Veneto, Giuseppe Catapano: Zaia ridefinsce le deleghe agli assessori

Zaia_Luca_160915Il presidente della Giunta regionale del Veneto, Luca Zaia, ha provveduto il 15 settembre a “una rimessa a punto delle deleghe alla squadra di governo di palazzo Balbi”.
Nel ringraziare i dieci assessori per il lavoro di avvio, impostato e sinora svolto “con efficienza, tempestività e spirito di coesione”, il presidente ha motivato l’aggiustamento nell’assegnazione degli incarichi con la necessità di “affinare la capacità di azione della squadra, dare ulteriore spinta al lavoro amministrativo e all’efficienza operativa della Giunta, valorizzando al massimo le competenze di ognuno, nell’interesse esclusivo dei veneti”.
Questi ii nuovi incarichi assegnati:
Giampaolo Bottacin, assessore all’Ambiente e alla Protezione civile, assume ora anche il coordinamento del piano straordinario di alienazione degli immobili e delle partecipazioni regionali;
Federico Caner aggiunge alle deleghe alla programmazione, al turismo e ai fondi Ue anche quella ai programmi transnazionali Italia-Croazia;
Elena Donazzan (politiche per l’istruzione, la formazione e il lavoro) seguirà anche i rapporti con l’Università e gli enti di ricerca e si occuperà inoltre degli accordi di programma con il Ministero per lo sviluppo economico.
Manuela Lanzarin (servizi sociali) che diventa titolare anche delle politiche per la non autosufficienza e per l’edilizia residenziale pubblica, oltre a quelle per la famiglia e l’infanzia, i flussi migratori, i veneti nel mondo e le minoranze linguistiche.
Roberto Marcato (Sviluppo economico) entra ora anche la legge speciale per Venezia e la riconversione del polo industriale di Porto  Marghera (inizialmente affidate a Bottacin) e lo  sviluppo della banda larga.
Elisa De Berti, assessore  alle Infrastrutture, ha ora la competenza anche sulle Intese Programmatiche d’Area (programmi di sviluppo locale)
Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura, caccia e pesca, si occuperà anche di bonifica, materia inizialmente assegnata al collega Bottacin.

Giuseppe Catapano: Rossi, sviluppo rurale, Regioni candidate a gestire investimenti

Rossi_Enrico_100414Per il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, “le Regioni, che hanno già esperienza con i fondi dello Sviluppo Rurale, sono le candidate ideali a gestire tutte le misure di investimento in agricoltura”. Rossi lo ha dichiarato nel corso dell’audizione alla commissione agricoltura del Parlamento Europeo a Bruxelles.
La necessità è quella di semplificare e rendere più efficiente il sistema di erogazione dei fondi comunitari in agricoltura, che avviene attraverso un doppio binario, quello della Pac: gli aiuti diretti e le misure sugli investimenti dello Sviluppo Rurale.
In tal senso Rossi ha ricordato che in Toscana i fondi comunitari portano risorse consistenti all’agricoltura. “Nel 2014 – ha ricordato Rossi – i pagamenti diretti effettuati per il primo pilastro sono pari a 187 milioni di euro, mentre i fondi dello sviluppo rurale erogati sono stati pari a 168 milioni di euro”.
“Per il futuro – sostiene Rossi – dobbiamo chiederci se è giusto mantenere l’attuale assetto con tutte le varietà di intervento, oppure non sia più opportuno omogeneizzare e razionalizzare gli interventi. Io credo che sarebbe opportuno che tutti i pagamenti legati alla superficie siano assicurati nell’ambito del primo pilastro, mentre le misure legate agli investimenti afferiscano al secondo pilastro, ossia alla politica di sviluppo rurale”.
Di recente alcune regioni, come le Marche e la Provincia autonoma di Bolzano, hanno approvato i loro piani per lo sviluppo rurale.
Il vicepresidente e assessore all’Agricoltura della regione Marche, Anna Casini, ha spiegato che l’approvazione del provvedimento ha permesso “alle Marche – insieme a Emilia Romagna, Veneto, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Lombardia, Umbria e Molise – di essere  tra le prime regioni ad avere disponibili i fondi Feasr (Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale) per il proprio territorio: si tratta di 538 milioni di risorse pubbliche da utilizzare entro il 2020”.
La Giunta della Provincia autonoma di Bolzano ha comunicato l’approvazione del programma di sviluppo rurale con la scelta dei territori “Leader”.
Sono sei i territori “Leader” selezionati nell’ambito del programma di sviluppo rurale 2014-2020 finanziato dalla UE.
L’assessore Arnold Schuler sottolinea che “sono rappresentati tutti i comprensori altoatesini, con una diffusione sul territorio molto più capillare rispetto al passato”.
I sei territori Leader che avranno accesso alle procedure di sostegno previste dalla UE sono i seguenti: Val Venosta, zone di confine, Alpi di Sarentino, Dolomiti Val d’Isarco, Alta Val d’Isarco 2020 e Val Pusteria. “Si tratta di un’iniziativa estremamente importante per una regione come l’Alto Adige – ha spiegato Arnold Schuler – e che può contare su finanziamenti europei maggiori rispetto al passato: in totale, infatti, verranno incentivati progetti nell’ambito del programma di sviluppo rurale 2014-2020 per un totale di circa 20 milioni di euro”.

Giuseppe Catapano: Chiamparino e Fassino chiedono un confronto con Renzi

Chiamparino_Fassino_160915Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e il presidente dell’Anci, Piero Fassino, hanno chiesto un incontro al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Nella lettera inviata il 15 settembre, Fassino e Chiamparino chiedono di potersi confrontare “sulle tematiche generali riguardanti le riforme necessarie al Paese in corso di approvazione e di attuazione” e sulle “misure di politica economica e finanziaria finalizzate alla crescita e al sostegno all’occupazione”, con riferimento “alle decisioni principali riguardanti i vincoli per il contenimento della spesa ed in particolare gli effetti sugli investimenti dell’eventuale applicazione della legge sul pareggio di bilancio”.

Giuseppe Catapano: Ocse taglia per l’Italia le stime del Pil, ma rialza quelle della crescita

OCSE_sedeLa crescita dell’Eurozona “è deludente, alla luce dei fattori favorevoli”. A sottolinearlo è l’Ocse nel suo Interim Global Economic Assessment. “La crescita nell’area euro sta migliorando nel suo complesso. ma la ripresa resta meno avanzata che negl Usa”, si legge nel documento e “la disoccupazione rimane elevata e le pressioni sui prezzi sono basse; l’aumento nei tassi di crescita dell’Eurozona (soprattutto la crescita inaspettatamente forte in alcuni dei Paesi piu’ colpiti della crisi) è incoraggiante, ma minore di quello che avrebbe potuto essere con i venti favorevoli dei prezzi del petrolio più bassi, di un euro più debole e di tassi di interesse più bassi nel breve periodo”.
Secondo le simulazioni dell’Ocse, la crescita dell’Eurozona è inferiore di un punto percentuale a quello che era prevedibile sulla base di questi fattori favorevoli. Quanto agli Usa, prosegue l’Ocse, “la crescita rimane solida e l’espansione dei consumi continua a essere sostenuta da robusti incrementi dell’occupazione e una disoccupazione in calo”, sebbene si ravvisino vulnerabilità nella crescita degli investimenti delle aziende “ancora al di sotto di un normale ritmo di ripresa”, nel mercato immobiliare e nella debole inflazione.
Più in generale sono le prospettive di crescita dell’economia mondiale “si sono leggermente indebolite e sono diventate meno chiare nei mesi recenti”. “La crescita del commercio globale” è entrata – sottolinea l’Ocse – in una fase di stagnazione e le condizioni finanziarie si siano deteriorate. La ripresa sta nondimeno progredendo nelle economie avanzate ma le prospettive sono peggiorate ulteriormente per molte economie emergenti”.
Secondo l’organizzazione di Parigi, “la crescita globale rimarrà inferiore alla media nel 2015; è previsto un certo rafforzamento nel 2016 ma i dubbi sulla crescita potenziale futura continuano a crescere”. Il “rischio chiave” per la crescita globale è “un rallentamento maggiore del previsto in Cina”.
Per quello che riguarda il nostro Paese l’Ocse ha ritoccato al rialzo le previsioni di crescita dell’Italia sul 2015 al più 0,7 per cento (era +0,6 a giugno), ma ha ridotto quelle sul 2016 al più 1,3 per cento. rispetto al +1,5% previsto a giugno.
Il Pil globale, cresciuto del 3,3% nel 2014, è visto in espansione del 3% nel 2015 (+3,1% secondo le stime di giugno) e del 3,6% nel 2016 (+3,8% a giugno). La revisione al ribasso, spiega l’organizzazione di Parigi, è legata principalmente al rallentamento delle economie emergenti, a cui si è fatto cenno.
Sul fronte del lavoro Eurostat rileva che nel secondo trimestre del 2015 la crescita del costo annuale è stata dell’1,6% nell’area euro, in calo dall’1,9% dei tre mesi precedenti. Nell’Unione europea, secondo l’Eurostat, l’aumento è stato dell’1,9% rispetto al 2,3% del primo trimestre dell’anno.
Nell’eurozona la componente di salari e stipendi per ora lavorata ha segnato un incremento dell’1,9%, mentre quella non salariale dello 0,4%. Nella Ue la componente salari è cresciuta del 2,1% e la non salariale dell’1,1%. Nel secondo trimestre i maggiori incrementi annuali del costo orario del lavoro per l’intera economia sono stati registrati in Lettonia (+7,9%), in Romania (+7,7%) e in Bulgaria (+6,8%), mentre i maggiori cali sono stati segnati in Grecia (-2,9%), Cipro (-1,2%) e in Italia (-0,4%).
Il tasso di posti di lavoro vacanti nell’area euro e nell’Unione europea si è collocato all’1,7%, stabile rispetto ai primi tre mesi del 2015 ma in crescita dall’1,6% dello stesso periodo del 2014. Tra gli Stati membri i tassi di disponibilità di posti di lavoro più elevati sono stati registrati in Belgio e in Germania (entrambi al 2,7%), seguiti da Regno Unito (2,5%), Repubblica Ceca (2,3%) e Svezia (2%). I tassi più bassi sono stati segnati in Lettonia (0,5%), Polonia (0,6%), Portogallo e Spagna (0,7%).
Infine l’Eurostat ha diffuso anche il dato definitivo sull’inflazione che rivede al ribasso la stima precedente (+0,2%). Nell’Eurozona su base mensile l’inflazione resta invariata, mentre si attesta allo 0,1% su base annuale, era +0,2% nella stima precedente.

Giuseppe Catapano: Chiamparino convoca la Conferenza delle Regioni per il 17 settembre

Chiamparino_Sergio_040515Il Presidente Sergio Chiamparino ha convocato la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in seduta straordinaria, giovedì 17 settembre alle ore 12 (Roma, via Parigi 11).
All’ordine del giorno l’indicazione delle Regioni e delle Province autonome i cui Assessori assumono le funzioni di Coordinatore e Coordinatore Vicario delle Commissioni.
L’ordine del giorno integrale della Conferenza delle Regioni è pubblicato sul sito http://www.regioni.it (sezione “Conferenze”).

Giuseppe Catapano: Migranti, vertice straordinario il 22 settembre dei ministri dell’interno Ue. Ma la tensione alle frontiere è alta

img538085Tensioni alle frontiere con Serbia e Ungheria tra migranti e polizia. In attesa del nuovo vertice europeo straordinario del 22 settembre per cercare di gestire l’emergenza migrazione, convocato dalla presidenza lussemburghese del Consiglio dell’Ue, la situazione è sempre più esplosiva. Incidenti sono scoppiati a Horgos, davanti al muro al confine con la Serbia. Gruppi di migranti esasperati hanno cercato di abbattere il filo spinato e hanno lanciato pietre contro i poliziotti. Il traffico ferroviario tra Salisburgo, in Austria, e la Germania è stato fermato in entrambe le direzioni su ordine delle autorità tedesche. I controlli ai confini hanno provocato cancellazioni e ritardi sulla linea da Salisburgo, ultima città austriaca sulla rotta per la Germania, meta di molte delle migliaia di migranti entrati in Europa nelle ultime settimane. Che ora puntano verso la Croazia.
Sono 316 finora i migranti arrestati dalla polizia ungherese al confine con la Serbia dopo l’entrata in vigore ieri delle nuove norme più restrittive in fatto di immigrazione. Lo ha riferito la polizia magiara. I profughi che hanno presentato domanda di asilo sono stati finora solo 70 e 40 domande sono state già respinte. Alcune migliaia di migranti e profughi sono ancora bloccati a Horgos in territorio serbo, nella terra di nessuno al confine con l’Ungheria, sigillato dalle autorità di Budapest con una barriera di metallo e filo spinato. Nella tarda serata gruppi di migranti, sopratutto donne e bambini, avevano accettato di recarsi nel centro di prima accoglienza di Kanjiza, per passare la notte al riparo. Unhcr ha inviato alcuni autobus per dar modo a chi volesse di dormire al chiuso. Gli altri sono rimasti davanti al muro, dormendo sull’asfalto o sotto le piccole tende montate nei campi circostanti. Ieri qui un centinaio di migranti ha cominciato uno sciopero della fame per protesta contro la chiusura della frontiera.

Giuseppe Catapano: Riforma, Renzi convoca la direzione dem per lunedì per un confronto con la minoranza. Non è escluso che si arrivi alla conta

Matteo RenziMatteo Renzi vuole guardare negli occhi i dirigenti del Pd e decidere insieme a loro la linea da seguire. Per questo, come anticipa L’Unità, ha convocato la direzione dem per lunedì prossimo, alla vigilia del probabile arrivo nell’aula del Senato della riforma costituzionale. Sarà quello il luogo in cui si capirà se la trattativa con la minoranza – che va avanti anche in queste ore, dopo lo strappo di ieri – potrà arrivare a conclusione positivamente o meno. Renzi vuole capire l’atteggiamento dell’area bersaniana, mettendo bene in chiaro i punti fermi ai quali non intende rinunciare e lasciando aperta la porta a modifiche condivise. Ma, al di là del merito, com’è apparso chiaro anche ieri, il tema è ormai prevalentemente politico. E per questo serve una decisione politica, da prendere negli organi di partito. Nell’ordine del giorno, non a caso, è inserita la possibilità di “deliberazioni”, cioè di un voto sulla sua relazione. Se ci sarà bisogno di contarsi, si farà.

Giuseppe Catapano: Cantone (Anac), sugli appalti occorre più informazione. La stampa è fondamentale per la trasparenza

img110184“Credo che piu’ informazione c’e’, meglio sia. E i bandi sono anche un modo corretto di sostenere l’editoria, quindi ben vengano. Ma il problema della trasparenza non si ferma li’, confido nella capacita’ dell’informazione di andare oltre, perche’ i giornalisti sono tra quelli che hanno le capacita’ di aiutare l’opinione pubblica a collegare quella mole di dati”. Lo ha affermato Raffaele Cantone, presidente Autorita’ nazionale anticorruzione, in un’intervista a MF, in merito al nuovo codice sugli appalti. “Fino a oggi – ha spiegato Cantone – si e’ pensato che mettere a disposizione il massimo di dati fosse sufficiente. Ma quella e’ una trasparenza, per cosi’ dire, quantitativa. Avere tante informazioni, se non le sai poi elaborare, serve pero’ a poco. Occorre una trasparenza qualitativa”. “L’impianto che il Senato ha dato” al nuovo Codice, ha proseguito Cantone, “e’ abbastanza equilibrato, rispetta l’esigenza di non limitarsi al semplice recepimento delle direttive europee, senza appesantire l’impianto di norme troppo dettagliate e codicilli. Dell’originario disegno di legge e’ rimasto un aspetto fondamentale, ossia prevedere che non ci potranno essere successive deroghe. Le varie deroghe che si sono aggiunte al testo del 2006 non solo avevano finito per appesantirlo ma in alcune parti lo avevano reso contraddittorio, con il risultato che l’applicazione di quelle norme e’ avvenuta a pelle di leopardo. Invece serve un quadro d’indirizzo chiaro e univoco”.

Giuseppe Catapano: L’Ocse taglia le stime, nel 2016 il pil italiano crescerà dell’1,3% (rispetto al previsto +1,5%)

img947050L’Ocse ha tagliato le stime sul pil italiano del 2016, ora visto in crescita dell’1,3% rispetto al +1,5% previsto a giugno. Lo si legge nell’Interim Global Economic Assessment dell’organizzazione parigina, che ha in compenso rivisto in lieve rialzo le stime sul 2015 (da un +0,6% a un +0,7%).
Il pil globale, cresciuto del 3,3% nel 2014, è visto in espansione del 3% nel 2015 (+3,1% secondo le stime di giugno) e del 3,6% nel 2016 (+3,8% a giugno). La revisione al ribasso, spiega l’organizzazione di Parigi, è legata principalmente al rallentamento delle economie emergenti, per le quali le previsioni di crescita sono state tutte corrette in senso negativo.
La Cina è prevista in crescita del 6,7% nel 2015 (+6,8% a giugno) e del 6,5% nel 2016 (+6,7% a giugno), in frenata rispetto al +7,4% del 2014. Stabili le prospettive dell’India (+7,2% nel 2015, stesso dato del 2014, e +7,3% nel 2016) mentre il ruolo di “grande malato” va al Brasile, la cui economia è prevista in contrazione del 2,8% nel 2015 e dello 0,7% nel 2016 (le precedenti previsioni puntavano, rispettivamente, a un -0,8% e a un +1,1%).
L’area Euro è invece vista in crescita dell’1,6% quest’anno (+1,5% a giugno) e dell’1,9% l’anno venturo (+2,1% a giugno). Se le previsioni relative al 2015 per Francia (+1%) e Germania (+1,6%) sono piuttosto stabili, quelle per il 2016 sono state riviste al ribasso (da +1,7% a +1,4% per la Francia e da +2,4% a +2% per la Germania.
Invariate le previsioni per il Regno Unito (+2,4% nel 2015 e +2,3% nel 2016, mentre quelle per gli Usa sono state corrette al rialzo per il 2015 (da +2% a +2,4%) e al ribasso per il 2016 (da +2,8% a +2,6%).
In lieve peggioramento le stime sul Giappone (+0,6% nel 2015 e +1,2% nel 2016, da confrontare con il +0,7% e il +1,4% delle previsioni di giugno).
Le prospettive di crescita dell’economia mondiale “si sono leggermente indebolite e sono diventate meno chiare nei mesi recenti”, spiega l’Ocse, che sottolinea come “la crescita del commercio globale sia entrata in una fase di stagnazione e le condizioni finanziarie si siano deteriorate”. “La ripresa sta nondimeno progredendo nelle economie avanzate ma le prospettive sono peggiorate ulteriormente per molte economie emergenti”, prosegue l’organizzazione di Parigi, “la crescita globale rimarrà inferiore alla media nel 2015; è previsto un certo rafforzamento nel 2016 ma i dubbi sulla crescita potenziale futura continuano a crescere”.
Il rischio principale è la frenata della Cina. Il “rischio chiave” per la crescita globale, sottolinea l’Ocse, è “un rallentamento maggiore del previsto in Cina”. “Combinato con le turbolenze finanziarie, potenzialmente esacerbate dalla prima fase della stretta nella politica monetaria Usa, ciò avrebbe serie ripercussioni sull’economia globale, in particolare, alcune economie emergenti, già colpite in termini di perdita di volumi di commercio e/o deterioramento delle condizioni finanziarie, sono vulnerabili a ulteriori shock finanziari attraverso i canali dell’esposizione al debito”.
Monito alla Fed: agisca con gradualità. La Federal Reserve che oggi inizia il cruciale direttivo di due giorni sui tassi, “avrà bisogno di iniziare ad aumentare presto il costo del denaro dagli attuali livelli prossimi allo zero, alla luce della solida crescita dell’economia Usa e delle preoccupazioni per le distorsioni dei prezzi delle attività” ma è opportuno che agisca in modo graduale.
“Dato che gli indicatori non puntano a forti pressioni sui prezzi e che permangono debolezze nell’attività economica interna e globale, i tassi dovrebbero salire solo a un ritmo graduale”, si legge ancora nel documento, “in questo contesto, le tempistiche del primo rialzo faranno poca differenza sul risultato”.

Giuseppe Catapano: Crisi governo, la fanno? Via Renzi val bene…30 miliardi?

matteo-renzi-dove-guarda-ansa-300x195ROMA – Crisi di governo…che la fanno davvero? E, se la fanno, a me che me ne viene o me ne manca?

Ci sono una trentina di senatori Pd che possono provarci a fare una crisi di governo. La più parte di loro ci proverà davvero. Votando contro l’abolizione del Senato nei modi proposti dal governo ma soprattutto votando contro Renzi. “La minoranza Pd con la richiesta irrinunciabile di tornare ai senatori elettivi e il rifiuto anche della possibilità di mettere gli elettori in condizioni di scegliere i consiglieri regionali da destinare alla Camera Alta tramite un listino specifico ha svelato che il proprio vero obiettivo era di far ripartire da capo l’iter della riforma”. Marcello Sorgi, La Stampa. Complicato, un po’ involuto, la sostanza è che quei trenta senatori (al dunque saranno un po’ di meno) hanno mandato da Bersani, Speranza, D’Alema, Cuperlo di far cadere Renzi molto più che il Senato non elettivo.

La minoranza del Pd e la sua rappresentanza parlamentare considerano Renzi più o meno alla stregua di quanto ha detto un dirigente Fiom chiedendo che la Cgil non abbia più stand alla Festa de L’Unità. “Pd, partito di destra”. Ecco, la minoranza Pd pensa Renzi sia “leader di destra” e quindi compito primo di ogni sinistra che si rispetti far cadere il suo governo. La tesi della poca democrazia nel combinato disposto tra legge elettorale e riforma del Senato è una buona confezione a incartare il vero contenuto della scatola, della mission politica: che Renzi cada.

La minoranza Pd conta poi, dopo la crisi di governo, di evitare per l’ennesima volta le elezioni anticipate. E di andare con il consenso e la guida di Mattarella, ad un governo altro, altro da Renzi, senza passare per il via delle elezioni. Insomma il disegno è: conservare il Pd al governo, sbarazzarsi di Renzi. La complessità dell’architettura astratta è tipicamente, porta quasi scritto in calce: made in D’Alema. Quindi ci proveranno, ci proveranno eccome a fare la crisi di governo. E che questo e non altro avrebbero fatto era chiaro a chi vuol vedere già da molti mesi: eliminare Renzi è l’unica e sola strategia, tattica, sogno e ragione d’esistenza della minoranza Pd.

Ci sono poi una ventina di senatori Ncd che possono dare una mano ad una crisi di governo. Ineffabile Ncd… Quando si discusse e si trattò sulla legge elettorale Ncd chiese ed ottenne di abbassare lo sbarramento di consensi necessari ad entrare in Parlamento al tre per cento. Questo e solo questo interessava ad Ncd (e a Sel) e allora entrambi i partiti si dissero soddisfatti e dissero che l’Italicum era buono. Buono, ottimo e abbondante perché garantiva la loro sopravvivenza. Poi Ncd scopre che il tre per cento che gli stava largo adesso gli sta stretto. Scopre che forse forse al tre per cento ci arriva chissà. E allora chiede che il premio di maggioranza non vada più alla lista che ottiene più voto ma alla coalizione che ottiene più voti. Chiede cioè che la legge “obblighi” una coalizione a prendersi in casa Ncd. Come si vede e si può apprezzare, preoccupazioni, crucci e strategie assolutamente istituzionali…

La ventina di senatori Ncd ha un movente a fare la crisi di governo però ha anche un problema: se fa la crisi per tentare di avere la garanzia di rientrare in Parlamento e finisce ad elezioni anticipate finisce che per garantirsi altri cinque anni di legislatura dal 2018 in poi i senatori Ncd si perdono quelli dal 2016 al 2018 e poi…poi beato chi ci arriva. Non si sa quindi se la ventina di senatori Ncd davvero ci proverà a fare la crisi di governo. Si può star certi che ci proverà la trentina (scarsa e assottigliabile) dei senatori Pd anti Renzi.

E se la fanno la crisi, che me ne viene? Una grande soddisfazione se Renzi ce l’ho sulle scatole. Grande soddisfazione e poi…poi basta. Che me ne manca? Calcolando a spanne…niente più sgravi contributivi sulle assunzioni a tempo pieno, niente più abolizione Imu e Tasi sulla prima casa, niente cancellazione Imu e Irap agricole. Soprattutto niente più “sconti” da parte Ue calcolati sulle riforme fatte. Niente più margini di trattativa sul deficit annuale perché, come è ovvio, chi deve dare all’Italia il benestare a più deficit più riforme per almeno un po’ di tempo si ferma e di sicuro molto meno si fida di un paese in piena crisi di governo. Se poi finisse a elezioni anticipate…facciamo a occhio che me ne manca in caso di crisi una trentina di miliardi.

C’è chi pensa sia un buon prezzo pur di sbarazzarsi di Renzi: Salvini, Brunetta, Grillo, Bersani, D’Alema, Camusso, Landini. Uniti nel calcolare, per il bene del paese s’intende, che un Renzi giù val bene una trentina di miliardi da scucire, come prima rata…

– See more at: http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/lucio-fero-opinioni/crisi-governo-la-fanno-renzi-val-bene-30-2275370/#sthash.wrXKpoSq.dpuf