Beni per un valore complessivo di circa 215 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e del Servizio Centrale I.C.O. di Roma. Il destinatario della misura e’ un imprenditore, Alfonso Annunziata, ritenuto contiguo alla cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli, operante sul territorio della provincia reggina. Il patrimonio sottratto comprende le quote sociali di 6 imprese, 85 unita’ immobiliari, 42 rapporti finanziari e denaro contante per quasi 700.000 euro. I beni sono stati sequestrati in Calabria e in Campania in base a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti, dalle indagini sarebbe emersa l’esistenza “di un indissolubile rapporto di sinergia economico-criminale” tra l’imprenditore e la cosca Piromalli. Annunziata si sarebbe prestato “volontariamente e consapevolmente, al perseguimento degli scopi imprenditoriali ed economici della predetta consorteria criminale, cosi’ creando e sviluppando, nel tempo, solide cointeressenze economiche, accompagnate da ingenti investimenti commerciali nel territorio di Gioia Tauro”. Annunziata era stato arrestato nel corsod ell’operazione “Bucefalo” nel mese di marzo 2015. Il processo in cui e’ imputato si sta celebrando a Palmi.
Catapano Giuseppe
Giuseppe Catapano: Fisco, verso anticipo taglio Irpef
Potrebbe essere anticipata nella finanziaria 2017, e quindi di un anno, la riforma dell’Irpef. Lo scrive il Corriere della Sera spiegando tra le misure al vaglio dell’esecutivo ci sarebbe un intervento sulle aliquote intermedie (27% e 38%), ma anche il potenziamento degli assegni familiari dal secondo figlio in poi, il taglio strutturale dei contributi sul lavoro e la riduzione del prelievo sui fondi pensione. L’obiettivo del Governo e’ ridurre l’aliquota effettiva sui redditi bassi e poi correggere la struttura del prelievo che adesso penalizza chi supera un reddito lordo annuo di 28.000 euro e salta da un’aliquota del 27% a una del 38%. Ridurre questo salto aiuterebbe il ceto emdio. La priorita’ del Governo, conclude il quotidiano, resta quella di trovare i 15 mld per evitare che dal 2017 scattino le clausole di salvaguardia, cioe’ l’aumento dell’Iva.
Giuseppe Catapano: Il referendum contro le trivelle manca il il quorum
Quorum mancato per il referendum cosiddetto trivelle. Secondo il dati del ministero dell’Interno relativi a 9.372 seggi elettorali su 9.377 in Italia e all’estero, la percentuale dei votanti e’ stata pari al 31,18% degli aventi diritto, quindi largamente al di sotto della soglia del 50% piu’ uno necessaria per la validita’ della consultazione popolare abrogativa. La regione con piu’ bassa affluenza alle urne e’ stata il Trentino Alto Adige con il 25,19%, mentre il maggior numero di votanti e’ stato registrato in Basilicata con il 50,16%. Flop di partecipazione anche in Puglia, la regione guidata dal presidente capofila della contestazione alle scelte del governo, dove la partecipazione si e’ fermata al 41,65%. Lo scrutinio dei voti espressi segnala il si’ al referendum all’85,85% e il no al 14,15%.
Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, capofila del Si’, ha promesso che il movimento continuera’ a battersi contro le trivelle e ha affermato che il voto e’ stato comunque “un successo” con 14 milioni di votanti. Sono “gli stessi voti che il Pd ha preso nel suo piu’ grande risultato elettorale, che sono le europee di due anni fa”, ha osservato, “il governo dovra’ tenerne conto”. “E’ stato uno straordinario successo”, ha poi ribadito in una intervista al Corriere della Sera e a Repubblica, “avevo detto che sarebbe stato un successo avere dieci milioni di voti. Siamo andati ben oltre. E’ il secondo referendum più partecipato negli ultimi 15 anni, dopo quello sull’acqua. E’ più di quanto ha preso il Pd alle Europee. Siamo di fronte alla più grande aggregazione ambientalista d’Europa, che chiede risposte”.
Matteo Renzi nel commentare l’esito del referendum sulle trivelle si è presentato davanti alle telecamere per dire che “gli sconfitti di questo referendum hanno nomi e cognomi”. Ce l’ha con chi “ha preso in ostaggio i social network”, con i grandi esperti che “hanno parlato di spallate e di sconvolgimenti”, con una parte della classe dirigente che “vive solo su facebook e su twitter”, con “la vecchia politica autoreferenziale”. “Qualche consigliere regionale, qualche presidente di regione”, tutti coloro che “ora faranno una esibizione e diranno di aver vinto nonostante abbiano perso”, chi ha voluto questa consultazione “solo per fare una conta interna e a scopi personali”. Ebbene a costoro il presidente del Consiglio manda a dire che “la demagogia non paga”. “Il governo non si ascrive tra i vincitori” e che chi ha votato merita rispetto” ma “il risultato e’ netto, chiaro”. Bisogna festeggiare, alzare i calici “per quei lavoratori che non hanno perso il posto di lavoro”. Eppure, aggiunge Renzi, “ho sofferto per la scelta del non voto”, una scelta decisa “per non mandare in crisi un intero settore” ma il premier “sta dove si rischia anche un posto di lavoro”. Invece di sprecare 300 mln per un referendum che “si poteva evitare” le regioni “pensino ai depuratori”, “non possiamo accettare lezioni da chi pensa alle piattaforme e poi si disinteressa della raccolta differenziata”. Ma Renzi dopo le divisioni sul referendum, dopo aver visto “una campagna elettorale” basata “su un odio sconsiderato” invita italiane e italiane a “mettere da parte le polemiche. Basta con la vecchia politica, fino alle elezioni del 2018 – e’ l’appello di Renzi – concentriamoci solo sull’Italia, che e’ uno scrigno, facciamo che torni ad essere un punto di riferimento”, che si “superi questa guerra civile” e si pensi solo al bene del paese. “Noi – promette Renzi – faremo dell’Italia il Paese piu’ verde d’Europa ma il passaggio alle energie rinnovabili non si puo’ fare da qui a domattina”.
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha scritto: “Referendum, ha votato il 31,5% degli italiani. Renzi esulta, Napolitano esulta, i petrolieri esultano. Vince l’arroganza. Non esultano gli italiani a cui Renzi, non accorpando il referendum alle altre elezioni, ha fatto sprecare 300 milioni”. Così sull’esito del referendum sulle trivelle. “Io ringrazio i milioni di cittadini che hanno partecipato, alla faccia del silenzio dei “giornalisti” e dell’arroganza di certi politici. “Odio gli indifferenti” scriveva Gramsci nel 1917. Sono d’accordo con lui”.
In un tweet il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti spiega: “Al referendum vince l’Italia moderata che non contrappone ambiente e sviluppo, che difende il lavoro. Perdono i partiti del populismo ipocrita”.
Per Renato Brunetta l’importante è che sono 16 milioni di voti contro Renzi. “Per analizzare i dati sullapartecipazione al voto del referendum sulle trivelle, e cominciare a ragionare, in prospettiva, sulle implicazioni che questo risultato avra’ in relazione al prossimo referendum costituzionale di ottobre e’ utile ricordate i dati dell’ultimo referendum confermativo, svoltosi nel 2006 sulla riforma della Costituzione portata avanti dal governo Berlusconi”, ha dichiarato il presidente dei deputati di Forza Italia. “In quell’occasione, 25 e 26 giugno 2006, parteciparono al voto poco piu’ di 26 milioni di aventi diritto, il 52,46% del corpo elettorale. Vinse il ‘no’ con 15.783.269 voti (il 61,29%), mentre i ‘si” raccolsero 9.970.513 preferenze (il 38,71%)”, aggiunge Brunetta. “Quel referendum fu vinto con oltre il 61%, poteva essere vinto anche con il 51%, e quindi con poco piu’ di 13.300.000 voti. Considerando una buona affluenza per un referendum che comunque non aveva bisogno del raggiungimento del quorum. Possiamo dunque affermare, in un ragionamento comparativo serio, che al prossimo referendum costituzionale di ottobre, per vincere basteranno poco piu’ di 13 milioni di voti”. “Al referendum sulle Trivelle, considerando anche una campagna mediatica senza precedenti del presidente del Consiglio Renzi che ha invitato all’astensione, la quasi totalita’ dei votanti molto probabilmente votera’ ‘no’ al referendum confermativo di ottobre. I votanti di oggi sono per la stragrande maggioranza contro il premier e contro il governo Renzi”, sottolinea l’esponente di Forza Italia. “Alle 19 aveva votato poco piu’ del 23% degli aventi diritto, quasi 12 milioni di cittadini, 12 milioni di italiani che non hanno dato ascolto ai diktat di Renzi e si sono recati alle urne per esprimere un loro diritto-dovere. Alle 23 questi 12 milioni sono diventati 15-16 milioni: lo stesso numero di elettori che nel 2006 disse ‘no’ alla riforma Berlusconi. Abbiamo uno zoccolo duro di 15-16 milioni di cittadini, tutti potenziali voti contro Renzi al referendum costituzionale, quello della vita per il segretario-premier. Si parte da qui – conclude Brunetta – da questa partecipazione, da questa disobbedienza, per costruire la vittoria del ‘no’ ad ottobre”.
Giuseppe Catapano: Lesbo, Papa visiterà campo rifugiati e ricorda vittime migrazioni
Visita al campo profughi Moria refugee camp alle 11.15, firma di una dichiarazione congiunta con il patriarca ecumenico Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene Hieronymos alle 12.25, con brevi discorsi, incontro al porto con la cittadinanza e cerimonia in “memoria delle vittime delle migrazioni”, con discorso seguito da un minuto di silenzio, preghiere e lancio di corone di alloro in mare alle 13.45. Questo il programma di Papa Francesco in visita all’isola greca di Lesbo sabato prossimo. Francesco arriverà alle 10.20 e ripartirà alle 15, accompagnato, sia all’arrivo che al congedo, dal premier greco Alexis Tsipras, che Francesco aveva già incontrato prima ancora che venisse eletto.
Il programma del viaggio prevede che Papa Francesco, sabato, accompagnato dal seguito e da un gruppo di giornalisti, partirà da Roma Fiumicino alle sette di mattina e arriverà all’aeroporto di Mytilene, capoluogo dell’isola di Lesbo, alle 10.20. Ad accoglierlo il premier greco Alexis Tsipras, che rimarrà sull’isola per tutto la permanenza del Papa, con “discrezione”, accompagnandolo nel pomeriggio all’aereo di ritorno, ma senza mai pronunciare un discorso pubblico. Presente, oltre al patriarca ecumenico Bartolomeo e all’arcivescovo ortodosso di Atene Ieronymos, anche il presidente della conferenza episcopale greca, mons. Fragkiskos Papamanolis. Alle 11 Francesco si reca poi in minibus, con Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene Ieronymous, al Mòria refugee camp, che ospita circa 2.500 profughi richiedenti asilo. Qui, lungo le transenne, saluta 150 minorenni ospiti del centro. I tre leader religiosi attraversano il cortile dedicato alla registrazione dei profughi e raggiungono la grande tenda dove salutano individualmente circa 250 richiedenti asilo, poi ognuno pronuncia un breve discorso e firma una dichiarazione congiunta. Il pranzo si svolge con otto rifugiati, rappresentativi di tutta la popolazione del campo (prevalentemente siriani) nel container alle spalle del podio. Il fatto che molti degli ospiti del centro siano musulmani è la riprova, ha detto Lombardi in risposta ad una domanda, che “l’attenzione della Chiesa per i profughi e per le questioni umanitarie va al di là delle confessioni”, e Papa Francesco personalmente ha già incontrato, ad esempio al Cara visitato per la recente messa del giovedì santo, diversi profughi di religione musulmana.
Alle 13.30 trasferimento in minibus per il secondo appuntamento pubblico, al porto di Lesbo, dove Francesco, Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene incontrano la cittadinanza e la locale comunità cattolica prima e presiedono poi una cerimonia in “memoria delle vittime delle migrazioni”. Dopo il discorso del Papa, tradotto in greco dal parroco di Lesbo, i tre leader religiosi recitano ciascuno una breve preghiera per i migranti defunti, osserveranno poi un minuto di silenzio, e riceveranno infine da tre bambini corone di alloro che verranno lanciate in mare. La visita si conclude con il trasferimento in minibus all’aeroporto, dove il Papa incontrerà privatamente prima l’arcivescovo di Atene, poi Bartolomeo, e infine il premier greco Tsipras, che lo accompagnerà infine all’aereo.
Il Papa durante il volo di ritorno sarà prevedibilmente “disponibile ad una conversazione con i giornalisti che lo accompagnano”, ha detto Lombardi. L’arrivo all’aeroporto di Ciampino è previsto per le 16.30.
Giuseppe Catapano: Migranti, l’Austria avverte l’Italia: in caso estremo chiusura del Brennero
Il ministro della Difesa austriaco, Hans Peter Doskozil, non ha escluso la possibilità di chiudere la frontiera del Brennero con l’Italia nel caso la pressione dei migranti creasse “una situazione estrema”. Parlando mercoledì sera a Innsbruck, il ministro ha avvertito che non sarebbe accettabile se l’Italia lasciasse transitare un grande flusso di migranti e non si riprendesse indietro quelli che vengono respinti, trasformando il Tirolo in “una sala d’attesa” per chi vuole raggiungere il nord d’Europa. In quel caso, ha aggiunto, “chiederemmo di poter fare controlli in territorio italiano”. Se Italia e Germania non cambiano la loro politica, ha aggiunto, in Tirolo rischia di crearsi “un problema enorme”.
L’Austria ha fissato un tetto di 37.500 richieste d’asilo per quest’anno ma finora sono già arrivate 16.550-17.000 domande.
Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, aspetta di capire le reali intenzioni dell’Austria sull’eventuale chiusura del Brennero che, in ogni caso, se si verificasse “sarebbe davvero molto grave”. “Vediamo di che si tratta, perché se si tratta solo di parole e gesti simbolici penso che non ci saranno conseguenze sul terreno alla frontiera”, ma “se invece ci saranno davvero muri sarebbe davvero molto grave”, ha affermato il ministro a margine del Salone del Mobile. Nel caso si erigessero barriere al confine con l’Austria “significa dimenticare che questi problemi vanno affrontati insieme e non certo come ha ricordato il presidente della Repubblica erigendo barriere”, ha sottolineato il ministro. “Non è ancora chiaro – ha tuttavia precisato Gentiloni – se si tratta di annunci o decisioni concrete. Abbiamo sempre collaborato con l’Austria e mi auguro che si tratti solo di annunci simbolici e non di blocchi veri e propri che sarebbero negativi non solo per la nostra economia, ma un brutto segnale per l’Europa”.
Mentre Gentiloni aspetta di capire le reali intenzioni dell’Austria, rincara la dose il presidente della Lombardia, Roberto Maroni: “Se l’Austria può costruire una barriera al Brennero vuol dire che Schengen è morta: l’accordo è tenuto in vita artificialmente. Non c’è alcun governo che ponga la questione. Manca la politica, si può essere d’accordo o no con quel che fa l’Austria, ma l’Europa non c’è più di fronte a una barriera al Brennero”.
Verso blindatura del confine anche a Tarvisio
L’Austria sembra fare sul serio. “La blindatura del confine con l’Italia, a Tarvisio, da parte dell’Austria, dopo il `muro’ del Brennero, è più di una preoccupazione”. E’ quanto sottolinea il sindaco di Tarvisio (Ud), Renato Carlantoni, dopo che una delegazione del ministero dell’Interno di Vienna ha fatto un sopralluogo, nel vicino Comune di Arnoldstein, per verificare alcuni stabili dove realizzare un centro di identificazione ed un presidio di polizia, al confine, lungo la statale e nei pressi dell’autostrada.
“Si tratta di misure, se verranno confermate – spiega Carlantoni – che serviranno a respingere in Italia i profughi all’ingresso, mentre ovviamente verrebbero lasciati liberi i richiedenti asilo in uscita dal paese. Per cui – aggiunge il sindaco – noi, qui a Tarvisio, dovremmo fare altrettanto”.
Dall’inizio dell’anno sono stati rintracciati 1744 profughi in uscita dall’Austria, il 90% in treno, e solo 450 sono stati trovati nelle condizioni di essere respinti, in particolare perché provenivano dal territorio di Vienna o avevano già presentato richiesta di asilo in un altro Paese dell’Ue. “Se questi sono i dati della stagione invernale, immaginarsi – conclude il sindaco – che cosa accadrà in quelli estivi. In ogni caso, la sospensione di Schengen, che mi pare la tentazione dell’Austria, sarebbe la sconfitta dell’Europa”.
Giuseppe Catapao: Bagnoli, Renzi esulta, “Piano approvato all’unanimità, anche da de Magistris”
“Ricordate il piano presentato per Bagnoli, qualche giorno fa? Ricordate che fummo accolti con urla, sassi e proteste? Ricordate che il Comune di Napoli parlò di esproprio da parte del governo che voleva mettere le mani sulla città? Bene, oggi in conferenza dei servizi il governo ha ufficializzato il progetto che ho presentato in prefettura e tutti i partecipanti (tutti, compreso il Comune!) hanno approvato all’unanimità. Perché con gli slogan sono tutti bravi, poi c’è la realtà che è molto più seria e bella. Avanti tutta: Bagnoli sarà un altro simbolo dell’Italia che si sblocca”. Così il premier Matteo Renzi commenta su Faceboook il via libera al piano per Bagnoli reso ufficiale dall’esecutivo e approvato dalla conferenza dei servizi.
Giuseppe Catapano: Casaleggio, esequie in forma strettamente privata. La folla grida “onestà”. Grillo: è stato diffamato e insultato
Un ultimo saluto a Gianroberto Casaleggio con poche bandiere del Movimento 5 Stelle, tre, e due soli, semplici, striscioni: “Realizzeremo il tuo sogno”. E, all’uscita del feretro, la parola chiave, ripetuta: “Onestà, onestà” da parte della folla, che ha incitato Movimento a “non mollare. Vinciamo lo stesso”. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita del feretro. Dietro, i familiari, seguiti dai membri del direttorio, con Alessandro di Battista e Luigi di Maio che hanno risposto ai simpatizzanti con un cenno saluto e nessuna dichiarazione. Più in là, un po’ defilato, Beppe Grillo, che si è infilato in auto circondato dai fotografi, anch’egli chiuso nel lutto, ha affidato le uniche parole al suo blog: “Giù il cappello signori, rendete omaggio”. Poi, dopo le esequie, il brindisi del direttorio dei Movimento al Bar Magenta, “come voleva Casaleggio”, lanciato su Twitter.
Per l’addio a Gianroberto Casaleggio si sono presentati in centinaia stamattina alla Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano. Con la chiesa piena già mezz’ora prima dell’inizio, in tantissimi sono rimasti fuori, dopo che l’organizzazione ha impedito l’accesso a tutti, giornalisti compresi, tranne i portavoce del Movimento.
Grillo: Gianroberto diffamato, offeso e insultato
“Gianroberto per il suo impegno contro un sistema marcio fino al midollo è stato diffamato, offeso e insultato pubblicamente, in tv, in radio, sui giornali. Sul livore contro di lui ci ha addirittura scritto un libro. Non lo hanno mai capito e per questo non lo sopportavano. Era di un altro livello. In pochi lo hanno ringraziato per il suo impegno e per il suo essersi donato, oggi è il momento di farlo”, ha commentato Beppe Grillo, l’altro cofondatore del M5S, sul suo blog.
Fischi al Pd
Presente ai funerali anche Il Pd con il vice segretario Lorenzo Guerini, con il segretario metropolitano Pietro Bussolati e con Emanuele Fiano. Al loro arrivo alla basilica di Santa Maria delle Grazie sono partiti alcuni fischi da parte dei militanti del Movimento Cinque Stelle radunati all’esterno della chiesa.
Il ricordo dei figli
“Era un audace. Aveva l’audacia di vedere il futuro prima degli altri e di crederci”. Così Davide, il figlio maggiore di Casaleggio, lo descrive durante la cerimonia funebre. “La sua mania per i dettagli – aggiunge -. Era soprattutto un gran lavoratore, nessun giorno era veramente un giorno di vacanza. Fino a quando ha potuto camminare ha voluto andare in ufficio tutti i giorni, non si stancava mai”. “Per me – racconta – era un padre fantastico e ne sono orgoglioso”.
“Ciao papa’ ci manchi molto. Non puoi tornare?” Sono, invece, le parole di Francesco, il figlio piccolo.
Un brindisi come voleva lui
Dopo il funerale il brindisi del Direttorio 5 stelle al vicino storico bar Magenta, “come voleva Casaleggio”. Nel bar milanese, una cinquantina gli attivisti e i parlamentari M5S, in primis i 5 esponenti del Direttorio: Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia.
Giuseppe Catapano: Tutti assolti per il caso Centurione
Nonostante le pesanti richieste del pm, il tribunale di Roma mandato assolti il capo di gabinetto del ministero dell’agricoltura Ambrosio e otto altre persone, tra cui gli imprenditori Luigi Cardona, Claudia Maria Golinelli e Oliviero Sorbini , perché il fatto non sussiste
Dopo quasi cinque mesi di custodia cautelare e quattro anni di dibattimento si è concluso con piena assoluzione il procedimento nei confronti di Giuseppe Ambrosio, capo di gabinetto del Ministero delle Politiche Agricole, e di altre otto persone, tra cui dipendenti del ministero e gli imprenditori Luigi Cardona, Claudia Maria Golinelli e Oliviero Sorbini.
A fronte delle elevate richieste di pena formulate dal pubblico ministero, il tribunale di Roma, presieduto dal giudice Bruno Costantini, dopo quattro ore di camera di consiglio, ha assolto tutti gli imputati con formula piena, perché il fatto non sussiste.
Il caso Centurione (dal soprannome del capo della segreteria del sottosegretario Braga, Giuseppe Ambrosio) scombussolò nel 2012 il ministero delle Politiche agricole per una serie di presunti reati che portò all’arresto di funzionari del ministero delle Politiche agricole e dirigenti di società e di associazioni agricole.
Il Tribunale ha anche ordinato il dissequestro dei beni.
Giuseppe Catapano: Canone tv senza chiarezza
Il governo dovrà chiarire che cosa si intenda per apparecchio televisivo su cui sarà dovuto il canone tv. A chiederlo è stata la sezione consultiva del Consiglio di stato attraverso il parere 615/2016 pubblicato ieri, a seguito dell’esame del decreto del Ministero dello sviluppo economico (Mise) sul pagamento del canone tv in bolletta. Dall’esame, che nei fatti ha bloccato il via libera al decreto proprio per il supplemento di informazioni richiesto dai giudici, si «rileva che nel testo del regolamento manca un qualsiasi richiamo ad una definizione di cosa debba intendersi per apparecchio televisivo, la cui detenzione comporta il pagamento del relativo canone di abbonamento e al fatto che il succitato canone deve essere corrisposto per un apparecchio, prescindendo dall’effettivo numero di apparecchi posseduto dal singolo utente». Questo aspetto risulta di particolare importanza visto che la tecnologia ha messo a disposizione diversi apparecchi (come smartphone, e tablet) che permettono la visione di programmi Rai anche in remoto. Quello che chiedono i giudici di Palazzo Spada è quindi che nel regolamento sia specificato che il canone tv sia dovuto solo a fronte del possesso di uno o più apparecchi televisivi in grado di ricevere il segnale del digitale terreste o satellitare direttamente o indirettamente, tramite un decoder. Questo «costituirebbe un elemento informativo particolarmente utile per i cittadini sia in relazione agli obblighi contributivi che i medesimi dovranno assolvere sia in riferimento all’autodichiarazione concernente il mancato possesso di apparecchi e alle conseguenze di carattere penale che possono derivare da una dichiarazione mendace, in base alle norme vigenti in materia».
Giuseppe Catapano: Studi assocciati, sempre Irap
Studi associati e società professionali sempre soggetti a Irap. Il tributo è dovuto in maniera automatica, senza quindi svolgere alcuna analisi economica e qualitativa dell’attività esercitata al fine di valutare se sussiste o meno l’autonoma organizzazione (come si rende necessario invece per chi svolge la professione in forma individuale). È quanto sanciscono le Sezioni unite civili della Cassazione, che con la sentenza n. 7371/16 di ieri hanno posto la parola fine su ogni residuo dubbio circa l’applicabilità dell’Irap ai professionisti organizzati in strutture associative. Un principio che era già desumibile dalla pronuncia n. 7291, resa appena 24 ore prima, che nell’esentare dal prelievo la medicina di gruppo aveva invece ribadito la legittimità del tributo per le società semplici e le associazioni tra artisti e professionisti (si veda ItaliaOggi di ieri).
La nuova pronuncia verte sulla corretta interpretazione degli articoli 2 e 3 del dlgs n. 446/1997. Il primo stabilisce che il presupposto dell’imposta è «l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi». Per poi precisare che «l’attività esercitata dalle società e dagli enti, compresi gli organi e le amministrazioni dello Stato, costituisce in ogni caso presupposto di imposta». Il successivo articolo 3 fornisce invece l’elenco vero e proprio dei soggetti passivi, includendo società ed enti, nonché le associazioni senza personalità giuridica per lo svolgimento di arti e professioni che l’articolo 5 del Tuir equipara fiscalmente alle società semplici.
