Catapano Giuseppe informa: E-commerce, come avviare un’attività

E-commerce: tutti ne parlano, ma in pochi ancora sanno come funziona: in questa breve guida cercheremo di darvi qualche suggerimento pratico e, soprattutto, spiegarvi cosa prevede la legge in materia.

A volte le crisi economiche sono più che altro uno spostamento della domanda verso altri mercati cui le vecchie imprese non sono in grado di adeguarsi immediatamente. Il fenomeno dell’e-commerce ha determinato un deciso scossone nella vendita al dettaglio: gli stessi produttori hanno ritenuto più conveniente distribuire i propri prodotti tramite internet che non attraverso una rete di rivenditori, sistema sicuramente più costoso. Un esempio sono le librerie, i rivenditori di cd, dvd e prodotti di tecnologia di largo consumo (chiavette usb e memorie esterne, primi tra tutti).

Per avviare un’attività di e-commerce non basta avere un sito internet e un buon programmatore. Bisogna rispettare alcune strategie di mercato, di marketing e, soprattutto, una fitta serie di norme giuridiche.

Strategie di mercato
Circa le prime, è chiaro che una partnership con i marketplace potrebbe essere estremamente conveniente (si pensi e-Bay, Amazon, ecc.). Ma avere un sito di proprietà, con una propria piattaforma è anche una garanzia di affidabilità per la clientela: servirà, infatti, per dare utili indicazioni sull’azienda, sul catalogo, sul listino prezzi, sulle sedi operative e, magari, un’area dedicata alla sezione “Dicono di noi”.

Il sito deve fornire le informazioni che permettano di identificarne correttamente il titolare con nome, sede e partita Iva. È inoltre obbligatorio indicare un indirizzo di posta elettronica e gli estremi che permettono di contattare il titolare del sito Internet con facilità. Devono poi essere riportati in modo chiaro ed inequivocabile i prezzi e le tariffe dei servizi o dei beni offerti, specificando se gli importi indicati siano comprensivi o meno di imposte e costi aggiuntivi. Per i siti Internet dei professionisti, devono inoltre essere presenti le indicazioni relative all’Ordine di appartenenza e il titolo professionale. Tutte le informazioni devono essere costantemente aggiornate.

A tal fine sarà anche necessario attivare un account con una banca intermediaria come potrebbe essere, per esempio, Paypal, per la registrazione dei pagamenti online dei clienti che utilizzano la carta di credito.

Strategie di marketing
In secondo luogo, è molto importante la comunicazione. E, ovviamente, trattandosi di attività sul web, la pubblicità deve partire proprio da qui.
Numerosi sono i canali. Sicuramente aprire una propria pagina Facebook può essere estremamente importante anche per comprendere i gusti della clientela e capire cosa piace di più attraverso i “like”. Diffondere anche dei contenuti informativi, con un testo, potrebbe aiutare i clienti a comprendere i prodotti: e pertanto, oltre al sito statico, sarà necessario munirlo di un’area “dinamica”, ove cioè si possano pubblicare pagine con contenuti editoriali da postare sui social network. La viralità di questi ultimi è forse il motore più forte, che oggi esista, della pubblicità.
Peraltro potrete anche pensare a una “campagna like”, pagando Facebook, che aumenti la portata della vostra pagina. Con circa 500 euro di spesa, si possono ottenere diverse centinaia di nuovi utenti.

Altro strumento di pubblicità online molto diffuso è Google Adwords, il sistema di pubblicità gestito direttamente dal motore di ricerca americano. In questo caso, se non si è pratici e non si ha tempo per smanettare e comprenderne il funzionamento, conviene valersi di un consulente apposito (ve ne sono tanti in rete, quindi bisognerà scegliere con una certa cura). In buona sostanza con Adwords avete la possibilità di definire un budget giornaliero di spesa, da destinare a inserzioni sui siti che hanno dato la disponibilità, a Google, di riempiere i propri spazi con banner pubblicitari. In questo caso, vi verrà scalato il credito ad ogni clic ricevuto sull’inserzione.

Regole giuridiche
Per l’avvio di un’attività di commercio on line completamente nuova, da parte di un nuovo operatore, è necessario:
– presentare la Scia;
– entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, mediante la “comunicazione unica”, da presentare al Registro delle imprese, provvedere all’iscrizione al Registro imprese della Camera di Commercio e contestualmente alla gestione Inps;
– ottenere, dall’Agenzia delle Entrate, l’attribuzione della partita Iva, compilando il modello AA9/11 per le persone fisiche o AA7/10 per gli altri soggetti;
– comunicare all’agenzia delle Entrate l’indirizzo del sito web, i dati identificativi dell’Internet service provider, l’indirizzo e-mail, il numero di telefono e di fax;
– qualora si intenda effettuare l’attività in ambito Ue, è necessaria anche l’iscrizione nel Vies.

Se invece non si tratta di nuova attività, ma l’impresa è già operativa e ha semplicemente provveduto ad implementare un sito web con cui effettuare e-commerce, occorre:
– aggiungere il relativo codice attività “47.91.10 commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet” all’attuale partita Iva, come attività secondaria;
– comunicare alla Cciaa lo svolgimento dell’ulteriore attività di vendita al dettaglio per corrispondenza.
In caso di omessa variazione del codice presso la Cciaa in base all’articolo 2630 Codice civile, si applica una sanzione amministrativa pecuniaria (da 103 a 1.032 euro). Nel caso in cui la denuncia, la comunicazione o il deposito al registro imprese siano effettuati nei 30 giorni successivi alla scadenza dei termini, la sanzione è ridotta ad un terzo.

Contrattualistica
Attenzione ai contratti. Utilizzare dei modelli scaricati da internet potrebbe costarvi caro: infatti, in caso di controversie, potreste scoprire che molte clausole sono nulle.
Difatti, quello che non tutti sanno è che, se il contratto contiene clausole vessatorie, queste necessitano della doppia sottoscrizione: sottoscrizione, però, che va fatta per iscritto e, quindi, non può essere accettata tramite il clic del mouse. Così sarà necessario quantomeno farsi mandare un fax con la stampa del contratto e la firma a mano del cliente (leggi “Inefficaci le clausole vessatorie sul web”).

Per tutto il resto del contratto, la forma telematica è più che sufficiente. E questo perché per le compravendite online non è richiesta necessariamente la forma scritta. Per cui può ben essere sottoscritto mediante point and click, cioè cliccando con il mouse (o altro puntatore) su di un “tasto virtuale” presente sullo schermo del computer.
Al consumatore deve esser reso esplicito nella maniera più chiara che sta passando dalle informazioni su un prodotto all’acqusito del prodotto stesso.

Attenzione però: insieme ad esso sarà necessaria l’informativa sulla privacy e, come da recenti indicazioni del Garante della Privacy, quella sui cookies.

Diritto di recesso
Ricordatevi che, in tema di contratti col consumatore fuori dai luoghi commerciali, quest’ultimo ha il diritto di recedere entro 14 giorni dalla conclusione del contratto (nel caso di contratti di servizi), oppure dal giorno in cui il consumatore riceve i beni. L’informativa sul diritto di recesso deve essere fornita dal venditore nelle condizioni generali della vendita; in mancanza, il termine per il valido esercizio del diritto stesso è prorogato a dodici mesi decorrenti dalla fine del periodo di recesso iniziale.

Qualora sorga una causa
Se dovessero sorgere contestazioni con il cliente, la competenza a decidere la causa è del giudice di pace per le cause (relative a beni mobili o a somme di denaro) di valore non superiore a 5mila euro; se si supera questo tetto, la competenza è del tribunale.

Trattandosi di materia sottoposta al codice del consumo, il giudice competente è quello del luogo di residenza o di domicilio del consumatori (non c’è modo di derogare a tale norma). Se invece il vostro cliente è un’azienda allora la competenza sarà determinata nel luogo della sede del convenuto (in pratica, chi inizia la causa gioca sempre “fuori casa”).

Giuseppe Catapano informa: Presentata a Napoli la campagna Moige e Fit ‘Sos Tabacco Minori’ contro consumo illecito

Nel 2014 si è registrato “un preoccupante incremento” del consumo di prodotti illeciti del tabacco e Napoli è “la città più colpita dal fenomeno”. Sono tra i dati resi noti oggi durante la presentazione della seconda edizione della campagna “Sos tabacco minori” lanciata dal Moige con la Federazione italiana tabaccai (Fit) per la quale è stato creato il sito ‘sostabaccominori’ e un video da condividere sui social network.

La campagna è stata presentata, non a caso, proprio a Napoli, nella Sala Giunta del palazzo comunale dove si è anche fatto il punto sulla lotta al commercio illecito di prodotti del tabacco. Se nel 2013 si è registrato un importante calo dei consumi ottenuto anche grazie al grande impegno delle forze dell’ordine, il 2014 ha fatto registrare un preoccupante incremento del fenomeno dovuto alla facilità di accesso e ai bassi prezzi del mercato nero. Nel 2014 la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 200 tonnellate di sigarette di contrabbando di cui una buona parte in Campania con la denuncia di 6.744 persone.

Di queste sigarette sequestrate circa la metà sono rappresentate dalle cosiddette “cheap white”, sigarette prodotte in paesi come Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti ed Ucraina irregolarmente introdotte nel territorio dell’Unione Europea nonostante non siano conformi ai suoi standard di produzione e commercializzazione: è di conseguenza facilmente intuibile il potenziale maggiore rischio associato al consumo delle stesse.

L’Italia, per sua naturale collocazione geografica, si pone come “nodo di scambio” delle tratte del contrabbando, caratterizzandosi non solamente come mercato di consumo. Lo testimoniano gli ingenti quantitativi bloccati nei porti di Ancona, Gioia Tauro, Bari, Genova, Napoli, Trieste e Brindisi che portano l’Italia tra i primi paesi in Europa per quantità di prodotti sequestrati. Napoli è la città più colpita dal fenomeno: da una ricerca realizzata dall’agenzia Msi Intelligence nel 2014, basata sull’analisi di pacchetti vuoti raccolti per le strade, emerge che i pacchetti “non domestici” sono 1 su 3 e in prossimità di scuole il dato raggiunge livelli allarmanti superando in alcuni casi il 50%.

“In Campania il traffico dell’illecito dei tabacchi lavorati esteri si è evoluto negli ultimi anni”, spiega il tenente colonnello Giuseppe Furciniti, comandante del Gico di Napoli. “In particolare – sottolinea – non si trovano più le vecchie sigarette contraffatte con il marchio classico della multinazionale, ma il mercato si è completamente saturato con una nuova tipologia di prodotti chiamati cheap white, realizzati in maniera illegale nei paesi soprattutto dell’Est Europa e in Medio Oriente, che non possono essere venduti in Europa perché mancano dei requisiti di sicurezza e qualità”.

Secondo Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige, “la lotta al fenomeno dell’illecito passa attraverso la maggiore consapevolezza da parte di tutti, rivenditori, genitori e figli, della pericolosità e della diffusione del contrabbando. L’accesso da parte dei minori ai tabacchi lavorati può essere contrastato con efficacia solo all’interno dei circuiti di vendita legali, dove gli esercenti possono e devono garantire il divieto d’accesso al tabacco per i minorenni”. Proprio per questo, spiega il presidente della Fit Francesco Marigliano, i tabaccai “rappresentano una sicurezza per il consumatore perché i prodotti venduti in tabaccheria rispondono agli standard di produzione previsti dall’Europa. Purtroppo – aggiunge – il fenomeno del tabacco illecito a Napoli e provincia è più evidente perché c’è la vendita per strada e i dati che affrontiamo sono allarmanti. Ben vengano quindi iniziative del genere che portano a sensibilizzare le istituzioni sulla questione”.

Invito accolto apertamente dall’assessore alle Attività produttive del Comune di Napoli Enrico Panini, che annuncia al riguardo “un’iniziativa nei prossimi mesi sugli stili di vita”. “Siamo tutti autonomi – sottolinea Panini – ma abbiamo la responsabilità di non far cadere sugli altri le nostre scelte. Le cifre sono preoccupanti e bisogna intervenire, scenderemo quindi in campo con gli strumenti di cui dispone un Comune che non vuole stare a guardare perché la salute dei cittadini per noi è il bene più prezioso”.