci, aritmetica alla mano, anche circa tremila gommoni alla fonda da qualche parte. Tremila gommoni e seicento campi. Se Frontex li ha visti non dovrebbe avere difficoltà a documentarli e soprattutto possibile che solo Frontex li abbia visti? Tremila gommoni e seicento campi sono un’enormità.
Se invece Frontex-Leggeri non li ha proprio visti ma li ha dedotti, stimati, immaginati, prospettati…allora Frontex-Leggeri sia pure con le migliori intenzioni del mondo ha tolto il blocco, del tutto sbloccato la fantasia, l’immaginazione. E il conseguente panico da invasione. Insomma un blocco navale da fare e un blocco alla chiacchiera da raccomandare.